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Lo Slam più bello degli ultimi anni

Gli Australian Open 2019 si candidano a diventare una pietra miliare del tennis femminile del periodo più recente

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Karolina Pliskova e Serena Williams - Australian Open 2019
 

LA PARTE ALTA DEL TABELLONE

Pliskova contro Giorgi e Muguruza
Per la parte alta di tabellone, la più qualitativa del torneo, mi sento quasi obbligato a cominciare da Karolina Pliskova: non solo per il livello di tennis che ha offerto nelle due settimane, ma anche perché ha avuto in sorte un tabellone particolarmente complicato. Dopo Muchova e Brengle, ha trovato Giorgi, Muguruza, Serena, Osaka: quattro avversarie non semplici da affrontare una dopo l’altra.

Dopo la vittoria con partenza a rilento su Madison Brengle, sin dal terzo turno Pliskova è stata obbligata a mettere in campo il proprio miglior tennis; merito di Camila Giorgi che ha lottato per due ore e 11 minuti quasi alla pari (64, 3-6, 6-2). Dico “quasi” perché alla lunga è emersa la maggiore consistenza nei colpi di inizio gioco di Pliskova, come si ricava dal rapporto tra ace/doppi falli: 9/1 Pliskova, 3/8 Giorgi. Servizio ma anche risposta, grazie alla quale Karolina ha messo pressione all’avversaria sino a fare più chiaramente la differenza nel terzo set. Troppa la fatica che faceva Giorgi a mantenere i propri turni di battuta. Entrambe hanno offerto un ottimo spettacolo, e penso che alla fine abbia semplicemente vinto la più forte; del resto anche il ranking (in quel momento numero 8 contro numero 28 del mondo) certifica la differenza.

 

Nel turno successivo contro Garbiñe Muguruza, un’avversaria che storicamente gradisce (8-2 nei confronti diretti), Pliskova ha giocato un tennis al limite della perfezione. E se è vero che il match è durato appena 60 minuti (esatti) per un totale di sedici game (6-3, 6-1) rimane comunque sbalorditivo il dato degli errori non forzati: appena 3. Ecco perché parlare di perfezione non è esagerato. Saldo complessivo (vincenti errori non forzati): Muguruza -5 (15/20) Pliskova addirittura +20 (23/3). Questa partita ha confermato al di là di ogni dubbio che Karolina era davvero in forma strepitosa, oltre che imbattuta dall’inizio dell’anno, visto che era reduce dal successo di Brisbane. E stava per arrivare il match contro una leggenda come Serena Williams.

Karolina Pliskova contro Serena Williams
Difficile sintetizzare in poche righe una partita come questa, piena di spunti tecnici, psicologici, ma anche di ricorsi storici. Serena ha perso un match che sembrava vinto, anche per una serie di circostanze sfortunate; ma molti meriti vanno a Pliskova che ha dimostrato di non voler uscire dal campo con il minimo rimpianto: lei non avrebbe regalato nulla, fosse anche un solo quindici in una situazione disperata. E così Karolina ha lottato punto su punto rovesciando una partita che solo lo score non aveva ancora certificato come chiusa: Serena infatti è arrivata a servire sul 4-6, 6-4, 5-1, 40-30. E per arrivare a quel punto, dopo due set di tennis equilibrato, Williams aveva ulteriormente alzato il proprio livello di gioco raggiungendo vette impressionanti.

Se nei primi due set Pliskova spesso aveva avuto la meglio nel confronto tra colpitrici sulle palle centrali e profonde (in un certo senso smentendo la tesi che vorrebbe che per non soccombere contro Serena occorre farla muovere “allargando il campo”), nel terzo Williams è stata in grado di trovare angoli sorprendenti quasi dal nulla, aumentando il numero di vincenti. Nei primi game del terzo set abbiamo sicuramente visto la miglior Serena post-maternita: efficacissima al servizio, straordinariamente incisiva alla risposta e incontenibile durante lo scambio. Il classico momento magico che a volte vivono i grandi giocatori, in cui mente e corpo diventano tutt’uno, ogni colpo riesce esattamente come si desidera, e sbagliare sembra quasi impossibile.

E come in un incantesimo, a interrompere il momento magico è stata la chiamata per fallo di piede sul match point. Poi però al fallo di piede si è aggiunto durante lo scambio il problema alla caviglia sinistra: una leggera distorsione, arrivata quando Williams ha cercato di invertire bruscamente la corsa per recuperare una parabola in contropiede. Quanto abbia inciso sul rendimento di Serena è difficile dirlo; sicuramente nei primi minuti l’ha distratta, e già questo non è poco; poi potrebbe esserle rimasto un problema al momento della ricaduta a terra dopo aver eseguito lo stacco del servizio; lo ipotizzo perché da quel momento Williams non ha più vinto un punto nei propri turni di battuta.

