Australian Open: esordio-panzer per Serena e Osaka, Halep torna a vincere

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Australian Open: esordio-panzer per Serena e Osaka, Halep torna a vincere

Avanzano senza problemi anche Pliskova, Muguruza e Svitolina. Brivido Halep, Azarenka si arrende a Siegemund

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Serena Williams - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Spazio sponsorizzato da Barilla

IL VIDEO-RIASSUNTO DELLA GIORNATA IN INGLESE: IL DIRETTORE CON BEN ROTHENBERG

 

Esordio senza alcuna macchia per la favorita numero uno Serena Williams, che spazza via Tatiana Maria infliggendole uno scarto di trenta punti (54 a 24), quindici vincenti (22 a 7) e dieci game (6-0 6-2 il risultato finale). Del resto, quando contro c’è una Maria, il trattamento non è mai di favore. L’incontro è coinciso con il ritorno della statunitense a Melbourne dopo due anni, e si è rivelato addirittura meno di un allenamento, stante la gargantuesca differenza di potenza tra le due giocatrici. Serena e Tatiana sono però accomunate dall’avere entrambe una figlia: le due bambine, sembrerebbe, si conoscono e giocano assieme. Speriamo con maggiore equilibrio di quanto accade tra le mamme. Quanto al prosieguo del torneo di Serena, affronterà una Bouchard in fase di riabilitazione (netto 6-2 6-1 a Peng): tra le due c’è simpatia, forse derivata più dalla comune mal sopportazione di Sharapova, ma difficilmente questo distrarrà Serena che ha vinto 21 delle ultime 22 partite all’Australian Open, perdendo l’ultimo set nella finale del 2016 al cospetto di una Kerber monumentale.

Nessun problema anche per l’altra finalista di New York, colei che il torneo l’ha vinto, Naomi Osaka. Senza strafare, la quarta giocatrice del mondo accelera dopo i primi giochi che parevano suggerire un impossibile equilibrio e liquida 6-4 6-2 Magda Linette, n. 80 WTA. Per lei, la ventunenne slovena Tamara Zidansek che ha superato in due set Daria Gavrilova.

Vittorie agevoli sono arrivate anche per Keys, Muguruza e Pliskova. A sorprendere è soprattutto la spagnola, che dovendo affrontare la n.40 del mondo Shuai Zheng (giocatrice che mai deve essere sottovalutata) si immaginava potesse ricadere preda dei soliti demoni degli ultimi mesi. Non è stato così, allo stesso modo in cui Pliskova ha domato la connazionale Muchova che pure aveva stupito allo US Open, battendo proprio Muguruza. Esordio positivo anche per Elise Mertens, a cui spetta l’arduo compito di difendere la semifinale dello scorso anno, ed Elina Svitolina, quasi ingenerosa nello spazzare dal campo Golubic in 62 minuti.

BIG IN SOFFERENZA A soffrire davvero, in fin dei conti, sono soltanto Venus ed Halep. La maggiore delle sorelle Williams ha dovuto rimontare la miglior Buzarnescu vista in campo dallo sfortunato incidente di Montreal. Bella partita, in cui entrambe le giocatrici hanno tirato più vincenti degli errori commessi: Venus ha mantenuto la calma nel tie-break del secondo set, che avrebbe potuto costarle l’eliminazione, ed ha sopraffatto l’avversaria nel terzo sfruttando il suo prevedibile calo di rendimento al servizio.

Rivincita con il brivido per Simona Halep che ritrova una vittoria che mancava dalla semifinale di Cincinnati rimontando un set e un break a quella Kaia Kanepi che le aveva inflitto una dura sconfitta al primo turno dell’ultimo US Open. Simona, in versione rilassata, scherza prima di entrare in campo mentre esegue qualche esercizio di riscaldamento davanti agli occhi del suo preparatore Teo Cercel e parte più centrata rispetto all’avversaria, che però recupera subito lo svantaggio iniziale e gioca alla pari con la numero uno del mondo. Halep annulla due set point servendo per il tie-break, dove peraltro nulla può contro una Kanepi scatenata che mette a segno un vincente dopo l’altro, chiudendo addirittura con una demi-volée che muore subito dopo la rete. La trentatreenne estone non molla la presa, continua a picchiare duro e passa subito a condurre; tuttavia, poco dopo l’emblematica l’immagine di Simona che allarga le braccia incapace di imbrigliare quella furia, Kaia rimette immediatamente in corsa l’avversaria con un dritto al volo in tribuna e un doppio fallo.

