Numeri: la continuità di Medvedev, il titolo inatteso di Londero

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Numeri: la continuità di Medvedev, il titolo inatteso di Londero

Da ottobre a oggi, nessuno ha vinto più partite di Medvedev: la top 10 sembra il prossimo passo. A Londero riesce invece una piccola impresa riuscita solo tre volte in Era Open. Berrettini? Il futuro nasconde insidie

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Daniil Medvedev - Brisbane 2019 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

0 – le partite vinte nel circuito maggiore da Juan Ignacio Londero prima del Cordoba Open. Il 25enne tennista argentino, sino alla scorsa settimana, aveva sconfitto in carriera solo due volte tennisti nella top 100: Schwartzmann nel novembre 2015 (allora 72 ATP) e Millman lo scorso maggio. Mai era emerso a un livello superiore al circuito Challenger: lo scorso aprile era ancora fuori dai primi 350 giocatori del mondo, vantava solo una fugace apparizione nella top 200 (nel 2014, quando era salito sino al 187 ATP) e appena due partecipazioni a main draw di eventi ATP. Proprio dieci mesi fa, vincendo il primo Challenger della carriera a Città del Messico, è arrivata la vera svolta: sempre sulla terra rossa, bissava poi il successo a Marbourg, raggiungendo anche una finale sulla sua superficie preferita, ancora nel circuito minore, a Tampere. Con una serie di altri buoni piazzamenti nei challenger ha conquistato a inizio 2019 il best career ranking di 112 ATP, una classifica che gli ha permesso di farsi notare e di diventare il settimo argentino nel ranking, meritandosi così una wild card alla prima edizione del torneo di Cordoba. Nemmeno lui poteva immaginare di vincerlo e, invece, è diventato il terzo tennista dell’Era Open a conquistare un torneo senza prima aver vinto una partita a livello ATP, dopo i titoli di Ventura nel 2004 a Casablanca e di Darcis ad Armersfoort nel 2007. Un cammino, il suo, iniziato sconfiggendo ai sedicesimi il primo top 50 della carriera, Jarry (6-2 7-6), proseguito con l’eliminazione di Sonego (7-5 6-3) e coronato con la vittoria, dai quarti in poi, di tre derby albiceleste contro, nell’ordine, Cachin, 280 ATP, (6-4 7-6) e due top 100, Del Bonis (6-1 6-0) e Pella (3-6 7-5 6-1). Le prossime settimane ci diranno se si tratterà della bella favola di una meteora o dell’inizio di una carriera in pianta stabile tra i migliori tennisti del mondo.

3 – le partite vinte da Camila Giorgi nei nove incontri di singolare giocati in Fed Cup. Un amore mai nato tra la 27enne marchigiana e la nazionale italiana: non solo per i lunghissimi 26 mesi (tra aprile 2016 e giugno 2018) di durata della battaglia legale tra lei e la Federtennis, seguiti al suo rifiuto di partecipare nella primavera di tre anni fa al play-off del World Group di Fed Cup in programma a Lleida tra Spagna e Italia. La numero 1 azzurra tornava dopo tre anni esatti nello scorso weekend a giocare per l’Italia a Biel (Svizzera), in un tie del World Group che, se vinto, avrebbe consentito alla rappresentativa azzurra di provare ad aprile a rientrare nella serie A della Fed Cup. Non è andata così: l’Italia ha perso molto nettamente per 5-0, nonostante avesse la migliore classificata – Giorgi appunto – tra le dieci convocate per l’incontro giocato alla Swiss Tennis Arena di Biel. La numero 28 del mondo aveva la responsabilità di trascinare una rappresentativa azzurra debole. Oltre a lei, poco ci si poteva attendere da Errani al rientro nell’attività agonistica dallo scorso giugno -a causa di una squalifica per doping da lei sempre rinnegata- e da altre tre azzurre (Trevisan, Paolini, Chiesa) nemmeno presenti nella top 150 WTA. Camila ha invece deluso sia contro Bencic, 45 WTA, (contro la quale era due pari nei confronti diretti), raccogliendo appena sei game, che, soprattutto, contro Golubic, 1o1 WTA, vincitrice contro di lei col punteggio di 6-4 2-6 6-4. Giorgi aveva già risposto a cinque convocazioni e solo in una, la prima, il suo contributo era stato decisivo per il passaggio del turno: cinque anni fa nei quarti del World Group sconfisse una 19 enne Keys, già nella top 40 WTA. Per sua fortuna, ora torna il circuito e di Fed Cup non si parlerà che ad aprile.

