Agnieszka Radwanska, futuro in bilico

Lo storico coach di Radwanska, Tomasz Wiktorowski, ha rivelato che Aga non ha ancora deciso se continuare o ritirarsi. Una scelta difficile per tanti motivi, legati anche all'evoluzione dell'intero circuito femminile

Agnieszka Radwanska, futuro in bilico
Agnieszka Radwanska - Miami 2018

Sta per finire la stagione 2018. Mentre le tenniste di vertice sono proiettate alle Finals di Singapore, o in subordine al “Masterino” di Zhuhai, per chi è nelle posizioni di rincalzo comincia il momento di fare bilanci e orientarsi verso il 2019.
Ma c’è anche chi in questo momento non sta semplicemente interrogandosi su come agire per migliorare l’anno prossimo, perché cerca la risposta giusta a una domanda più radicale: continuare a giocare a tennis o smettere? Si tratta di Agnieszka Radwanska, e che si trovi in questa situazione lo ha rivelato in una intervista della scorsa settimana il suo storico coach Tomasz Wiktorowski.
In proposito Wiktorowski ha detto: “Solo Aga e i suoi familiari sanno cosa sia meglio per lei. Ormai è una donna esperta, intelligente e matura, sa cosa vuole fare nella vita, quindi aspettiamo solo di vedere quello che accadrà. Solo lei sa cosa ha passato di recente, quali problemi ha dovuto affrontare. Non dirò ora che continuerà la sua carriera dall’inizio della stagione, o chissà, magari da Wimbledon, usufruendo del ranking protetto”.

La situazione di Radwanska mi colpisce per due ragioni differenti. La prima è del tutto specifica. Aga è una giocatrice importante per il circuito femminile, con caratteristiche particolari che ne hanno fatto una protagonista molto amata: ha vinto per molti anni il “WTA Fan Favorite Award” più una infinità di volte il premio per lo “Shot of the year”, grazie alle prodezze e alle improvvisazioni che ha saputo mostrare sui campi di tutto il mondo.
La seconda ragione è più generale, e parte da quanto lei stessa ha raccontato in un articolo dello scorso anno: come sta evolvendo il tennis femminile e cosa questo significa per una giocatrice come lei. Direi quindi che in questo momento si può pensare a Radwanska e al suo futuro in chiave doppia: Aga rispetto a se stessa, ma anche rispetto alle avversarie.

 

1. Il futuro di Radwanska rispetto a se stessa
Agnieszka Radwanska è nata il 6 marzo 1989, e appartiene a un poker di giocatrici quasi coetanee che ha fatto la storia in WTA: oltre a lei, Vika Azarenka (nata nel luglio 1989), Petra Kvitova (marzo 1990), Caroline Wozniacki (luglio 1990); quattro nomi che hanno segnato un’epoca grazie alla loro permanenza ai vertici del ranking per molti anni, dando per diverse stagioni una impronta significativa al circuito.

Ma in più Aga rappresenta l’unica ufficiale rappresentante polacca di un altro gruppo di tenniste che se avessero avuto vicende familiari diverse avrebbero potuto ritrovarsi sotto la stessa bandiera: Wozniacki innanzitutto (con entrambi i genitori polacchi), ma anche Kerber (con i nonni polacchi, che in Polonia ha aperto la sua Academy) e Lisicki. Avessero giocato per lo stesso team probabilmente qualche Fed Cup la Polonia l’avrebbe vinta.
Mi domando se questa comune origine sia un elemento di cui tenere conto rispetto al loro modo di stare in campo. Lo dico perché, Lisicki a parte, Wozniacki, Kerber e Radwanska hanno forse rappresentato il massimo del tennis di contenimento/difesa del circuito contemporaneo; quasi che si potesse rintracciare una “anima polacca” con in sé alcune doti speciali; irriducibilità, grande mobilità e capacità di resistenza, qualità che hanno consentito ad Angelique, Caroline e Aga di emergere ad altissimi livelli.

Dei nomi che ho citato, Radwanska è stata con Wozniacki la più precoce. Vincitrice da junior di Wimbledon 2005 e del Roland Garros 2006, non ebbe problemi a inserirsi subito tra le adulte, tanto che in quello stesso 2006 venne votata come “Newcomer of the year“ in WTA.
Rapidissimo anche il progresso nel ranking: numero 941 nel 2004, poi 381 nel 2005, e addirittura numero 56 al primo anno affrontato solo parzialmente tre le pro. Numero 26 nel 2007, è entrata in Top 10 nel 2008 e ci è rimasta praticamente per nove anni di fila, se si esclude una parentesi di pochi mesi a fine 2010 a causa di una frattura da stress al piede che le aveva impedito di gareggiare. Questo il ranking dal 2008 al 2016: 10, 10, 14, 8, 4, 5, 6, 5, 3. Poi numero 28 nel 2017 e attualmente 74.

Insomma, per molto tempo Aga è stata una costante protagonista del circuito, e ogni appassionato di tennis ha finito per conoscerla a fondo, con i suoi pregi (tanti) e i suoi limiti (pochi). Giocatrice agile e rapida, con piedi leggerissimi, un gran tocco e la capacità di essere a proprio agio in qualsiasi parte di campo. Però con un deficit di potenza nei fondamentali da fondo campo e una certa difficoltà a digerire la terra battuta.
A dispetto del ranking (che sembrerebbe suggerire come migliore stagione il 2016) secondo me il picco di tennis più alto lo ha proposto fra il 2012 e l’inizio del 2014, con tre momenti topici che hanno segnato in negativo il grande obiettivo mancato della carriera, vale a dire la conquista dello Slam.

a pagina 2: I tre momenti-chiave alla ricerca dello Slam

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