Mondo Challenger: la 'young week' manda Sock in Australia

Challenger

Mondo Challenger: la ‘young week’ manda Sock in Australia

La prima settimana post-tour incorona Ymer, Bublik e soprattutto Opelka. Il suo titolo, grazie a una serie di incastri, garantisce al connazionale la wild card USTA per il primo Slam dell’anno

Pubblicato

il

Ancora una volta, per gli incastri strani del tennis, a festeggiare è chi non gioca, in questo caso Jack Sock. La prima settimana di Challenger dopo la fine della regular season consegna all’ex top 10, sprofondato ora alla posizione numero 106, la certezza di ottenere un posto nel tabellone principale degli Australian Open. La mini-race da tre settimane, messa in piedi dalla USTA per assegnare una wild card per il primo Slam dell’anno, è di fatto già conclusa con la seconda, dato che nessuno degli avversari di Sock può più superarlo.

A fare la fortuna del ragazzotto di Lincoln è stato il successo di Reilly Opelka sul cemento di Knoxville, Tennessee: battendo in finale Bjorn Fratangelo, al tie-break del set decisivo, il gigante classe 1997 ha estromesso dalla corsa anche l’ultimo degli inseguitori. Sock deve ringraziare di nuovo il torneo di Bercy, l’unico evento del tour ATP considerato per la raccolta punti. Per superare i 180 punti dei quarti di finale parigini, un suo connazionale avrebbe dovuto vincere due Challenger in meno di un mese, scegliendo peraltro tra quelli “validi”. È per questo che Opelka, pur festeggiando il terzo titolo in carriera, dovrà pensare a strade alternative se vuole raggiungere Melbourne: la prossima settimana sarà in campo a Champaign, in Illinois, che però è il torneo ‘sbagliato’, dato che anche vincere il titolo non basterebbe. In contemporanea si giocherà anche a Houston, di maggior valore, ma nessuno degli iscritti all’evento texano porta con sé un bottino di punti sufficiente.

 

C’è comunque grande soddisfazione per Opelka, il più alto tra i Next Gen (2.13 metri, più di Isner e Karlovic!), che, con una serie di risultati post-US Open molto buoni, rilancia una stagione minata dalla mononucleosi. La truppa giovane ha portato a casa anche altri due titoli nelle finali di domenica, con Alexander Bublik ed Elias Ymer campioni rispettivamente a Bratislava e a Mouilleron-le-Captif, entrambi eventi ricchi per montepremi e per punti. Specialmente per il kazako (nato russo) si tratta di un titolo importante sia per il ranking che per il morale: aveva iniziato l’anno a ridosso della top 100, per poi rompersi una caviglia a Indian Wells e sprofondare fuori dalle prime 250 posizioni, tanto che per imporsi al Peugeot Slovak Open, ultimo evento della sua stagione, è dovuto partire dalle qualificazioni. Sia Bublik che Opelka portano il proprio record nelle finali Challenger a un perfetto 3-0. Sale addirittura a cinque invece il più maturo dei fratelli Ymer, che sullo sgargiante tappeto arancio-rosso francese difende un titolo per la prima volta in carriera, battendo in finale lo stesso avversario di dodici mesi fa (il tedesco Yannick Maden).

Nota finale sul disastroso bilancio degli italiani in campo, nove in quattro tornei: soltanto Lorenzo Giustino ha raggiunto i quarti di finale, sulla terra dell’Uruguay Open di Montevideo, prima di ritirarsi per un problema al polso destro contro il poi campione Guido Pella. Non è andata troppo meglio rispetto alla scorsa settimana

Continua a leggere
Commenti

Challenger

Mondo Challenger: Travaglia grazia Krajinovic, che poi vince il torneo

Krajinovic vince il challenger più importante della settimana in Germania rimontando in semifinale Travaglia. Jung domina a Gwanju, Carballes trionfa a Lisbona e Menezes vince il primo Challenger in carriera a Samarcanda

Pubblicato

il

Filip Krajinovic - Challenger Heilbronn 2019

Heibronn (terra battuta, montepremi 92.040 euro)

KRAJINOVIC, RITORNO AL SUCCESSO – Dopo le due finali raggiunte nei due precedenti tornei, al Challenger di Sophia Antipolis e a Budapest (ATP 250, sconfitto da Berrettini), Filip Krajinovic torna a conquistare un trofeo che mancava dal 2017, la sua annata d’oro conclusa con la splendida finale nel Masters 1000 di Bercy. Il serbo in questo 2019 sembra essersi finalmente ritrovato e dopo un 2018 costellato da infortuni e da prestazioni al di sotto del suo standard è finalmente tornato a vincere partite con discreta continuità. Dopo il bye al primo turno, essendo accreditato della prima testa di serie, ha avuto qualche problema in più del previsto all’esordio con Koepfer sconfitto solamente per 7-5 al terzo set. Il terzo turno con Polansky è andato un po’ più liscio, mentre il match di maggior livello è stato quello nei quarti di finale contro Troicki, un derby serbo che vale molto di più di un quarto challenger nel quale Filip si è imposto per 7-5 7-6.