 

4 – i tennisti italiani presenti nell’attuale top 50 del ranking ATP: un ottimo risultato, il cui raggiungimento è stato permesso dalla splendida settimana vissuta a Sofia da Berrettini, capace di sconfiggere prima Istomin (6-4 7-6), poi, per la prima volta nello stesso torneo, due top 30, tra l’altro superati entrambi in rimonta: Khachanov (6-7 6-3 6-4) e Verdasco (4-6 7-5 6-4). Curiosamente, la settimana che ha preceduto questo positivo traguardo è stata molto negativa per i primi tre giocatori azzurri, tutti sconfitti all’esordio. Se Seppi, reduce dal rientro dalla trasferta indiana di Davis, aveva subito una eliminazione per tanti versi accettabile (6-2 7-6) dal top 50 Fucsovics, ben peggiori erano state le quelle rimediate da Fognini e Cecchinato, prime due teste di serie nella prima edizione dell’ATP 250 argentino di Cordoba. Il ligure ha perso malamente (6-1 6-4) da Bedene, tra l’altro sempre sconfitto negli otto precedenti; il siciliano è invece incappato nella terza sconfitta consecutiva all’esordio nel 2019, venendo eliminato da Jaume Munar (6-3 3-6 6-1). Una settimana che aveva visto anche le eliminazioni all’esordio di Fabbiano (contro Ivashka per 4-6 6-4 6-3) a Montpellier, del lucky loser Lorenzi (6-1 6-3 da Pella) a Cordoba e di Travaglia a Sofia (sconfitto 6-4 6-3 da Struff), con il marchigiano quantomeno bravo a qualificarsi (sconfiggendo Ward e Gerasimov). Stefano è stato uno dei due italiani (Arnaboldi, Caruso, Donati, Gaio, Quinzi e Vanni non ce l’hanno fatta) a riuscirci nei tre tornei della scorsa settimana. L’altro è stato Giannessi, bravo a imporsi al tie break del terzo sulla wc, il 18 enne brasiliano Seyboth Wild, e a strappare un set al top 20 Schwartzman. Sempre a Cordoba, il numero 6 azzurro, Sonego, è tornato a sconfiggere un top 100, come non gli accadeva da Roma 2018: dopo aver eliminato Andujar (6-3 6-2), si è però fatto fermare dalla wc locale Londero (7-5 6-3).

10 – le partite vinte da Tomas Berdych nel 2019, appena una in meno delle vittorie raccolte complessivamente nel per lui disgraziato 2018, terminato fuori dai primi 70 del mondo a causa dell’infortunio alla schiena che lo aveva costretto a interrompere la stagione dopo il Queen’s. Nonostante non debba essere facilissimo ritrovarsi con quella classifica dopo aver terminato per otto stagioni (dal 2010 al 2017) nella top ten e per dodici nella top 20 (2006-2017), il 33enne ceco – ex 4 ATP , vincitore di 13 titoli in carriera e finalista a Wimbledon nel 2010 – ha saputo ritrovare gli stimoli giusti e la fiducia per tornare ad esprimersi ad alti livelli. Reduce da un 2018 con una sola semifinale all’attivo, nel piccolo ATP 250 di Marsiglia ,ha inaugurato il 2019 raggiungendo a Doha la finale, un turno che non centrava da maggio 2017 (Lione) e ben diciannove tornei ai quali aveva partecipato. I punti della finale in Qatar e gli ottavi a Melbourne (grazie a tre vittorie contro top 20 come Edmund, Cecchinato e Schartzman), erano una buon indizio della ritrovata competitività, confermata a Montpellier, un torneo vinto nel 2012, anno della sua unica partecipazione al Open Sud de France. Accettando la wild card degli organizzatori, ha prima rimontato Bachinger (5-7 6-3 6-3), poi ha avuto vita facile su Paire (6-2 6-0). Per raggiungere la semi, nei quarti ha dovuto annullare due match point e lottare per 2 ore e 44 minuti per avere la meglio su Krajinovic (7-6 6-7 7-5). Arrivato senza troppe energie alla semifinale, si è arreso a Herbert, vincitore col punteggio di 6-2 7-5.

