Stephens tiene aperto il (folle) gruppo rosso e Osaka in bilico

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Stephens tiene aperto il (folle) gruppo rosso e Osaka in bilico

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Altra giornata assurda e priva di logica nel girone rosso: girone, si interpreti il termine in senso dantesco, quello delle tenniste spaurite e terrorizzate, da cosa non si capisce bene, vista la mole di punti in palio per ogni singola debacle (125) che fa tornare alla mente le vantaggiose sconfitte a biliardo del geometra Calboni contro il direttore Catellani nella saga del ragionier Ugo Fantozzi: uno scatto nella gerarchia aziendale per ogni sfida persa. Si può cascare peggio, eppure. Gli ammanchi motivazionali probabilmente dovuti a tanta grazia – parliamo solo di punti e non di denari, perché siamo signori – in parte spiegano il modestissimo spettacolo in scena, ma dall’altra non possono non esacerbare i dubbi sullo stato fisico delle giocatrici e l’interesse che le medesime mostrano per le cosiddette Finals: se, come si è detto, dopotutto si precipita sul morbido, tanto varrebbe rilassarsi: niente da fare.

Naomi Osaka e Angelique Kerber – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

In fondo a un pomeriggio altalenante, per usare un eufemismo temerario, e a oltre cinque ore complessive di terrore agonistico, il suddetto girone rosso (che forse sarebbe più opportuno colorare di blu come la fifa delle giocatrici ivi raggruppate) non ha ancora emesso alcun verdetto, in particolare per meriti ascrivibili a Sloane Stephens. La statunitense ha vinto un match lungo e incerto contro Kiki Bertens e quindi rinviato qualsiasi decisione all’ultima giornata di gara, lanciando una scialuppa di salvataggio a Naomi Osaka, che aveva nel frattempo perso contro Angelique Kerber la prima sfida del pomeriggio. Stephens, due partite vinte, anche se sarebbe meglio dire “non perse”, se solo i successi sportivi potessero cristallizzarsi in un processo di sottrazione, e Kerber, una vittoria e una sconfitta sinora, hanno tagliato i rispettivi traguardi per prime nonostante due partite orrende, e la mancina di Brema, in particolar modo, dopo aver fatto di tutto per perdere, proprio come le era riuscito nel match degli ambigui parziali nel debutto contro la biondissima olandese.

Conquistato il set inaugurale marciando sulle sventatezze di un’Osaka inguardabile, Angie è andata a servire per il match sul cinque a quattro del secondo, quando la giapponese, improvvisamente destatasi, si è messa a giocare dieci minuti di tennis formato US Open, vincendo i tre giochi consecutivi utili a spingere la contesa al terzo; terzo set che l’ha vista tornare a sbagliare lo sbagliabile (alla fine i suoi errori non forzati saranno addirittura cinquanta) e a cedere sul decisivo break nel fatidico settimo gioco.

 

Naomi Osaka – WTA Finals Singapore 2018 (foto Philip Cho)

Virtualmente eliminata, Naomi ha investito Sascha Bajin del ruolo di amuleto spedendolo in tribuna per Bertens-Stephens, e la scelta le ha dato ragione, sebbene tra mille e più tremori. Partita alla grande (avanti per tre a zero prima, per quattro a due poi), Stephens si è afflosciata sempre più, facendosi trascinare in un tie break del primo set vinto solo grazie alle malefatte della sua avversaria (due dritti a campo aperto e uno al volo da censura) e perdendo malissimo il secondo, condito da una quantità industriale di errori sopra la rete difficili da ritenere reali. Sotto di un break anche all’inizio del terzo e parsa prossima al KO, la campionessa dello US Open 2017 ha semplicemente osservato la povera Kiki non mettere più una palla in campo e inabissarsi tra errori e stanchezza infinita, producendo il parziale di sei giochi a uno che ha chiuso la contesa e riaperto la porta a tutte. Nella speranza che almeno qualcuna fra loro sfrutti l’ultima giornata per meritarsi il passaggio del turno.

Risultati (Gruppo Rosso):

[1] A. Kerber b. [3] N. Osaka 6-4 5-7 6-4
[5] S. Stephens b. [8] K. Bertens 7-6(4) 2-6 6-3

La classifica dei gironi e il calendario
Gruppo Rosso: cosa è successo nella prima giornata
Gruppo Bianco: le cronache della prima e della seconda giornata

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Halep a fatica se la cava di nuovo a Praga, solida Bouchard

La n. 2 del mondo accusa un dolore alla spalla ma vince lo stesso in rimonta contro la wild card Krejcikova. Vittoria sofferta e convincente per Bouchard

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Ancora il grande caldo a Praga, intervallato da forte folate di vento, ha caratterizzato la giornata di mercoledì dedicata ai secondi turni. È scesa di nuovo in campo la numero 1 del tabellone Simona Halep e come accaduto nel suo precedente incontro, ha trovato dall’altra parte della rete una tennista in grande forma e per avere la meglio ha dovuto far ricorso a tutte le sue energie. L’avversaria in questo caso è stata la ceca Barbora Krejcikova, attuale n. 118 ed ex numero 1 di doppio che ha fatto valere alla grande le sue doti sotto rete.