 

In semifinale Krajinovic ha dovuto affrontare Travaglia, bravo a giungere al penultimo atto con tre vittorie di spessore su avversari come Brown, Dellien e Kovalik. L’italiano conduceva per 6-1 4-1 con doppio break di vantaggio anche nel secondo set ma Krajinovic ha usato tutta la sua esperienza per far innervosire Steto, lamentandosi con l’arbitro e iniziando a perdere tempo; Travaglia ha iniziato a sbagliare qualche colpo di troppo fino a perdere entrambi i break di vantaggio, il tie-break e quindi il contatto con la partita. Nel terzo set non c’è mai stata storia, col punteggio finale che recita 1-6 7-6 6-1.

Giunto così in finale più per demeriti di Travaglia che per meriti propri, Krajinovic ha affrontato all’ultimo atto De Greef, tennista belga che aveva eliminato nel suo percorso nomi di tutto rispetto come Bachinger, Novak, Monteiro e Maden. Così come in semifinale, anche nell’atto conclusivo la partenza di Krajinovic non è stata delle migliori, ma la reazione è stata all’altezza: sotto 3-1 il serbo ha inanellato una striscia di cinque giochi consecutivi vincendo 6-3 il primo set e dominando poi l’intera partita. Per il serbo questa non è l’unica buona notizia delle ultime ore, poiché il forfait di Rublev l’ha promosso nel tabellone principale del Roland Garros. Onestamente meritato: ci arriverà da numero 60 in classifica, pienamente riabilitato.

Finale: F. Krajinovic b. A. De Greef 6-3 6-1

Lisbona (terra battuta, montepremi 46.500 euro)

CARBALLES, GARANZIA DEL CIRCUITO MINORE – Dopo la vittoria a Murcia e le buone prove dell’ATP 500 di Barcellona, dove si è spinto sino ai quarti di finale ed è stato eliminato solo da Nishikori, e del Masters 1000 di Madrid dove ha battuto Humbert prima di arrendersi a Hurkacz, Carballes torna nel circuito Challenger e conquista il settimo titolo in carriera nella categoria cadetta.

L’esordio nel torneo, avvenuto al secondo turno, era stato tutt’altro che banale: il tennista iberico infatti si era trovato sotto 6-3 5-3 al primo turno contro Karlovskyi prima di innalzare il livello e vincere per 3-6 7-5 6-4. Tutto facile poi fino all’atto conclusivo: 6 games lasciati a Zapata Miralles, 3 a Benchetrit e 4 a Pedro Martinez, prima di sfidare Facundo Bagnis in finale. Anche nell’ultimo match del torneo Carballes ha dovuto dare il meglio di sé per recuperare lo svantaggio iniziale, infatti dopo poco meno di un’ora di gioco lo spagnolo era sotto 6-2 4-1. Grande rimonta, tie-break vinto e nel terzo set Carballes ha sfruttato tutta l’inerzia a suo favore chiudendo poi con un rapido 6-1 e conquistando così il secondo titolo in stagione.

Erano quattro gli italiani al via a Lisbona ma tre di loro non son riusciti a passare il primo turno: Gaio è stato fermato dall’ostico padrone di casa Gastao Elias mentre Moroni, dopo la splendida finale di Roma, ha risentito di qualche problema alla schiena e s’è ritirato dopo aver perso il primo contro Mario Vilella Martinez. È apparso lontano dalla forma migliore anche Riccardo Bonadio, che ha raccolto appena 3 giochi contro Karlovskyi. Si è spinto invece fino alla semifinale Lorenzo Giustino, ma al penultimo atto ha pagato i due match consecutivi al terzo set (ottavi e quarti) e si è dovuto ritirare contro Facundo Bagnis, nonostante l’inerzia del match sembrava potesse spostarsi dalla sua parte.

