Venus eterna, solo rimpianti per Camila (Scanagatta). Un bravo a Sascha: la mossa è ambiziosa (Bertolucci). Zverev a nozze con Lendl: "Con lui vincerò gli Slam" (Lopes Pegna). Federer il bad boy: "Mi ritiro, anzi no" (Zanni). La rabbia di Camila (Azzolini). La rivolta dei tennisti: "Troppo caldo per giocare" (Semeraro)

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Venus eterna, solo rimpianti per Camila (Scanagatta). Un bravo a Sascha: la mossa è ambiziosa (Bertolucci). Zverev a nozze con Lendl: “Con lui vincerò gli Slam” (Lopes Pegna). Federer il bad boy: “Mi ritiro, anzi no” (Zanni). La rabbia di Camila (Azzolini). La rivolta dei tennisti: “Troppo caldo per giocare” (Semeraro)

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Venus eterna, solo rimpianti per Camila (Ubaldo Scanagatta, Giorno – Carlino – Nazione Sport)

Che peccato. Di sicuro anche a causa dei quasi 40 gradi all’ombra sull’Armstrong Stadium è stato il festival delle occasioni perdute per Camila Giorgi contro Venus Williams, più solida nei momenti importanti nonostante a metà del secondo set i 38 anni avessero cominciato a pesarle. Si muoveva poco e male. Ma Camila non ha saputo approfittarne. Avesse vinto avrebbe probabilmente sfidato Serena. Invece di allungare qualche scambio ha insistito nella sua tattica monocorde, uno-due colpi alla ricerca del vincente, e così alla fine ha perso 64 75 in un 1h e 51 m, scontando il fatto di aver saputo trasformare solo tre palle break su 12 e in particolare le cinque — di cui tre consecutive – sul 4 pari nel secondo. Fosse approdata al terzo set, in quelle condizioni atmosferiche “africane”, sarebbe diventata lei la favorita. Camila, che già in Australia tre anni e mezzo fa contro Venus aveva parecchi rimpianti (avanti un set e 4-2 nel secondo), è stata avanti 2-1 e break nel primo set, 2-0 e 3-1 nel secondo. Ha forse deciso il lunghissimo nono game, circa 8 minuti. La Giorgi era la nostra unica rappresentante. Ed è fuori già al secondo turno. Tre anni fa qui si giocò la finale Pennetta-Vinci. Nostalgia canaglia. Il caldo torrido dell’estate nuovayorkese, ritiri vari, svenimenti e conati di vomito (Novak Djokovic si è tuffato in una vasca ricolma di ghiaccio durante i 10 minuti di break) hanno costretto l’US Open ad adottare la “heat policy” finora applicata soltanto all’Australian Open. I match femminili che vanno al terzo set vengono interrotti per 10 minuti e così anche quelli maschili che vanno al quarto. Mai successo prima. Il nostro Travaglia, altro distrutto dalla fatica, si era lamentato martedì perché «le regole non sono uguali per tutti i match». Fognini, vittorioso in 4 set sull’americano Mmoh n.120 e oggi alle prese con l’australiano Millman n.55 si è invece espresso contro la sospensione del gioco all’inizio del quarto set.


Un bravo a Sascha: la mossa è ambiziosa (Paolo Bertolucci, Gazzetta dello Sport)

 

Dopo la breve e burrascosa collaborazione con Ferrero e in vista di una stagione che avrebbe dovuto, se non incrementare, almeno confermare l’ottimo 2017, Alexander Zverev si era messo fin da subito alla caccia di un coach esperto e di livello assoluto. Il corteggiamento assiduo, portato avanti sotto traccia, ha prodotto il migliore dei risultati possibili e dalla vigilia degli Us Open è comparsa al suo fianco la figura carismatica di Ivan Lendl. Poco determinato e disattento nella lettura nei momenti più importanti, spesso ancorato sul campo in una posizione troppo attendista, riluttante a verticalizzare l’azione per cogliere i frutti del pressing, il tedesco non ha progredito, finendo per incartarsi e mettendo a nudo diverse lacune mentali… [SEGUE]. L’aver strappato a Murray il preparatore fisico e aver aggiunto al proprio team la ciliegina Lendl depone a suo favore e mostra a chiare lettere, al di là di un carattere alquanto presuntuoso, la voglia di voltare pagina e di voler puntare con tutte le forze al top. Le qualità non gli mancano.


