Capitani all’opposizione: Barazzutti e Hewitt contro la nuova Davis

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Capitani all’opposizione: Barazzutti e Hewitt contro la nuova Davis

Da “non contano solo i soldi” a “comanda un calciatore che non sa nulla di tennis”: vigilia nel segno delle polemiche a Calcutta e Adelaide

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Coppa Davis 2019, Australia vs Bosnia ed Erzegovina: Hewitt e Delic (foto via Twitter, @TennisAustralia)

Ormai si balla, alla vigilia del debutto opinioni ed eventuali perplessità sulla nuova Davis lasciano il campo alla preparazione delle partite. Non è il momento di ragionare sui massimi sistemi, ma allo stesso tempo c’è l’ansia di confrontarsi con la probabile tendenza al livellamento dei valori (è il rischio di cui parla anche Andreas Seppi) imposto dalle nuove regole. Stuzzicato dalla stampa locale, Corrado Barazzutti non si fa pregare nell’esprimere un parere personale, smarcandosi da quello che pare sia stato l’orientamento federale al momento di votare la riforma.

Ormai la decisione è stata presa e si va avanti – le parole del capitano azzurro riportate dal Telegraph India -, ma io preferivo la vecchia formula, il fattore campo, le partite di cinque set. Pensate se dovessero modificare gli Slam portandoli a una settimana con i match al meglio dei tre set, avrebbero lo stesso fascino? Tutto sta cambiando e i soldi dettano legge, ma non credo i giocatori del livello di Federer, Nadal e Djokovic scendano in campo negli Slam pensando al conto in banca”.

I toni dell’opposizione al nuovo corso sono invece più accesi ad Adelaide, dove ha preso la parola Lleyton Hewitt alla vigilia di Australia-Bosnia. Partendo dalla sua ben nota posizione di contrarietà, il capitano Aussie ha rincarato la dose, con un attacco diretto a Gerard Piqué e al fondo Kosmos – anima della riforma – di cui il difensore del Barcellona è parte integrante.

 

Subiamo le decisioni di un calciatore che non sa nulla di tennis, è come se io uscissi da questo posto e volessi mettere bocca sulla formula della Champions League. Non sono su nulla del nuovo corso – l’affondo di Hewitt – soprattutto sulla finale in sede unica. Tra l’altro, non sono nemmeno convinto che tutti i top player accettino di giocarla a Madrid nel mese di novembre. Aspettiamo e vediamo”. Il riferimento tra le righe è anche al problema calendario, analizzato di recente a Melbourne in occasione della presentazione alla stampa della nuova Davis.

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Musetti non smette di crescere: “Lavoro sulla respirazione con il metodo degli apneisti”

Il carrarino, numero 284 del mondo a 18 anni, ha svelato uno degli aspetti su cui sta lavorando per diventare competitivo anche con i più grandi. Imparando a gestire meglio la pressione

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Lorenzo Musetti - Firenze Tennis Cup 2019 (foto Francesco Peluso)

Nel percorso di crescita di Lorenzo Musetti non intervengono soltanto fattori tecnici o fisici. Il carrarino, intervistato da Tuttosport, ha spiegato come abbia tratto beneficio dai consigli di un maestro di apnea per migliorare la respirazione. Fondamentale utile a gestire meglio anche la pressione psicologica.

“Mi sono abituato e sono maturato – sottolinea il talento azzurro classe 2002 – soprattutto dopo il boom mediatico che è seguito al mio successo dello scorso anno agli Australian Open junior. Un mese continuo di chiamate, interviste, ospitate. Ho fatto un po’ di fatica a rifocalizzarmi interamente sul tennis in quel periodo. Piano piano ho imparato a gestire la situazione, anche lavorandoci sotto il profilo fisico e motorio. In certe situazioni mi si bloccava il diaframma, non riuscivo a fare ciò che volevo e mi innervosivo. Ho chiesto il supporto ad un ragazzo di Livorno che insegna agli apneisti e ne sono venuto fuori. Quando mi capita ora ho le contromisure”.

COME UN PADRECome già aveva fatto nell’intervista esclusiva concessa al nostro Alessandro Stella, Musetti ha ribadito ancora una volta l’importanza del rapporto con il coach Simone Tartarini, al suo fianco anche in questi giorni di allenamenti a La Spezia. “Con lui ci eravamo posti quale primo traguardo entrare nelle qualificazioni del Roland Garros. Mi mancavano ancora una cinquantina di posizioni in classifica mondiale, ma credo che sarei riuscito a scalarle visti i tanti appuntamenti che avrei potuto sfruttare. Sarebbe stato fantastico giocare a Parigi. Ora l’imperativo è migliorarsi tutti i giorni mantenendo elevata la motivazione. Un mattoncino alla volta, per costruire una casa solida. Questa è la nostra filosofia.

Focus spostato al 2021 anche sul torneo che non ha esitato a definire, un po’ a sorpresa, il suo preferito: “È Wimbledon, dove ho raggiunto i quarti a livello junior provando grandi emozioni. Non avevo mai giocato sull’erba ma ho immediatamente trovato le giuste cadenze. Sarebbe il massimo fare bene tra i big”.

