WTA Ranking: Maestra Svitolina chiude la stagione al n.4 – Ubitennis

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WTA Ranking: Maestra Svitolina chiude la stagione al n.4

Il successo a Singapore la fa salire di tre posti. Chiuderà per la prima volta la stagione in top 5. All’Elite Trophy si gioca il n.10. Sette delle 12 partecipanti possono virtualmente riuscirci

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Può piacere o meno come gioca, ma non si può dire che Svitolina non abbia vinto le Finals con merito. Aveva rischiato fino all’ultimo di fallire la qualificazione  e non arrivava certo con i favori dei pronostici a Singapore. Ha infilato 5 vittorie di fila (l’ultima a riuscirci fu Serena Williams nel 2013), ha guadagnato un bottino di 1500 punti che la porta al n.4 del ranking. Quarto titolo stagionale per lei, l’unico dopo Roma. Questa la  progressione ranking dell’ucraina, che ha sempre  chiuso ogni stagione in miglioramento rispetto alla precedente:

2010: 503
2011: 232
2012: 112
2013: 45
2014: 28
2015: 19
2016: 14
2017: 6
2018: 4

Personalmente non sono un grande fan di questa formula, pur riconoscendone i vantaggi. Le ultime edizioni (compresa quella di quest’anno) sono state vinte da atlete per le quali il titolo di maestra ha rappresentato il punto più alto della carriera o addirittura una consolazione per altri titoli ben più pesanti  assenti dal palmarès. È stato così per Wozniacki, prima dell’affermazione in Australia, e per Radwanska e Cibulkova, maestre per il rotto della cuffia, con due sconfitte nel girone iniziale. Datemi pure del vecchio nostalgico, ma il fascino del Masters a eliminazione diretta, con un tabellone di 16 giocatrici e la finale 3 su 5 per me resta ineguagliabile.

 

TOP10 E TOP20 – Gli unici movimenti riguardano Svitolina, che guadagna 3 posizioni, Naomi Osaka, che ne perde una e scende al n.5, Petra Kvitova, che chiude con un -2 e il 7° posto il suo 2018. Comunque vada il torneo di Zhuhai, le prime 9 giocatrici del mondo saranno quelle che ritroveremo a fine stagione. Il decimo posto  è in palio con ben 7 giocatrici in corsa. La cinese Qiang Wang, invece, potrebbe entrare tra le prime 20. Considerati i risultati ottenuti nei tornei di Guangzhou (vittoria), Hong Kong (finale), Hiroshima, Wuhan e Pechino (semifinali), non è escluso ci riesca e forse sarebbe un meritato premio per quanto di buono ha fatto negli ultimi mesi. L’Elite Trophy andrà quindi a disegnare la top 20 di fine anno. Vediamo i gironi:

AZALEA

[1] D. Kasatkina (RUS) vs. [6] M. Keys (USA)
[1] D. Kasatkina (RUS) vs. [11] Q. Wang (CHN)
[6] M. Keys (USA) vs. [11] Q. Wang (CHN)

CAMELLIA

[2] A. Sevastova (LAT) vs. [7] G. Muguruza (ESP)
[2] A. Sevastova (LAT) vs. [12] [WC] S. Zhang (CHN)
[7] G. Muguruza (ESP) vs. [12] [WC] S. Zhang (CHN)

ORCHID

[3] A. Sabalenka (BLR) vs. [8] C. Garcia (FRA)
[3] A. Sabalenka (BLR) vs. [9] A. Barty (AUS)
[8] C. Garcia (FRA) vs. [9] A. Barty (AUS)

ROSE

[4] E. Mertens (BEL) vs. [5] J. Goerges (GER)
[4] E. Mertens (BEL) vs. [10] A. Kontaveit (EST)
[5] J. Goerges (GER) vs. [10] A. Kontaveit (EST)

Considerato che passerà la prima di ogni girone, potranno arrivare al n.10 Kasatkina o Keys,  Sevastova o Muguruza, Sabalenka, Mertens o Goerges.