Va ugualmente riconosciuto però che Pliskova ha avuto la forza di non arrendersi e di attuare una rimonta quasi inconcepibile, considerando l’avversaria che aveva davanti: 1-5, 2-5, 3-5, 4-5… Dopo aver salvato quel primo match point sull’1-5, Pliskova ne ha dovuti fronteggiare altri tre sul 4-5, ma aveva il vantaggio di essere lei a servire. Penso che l’ultimo treno per Serena sia passato sul penultimo match point, quello giocato sul 4-5, 30-40. Williams infatti ha risposto molto bene con un rovescio a uscire che avevo messo in difficoltà Pliskova; tanto è vero che Karolina non ha potuto fare altro che ricorrere a un rovescio slice di contenimento, a mio avviso attaccabile. Ma qui Serena non se l’è sentita di prendere il rischio di un vincente con il dritto: ha preferito un colpo meno estremo e più interlocutorio, che però ha permesso a Karolina di assestarsi, entrare nello scambio e girarlo a proprio favore. E una volta raggiunto il 5 pari, i due ultimi game hanno solo certificato il definitivo rovesciamento di fronte.

È stato un match indimenticabile, terminato 6-4, 4-6, 7-5 dopo 130 minuti di tennis di qualità eccelsa, come dimostra il saldo vincenti/errori non forzati. Serena +17 (54/37) e Pliskova ugualmente +17 (32/15).
Mi sembra giusto sottolineare la sportività con cui Serena ha accettato una sconfitta tanto rocambolesca quanto dolorosa: non capita tutti i giorni di andare incontro a una chiamata per fallo di piede e poi anche a una distorsione proprio sul match point. Lo rimarco perché se a New York il suo atteggiamento aveva lasciato (giustamente) spazio a critiche, questa volta la classe con cui ha incassato una delusione del genere è stata ammirevole. Non ha nemmeno voluto fare ricorso a un Medical Time Out, spiegando che non è nella sua mentalità se non lo ritiene proprio indispensabile. Eppure siamo abituati a vedere chiamare MTO senza alcun apparente motivo se non quello di interrompere il flusso di gioco positivo dell’avversaria.

Dicevo prima che è stato anche un match dai ricorsi storici: per diversi aspetti ha infatti rimandato agli US Open 2016. Proprio come allora per Serena si è rivelata fatale la combinazione di turni in sequenza Halep-Pliskova (a New York Williams aveva battuto Simona in tre set prima di perdere da Pliskova in due). Sempre nel 2016 Serena era stata penalizzata dalla programmazione, che l’aveva obbligata a terminare il suo match contro Halep nella tarda serata di mercoledì, prima di scendere nuovamente in campo, senza il giorno di riposo, contro Pliskova il giovedì.

Se nel 2016 a New York Pliskova era stata in parte aiutata dal calendario, a Melbourne 2019 è invece accaduto l’opposto: Karolina è stata la vittima della programmazione “zoppa” dei due Slam sul cemento, che non prevedono il giorno di riposo tra quarti e semifinali per la parte di tabellone che inizia per seconda. Dopo questo match intensissimo è stata obbligata a scendere in campo il giorno successivo contro Naomi Osaka che invece aveva “passeggiato” contro Svitolina (6-4, 6-1). Ed è difficile pensare che abbia potuto recuperare completamente le energie nervose nell’arco di così poco tempo.

a pagina 4: Serena Wiliams e Simona Halep. Il futuro di Naomi Osaka

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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International Hall of Fame: Cara Black la più votata dai tifosi di tennis

Cara Black, dieci volte campionessa di Slam in doppio e misto, ha superato Ana Ivanovic e Carlos Moya nel voto popolare

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International Hall of Fame - Newport (foto Ubitennis)

Gli appassionati di tennis hanno espresso il loro giudizio: Cara Black, la dieci volte campionessa di Slam in doppio e doppio misto, merita di essere inserita nell’International Tennis Hall of Fame. La campionessa zimbabwese ha preceduto Ana Ivanovic e Carlos Moya.

Votazione di grande successo, con decine di migliaia di tifosi ad aver votato, provenienti da 150 paesi.

Il giudizio degli appassionati di tennis  è solo una componente del multiforme processo elettorale della Hall of Fame. Oltre al voto dei tifosi, ci sarà la votazione dei giornalisti di tennis, degli storici e degli Hall of Famers.

 

Ciascun candidato riceverà punti percentuali in base al gruppo di provenienza dell’elezione. Black riceverà tre punti percentuali in più, Ivanovic due punti percentuali in più, Moya guadagnerà un punto percentuale in più. “La votazione dei tifosi è giunta al suo quinto anno e rappresenta un tassello importante nel motore di questo sport. Il numero elevato dei votanti e la loro provenienza da tutto il mondo testimonia quanto affetto c’è per questa disciplina”, afferma Todd Martin, CEO, International Tennis Hall of Fame

Durante i suoi 17 anni di carriera, Black ha vinto 60 titoli WTA di doppio, di cui tre a Wimbledon e uno agli Australian Open e agli US Open. Con 163 settimane in testa alla classifica di doppio della WTA, Black è dietro solo a Martina Navratilova e Leizel Huber di tutti i tempi. Nel doppio misto, è tra le giocatrici più affermate della storia, conquistando cinque titoli importanti con due partner. Black è una delle sole tre donne nell’era Open ad aver ottenuto un Career Grand Slam nel doppio misto.

Sono orata del giudizio dei tifosi e del loro voto. Essere inseriti nella International Tennis Hall of Fame è  un traguardo che tutti i tennisti vorrebbero tagliare”, afferma Cara Black.

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