Del Potro sconfitto e ammirato: “Una fortuna giocare nella stessa era di Djokovic”

Asciugate le lacrime, il finalista degli US Open 2018 spende parole di elogio per il campione e per gli altri grandi del tennis contemporaneo. "Io e gli altri facciamo quello che possiamo, ma strappare loro questi titoli è una sfida enorme"

Del Potro sconfitto e ammirato: “Una fortuna giocare nella stessa era di Djokovic”
Juan Martin del Potro - US Open 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tra i 23.200 dell’Arthur Ashe Stadium e le centinaia di migliaia di spettatori a casa, quasi tutti facevano il tifo per Juan Martin del Potro. Un po’ perché tutto il Sudamerica ha gli US Open come Slam di riferimento, e un po’ perché la sua storia è semplicemente troppo commovente per non sperare che alla fine sia lui a sollevare la coppa. “Palito” ce l’ha messa tutta, giocando bene e a tratti benissimo, ma a vincere non c’è mai andato neppure vicino nel 6-3 7-6 6-3 che Novak Djokovic gli ha rifilato per agganciare Pete Sampras a quattordici titoli Slam in carriera. Pochi attimi dopo il match point, con il tuffo del serbo sul cemento blu di Flushing Meadows, è scoppiato in lacrime per lunghi minuti, consolato anche dal suo avversario.

“Parlare con voi in questo momento potrebbe essere la parte più brutta della giornata” ha alleggerito con i giornalisti in conferenza stampa, mostrando sul volto già di nuovo il suo sorriso un po’ malinconico. “Sinceramente, stavo piangendo fino a un momento fa”. La tristezza per aver mancato il bis newyorkese a nove anni di distanza non ha impedito a Del Potro di mostrare la consueta grande sportività nella sconfitta, oltre a una buona lucidità di analisi. “Mi aspettavo il genere di partita che abbiamo giocato, Novak ha giocato in modo molto intelligente. Ho avuto le mie opportunità ma giocavo al limite tutto il tempo, sempre alla ricerca del vincente sia col dritto che col rovescio, senza riuscirci perché lui era lì ogni volta.”

 

Anche nelle situazioni in cui è stato lui a sbagliare, come ad esempio sui due dritti nel tie-break, il merito viene attribuito all’avversario:“I miei errori sono dovuti al suo livello di gioco. Di sicuro alcuni dei colpi che ho tirato stasera sarebbero stati vincenti contro altri giocatori, ma lui è troppo veloce e la sua difesa è davvero buona”. In effetti, il Djokovic delle ultime uscite è parso molto vicino al livello degli anni migliori. “Sono molto triste di essere lo sconfitto oggi, ma Novak ha meritato” ha chiosato. “Sono contento per lui, se lo merita. Quando vedi un amico sollevare il trofeo, alla fine va bene lo stesso.” Il rapporto che lega i due quasi coetanei (l’argentino è più giovane di un anno) è ottimo, ma le parole di elogio mostrano una stima che va al di là dell’amicizia.

Si tratta di una ammirazione condivisa, che si estende agli altri campionissimi contemporanei come Federer e Nadal. Perciò, dopo aver rassicurato ancora una volta sul fatto che ormai gioca senza sentire dolore, Del Potro ha approfittato di una domanda-trivia sul numero di major vinti dal trio negli ultimi quindici anni (50 su 60) per esternare la propria sensazione su chi lasciato a lui e a numerosi colleghi talentuosi poco più delle briciole. “Facciamo quello che possiamo. Strappare loro questi titoli è una sfida enorme, ma io e gli altri siamo orgogliosi di essere vicini a queste leggende. Non mi sento triste per non aver potuto vincere più di uno Slam a causa loro, sono soltanto uno di quelli che ha avuto la fortuna di giocare nella loro stessa era.”

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