Djokovic gela Fucsovics. Fognini ok senza brillare (Lopes Pegna). Ceck, duro il cemento (Azzolini). Us Open, il dramma del baby-campione. Il cuore lo costringe a fermarsi (Semeraro). Rilancio Wozniacki: «Sempre meglio» (Zanni). Serena col tutù. A New York c’è in ballo il record (La Gazzetta dello Sport)

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Djokovic gela Fucsovics. Fognini ok senza brillare (Lopes Pegna). Ceck, duro il cemento (Azzolini). Us Open, il dramma del baby-campione. Il cuore lo costringe a fermarsi (Semeraro). Rilancio Wozniacki: «Sempre meglio» (Zanni). Serena col tutù. A New York c’è in ballo il record (La Gazzetta dello Sport)

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Djokovic gela Fucsovics. Fognini ok senza brillare (Massimo Lopes Pegna, La Gazzetta dello Sport)

Maledetto caldo! Come può capitare a New York a fine agosto: 35 gradi, ma sul cemento dei campi se ne percepiscono oltre 40. Sole a picco, e umidità che offusca la celebre skyline di Manhattan. Risultato: tanto lavoro per i fisioterapisti, crampi diffusi, pressione sanguigna che fa i capricci, tachicardia, visione doppia. Dopo le prime due ore di gioco, gli organizzatori comprendono il pericolo e concedono 10′ di sospensione fra il terzo e quarto set (le donne fra il 2° e 3°): qui non era mai accaduto. Già lunedì c’erano stati alcuni ritiri: Sam Querrey, che aveva consegnato a Seppi il passaggio al secondo turno. Ieri, hanno lasciato Copil contro Cilic; l’argentino Mayer contro il serbo Djere e il lituano Berankis contro il coreano Chung. E fra le vittime del sole c’è Stefano Travaglia, che lascia la partita sullo 0-3 al quarto set, quando è sotto per 2-1. Non si regge più in piedi. «Non mi era mai capitato prima: a fine terza frazione quando mi sono alzato dalla sedia ho cominciato a barcollare, ho iniziato a vedere quattro palline mentre battevo. Poi sono arrivati i crampi. Una sensazione spiacevole, mai sperimentata prima», spiega con un filo di voce, perché non si è ripreso. Aggiunge: «Sto ancora male. Mi hanno detto di bere, poi mi faranno delle flebo, ma per ora potrebbe essere pericoloso». Cecchinato intanto sciupa occasioni su occasioni con Benneteau e continua a litigare con il cemento (4 eliminazioni al primo turno su 4). Per fortuna ci pensa Fognini a salvare il bilancio giornaliero azzurro, battendo in quattro set Mmoh complicandosi un po’ la vita nel primo e nel quarto set. Soffrono pure i grandi, come Novak Djokovic, che comincia il suo match intorno all’ora cruciale delle 13. Vince il primo set in scioltezza per 6-3 contro il 26enne ungherese n° 41 del mondo Marton Fucsovics, ma potenza e corsa calano vistosamente. Soffre e chiede l’intervento medico per farsi misurare la pressione. Si fa riprendere sull’1-1 e superare di un break nel terzo set. Ma poi è il suo avversario ad affidarsi al soccorso medico e Nole risale la china conquistando il suo secondo set e infilando rapidamente gli spogliatoi per i 10′ di break. Intanto i ritiri costringono la Usta a convocare una conferenza stampa d’urgenza per chiarimenti. Il direttore della comunicazione, Chris Widmayer, spiega preoccupato: «Vista la situazione d’emergenza abbiamo deciso di istituire la extreme heat Policy, con l’interruzione dopo il terzo set, da ripetere eventualmente dopo il quarto. E mercoledì minaccia di essere una giornata persino più brutale. Valuteremo stanotte se chiudere i tetti degli stadi e creare un ambiente indoor per mercoledì». Suda freddo quando Nole va in crisi. Ma il serbo infila 10 giochi consecutivi e va al secondo round. Spiega: «Nei primi tre set ho sofferto molto come tanti altri». (…)