Pos. Giocatrice Punti Tornei Diff. dal 22/10/18
1 Simona Halep 6921 17 0
2 Angelique Kerber 5875 19 0
3 Caroline Wozniacki 5586 19 0
4 Elina Svitolina 5350 19 3
5 Naomi Osaka 5115 20 -1
6 Sloane Stephens 5023 20 0
7 Petra Kvitova 4630 21 -2
8 Karolina Pliskova 4465 23 0
9 Kiki Bertens 4335 25 0
10 Daria Kasatkina 3315 24 0
11 Anastasija Sevastova 3185 22 0
12 Aryna Sabalenka 3145 26 0
13 Elise Mertens 3065 22 0
14 Julia Goerges 2995 23 0
15 Serena Williams 2976 9 0
16 Madison Keys 2817 16 0
17 Garbiñe Muguruza 2725 22 0
18 Caroline Garcia 2600 22 0
19 Ashleigh Barty 2420 20 0
20 Anett Kontaveit 2375 23 0

UP AND DOWN – Pochi movimenti in top100 e non particolarmente significativi. Alison Van Uytvanck (-3, n.51) esce dalle cinquanta, sale Viktorija Golubic (+16, n.91) dopo la vittoria all’ITF di Poitiers. Cinque posti in più per Monica Niculescu (n.77), 9 in meno per Anna Karolina Schmiedlova (n.76). Retrocede anche Yafan Wang (-8, n.83)

CASA ITALIA

In classifica generale, a parte Camila Giorgi che è stabile,  perdono tutte le altre: Sara Errani (-4, n.107), Martina Di Giuseppe (-1, n.183), Jasmine Paolini (-2, n.189), Martina Trevisan (-2, n.193), Giulia Gatto-Monticone (-7, n.213). Complessivamente, il ranking medio della top5 italiana è 139,6. Nella top20 nazionale,  rientra la n.19 Bianca Turati, reduce da un buon torneo a Florence.

Pos. Giocatrice Class. WTA Diff. dal 22/10/18
1 Camila Giorgi 26 0
2 Sara Errani 107 0
3 Martina Di Giuseppe 183 0
4 Jasmine Paolini 189 0
5 Martina Trevisan 193 0
6 Giulia Gatto-Monticone 213 0
7 Anastasia Grymalska 228 1
8 Deborah Chiesa 231 -1
9 Jessica Pieri 268 0
10 Stefania Rubini 301 0
11 Georgia Brescia 345 0
12 Gaia Sanesi 349 0
13 Federica Di Sarra 389 0
14 Angelica Moratelli 406 1
15 Camilla Rosatello 415 -1
16 Lucrezia Stefanini 418 0
17 Martina Caregaro 433 0
18 Martina Colmegna 454 0
19 Bianca Turati 468
20 Dalila Spiteri 474 -1

NEXT GEN RANKING

Tutte stabili le posizioni del ranking rispetto a una settimana fa. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1998).

Pos. Giocatrice Anno Class. WTA Diff. dal 22/10/18
1 Aryna Sabalenka 1998 12 0
2 Sofia Kenin 1998 48 0
3 Viktoria Kuzmova 1998 56 0
4 Dayana Yastremska 2000 60 0
5 Vera Lapko 1998 65 0
6 Marketa Vondrousova 1999 67 0
7 Amanda Anisimova 2001 93 0
8 Anastasia Potapova 2001 94 0
9 Anna Blinkova 1998 98 0
10 Olga Danilovic 2001 101 0

NATION RANKING

L’Ucraina aggancia la Romania al n.5. Stazionarie le altra compagini nazionali. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Pos. Nazione Punteggio Diff. dal 22/10/18
1 Stati Uniti 37 0
2 Repubblica Ceca 46 0
3 Germania 80 0
4 Russia 81 1
5 Romania 91 0
Ucraina 91 1
7 Bielorussia 94 0
8 Australia 99 0
9 Cina 105 0
10 Francia 108 0