Finale: R. Carballes Baena b. F. Bagnis 2-6 7-6(5) 6-1

Gwanju (outdoor hard, montepremi 54.160 dollari)

JUNG, IL ROBOTTINO DI TAIPEI – Maturato tennisticamente solo dopo i 25 anni, Jason Jung è costantemente in top 200 da qualche stagione ma non è ancora mai riuscito ad abbattere il muro dei primi 100 giocatori al mondo. Di sicuro non è un giocatore spettacolare ma le sue geometrie da fondo e la sua grande solidità lo rendono, se in giornata positiva, uno dei migliori giocatori del circuito challenger sul veloce. Dopo un 2019 leggermente al di sotto delle aspettative ha trovato una settimana davvero buona e ha conquistato il titolo mettendo in riga il coreano Song al secondo turno, il forte belga Bemelmans agli ottavi e il cinese Li in rimonta ai quarti di finale, dove ha perso l’unico set di tutto il torneo.

Negli ultimi due tornei disputati di questa tourneè asiatica in entrambe le occasioni aveva perso al secondo turno contro Akira Santillan, sempre in tre set, ma questa volta Jung ha saputo trovare le contromisure al tennis del naturalizzato australiano e lo ha battuto col punteggio di 6-4 6-3 in semifinale. All’atto conclusivo il tennista di Taipei ha affrontato Dudi Sela, esperto israeliano con un tennis molto divertente ma leggero e Jung ha fatto valere la sua maggior potenza da fondocampo per disinnescare le trame di gioco di Sela e sconfiggerlo con lo score di 6-4 6-2 in un match nel corso del quale non ha mai perso il servizio.

Finale: J. Jung b. Dudi Sela 6-4 6-2

Samarcanda (terra battuta, montepremi 54.160 dollari)

LA PRIMA VOLTA DI MENEZES – Joao Menezes, classe ’96 brasiliano, da un anno a questa parte nonostante la classifica non fosse dalla sua ha deciso di mollare il circuito ITF (un solo torneo di categoria negli ultimi 12 mesi) e si è dedicato interamente ai Challenger dove questa settimana ha colto il primo successo in carriera. Vincere sei match in sette giorni non è mai facile e per questo è stato importantissimo risparmiare energie per il brasiliano; sino alle semifinali, Menezes ha perso un totale di 16 games in 4 incontri battendo in fila Nabiev, Nedovyesov, Yevseyev e Ignatik.

Semifinale e finale, però, sono state due sfide molto più dure per il ventitreenne brasiliano. Nel penultimo atto ha dovuto rimontare un set a Sumit Nagal, tennista indiano che su terra si sta disimpegnando molto bene nell’ultimo periodo, mentre in finale è stato più concreto del talentuoso francese Corentin Moutet, battuto in due tie break.

Finale: J. Menezes b. C. Moutet 7-6(2) 7-6(7)

QUESTA SETTIMANA – Quasi tutti i tennisti tra la centesima e la duecentocinquantesima posizione sono occupati nelle qualificazioni del Roland Garros, nel cui tabellone maschile sono presenti ben 15 italiani, dunque si disputa un solo torneo Challenger, a Gerusalemme, con al via Andrea Vavassori, Julian Ocleppo e Enrico Dalla Valle (questi ultimi due provenienti dalle qualificazioni).

Andrea Pellegrini Perrone

Continua a leggere

Challenger

Mondo Challenger: a Ostrava continua la favola di Sinner

L’altoatesino va ko solo in finale, lanciando messaggi importanti verso le prequali del Foro Italico. Negli USA bene Lorenzi, mentre Pouille la spunta a Bordeaux

Pubblicato

il

Jannik Sinner - ATP Challenger Ostrava 2019 (foto Felice Calabrò)

OSTRAVA (terra battuta, montepremi 46.500 euro)

SINNER, CHE SETTIMANA! – Continua l’ascesa di Jannik Sinner che raggiunge un altro risultato veramente importante su una superficie a lui non congeniale come la terra battuta: il classe 2001 ottiene la seconda finale Challenger in carriera, la prima sul rosso, al termine di una settimana dove ha mostrato dei grandi miglioramenti su questa superficie. Al primo turno Jannik ha superato un ostacolo particolarmente duro, l’ungherese Balasz che nella settimana precedente aveva raggiunto i quarti di finale nell’ATP 250 di Budapest, con il punteggio di 6-4 7-6(6) in un match parecchio difficile per Jannik chiuso solo al quinto match point, dopo che aveva sprecato l’occasione di servire per il match sul 6-5 e che nel tie break non aveva chiuso da un vantaggio di 6-2. La sfida di secondo turno contro Koepfer si è rivelata più agevole del previsto: nonostante due turni di battuta concessi e qualche problemino fisico che l’ha indotto a chiedere un trattamento medico per il ginocchio, Jannik ha comandato dall’inizio alla fine chiudendo col punteggio di 6-2 6-3. Negli ottavi di finale Sinner ha trovato un suo coetaneo, il giovane ceco Lehecka: lungo tutto il match si è notata una larga superiorità da parte dell’azzurro, molto più solido rispetto al suo avversario nei momenti decisivi e abile a chiudere col punteggio di 6-4 6-2. 