Ceck, duro il cemento (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Sul cemento è ancora alle prime armi, un ragazzino delle scuole elementari. Sta imparando, sta cercando di capire, ma qualche volta appare presuntuoso, qualche altra si lascia trascinare dalle sue origini, che certo non sono quelle di chi è cresciuto su questi campi duri e bollenti. Il più delle volte però commette errori di distrazione, e questi, per lo meno, dovrebbe tentare di correggerli appena Insomma, il ragazzo è intelligente, capace, si applica. Ma è un fatto, Marco Cecchinato potrebbe fare di più. È curioso dettare una pagella simile, per un tennista che ha raggiunto le semifinali del Roland Garros e si è elevato fino al numero 22 della classifica mondiale. Ma Cecchinato il suo tennis l’ha costruito sui campi in terra rossa, e su di essi ha continuato a insistere finché i risultati non hanno preso la piega che lui desiderava. E’ stato anche quello un lungo apprendistato,  ma condotto con convinzione, con l’abitudine tratta dai molti anni di tentativi, e alla fine le tessere del puzzle si sono composte nel modo giusto. Il resto del tennis che serve, invece, è rimasto indietro, e Marco ci sta lavorando da poco, ora che ha che ha la classifica per entrare nei tornei che contano dalla porta principale e può evitare di pagare dazio nelle qualificazioni. Si spiega cosi la sua estate americana, che lo ha visto battuto ovunque e sempre al primo turno, a Toronto da Tiafoe, a Cincinnati da Mannarino, a Winston-Salem da Struff, avversari che sulla terra rossa probabilmente avrebbe dominato, quanto meno avrebbe costretto a ingaggiare battaglie di ore. Julien Benneteau, francese non più di primo pelo, anzi, più volte a un passo dall’annunciare il ritiro, era il quarto tentativo di Marco e finalmente – al di là del risultato – qualche passo avanti si è visto. Restano evidenti alcune difficoltà di posizionamento sulla palla, dovute quasi sempre alla velocità dei colpi, che gli toglie il tempo, ma le geometrie poste in essere hanno dato l’impressione che i primi apprendimenti siano stati mandati a memoria. (…)


Us Open, il dramma del baby-campione. Il cuore lo costringe a fermarsi (Stefano Semeraro, La Stampa)

Gli Us Open sono soffocati dal caldo e dall’umido, fioccano i ritiri, e a colpire sono soprattutto quelli del Vecchio e del Bambino. Il veterano David Ferrer, 36 anni, che lunedì ha salutato il tennis abbracciando il suo antico compagno Rafa Nadal. E Felix Auger Aliassime, 18 anni l’8 agosto, il primo Millennial a giocare nel tabellone di uno Slam che la sua paura di dover finire la carriera prima ancora di iniziarla l’ha nascosta nelle braccia del suo amico Denis Shapovalov, mentre il cuore gli batteva troppo forte: uno degli attacchi tachicardia di cui soffre e che lo lasciano senza forze. Consolato dall’amico rivale Sul 7-5 5-7 4-1 per Shapovalov si è dovuto stendere a terra, è stato visitato da un medico, ha provato a tornare in campo. Niente, non ce la faceva. Quando il suo angolo gli ha detto di arrendersi, è scoppiato a piangere. Lui e Denis sono canadesi, amici da sempre. Shapo ha un anno in più, gli Us Open li hanno vinti insieme da juniores, in doppio. Uno mancino e uno destro, uno biondissimo nato a Tel Aviv, l’altro con la mamma del Quebec e il papà del Togo, tutti e due con un gran talento: potrebbero essere i Nadal e i Federer del futuro. «Ci conosciamo da quando avevamo 8 anni, ho passato la vita con Felix – ha spiegato Shapovalov, gli occhi cerchiati di rosso e di sudore -. Gli ho detto soltanto di non preoccuparsi, perché un giorno qui la finale la giocheremo noi due».


Rilancio Wozniacki: «Sempre meglio» (Roberto Zanni, Corriere dello Sport)