LE TOP 50

1 0 [ROU] Simona Halep 27 6921 17
2 0 [GER] Angelique Kerber 30 5875 19
3 0 [DEN] Caroline Wozniacki 28 5586 19
4 3 [UKR] Elina Svitolina 24 5350 19
5 -1 [JPN] Naomi Osaka 21 5115 20
6 0 [USA] Sloane Stephens 25 5023 20
7 -2 [CZE] Petra Kvitova 28 4630 21
8 0 [CZE] Karolina Pliskova 26 4465 23
9 0 [NED] Kiki Bertens 26 4335 25
10 0 [RUS] Daria Kasatkina 21 3315 24
11 0 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3185 22
12 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3145 26
13 0 [BEL] Elise Mertens 22 3065 22
14 0 [GER] Julia Goerges 29 2995 23
15 0 [USA] Serena Williams 37 2976 9
16 0 [USA] Madison Keys 23 2817 16
17 0 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2725 22
18 0 [FRA] Caroline Garcia 25 2600 22
19 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 2420 20
20 0 [EST] Anett Kontaveit 22 2375 23
21 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2363 21
22 0 [CHN] Qiang Wang 26 2155 23
23 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 2153 21
24 0 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1860 28
25 0 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1805 20
26 0 [ITA] Camila Giorgi 26 1800 21
27 0 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1755 20
28 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 32 1720 27
29 0 [RUS] Maria Sharapova 31 1602 13
30 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1570 21
31 0 [CZE] Katerina Siniakova 22 1492 24
32 0 [CRO] Petra Martic 27 1465 20
33 0 [CZE] Barbora Strycova 32 1460 23
34 0 [CRO] Donna Vekic 22 1455 25
35 0 [USA] Danielle Collins 24 1395 25
36 0 [CHN] Shuai Zhang 29 1370 27
37 1 [AUS] Daria Gavrilova 24 1335 23
38 1 [GBR] Johanna Konta 27 1300 24
39 -2 [SUI] Belinda Bencic 21 1295 20
40 0 [USA] Venus Williams 38 1206 12
41 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1164 26
42 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1160 22
43 0 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1157 27
44 0 [FRA] Kristina Mladenovic 25 1155 27
45 0 [KAZ] Yulia Putintseva 23 1145 24
46 0 [FRA] Alizé Cornet 28 1130 27
47 0 [CHN] Saisai Zheng 24 1128 23
48 1 [USA] Sofia Kenin 19 1073 28
49 1 [BEL] Kirsten Flipkens 32 1058 25
50 1 [SVK] Magdalena Rybarikova 30 1056 22

Legenda – Nella top 50 trovate, in ogni riga: classifica – variazione rispetto alla settimana precedente – nazionalità – giocatrice- anni – punti – tornei.

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Australian Open

Australian Open: sarà ottavo-super tra Serena e Halep, Osaka passa col brivido

MELBOURNE – La 18enne ucraina raccoglie appena tre giochi contro Williams, che adesso incontrerà la n.1 Halep: si preannuncio un ottavo di fuoco. Osaka e Svitolina superano Hsieh e Zhang in rimonta, bene anche Muguruza

Luca Baldissera

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Serena Williams - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista di Tennis Canada Tom Tebutt: verso Raonic-Zverev

 

da Melbourne, il nostro inviato

SERENA NON FA SCONTI – Tutta la tensione che la bravissima diciottenne ucraina Dayana Yastremska (57 WTA) ha saputo tenere a bada nelle precedenti, ottime vittorie, su Sam Stosur e Carla Suarez Navarro, viene fuori al cospetto di Serena Williams e della Rod Laver Arena. La si può capire, un palcoscenico simile, e una leggenda del tennis dall’altra parte della rete psicologicamente pesano. Doppi falli ed errori gratuiti a ripetizione nei primi game per Dayana, che non riesce a esprimere il gran tennis di potenza e aggressività messo in mostra qui a Melbourne finora. Ovviamente, Serena non si fa pregare, e in un quarto d’ora scarso vola 4-0 con due break, se Yastremska non si scuote in fretta qui rischiamo una stesa memorabile.

Un primo game di servizio tenuto senza patemi dall’ucraina provoca i consueti applausi di incoraggiamento che in questi casi fan spesso più male che bene all’umore della giocatrice in difficoltà. Williams continua il suo bombardamento alla battuta, Dayana cerca di rimanere in partita, ma il 6-2 è inevitabile. Non cambia granché nel secondo parziale, le qualità di Dayana si vedono solo a sprazzi (ricordiamo, per esempio, una legnata lungolinea spaventosa in risposta al servizio), ma con Serena ci vuole ben altro che una pallata ogni tanto. Sul 4-1 e servizio per la statunitense, che sta dominando in scioltezza, Yastremska chiede l’intervento del medico per una storta alla caviglia destra rimediata poco prima, a inizio secondo set, pare nulla di gravissimo ma certamente fastidioso e doloroso. Come si suol dire, piove sul bagnato.

Passata di poco l’ora di gioco siamo 5-1 per Williams, la malcapitata Dayana a questo punto comunica anche con il linguaggio del corpo che vorrebbe essere già sotto la doccia, e la possiamo capire. Poco dopo, Serena la accontenta brekkandola per la quinta volta, 6-2 6-1, un’ora e 7 minuti.

Per Yastremska, un’esperienza preziosa per il futuro. Per Williams, che ha perso 9 game in tre match finora, agli ottavi ci sarà la numero uno Simona Halep, che sembra essere entrata in forma con la gran vittoria ai danni di Venus Williams (6-2 6-3). La giocatrice rumena sta recuperando fiducia e colpi, probabilmente motivata dalla prospettiva di affrontare una dopo l’altra le sorelle statunitensi come ammetterà all’uscita dal campo. Contro Venus gioca una gran partita, per nulla macchiata dalla misera quota di dodici errori gratuiti, offrendo soprattutto una performance notevole in risposta: quasi la metà dei punti vinti, oltre la metà quelli sulla seconda di Venus. La statunitense si assicura raramente la linea di galleggiamento nel primo set, riesce a difendere il servizio solo in due occasioni su quattro e nelle altre due non può esimersi dal salvare occasioni di break. Simona deve tribolare un po’ solo per chiudere il parziale, ma è un set giocato – finalmente – da numero uno del mondo.

