Alluvione a Mallorca, Nadal apre la sua accademia agli sfollati

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Alluvione a Mallorca, Nadal apre la sua accademia agli sfollati

Il numero uno del mondo, dal primo momento al fianco dei soccorritori, ha offerto ospitalità nelle sue strutture per i tanti cittadini dell’isola rimasti senza casa

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Girano il mondo le foto di Rafael Nadal impegnato nei primi soccorsi dopo la tragica alluvione che ha colpito Mallorca. Il numero uno ATP, che fa base nella sua Manacor, non ha esitato a indossare tuta impermeabile e stivali per aiutare a ripulire dal fango le strade di San Llorenc, la città nella zona est dell’isola maggiormente colpita dalle piogge torrenziali. Il bilancio provvisorio è di dieci vittime, a seguito dell‘esondazione di un corso d’acqua che non ha retto – si legge nelle note degli amministratori locali – “i 220 litri di pioggia per metro quadrato caduti nelle ultime ore”. Due turisti inglesi sono morti annegati mentre erano a bordo di un taxi. Nadal alle prese con il fango, armato di scopa, si è preso anche l’intera prima pagina del quotidiano sportivo Marca listato a lutto per la tragedia. Insieme al suo fisioterapista Rafael Maymo, è stato immortalato dai presenti  – nessuna foto ufficiale – mentre nella giornata di ieri (mercoledì 10 ottobre) cercava di liberare dai detriti un locale industriale.

Emerge in queste ore anche un significativo problema sfollati: tanti infatti (si parla di oltre 200 persone) hanno dovuto abbandonare le abitazioni, come constatato anche dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che è arrivato sul posto promettendo aiuti economici per le zone disastrate. Anche in relazione a questa problematica, Nadal non ha perso tempo. Attraverso i suoi canali social, ha infatti annunciato l’apertura della sua accademia per offrire posti letto nell’emergenza. “È un giorno triste per Maiorca – il suo post – tutte le mie condoglianze vanno ai famigliari delle vittime dell’alluvione. La mia vicinanza alla città di San Llorenc. Vista la situazione, abbiamo deciso di aprire le porte della Rafa Nadal Academy a tutti gli sfollati e a chi ha bisogno di un posto dove stare”. L’Academy, che è dotata di un’ampia foresteria, dista appena 13 chilometri dal luogo del disastro ed è facilmente raggiungibile da San Lorenc percorrendo una strada statale. Il supporto logistico offerto dal campione spagnolo va ad aggiungersi alle altre misure d’emergenza prese nella zona, dove gli impianti sportivi al coperto sono già stati trasformati in dormitori.

 

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Miley sfida Haggerty per la presidenza ITF: non gli piace la nuova Davis

L’irlandese, già per 25 anni nella federazione internazionale, si candida per le elezioni di settembre 2019. Ed è esplicito il suo dissenso sulla rivoluzione che ha cancellato 118 anni di storia

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David Haggerty - President ITF

Sarà Dave Miley a sfidare David Haggerty (ed eventuali altri candidati) nelle elezioni per la presidenza dell’ITF, in programma a settembre 2019. L’annuncio è arrivato direttamente da parte dell’irlandese, che nella federazione internazionale ha lavorato fino al 2015 con diversi incarichi manageriali. Nell’anno successivo Miley è stato amministratore delegato di Tennis Ireland. Dal comunicato che annuncia la discesa in campo, si evince chiaramente come si tratti di una candidatura sostenuta dai banchi dell’opposizione. “Dal momento in cui mi sono dimesso dall’ITF nel 2015, ho seguito da vicino le scelte direttive e mi ritrovo sorpreso e rattristato dalle attuali sfide che l’organizzazione deve affrontare, penso alla Coppa Davis come anche ai rapporti che si sono deteriorati con altri componenti importanti del nostro mondo“, le parole di Miley. “Per un quarto di secolo ho lavorato per l’ITF e per 17 anni ho ricoperto il ruolo di direttore dello sviluppo, guidando il dipartimento più importante. Credo che la mia conoscenza e il mio interesse per l’ITF, insieme all’esperienza nel tennis e negli affari, possano qualificarmi nell’ambire a questo ruolo prestigioso“.

Il presidente e il board dell’ITF sono eletti ogni quattro anni. Haggerty è in carica dal 2015 e ha firmato nel suo mandato la storica rivoluzione della Coppa Davis a cui Miley fa riferimento, cancellando un format con 118 anni di storia per arrivare all’evento unico (finale a 18 squadre) in programma nel prossimo novembre a Madrid. La lettera d’intenti del candidato alla presidenza è stata concettualmente associata ai malumori sulla nuova formula espressi da alcuni tra i top player, pur essendo estremamente complesso ipotizzare ogni genere di passo indietro. Il dibattito è stato arricchito, proprio negli ultimi giorni, da Toni Nadal che ha fornito rassicurazioni sulla partecipazione del nipote all’evento madrileno (al netto di guai fisici).