Fra tensione palpabile e diversi scambi godibili, Kanepi perde un po’ di lucidità e nel lunghissimo decimo gioco cede servizio e set a una Halep che lasciava trasparire qualche segno di nervosismo per tre occasioni precedentemente sprecate. Alla ripresa, Kaia mette subito in chiaro che continuerà a spaccare tutto centrando una raccattapalle con un dritto colpito in ritardo; la ragazzina assicura sorridendo che va tutto bene, anche se le rimarrà sul fianco il logo della pallina. Ma ha qualche problema fisico anche Kanepi che, sotto 2-4 per aver regalato il servizio da 40-0, ottiene l’immediato MTO per una vescica all’anulare della mano sinistra. Rientra in campo il suo fantasma (ottiene due punti in altrettanti game) e Halep può tirare il classico respiro di sollievo. Secondo turno contro l’americana di Mosca Sofia Kenin che ha battuto in tre set la qualificata Veronika Kudermetova.

Simona Halep – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

TEEN – È una giornata complessivamente positiva per le teenager sotto controllo radar, a partire da Dayana Yastremska, nata nel 2000, che batte in due set Samantha Stosur, professionista dall’anno prima. C’è equilibrio solo nella prima partita, con la palla ucraina che viaggia comunque di più, differenza evidente soprattutto in risposta alla prima di servizio. Ed è proprio così che, sul 5 pari, l’ucraina ottiene lo strappo decisivo che le vale il set e indirizza l’incontro. Il doppio fallo di Stosur che manda 4-1 l’avversaria ha il sapore della resa; tre giochi dopo, una Dayana visibilmente agitata al momento di servire la seconda sul match point numero due tiene in qualche modo dentro la battuta e chiude con il vincente numero 21 guadagnandosi il secondo turno contro Carla Suárez Navarro.

Passate le qualificazioni, la diciottenne canadese Bianca Andreescurecentemente ammirata ad Auckland, ha superato in tre set la wild card statunitense Whitney Osuigwe, ancora acerba per questi livelli; non è andata altrettanto bene alla coetanea di Melbourne Destanee Aiava che ha raccolto quattro giochi contro Madison Keys. Per quanto riguarda la classe 2001, la polacca Iga Swiatek, campionessa in carica del torneo juniores di Wimbledon, ha la meglio al terzo su Ana Bogdan, mentre la moscovita Anastasia Potapova non lascia scampo a Pauline Parmentier.

LE SORPRESE Sono essenzialmente due: la sconfitta di Vika Azarenka ad opera di Laura Siegemund e quella di Daria Kasatkina ad opera di Timea Bacsinszky. Quanto alla prima, giova ricordare che tra infortunio e mal affezione al cemento Siegemund ha vinto appena due incontri di tabellone principale sul cemento nelle ultime due stagioni, uno dei quali per ritiro di Kasatkina a Pechino 2018. Senza dubbio gagliarda, dunque, la prova dell’eclettica giocatrice tedesca che di meraviglie sa farne più sulla terra, ma a deludere è stata Vika uscendo progressivamente dal match dopo aver vinto il primo set. Avevo cominciato il 2019 giocando un’ottima partita contro Venus ad Auckland, questo è decisamente un passo indietro. La conferma di un certo crollo emotivo è arrivata in conferenza stampa, dove la bielorussa è scoppiata in lacrime nel rispondere a una domanda sul suo passato.

Così come, pure usando le cautele del caso, si deve parlare di grande delusione per Kasatkina che fa tre game contro Bacsinszky. La russa ha vinto tre (dicasi tre) punti con la seconda di servizio, uno dei suoi cronici punti deboli, regalando alla svizzera quasi la metà dei suoi punti per effetto dei 24 gratuiti. Poco da raccontare dunque, se non che la 21enne di Togliatti dovrà ricostruire il suo rapporto con questo Slam (tre vittorie in quattro partecipazioni) e che Timea, quella in grado di innamorare con le sue soluzioni di rovescio, forse sta tornando.