Halep continua a infierire e breakka ancora in apertura di secondo set, pungendo così l’orgoglio di una giocatrice pur sempre capace di raggiungere due volte la finale a Melbourne, l’ultima nel 2017 contro sua sorella. La controffensiva di Venus dura però lo spazio di un game, quello che le vale il contro-break propiziato da un paio di rovesci imprecisi di Halep. Quanto a tennis, oggi Halep è troppo superiore e si procura subito due chance di tornare in vantaggio con altrettante risposte lungolinea; Venus annulla con il servizio, ma le energie necessarie per salire 3-2 chiudono di fatto la partita. Halep si aggiudica quattro game di fila, lasciando alla sua avversaria appena cinque punti, e può finalmente sorridere. La leadership è salva per altre 48 ore, ma le sei giocatrici che la seguono in classifica sono ancora tutte in gioco e possono superarla: per continuare a sventare i loro attacchi, dovrà eliminare del torneo Serena Williams.

NAOMI RISORGE – Match con il brivido per Naomi Osaka. La campionessa dello US Open rischia grosso contro la talentuosissima Su-Wei Hsieh. Dopo aver servito per il set sul 5-4, Naomi si fa irretire dal tennis chirurgico e “accarezzato” dell’avversaria ed è costretta a salvare due set point sul 6-5 Hsieh. Ma sul terzo nulla può perché la 33enne di Taipei, che è una vera gazzella in campo, si difende benissimo e recupera tutto, aggiudicandosi così il primo parziale per 7-5. Molto tesa e fallosa, Osaka cerca troppo rapidamente il punto, andando quasi sempre fuori giri. Sempre più impaziente e nervosa, Naomi non riesce a venire a capo di una Hsieh serafica e in palla che, con il suo gioco di fino, sale così 3-0 e poi 4-1 nel secondo parziale.

Naomi Osaka – Australian Open 2019 (foto @AustralianOpen)

Tuttavia, la giapponese trova la chiave per risollevarsi. Gioca il tutto per tutto e, quando sembra sull’orlo del baratro, rientra in partita avvicinandosi sul 3-4. È un attimo. Osaka si calma, riesce a recuperare una situazione quasi disperata e a ribaltare l’inerzia del match prendendosi il secondo set per 6-4. Il resto è tutta un’altra storia. Hsieh, nonostante alcune magie, non riesce più ad essere “tagliente”; la n. 4 del mondo ritrova fiducia in se stessa e le giuste misure che le permettono di prendere definitivamente le redini del match staccando l’avversaria sul 4-1 per poi chiudere il match con lo score di 5-7 6-4 6-1. Agli ottavi di finale sfiderà la testa di serie numero 13 Anastasija Sevastova, che ha liquidato la cinese Qiang Wang con un doppio 6-3.

ANCHE ELINA SI SALVA – Sofferenza anche per Elina Svitolina. In vantaggio 4-2 nel primo parziale, la tennista ucraina subisce la rimonta di Shuai Zhang che, intraprendente e abilissima a rete, si fa sempre più offensiva, recupera il gap per poi andare a servire per il set sul 5-4. 20 i vincenti per lei che, alla fine, chiude il parziale per 6-4. La campionessa delle WTA Finals 2018, nonostante un fastidio alla spalla destra, trova il modo di reagire e questa volta, con un altro 6-4, è lei ad imporsi nel secondo set. L’inerzia dell’incontro cambia ancora poiché la cinese prende il largo sul 3-0 della terza frazione. Elina, mai doma, è bravissima a rialzare la testa; mette a segno 4 giochi di fila, passa in vantaggio sul  4-3 e va a servire per il match sul 5-3. Ma non finisce qui. C’è un ulteriore sussulto dell’avversaria che ripareggia i conti sul 5-5. Dopo tre ore di gioco e al secondo matchpoint, Svitolina chiude un match durissimo per 4-6 6-4 7-5, applaudita e sostenuta anche da Gaël Monfils, suo nuovo compagno. Al prossimo turno troverà Madison Keys, semifinalista a Melbourne nel 2015 (lo scorso anno si fermò invece nei quarti), che ha superato Elise Mertens per 6-3 6-2.