16 – le top 30 WTA impegnate lo scorso week-end nelle sfide del primo turno del World group I e del World Group II della Fed Cup. Oltre a Barty, Buzarnescu, Collins, Garcia, Giorgi, Kasatkina, Keys, Kontaveit, Mertens, Ostapenko, Sevastova, Tsurenko e Vekic, la massima competizione a squadre nazionali femminili del tennis è stata nobilitata dalla presenza di una freschissima top 10, Sabalenka, e di due top 5 e ex numero 1 come Halep e Karolina Pliskova. Queste ultime due si sono affrontate in un piacevolissimo match nel corso della sfida di Ostrava tra Repubblica Ceca e Romania (con Simona trascinatrice della sua selezione, passata in semifinale anche grazie alla sua serie aperta di sei singolari vinti in Fed Cup). Un’entry list non eccezionale, ma comunque degna di un buonissimo torneo WTA della categoria Premier. Inutile nasconderlo: anche nella versione femminile della Coppa Davis non sono mancate defezioni importanti, ma il livello medio è stato ben maggiore di quello visto la settimana scorsa negli spareggi d’accesso alle finali della nuova Davis e anche a quello di un primo turno della Davis nel vecchio formato degli scorsi anni. La dimostrazione migliore che -qualunque sarà il successo della nuova formula in programma il prossimo novembre a Madrid – per far tornare a giocare i migliori tennisti con le loro rappresentative non per forza l’unica soluzione plausibile era rappresentata da quella adottata dal gruppo Kosmos.

25 – le partite vinte da inizio ottobre a oggi da Daniil Medvedev, un bottino di successi negli ultimi cinque mesi numericamente superiore a tutti gli altri tennisti del circuito. Sebbene nel tennis conti di certo maggiormente la qualità dei successi e degli avversari sconfitti (nemmeno un top ten figura nell’elenco degli avversari battuti da Daniil), va anche notato che, contemporaneamente, Medvedev abbia rimediato solo sei sconfitte nello stesso lasso temporale. Per capire il livello del tennis raggiunto negli ultimi mesi dal 23enne russo, aiuta infatti notare come tutte le partite da lui perse siano arrivate contro tennisti nell’attuale top 15 del ranking: due volte Federer (a Shanghai e Basilea), Djokovic (Melbourne), Nishikori (Brisbane), Khachanov (Mosca) e Coric (Bercy). L’attuale 16 ATP, che pure nella prima parte del 2018 aveva messo in bacheca i primi due titoli della carriera (Sydney e Winston Salem), portandosi a ridosso della top 30, ha incamerato il 65% degli attuali 2140 punti della sua classifica da ottobre in poi. Ha trionfato all’ATP 500 di Tokyo in finale su Nishikori e la scorsa settimana a Sofia, raggiungendo la finale a Mosca e Brisbane, la semifinale all’ATP 500 di Basilea e gli ottavi a Melbourne (dove ha strappato un set a Djokovic, risultando in assoluto il tennista ad averlo messo maggiormente in difficoltà). Nella capitale bulgara ha incontrato difficoltà (5-7 6-2 6-2) solo nel suo esordio contro Haase, per poi condurre in porto senza troppi patemi le partite contro tre tennisti tra la 30° e la 50° posizione: nell’ordine Klizan (6-4 6-1), Monfils (6-2 6-4) e Fucsovics (6-3 6-4). A 23 anni appena compiuti, sembra pronto a lanciare l’assalto alla top 10.