 

LA PRIMA CONTRO UN TOP 100 – Il match della svolta è stato quello contro Jiri Vesely, seconda testa di serie del torneo e 93 delle classifiche mondiali: Jannik prima di questo torneo non aveva mai sconfitto un giocatore appartenente ai primi 100, anche se va detto che aveva affrontato solamente Djere appartenente a questa categoria, ma lungo tutto il match ha dato la sensazione di essere in campo per giocare la sua partita, senza pensare troppo allo spessore del suo avversario. In un primo set molto lottato a far la differenza è stato il break conquistato da Sinner nel terzo gioco e mantenuto senza patemi sino alla fine del parziale conquistato per 6-4. Nel secondo set sono cambiate le carte in tavola, Vesely ha provato ad essere molto più aggressivo ed è proprio in questo parziale che Jannik ha espresso il miglior tennis della settimana mostrando grande sagacia tattica e ottime variazioni di ritmo con palle alte lente e cariche, back di rovescio insidiosi e anche qualche bel dropshot che ha colto di sorpresa Vesely in più di un’occasione.

 Il nativo di Sesto in Val Pusteria è stato bravo a rimanere concentrato sul secondo set nonostante per due volte si fosse trovato sotto di un break, ha portato il parziale al tie break ed ha approfittato di qualche errore di dritto da parte del tennista ceco per chiudere il match in due parziali. Giunto in semifinale in modo totalmente inaspettato, Sinner ha disputato un altro match assai concreto contro il canadese Steven Diez, distribuendo bene le poche energie rimaste nel serbatoio del giovane altoatesino, condizionato da qualche problemino fisico al ginocchio sinistro e al piede destro. Partito subito forte, 3-0 con doppio break, Sinner ha perso strada facendo uno dei due break di vantaggio ma ha chiuso ugualmente il parziale col punteggio di 6-4. Nel secondo set, dopo aver cancellato due palle break in apertura, Diez ha servito molto meglio e ha sfruttato il calo di Sinner nel decimo gioco per chiudere 6-4 il secondo set. Nel terzo parziale si è alzato il vento ed è diventato difficile per entrambi servire, tant’é che tra il terzo ed il quinto gioco ci son stati 3 break a 0 consecutivi, due in favore del giovane italiano che poi ha strappato nuovamente il servizio a Diez e ha chiuso agilmente il terzo e decisivo parziale con un netto 6-2.

STANCO AL TRAGUARDO – I tre set della semifinale e i problemi fisici mostrati nell’arco della settimana hanno impedito a Jannik di esprimere il suo miglior tennis in finale: contro il giovane Majchrzak, polacco classe 1996 in ascesa, Sinner è sembrato impotente dal primo all’ultimo scambio ed è stato travolto col punteggio di 6-1 6-0, non dando mai l’impressione di poter competere contro un avversario al quale entrava ogni accelerazione. Una settimana da incorniciare comunque per Sinner, che nelle prime uscite su terra battuta a livello challenger era sembrato molto più indietro rispetto al valore mostrato in questa settimana che ha impressionato parecchio, specialmente sotto il punto di vista delle variazioni di gioco, mostrate in particolare contro Vesely. Erano presenti ad Ostrava anche altri italiani: Travaglia dopo la splendida vittoria della settimana precedente a Francavilla ha vinto altri due match prima di arrendersi ad Harris, testa di serie numero uno, mentre buoni segnali sono arrivati anche dal ligure Andrea Basso che ha vinto due match prima di arrendersi in lotta a Dennis Novak.

Finale: K. Majchrzak b. J. Sinner 6-1 6-0

SAVANNAH (terra verde, montepremi 54.160 dollari)

RIPARTE LORENZI – Dopo un inizio di 2019 parecchio deludente, Lorenzi ottiene il primo ottimo risultato della stagione dimostrando ancora una volta di non avere nessuna intenzione di mollare; la trasferta americana su terra nei tre tornei precedenti aveva fatto raccogliere a Paolino poco, in quanto aveva vinto al massimo due incontri mentre a Savannah Lorenzi si è spinto fino all’atto conclusivo del torneo, riavvicinando cosí la top100 del ranking mondiale. Accreditato della seconda testa di serie, il toscano classe 1981 ha avuto un esordio agevole contro Nam Hoang Ly, sconfitto nettamente per 6-3 6-2, prima di avere la meglio al terzo turno sul dominicano Subervi in una dura lotta vinta solamente col punteggio di 6-4 2-6 7-5. Nei quarti di finale ha affrontato lo statunitense Eubanks che sulla terra ha mostrato tutte le sue difficoltà non riuscendo a combinare nulla in risposta mentre Lorenzi è stato abile a strappare tre turni di servizio al suo rivale e a chiudere col punteggio di 6-3 6-3.