BENE MUGURUZA  Buoni segnali da parte della due volte campionessa Slam Garbine Muguruza. Dopo la sofferta vittoria contro Johanna Konta, la spagnola infatti supera anche la ex Top 10 Timea Bacsinszky con lo score di 7-6 6-2 in poco meno di due ore di gioco. La partita è il più classico degli scontri tra muscoli e cervello: le pesanti bordate di Muguruza contrapposte alle variazioni e di ritmo e agli angoli di Bacsinszky. Dopo un paio di break a testa, il primo set si conclude al fotofinish. Nel momento decisivo, la 25enne iberica gioca con grande incisività, portandosi a casa il tiebreak per 7 punti a 5. L’equilibrio sembra reggere anche nel secondo parziale. Ma piano piano la svizzera, da poco rientrata sul tour dopo una serie di infortuni, comincia a cedere, soprattutto con il servizio. Grazie ad un paio di break e ad una discreta solidità, Muguruza conquista il parziale e l’incontro. Per lei si tratta della quarta apparizione agli ottavi a Melbourne in carriera. Affronterà la vincente del match tra la nostra Camila Giorgi e la testa di serie n.7 Karolina Pliskova. 

Hanno collaborato Laura Guidobaldi e Valerio Vignoli

Risultati:

[1] S. Halep b. V. Williams 6-2 6-3
[16] S. Williams b. D. Yastremska 6-2 6-1

[18] G. Muguruza b. T. Bacsinszky 7-6(5) 6-2
[27] C. Giorgi vs [7] Ka. Pliskova

[4] N. Osaka vs [28] S.W. Hsieh 5-7 6-4 6-1
[13] A. Sevastova b. [21] Q. Wang 6-3 6-3

[17] M. Keys b. [12] E. Mertens 6-3 6-2
[6] E. Svitolina b. S. Zhang 4-6 6-4 7-5

Il tabellone femminile

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Australian Open

Born to run

Amanda Anisimova è una predestinata. L’abbiamo detto tante volte ma credeteci, questa volta è vero. Lei è nata per correre: forse Kvitova la fermerà agli ottavi, ma il viaggio è cominciato

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Dopo la folgorante vittoria ai danni di Sabalenka, da alcuni persino considerata tra le favorite per la vittoria dell’Australian Open, il tennis non può ignorare Amanda Anisimova, non più. A darle i natali circa 17 anni e mezzo fa è stata la cittadina di Freehold, New Jersey, la stessa che cinquantadue anni prima, nel bel mezzo dell’erogazione del Piano Marshall, ebbe l’ardire di regalare al mondo Bruce Springsteen. Col senno di poi si può dire che del piano facesse parte anche lui; nient’altro che un bene di conforto a lento rilascio, Bruce, che avrebbe cominciato a sortire i suoi effetti negli anni Settanta. Born in the U.S.A. ma soprattutto nato per correre, e Amanda sembra essere stata generata sotto la stessa stella da papà Konstantin e mamma Olga, nati a Mosca ma abbastanza facoltosi e lungimiranti da decidere di trasferirsi negli Stati Uniti nel 1998. Amanda ha una sorella maggiore, Maria, che al momento della trasvolata aveva già dieci anni; ha giocato a tennis durante il college salvo poi concentrarsi sugli studi economici, che l’hanno portata ad assumere la direzione della Bank of America Merrill Lynch (nel 2017) ed essere indicata da Forbes come una delle trenta under 30 più influenti del mondo della finanza (nel 2018).

Due anni formidabili per le sorelle Anisimova. Sono gli stessi in cui la piccola Amanda si affaccia al professionismo e gioca il suo primo Slam tra i grandi, a Parigi nel 2017, qualche mese prima di concludere in bellezza la sua carriera juniores vincendo lo US Open. Nel 2018 comincia a correre per davvero. La spensieratezza con la quale schiena prima Pavlyuchenkova e poi Kvitova a Indian Wells, a soli sedici anni, genera chiacchiericcio attorno al suo nome ed è annebbiata solo in parte dall’infortunio alla caviglia destra a causa del quale è costretta a fermarsi per quattro mesi, appena salita sul trampolino per tuffarsi nel mondo dei grandi. “È stato frustrante perché stavo giocando alla grande, ho dovuto ricominciare da zero ed è stata dura. Mi sono presa un po’ di tempo per pensare ad alcune cose, per questo ho avuto alti e bassi nel corso della stagione”.

