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Lo Slam più bello degli ultimi anni

Gli Australian Open 2019 si candidano a diventare una pietra miliare del tennis femminile del periodo più recente

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Karolina Pliskova e Serena Williams - Australian Open 2019
 

Contro Naomi Osaka (per l’analisi del match di semifinale rimando all’articolo della scorsa settimana), Pliskova ha concluso il suo unico match con saldo negativo, anche se di pochissimo: -1 (20/21) contro il +26 di Naomi (56/30) che forse segnala una differenza superiore rispetto a quanto indichi il risultato (6-2, 4-6, 6-4). Al di là di tutto, però, quello che mi sento di sottolineare in fase di bilancio è che sì, Pliskova è uscita in semifinale contro Osaka, ma il suo Slam va per forza considerato stra-positivo, perché ha offerto momenti di tennis di qualità massima.

E la stessa cosa secondo me va detta anche per Serena Williams. Certo il modo con cui è uscita dal torneo è durissimo da digerire, sportivamente crudele. Ma se ragioniamo in termini di qualità tennistica, penso abbia compiuto un ulteriore progresso rispetto alle prestazioni di Wimbledon 2018 e US Open 2018. E dato che le vittorie negli Slam possono arrivare solo con i miglioramenti nel gioco, credo che, sotto questo aspetto, Serena dovrebbe considerare l’avventura australiana come positiva.

Serena Williams contro Simona Halep
In più Williams ha offerto un altro ottimo match nel quarto turno, quando da testa di serie numero 16 ha scalzato la testa di serie numero 1 Simona Halep. In fondo per entrambe il confronto era ricco di incognite, il primo vero test stagionale dopo le poche partite di preparazione. Serena ha vinto per 6-1, 4-6, 6-4 in un match che per molti aspetti mi ha ricordato la partita degli US Open 2016. Non solo per il punteggio (allora aveva vinto per 6-2, 4-6, 6-3), ma anche per come tatticamente si è svolto.

 

Williams è partita chiaramente meglio, ma Halep ha saputo reagire e alzare il proprio livello di gioco nel secondo set. In apertura di terzo set Simona sembrava quasi avere girato l’inerzia del match, ma dopo avere mancato un paio di occasioni di break è stata Serena a ottenerlo: un solo break che ha fatto la differenza.
Davvero quasi la fotocopia del match di New York 2016, incluso, secondo me, lo stesso problema di scelte tattiche discutibili da parte di Halep nel terzo set: vale a dire la tendenza a insistere un po’ troppo sul lato del rovescio di Williams, a volte alla ricerca del contropiede, a scapito di una impostazione del palleggio forse più banale ma probabilmente più efficace, che avrebbe dovuto consigliarle una maggiore alternanza fra i due lati del campo. Questo per mettere alla prova la mobilità di Serena, visto che in un match a geometrie aperte, e dunque con più campo da coprire, sarebbe stata avvantaggiata Halep.

Ecco cosa avevo scritto tre anni fa dopo la partita newyorkese: Nel terzo set “Simona ha rinunciato varie volte al proprio cross di dritto dal centro, privilegiando l’inside out; una impostazione che ha virtualmente ridotto la larghezza del campo che Serena doveva coprire, visto che già il palleggio tendeva a stazionare sulla diagonale dei rovesci. Un scelta che secondo me non ha pagato, e ha consentito a Williams di recuperare energie e lucidità per chiudere a suo favore il match”. Dunque il “problema” tattico (posto che si sia d’accordo con l’analisi) è riemerso quasi identico a distanza di anni: a dimostrazione che spesso l’imprinting di gioco dei tennisti è qualcosa di molto profondo, che in situazioni simili porta ad attuare scelte simili. Anche se non sempre vincenti. L’altro aspetto che secondo me è mancato a Simona è stata, in alcuni frangenti, la profondità di palla.

Ma al di là di tutto, credo che si debba soprattutto sottolineare che si è trattato di un grande match, pieno di scambi fantastici, e con una qualità complessiva molto alta. Come ancora una volta dimostra il saldo vincenti errori non forzati: Williams +13 (44/31), Halep +12 (24/12).
Dunque Halep ha perso al quarto turno, non è riuscita a confermare i punti della finale dello scorso anno e ha perso il primato del ranking WTA, in favore di Naomi Osaka. Tutto negativo per lei? Direi proprio di no, visto che dopo avere saltato il finale di stagione per il problema alla schiena che l’ha in parte rallentata anche in off-season, Simona ha dimostrato di essere avviata sulla strada del completo recupero.

A proposito di questo match aggiungo un’ultima nota riguardo a Williams. In un paio di frangenti su palle in avanzamento giocate nella cosiddetta terra di nessuno, Serena ha sfoderato soluzioni tanto tecniche e sorprendenti che non si possono che definire geniali. A conferma che non si vincono 23 Slam solo con un gran servizio e con la potenza. Ma credo che a pensare questo di Serena siano solo due categorie di persone: gli “odiatori” e gli incompetenti.

