Scudo contro cannone: la prima semi a Wimbledon sarà Kerber-Ostapenko

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Scudo contro cannone: la prima semi a Wimbledon sarà Kerber-Ostapenko

LONDRA – Kerber elimina Kasatkina e consolida la candidatura per il titolo. Osta non è da meno: quando parte il bombardamento sembra impossibile da arginare

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da Londra, i nostri inviati

La prima semifinale del torneo femminile di Wimbledon 2018 è delineata: ad affrontarsi saranno Angelique Kerber, testa di serie numero undici, e Jelena Ostapenko, che la segue immediatamente nel seeding. Per la lettone si tratterà della prima presenza nel penultimo atto del torneo londinese. Vengono eliminate Daria Kasatkina e Dominika Cibulkova.

KERBER DI FORZA – L’ex n. 1 del mondo non fallisce e, in un match sempre più snervante, alla fine fa prevalere l’esperienza e i nervi saldi. Supera la 21enne Daria Kasatkina per 6-3 7-5, chiudendo al settimo matchpoint. Molto intraprendente la tennista russa che però paga i troppi gratuiti. Per Kerber è la settima semifinale slam, la terza ai Championships.

 

Come nel match precedente contro Bencic, Kerber parte con il piede sull’acceleratore e prende il largo sul 4-1. La tedesca dimostra grande controllo, sa sempre cosa deve fare e lo fa bene. Schemi intelligenti e grande calma le permettono di far muovere l’avversaria. Anche Kasatkina però non scherza e utilizza meravigliosamente le geometrie del campo, tanto da riuscire a piazzare il contro-break sul 2-4. La russa è intraprendente e prova a spezzare gli schemi ordinati di Kerber ma, per ora, non trova ancora la chiave per passare in vantaggio. È sintomatico che la russa abbia messo a segno il doppio dei vincenti di Angelique (14) ma paga comunque i tanti errori (13), mentre Angie ne concede soltanto 2. Insomma, per 32 minuti l’ex n. 1 del mondo è impeccabile e i tentativi di sorprenderla da parte di Dasha risultano vani. Il primo set è suo per 6-3.

La tedesca continua a martellare anche nel secondo parziale e si invola sul 3-1. Kasatkina però non rinuncia a spingere e, per questo, continua anche ad accumulare errori. Nonostante recuperi il distacco pareggiando sul 3-3, la percentuale dei gratuiti rimane alta e viene ancora scavalcata dall’avversaria sul 4-3. Daria continua a spingere e pareggia ancora i conti ma, nonostante ora sia più precisa, Kerber è tostissima nella battaglia da fondo e con un tennis sempre molto razionale schianta la russa alla distanza, imponendole scambi lunghi da una parte all’altra del campo.

Daria Kasatkina – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Sul 6-5 Kerber ci sono due match point per la tedesca; Kasatkina annulla il secondo con una perfetta sciabolata di rovescio. Frequenti le palle tagliate da parte della russa che dimostra di saperci davvero fare nel gioco di fioretto. Ce n’è un terzo per la tedesca che spreca malamente cacciando un rovescio in rete. Il quarto set point è magnificamente annullato da Daria con una sopraffina smorzata incrociata di rovescio. E il quinto… stesso copione. Kasatkina si scatena e serve l’ennesimo drop shot micidiale, contro cui Angelique nulla può. Uno scambio asfissiante e di grande varietà la riporta a palla match ma, questa volta, il voler giocare di fino la tradisce e svanisce anche il sesto match point. Alla settima occasione il dritto vincente lungolinea – che le ha dato così tanti punti quest’oggi – risulta quello buono e Angelique Kerber può finalmente esultare: la vittoria è sua con il punteggio di 6-3 7-5.

Angie se la vedrà giovedì con la sempre più scatenata Jelena Ostapenko (non ci sono precedenti) che quasi in contemporanea ha sconfitto Cibulkova. “Mi aspettavo un match molto duro” confessa Angelique al termine dell’incontro, “sono stata forte punto dopo punto, entrambe abbiamo giocato ad un livello alto soprattutto alla fine. Sono finalmente in semifinale. Ho corso ovunque in campo e, alla fine, ho provato davvero a prendere il match e a spingermi oltre i limiti“.