46 – la nuova posizione di Matteo Berrettini nel ranking ATP, la migliore sinora mai raggiunta in carriera. Un piazzamento che promette bene per il prosieguo della sua carriera: senza voler caricare di inutili pressioni Matteo, fa ben sperare vedere quanto in alto sia già arrivato grazie al duro lavoro compiuto assieme al suo staff. Uno dei luoghi comuni del tennis è che non sia uno sport adatto ai maschi italiani, troppo mammoni e viziati per fare la dura vita richiesta per emergere ad altissimi livelli in questo sport. Berrettini però, molto centrato mentalmente sulla sua carriera, sta provando a sfatarlo. Per provare a capire quali siano le potenzialità della sua crescita, una qualche indicazione può darla osservare quanto avessero fatto alla sua attuale età, 22 anni e 10 mesi, i due migliori tennisti azzurri degli ultimi trent’anni, per continuità ad alti livelli e risultati raggiunti: Fabio Fognini e Andreas Seppi.

Entrambi arrivati prima di Berrettini nella top 100, hanno fatto più fatica del romano a superare il gradino successivo, l’accesso nelle top 50, avvenuto a quasi 24 anni sia per il ligure che per l’altoatesino. Ma se Matteo ha già vinto un torneo (Gstaad) e Seppi e Fognini hanno dovuto aspettare i 26 anni per riuscirci, il romano, con tre partite vinte contro top 20 su tre superfici diverse (Baustista Agut a Gstaad, Sock a Wimbledon, Khachanov sull’ Hard indoor), ha fatto meglio di Fognini ma non di Seppi. Prima dei 23 anni, Seppi aveva infatti già vinto sette volte contro top 20 (e due contro top 10). Ovviamente il nostro è più un esercizio utile a ripercorrere la prima parte delle carriere dei nostri ultimi migliori tennisti che per ricavare serie indicazioni per il futuro di Matteo. Per integrare queste curiosità statistiche, aggiungiamo solo che altri tre azzurri entrati fugacemente nella top 20, Camporese (22 anni e 3 mesi), Gaudenzi (20 anni e 10 mesi) e Furlan (21 anni) sono riusciti prima dell’allievo di Vincenzo Santopadre ad entrare nella top 50. Comunque sia, il tennista romano è il primo a sapere che adesso, rispetto all’ottimo lavoro già svolto, si fa tutto infinitamente più difficile per lui: glielo potrebbe ricordare un altro azzurro ancora in attività, Bolelli, entrato nella top 50 in età più giovane di Berrettini, ma autore di una carriera, anche a causa degli infortuni, prevalentemente fuori da questo range di classifica.

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Il vento soffia alle spalle di Lajovic: è lui il primo finalista a Montecarlo

MONTECARLO – Medvedev domina all’inizio, poi improvvisamente stacca la spina anche a causa del forte vento. Lajovic gioca con attenzione e vola in finale

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Dusan Lajovic - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Montecarlo, la nostra inviata

Dusan Lajovic, numero 48 del mondo, si regala la prima finale in carriera rimontando da 1-5 nel primo set contro il giovane Danii Medvedev, numero 14 ATP. Il serbo diventa così il finalista di Montecarlo con la classifica più alta dal 2001 ad oggi.  Dusan già nella giornata di ieri, dopo aver conquistato la sua prima semifinale in un Maters 1000 all’età di 28 anni, aveva scherzato: “Meglio tardi che mai”. Per Daniil, 23 anni, ci saranno in futuro altre occasioni.

 

Sul Principato il vento soffia deciso (45 km/h) e fa volare nuvole di terra rossa. Lajovic parte contratto e cede subito il servizio a un Medvedev solido e concentrato. Il set continua esattamente come è cominciato: Dusan falloso e Daniil in controllo. In tribuna ad assistere a questa prima semifinale Bob Sinclar, che ha animato il venerdì monegasco suonando in una nota discoteca fino all’alba. Medvedev si issa sul 5 a 1 ma quando deve servire per prendersi il parziale un passaggio a vuoto gli fa perdere il game e regala a Lajovic una speranza. E Dusan a quella speranza si aggrappa. Medvedev tiene il servizio successivo e conquista il secondo break consecutivo con un pallonetto che strappa gli applausi di tutto il centrale. Con il trascorrere del tempo il vento diventa sempre più fastidioso. Uno scoraggiato Medvedev non trova più le misure del campo e al terzo servizio perso se la prende con la propria racchetta e con la morbida terra del Country Club. Lajovic è implacabile. Il serbo ha ormai preso il comando del gioco e, con un parziale di 6 giochi a 0, conquista il primo set dopo un’ora.