In fondo quando hai preso la racchetta in mano a due anni e subito hai capito – prima di poterlo realmente capire – che sarebbe stata la tua vita, non hai fretta di arrivare. Amanda rientra in campo a fine luglio con la caviglia ancora dolorante, giocando però subito bene a San José e Cincinnati (ottavi, come a Indian Wells). Per vederla in finale basta attendere fino a metà settembre, nel torneino di Hiroshima, dove soltanto una Hsieh in stato di grazia può impartirle una severa lezione.

 

Come detto, Amanda non ha fretta. Né di diventare una campionessa, né quando si appresta a servire, né quando costruisce il punto. Affronta ogni quindici come un rompicapo a tempo di cui conosce la soluzione, ragione per cui nei suoi occhi non si legge alcun affanno. A impressionare del suo tennis è poi l’equilibrio, la capacità di dividere il campo in due metà perfettamente equivalenti e utili allo stesso scopo: tirare colpi vincenti. “Molte persone mi dicono che ho un gran rovescio, ma a me piace giocare anche il dritto. Non credo di avere un colpo migliore dell’altro“. Dritto o rovescio che sia, per certo c’è che Amanda colpisce la palla sistematicamente quando sta salendo, giocando a ricattare il tempo, a volte quasi in demi-volée come ha prontamente rilevato un cronista durante la sua ultima conferenza stampa. La frenesia è ristretta all’istante di impatto con la palla, come nel caso di questo dritto tirato oggi a Sabalenka.

La scansione delle movenze di Amanda non ha prodotto una corrispondenza inequivocabile con tenniste del presente o del passato, né lei ci aiuta troppo rifiutando la pantomima degli idoli e dei modelli di comportamento con la consistente eccezione – in effetti ci si poteva pensare – di Maria Sharapova, con la quale ha scambiato qualche parola dopo la vittoria di oggi. “La guardo giocare da quando era piccola, mi è sempre piaciuto guardare anche le sue interviste. È una grande persona anche fuori dal campo“. Lunghe leve e occhi – un po’ meno glaciali – fissi sull’avversaria come quelli di Maria, alla quale proverà a rubare quella sottile capacità di dominare la competizione emotiva con la partita, concentrandosi esclusivamente sulla propria metà di campo. Talenti con cui si nasce, ma che vanno allenati giorno per giorno circondandosi delle persone giuste.

Nel suo team la figura di riferimento è sempre stata papà Konstantin, che per favorire le occasioni di incontro tra sua figlia e i migliori allenatori statunitensi aveva scelto di spostare la famiglia in Florida. Si respira tennis, da quelle parti: a Bradenton sorge l’accademia di Bollettieri, a Lake None il campus USTA dove Anisimova si è spesso allenata. Compiuti undici anni, Anisimova è stata affidata alle ‘cure’ di Nick Saviano, che di lì a un paio d’anni avrebbe contribuito al 2014 miracoloso di Eugenie Bouchard; Saviano continua seguire Anisimova come coach fino al 2017 per poi essere sostituito da Max Fomine, già nel team in qualità di hitting partner. Il rapporto con Saviano è rimasto ottimo, tanto che Amanda torna ad allenarsi con lui quando fa base in Florida, ma ad accompagnarla nei tornei sono rimasti soltanto il papà e Max Fomine.

Questo, di torneo, non è ancora finito. Amanda sarà la prima giocatrice nata nel nuovo millennio a giocare un ottavo di finale Slam e affronterà Petra Kvitova, già malmenata qualche mese fa in California. La giocatrice ceca è in gran forma e intende procedere verso il titolo, ma coincidenza vuole che questo sia esattamente lo stesso obiettivo della 17enne di Freehold. “Il mio sogno? Voglio vincere già questo torneo!” ha risposto con il sorriso a un giornalista, puntando però il dito sul tavolo perché non sembrasse solo un capriccio di gioventù. Quando sei nata per correre, l’ambizione è il tuo destino.

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Australian Open

E se Sharapova fosse tornata sul serio? [VIDEO]

MELBOURNE – Dimezzata la pattuglia azzurra. Restano solo i numeri uno, Fognini e Giorgi. Anisimova: è nata una stella? Per Federer e Nadal il torneo comincia ora. Djokovic… attento a Shapovalov

Ubaldo Scanagatta

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Maria Sharapova - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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VIDEO – Ubaldo Scanagatta con il giornalista del New York Times Ben Rothenberg: la sorpresa Anisimova

 

Il poker è diventato una coppia. Otto azzurri al via (sette uomini più la sola Camila Giorgi), quattro al terzo turno, sono rimasti solo due che possono teoricamente approdare agli ottavi. E sono i numeri del nostro tennis, Fabio Fognini e Camila Giorgi.