A cura di Laura Guidobaldi

CHE BOTTE, RAGAZZI – Non è un film con Bud Spencer, ma il primo quarto di finale in scena sul campo 1 di Wimbledon. La scazzottata viene vinta in due set da quella che tira i pugni più pesanti, Jelena Ostapenko, la pur combattiva Dominika Cibulkova cerca di resistere al bombardamento, ma non basta. Come spesso avviene tra giocatrici esplosive e molto reattive in risposta, meno incisive e continue al servizio, l’inizio del match vede quattro break nei primi sei game, con Ostapenko che recupera e pareggia dopo essere andata sotto 3-1. Entrambe spingono tutto quello che possono, ma Jelena sembra sempre più convinta man mano che il match va avanti, mentre Dominika è costretta ripetutamente ad andare rasoterra con le ginocchia per contenere le accelerazioni dell’avversaria senza perdere campo. Dal 3-3 al 5-5, le ragazze entrano meglio in ritmo con la battuta, senza concedere occasioni, ma nell’undicesimo game la “belvetta” lettone si scatena: break a zero, e poi gran chiusura del set con due ace consecutivi, 7-5 Ostapenko.

I numeri danno ragione a Jelena, 22 vincenti – tanta roba in un solo set – contro 16 errori (4 contro 6 per Cibulkova), confermando quello che si vede in campo. Jelena, infatti, oltre a sparare i suoi gran drittoni con il caratteristico impatto ritardato “alla Graf”, che gestisce con la flessione del gomito e la velocità pura di avambraccio, rendendoli illeggibili, mette ottima pressione e chiude bene anche di rovescio, il repertorio completo insomma. La partita la sta facendo nettamente lei, è chiaro, e non è una situazione gradita a Dominika. Sotto la tribuna stampa del campo 1 ci sono due file di posti riservati agli accompagnatori delle giocatrici, i “Pome!” di incoraggiamento che sento, indirizzati alla slovacca, si fanno via via meno convinti. Nel secondo set, sull’1-1 scambio di break e controbreak, poi Ostapenko aumenta la spinta, Cibulkova è bravissima nel cercare di contenerla, ma la grandinata di legnate che le piove addosso è implacabile. Ancora avanti di un break Jelena, sale fino al 5-3, per poi andare al servizio per il match in vantaggio 5-4. Rovescio vincente, servizio al corpo, dritto vincente esterno, rovescio lungolinea vincente: tanto per capirsi, questo è quello che fa Jelena, senza il minimo accenno di esitazione o tensione, per chiudere a zero game e match.

Jelena Ostapenko – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Bella stretta di mano con complimenti e bacino a rete, brave ragazze, grandissima la belvetta: 33 vincenti totali, solo 6 per Dominika. “Non ho ancora perso un set, è vero, però oggi Dominika ha giocato molto bene, era in vantaggio all’inizio, anche ieri ero sotto 5-2 nel primo. Ma sono molto contenta del mio tennis. A un certo punto, ho sbagliato una palla, e mi sono colpita con la mano da sola sulla gamba così forte che ho dovuto chiedere il ghiaccio perchè se no mi sarebbe venuto un livido!” commenta a caldo una sorridente Ostapenko. In semifinale affronterà Angelique Kerber, forse la tipologia di giocatrice più ostica da superare per chi fa della spinta senza condizioni un credo. Ma Jelena è entrata nella sua zona, e non sarà facile contenerla.

A cura di Luca Baldissera

LA PRIMA DI JULIA – Dopo che per oltre una settimana i posti all’ombra erano stati molto più preziosi dei posti al sole, nella prima giornata di quarti di finale si è assistito ad un improvviso rovesciamento della situazione: temperatura gradevolissima al sole, freddino da giacca e pullover nelle sezioni ombreggiate, nelle quali il venticello non forte ma costante rendeva l’atmosfera ancora più tiepida.