Daniil Medvedev – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Il padrone di casa sua Altezza Serenissima, Alberto II di Monaco, osserva sornione dalla tribuna reale, accanto a Toni Nadal che per l’occasione sfoggia un elegante completo con tanto di cravatta. Sul campo Lajovic continua a macinare gioco a scapito di un sempre più confuso Medvedev. Daniil, infatti, cede il servizio di apertura del parziale. Medvedev non riesce più a trovare il filo del gioco, mentre Lajovic ora ci crede tanto da volare sul 4 a 0 in nemmeno 20 minuti di gioco. Sono 10 ora i game conquistati consecutivamente da Dusan. Nel quinto gioco Medvedev riesce finalmente a tenere il servizio tra gli applausi di incoraggiamento del campo centrale. Il destino dell’incontro è però ormai segnato. Lajovic non trema e si va a prendere la finale di Montecarlo, approfittando dell’ennesimo errore avversario. Dusan, incredulo, si ferma al centro del campo mentre il Ranier III gli tributa un meritato applauso. Danii esce a testa bassa. Ora Lajovic attende il vincitore della sfida tra Fabio Fognini e Rafael Nadal.

Risultato:

D. Lajovic b. [10] D. Medvedev 7-5 6-1

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ATP

Pella fa sudare Nadal, ma non può batterlo: 14esima semifinale a Montecarlo

MONTECARLO – Pella gioca un grande primo set e va vicinissimo a vincerlo. Ma alla fine, come quasi sempre accade sulla terra, la partita la vince Nadal. Semifinale contro Coric o Fognini

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da Montecarlo, il nostro inviato

Quando Rafael Nadal e Guido Pella scendono in campo, dopo che si è celebrata ai danni di Djokovic la rivoluzione russa, tutti sentono il bisogno di un po’ di vecchia e sana restaurazione. Del resto la striscia aperta di Nadal a Montecarlo parla di 17 vittorie e 23 set vinti (in nessuno dei quali il suo avversario ha vinto più di quattro giochi). Quanto ai precedenti Pella può vantare due sconfitte con un bilancio negativo di 5 set a zero, ed una sola escursione sul 6-3. Insomma, non abbiamo consultato gli oroscopi ma siamo certi che neanche questi aiutino l’argentino. Arbitra Bernardes, che a questo punto pare l’unica chance per il giustiziere (in concorso con un virus) del nostro Cecchinato.

 

E difatti si parte col rovescio lungo linea vincente di Pella, capace di pizzicare Nadal scoperto sul suo lato sinistro con il proprio dritto, e palla break. La prima annullata, la seconda concessa con doppio fallo e per Pella è subito break. Nadal appare disorientato per tutta la prima fase del set dal mancinismo dell’avversario. Con il dritto cerca solo di buttare fuori dal campo l’avversario a scapito della velocità di palla, ma l’avversario ci arriva comodo ed inizia a comandare sulla diagonale che Rafa non avrebbe mai pensato di patire. Nadal sembra accorgersi del trucco dell’avversario, che impugna l’arnese con la sinistra, ed inizia a variare un po’ con il back, cercando di destabilizzare Pella. Il controbreak immediato già fa mormorare sugli spalti che si assisterà ad un monologo maiorchino. Ed invece non è così.

Mentre Cisca in versione Mirka segue dietro gli occhiali da sole il suo promesso sposo, chissà se non le sia capitata di scambiarlo per Guido Pella. L’argentino si mette infatti a fare il Nadal, cercando angoli pari a quelli dell’avversario col dritto ma senza diminuirne la velocità di crociera. La tenuta di Pella, che inizia ad alternare alla clava il fioretto con apprezzabili palle corte, spinge Nadal ad errori impensabili. Pella continua a giocare un tennis vario, col permesso di un Nadal poco incisivo e si prende il break, trasformandosi per un attimo in Henri Leconte e giocando una volée smorzata vincente dalla linea del servizio.