Il primo è atteso dallo spagnolo Carreno Busta che lo ha battuto 5 volte su 5 ma secondo me è battibile. E anche secondo Lucone Vanni che contro di lui ha vinto i primi due set e (6-7 2-6 6-3 7-5 6-4) e lo ha tenuto in campo per 3 ore e 47 minuti. Camila fin qui ha passeggiato, ma non potrà farlo nel match che chiuderà la giornata del sabato australiano (e corrisponderà circa alle 11 italiane del mattino) contro Karolina Pliskova, ex n.1 del mondo, ex finalista dell’US Open, testa di serie n.7. Pliskova ha vinto 4 dei 5 precedenti duelli, il solo che ha perso è stato sulla terra battuta a Praga. Sebbene Camila abbia battuto 9 top-ten in carriera, e quindi abbia dimostrato di essere capace di qualsiasi impresa, avrà bisogno della complicità della giraffa ceca per raggiungere gli ottavi.

Di come si sono comportati i due italiani sconfitti nella notte italiana, Fabbiano con Dimitrov e Seppi con Tiafoe, ha già scritto Luca Baldissera. È evidente che i maggiori rimpianti li ha Andreas, perché Fabbiano ha giocato qui la sua miglior partita contro un Dimitrov bene in palla e quindi superiore, ancorché non così nettamente come si sarebbe potuto pensare. Da questa partita la fiducia di Thomas nelle proprie possibilità dovrebbe essere uscita rafforzata: “Sono partite come queste, in tornei e campi come questi, davanti a così tanta gente cui certo io non sono abituato, quelle per le quali noi tennisti in fondo viviamo e ci battiamo ha detto Thomas con la sua solita genuina semplicità.

Andreas invece rimpiange di aver giocato con poca attenzione all’inizio del quarto e del quinto set: “Mandare avanti di un break, subito 1-0, un giovane capace di esaltarsi e di giocare più libero da quel momento in poi, mi è costato caro”. Ci sono state soprattutto quelle tre pallebreak consecutive per raggiungere il 5 pari nel quarto set che potevano, se trasformate, condurre a un tiebreak in cui avrebbe potuto succedere di tutto. Peccato. Tiafoe ‘arrapato’ è comunque un cagnaccio. Bel servizio, gran rovescio, e un dritto arroncolato con una presa continental irregolare ma anche assai pesante quando lo tira a pochi cm dalla riga di fondo.

Per il resto… direi che lo scontro della giornata è stato quello fra Maria Sharapova e Caroline Wozniacki, due belle fanciulle che non si possono proprio vedere. Caroline non ha mai nascosto la propria antipatia per Maria.  “Lei non parla mai con nessuna di noi, non ha amiche nel circuito, sta con il suo team e basta” ha detto anche ieri. Ma tutti ricorderanno che Caroline era fra quelle che non aveva avuti peli sulla lingua all’epoca in cui Maria era stata “pescata” dal controllo antidoping e se fosse stato per lei Maria sarebbe stata squalificata a vita. Un anno e mezzo fa poi fra le due ci furono due frecciate mica male fra le due rivali all’US Open 2017. La prima a lanciarne una fu Carolina, furibonda per una sconfitta (6-2 6-7 6-1) con Makarova patita sul campo 17 dove il match era finito ben dopo la mezzanotte: “(Someone back from a drugs sentence… play every match on centre court!) Qualcuno di ritorno da una squalifica per doping… gioca ogni match sul campo centrale! E fare un orario che mettendo la n.5 del mondo come quinto match su un campo periferico è inaccettabile dichiarò in una videointervista al sito danese Exstrabladet su un campo periferico.

Maria Sharapova non gliele rimandò a dire dietro le spalle: “Prima di tutto sapete bene che non sono io a fare gli orari – disse dopo aver passato il terzo turno, lei che era n.146 del mondo e aveva potuto rigiocare dopo 15 mesi di squalifica grazie a una wild card contestata da tante giocatrici (fra cui Woz) – io lotto ovunque mi mettano, sono felice anche se mi fanno giocare nel parcheggio del Queens. La sola cosa che a me importa è che sono in ottavi. Sì, non so bene dove sia lei… (I am not sure where she is…)”. Perfida Maria.