Il secondo match programmato sul campo n.1, dopo la scazzottata tra Ostapenko e Cibulkova, non prevedeva certo una sfida tra due specialiste dell’uncinetto, ma piuttosto una partita tra due giocatrici complete, interpreti di un tennis a tutto campo con maggiore potenza per Goerges e maggiore versatilità per Bertens. Qualche recriminazione la giocatrice olandese sicuramente l’avrà, perché dopo essersi aggiudicata un ottimo primo set, ha avuto una chance di fare il break nel game d’apertura del secondo, sulla quale però ha messo in rete una risposta su una seconda non irresistibile. Poi si è fatta scappare l’avversaria sull’1-4 per rimontarla successivamente fino al 4-4 non senza la collaborazione di Goerges, piuttosto discontinua in quel frangente di partita e poco lesta a cogliere le opportunità. Infatti con una rispostaccia la tedesca sprecava la chance del 5-3, e si faceva prendere l’iniziativa nei due set point avuti sul 5-4. Nella dirittura d’arrivo del secondo parziale, però Bertens incappava in qualche errore di troppo, subiva alcune palle corte millimetriche di Goerges e finiva per cedere il set 7-5 allungando una partita che avrebbe dovuto già avere in pugno.

Il terzo set è stato abbastanza a senso unico, in quanto nell’unico game da lei vinto l’olandese ha dovuto rimontare da 15-40 (peraltro con due ottimi colpi vincenti), e la partita è terminata con una striscia di 15 punti ad 1 per Goerges, che nel conquistare la sua prima semifinale in carriera in un torneo dello Slam ha ricevuto lo splendido abbraccio congratulatorio della sua avversaria, uno splendido gesto a chiusura di una partita che è stata bella solo a sprazzi, forse a causa dell’importante posta in palio.

La 29enne tedesca, che in due precedenti incontri non aveva mai sconfitto Bertens, si trova ora di fronte l’ostacolo Serena Williams, contro la quale ha perso tre volte in tre incontri, incluso quello disputatosi qualche settimana fa sulla terra del Roland Garros.

A cura di Vanni Gibertini

Risultati:

[11] A. Kerber b. [14] D. Kasatkina 6-3 7-5
[12] J. Ostapenko b. D. Cibulkova 7-5 6-4
[25] S. Williams b. C. Giorgi 3-6 6-3 6-4
[13] J. Goerges b. [20] K. Bertens 3-6 7-5 6-1

Il tabellone femminile

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Wimbledon 2021, la AELTC: “Si va verso un torneo a porte aperte con pubblico ridotto”

I Championships aggiornano sui lavori in vista della prossima edizione del torneo: “Giocatori obbligati a stare in alberghi ufficiali”. Niente ‘The Queue’ nel 2020

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Dopo la cancellazione del torneo nel 2020, Wimbledon lavora in vista dell’edizione 2021, in programma a Church Road dal 28 giugno all’11 luglio. È di questa mattina un aggiornamento, pubblicato dalla direzione del torneo sul sito web ufficiale, che fornisce le ultime informazioni sulla forma che i Championships di quest’anno dovrebbero prendere: il ritmo elevato con cui procede il piano vaccinale del Regno Unito permette di prevedere che il torneo si possa giocare a porte aperte con un numero ridotto di spettatori, anche se è impossibile avere certezze al giorno d’oggi.

“Il Board della AELTC si è riunito per aggiornarsi sulle decisioni operative da prendere in vista dell’edizione 2021 – si legge su wimbledon.org -. La nostra aspirazione è quella di organizzare il miglior torneo possibile compatibilmente con l’esigenza di mettere al primo posto la sicurezza di tutte le persone che vi prenderanno parte. Lavoriamo con il governo a stretto contatto per definire la miglior strategia possibile e al momento la soluzione più probabile è che il torneo si possa svolgere a porte aperte con un numero ridotto di spettatori, ai quali sarà comunque garantita libertà di movimento. Rimarremo comunque flessibili per poter cambiare i piani a seconda delle circostanze”.

La nota del torneo prosegue con alcune informazioni per i possessori dei titoli di accesso dell’edizione 2020 poi cancellata: Chi ha avuto successo nell’estrazione dei ticket del 2020 avrà la possibilità di comprare quelli dell’edizione 2022, vista l’incertezza che permane tuttora sull’edizione 2021. Per ovvi motivi, nel 2020 non ci sarà neanche l’iconica coda per l’acquisto dei biglietti – ‘The Queue‘, così la chiamano a Londra – che ogni anno convince migliaia di appassionati ad accamparsi fuori dai cancelli per cercare di aggiudicarsi un biglietto a prezzi popolari.