Zverev a nozze con Lendl: “Con lui vincerò gli Slam” (Massimo Lopes Pegna, Gazzetta dello Sport)

Sul campo di allenamento dove spara servizi anche a duecento all’ora, le ragazzine (tante) se lo divorano con lo sguardo e gli smartphone: «Sascha, un selfie please». E quel ragazzone che sfiora i due metri, capelli biondi e spettinati con occhi azzurri tendenti al ghiaccio, è costretto ad abbassarsi. Eccolo Alexander Zverev, il futuro numero uno (su questo, pochi hanno dubbi) che ormai bussa alle porte del regno: arrivato a numero 3, ora è 4. Dopo un grande 2017 e due trionfi nei Masters 1000 di Roma e Montreal, quest’anno è andata in onda la replica: vittoria a Madrid, finale a Miami (persa con Isner), a Roma (sconfitta con Nadal) e successo a Washington (Atp 500). A 21 anni e 23 giorni era diventato il 5° più giovane a inanellare tre Masters 1000, ma soprattutto il quinto ad aver conquistato tre tornei di quel livello. Davanti, solo l’eccellenza: Nadal, Djokovic, Federer e Murray. Sì, i Fab 4: il club a cui aspira di ottenere presto l’iscrizione. Per dire, alla sua età Federer non aveva ancora vinto uno Slam e neppure tre Masters 1000. È il predestinato a scalzare quei campioni che lasciano le briciole? «Lo spero», replica con un sospiro. Aggiunge: «Sto facendo tutto il possibile». Da qualche giorno ha assunto un super coach come Ivan Lendl proprio per colmare le lacune più evidenti. Quali? Lo scarso rendimento negli Slam. Più che migliorare una tecnica già da fenomeno, serve la testa giusta. Così è arrivato Lendl, appunto. Perché non è possibile che con il suo talento sia riuscito a raggiungere i quarti di un Major solo a Parigi quest’anno (battuto da Thiem). Perché, a parte gli ottavi di Wimbledon, ha collezionato uscite al 1°, 2° e terzo turno. Ammette: «In particolare qui a New York ho sempre giocato male. L’anno passato ci sono arrivato bollito: troppe partite. E poi mi hanno fregato le altissime aspettative». Dopo aver litigato a inizio stagione con l’allenatore Juan Carlos Ferrero, si è fatto gestire da papà e fratello fino alla scelta dell’altro giorno. «C’erano due opzioni: Lendl o Becker. La ragione per cui ho assunto Ivan? Alcuni del mio team già hanno lavorato con profitto assieme a lui e sappiamo ciò che porta con sé. Più semplicemente, Ivan in questo momento ha una vita più tranquilla». L’ultima frase non è il massimo dell’eleganza nei confronti di uno dei suoi idoli di gioventù adesso in difficoltà finanziarie e personali: «Ma no, voglio bene a Boris, gli ho parlato prima di annunciare la decisione. Gli ho detto che magari collaboreremo in futuro»[SEGUE].


Federer il bad boy: “Mi ritiro, anzi no” (Roberto Zanni, Corriere dello Sport)

Roger Federer mercoledì sera ha ammutolito il suo pubblico. «È quasi il tempo di ritirarsi, ma non ancora». Una frase pronunciata subito dopo aver celebrato il 18-0, i debutti vincenti agli US Open, questa volta contro il giapponese Yoshiito Nishioka travolto in tre set con un doppio 6-2 e un 6-4. Ma lo svizzero sta pensando davvero, a 37 anni, di lasciare il tennis? No, i suoi tifosi possono riprendere a respirare. «Volevo solo dire – ha spiegato – che non ho mai perso un match di apertura qui agli Open. E non voglio che succeda il prossimo anno. Ho detto che forse mi potrei ritirare adesso per proteggere le mie 18 vittorie. È stato soltanto uno scherzo». Ma non si è trattato dell’unico momento fuori dagli schemi del “solito” Federer. Infatti lo svizzero si è anche lamentato dei campi. «Mi sembra che siano gli US Open più lenti che abbiamo visto da anni, pare quasi di giocare sulla terra». Ma il meglio doveva ancora arrivare. E a creare un po’ di rivalità, nelle parole, aspetto che ora manca allo Slam di New York, ha pensato John McEnroe, che ha invitato Roger alla sua “tribuna” su Espn. Visto che il prossimo avversario di Federer è il francese Benoit Paire (si poteva intavolare una discussione su questa partita?), ecco che l’ex SuperBrat non ha perso l’occasione per anticipare quella che potrebbe essere l’avvincente sfida del terzo turno: Roger Federer vs Nick Kyrgios, il bad boy australiano, oggi numero 30 dell’Atp, che con lo svizzero ha un bilancio di 1-2, un successo a Madrid nel 2015 e due sconfitte a Miami (2017) e Stoccarda (2018). Così McEnroe, che di bad boys se ne intende, ha chiesto a Federer se può essere proprio lui a far finalmente mettere la testa a posto all’australiano. «Non sono sicuro di essere la persona che dovrebbe farlo – la risposta dello svizzero – penso che lui sappia molto bene, nel profondo di se stesso, che cosa debba fare». Poi però Federer è andato oltre. «Ogni tanto abbiamo bisogno di divertirci – ha aggiunto – ma lui lo porta a un livello superiore. È successo anche a me, ma è difficile per lui. A un certo punto devi pensare a rallentare un po’. Di solito questo capita quando non sei più un teenager; ma sono passati alcuni anni. Sembra quasi che il suo comportamento sia diventato ancora più estremo e questo è piuttosto interessante». Commenti che non sono piaciuti ai fan di Kyrgios, che, si deve ricordarlo, ormai ha già 23 anni, ma, nonostante il talento, continua a rimanere un punto interrogativo… [SEGUE].