Rafa cerca di scuotersi con un colpo che potrebbe rivelarsi utile ma che non è mai stato quello forte del suo repertorio, il lungo linea di rovescio. Pella però continua a fare il Nadal, comanda col dritto e siamo 3 a 1. Quando un dritto di Nadal non riesce a scavalcare la rete è ancora break. Nadal che perde tre turni di servizio di fila sulla terra battuta. Si scavi nelle statistiche. Sugli spalti l’hashtag più popolare inizia ad essere #ginocchio, seguito a ruota da #fisioterapista, ma per il momento nulla accade sul fronte dell’infermeria di Manacor.

Nadal cerca una reazione e trova sponda in un pubblico plebiscitariamente schierato per il monarca. La sua reazione è però balbettante e necessita dell’aiuto di Pella, che si confonde, inizia a tifare anche lui Nadal, e concede uno dei break di scorta, anche con un par di doppi falli. A questo punto comincia una nuova partita. Rafa tiene il primo turno di servizio dopo 41 minuti di gioco e Pella, per fare punto, deve iniziare a tirare vincenti fuori del comune. Allo spagnolo manca, e mancherà per tutto il set, la resa del proprio dritto incrociato, ben addomesticato dall’argentino. Una volée dorsale di Nadal che lo porta sul 3-4 fa esplodere il pubblico monegasco e fa intravedere a Pella quel che sarà di lì a poco.

Il break successivo in favore di Rafa appare a dir poco scontato e siamo quattro pari con tutte le paure del mondo nuovamente addosso al ventottenne di Bahia Blanca. Finalmente Nadal appare più sciolto nella corsa ma Pella viaggia ancora a ritmi sostenuti. Nadal mette il naso davanti sul 5 a 4 ma Pella prima lo riaggancia e poi mette la freccia con il quarto break del set (anche qui si scavi negli archivi). Quando va a servire per il set, come spesso accade, lo sfavorito si disunisce. Pella inizia a cedere col dritto ed il passaggio a vuoto col fondamentale con cui stava dominando si prolunga fino all’inevitabile tie break ed al suo ineluttabile epilogo (Rafa porta da casa e mette a tavola anche una sontuosa volée bassa di rovescio).

Il 2 a 0 per Nadal nel secondo set appare consequenziale al cedimento di Pella sul finire del primo set. Negli spogliatoi a Fognini e Coric qualcuno corre a dire di accelerare il riscaldamento, ma Pella non ci sta, costringe Rafa ad annullargli due palle break consecutive nel quarto game e lo costringe ad un gioco infinito per andare 3 a 1. Sullo 0-15 del quinto game (appuntatevelo per gli highlights) il punto del match. Pella ha a disposizione il più comodo degli smash a rimbalzo ma lo gioca con troppa sicurezza: la folgore di dritto con la quale Nadal gliela rimanda di là per il vincente è solo parente lontana del colpo deficitario del primo set ed è preludio al secondo break.

Pella inizia ad apparire stanco. Chiuse le ali dell’entusiasmo del primo set, è costretto a ricorrere ai piedi alla disperata caccia degli angoli di Nadal, il quale inizia a trovare dei dritti in corsa lungolinea che incontrano l’apprezzamento anche del Principe Alberto (e lo sconforto di Pella che sorride dinanzi alla linea pizzicata da un prodigio del maiorchino). Nel finale, giusto per ricordarci di che strana giornata si è trattata, Nadal al servizio per il match sul 5 a 2, va sotto 0-40 con due doppi falli, spara un dritto fuori e cede il servizio a zero. Poco male: sul servizio Pella, Nadal recupera un altro smash argentino e si procura due match point. Il primo, Pella lo annulla col dritto. Sul secondo l’argentino decide che può bastare così e spedisce un servizio lungo ed uno in rete per il doppio fallo che chiude il match dopo 2 ore e 20 di gioco, e dopo la comparsa di qualche nube sul Nadal che potrebbe trovare Fognini in semifinale.

