Santopadre: “Berrettini qui è stato più grande”

"Rimontare Simon pur sentendo di giocare male è un gran passo in avanti" dice coach Vincenzo Santopadre. Matteo prima di Albot: "A Kitzbuhel la palla cammina meno che a Gstaad. È più dura"

Santopadre: “Berrettini qui è stato più grande”

“Che fatica, che fatica Vincenzo!”. Queste sono state le prime parole di ieri di Matteo Berrettini, dopo aver rimontato con una prova di grande carattere Gilles Simon, all’uscita del secondo campo di Kitzbuhel dove purtroppo lo hanno confinato anche oggi contro Radu Albot, n.98 del mondo, privando gli appassionati della possibilità di seguirlo in tv. “Per tutta la partita non ho avuto buone sensazioni. Non mi sentivo mai comodo con l’impatto sulla palla. L’altitudine di Kitzbuhel (760 metri) non è quella di Gstaad (1100), il campo è meno veloce, la palla mi cammina meno, salta meno, ero meno efficace…”

E per questo Matteo è stato davvero bravo – dice il suo coach Vincenzo Santopadre che a Gstaad non c’era ma sotto sotto forse pensa che a Kitzbuhel sia sia stata ancora più dura, anche se si è trattato di un solo match (“Ero a Ibiza per una rarissima vacanza di famiglia con i miei due figli, Matteo di 14 anni, sì un altro Matteo… sono circondato dai Matteo, e Giulia di 12… figurati che il mio Matteo la domenica precedente il torneo di Gstaad mi aveva detto ‘papà tranquillo, a Gstaad il torneo lo vince Matteo!’ e ogni giorno che passava un turno mi ripeteva ‘te l’avevo detto, te l’avevo detto!’… finché ha vinto davvero il torneo!”) – perché se uno è capace di vincere e rimontare una partita dura, contro un osso duro come Simon, deve essere bravo davvero, forte dentro… chissà quanti altri avrebbero mollato al suo posto, dopo l’exploit di Gstaad due giorni prima, tutta le attenzioni ricevute… Hai visto che è successo a Basilashvili? Ha vinto come Matteo e poi ha perso subito”.

 

Vincenzo Santopadre, 18 anni di TC Parioli e poi al CT Aniene dal 2005 prima come atleta e da otto anni lì (“Sono un tipo fedele io!”) quale responsabile della scuola che oggi conta 200 ragazzi e che si espanderà con la nuova struttura al Bel Poggio, la Lawn Tennis Academy rilevata da Massimiliano Lancellotti e papà Luca Berrettini sempre sulla Salaria: Ci sarà anche un po’ di toscanità Ubaldo, verrà a darci mano Fabrizio Fanucci (l’ex coach di Filippo Volandri).

“La scuola stava crescendo sempre di più, con soli cinque campi in terra rossa e uno in GreenSet alla Canottieri Aniene, e abbiamo dovuto affittare campi dai vicini club dei Carabinieri e degli Affari Esteri… anche in questo caso la dirigenza dell’Aniene è stata straordinaria… E devo ringraziare tutti e due i circoli dove ho giocato e ho lavorato. All’Aniene mi hanno dato più, in termini di disponibilità e affetto, più di quanto mi avrebbe dato qualunque circolo. Non solo libertà d’azione, ma sempre una presenza positiva, vicinanza, condivisione. Mi hanno agevolato nel mio lavoro. Lì hanno una mentalità speciale, tu che conosci tanti circoli puoi capire, l’atleta non è un intralcio, c’è un clima che anzi favorisce la sua crescita. È un fatto tutt’altro che scontato. Altri circoli non mi avrebbero permesso d seguire Matteo Berrettini anche 100 giorni come lo scorso anno… Ci si lamenta che in Italia il tennista fa fatica ad emergere… beh se ci fossero più circoli come l’Aniene questo non accadrebbe”.

Tornando a Matteo, secondo te i 17 aces di Gstaad in 2 set e i soli 5 (2 primo set, 2 secondo, 1 terzo) di ieri in 3 sono dovuti, oltre che alla diversa velocità del campo (che però non può aver inciso sulla diversa percentuale di prime palle fra Gstaad e Kitzbuhel) a una differenza fra una giornata straordinaria e una giornata meno brillante, così così, o c’è altro? Tipo che Simon leggeva le traiettorie del suo servizio meglio di Bautista Agut?
Per la gran parte erano le condizioni diverse. Lui ha iniziato senza la giusta energia.  Ha preso il primo break da 40-0 sopra, ha faticato a rientrare. In quelle condizioni anche psicologiche, dopo Gstaad, se le cose vanno male si possono trovare milioni di motivi per lasciarsi andare, per mollare. A quanti è successo? È stato davvero bravo, bravo in due tempi…

Che vuoi dire?
Beh, all’inizio si preoccupava più del gioco che non trovava che di come stare in campo tenendo l’energia più alta possibile. Poi si è ripreso, pur senza essere troppo soddisfatto di come si sentiva. E nel terzo set di nuovo una gran bella reazione, perché nel primo game ha avuto due pallebreak salvate…la prima da Simon con un numero assurdo, la seconda con un errore clamoroso da Matteo. Ci poteva stare lo scoramento, l’abbattimento. Invece ha reagito come un giocatore esperto. Una reazione quasi incredibile, ha risposto come uno che ha dentro qualcosa di straordinario, da grande. Quasi incredibile.

Oggi c’è Radu Albot (dopo le 17)…
Eh cominciano le prime partite nelle quali è lui che ha tutto da perdere. Sono esperienze importanti. Che maturano. Matteo è un ragazzo intelligente, sa che nessun match si sviluppa allo stesso modo del precedente. In più ieri ha faticato, ha giocato due ore, non come a Gstaad dove ha sempre vinto in due set e in poco più di un’ora. Ho fiducia, ma io e soprattutto lui – che è più importante – tutto pensiamo fuorché sarà più facile che in Svizzera.

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