Il tennista che ha vinto più di Federer (Giorgia Mecca, Repubblica)
Ha vinto più di Roger Federer ma non gli basta. Vuole giocare ancora, la sua stagione non è finita. Shingo Kunieda, 34 anni, da ieri è impegnato ai Masters di tennis in carrozzina di Orlando, il torneo tra i migliori otto giocatori al mondo. Il giapponese numero uno del ranking, in carriera ha conquistato 42 titoli del Grande Slam, 22 in singolo (9 Australian Open, 7 Roland Garros, 6 Us Open) e 20 in doppio. Non è il suo unico record: dal 2007 al 2018 ha giocato 106 partite e non ne ha persa nemmeno una. Il tennis per lui è stato una ricompensa. Da bambino, Kunieda amava gli sport di squadra, giocava a basket, era veloce, agile e potente. Ha dovuto smettere per un tumore alla spina dorsale. Della sua infanzia non ha quasi più memoria, si ricorda soltanto che una mattina, dopo l’ennesimo intervento chirurgico, si è svegliato e non sentiva più le gambe. Non sarebbe mai più riuscito a muoverle. A undici anni si è aggrappato allo sport per trovare un posto nel mondo. Da allora non ha mai smesso di allenarsi; su un taccuino annota ogni giorno, ancora oggi, quante palline riesce a mandare dall’altra parte della rete. Il suo maestro Hiromichi Maruyama sostiene che siano necessari 30mila colpi per prendere confidenza con la racchetta, per sentirla parte del proprio corpo. E poi servono ostinazione, maniacalità, resistenza alla noia e al sudore… [SEGUE]. In campo Kunieda urla, si dispera, piange e si commuove ogni volta che vince una partita. Succede spesso. Da sempre, nei momenti di difficoltà, ripete a sé stesso un mantra: «Sono invincibile, sono il numero uno». Invincibile ma umano. Proprio come è successo a Federer, anche il giapponese è stato costretto a fare i conti con l’anagrafe e il corpo che invecchia. Dopo più di vent’anni di tennis e solo tennis, gli è capitato più volte di pensare al ritiro: ha cominciato a sentire la fatica e il dolore, il suo fisico ha iniziato a ribellarsi. Le gambe non potevano fargli male, il gomito sì, non riusciva più a stringere la racchetta tra le mani. Kunieda però voleva ancora giocare, sentirsi il migliore. Non era pronto ad abbandonare il campo. Si è fatto operare due volte, nel 2012 e nel 2016, per provare a vincere la sua terza medaglia d’oro alle Paralimpiadi, dopo quelle conquistate ad Atene 2004 e Pechino 2008. Ci proverà ancora a Tokyo, la città in cui è nato, tra due anni… [SEGUE]. A chi gli chiede se è grato al tennis per avere avuto la possibilità di ricominciare a giocare, lui risponde: «In realtà, sono grato soprattutto di essere ancora vivo».