Ragionando dunque in termini complessivi sulla parte alta di tabellone, anche se alla fine nel tennis a vincere non può che essere una sola concorrente, e a spuntarla è stata Naomi Osaka, credo che più giocatrici possano considerare come positiva la loro prestazione, e grazie a questo guardare con più ottimismo al resto della stagione.

In conclusione
Ultima nota quasi obbligatoria: questo Slam ha segnato un cambio della guardia sul piano generazionale anche per quanto riguarda il ranking WTA. Ora al numero uno di trova una tennista di appena 21 anni come Osaka, che in più e stata capace di interrompere la sequenza di otto nomi diversi che aveva caratterizzato gli Slam degli ultimi due anni; la riepilogo dagli Australian Open 2017 in poi: Williams, Ostapenko, Muguruza, Stephens, Wozniacki, Halep, Kerber, Osaka e ancora Osaka.
Naturalmente è presto per esprimere valutazioni a lungo termine; resta il fatto che Naomi non sembra intenzionata ad assumere il ruolo di meteora: ha conquistato la cima della classifica e dall’alto della prima posizione non dà l’idea, almeno per il momento, di soffrire di vertigini. A Indian Wells, dove l’anno scorso vinse il suo primo grande torneo, avremo una prima importante occasione di verifica.

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United Cup: delusione Australia, ottimo avvio per Grecia, USA e Svizzera. Wawrinka sorprende Bublik

Kvitova regala l’unico punto alla Repubblica ceca. Tsitsipas e Sakkari brillano anche in doppio. Disfatta argentina contro la Francia

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Stan Wawrinka - United Cup 2022 (Twitter @UnitedCupTennis)

In attesa dell’esordio di Nadal e Zverev in programma domani, ecco i risultati definitivi dopo le prime due giornate di gioco alla United Cup. Non c’è solo il successo dell’Italia sul Brasile, di cui vi abbiamo parlato qui.

Grecia – Bulgaria 4-1

Kuzmanov – Pervolarakis 6-1, 6-1

 

Sakkari – Tomova 6-3, 6-2

Sakkari/Stefanos Tsitsipas – Topalova/Andreev 6-4, 6-4

La Grecia si aggiudica la sfida con la Bulgaria nel primo turno di United Cup per 4-1. La Bulgaria rispetta il pronostico nella sfida tra Dimitar Kuzmanov, n. 196 del ranking, e Michail Pervolakis, n. 504. Il doppio 6-1 dà coraggio ai bulgari che riaprono il computo complessivo della sfida. Ma poi ci pensano i rispettivi n. 1 ellenici del maschile e femminile a dare la sterzata decisiva alla sfida. Vince Maria Sakkari agevolmente in due set su Viktorya Tomova, 6-3, 6-2. Poi in coppia con Strefanos Tsitsipas, la greca dà spettacolo e con un doppio 6-4 si pensa al turno successivo. Debole nelle seconde linee, con Sakkari e Tsitsipas la Grecia può dir la sua nella competizione.

USA – Repubblica Ceca 4-1

Kvitova – Pegula 7-6, 6-4

Tiafoe – Machac 6-3, 2-4 ret Machac

Pegula/Taylor Pegula – Bouzkova – Lehecka 2-6, 6-3, 10-7

Ottimo il debutto nella competizione per gli statunitensi. La sconfitta in due set di Pegula contro Kvitova alla fine risulterà ininfluente. Decisivo il tie-break del primo set, in cui Petra annulla ben tre set point alla sua avversaria. Machac è costretto sul più bello al ritiro nella sfida con Tiafoe. Sotto di un set, ma avanti di un break, il ceco è costretto al forfait per una distorsione alla caviglia destra. Il doppio se l’aggiudica la coppia composta da Jessica e Taylor Pegula.

Francia – Argentina 4-0

Garcia – Podoska 6-2, 6-0

Mannarino – Coria 6-1, 6-0

La vittoria della Francia sa di rivincita mondiale nei confronti dell’Argentina. Dal campo di calcio a quello di tennis, dal Qatar all’Australia, stavolta sono i transalpini a gioire e anche abbastanza nettamente lasciando soli tre game ai singolari odierni. Rullo compressore Caroline Garcia, n. 4, supera Nadia Podoska, n. 195, per 6-2, 6-0. Adrian Mannarino, n. 46, la imita battendo Federico Coria, n. 75, 6-1, 6-0, il tutto in 2he10’ complessivi.

Australia Gran Bretagna 1-3

Dart – Inglis 6-4, 6-4

Kubler – Evans 6-3, 7-6(3)

Momento decisamente sfortunato per l’Australia, data da molti per favorita nella competizione. Il forfait di Kyrgios e successivamente quello di Tomljanovic, per un problema al ginocchio sinistro, hanno cambiato l’inerzia del confronto con la Gran Bretagna. In svantaggio 0-2, è toccato a Maddison Inglis, n. 180 del mondo, affrontare Harriet Dart, n. 98 del ranking Wta. Doppio 6-4 e semaforo verde per i britannici. Inutile ma comunque rocambolesca la sconfitta di Evans contro Kubler. Sotto di un set, nel secondo parziale il britannico si è fatto rimontare da 5-0, perdendo in malo modo al tie-break.

Svizzera – Kazakhistan 4-0

Teichmann – Kulambayeva 6-3, 6-2

Wawrinka vs Bublik 6-3, 7-6(3)

Tutto facile per la Svizzera. Stan Wawrinka (n. 148) soffre nel secondo set contro il talentuoso Alexander Bublik, n. 37. Ricambio generazionale? Non ditelo al buon vecchio Stan che porta a casa il punto decisivo per il passaggio del turno dei rossocrociati. Bene anche Jil Teichmann, n. 35, nel singolare femminile contro Zhibek Kulambayeva, n. 441, che viene sconfitta 6-3, 6-2.

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Il fallimento di FTX costa caro a Naomi Osaka

Grave perdita economica per la tennista giapponese Osaka, che aveva investito nella criptovaluta FTX

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Non un gran momento per la ex numero 1 al mondo Naomi Osaka. Oltre alle sconfitte sul campo di gioco, per la pluricampionessa Slam i problemi provengono anche dalle finanze. È, infatti, una delle azioniste di FTX, un’azienda per lo scambio di criptovalute che ha dichiarato bancarotta l’11 novembre.

Non solo Osaka, ma sono tanti gli sportivi che hanno visto andare in fumo i propri proventi dal fallimento di FTX. L’azienda era riuscita ad acquistare così tanta credibilità da riuscire a mettere il proprio logo sulle vetture e le divise di Lewis Hamilton e George Russel, piloti della Mercedes in Formula 1; e anche a vedersi intitolato lo stadio NBA dei Miami Heats.

Il valore di mercato di FTX ha subìto un grave crollo negli ultimi sette giorni, passando da $22 a $1.40. Il CEO di FTX Sam Bankman-Fried – ora sotto investigazione per come ha gestito l’azienda fondata nel 2019 – ha già dichiarato fallimento a seguito dell’enorme svalutazione della criptovaluta.

 

Osaka aveva firmato l’accordo con FTX nel marzo 2022 mentre era negli Stati Uniti impegnata per l’Indian Wells e il Miami Open. La tennista ha acquistato delle azioni di FTX e nell’accordo era previsto che la tennista giapponese fosse ambasciatrice nel mondo dell’azienda, per influenzare quante più persone possibili a credere in loro. L’accordo di Naomi Osaka includeva anche la sua partecipazione nella creazione di contenuti multimediali per promuovere la criptovaluta. Non sono state ufficializzate le cifre riguardanti la perdita subita dalla tennista.

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International Hall of Fame: Cara Black la più votata dai tifosi di tennis

Cara Black, dieci volte campionessa di Slam in doppio e misto, ha superato Ana Ivanovic e Carlos Moya nel voto popolare

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International Hall of Fame - Newport (foto Ubitennis)

Gli appassionati di tennis hanno espresso il loro giudizio: Cara Black, la dieci volte campionessa di Slam in doppio e doppio misto, merita di essere inserita nell’International Tennis Hall of Fame. La campionessa zimbabwese ha preceduto Ana Ivanovic e Carlos Moya.

Votazione di grande successo, con decine di migliaia di tifosi ad aver votato, provenienti da 150 paesi.

Il giudizio degli appassionati di tennis  è solo una componente del multiforme processo elettorale della Hall of Fame. Oltre al voto dei tifosi, ci sarà la votazione dei giornalisti di tennis, degli storici e degli Hall of Famers.

 

Ciascun candidato riceverà punti percentuali in base al gruppo di provenienza dell’elezione. Black riceverà tre punti percentuali in più, Ivanovic due punti percentuali in più, Moya guadagnerà un punto percentuale in più. “La votazione dei tifosi è giunta al suo quinto anno e rappresenta un tassello importante nel motore di questo sport. Il numero elevato dei votanti e la loro provenienza da tutto il mondo testimonia quanto affetto c’è per questa disciplina”, afferma Todd Martin, CEO, International Tennis Hall of Fame

Durante i suoi 17 anni di carriera, Black ha vinto 60 titoli WTA di doppio, di cui tre a Wimbledon e uno agli Australian Open e agli US Open. Con 163 settimane in testa alla classifica di doppio della WTA, Black è dietro solo a Martina Navratilova e Leizel Huber di tutti i tempi. Nel doppio misto, è tra le giocatrici più affermate della storia, conquistando cinque titoli importanti con due partner. Black è una delle sole tre donne nell’era Open ad aver ottenuto un Career Grand Slam nel doppio misto.

Sono orata del giudizio dei tifosi e del loro voto. Essere inseriti nella International Tennis Hall of Fame è  un traguardo che tutti i tennisti vorrebbero tagliare”, afferma Cara Black.

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