Berrettini e Cecchinato, chi è più forte?

Anche i giornali che dedicano paginate a Cristiano Ronaldo, si entusiasmano per gli exploit del tennista romano. Chi più forte tra lui o Cecchinato? L'opinione del direttore

Berrettini e Cecchinato, chi è più forte?
Matteo Berrettini - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

(Questi articoli sono stati pubblicati dal QS oggi e ieri)

31 luglio 2018 – Un entusiasmo dilagante in tutta la Penisola per il primo titolo vinto a Gstaad da Matteo Berrettini, dopo 10 set dominati su 5 avversari (un top 50 e un top 20), senza mai cedere il servizio in 49 turni; per i 17 ace della finale sull’esperto Bautista Agut, per i 6 ace in un solo tie-break, quando i punti contano il doppio e chi li fa deve essere per forza solido di nervi e testa, forte di braccio.

 

Che bel sorriso, che bel ragazzo, che bella persona! Servizio fantastico e comportamento esemplare in campo! Ma…siamo sicuri sia italiano?

La cosa incredibile è che nella maggior parte dei commenti, si evidenzia che il ragazzo sia serio, educato e corretto. Un’eccezione…”.

Fantastico Berrettini. Un servizio bomba, quasi inscalfibile e un dritto spaccatutto. Che bello un italiano con queste caratteristiche da bomber!

Grande Berretto! Un italiano che serve cannon-balls è una piacevolissima sorpresa. Fra lui e Ceck sembra che il tennis italiano abbia trovato ricambi. Col “vecchio” Fogna e il doppista Bolelli abbiamo di nuovo una squadra di Davis molto competitiva, avanti così”.

Potrei spacciarli per miei, perchè li condivido appieno, questi commenti comparsi sul Ubitennis in mezzo a centinaia.

Dopo 40 anni di penombra competitiva, se non proprio di buio, il tennis italiano torna a sorridere grazie a questi giovani, Berrettini e Cecchinato, che in 2 mesi ci hanno regalato inattesi exploit e soddisfazioni. Non sono come gli altri. E per Berrettini sono finiti i viaggi in camper, con papà autista e mamma a sfornellare fra un torneo e l’altro. “Devo tutto a loro” riconosce da bravo figlio.

Fognini resta il nostro n.1 (n.15 Atp) e forse quello con maggior talento naturale, ma a 31 anni difficilmente potrà liberarsi della propria discontinuità. Chi ha più margini di progresso fra il n.22 Atp “Ceck” di 25 anni e 10 mesi “esploso” un po’ tardi – era n.109 a gennaio – e il “Berretto” di 22 e 3 mesi, oggi n.54, che due anni fa a causa di un infortunio al ginocchio sinistro aveva perso 6 mesi ed era sceso a n.883?

Berrettini è atteso a Kitzbuhel da un avversario difficile come Gilles Simon, ex n.6 Atp, e a 33 anni n.40, dal quale ha perso a Wimbledon. Dura, durissima. E sui prossimi tornei sul cemento? Anche Cecchinato serve molto bene, un po’ meno però di Berrettini. Però ha un rovescio stupendo, si muove meglio, forse ha più fisico. Però sul cemento non si è quasi mai esibito. Temeva di giocarci male. Anche a Berrettini serve il tempo che gli dà la terra rossa per girare attorno alla palla e bombardare di dritto. Ma entrambi potrebbero avere, grazie al servizio, più armi che non il “piccolo” Fognini. Stanno entrambi facendo passi da gigante. Mia opinione? Oggi forse è più completo Cecchinato. Domani vedo più Berrettini. Son comunque rose e fiori… azzurri.

Ubaldo Scanagatta


30 luglio 2018 – Senza perdere né un set né un solo game di servizio, ieri come in tutto il torneo per 49 turni, Matteo Berrettini alla sua prima finale ha sconfitto 76(9) 64 anche lo spagnolo Bautista Agut, n.17 ATP (8 finali vinte su 15 ora, incluse 2 nel 2018) e conquistato sulle Alpi svizzere, il primo titolo di una carriera che a 22 anni e 3 mesi si preannuncia a dir poco promettente. È il 61mo titolo vinto da un tennista italiano. Lui è il 24mo campione e il sesto più giovane di sempre. Appartengono ad altri tempi i 5 più precoci: Pistolesi (19,7 m. Bari ‘87), Pescosolido (20,8 Scottsdale ‘92), Adriano Panatta (21 Senigallia ‘71), Cancellotti (21,2 Firenze ‘84) e Canè (21,3 Bordeaux ‘86).

Solo tre azzurri prima di Matteo Berrettini erano riusciti a vincere un torneo senza perdere neppure un set (Barazzutti a Charlotte nel 1977, Ocleppo a Linz nel 1981, Cancellotti a Firenze nel 1984); a differenza di Matteo avevano però perso il servizio almeno una volta durante il torneo. Approfittando anche dell’aria rarefatta di Gstaad, 1100 metri, il ragazzone romano dall’aria e dai modi gentili ha letteralmente seppellito di ace (17 nel match e 6 addirittura nel solo tiebreak!) e di servizi vincenti (anche a 227 km orari) lo spagnolo che pure, lottando strenuamente, non aveva neppur lui concesso alcuna palla break nel primo set. Nel tie-break Bautista Agut era comunque riuscito a conquistarsi due set point, uno dei quali sul proprio servizio ma commettendo un doppio fallo certamente costatogli carissimo.

Berrettini, che non ha soltanto una battuta monstre dall’alto del suo metro e 93 – ha un dritto che fa paura e che spara da tutte le posizioni, una smorzata micidiale sia di dritto sia di rovescio – è riuscito anche nel secondo set a non concedere neanche un break point. Ha fatto 40 punti su 47 con la “prima”, cioè l’85% e 14 su 19 con la “seconda”. Non ho mai visto in 40 anni un italiano battere così. Sebbene cercasse sempre l’ace ha messo quasi 3 prime su 4 (il 71%): un dato pazzesco.

Bautista ha salvato 5 break point su 6 ma sul sesto, che era anche il secondo match point sul 4-5, ha servito una “seconda” molto esterna sulla quale Berrettini, spostandosi tutto sulla sua sinistra, ha tirato un tram di dritto che ha quasi tolto la racchetta di mano allo spagnolo. Un attimo dopo volava gioiosamente in aria anche la racchetta di Matteo, quasi incredulo per l’inatteso exploit.

È un successo che si aggiunge a quelli di Fognini a Bastad e Cecchinato a Umago una settimana prima. Sono 5 i titoli Atp azzurri nel 2018. Fognini aveva vinto a San Paolo, Cecchinato a Budapest. Nel ’77, 41 anni fa, furono 7. Ma da allora mai più di 3 (1991). Di questo giugno anche il risultato tecnicamente più importante: la semifinale raggiunta da Cecchinato al Roland Garros, 40 anni dopo Barazzutti. Non è ancora sui livelli delle 4 top-ten, Schiavone n.4, Errani n.5, Pennetta n.6, Vinci n.7, ma finalmente il tennis maschile sembra tornato in salute. Come servono soprattutto Berrettini e Cecchinato, per l’imminente stagione sul cemento, i Masters 1000 del Canada e di Cincinnati prima dell’US Open (27 agosto), il tennis italiano può sognare. A Kitzbuhel però, ancora sulla terra e in altitudine e contro l’ostico Simon che lo ha battuto a Wimbledon, “Berretto” domani è chiamato a una difficile prova del nove.

Ubaldo Scanagatta

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