Viene poi confermato che ai giocatori sarà richiesto di stare in alberghi ufficiali insieme al loro staff: “Sono previsti hotel ufficiali nei quali i giocatori, i membri dei loro staff e gli ufficiali del torneo dovranno trovare obbligatoriamente sistemazione come requisito per poter prendere parte al torneo”.

 

A prendere la parola è Ian Hewitt, il chairman della AELTC: Iniziamo a vedere all’orizzonte la possibilità di un ritorno alla normalità, ma non ci siamo ancora – le sue parole -. Questo rimane un periodo incerto e impegnativo: stiamo cercando di organizzare al meglio le cose per prendere decisioni certe laddove è possibile e rimanere flessibili su quello che serve. In linea con il governo, siamo comunque ottimisti sul fatto che i Championships possano contribuire fattivamente al percorso che la Nazione ha intrapreso verso l’uscita dalla pandemia”.

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Wimbledon 2021, tre opzioni al vaglio: porte aperte, porte chiuse o pubblico ridotto

Lo Slam londinese, che non si è disputato quest’anno, sta cercando la miglior soluzione possibile per il 2021

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il sito ufficiale del torneo più antico del mondo, Wimbledon, ha iniziato a fornire degli aggiornamenti sullo stato attuale della prossima edizione in seguito alla cancellazione di quella del 2020. Stando al comunicato stampa dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, il circolo che organizza i Championships, la pianificazione per Wimbledon 2021 è in attiva fase di svolgimento; gli scenari considerati sono “molteplici”, ma ricadono “essenzialmente in tre categorie”, la cui attuabilità dipende da quali saranno le linee guida per la salute pubblica in vigore il prossimo luglio.

La prima opzione è quella consueta, vale a dire uno Wimbledon a pieno regime (nel 2019 si era toccata la cifra record di 500.397 biglietti venduti), con panna, fragole, Henman Hill o Murray Mount che dir si voglia, insomma tutti gli elementi che rendono quello londinese il torneo di tennis più riconoscibile al mondo.

La seconda è quella di un contingentamento del pubblico sulla falsariga del Roland Garros appena conclusosi. Va detto che attualmente il circolo ha una dimensione di circa 17 ettari contro i 12 di quello parigino, e quindi potrebbe esserci la possibilità di garantire le distanze a più spettatori. L’AELTC ha acquistato i terreni del Wimbledon Park Park Club nel 2018, una mossa che triplicherà le dimensioni del torneo (circa 48,5 ettari), consentendo di giocare le qualificazioni in situ invece che a Roehampton, ma solo a partire dal 2022, visto che fino al 31 dicembre 2021 il circolo continuerà ad essere attivo – è anzi probabile che l’espansione si finalizzi ancora più avanti, data l’enormità del lavoro.

 

Se la soluzione precedente è quella parigina, l’ultima è ovviamente quella newyorchese, vale a dire un torneo a porte chiuse. Questa via è certamente indigesta allo Slam londinese, che ha potuto annullare l’edizione 2020 grazie alla copertura assicurativa proprio per scongiurare le perdite monetarie che un evento senza pubblico né merchandising avrebbe causato. I circa 125-130 milioni di euro di rimborso per la pandemia erano però validi una sola volta, e quindi il torneo si dovrà svolgere anche qualora non fosse possibile accogliere gli appassionati.

Il comunicato sottolinea che la prima preoccupazione degli organizzatori rimane la salute di tutti gli interessati, dai giocatori allo staff agli astanti, e che si sta facendo di tutto per cooperare con il governo e con altre manifestazioni sportive per arrivare alla soluzione più appropriata.

Per rafforzare la comunicazione con l’ATP, la WTA e la ITF è stato coinvolto Jamie Baker, che supporterà la nuova direttrice del torneo, Sally Bolton, in veste di Head of Professional Tennis and Tournament Director. Baker, oltre che un ex-tennista (è stato anche N.2 del Regno Unito) è l’ex-responsabile delle Tennis Relations del circolo londinese, e avrà l’incarico di gestire tutte le questione legate al tennis giocato, collaborando fra gli altri anche con Tim Henman, presidente del Professional Tennis Committee.