Al di là di queste schermaglie, e di una rivalità datata e preceduta ieri da 10 duelli (6-4 per Maria erano gli head to head, ma l’ultimo match risaliva al 2015, a Madrid e l’aveva vinto Maria), il match è stato bello, intenso, ben giocato. Di più. Non avevo più visto giocare così bene Sharapova da un anno e mezzo, quando aveva battuto al primo turno dell’US Open 2017 Halep per la settima volta consecutiva: 6-4 4-6 6-3 fu il punteggio. E sapete come ha vinto stavolta su Woz? 6-4 4-6 6-3. Piuttosto curioso non trovate? Sulle seconde di servizio non trascendentali di Woz, Maria ha sparato risposte di dritto fulminanti. Meglio che ai bei tempi, quando era n.1. E che fosse ben determinata lo ha mostrato – vedi anche cronache di Vanni Gibertini – il recupero nel primo set da 1-4 a 6-4.

“Lì ho perso il mio ritmo…” ha detto Wozniacki, campionessa in carica, che ha sorprendentemente finito per perdere anche alcuni scambi lunghissimi… “Quelli che lei di solito predilige…”, ha affondato il coltello Maria nella conferenza post match. Forse Maria stavolta “is really back”. Ma poiché al prossimo turno ha un altro osso duro, la beniamina locale Barty, poi eventualmente la vincente di Kvitova-Anisimova, sarà meglio aspettare a dirlo. Anche perché la metà bassa del tabellone è presidiata da Angie Kerber. Mi hanno fortemente impressionate tutte le tenniste appena citate. Kvitova che gioca bene per me è forse la più forte in assoluto, ma sappiamo bene anche quanto possa essere discontinua. La maturità della ragazzina del New Jersey, la diciassettenne Amanda Anisimova che si è liberata della temutissima Sabalenka (n.11), ha fatto scalpore. Questa ragazzina figli di genitori russi è davvero fortissima. Già oggi, non solo domani. Inutile dire che il suo idolo è Maria Sharapova… probabilmente perché russa trapiantata in America fin da bambina.

Passando agli uomini ero sicuro che Nadal fosse di un’altra categoria rispetto a De Minaur, il pupillo di Hewitt (per il quale stravede talmente che i vari bad boys Tomic e Kyrgios gliene dicono di tutti i colori). È stato come vedere di fronte sul ring due pugili di categorie diverse, un peso massimo contro un peso nemmeno medio, diciamo un welter. No match. E anche Federer contro… l’amico Fritz ha potuto fare quel che voleva. 6-2 7-5 6-2 non è così diverso da 6-1 6-2 6-4, ci sono solo due game in più per Fritz.

I colleghi spagnoli, sempre assai patriottici, facevano osservare a Rafa che, per via di quattro iberici al terzo turno, nessun altro Paese aveva fatto meglio. Ma Rafa ha avuto buon gioco a replicare (in spagnolo quindi non lo troverete sui transcripts): “Fino a 25 anni fa chi avesse raggiunto un quarto di finale in uno Slam sarebbe stato esaltato come il protagonista di un grande risultato. Ma poi da 15/10 anni abbiamo avuto tanti di quei giocatori, di top ten, che la gente spagnola… si è abituata male. Vero che siamo arrivati in quattro al terzo turno… ma siamo tutti di una certa età, Verdasco (che stava vincendo due set a zero con Cilic ma ha perso al quinto dopo aver avuto occasione di vincere in 4), io, Bautista Agut… il più giovane è Carreno Busta. L’unico giovane che abbiamo in questo momento è Munar… siamo realisti, mi sa che rimpiangeremo a lungo il periodo che abbiamo vissuto, perché il ricambio generazionale non mi pare che ci sia”.

Che dovrebbero dire gli svizzeri allora che dopo Federer e Wawrinka hanno solo Laaksonen? Inciso: in ottavi Roger troverà Tsitsipas e dovrà stare attento, molto attento, perché il ragazzino greco non ha timori reverenziali. E i cechi che si affidano ancora al “riesumato” Berdych che ha chiuso in bellezza contro Schwartzman e sarà il prossimo avversario di Rafa? Chi vincerà fra Rafa e Berdych troverà il vincente di Tiafoe-Dimitrov, partita fra i due che hanno fatto fuori Seppi e Fabbiano nonché giocatori brillanti, divertenti da vedere.

Ce ne sono meno nella parte alta del tabellone dove stanotte mi incuriosisce Djokovic-Shapovalov, anche se credo che Nole vincerà senza troppi problemi perché è troppo più solido, dove seguirò naturalmente Fognini-Carreno Busta con Fabio che giocherà certamente i colpi migliori ma potrebbero non bastare e poi però non c’è nessuna partita che mi ecciti particolarmente. Direi nemmeno fra le donne, a meno che Venus Williams riesca a mettere sotto torchio una Halep ancora convincente a metà. Ma ci credo poco. Credo quasi più in Camila Giorgi contro Pliskova. Ma magari confondo, da buon patriota, la speranza con la realtà.

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