Garcia sfida Halep e prova a riscattarsi: “Non è una rivincita”

La vittoria su Sharapova rilancia Caroline nel Premier 5 canadese. Ora sfida alla N. 1 Halep: sarà la partita della svolta?

Garcia sfida Halep e prova a riscattarsi: “Non è una rivincita”

Simo e Caro, un anno dopo. Halep e Garcia inaugureranno la sessione serale della quinta giornata della Rogers Cup sul centrale di Montreal, dodici mesi dopo l’incontro, sempre ai quarti di finale, vinto dalla romena nella passata edizione a Toronto. Halep viene da un doppio turno impegnativo nel day 4, una battaglia con Anastasia Pavlyuchenkova al secondo turno e una rapida vittoria contro Venus Williams (non nelle migliori condizioni). In un match che si prospetta equilibratissimo, le tre ore in più nelle gambe della romena potrebbero fare tutta la differenza del mondo.

La francese stavolta sembra pronta a sgambettare la campionessa del Roland Garros, sull’onda positiva della prestigiosa vittoria su Maria Sharapova negli ottavi. Il 6-3 6-2 finale racconta molto di ciò che si è visto sul campo, ma al termine dell’incontro Garcia ha preferito non soffermarsi sulla sua ottima prestazione: La partita vinta contro Maria a Stoccarda è stata molto importante per me. Oggi mi sono sentita più pronta alla lotta, ma in verità ho utilizzato la stessa tattica di gioco; a Stoccarda si gioca su terra, ma indoor e perciò le condizioni sono abbastanza rapide. Oggi lei non ha servito tanto bene e ho potuto spesso metterle pressione. Ha cercato troppo la riga e questo l’ha portata a commettere parecchi errori. Invece quando mi son trovata io sotto pressione ho tentato di giocare in maniera solida e lasciare che lei prendesse dei rischi. Lo scorse finale è 6-3 6-2, ma è stata una partita tirata“.

 

Sharapova aveva iniziato il match col piglio giusto, in vantaggio 2-0 dopo pochi minuti. Dopo il contro-break tuttavia non è più riuscita a imporsi. Gran parte del merito va dato a Garcia, come ha ammesso la russa in conferenza stampa: “Ho avuto delle piccole occasioni all’inizio del secondo (palla break nel terzo game, ndr), ma non le ho giocate nella maniera corretta. Lei è stata straordinaria oggi: ha giocato profondo, in maniera pesante e ha anche servito bene. Tutte cose che a me non sono riuscite“. Nonostante la punta di rammarico finale, Masha, attualmente 22esima nel ranking WTA, lascia il Canada col sorriso, avendo ritrovato la vittoria dopo due mesi di digiuno.

Garcia giocherà così il settimo quarto di finale del suo 2018 o, se preferite, il sesto faccia a faccia con Simona Halep, che conduce 4-1 negli head to head. “Dopo la sfida di Toronto lo scorso anno abbiamo giocato tante altre volte, perciò non parlerei di rivincita” ha detto la francese riguardo le motivazioni per il prossimo match. “Ci sono state sue vittorie e ho vinto anche io, ogni volta che ci sfidiamo è una rivincita. Proverò a essere aggressiva, ma di solito lei riesce ad arginare bene il mio gioco. Devo ricavare una lezione dai precedenti incontri”. Di sicuro non dimenticherà l’unico in cui è riuscita a sconfiggere Halep. Un anno fa, quando la rivalità tra le due si infiammò al termine della stagione asiatica, Caroline piegò Halep in due set nella finale di Pechino, conquistando il suo secondo titolo consecutivo e mantenendo aperte le speranze di qualificazione per il Masters di Singapore. La rincorsa dell’attuale numero 6 WTA si rivelò vincente e, grazie anche al problema fisico di Johanna Konta, si guadagnò un posto tra le migliori otto del 2017. 

Fa bene Garcia a mantenere un profilo basso e a non gonfiare troppo le aspettative sull’incontro, ma in realtà una vittoria contro la numero uno mondiale potrebbe essere il turning point della sua stagione. La Rogers Cup sarà il palcoscenico giusto per il primo acuto dell’anno? Di sicuro il WTA canadese, primo grande appuntamento dopo la breve pausa estiva post-Wimbledon, può essere spesso sinonimo di riscatto per tante atlete che non sono riuscite a imporsi nella prima metà di stagione, com’è accaduto a Sloane Stephens nel 2017, che sulla semifinale raggiunta a Toronto ha poggiato le basi per il successo a Flushing Meadows. Se c’è riuscita Sloane, perché Garcia non dovrebbe credere nell’impresa?

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