CHE FATICA HALEP – La tennista di casa ha effettuato un’ottima preparazione durante i torni di esibizione vincendo ben 10 partite sulla terra battuta, e contro Halep ha adottato uno stile molto aggressivo a partire dalla risposta. La romena raramente è riuscita a tenere in mano il controllo degli scambi e anche in difesa ha sofferto molto, sopratutto sul lato del rovescio. La wild card locale ha giocato una partita superba vincendo il primo set in un battibaleno, e anche nei momenti di difficoltà attraversati nel secondo set si è fatta valere. In quel caso Halep si era portata prepotentemente in vantaggio 5-2, ma la disinvoltura di Krejcikova mista ad un’eccessiva titubanza da parte della romena avevano riaperto i giochi. La consueta tenacia di Halep è stata fondamentale per riuscire a chiudere il secondo set alla sesta occasione ma è sempre stata la ceca a dettare il gioco e a sembrare molto più a suo agio in campo.

Col passare dei game è emerso anche un problema fisico per l’attuale n. 2 del mondo la quale, tra secondo e terzo set, ha fatto ricorso all’intervento della fisioterapista per un dolore tra la spalla destra e il collo (ripetuto poi al cambio campo successivo); la prolungata inattività interrotta bruscamente con due partite tanto dispendiose sicuramente non avranno giovato al suo fisico. Nel parziale decisivo c’è stata comunque un’ulteriore svolta nel match: tutto lasciava supporre un dominio della tennista ceca, ma una volta sfumata la chance del 3-0 per Krejcikova, l’indomita Halep si è rimessa sui binari giusti e con 6 game consecutivi ha portato a casa la partita dopo 2 ore e 7 minuti.

 

Se questo torneo deve essere l’ago della bilancia per decretare la presenza o meno di Halep agli US Open, al momento la sua preparazione non sembra ottimale. Mentalmente oggi è riuscita a ribaltare una partita che sembrava già persa ma sul piano fisico è apparsa ancora troppo incerta. Il terzo turno contro la lucky loser Magdalena Frech dovrebbe dargli un po’ più di respiro e sarà forse più facile fare una valutazione della sua condizione.

SOLIDA BOUCHARD – Ad aprire la giornata alle 11:00 era stata un’altra wild card, Eugenie Bouchard scesa attualmente alla posizione n. 322 del ranking. Dopo l’agevole vittoria nel primo turno, è arrivato un’altro successo convincente per lei ma questa volta molto più sudato. La canadese ha infatti battuto Tamara Zidansek per 7-6(2) 6-7(2) 6-2 in 2 ore e 52 minuti dopo un incontro sfiancante. Entrambe hanno impostato la loro partita col gioco da fondo e solo ogni tanto la slovena tentava delle variazioni con la smorzata di dritto. Il grande equilibrio – testimoniato anche dalla durata del primo set, 71 minuti – è svanito durante i due tie-break dominati rispettivamente il primo dalla canadese e il secondo dalla slovena. In più occasioni Bouchard ha sperperato un vantaggio tanto faticosamente conquistato, ma alla lunga è stata lei ad avere il maggior controllo delle operazioni e ha mostrato un atteggiamento decisamente positivo, supportato da un’ottima prestazione alla battuta. Ad ogni errore ha sempre reagito con determinazione e la sua superiorità è emersa nel parziale decisivo

Risultati secondo turno

[WC] E. Bouchard b. T. Zidansek 7-6(2) 6-7(2) 6-2
[LL] M. Frech b. A. Rus 6-3 2-6 6-4
[1] S. Halep b. [WC] B. Krejcikova 3-6 7-5 6-2
I. C. Begu b. [LL] L. Kung
S. Sorribes Tormo b. L. Siegemund 6-2 6-3

Il tabellone completo

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ATP

Internazionali d’Italia: il torneo viene anticipato, si gioca dal 14 al 21 settembre

Dopo la cancellazione di Madrid, Roma prende il suo posto in calendario lasciando una pausa di qualche giorno prima del Roland Garros. Bye per i semifinalisti di New York

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Gli Internazionali d’Italia, inzialmente previsti dal 20 al 27 settembre, cambiano di nuovo data dopo la cancellazione del torneo di Madrid: al Foro Italico si giocherà da lunedì 14 a lunedì 21 settembre. Lo ha annunciato a Todi, durante la finale di Serie A1, il direttore del torneo Sergio Palmieri:

ATP e WTA hanno confermato la nuova data che è quella dal 14 al 21 settembre questo per permettere ai giocatori più forti, quelli che vanno in semifinale agli US Open, di arrivare in Italia e avere qualche giorno di preparazione. Chi arriva in semifinale a New York avrà un Bye e non giocherà prima di mercoledì o giovedì  quindi avranno giorni di riposo e soprattutto avranno una sosta interessante tra la finale di Roma e l’inizio del Roland Garros”.