In coda alle notizie sul futuro, il press release ha annunciato un prolungamento di contratto con Rolex, Jaguar e IBM (fra gli altri), oltre ad un nuovo accordo di sponsorizzazione con Sipsmith, il primo “Official Gin of The Championships”. Si è inoltre sottolineato il grande sforzo fatto dal torneo per sostenere i più bisognosi durante questi mesi, visto che la cucina del torneo ha fornito (e continuerà a fornire fino a Natale) 200 pasti caldi al giorno, mentre la Wimbledon Foundation sta valutando se donare altro denaro a varie associazioni benefiche locali, a rischio chiusura per colpa della pandemia, dopo aver già donato 1,2 milioni di sterline, 750.000 delle quali sono già state distribuite. Il torneo ha anche donato 30.000 asciugamani per il riutilizzo in campo medico e distribuito un prize money di 10 milioni ai 620 giocatori che sarebbero entrati in un tabellone (principale o di qualificazione) per meriti di classifica.

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Focus

Wimbledon, la nostalgia dei segni

L’ultima concessione alla nostalgia del Wimbledon 2020 che non c’è stato. E ora appuntamento al 2021

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Roger Federer e Rafa Nadal - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

NOTA DELLA REDAZIONE – Sarebbe dovuto essere il lunedì dedicato al commento, dopo le due finali di Wimbledon. Invece nulla è stato e nulla sarà fino al prossimo luglio. Con questo breve pensiero, ci congediamo dalla nostalgia e diamo appuntamento al prossimo anno


Cala il sipario su un Wimbledon privo di vincitori e vinti mentre un percettibile ‘down’ reclama la sua parte di mestizia. L’indomani dei tornei è sempre un po’ così: poca realtà tanti ricordi! Sullo stesso tono, il lato etereo degli Championships si trascina ormai da un anno e un altro ancora dovrà attendere prima di tornare in sé. E in un clima ovattato, il lato onirico della faccenda rimanda ad applausi scroscianti ridotti a brusii appena percepiti e a palline gialle senza più rumore. Quindi evoca bianchi soggetti che tra le righe si muovono qua e là con fare felpato mentre tutt’intorno, visi attoniti esprimono stupore per via di un proprio linguaggio.

Un ‘oooh’ breve vale un fastidioso doppio fallo così come un ‘oooohhh’ esteso premia un passante andato a segno. Un ‘ooooooohhhhh‘ infinito rimanda, invece, a un gratuito madornale. Immagini che restituiscono all’immaginario collettivo dissolvenze opache e surreali cullate in un’improbabile nebbia londinese di metà luglio. Un Purgatorio dantesco in cui tutto è fermo ai maledetti match point di un anno prima, buttati alle ortiche da un Federer frettoloso contro un Djiokovic freddo e calcolatore.

Poi tutto si attarda sui fili d’erba! I miliardi del grande centrale offrono dimora a macchie color dell’ocra foriere di una loro verità circa l’evoluzione di questo sport. La più corposa si spande da destra a manca a ridosso di una polverosa baseline e dice che il taglio a 8mm ha spostato il gioco all’indietro favorendo la via dello scambio in luogo dell’attacco puro che, ai tempi, dilungava volentieri il coloraccio verso rete sulla scia di Edberg, Sampras e McEnroe.

Lungo gli out, poi, aloni ristretti rimandano a raccattapalle lesti e sempre all’erta mentre altri più lontani lasciano rimpiangere compassati giudici di linea per i quali ogni chiamata vale un pezzo d’amor proprio. Un viottolo giallastro dai contorni definiti rasenta rapido il giudice di sedia vagheggiando campioni ciondolanti verso una sospirata panca e solerti fisioterapisti al capezzale di eroi più malandati.

In un clima di amarcord degno del miglior Fellini, i Championships 2020 consumano così il loro pizzico di nostalgia, scevri da soverchie pandemie che vorrebbero privarli della guadagnata eternità. Qualcosa svanirà, altro rimarrà: il resto è già attesa! Questo Wimbledon va in archivio così, senza lo straccio di un rumore. Sssssst… tutto tace: luglio 2021 è ancora lontano.

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