In semifinale Lorenzi ha disputato probabilmente il suo miglior match del torneo giocando tre parziali di alto livello contro Sumit Nagal, tennista indiano che sulla terra veloce esprime il suo miglior tennis e che ha commesso nei primi due set un numero davvero ridotto di errori non forzati, costringendo Paolo ad innalzare il livello di gioco nel terzo parziale. Dopo aver tenuto un insidioso primo gioco ai vantaggi Lorenzi ha strappato immediatamente il servizio all’indiano nel game successivo indirizzando il match nei giusti binari: ha servito splendidamente per tutto il terzo set e ha breakkato un’altra volta l’indiano nell’ultimo game chiudendo col punteggio di 6-4 4-6 6-2.

KO SOLO IN FINALE – In finale l’italiano ha affrontato l’argentino Coria, che nel 2018 era stato condizionato dalla squalifica per omessa denuncia di match truccati e non aveva ottenuto risultati di spessore ma che in questa parte centrale del 2019 sta dimostrando una buona continuitá a livello challenger. Lorenzi è partito nervoso, andando subito sotto 4-0 e non è riuscito a scrollarsi di dosso il nervosismo neanche nell’arco del match, durante il quale ha spesso contestato le decisioni arbitrali e ha anche chiesto l’intervento del medico a game in corso a metá del secondo parziale, dopo aver perso il primo con lo score di 6-2. Coria, innervosito dal medical time out, è calato di rendimento e dopo aver servito bene per tutto il parziale si è fatto breakkare nel decimo game del secondo set, portando la sfida al terzo set. L’inerzia, a questo punto, sembrava dalla parte dell’esperto tennista toscano che ha iniziato il terzo set servendo bene ma che successivamente si è spento pian piano lasciando l’iniziativa sempre di più all’argentino che ha strappato la battuta nel quinto game del terzo set e poi ha chiuso agevolmente col punteggio di 6-2, conquistando così il primo titolo Challenger della sua lunga carriera.

Finale: F. Coria b. P. Lorenzi 6-2 4-6 6-2

BORDEAUX (terra battuta, montepremi 114.800 euro)

POUILLE LA SPUNTA TRA I BIG FRANCESI – Nel torneo challenger più prestigioso della settimana, che vedeva al via nomi altisonanti come Pouille, Tsonga e Mannarino, a trionfare è stato proprio Lucas Pouille, numero 32 del ranking mondiale che ha deciso di giocare qui a Bordeaux per mettere tante partite nelle gambe in attesa dei Master1000 di Roma e Madrid e dello Slam parigino. Il cammino del transalpino non è stato agevole, all’esordio ha sconfitto Cachin solamente al tie break del terzo set e successivamente ha perso un parziale anche con Robredo e Halys, prima di approdare in semifinale. Le due sfide più semplici per Pouille son state proprio semifinale e finale: la prima, contro Barrere, vinta col punteggio di 6-1 6-3 mentre la finale col giovane svedese Ymer, autore di una gran cavalcata nella quale ha sconfitto anche Mannarino, non a suo agio su terra, è stata vinta da Pouille con lo score di 6-3 6-3. Gianluca Mager si é spinto sino ai quarti di finale, dove ha sprecato cinque set point nel secondo parziale contro Barrere finendo per perdere col punteggio di 6-1 7-6, mentre Bega ha raggiunto gli ottavi perdendo proprio da Mager. Deludente la prova di Tsonga sconfitto a sorpresa nei quarti di finale in due set da Horansky.

Finale: L. Pouille b. E. Ymer 6-3 6-3

PUERTO VALLARTA (cemento outdoor, montepremi 135.400 dollari)

LA SECONDA DI OFNER – Sebastian Ofner si aggiudica in Messico il suo secondo titolo Challenger della carriera al termine di una settimana nella quale ha concesso solamente due set in cinque partite. Uno dei due parziali persi dall’austriaco, che sembra tornato su ottimi livelli, è stato nel match di esordio nel quale ha dovuto rimontare un set all’atipico mancino francese Millot, vincendo col punteggio di 6-7 6-1 6-3. Dopo questo match d’esordio ci son state tre vittorie facili su avversari sulla carta ostici come Quiroz, Miedler e Basic, ai quali Ofner ha concesso un totale di 15 games in tre partite. Giunto facilmente alla finale, questa è stata la partita più lottata e rocambolesca del torneo contro l’australiano John Patrick Smith, mancino che ama giocare il serve and volley e variare molto con back e chop. Il primo parziale è stato molto lottato e dopo un break per parte si è giunti al tie break. Ofner, sempre avanti, ha sprecato due set point sul 6-4 e ne ha dovuti poi fronteggiare due, prima di chiudere col punteggio di 10-8.