La rabbia di Camila (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Sa dare battaglia, questo almeno bisogna concederglielo a Camila Giorgi. Lo fa con tutto quello che può mettere in campo, e i suoi match non sono mai piatti e banali, al contrario, hanno il pregio di far sussultare e tenere in ansia chiunque non sia insensibile a un tennis di gesti poderosi, di grandi intenzioni, schiumante di rabbia violenta, cosa che impressiona sempre un po’ quando di mezzo ci sono due ragazze. Così, il match di secondo turno con Venus Williams diventa occasione per un confronto aperto, e le due sembrano far gara su tutto ciò che le possa dividere. È sfida a chi tira più forte, a chi fa più ace, a chi sorprende l’altra tirando più vicino alle righe. È sfida piena anche sugli errori, che sono tanti, sui momenti di confusione, sulle scelte più o meno appropriate, sempre che le due ragazze abbiano il tempo di inserire qualche variazione ai loro schemi più consolidati. È addirittura confronto fra imprenditrici nel settore moda, perché Camila sta per intraprendere la strada che Venus ha imboccato già da un pezzo. E infatti sfoggiano entrambe delle mises create per loro, dalla già esistente Giomila, che da gennaio sarà il marchio dell’impresa condotta da mamma e figlia Giorgi, e dalla EleVen di proprietà Williams che per Venus ha preparato un completino che sembra una tela impressionista. C’è battaglia anche sui punti che conducono il match, via via, dalla parte di Venus. Camila è stata avanti nel primo set, 3-1, e anche nel secondo, e sul perché abbia finito per farsi sfilare la dote è argomento sul quale dovrà un giorno o l’altro decidere di ragionare un po’. Una come lei, con il suo tennis, non può continuare ad aggirarsi – quando va bene – intorno alla trentesima posizione in classifica. È vietato dalla logica e dal buon senso. Tutte le avversarie la temono, Venus le dedica un pensiero, alla fine, che dovrebbe scaldarle il cuore se solo per una volta, la nostra, testona che non è altra, accettasse di guardarsi un po’ intorno e prendere atto di chi siano le avversarie, di che cosa pensino e di come giochino. «È una grande avversaria», dice la sister, «davvero molto ispirata». C’è di che lucidare a dovere il proprio orgoglio a sentire un parere così dettato da una campionessa di 38 anni che ha fatto la storia del tennis negli ultimi venti anni. Ma chissà se Camila l’abbia ascoltata. È un fatto: se le vittorie non vengono come dovrebbero, c’è un problema da rimuovere. E il problema, oggi, come ieri, è quello della continuità, nell’arco del match e più in generale nel corso della stagione. A lungo è stato chiesto alla Giorgi di procurarsi un “piano B” da aggiungere allo schema del corri e picchia. L’impressione è che il problema non sia quello. Lei fa a cazzotti, e non si trova a suo agio se costretta a rallentare per costruirsi il punto in altro modo. Picchi pure, allora, finché vuole, ma trovi nel suo sforzo i rimedi allo spreco cui va incontro. Impari a picchiare senza troppa fretta, a menare i fendenti più feroci non in tutte le condizioni, ma quando sente che il suo corpo è messo bene rispetto alla palla. Insomma, mantenga la sua ferocia intatta, ma impari a riversarla sul match nei modi a lei più favorevoli. Venus ha recuperato con calma nel primo e con affanno nel secondo, ma è stata brava a risalire da 0-40 nel nono game quando Camila – raggiunta sul 4 pari – avrebbe potuto sfuggirle di nuovo. E se fossero andate al terzo, è probabile che la vitalità di Camila avrebbe avuto la meglio… [SEGUE].


La rivolta dei tennisti: “Troppo caldo per giocare” (Stefano Semeraro, La Stampa)

Caldo, molto caldo: 38° gradi e dintorni. Umido, molto umido: sopra il 90%. Gli Us Open da tre giorni sono un inferno, sopra le braci di cui sembrano cosparsi i campi cova la rivolta dei giocatori. «Siamo persone, non cose», dice l’italiano Stefano Travaglia, costretto al ritiro martedì («Non camminavo diritto e vedevo tre palline».) Per Leo Mayer, ritiratosi contro Laslo Djere, «il tennis non è fatto per morire in campo». Gli organizzatori hanno deciso di concedere 10 minuti di pausa dopo il 3° set nei match maschili: mai successo prima. Anche Novak Djokovic se l’è vista brutta: durante il match contro l’ungherese Fucsovics si è fatto visitare da un cardiologo e nella pausa ha preso un bagno ghiacciato negli spogliatoi: «Io e Marton non avevamo finito il match eppure eravamo lì, a goderci il sollievo, fianco a fianco. Strano, no?». Nel suo match serale ha sudato persino Federer, un’emergenza climatica paragonabile allo scioglimento della calotta artica… [SEGUE]. «Io per 3,5 milioni di dollari — ruggisce però il vecchio Jimbo Connors, riferendosi al montepremi — avrei giocato a mezzogiorno nel deserto del Sahara. Essere in forma è parte del mestiere. Datevi una mossa, tennisti». E se avesse ragione lui?

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Vannini). Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Cocchi). Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Piccardi). Halep con timore e Serena si lancia (Bertellino)

La rassegna stampa di lunedì 10 agosto 2020

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Ferro irresistibile, Kontaveit crolla (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Il titolo di Fiona Ferro, due vittorie in due finali disputate, la precedente a Losanna l’anno scorso, è meritatissimo. La francese di padre padovano ha trovato la settimana perfetta, giocando un tennis potente senza attimi di disattenzione. Sulla strada ha battuto non solo le azzurre Enani e Giorgi, ma in finale anche la n. 22 del Mondo, l’estone Kontaveit, che ieri ha perso da favorita; si consolerà entrando comunque fra le top 20, mentre Ferro salirà al n. 44. La finale del Palermo è cresciuta di livello gradualmente e nel 2° parale è diventata avvincente con l’estone arrivata a due punti dal set (in vantaggio 5-3, 30-15) ma poi punita da 4 giochi consecutivi della Ferro.

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Ma se gli Open femminili siciliani dovevano essere il torneo “cavia” per la ri partenza mondiale del tennis i primi risultati devono considerarsi positivi: una macchina così complessa, che chiama in causa centinaia di persone fra giocatrici e addetti ai lavori, può funzionare a patto che siano rispettate regole stringenti sì, ma che allo stesso tempo necessitano di qualche correzione in corsa.

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A Palermo in dieci giorni sono stati effettuati oltre 500 tamponi, schierando un cordone sanitario attento e puntuale, con la regia di una Wta chiamata a fornire la massima sicurezza e per questo giustamente molto severa. Al momento, risulta un solo caso di positività immediatamente intercettato e gestito come da protocollo: la bulgara Tomova, già rientrata in patria dopo due tamponi tornati negativi e qualche giorno passato nella struttura dedicata.

Contratto US Open: “Muori per Covid? Vietato far causa” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Sarà anche colpa della quarantena, e del timore che una volta rientrati in Europa si debba stare isolati due settimane, ma forse il problema dello Us Open, al via dal 31 agosto, e delle tante rinunce non è solo questo. Da ieri, infatti, circola sul web la foto di un documento, uno scarico di responsabilità in cui i giocatori si impegnano a non rivalersi in alcun modo contro gli organizzatori nel caso contraessero il Coronavirus. All’inizio del documento proposto ai giocatori il contratto spiega tutte le misure di sicurezza a cui dovranno attenersi i team. I tennisti, ovviamente, sono tenuti a notificare alla federtennis statunitense la presenza di sintomi, o di un positivo nello staff, prima di entrare nelle strutture del torneo. Ma il bello viene dopo, quando il contratto chiarisce che i giocatori «nella misura consentita dalla legge, rinunciano e si impegnano a non denunciare Usta, New York City, Atp, Wta e le rispettive affiliate, amministratori, dipendenti, volontari e sponsor per qualsiasi danno, perdita, malattia o infortunio, inclusa la morte» del giocatore stesso, di un membro del team o di persone a lui vicine.

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Non è da escludere che questo sia uno dei motivi per cui Novak Djokovic continua a procrastinare la decisione su New York.

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Intanto Dominic Thiem, numero 3 al mondo, ha annunciato che volerà negli Stati Uniti per giocare Cincinnati e Us Open, ma potrebbe anche decidere di tornare indietro subito e cancellarsi da entrambi i tornei qualora la quarantena mettesse a rischio la sua partecipazione agli Internazionali di Roma, dal 21 settembre.

Serena vola a Lexington per riprendersi la storia: “Sono pronta per il record” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Mi sono chiusa in casa all’inizio di marzo. Non ho una capacità respiratoria ottimale: non so cosa mi sarebbe successo se avessi preso il Covid e non ho voglia di scoprirlo. Quello che mi incuriosisce è scoprire nuovi rapporti di forza dopo uno stop così lungo. Non ero mai rimasta ferma 150 giorni in vita mia…». La pantera Williams, uscita dalla quarantena nel villone di Palm Beach nel cuore della Florida martoriata dalla pandemia, è volata a Lexington, Kentucky, dove debutterà contro la connazionale Pera in un torneo (cemento, 275 mila dollari di montepremi) che senza pandemia non avrebbe degnato di uno sguardo e invece, in un calendario stravolto, rappresenta una tappa importante nel progetto di una vita: riprendere confidenza con il tennis e volare a New York per vincere l’open Usa a porte chiuse (al via il 31 agosto), 24° Slam della carriera.