 

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Il tennis e l’arte: alla scoperta della collezione Clerici

Dall’antichità a oggi, l’ultimo libro dello Scriba è un viaggio tra i quadri e le sculture che rappresentano lo sport a cui ha dedicato la vita

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È un percorso inedito quello che Gianni Clerici ci suggerisce, con un nuovo appuntamento in libreria. Il tennis nell’arte (Mondadori, 2018, 36 euroè l’ultima opera del maestro di giornalismo e di scrittura, che fa coesistere nelle 352 pagine alcune sue grandi passioni: la pittura e la scultura, lì dove toccano lo sport a cui ha dedicato la vita. Con la consueta ironia, in 68 (brevi) capitoli Clerici traccia un’inedita storia di racchette e palline nell’arte. Molti sono infatti i grandi pittori che hanno raffigurato il tennis dall’antichità a oggi: da Desubleo a Tiepolo, da Chardin a Goya, Boccioni, Campigli, Carrà, Hopper. Tra gli scultori, non manca il riferimento alle opere di Calder, Thayaht e Tongiani.

 

 

Il tratto distintivo del libro è chiaramente la sintesi: tra la storia dell’arte e quella del tennis, tra le caratteristiche delle grandi opere analizzate e le vicende personali dell’autore, raccontate con la consueta penna raffinata e divertente senza lesinare su aneddoti che coinvolgono personaggi più o meno famosi. Nell’occasione, Clerici accompagna il lettore anche alla scoperta della sua ricca collezione familiare di quadri e sculture. La narrazione, accompagnata dalle immagini, segue l’ordine cronologico e le oltre 100 opere sono corredate dalle schede dettagliate di Milena Naldi, storico dell’arte. Il libro è stato presentato per la prima volta lo scorso 10 dicembre al circolo Virtus Tennis Bologna.
“5oo anni di tennis”, la “bibbia” che tutti dovrebbero avere

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Australian Open 2019, l’entry list delle qualificazioni maschili

Massiccia presenza italiana nel tabellone cadetto di Melbourne: a contendersi uno spazio nell’arena del primo Slam stagionale gli azzurri saranno addirittura quindici. Ugo Humbert primo degli esclusi… per colpa dell’ITF

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Quindici. Contingente azzurro enorme alle qualificazioni con finestra sul primo Major dell’anno 2019. Da Lorenzo Sonego a Gian Marco “Jimbo” Moroni le speranze di vedere ingrossato il plotone italiano a Melbourne lunedì 14 gennaio, non fosse altro che per questioni meramente numeriche, sono concrete. Al momento sono Fabio Fognini, Marco Cecchinato, Andreas Seppi, Matteo Berrettini e Thomas Fabbiano i nostri rappresentanti sicuri di un posto nel tabellone principale dell’Australian Open 2019, ma le cosiddette seconde linee, destatesi un po’ all’improvviso dopo anni di torpore forse eccessivo, saranno lì a sgomitare per pretendere un posto al sole.

Si passi all’elenco dunque, lunghetto: Lorenzo Sonego, Paolo Lorenzi, Stetone Travaglia, Simone Bolelli, Gianluigi Quinzi, Salvatore Caruso, Alessandro Giannessi, Filippo Baldi, Luca Vanni, Andrea Arnaboldi, Stefano Napolitano, Matteo Donati, Federico Gaio, Lorenzo Giustino e Gian Marco Moroni. Una lista interessante e composita per anagrafe, attitudine e specializzazione. Ma a impressionare, occorre ribadirlo, è la mole: l’Italia è la nazione di gran lunga più ingombrante nel listone dal cut-off alla 231 ATP e uno dei soli tre stati insieme a Francia e Germania (rappresentate ciascuna da dieci giocatori) a piazzarsi in doppia cifra. Gli spagnoli guidati dal veterano Garcia-Lopez sono sette, i tennisti USA otto e i padroni di casa cinque.

 

Il primo escluso dal main draw è Ugo Humbert, ventenne mancino da Metz di grandi speranze in grado nell’anno solare di scalare 294 posizioni vincendo per via tre Challenger: attualmente è collocato alla 84 ATP, ma per l’entry list il suo ranking è 102, status che – considerati gli ingressi “protetti” dei lungodegenti Murray, Tipsarevic e Darcis – lo costringerà a giocarsi il posto nelle qualificazioni, se qualche infortunato dell’ultim’ora non dovesse aprirgli la porta. La controversa situazione è un paradosso del Transition Tour, che a partire dal primo gennaio prossimo scalerà a ogni giocatore tutti i punti conquistati nei Future da 15.000 dollari oltre a quelli raggranellati nei turni antecedenti alle semifinali dei 25.000 nel 2018: il povero Ugo aveva iniziato la ripida scalata annuale mietendo successi nei piccoli tornei ITF e sarà proprio l’ITF, organo che governa i tornei del Grande Slam, a negargli l’accesso diretto all’Open d’Australia. Oltre al danno la beffa, vi direbbero, ma è sempre messo meglio lui del sommo Dustin Brown, precipitato alla posizione 231 e ultimo della fila di questa interessantissima entry list.

L’entry list del tabellone principale

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