Riguardo alle misure di sicurezza sanitarie aggiunge: “Siamo pronti e preparati, non sarà semplice perché organizzare un torneo del genere con così tanti partecipanti con tutte le problematiche sanitarie è una novità, ci stiamo preparando e saremo pronti anche in questa occasione”.

 

Il protocollo sarà comunque piuttosto stringente: “I giocatori che arrivano dagli Usa faranno un tampone 48 ore prima di arrivare, poi appena arrivano in Italia faranno un altro tampone e andranno immediatamente in camera sino a quando non arriva il  risultato. Se sarà negativo potranno uscire e giocare le gare”.

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WTA

Serena-Venus XXXI, l’ultima volta… fino alla prossima

Ancora una volta, il sorteggio ha messo di fronte le Williams, le sorelle più famose del tennis, questa volta al secondo turno del Top Seed Open di Lexington

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Serena e Venus Williams - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Serena e Venus, Venus e Serena. Ancora una volta, la trentunesima, le Williams si ritroveranno l’una contro l’altra, nell’ottavo di finale del torneo di Lexington, Kentucky, dove Octagon ha deciso di spostare il torneo WTA di Washington. Il match è in programma dalle 18:30 italiane.

Breve carrellata: 18-12 Serena negli head-to-head, 11-5 negli Slam (7-2 in finale), 11-9 sul cemento, 72-49 per titoli vinti (23-7 negli Slam), 316-11 nelle settimane da N.1 WTA, 14 Slam vinti in coppia su 14 finali disputate. Il loro ultimo match… non si è disputato, perché Serena si è ritirata per infortunio alla vigilia di un secondo turno a Roma lo scorso anno; ha però stravinto l’ultimo incontro effettivamente svoltosi, un 6-1 6-2 al terzo turno dello US Open 2018.

Questa sfida sarà a suo modo una prima, però, visto che le sorelle non si sono mai incontrate sul palcoscenico certamente poco glam di un International, dove, come ha scritto il Denver Post, “si può vedere il traffico che scorre dietro il campo”; prima di oggi, l’occasione più umile per una loro partita era stata un Tier II (che oggi sarebbe un Premier), a Bangalore nel 2008, 7-6 al terzo in semifinale per Serena. Di conseguenza, il contesto sarà forse il più vicino agli albori della loro rivalità, quando si allenavano insieme prima a Compton e poi a West Palm Beach, nell’Academy di Rick Macci.

 

Ci sono quindi i presupposti per un match particolare, per molti motivi. Non va infatti dimenticato che, doppio a parte, le Williams sono unite dal ruolo avuto in una rivoluzione culturale che ha cambiato il tennis femminile in termini di pubblico (la loro finale a Flushing Meadows nel 2001 fu più vista di un match di college football della stessa ora, come se l’Orchestra Casadei vendesse più biglietti di Vasco) e di diversità, generando un esercito di epigone adoranti. Fra di loro, Coco Gauff, che un minimo di ispirazione dalle due la trae (e che ha passato ben due battesimi del fuoco al cospetto di Venus), ha riassunto il sentimento collettivo: “Guarderò sicuramente il match, se non mi starò allenando. Potrebbe essere la loro ultima sfida, anche se è quello che diciamo tutte le volte, e poi finiscono per affrontarsi di nuovo”.

Venus, splendida all’esordio amarcord con Vika Azarenka (6-3 6-2) ha detto: “Non ho giocato per mesi, quindi adesso voglio competere con tutte le migliori. Il mio desiderio è stato esaudito subito, visto che affronterò Serena”. La sorella minore, un po’ imballata in uscita dai blocchi all’esordio, vinto per 4-6 6-4 6-1 contro Bernarda Pera, non è invece parsa entusiasta: Mi sembra di incontrare Venus in ogni torneo, al primo o al secondo turno – è seccante. Da un certo punto di vista, le sue parole sono comprensibili: Venus è N.67 WTA ed è uscita dai quartieri alti da quasi tre stagioni, e quindi mette in conto di dover affrontare qualche big ai primi turni, mentre Serena, da favorita del seeding, si sarebbe potuta augurare un match più morbido agli ottavi.