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La luce non si è spenta. Alexis le ha fatto costruire in giardino un campo con la stessa superficie su cui si giocherà l’ultimo Slam di una stagione tribolatissima, che si lascerà alle spalle una coda di roventi polemiche. Tra le stringenti norme antiCovid predisposte dalla Federtennis americana per proteggere i giocatori che voleranno a New York, città che è stata al centro della pandemia, ci sono l’obbligo di predisporre a proprie spese un servizio di sorveglianza privata per chi sceglierà l’appartamento invece dell’albergo del torneo (ammesso solo chi sarà stato registrato come membro del ristrettissimo entourage del giocatore) e la richiesta di firmare uno scarico di responsabilità che gli atleti stanno facendo girare sui social in queste ore. «Dichiaro di prendermi la piena responsabilità di ogni rischio, incluso ammalarmi o morire» si legge sul formulario che i partecipanti al torneo hanno ricevuto.

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Alla confluenza con la storia, ancora affamata nonostante stia per compiere 39 anni, Serena si farà trovare puntuale all’appuntamento. «Viviamo alla giornata, viaggio con 50 mascherine nella borsa ma se l’Us Open sarà confermato, e se poi si giocherà anche il Roland Garros a Parigi, progetto di esserci. Il tennis è importante ma più importante è la salute, e chi vive con me fa di tutto per proteggermi. Quel che so è che il lockdown mi ha ritemprata come nessuna vacanza mai: mi sento in forma e ho voglia di ricominciare». L’ultimo match di Serena risale all’8 febbraio scorso, una sconfitta in Fed Cup con la lettone Sevastova. Da allora ha cucinato torte con la figlia Olympia, ha appoggiato il movimento «black lives matter» esploso dopo la morte di George Floyd a Minneapolis, è entrata insieme al marito nel gruppo di fondatori delle Angel City Football Club, la squadra di calcio femminile di Los Angeles che dal 2022 andrà ad arricchire le franchigie della National Women’s Soccer League: nel board, a 2 anni, anche Olympia Ohanian Williams. Pandemia permettendo, è arrivato il momento di tomare a impugnare la racchetta. Pera al primo turno, la sorella Venus o la bielorussa Azarenka al secondo, in tabellone anche Sabalenka e baby Gauff. Torneo vero, insomma.

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Halep con timore e Serena si lancia (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Si dice che le difficoltà e i problemi temprino e dunque anche il tennis internazionale uscirà rafforzato da questa fase a dir poco delicata della propria storia. Quello femminile è ripartito dal WTA di Palermo nel quale avrebbe dovuto essere al via anche la numero 2 del mondo e campionessa in carica di Wimbledon, Simona Halep.

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Ora la rumena è la prima favorita nel WTA di Praga: «Mi sento bene dal punto di vista fisico. Dopo due mesi di stop quasi assoluto ho ripreso gli allenamenti a Bucarest e non vedo l’ora di tomare a competere, ciò che mi manca di più ovviamente con le emozioni che ció genera. Difficile dire come andrà anche se non escludo risultati a sorpresa in queste prime rassegne. Da una parte ci sono i giovani che hanno grande desiderio di rientrare, dall’altra ci siamo noi esperte che possiamo usare quanto appreso in molti anni di carriera per ritrovare il livello lasciato alcuni mesi fa». Ancora dubbi sulla sua presenza agli US Open

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In terra americana oggi scatterà anche il torneo WTA di Lexington, che vede tra le big Serena Williams in un tabellone che definire di ferro è dir poco, in particolare proprio nella sezione dell’ex numero 1 del mondo. Dopo l’esordio con la connazionale Bernarda Pera, Serena Williams troverà la vincente della sfida tra la sorella Venus e Viktoria Azarenka. Nei quarti si potrebbe profilare un altro scontro di livello con Sloane Stephens. In campo maschile i dubbi connaturati alla ripresa del circuito e agli spostamenti tra America ed Europa sono legati all’eventuale quarantena cui verrebbero sottoposti i giocatori se non arrivasse un’esenzione. Dominic Thiem andrà negli States la prossima settimana ma potrebbe subito rientrare, per sua ammissione, se le autorità italiane non raggiungeranno un accordo di eccezione con gli US Open e l’ATP in fatto di quarantena al rientro

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Anche Matteo Berrettini ha dichiarato che giocherà gli US Open ma che sono ancora tanti i dubbi sulle questioni della quarantena al ritomo in Europa. Ultime battute ieri nel WTA di Palermo, con la disputa delle due finali. Quella di doppio ha premiato l’olandese Rus e la slovena Zidansek che con un duplice 7-5 hanno fermato il duo azzurro Trevisan/Cocciaretto, alla prima finale WTA in carriera.