La reazione di Smith però c’è stata nel secondo parziale dove, dopo un avvio complicato nel quale ha dovuto fronteggiare delle palle break, ha strappato il servizio ad Ofner nel quarto game e ha mantenuto i restanti turni di battuta chiudendo col punteggio di 6-3 il secondo parziale. Il problema dell’australiano nel terzo parziale è stato il clamoroso crollo di rendimento del servizio: nel secondo gioco s’é salvato, annullando ben sette palle break, peró questa volta è stato lui a cedere il servizio nel quarto game del set la battuta e Ofner da quel momento in poi ha servito egregiamente non concedendo alcuna chance di rientrare all’australiano, chiudendo col punteggio di 7-6 3-6 6-3.

Finale: S. Ofner b. J.P. Smith 7-6(8) 3-6 6-3

SEOUL (cemento outdoor, montepremi 108.320 dollari)

FATTORE CAMPO PER SOON – In un torneo condizionato dal forfait a tabellone compilato della prima testa di serie Jordan Thompson, a trionfare è stato il coreano Soon Woo Kwon che si è aggiudicato il secondo challenger in carriera, entrambi conquistati negli ultimi due mesi. Dopo un esordio agevole contro Shintaro Imai, la vittoria di maggior prestigio è arrivata agli ottavi contro Donskoy, regolato in due parziali lottati. Successivamente Kwon ha sconfitto il giapponese Uchiyama e il classe ‘98 di Taipei Tung Lin Wu, arrivando così all’atto conclusivo dove ad attenderlo c’era l’australiano Purcell, che è in Asia da inizio febbraio ma che prima di questo torneo non si era mai spinto oltre i quarti di finale. La partita è stata molto lottata, Purcell in entrambi i parziali si è trovato avanti di un break ma ha mostrato un atteggiamento troppo remissivo e attendista nel momento di chiuderli, perdendoli entrambi col punteggio di 7-5.

Finale: S. W. Kwon b. M. Purcell 7-5 7-5

QUESTA SETTIMANA – Si torna a giocare in Italia col Challenger di Roma nella settimana che precede gli Internazionali BNL d’Italia. Gli altri quattro tornei in giro per il mondo sono a Busan, Braga, Aix En Provence e Shymkent.

a cura di Andrea Pellegrini Perrone

Continua a leggere

Challenger

Mondo Challenger: super Travaglia trionfa a Francavilla e si riavvicina alla top 100

Terza vittoria tricolore su tre challenger organizzati in Italia nel 2019: dopo Sinner a Bergamo e Mager a Barletta, è il turno di Travaglia. Nel resto del mondo successi di Rola a Leon, di Martin a Nanchang e di Emilio Gomez a Tallahassee

Pubblicato

il

Stefano Travaglia e Oscar Otte - ATP Challenger Francavilla 2019 (foto Marta Magni)

Francavilla (terra battuta, €46.600)


In un’altra splendida settimana a livello ATP per il tennis italiano col trionfo di Matteo Berrettini a Budapest, arriva anche il successo di Travaglia a Francavilla, un titolo inaspettato visto che da marzo in poi il tennista azzurro aveva vinto solamente un incontro in cinque tornei e aveva manifestato qualche problema fisico. Accreditato della quinta testa di serie,  disponendo dunque di un bye al primo turno, Travaglia ha sconfitto nel suo match d’esordio Andrea Pellegrino col punteggio di 7-6 6-3, prima di battere Giulio Zeppieri, bravissimo a raggiungere i suoi primi ottavi di finale in carriera, con lo score di 6-2 2-0 (rit.), a causa di un problema accusato dal tennista laziale in doppio nella giornata precedente. Giunto così ai quarti di finale ha dato vita al match più emozionante dell’intero torneo, una battaglia di quasi 3 ore col connazionale Federico Gaio: dopo un primo set lottatissimo vinto al tie break da Gaio, Travaglia nel secondo parziale ha dovuto annullare sei palle break che avrebbero messo in discesa la strada del tennista faentino ed è stato bravissimo a chiudere il secondo parziale alla prima occasione di break, arrivata nel decimo e conclusivo game del set.