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Roland Garros, l’ottimismo di Giudicelli: “Pubblico limitato, ma porte aperte”

Il numero uno della Federazione francese scherza con Monfils: “Organizziamo il torneo in modo che tu possa vincerlo”. Si punta a rivedere gli spettatori in tribuna, pur se in numero ridotto. Ma deciderà il Governo

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Rafa Nadal - Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Bernard Giudicelli continua a professare ottimismo. “A settembre il Roland Garros ci sarà“, è il titolo offerto dal numero uno della Federazione francese nel corso di una diretta su Twitch animata da Gael Monfils. “Sì, organizzeremo il torneo in modo che tu possa vincerlo“, ha risposto con il sorriso Giudicelli all’esplicita domanda del numero nove del mondo (il cui miglior risultato a Parigi è la semifinale, raggiunta ben 12 anni fa). Attualmente, il massimo torneo su terra è in calendario dal 27 settembre all’11 ottobre dopo un paio di aggiornamenti del calendario tennistico mondiale a seguito della pandemia di coronavirus.

La linea rimane possibilista anche su un’apertura al pubblico, per quanto soggetta a limitazioni. “È l’ipotesi che preferisco – ha confermato Giudicelli -, le porte chiuse rappresentano una strada che non mi appassiona. Ci adatteremo chiaramente alle disposizioni del Governo francese che prenderà la decisione definitiva, ma credo che l’allargamento degli spazi nell’impianto e la predisposizione delle misure di distanziamento e sicurezza possano consentire un afflusso controllato di spettatori. Un Roland Garros a scartamento ridotto, per proteggere i giocatori e il pubblico“.

Ricordiamo che la vendita dei biglietti per le date originarie è stata annullata, con predisposizione dei rimborsi. Le decisioni organizzative finali sull’edizione autunnale daranno il via – nella migliore delle ipotesi – a una nuova apertura virtuale dei botteghini. Il cassiere non farà festa, ma di questi tempi la presenza di (pur pochi) spettatori sulle tribune appare già un prodigio.

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Piatti: “Ho già parlato con Moya, voglio portare Sinner da Nadal”

“Tra poco a Montecarlo arriveranno Zverev e Wawrinka”, assicura Piatti. Che però ricorda: “Questa fase durerà tre anni, perché Sinner fino a 14 anni giocava tre volte a settimana. Gli manca tanto tennis”

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Avevo cominciato alla grande, in Australia avevo Maria Sharapova e Jannik. Poi Maria si è ritirata, Jannik è stato bloccato (dall’emergenza coronavirus, ndr) e abbiamo dovuto chiudere il centro di Bordighera per tre mesi, anche se ora stiamo ricominciando. Poteva andare meglio questo 2020…“. Ma qualche buona notizia c’è per Riccardo Piatti, allenatore di Jannik Sinner, che è stato ospite della trasmissione ‘Spazio Tennis’ di SportFace. Il fatto che questo periodo di stop gli abbia consentito di lavorare intensamente con il suo allievo, tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello fisico.

Jannik ha avuto molto tempo per lavorare fisicamente, in campo abbiamo lavorato tanto sul servizio per fargli aumentare la rotazione delle spalle; se va in anticipo con il movimento, può trovare angoli più stretti. Poi deve iniziare a utilizzare meglio le rotazioni con il servizio“. Piatti fa l’esempio della sconfitta contro Paire, ad Auckland, quando Sinner ha subito un break mettendo in campo sei prime su sette: “Quelle prime andavano a una buona velocità ma erano tutte uguali. Per salire di livello deve avere tutte le rotazioni e tutti gli angoli. Sta iniziando a diventare, anche con la testa, un giocatore di servizio: non tirare sempre forte, ma decidere dove tirare“.

In quella che Piatti definisce una ‘fase che durerà tre anni, perché Sinner fino a 14 anni giocava tre volte a settimana: gli manca tanto tennis da giocare‘ c’è spazio anche per altri allenamenti mirati a limare alcuni difetti tecnici. L’abilità di cambiare ritmo con il rovescio, perché il colpo coperto è già uno dei migliori al mondo ma la variazione in back non è ancora all’altezza, e l’attitudine al gioco di volo: “La sua volée tecnicamente è buona, ma quando gli cambiano la rotazione o la velocità del passante lui trova difficoltà a metterla in un certo posto. E se sbaglia va in frustrazione di più rispetto agli altri colpi“.

 

Per Piatti c’è un modo per accelerare questo processo, ed è una possibilità che non tutti i tennisti dell’età di Jannik riescono ad avere: incrociare sul campo i più forti per rubare i loro segreti. E se adesso non ci sono match ufficiali, si può sempre sfruttare l’appeal dei campi di Montecarlo, dove Sinner si sta allenando. In questi giorni spesso con Bolelli, ma Piatti conta di poter offrire a Jannik diversi altri compagni di allenamento: “Lo porto ogni tanto a giocare con Popyrin e Tsitsipas. Adesso arriveranno anche Zverev e Wawrinka a Montecarlo. Ho già parlato con Moya perché voglio portarlo da Nadal, e speriamo anche Djokovic. Siccome non ci sono tornei, cerco di simulare partite di allenamento con questi grandi giocatori. Jannik porta sempre via qualcosa e migliora sempre“.

A.S.

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