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Il titolo di singolare è andato alla francese Fiona Ferro, in semifinale vincente su Camita Giorgi, che ha avuto la meglio sulla numero 4 del seeding, Anett Kontavett per 6-2 7-5. […]

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Show della Giorgi ma non basta. Ferro la piega e vola in finale (Vannini). Camila torna a convincere (Bertellino). Serena c’è: «New York e poi Parigi, che voglia…» (Chinellato)

La rassegna stampa di domenica 9 agosto 2020

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Show della Giorgi ma non basta. Ferro la piega e vola in finale (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

Camila ha fatto sognare Palermo, portando il suo tennis ricco di emozioni e privo di mezze misure, ma non è riuscita a regalarsi la sua prima finale su terra della carriera oltre che prima dei 2020. Dopo la straordinaria vittoria notturna in rimonta sulla Yastremska, a cui aveva annullato due match ball, è scesa in campo per la semifinale appena 18 ore dopo ed ha finito per cedere 7-5 al terzo ad una avversaria che spara tutti i colpi come lei, la francese Fiona Ferro il cui papà è di Padova anche se lei non parla italiano. Oggi, contro la estone Kontaveit (ore 19,30), la Ferro cercherà il suo secondo titolo dopo quello vinto a Losanna un anno fa. In un torneo impreziosito dai risultati azzurri, la Giorgi ha confermato di essere la nostra numero uno (domani sarà 71°, 18 posti recuperati). Il lockdown non l’ha affatto cambiata: la sua idea è sempre quella di tentare di dominare i match cercando le linee ad ogni colpo. Un prendere o lasciare che il pubblico ha apprezzato. I 100 spettatori rimasti fino alle 1,25 di venerdì notte, ad esempio, si sono gustati il “corpo a corpo” con l’ucraina Yastremska, numero 25 del ranking, in cui entrambe hanno giocato colpi spettacolari, ma la Giorgi qualcuno in più. Sforzo forse pagato ieri quando Camila, dopo un inizio sprint (5-0 poi 6-2 nel 1°), ha subito la rimonta della Ferro. Nella partita finale, altri batticuore: la Giorgi sembra ko, sul 4-5 opera il break poi però cede di nuovo la battuta. Questione di dettagli su cui Camila alla fine recrimina: «Quel game sul 5 pari è stato fondamentale, forse ho forzato troppo la seconda, dovevo giocare un colpo più sicuro. Ma nessun rammarico, ho fatto una semifinale al primo torneo dopo tanti mesi, credo di aver espresso il mio tennis ed avere giocato bellissimi incontri». Oggi la Giorgi vola a Praga, dove nel 2018 ha raggiunto un’altra semifinale sul rosso: è in tabellone principale ed esordirà contro una qualificata. Un’altra estone in finale 10 anni dopo Kaia Kanepi. Anett Kontaveit, numero 22 del mondo, ha facilmente sconfitto una pallida Petra Martic, testa di serie numero 1 che per tutta la settimana non era stata troppo brillante, ed anche ieri ha confermato delle difficoltà, apparendo poco reattiva anche per problemi fisici. Nel 2° set in cui aveva recuperato da 2-5 a 4-5 ha chiamato medical time out uscendo dal campo per un fastidio alla coscia, ed al rientro, quando poteva tentare l’aggancio col servizio a disposizione, ha perso 4 punti di fila senza mai mettere la prima, consegnando di fatto il match alla Kontaveit.

Camila torna a convincere (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Camila Giorgi non riesce nell’impresa, ma mostra chiari segnali positivi nel gioco e nella tenuta. Palermo si appresta oggi a consegnare il primo titolo del circuito maggiore Wta dopo la lunga pausa per emergenza sanitaria e al termine di un’intensa settimana di ripartenza ufficiale, tra sorprese, rispetto dei protocolli del periodo, comunque tanta voglia delle protagoniste di tornare a competere. Saranno l’estone Anett Kontaveit, numero 22 Wta e la francese Fiona Ferro, numero 53 del mondo, a giocarsi l’ambito trofeo, con avvio non prima delle 19.30. La transalpina ha interrotto in semifinale i sogni di gloria dell’ultima azzurra in gara, la Giorgi appunto, in tre set e sul filo di lana (2-6 6-27-5). Partenza a razzo di Camila Giorgi. Per la marchigiana un 5-0 denso di significati tecnici, con due break e soprattutto un bel recupero nel quinto gioco da 0-40. Fiona Ferro si è sbloccata nel sesto gioco conquistandolo per l’1-5 parziale. Ha replicato nel successivo con il suo primo break nel set (2-5). Chiusura di Camila sul 6-2, con nuovo break, di forza e potenza pura. La seconda frazione ha visto il match cambiare completamente. Ferro più precisa e Giorgi più fallosa. La Ferro ha restituito ugual moneta all’azzurra (6-2) facendo fin dal avvio corsa di testa. Nel terzo set un break in favore della francese ha condizionato l’andamento del testa a testa. Brava la Giorgi a rimettersi in corsa al decimo gioco (5-5). Fatale però un suo attimo di rilassamento. Ferro nuovamente avanti e abile nel chiudere subito dopo. Per Camila in ogni caso un buon torneo che le frutterà domani un balzo di 18 posizioni sulla nuova poltrona mondiale di numero 71. La prima semifinale ha regalato invece una parziale sorpresa con la vittoria della quarta testa di serie, l’estone Anett Kontaveit, sulla numero 1 del seeding Petra Martic per 6-2 6-4. […]