Nel terzo parziale a partire meglio è stato Travaglia, sopra 3-0, che poi ha dovuto subire la rimonta di Gaio bravo a non mollare e a procurarsi addirittura nell’undicesimo game del set due chances per andare a servire per il match sul 6-5, annullate però da Steto. Si arriva così al tie break finale, anche questo ricchissimo di emozioni: Gaio recupera un minibreak con una splendida palla corta e allunga fino al 6-4, con due match point a disposizione, ma non riesce a chiudere e subisce la rimonta di Travaglia che al primo match point a sua disposizione chiude 8-6.

 

Arrivato in semifinale battendo solo tennisti italiani, Stefano affronta Gombos nel penultimo atto in un match caratterizzato da parecchi errori da ambo le parti, ma che Travaglia è riuscito a chiudere col punteggio di 6-3 6-4 nonostante qualche break di troppo concesso nei primi games di entrambi i parziali. Arriva così in finale contro il tedesco Oscar Otte, che durante il torneo non aveva concesso nemmeno un set, approfittando anche  dei ritiri di Bellucci negli ottavi di finale e di Marterer in semifinale. Entrambi i giocatori tengono agevolmente i primi games di battuta e la partita scorre via liscia, senza troppi scambi prolungati: l’allungo decisivo del primo parziale avviene nell’ottavo game con Travaglia che tira un rovescio lungolinea imprendibile sulla palla break e tiene a zero il game successivo, conquistando così il primo set.

La partita sembra in totale controllo di Travaglia dopo che nel quinto gioco del secondo set Otte concede un altro break commettendo un deleterio doppio fallo sulla palla break, ma Steto, che fino a quel momento non aveva mai concesso una palla break, permette al tedesco di rientrare in partita nell’ottavo game con una seconda di servizio troppo morbida sulla quale Otte impatta un bel vincente lungolinea. Il set scorre via liscio sino al tie break, giocato in modo davvero brutto da Travaglia che sembra risentire dell’occasione sciupata in precedenza e perde malamente 7-3, prolungando la sfida al terzo parziale. In questo terzo set il tennista azzurro è stato bravissimo a cancellare dalla mente quanto successo in precedenza e partire in modo determinato, tenendo rapidamente tutti i games di servizio e breakkando l’avversario alla prima occasione utile, nel sesto gioco, tenendo il game successivo a zero e salendo sul punteggio di 5-2.

Dopo che il tedesco tiene il suo turno di servizio si arriva al game nel quale Travaglia è chiamato a servire per il match: è un game durissimo, il più lungo dell’intero match, durato quindici minuti, nel quale Travaglia sciupa due match point, è costretto ad annullare ben cinque palle break prima di chiudere alla terza palla match, con un dritto in avanzamento sul quale Otte non arriva. Braccia al cielo, racchetta in terra e lacrime contenute per Travaglia che dichiara al termine della gara di sentirsi così felice come se avesse appena vinto uno Slam. Oltre al già citato Gaio, nessun altro azzurro è giunto fino ai quarti di finale ma le belle notizie arrivano dai giovanissimi Musetti e Zeppieri che dimostrano di essere già pronti a competere a questo livello, vincendo entrambi due bei match prima di arrendersi agli ottavi di finale dove c’è un po’ di rammarico per Musetti che sciupa set point con Brkic nel primo parziale prima di cedere col punteggio di 7-5 6-3.

Finale: S. Travaglia b. O. Otte 6-3 6-7(3) 6-3

Leon (hard outdoor, $54.160)


Dopo due annate deludenti torna al successo nel circuito Challenger lo sloveno Blaz Rola che conquista in Messico il quarto Challenger in carriera. Rola, che prima di questo torneo era fuori dai primi 250 del mondo, non era riuscito negli ultimi anni a mantenere il livello mostrato tra il 2014 e il 2015, quando era stabilmente intorno alla centesima posizione mondiale. Accreditato della quattordicesima testa di serie, Rola ha battuto senza perdere neanche un set prima Huesler, poi Guinard ed infine Escobar per raggiungere la semifinale, dove ad attenderlo c’era il redivivo James Ward, che dopo un lungo periodo di stop a causa di infortuni sembra essere tornato a buon livello.