Timea Bacsinszky – Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

Ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

[17] M. Keys b. [WC] D. Aiava 6-2 6-2
[7] Ka. Pliskova b. [Q] K. Muchova 6-3 6-2
J. Konta b. A. Tomljanovic 7-6(4) 2-6 7-6(7)
[12] E. Mertens b. A.K. Schmiedlova 6-2 7-5
[21] Q. Wang b. F. Ferro 6-4 6-3
A. Potapova b. P. Parmentier 6-4 7-6(5)
A. Krunic b. Z. Diyas 3-6 7-5 6-1
[13] A. Sevastova b. M. Barthel 6-3 6-1
M. Brengle b. [Q] M. Doi 6-4 6-0
[Q] B. Andreescu b. [WC] W. Osuigwe 7-6(1) 6-7(0) 6-3
T. Bacsinszky b. [10] D. Kasatkina 6-3 6-0
T. Zidansek b. D. Gavrilova 7-5 6-3
E. Bouchard b. [WC] S. Peng 6-2 6-1
[18] G. Muguruza b. S. Zheng 6-2 6-3
[Q] N. Vikhlyantseva b. [Q] V. Lepchenko 6-7(2) 6-2 6-4
[16] S. Williams b. T. Maria 6-0 6-2
[28] S.W. Hsieh b. S. Voegele 6-2 6-1
[23] C. Suárez Navarro b. [WC] C. Burel 7-5 6-2
[27] C. Giorgi b. D. Jakupovic 6-3 6-0
L. Siegemund b. V. Azarenka 6-7(5) 6-2 6-4
V. Williams b. [25] M. Buzarnescu 6-7(3) 7-6(3) 6-2
V. Kuzmova b. K. Kozlova 4-6 6-4 6-2
A. Cornet b. L. Arruabarrena 6-2 6-2
Kr. Pliskova b. A. Blinkova 7-6(2) 2-6 6-2
[6] E. Svitolina b. [Q] V. Golubic 6-1 6-2
D. Yastremska b. S. Stosur 7-5 6-2
M. Gasparyan b. [Q] L. Zhu 4-6 6-2 6-2
S. Kenin b. [Q] V. Kudermetova 6-3 3-6 7-5
[Q] I. Swiatek b. A. Bogdan 6-3 3-6 6-4
S. Zhang b. [26] D. Cibulkova 6-2 4-6 6-2
[1] S. Halep b. K. Kanepi 6-7(2) 6-4 6-2
[4] N. Osaka b. M. Linette 6-4 6-2

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Australian Open, Day 10 LIVE: Collins e Swiatek in semifinale. Sinner e Tsitsipas in campo

Segui con noi la diretta della decima giornata dell’Australian Open 2022, Si comincia con Collins-Cornet e Swiatek-Kanepi. A seguire Sinner-Tsitsipas; nella sessione serale Medvedev-Auger Aliassime

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Melbourne Park - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

06:12 – Dopo 3 ore e 1 minuto di battaglia, è Iga Swiatek a conquistare l’ultimo lasciapassare per le semifinali battendo Kaia Kanepi 4-6, 7-6(2), 6-3

05:28 – Un tie-break esemplare giocato da Iga Swiatek, che si aggiudica il secondo set per 7-6(2) e trascina il match al terzo set.

05:10 – Kanepi ottiene il controbreak e risale fino al 4-4, con Swiatek che butta a terra la racchetta stizzita.

 

04:53Iga Swiatek si sveglia dal torpore e mette a segno una serie di quattro giochi consecutivi: conduce ora 4-1 nel secondo set.

04:38 – Inizio di secondo set scoppiettante: Kanepi ottiene il break in apertura, ma Swiatek risponde immediatamente impattando sull’1-1.

04:19 – Al nono set point Kanepi si aggiudica la prima partita per 6-4 in 64 minuti.

04:09Kaia Kanepi, a suon di risposte vincenti, ha preso il comando della partita andando avanti di un break sul 3-3. La estone ha avuto 4 set point sul 5-3, ma con un game da 16 minuti e 20 punti Swiatek è riuscita a tenere il servizio e a constringere Kanepi a servire per il set sul 5-4. Niente da fare invece per la coppia italiana Bolelli/Fognini, sconfitta 6-3, 6-2 da Ram/Salisbury nei quarti di finale del torneo di doppio maschile.

03:33 – È iniziata la seconda partita del programma sulla Rod Laver Arena, l’ultimo quarto di finale femminile che vede di fronte Iga Swiatek e Kaia Kanepi. Punteggio in parità, 2-2. Sulla Margaret Court arena, invece, la coppia italiana Bolelli/Fognini è sotto di un set contro Ram/Salisbury nei quarti di finale del doppio maschile.

02:43 – In un’ora e 28 minuti Danielle “Danimal” Collins si aggiudica il quarto di finale contro Alize Cornet per 7-5 6-1 e torna in semifinale all’Australian Open tre anni dopo la prima apparizione, e soprattutto dopo aver superato i problemi di salute che l’hanno afflitta nelle ultime due stagioni. Infatti, dopo aver appreso di essere affetta da artrite reumatoide (come Caroline Wozniacki), lo scorso anno Collins si è sottoposta a un’operazione per la rimozione di una ciste dovuta ad endometriosi.

02:28 – Le risposte di Collins “the Danimal” (così si è soprannominata) continuano ad arrivare con potenza e velocità: l’americana ha preso due break di vantaggio e conduce 4-0 nel secondo set dopo aver vinto il primo

02:12 – Come già le è capitato diverse volte nelle ultime partite. Collins fa valere la sua risposta e strappa il set con un break all’ultimo gioco utile. Al terzo set point Danielle Collins si aggiudica il primo set per 7-5 dopo 58 minuti di gioco.

02:02Cornet non si à per vinta e ottiene il controbreak sul 5-3, pareggiando poi il conto sul 5-5

01:42Danielle Collins è la prima ad allungare: ottiene il break al quarto game e si porta in vantaggio 4-1

01:00 – Nel giorno della festa nazionale australiana (Australia Day), l’Australian Open 2022 allinea i tabelloni di singolare alle semifinali. Sulla Rod Laver Arena si inizierà alle 11 locali (le 01 in Italia) con gli ultimi due quarti di finale femminili, visto che le ragazze dovranno giocare le semifinali nella serata di giovedì. Danielle Collins proverà a tornare in semifinale dove già era arrivata nel 2019 affrontando la “debuttante” Alize Cornet, al suo primo quarto di finale in 62 partecipazioni Slam. Di seguito Iga Swiatek affronterà la imprevedibile Kaia Kanepi, che ha eliminato la testa di serie n. 2 Sabalenka. Non prima delle 15 locali (le 5 in Italita), Jannik Sinner proverà a rendere questo torneo ancora più storico per i colori azzurri diventando il secondo italiano in semifinale in una prova dello Slam affrontando Stefanos Tsitsipas. Nella sessione serale (alle 19, le 9 in Italia), il favorito Daniil Medvedev continuerà la sua campagna australiana contro il canadese Felix Auger-Aliassime. Qui il programma completo.


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Perché ha battuto Monfils. Forse sono sfuggiti alcuni degli straordinari progressi di Matteo. Perché sono andato a letto sognando anche Sinner in semifinale

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Confesso che me l’ero vista brutta per Matteo Berrettini quando sembrava si fosse accesa la spia rossa della benzina in riserva a metà del quarto set e lo vedevo tirarsi la racchetta sulle gambe e lamentarsi con il proprio angolo: “Non ho gambe, non ho gambe…”.

L’inerzia della partita sembrava decisamente passata nelle mani di Monfils. Sennonchè, come per la verità ho visto tante volte accadere nel tennis in tutti questi anni, quando un giocatore che si crede spacciato riesce a rimontare 2 set di handicap, ecco che proprio nel momento in cui la rimonta è riuscita c’è quel momento di rilassamento che lo punisce. Basta poco, pochissimo, per ridare fiato ed energie all’avversario rimontato che sembrava in crisi.

È proprio quello che è successo nel primo game del quinto set quando Monfils, avanti 30-0, si è concesso un paio di errori gratuiti. Poi c’è stato quel gran lob di Matteo e Monfils che ha tentato il tweener che non ha sorpreso Matteo, felicemente vigile a rete. E da lì è cambiato tutto. 4-0 con due break addirittura e match in mano al nostro gladiatore.

 

Del gladiatore Matteo ha un po’ anche l’aspetto, almeno per come ce lo si può immaginare attraverso la cinematografia. Russel Crowe? Magari no anche se al paragone nell’enfasi del momento mi ci sono lasciato andare, nel mio quotidiano video di un minuto per Instagram. Però non trovate che un po’ il viso dell’antico romano Matteo lo abbia?

Matteo è parso per anni un guerrier fragile. Ha patito mille infortuni il nostro dacchè gioca a tennis, polso, caviglie, schiena, polpacci, muscoli addominali. Quel fisico, così alto e longilineo, non poteva non essere fragile. Per liberarsi da tanti, troppi infortuni, Matteo ha dovuto lavorare duro, molto duro, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Altrimenti non sarebbe arrivato dove è arrivato.

Oggi è n.6 virtuale del mondo e domani chissà. Ma chiuse il 2018 da n.54 del mondo! Sembra un secolo fa e invece non sono passati 4 anni. Eppure a me pareva che avesse qualità tennistiche e di temperamento straordinarie già allora e non ho mai mancato di sostenerlo (sia lui, sia le mie teorie su lui).

I risultati parlano per lui. Sette volte è arrivato a giocare cinque set: ebbene, in sei occasioni è stato lui a vincere. Ha perso solo quella strana partita con Sandgren due anni fa a Melbourne. Invece tanto con Alcaraz che con Monfils ha saputo vincere al quinto set dopo aver perso terzo e  quarto set. Reagendo da campione a una serie di momenti difficili.

Probabilmente – come mi ha detto Matteo in conferenza stampa e mi ha confermato anche il suo bravissimo allenatore Vincenzo Santopadre – il nostro eroe, primo azzurro di sempre in semifinale Down Undersi è reso conto non appena si è trovato sotto di un break a metà quarto set che non era il caso di spendere tutte le residue energie (poche) per cercare di recuperare quel set,.

Ha capito intelligentemente – quando si dice l’esperienza! – che era meglio tenere un po’ di riserva per il quinto e cominciarlo subito con grande attenzione. Proprio quell’attenzione – chissà se Matteo l’ha pensato – che Monfils sulle ali dell’entusiasmo forse non avrebbe saputo tenere. Monfils è stato tenerissimo quando nella sua conferenza stampa ha poi detto: “Nei momenti decisivi Matteo fa sempre la cosa giusta, io mai…ma non ho ancora perso la speranza di riuscirci un giorno anche in uno Slam

Negli Slam, che è il tennis vero, dove la qualità tecnica deve accompagnarsi anche alla tenuta atletica e alla sagacia tattica per tutte le circostanze che si possono verificare in match che superano sempre le due ore e mezzo e non di rado sfiorano (o superano) le tre e quattro ore, Matteo Berrettini ha imparato a gestirsi alla grande. Lo ha ormai dimostrato in parecchie occasioni.

Non a caso ha vinto dal gennaio 2021 qualcosa come venti partite contro tutti i diversi avversari che ha incontrato. E ne ha perse solo tre, tutte e tre con il solo Djokovic, al Roland Garros, a Wimbledon e all’US Open. Ma senza essere dominato dal n.1. Sempre in 4 set. Insomma, dopo aver battuto tutti gli altri che gli si erano parati contro sul suo cammino ha tenuto testa alla grande anche al n.1 del mondo, due volte strappandogli il primo set e un’altra il terzo (facendolo sudare freddo anche nel quarto).

Ha insomma dimostrato di essere un tennista completo con una continuità notevolissima – quattro quarti di finale consecutivi – su quattro superfici diverse. E, come ho ricordato nei giorni scorsi  il re dei tiebreak, ha mostrato una solidità mentale a prova di bomba, vincendo quasi sempre i tiebreak anche con quei giocatori con i quali ha perso. Ho già ricordato più volte che ne ha vinti due su due con ciascuno dei primi due del mondo, Djokovic e Medvedev, sebbene abbia perso 4 volte con Novak e 3 con Daniil.

Non sono andato a rivedere tutti i risultati con i tiebreak vinti, ma di sicuro, oltre a quelli contro i top-2, alcuni me li ricordo: Alcaraz, Aliassime, Carreno, Ivashka…

Potrà ripetersi contro Rafa Nadal? Per i corsi e ricorsi vichiani lo ritrova per l’appunto dopo avere battuto Monfils nei quarti all’US Open 2019. Due anni e mezzo fa.