Il risultato del match non è francamente rilevante, le giocatrici inizieranno a salire di giri da diversamente Cincinnati in poi, e sarebbe difficile trarre delle indicazioni importanti dal secondo match giocato dopo cinque mesi di stop, ma le parole di Venus ci ricordano ancora una volta quanto questa ragazzina di 40 anni sia ancora innamorata del gioco del tennis, e per certi versi di quanto la sua legacy non possa essere apprezzata fino in fondo nel tennis contemporaneo.

In fondo, se non avesse vissuto all’ombra dei record della sorella, sarebbe già adesso celebrata per i suoi sette Slam vinti (di cui cinque a Wimbledon), nonché per la sua clamorosa longevità – in sostanza, verrebbe vista come una sorta di Jimmy Connors, semi-pensionato ma con in serbo un ultimo grande exploit, magari sull’Arthur Ashe. Invece, gli standard irraggiungibili di Serena e dei Big Three, in termini di vittorie, immarcescibilità e solidità di gioco, portano tanti appassionati a non apprezzare l’amore per il gioco di una che, figlia di uno stile démodé, vuole ancora divertirsi in campo, e se possibile migliorarsi.

Come ha scritto il Denver Post, infatti, Venus ha lavorato tanto sul servizio e sul dritto durante la forzata off-season primaverile, e nel match contro Azarenka i risultati si sono visti, soprattutto per quanto concerne il colpo da fondo: è molto più rapida ad andare sotto alla palla grazie a un’ovalizzazione meno barocca, e il follow through va molto meno sopra la testa, creando un tergicristallo molto più efficace – il colpo sembra molto più carico rispetto al passato recente, anche se ovviamente serviranno più match per dare un responso definitivo. Al di là di quelli che possono essere i piccoli aggiustamenti del caso, però, ciò che va ammirata è la volontà di alterare automatismi vecchi di decenni per continuare a perseguire la miglior versione di sé, sforzo e umiltà che con il suo chilometraggio (e con una malattia che la priva di energie) non sono scontati, ben lungi.

Serena e Venus Williams - US Open 2015 (foto di Art Seitz)
Serena e Venus Williams – US Open 2015 (foto di Art Seitz)

Per quanto riguarda Serena, il suo allenatore Patrick Mouratoglou ha raccontato a UbiTennis dei benefici che lo stop del tour ha portato alla sua protetta: “Ha fatto un lavoro eccezionale, raggiungere quei risultati alla sua età dopo aver partorito non è da tutti, ed è ovviamente più complicato farlo a 37 anni piuttosto che a 27. Non ho mai visto nessuno lavorare tanto duramente, e il suo livello di motivazioni è sempre incredibilmente alto. […] Credo che le abbia fatto bene il riposo, soprattutto per le condizioni del suo ginocchio. A volte durante i tornei non ci si può prendere il tempo necessario, mentre stavolta si è potuta rimettere completamente. Inoltre i migliori ci mettono di meno a tornare al loro livello, quindi penso che sia quasi stato un vantaggio per i giocatori più vecchi“.

Ora, l’ultima frase le si potrebbe anche ritorcere contro in questo match fra vetuste, ma Serena stessa ha confermato le parole del coach, come riportato dal Corriere della Sera: “Questo break è stato un male necessario: non l’ho chiesto, non l’ho voluto, ce l’ha imposto il virus, ma sento che mi ha fatto bene. In retrospettiva posso dirlo: il mio corpo ne aveva bisogno. E adesso mi sento bene come non mai. Più rilassata, più in forma, più centrata. È come se il mio cervello mi dicesse okay, adesso finalmente puoi giocare il tuo vero tennis!“.

Certo è che, per forza di cose, Serena Williams non vive più di rivalità individuali, ancorché uniche (e per certi versi dai toni soffusi, visto che molti hanno rimarcato una certa, inevitabile mancanza di agonismo nelle sfide fra le due, rendendo molti dei loro match interessanti solo sulla carta) come quella che ha con Venus, perché la sua unica motivazione è quella, piuttosto rilevante, di disperdere qualunque tipo di argomentazione su chi possa essere la GOAT femminile all’infuori di lei, e quando l’interlocutore è la storia i volti delle avversarie di giornata inevitabilmente affievoliscono. Le sue parole di fastidio riflettono la percezione di un hysteron proteron nella preparazione, con un’avversaria troppo competitiva da affrontare troppo presto, magari privandola di altri match da mettere nelle gambe.

Ribaltando il discorso, però, riflettono anche, forse, la preoccupazione per dover affrontare un’avversaria che, a prescindere da tutto, è molto più sentita di qualunque altra, e che ha quindi il potenziale per far saltare i suoi ritmi mentali, e lì la sfida consisterebbe nel ritrovare la consueta cattiveria a 24 ore di distanza. In passato, questo non è mai stato un problema per Serena, ma alcune cose non sono un problema finché non lo diventano, e questo è uno dei motivi che continuano a rendere affascinante la loro dinamica, e che rendono il match di oggi imperdibile.

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