È proprio il penultimo atto quello più difficile ed emozionante della cavalcata dello sloveno, in quanto Rola è riuscito ad imporsi solamente al tie break del terzo set rimontando da 2-6, aiutato anche da un nastro assassino per il britannico che ha aiutato Blaz ad annullare il secondo dei quattro match point, prima di imporsi col punteggio di 9-7. In finale Rola ha sfidato un altro britannico, ovvero Liam Broady, in una sfida tra due mancini che prima di questo torneo si erano affrontati quattro volte e in tre occasioni era stato proprio Rola a prevalere. I servizi la han fatta da padrone per gran parte dell’incontro, il primo parziale sembrava indirizzato al tie break quando, sul 4-5 40-0, Rola ha approfittato di un grande passaggio a vuoto di Broady per chiudere 6-4 il primo parziale.

Nel secondo set entrambi i giocatori han concesso qualcosa in più al servizio ma il break decisivo è arrivato anche in questa occasione nel finale del set, col britannico che nel nono gioco ha strappato il servizio allo sloveno e ha chiuso 6-4 in suo favore, dopo aver annullato una palla del controbreak. Il livello della sfida è calato sensibilmente nel terzo e decisivo parziale dove il merito di Rola è quello di aver sbagliato meno dell’avversario nei momenti decisivi, breakkando nell’ottavo gioco alla seconda chance concessa da Broady e chiudendo col punteggio finale di 6-4 4-6 6-3.

Finale: B. Rola b. Liam Broady 6-4 4-6 6-3

Nanchang (terra battuta indoor, $54.160)


Andrej Martin ottiene in Cina il nono Challenger in carriera, esprimendo un tennis di altissimo livello lungo tutta la settimana. Il tennista slovacco, che ha sempre ottenuto risultati migliori su terra rispetto al veloce, è dovuto partire sin dal primo turno non essendo testa di serie del torneo cinese ma è stato bravo a vincere agevolmente tutti i primi turni, lasciando un totale di sedici giochi per strada nei primi 3 incontri, arrivando così ai quarti di finale con ancora il serbatoio pieno di energie. Anche l’incontro nei quarti di finale contro Patael è stato vinto in due set, con lo score di 6-2 7-5, dal tennista slovacco che è arrivato in semifinale senza i favori del pronostico, dato che ad attenderlo c’era Milojevic, giovane serbo in ascesa, col quale Andrej aveva perso la scorsa settimana: il serbo, però, ha pagato parecchio la stanchezza accumulata nelle ultime settimane ed è apparso visibilmente scarico in una semifinale durata un’oretta e vinta da Martin con il punteggio di 6-0 6-4.

Martin, che non batteva un top100 dal 2017, ha interrotto la striscia negativa proprio nell’atto conclusivo dove ha giocato la partita più lottata del torneo contro l’australiano Jordan Thompson, n.67 e prima testa di serie del torneo cinese, che durante tutta la settimana però aveva sofferto più di Martin lasciando per strada complessivamente tre set. Dopo essersi aggiudicato il primo parziale col punteggio di 6-4, Martin ha lasciato l’iniziativa completamente nelle mani di Thompson nel secondo set e in apertura di terzo, subendo un parziale di 9 giochi a 2 che lo han costretto ad inseguire da 1-3 nel terzo parziale. Proprio nel momento dove la partita sembrava indirizzata verso una rapida conclusione, Martin è tornato a giocare il suo miglior tennis lasciando le briciole al servizio e spingendo il più possibile in risposta, riconquistando prima il break di svantaggio e poi proseguendo sull’onda dell’entusiasmo per chiudere col punteggio di 6-3.

Finale: A. Martin b. J. Thompson 6-4 1-6 6-3

Tallahassee (terra verde, $54.160)


In un tabellone dove la prima testa di serie era il nostro Paolo Lorenzi, che ha abbandonato prematuramente il torneo cedendo in tre set al secondo turno all’argentino Collarini, a trionfare è stato Emilio Gomez, che a quasi 28 anni ottiene il primo successo in carriera nel circuito Challenger dimostrando di trovarsi particolarmente a suo agio su una terra veloce come quella Americana. Dopo aver battuto in due set Novikov, Moraing e Polmans, il tennista ecuadoregno è stato bravo a rimontare un set di svantaggio nei quarti di finale a Nino Serdarusic, imponendosi con lo score di 6-7 6-3 6-0. In semifinale ed in finale Gomez partiva in entrambi i casi sfavorito sulla carta, sia contro il next gen francese Moutet sia contro il giocatore di casa Tommy Paul ma è stato incredibilmente solido in entrambi gli incontri, perdendo solo in un’occasione la battuta e lasciando complessivamente le briciole ai propri avversari: 6-1 6-4 con Moutet, 6-2 6-2 con Paul e primo titolo in carriera che arriva in modo tanto inatteso quanto meritato.

Finale: E. Gomez b. T. Paul 6-2 6-2

a cura di Andrea Pellegrini Perrone

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement