Musetti, Zeppieri, Sinner: a Bergamo arrivano i giovani

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Musetti, Zeppieri, Sinner: a Bergamo arrivano i giovani

Ufficializzate le tre wild card FIT per la 14esima edizione del Trofeo Faip-Perrel. In campo il meglio del nostro vivaio: la stellina Lorenzo Musetti (tra i volti più noti del momento), Giulio Zeppieri e l’altoatesino Yannik Sinner

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Yannik Sinner (photo by Sebastian Marko/Red Bull Contentpool)

50 anni in tre, e tanto basta per rimanere impressionati. Lorenzo Musetti, Giulio Zeppieri e Yannik Sinner non hanno gli obiettivi rivoluzionari di Giuseppe Mazzini, ma vederli uno accanto all’altro accende la suggestione: sta arrivando la Giovine Italia del tennis. Niente insurrezioni, ma soltanto la voglia di scalare rapidamente la classifica ATP, missione ancora più complicata dopo la netta separazione tra i tornei Challenger e quelli ITF (questi ultimi non valgono quasi più per il ranking mondiale). E allora il Trofeo Faip-Perrel di Bergamo (Greenset, 46.000€) rappresenta una grande occasione per raccogliere punti importanti. Lo sa bene la Federazione Italiana Tennis, che ha destinato ai tre azzurrini gli inviti di propria pertinenza.

Musetti, Zeppieri e Sinner vanno a integrare un campo di partecipazione già molto competitivo: incuriosisce la loro giovane età, che li rende simboli di un ricambio generazionale non così distante. Fabio Fognini e Andreas Seppi hanno abbondantemente scavallato i trent’anni di età, mentre il 2019 ci dirà quanto Marco Cecchinato potrà resistere ad altissimi livelli. Per questo c’è bisogno di forze fresche per affiancare Matteo Berrettini (campione in carica del Trofeo Faip-Perrel) e tutti gli altri Under 25 in ascesa: alcuni di loro (Baldi, Quinzi e Napolitano su tutti) saranno in gara al Pala Agnelli. Le forze fresche arrivano da Carrara, da Latina e da San Candido (minuscolo paese di 3.000 anime a due passi dal confine con l’Austria).

 

Il più giovane è anche il più popolare: meno di due settimane fa, Lorenzo Musetti vinceva l’Australian Open Junior e conquistava una popolarità infinita, fatta di apparizioni in TV e interviste su testate prestigiose. Destinato a diventare numero 1 junior, il carrarino ha però altri obiettivi: costruirsi le prime esperienze nel circuito. E Bergamo segnerà il suo esordio nel circuito Challenger. La notizia del suo arrivo ha già creato un certo scalpore in città, simile a quello provato cinque anni fa quando arrivò Gianluigi Quinzi, reduce dal successo a Wimbledon. Il match di “GQ” riempì all’inverosimile il palazzetto in un banale martedì sera, e c’è da credere che i bergamaschi (fini conoscitori del tennis) faranno altrettanto per l’allievo di Simone Tartarini, idee chiare e un tennis che conquista.

Sono meno noti Zeppieri e Sinner, ma paradossalmente gli stanno avanti tra i professionisti. Giulio Zeppieri è nato il 7 dicembre 2001 e, oltre ad essere buon amico di Zeppieri, ha condiviso con lui buona parte dell’avventura australiana. Si sono affrontati in una semifinale-derby (vinta 6-2 6-4 da Musetti) e sono giunti in semifinale in doppio. Mancino, dotato di un tennis più costruito ma già formato, il ragazzo allenato da Piero Melaranci ha già annusato il professionismo, peraltro con discreti risultati. Lo scorso anno giunse in semifinale al torneo Futures di Gaeta. Da allora è migliorato costantemente e c’è attesa per verificare il suo impatto con il mondo Challenger. Anche nel suo caso, infatti, Bergamo rappresenterà l’esordio in un torneo di categoria.

Lo conoscono in pochi, ma per adesso Yannik Sinner sta davanti a tutti. L’ultima classifica ATP lo colloca in un’interessante 535esima posizione, frutto di una scelta effettuata lo scorso anno: dopo il Trofeo Bonfiglio (in cui giunse nei quarti) ha detto addio al circuito giovanile e si è tuffato nel professionismo. Ha giocato un finale Futures e ha messo il naso nel circuito Challenger, vincendo la sua prima partita a Ortisei, evento che si gioca in condizioni tecniche simili a quelle di Bergamo. Altoatesino come Andreas Seppi (unico giocatore ad aver vinto due volte il Trofeo Faip-Perrel), Sinner lo ricorda nell’ordine e nell’impegno che mette in tutto quello che fa, anche se ha abbandonato l’Alto Adige molto prima di quanto non avesse fatto Seppi. Attualmente fa base a Bordighera, presso il Piatti Tennis Center, ed è seguito dal giovane coach Andrea Volpini. Le aspettative sono alte e Bergamo sarà un test molto, molto importante.

Comunicati i tre inviti della FIT, ne restano due in mano agli organizzatori: c’è la speranza di portare in città qualche nome di rilievo che possa arricchire un parco giocatori già molto soddisfacente. L’appuntamento è per la settimana dal 18 al 24 febbraio, con lo storico Pala Agnelli e il Palazzetto dello Sport di Alzano Lombardo come campi principali.

Ufficio Stampa Trofeo Faip-Perrel

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Un Johnson in crescita piega Lorenzi a Delray Beach

La maggiore attitudine alla superficie del padrone di casa emerge in entrambi i set, persi di misura dall’italiano. Tornerà in campo a San Paolo

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Sotto il sole della Florida si è aperta la quarta giornata dell’ATP 250 di Delray Beach, dedicata ai secondi turni della parte alta del tabellone. Non arrivano, purtroppo, buone notizie per l’Italia. Paolo Lorenzi ha ceduto con un doppio 7-5 a Steve Johnson in due ore di gioco, non riuscendo a guadagnarsi il secondo quarto di finale in sette giorni dopo quello perso contro Brayden Schnur a New York. Per il 29enne statunitense è la fine di una tremenda crisi di risultati che durava da circa cinque mesi. La vittoria al primo turno sul cinese di Taipei Jason Jung aveva interrotto un digiuno di successi che durava dall’ultimo US Open; con quella di oggi Johnson ha vinto due partite di fila per la prima volta quest’anno, risultato che non otteneva dal torneo di Winston-Salem ad agosto dove raggiunse la finale.

L’incontro è stato abbastanza piatto e la qualità di gioco scarsa a causa delle condizioni meteo non favorevoli nel caldo primo pomeriggio di Delray Beach. Il servizio di Johnson non ha lasciato scampo all’azzurro, che ha avuto un’unica occasione di break sul 2-2 senza riuscire, nell’occasione, neanche a iniziare lo scambio. Dopo due palle break mancate dal n.4 del tabellone, è stato un brutto game al servizio di Paolo a mettere fine al primo set nel dodicesimo gioco. Il piano partita dell’italiano -muovere il gioco con colpi carichi di topspin – è apparso comunque corretto e utile a mettere in risalto tutte le insicurezze di Johnson, soprattutto dal lato del rovescio. Se da un lato la tattica ha funzionato quando il servizio gli ha permesso di tenere in mano il pallino del gioco, dall’altro lato per Paolino non c’è mai stata partita in risposta (solo cinque punti persi dall’americano con la prima in campo). Nonostante un po’ di braccino nell’ottavo gioco quando ha sprecato due palle break per salire 5-3, Johnson ha replicato il punteggio del primo parziale col significativo aiuto di Paolino (doppio fallo e gratuito negli ultimi due unti del match). Ai quarti sfiderà il vincente del match tra Kyrgios e Albot. Per Lorenzi invece, prima del cemento nordamericano, è in programma una breve puntata sulla terra di San Paolo.

 

Risultato:

[4] S. Johnson b. P. Lorenzi 7-5 7-5

Il tabellone completo

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Momento no per Fognini: salterà Indian Wells?

Dopo la fallimentare gira sudamericana, il ligure ha espresso la necessità di staccare per qualche settimana. “In questa parte di stagione ho perso il mio gioco, ho bisogno di passare un po’ di tempo con la famiglia”

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Considerati lo storico personale e i discorsi sul best ranking, il bilancio finale del febbraio sudamericano di Fabio Fognini è negativo oltre ogni aspettativa: tre sconfitte all’esordio su altrettanti tornei su terra rossa, a Cordoba, Buenos Aires e Rio de Janeiro, che gli sono costate il titolo di numero uno italiano a beneficio di Marco Cecchinato.

Solitamente un porto sicuro, la “gira” post-Australian Open quest’anno non ha portato a Fognini altro che delusioni. Tra le prime due teste di serie in ognuno dei tornei, il ligure si è inchinato ad avversari inferiori a lui per mezzi tecnici ed esperienza come Aljaz Bedene e i due Next Gen Jaume Munar e Felix Auger-Aliassime. Proprio dopo la sonora sconfitta subita contro il classe 2000 canadese a Rio, che lunedì gli costerà tutti 180 punti di una semifinale non ripetuta, Fognini ha analizzato senza cercare scuse il momento complicato: “Ho provato con quello che ho, che al momento è poco” ha detto in conferenza stampa. In questa parte di stagione ho perso il mio gioco. Settimana scorsa ho perso una bruttissima partita e ho pensato di tornare a casa. Ma come con tutte le cose complicate della vita, il meglio che posso fare è affrontarle. Qui sono venuto senza un obiettivo, solo pensare a giocare e a provare a trovare di nuovo il mio tennis”.

Il tentativo non è andato a buon fine, e adesso il trentunenne numero 16 della classifica mondiale ha espresso la necessità di staccare dal tennis per qualche settimana. “Ho bisogno di stare un po’ a casa e riposare, per voltare pagina in fretta” ha detto, aggiungendo di voler stare in pace con la moglie Flavia Pennetta e il piccolo Federico, che lo avevano seguito in questa poco fortunata tournée in Argentina e Brasile. Fognini mancherà dunque da San Paolo, dove avrebbe dovuto difendere il primo dei tre titoli vinti la scorsa stagione. Anche la presenza a Indian Wells sembra a rischio, sebbene manchi ancora una decisione definitiva: “Se avrò un po’ più di energia mentale giocherò a Indian Wells, altrimenti mi prenderò un periodo di riposo per pensare a quello che voglio fare, per poi tornare a Miami o Monte Carlo. Questo è il dubbio più grande che ho adesso”. In caso di assenza in California, salterebbe l’intrigante coppia di doppio con Novak Djokovic.

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Coach senza pace: cambiano anche Edmund e Kasatkina

La russa, in crisi in questo inizio di stagione, si separa da Philippe Dehaes per dare una svolta

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Daria Kasatkina - Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

La roulette dei cambi di allenatore continua a girare vorticosamente. L’ultima ad annunciare una separazione è Daria Kasatkina, che su Instagram ha salutato Philippe Dehaes senza designare un sostituto. Il post di circostanza ringrazia il coach belga per il positivo biennio di lavoro, ma resta tra le righe l’idea di un provvedimento d’emergenza per provare a invertire la rotta di un inizio di stagione disastroso. La russa, oggi 13 WTA, ha perso infatti cinque delle sei partite disputate tra Brisbane, Sydney, Australian Open, San Pietroburgo e Dubai. Tra le non trascendentali avversarie affrontate, l’unico successo è arrivato negli Emirati contro la numero 178 del mondo Magdalena Frech, prima di perdere da Sofia Kenin.

Del proficuo rapporto tra Dehaes e la ventunenne di Togliatty resta la scalata fino alla top 10, il trofeo più importante della sua giovane carriera (Mosca, ottobre 2018), il KO con Osaka in finale a Indian Wells e un coaching che un anno fa, proprio di questi tempi, ha fatto la storia.

“Ho già attraversato momenti di risultati negativi, ma questa volta è diverso”, aveva dichiarato Dasha prima dell’annuncio. “A volte rivedo i momenti migliori dell’anno scorso per trovare ispirazione, devo trovare un modo per lasciarmi alle spalle il brutto inizio di stagione“. E non ha perso tempo.

Una scossa al mercato dei tecnici è arrivata nemmeno 48 ore fa anche da Kyle Edmund, fermo ai box dall’Australian Open per un infortunio al ginocchio. Il numero uno d’Inghilterra, oggi 28 del mondo, ha diviso la sua strada da quella di Fredrik Rosengren non prima di aver definito il coach svedese parte integrante dei risultati dell’ultimo anno e mezzo. “Insieme abbiamo raggiunto la top 15, una semifinale Slam (Melbourne 2018) e il successo di Anversa“. Rosengren, in passato già nell’angolo dei connazionali Norman e Soderling, pare voglia distaccarsi in questa fase dai ritmi vorticosi del circuito per passare più tempo con la sua famiglia.

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