Allora hanno ragione i bookmakers. Non c’entra il ranking, conta il nome. Se nel tabellone femminile Serena Williams (testa di serie n. 17 e 26 delle classifiche) era la prima favorita alla vigilia degli US Open, lo è a maggior ragione ora che Simona Halep, la numero 1 della Wta è stata eliminata al primo turno dalla Kanepi. Anche perché Caroline Wozniacki, partita bene ieri battendo la Stosur, pur essendo la 2 delle classifiche, al via degli US Open 2018 era data appena 25/1 (contro il 9/2 di Serena), decima nella graduatoria delle scommesse: non convince. Ma intanto vince, battendo anche il caldo soffocante, con una ricetta particolare. «Gli asciugamani con il ghiaccio, un po’ di ombra, certo hanno aiutato – ha detto a fine incontro dopo il 6-3, 6-2 con la Stosur -. Ma ad essere sinceri, ho immaginato si essere in spiaggia con un “margarita” in mano…». C’è anche da aggiungere che nonostante il 2 nel ranking, la Wozniacki è giunta a New York senza vincere nei tre tornei del Nord America che aveva in programma: ritiratasi a Washington prima di scendere in campo e sconfitta a Montreal e Cincinnati (anche qui un ritiro, ma dopo il primo set). Ma adesso è pronta per la grande sfida. «Mi sento bene – ha aggiunto – non sono arrivata qui nel modo ideale, ma fisicamente adesso devo dire che mi sento al meglio. E questo è stato davvero un ottimo test, sia per il caldo, sia per l’avversaria che avevo davanti. Ora spero solo di giocare sempre meglio». Di sicuro il tennis femminile non è più come prima: una volta, e non si deve pensare solo a Serena Williams, chi si trovava al comando del ranking era anche chi di solito gli Slam poteva vincerli. Adesso è completamente diverso. Per una conferma basta analizzare proprio il ranking attuale: le prime tre in graduatoria, Halep, Wozniacki e Stephens hanno conquistato appena uno Slam a testa e tra le Top Ten soltanto la Kerber è riuscita a ripetersi (ne ha vinti tre: Australia Open e US Open nel 2016, Wimbledon quest’anno). Ma delle prime dieci, sono sei le giocatrici che hanno trionfato in uno dei quattro grandi tornei e in totale ci sono stati appena otto successi (quasi un terzo di quelli vinti da Serena). Ecco perché, dopo essere diventata mamma, alla soglia dei 37 anni, se le condizioni fisiche la accompagneranno Serena ha ancora la grande possibilità di conquistare il suo 24° Slam, raggiungendo Margaret Court. (…)


Serena col tutù. A New York c’è in ballo il record (La Gazzetta dello Sport)

«Nella moda non ci si ripete mai», scherza Serena Williams ammiccando alla polemica, ormai archiviata, del presidente della Federtennis francese Bernard Giudicelli, che aveva dichiarato che la tutina nera attillata da Catwoman indossata al Roland Garros «mancasse di rispetto al gioco e al posto». Siamo già oltre. Lunedì sera, Serena si era infilata il tutù nero per le esibizioni serali dello stilista Virgil Abloh, che, se non fosse per la sua stazza imponente, la farebbe sembrare la ballerina del Cigno Nero. Un design speciale con spalla e braccio nudi e gli altri coperti. «È molto aerodinamico, facile giocarci con il braccio libero. E poi l’avevo già sperimentato in allenamento», spiega. Il vestito è più importante dell’aspetto tecnico, almeno fino a quando liquida le pratiche tennistiche, come quella della polacca Linette, in due set e poco più di un’ora di lavoro. È il suo «comeback» agli Us Open, che non vince dal 2014. Un anno fa (il 1° settembre) partoriva Alexis Olympia e ora intende recuperare lo scettro inevitabilmente sfuggitole di mano. Non sono stati mesi semplici. Un po’ di «depressione post partum» (confessata sui social per incoraggiare le altre mamme), anche perché la gravidanza era stata zeppa di complicazioni: un cesareo d’urgenza con rischio di morire per un’embolia che l’aveva inchiodata al letto per sei settimane. A Wimbledon si era spinta in finale, con la chance di raggiungere il record di Margaret Court (23 Slam) sfumata per mano della tedesca Kerber. Poco dopo a San José era incappata nella peggior sconfitta della carriera: un solo game raccolto con la britannica Konta. Rivelò di non essersi concentrata perché prima del match aveva appreso che l’assassino di sua sorella Yetunde Price nel 2003 era stato appena scarcerato. Ma ora in testa ha solo Olympia: pensieri belli. «Da quando è nata invece di rilassarmi ho ancora più fuoco dentro», ride. «Non festeggeremo il suo primo compleanno, perché siamo testimoni di Geova». Nessuna controindicazione, però, per celebrare l’eventuale 24° Slam.