Quel giorno Berrettini giocò un gran primo set, migliore di quanto molti lo considerassero allora capace. Berrettini è sempre stato un po’ sottovalutato…tranne che da Ubitennis. Matteo arrivò infatti al doppio setpoint, 6-4 nel tiebreak, ma non riuscì a sfruttarli. Sbagliò una volee e gioco una palla corta… troppo corta e  che non avrebbe dovuto tentare. Perse 8 punti a 6 il tiebreak…quando ancora li perdeva!  

Ma l’attuale Berrettini non è più quello, non è più un novizio. È un altro Berrettini. E anche Nadal è probabilmente – certezze non se ne possono nutrire – un altro Nadal. Solo che il romano è cresciuto in tutto, fiducia, colpi, testa, fisico e Nadal no. Rafa, anzi, forse è un tantino in calo. Anche se ha vinto 9 partite di fila in Australia dall’inizio dell’anno e dopo un break agonistico di oltre 4 mesi (dal torneo di Washington in poi). Ma a giugno avrà 36 anni e…un po’ umano è anche lui.

Matteo ha finito di giocare i suoi 5 set diverse ore dopo Nadal, ma anche se entrambi godranno di due giorni di riposo, i 10 anni che li separano potrebbero farsi sentire sulle articolazioni di Nadal che durante il suo match con Shapovalov non è stato nemmeno tanto bene.

Non credo insomma che possa essere quello stesso Nadal che battendo Roger Federer vinse l’Australian Open 2009 – il suo unico Australian Open – dopo aver lottato inesauribilmente per 5 ore e 14 minuti contro Verdasco in una semifinale che non dimenticherò mai. Anche se il punteggio sono andato a ricercarlo ora: 6-7,6-4,7-6,6-7,6-4.

Quella partita battè in durata il record di 18 anni prima, quel memorabile 14-12 al quinto con cui Boris Becker (che avrebbe poi vinto il torneo diventando n.1 del mondo) superò il nostro Omar Camporese nel 1991. Forse la miglior partita in assoluto che io abbia visto giocare a Omar.

Quell’extraterrestre d’allora, Rafa Nadal, contro ogni pronostico battè poi a distanza di 24 ore anche Roger Federer nonostante tutti pensassero che il maiorchino sarebbe stato semi-moribondo per via della maratona con Verdasco. Ma, il tempo passa per tutti, anche per il fenomeno Nadal, e avere quasi 36 anni non è come averne 23.

Se ci fosse stato un solo giorno di intervallo come allora -. Federe aveva goduto di un giorno di riposo in più, questo è il primo anno in cui le semifinali a Melbourne si giocano nello stesso anno – allora Matteo sarebbe stato secondo me addirittura favorito, oggi come oggi.

Con due giorni per recuperare forse però l’irriducibile Nadal si sarà ripreso. E per quanto Rafa continui a dire “Sono contento così, che io vinca uno Slam in più o in meno rispetto a Federer o Djokovic, non cambia nulla per me, sono contento comunque e mi considero comunque molto fortunatoad avere la vita che ho vissuto”, l’occasione di conquistare lo Slam n.21 staccando i rivali di sempre fino all’amato Roland Garros, sarà certamente per Rafa uno stimolo e una motivazione motivo in più per non arrendersi fino all’ultima palla. Non che ne abbia bisogno, almeno in genere.

Contro Monfils Matteo ha servito meno bene che contro Carreno Busta. Con lo spagnolo aveva messo il 77% di prime palle, con il francese  appena il 61%. E ciò sebbene in molte occasioni Matteo abbia preferito mettere la prima a velocità più basse per scegliere semmai l’angolo piuttosto che l’ace. Oppure anche per seguire la battuta a rete approfittando della lontananza dalla riga di fondo di Monfils.  Ha fatto serve&volley 7 volte (più del solito) e ha fatto 5 punti. Cercando meno gli ace ne ha fatti molto meno, 12 ace invece dei 28 nei tre set con Carreno.

 E soltanto un terzo delle volte che ha servito è riuscito a non far rispondere Monfils. Mentre Carreno Busta non aveva risposto due volte su tre (o 49%).

Curioso il fatto che contro Alcaraz, nell’altro match di 5 set, Matteo avesse vinto 159 punti (come lo spagnolo) e questa volta contro Monfils 156, tre di meno (ma sei più di Monfils). In entrambi i match l’equilibrio è stato notevolissimo, nonostante il 6-2 dell’ultimo set con Monfils.

Ma quel che volevo significare è che stavolta ha dovuto impegnarsi e soffrire molto più da fondocampo, sia per le caratteristiche tecniche di Monfils, ma soprattutto perché il servizio di Matteo è stato inferiore al solito.

Se vuol battere Nadal – è qui dove volevo arrivare –  Matteo dovrà servire meglio. Anche Nadal a volte decide di rispondere da molto dietro la riga di fondo. Quindi anche con lui Matteo potrebbe tentare la carta del serve&volley, sia per togliergli la tranquillità nella risposta, sia per sottrarsi ad estenuanti palleggi che in linea di principio favoriscono Rafa. Solo che il serve&volley dovrà farlo negli angoli opposti a quelli usati per Monfils.

La traiettoria esterna in kick seguita dal serve&volley dovrà essere usata nei punti pari, anziché nei vantaggi. Con Monfils Matteo l’ha usata su un paio di pallebreak. Contro Rafa non funzionerebbe con altrettante probabilità. Sul 15-40 allora? Beh, meglio non ritrovarcisi però, perché anche se annullasse la prima pallabreak ci sarebbe comunque la seconda.

Nadal non ha mai avuto alcun problema quando doveva affrontare i giocatori che basano il loro tennis sul ritmo, sui palleggi. Ma quelli che battono bene come il miglior Berrettini – quello visto con Carreno – li soffre. Per questa ragione penso che quella di Matteo non sia una “mission impossible anche  se il dritto mancino pesantissimo e arrotato di Rafa che ha fatto sempre patire Roger Federer certamente raccoglierà decine e decine di puntia spese del rovescio di Matteo. Inevitabilmente. Il rovescio di Matteo è ancora oggi, nonostante gli indubbi progressi, assai inferiore a quello dello svizzero nei suoi panni. L’unica differenza a suo favore nei confronti di Federer sono quegli 11 centimetri in più d’altezza: il dritto di Nadal, pesante com’è, gli piegherà spesso la racchetta impegnata disperatamente a reggere quei topponi con lo slice, ma la palla di Rafa non supererà la spalla di Matteo come invece accadeva con la spalla di Roger.

Per finire quest’articolo ribadisco la sensazione che Sinner possa battere Tsitsipas, anche se quando leggerete questo articolo pubblicato non molto prima della mezzanotte, probabilmente saprete già il risultato e magari sarò stato smentito. Ma i pronostici, come diceva il grande Rino Tommasi che penso sempre, li sbaglia solo chi li azzarda.

I precedenti, come ricordiamo nell’articolo di presentazione scritto da Tommaso Mangiapane dicono che l’ateniese ha vinto 2 incontri su 3 e che tutti e tre si sono giocati sulla terra rossa, due con esito opposto proprio a Roma.

Beh, intanto, così come per Berrettini contro Nadal, Sinner negli ultimi 12 mesi ha certamente fatto più progressi piuttosto che Tsitsipas. Il greco poi è reduce da una lotta di 5 duri set con Fritz che dopo la recente operazione al gomito non si sa che riflessi possa aver comportato, sebbene lui abbia detto l’altro giorno di non avvertire più alcun dolore. E glielo auguro. Ma poi, almeno secondo me, Sinner è certamente più forte su questi campi in cemento piuttosto che sulla terra rossa, anche se il suo primo quarto di finale in uno Slam lo conquisto al Roland Garros e questo sarà soltanto il secondo.

Vedremo. Certo anche solo poter andare a letto sognando di avere due italiani in semifinale ad uno Slam come quell’unica volta nel 1960 a Parigi quando i nostri eroi furono Nicola Pietrangeli (battè Haillet e poi Ayala) e Orlando Sirola (perse da Ayala) mi farà dormire benissimo fino a dopo le cinque quando Sinner scenderà in campo. Aggiungo però una postilla che vi prego di non riferire – resti tra noi! – a Nicola Pietrangeli. Nel ’60 i professionisti erano banditi dal circuito dei dilettanti, Alcuni di loro, penso a Rosewall, Hoad, Gonzales, Sedgman, erano assai più forti di quasi tutti i dilettanti..che poi, anche queto resti tra noi, tanto dilettanti non erano. Erano semmai professionisti di Stato.

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