Serena c’è: «New York e poi Parigi, che voglia…» (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Non gioca una partita ufficiale da febbraio. Ha passato gli ultimi mesi «reclusa» in Florida, temendo il coronavirus e le sue conseguenze per una persona come lei, con capacità polmonare ridotta. Serena Williams è pronta a riprendere la scalata, ora che la pandemia consente di tornare sotto rete. Con un obiettivo principale: lo Us Open che comincia a fine mese, pandemia permettendo. E nella sua testa c’è anche il Roland Garros a settembre in Francia. «Se si gioca, voglio farli entrambi» ha detto. Il cammino della quasi 39enne Serena verso il 24° titolo di uno Slam della sua leggendaria carriera comincia domani a Lexington, Kentucky, nel primo torneo Wta negli Usa dopo lo stop per il virus. Serena si è tenuta in forma e a casa sua ha addirittura ha costruito un campo con lo stesso cemento usato per gli Us Open. «Me l’ha costruito mio marito – ha raccontato ieri in conference call -, io invece mi sono occupata della palestra che però non è ancora finita. Il campo è immediatamente diventato il mio santuario, tanto che mi sono chiesta perché non l’ho fatto prima». La Williams, che ora è numero 9 nel ranking Wta, però è la prima a sapere che gli allenamenti casalinghi non bastano, che per ritrovare la condizione deve giocare e ha bisogno dei tornei. Ha in programma dopo Lexington il torneo newyorkese che precede lo Us Open, prima di giocare in quello che sarà il secondo Slam di questo strano 2020 (nel primo, l’Australian Open a gennaio, si era fermata al terzo turno). Per ora però Serena preferisce non fare programmi troppo a lungo termine: «Non penso al futuro, voglio concentrarmi su un torneo alla volta, anche perché con la pandemia non sai mai cosa può succedere». Serena in Kentucky sarà la testa di serie numero 1 di un tabellone che comprende anche la sorella Venus, Sloane Stephens, Victoria Azarenka, Aryna Sabalenka, Johanna Konta e Coco Gauff. «Non ci saranno i tifosi – dice Serena -, ma va bene lo stesso. Sono rimasta a casa per sei mesi, visto che ho cominciato a praticare il distanziamento sociale a marzo, e non mi capitava da quando ero una ragazzina. Anche quando sono rimasta incinta ho continuato a viaggiare. Ma con la salute sono super attenta: non sono sicura di cosa mi succederebbe se prendessi il coronavirus e preferisco non scoprirlo. Giocare a tennis è bello, ma qui si tratta della mia vita e della mia salute: giusto essere un po’ nevrotici. E portarsi dietro anche 50 mascherine».

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Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Cocchi). Baby Cocciaretto “copia” Errani (Vannini). Sinner va in America. US Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Barana)

La rassegna stampa di venerdì 7 agosto 2020

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La Giorgi raggiunge Errani e Cocciaretto. Che trio nei quarti (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Camila Giorgi cede un set alla slovena Juvan, rischia la rimonta, ma supera l’ostacolo 3-6 6-2 6-4 raggiungendo ai quarti le altre due azzurre Elisabetta Cocciaretto e Sara Errani. Oggi il trio azzurro sarà protagonista sulla terra rossa di Palermo a caccia di un posto in semifinale (Supertennis dalle 16). Sara, che a Palermo è arrivata grazie a una wild card e che sulla terra siciliana ha già vinto due volte nei tempi migliori, aveva bisogno di ritrovare risultati incoraggianti dopo essere precipitata fmo al numero 169 del mondo. Oggi, intorno alle 19, nel terzo match di giornata, si troverà di fronte la francese Fiona Ferro: «Sono più tranquilla rispetto allo scorso anno – ha spiegato la romagnola – sono sempre dentro la partita. La Ferro è una giocatrice impegnativa, ci siamo già allenate insieme. E giovane e molto potente». Prima di Sara entrerà in campo la 19enne Cocciaretto, che continua a migliorare i suoi record e punta alla prima semifinale Wta della carriera: «Sono emozionata ma molto contenta di come ho gestito queste partite – ha spiegato dopo aver battuto la Vekic, n. 24 al mondo – e voglio ringraziare il pubblico per avermi aiutata a vincere una partita contro una giocatrice forte e che ammiro. Ricordo che quando avevo 6 anni vedevo in tv Errani, Vinci, Pennetta e Schiavone proprio qui a Palermo, mentre adesso ci sono io ed è un’emozione forte, anche se in ogni caso questo deve essere solo un punto di partenza».

Baby Cocciaretto “copia” la Errani (Paolo Vannini, Corriere dello Sport)

 

Tante italiane così avanti in un torneo importante non è un fenomeno troppo comune negli ultimi tempi. L’ultima prova Wta con tre italiane nei quarti risale al 2015, Hobart, Australia: il terzetto azzurro era formato da Knapp, Vinci e Giorgi. E proprio Camila, impegnata nel match di ieri fino a tarda sera, era attesa a completare il gruppo già formato da Errani e da Elisabetta Cocciaretto, per la prima volta a questi livelli nel circuito maggiore. Gli Open siciliani invece sono sempre stati terreno fertile per il nostro tennis, tanto che già in 7 occasioni tre italiane sono arrivate almeno nei quarti (dal 1990 fino al 2010) e peraltro due straordinarie finali, Pennetta-Errani nel 2009 e Vinci-Errani nel 2013 sono stati dei derby interamente azzurri. La Errani è ancora qua a dire la sua, ha ritrovato sorriso e motivazioni sui campi che la lanciarono già giovanissima, e oggi, se il giorno di riposo le sarà servito per recuperare energie, non parte certo battuta contro Fiona Ferro, anche se l’unico precedente, a Rabat l’anno scorso, le è sfavorevole, ma solo dopo 3 set molto combattuti. Adesso Donna Vekic se la sarà scolpita bene in mente la ragazzina marchigiana che aveva candidamente ammesso di non conoscere prima del match di mercoledì notte. Ribadendo il suo tennis aggressivo, caratterizzato da una evidente voglia di emergere, la 19enne Elisabetta Cocciaretto ha lasciato 6 giochi alla numero 24 del Mondo, decisamente sorpresa dalla sua avversaria e forse un pizzico distratta. Con la seconda vittoria eccellente dopo quella sulla Hercog, la prima su una top 30, Cocciaretto fa segnare numeri indicativi della sua crescita, soprattutto considerando che ha pochissimi match Wra alle spalle: è per la prima volta nei quarti di un torneo importante, è la più giovane italiana a raggiungere un simile risultato 14 anni dopo proprio Sara Errani (Budapest 2006), la più giovane anche a centrare i quarti a Palermo a 8 anni dall’inglese Laura Robson, che appena 18enne tocco anche le semifinali. Comunque sia, a fine torneo firmerà il miglior ranking della carriera. Piace di Elisabetta, l’inquadramento mentale che le permette di mantenere la misura anche dopo un risultato eccezionale. «La Vekic? Normale che abbia detto di non conoscermi, io sono da poco nel circuito, piano piano giocando tutte mi conosceranno meglio. Il match? Inizio combattutissimo, poi piano piano mi sono sciolta e anche l’atmosfera del campo centrale, dove giocavo per la prima volta, mi ha aiutato. Ora non voglio sentire responsabilità. Sono felicissima al solo pensare di stare facendo bene nel torneo che da bambina vedevo in Tv sognando di arrivarci un giorno da protagonista». Per lei adesso un altro ostacolo molto impervio: l’estone Kontaveit, numero 22 del mondo. […]

Sinner va in America. Us Open e Cincinnati, ma prima la quarantena (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

L’America è vicina. Jannik Sinner ha sciolto (quasi) tutte le riserve e sarà al via il 18 agosto al Masters di Cincinnati e il 31 all’Us Open, quest’anno entrambi (anche il torneo dell’Ohio) eccezionalmente sui campi del Billie Jean King Tennis Center di Flushing Meadows, nel Queens a New York, storica sede dello slam americano. In tempi normali si tratterebbe di una non-notizia, ma in epoca di Covid e dopo le rumorose rinunce di grossi calibri come Nadal, Federer, Monfils e Fognini nulla ormai è scontato. Lo stesso Jannik il 19 luglio, parlando con un cronista americano, aveva messo in dubbio la sua partecipazione ai due tornei: “Se mi fanno fare 14 giorni di quarantena al ritorno in Europa non vado” era stato il succo del suo ragionamento. L’obbligo di quarantena ad oggi, seppur non ancora ufficialmente, è stato ridotto a 4 giorni sia in entrata che in uscita dagli Usa. Sinner arriverà a New York già la settimana prossima e dal 16 avrà accesso al Billie Jean King. Due giorni dopo sarà in campo per le qualificazioni. L’Usta ha fatto sapere che sta mettendo a punto con i governi europei un protocollo di sicurezza per scongiurare un «fermo» più lungo. Riccardo Piatti, coach di Sinner, conferma che a queste condizioni si può fare: «Se la situazione procede come ora Sinner sarà a New York sia per Cincinnati che per l’Us Open» dice. Il protocollo di sicurezza di cui sopra prevede una «bolla» per tennisti e staff, che dovranno limitare i loro spostamenti tra campi e i due alberghi messi a disposizione dall’organizzazione. I tennisti più facoltosi che sceglieranno di soggiornare in appartamento invece saranno videosorvegliati. […]

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