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Cocchi). Sono Coco, scusate l’anticipo (Semeraro). Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 15 ottobre 2019

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Ci ha pensato a lungo, ha rimandato la decisione per un po’, o meglio, l’annuncio. Perché in cuor suo, Roger Federer, sapeva bene che sarebbe sceso in campo ai Giochi di Tokyo 2020 a caccia dell’unico grande risultato che gli manca: l’oro olimpico in singolare. Guarda caso, l’ufficialità è arrivata proprio mentre si trova a Tokyo per una esibizione contro John Isner […] Dopo il match, Federer ha comunicato la sua decisione di rappresentare la Svizzera all’Olimpiade: «Ne ho parlato per settimane con il mio team, abbiamo discusso quasi un mese su cosa dovrei fare l’estate prossima dopo Wimbledon per prepararmi allo US Open. Alla fine ho deciso col cuore, e il mio cuore ha deciso che vorrei partecipare ancora una volta ai Giochi Olimpici». Per il Magnifico si tratterebbe della quinta volta alle olimpiadi che per lui hanno sempre avuto un valore speciale. Alla prima ad esempio, Sydney 2000, aveva iniziato la storia con Mirka, all’epoca sua collega, ora moglie e madre dei loro quattro figli. Federer ricorda bene quei giorni: «Mirka aveva perso al primo turno da Elena Dementieva ma era rimasta lì ad allenarsi sostenendomi anche dopo sconfitte dure da digerire come quella contro Haas in semifinale e Di Pasquale nel match per il bronzo. Capii allora che c’era qualcosa di più di un’amicizia». Ad Atene e Pechino è stato portabandiera per la Svizzera: «Ho vinto un oro e un argento. Per questo vorrei giocare di nuovo il torneo olimpico e sono molto emozionato» ha aggiunto Roger ricordando la vittoria in doppio nel 2008 al fianco di Stan Wawrinka e la finale persa contro Andy Murray quattro anni dopo a Londra, sull’erba di Wimbedon in quell’occasione in versione olimpica. A Rio 2016 non era potuto andare per colpa del ginocchio operato a febbraio, rinunciando all’intera seconda parte della stagione per recuperare dall’infortunio. Negli ultimi quattro anni Roger non ha partecipato alla Coppa Davis, requisito fondamentale per qualificarsi all’Olimpiade. La Svizzera poi non si è qualificata alle Finals della Davis che si giocheranno a Madrid (18-24 novembre) secondo la nuova formula accolta, soprattutto da Roger, con grandi polemiche. Per andare a Tokyo gli servirà quindi una wild card, che la federazione Svizzera sarà ben felice di concedergli. Ai Giochi, che si apriranno il 24 luglio 2020 per chiudersi il 9 agosto Roger, nato l’8, compirà 39 anni. Un bel modo di festeggiare il compleanno possibilmente dopo aver centrato Wimbledon, ormai obiettivo dichiarato di ogni stagione del Magnifico […]

Sono Coco, scusate l’anticipo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Il soprannome della sua antenata più nobile, la signorina Dod, era Lottie, e ancora oggi resta la più giovane vincitrice di Wimbledon. Era il 1887 e lei, Charlotte, aveva 15 anni, vestiva con lunghe gonne bianche e calzettoni neri e in finale lasciò 10 punti alla sua avversaria, la 25enne Blanche Hillyard. Chissà se Cori Gauff, detta Coco, che domenica a soli 15 anni e 7 mesi – non un record, ma un bell’anticipo sulla normale tabella di marcia – ha vinto il suo primo torneo pro battendo nella (più modesta) finale di Linz la campionessa 2017 del Roland Garros, Jelena Ostapenko, o, ne ha mai sentito parlare. Sono passati 132 anni il mondo e il tennis sono decisamente cambiati, ma in fondo anche Lottie ai suoi tempi era una star: campionessa di golf, fondatrice della nazionale di hockey femminile inglese, argento nel tiro con l’arco alle Olimpiadi del 1908. Probabilmente la sportiva più versatile di sempre. Coco invece da quando aveva sei anni è concentratissima sul tennis, e i risultati, per ora, le danno ragione. La nuova wonder girl del tennis mondiale è nata ad Atlanta, in Georgia, nel marzo del 2004, ma già a sette anni si è trasferita in Florida, a Delray Beach, culla del tennis Usa. Papa Corey, ex cestista di Georgia State illuminato dall’esempio di Richard Williams, aveva deciso che Coco sarebbe diventata la nuova Serena Williams, di cui la bimba si era innamorata sportivamente a 4 anni vedendola giocare in tv, e le ha fatto mollare tutto il resto, ginnastica, pallavolo e basket. A 13 anni è stata la più giovane finalista degli Us Open u.18, nel 2018 ha perso al primo turno agli Australian Open dalla nostra Cocciaretto, poi ha iniziato a fare sul serio. Sia papà Corey sia mamma Candi, universitaria di atletica, hanno lasciato il lavoro, Coco a 10 anni già si allenava con Patrick Mouratoglou. «Quando l’ho vista la prima volta – racconta il guru di Serena Williams – mi ha impressionato per l’intensità. Il suo sguardo diceva: voglio diventare la numero 1. E io le ho creduto». Al momento le mancano ancora 70 posizioni, ma la previsione inizia ad avverarsi. Dopo aver vinto il Roland Garros dei piccoli ed essere diventata la più giovane n.1 under 18, la Gauff ha firmato tre contratti da favola con New Balance (che l’ha strappata alla Nike), Head e Barilla, anche grazie agli uffici di Alessandro Barel Di Sant Albano, il suo agente per conto della Team8, la società di management di Roger Federer. Quest’anno a Miami ha vinto il primo match in un tabellone Wta contro Catherine McNally, poi a Wimbledon, dove è entrata grazie a una wild card, ha sorpreso Venus Williams e perso solo con Simona Halep, che avrebbe vinto il torneo. Agli Us Open ha passato due turni, fermandosi contro la campionessa uscente Osaka, peraltro dopo aver rischiato di non giocare. La Capriati Rule, inventata per evitare alle baby prodigio di bruciarsi in fretta come capitò a Jennifer, impone un limite di tornei fino al 18° anno. Difficile però fermare un tipo come Coco, che a 15 anni è già alta 1,80, picchia come una forsennata, e fra i suoi follower ha una estasiata Michelle Obama […]

Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Il momento magico del tennis italiano maschile è fotografato dalla presenza di otto azzurri in top 100. L’ultimo ad entrare in questa schiera di eletti è stato Salvatore Caruso, da ieri numero 95 del ranking, altro record dopo il n.98 di otto giorni fa seguente il successo nel Challenger di Barcellona: «La ciliegina sulla torta di una stagione importante sotto tutti i punti di vista, vissuta all’insegna del miglioramento costante». Caruso, riviva la stagione. «Non era partita benissimo. Ma io sono una sorta di diesel, ho bisogno di giocare molte partite per trovare il giusto ritmo. Da Indian Wells la situazione è cambiata e ho iniziato ad esprimere il meglio ottenendo anche successi importanti come quello su David Goffin a Phoenix. Da incorniciare anche la vittoria ottenuta nel 250 di Estoril, in Portogallo contro Pablo Cuevas, turno decisivo delle qualificazioni, anche se poi è arrivata la sconfitta con lo stesso Cuevas due giorni dopo, in tabellone». Emozionante il primo ingresso in tabellone in uno Slam, al Roland Garros? «Ho giocato partita dopo partita, senza guardare avanti, come ho continuato a fare nel resto della stagione. A Parigi ho vinto cinque partite con avversari forti, vedi Munar e Simon in tabellone. Contro Djokoovic me la sono giocata per due set, poi la classe del n. 1 e un po’ di stanchezza mia hanno fatto la differenza. Esserci è stato fantastico» […] La chiave del salto di qualità? «La maturità acquisita, frutto dell’esperienza e di tanti anni di lavoro con Paolo Cannova e il preparatore atletico. Non ci sono segreti particolari, ma la forza dell’impegno alla fine emerge». Cosa rappresenta la top 100, così tanto inseguita? «Sono numeri, da leggere come possibilità di entrare in tabelloni di tornei di maggior livello e di plusvalore sotto il profilo economico. Ciò vale sia in termini di programmazione sia di ulteriore investimento su me stesso e sullo staff che mi segue» […] La svolta da un punto di vista tecnico? «I maggiori progressi li ho fatti con il diritto, mentre con il servizio ho lavorato ma ho ancora margini di miglioramento. La gestione dei momenti delicati dei match è un altro aspetto sul quale ho colmato gap nell’ultimo anno. Prima affrettavo le soluzioni, sbagliando. Ora sono più attento e riesco a trovare il modo per ottimizzare il mio tennis nei passaggi chiave degli incontri». Ha sogni nel cassetto? «La convocazione in Davis sarebbe il massimo, amo profondamente il mio Paese, sono un patriota. Dopo aver provato le magiche atmosfere del centrale del Roland Garros, sarebbe il massimo fare altrettanto sui centrali degli altri Slam».

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