In conferenza stampa Nadal appare sereno ma anche desideroso di correre a cambiarsi per la Grande Nuit du Tennis del Principato. Non credo che il fatto che lui fosse mancino mi abbia dato dei problemi.. voglio dire.. per lui è la stessa cosa. Ho mancato un paio di palle importanti ed è stato decisivo il game che ho vinto sotto 4 a 1, perché se lui fosse andato 5 a 1, beh, il set sarebbe finito, sarebbe stato impossibile recuperare. Le difficoltà le devi accettare e devi passarci attraverso, devi battagliare. E sul prossimo avversario, a chi gli ricorda un giovanissimo Coric allenarsi con lui, Rafa confessa: “Non ricordo bene a dire il vero. In ogni caso sarebbe un incontro duro. E se invece fosse Fabio, sarebbe altrettanto duro perché lui è uno dei più talentuosi in circolazione: quando sta bene può battere chiunque”.

Risultato:

[2] R. Nadal b. G. Pella 7-6(1) 6-3

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ATP

Medvedev da corsa anche a Montecarlo: è in semifinale, fuori Djokovic

MONTECARLO – Il numero uno del mondo, inguardabile per un’ora, è fuori dal torneo. Medvedev resiste alla rimonta e poi chiude di gran carriera. Prima semifinale in un 1000

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da Montecarlo, il nostro inviato

L’aveva detto Novak Djokovic alla vigilia che non sarebbe stata una partita facile, rendendo merito ai miglioramenti fatti da Daniil Medvedev nell’ultimo anno. Ma certo non credeva che il russo lo avrebbe sconfitto, sulla terra rossa, sul suo terreno preferito: la pressione infallibile da fondo campo.

Indubbiamente il 23enne moscovita ha avuto il vantaggio di sfruttare i tanti errori nella primo set (21 non forzati) del n. 1 del seeding, in un parziale in cui il vento forte ha condizionato molto il gioco. Nel secondo set Djokovic si è ripreso, iniziando a far intravedere finalmente la sua famosa consistenza da fondo. A quel punto tutto faceva supporre che, scoccate le due ore di gioco, come nella recente sfida all’Australian Open sarebbe stato il serbo a prevalere alla distanza.

Invece è stato Medvedev – che comunque anche nel secondo set non aveva demeritato – ad alzare il livello continuando a giocare profondo, senza errori, e pressando con successo un Djokovic che invece era tornato a commettere di nuovo qualche errore di troppo (“Anche oggi ho avuto tanti alti e bassi. Sono riuscito a giocare anche abbastanza bene nel secondo set, ma sono ancora lontano dall’essere continuo. In questo momento per me, ma anche per altri giocatori, l’obiettivo è trovare la continuità di gioco sulla terra.” spiegherà Nole a fine match). Vittoria meritata dunque quella di Daniil, che ora affronterà in semifinale un altro serbo, Dusan Lajovic, da lui nettamente sconfitto nell’unico precedente tra i due, disputato lo scorso ottobre a Mosca (“Abbiamo giocato indoor, sulla terra sarà tutta un’altra partita” ha osservato al riguardo). Sicuramente un penultimo atto che nessuno si aspettava qui al Country Club di Montecarlo.

 
Novak Djokovic e Daniil Medvedev – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Come detto, nel primo set scendeva in campo una versione inguardabile di Djokovic. Basterà riportare i suoi dati al termine del primo parziale: 3 vincenti contro 21 errori non forzati. Dall’altra parte Medvedev faceva il suo, senza strafare (7 vincenti e 6 non forzati nel primo set) dato che faceva tutto Nole: giocava profondo, spingeva quando deve spingere, ma soprattutto attendeva l’errore – che arrivava puntuale – dell’avversario. Nole subiva il break a freddo, si salvava da uno 0-40 nel quinto gioco (causato da tre orribili errori, specie lo smash in rete che portava il russo a tripla palla break), ma capitolava nuovamente al nono gioco, consegnando il primo set per 6-3 a Medvedev in 40 minuti.

All’inizio del secondo parziale tutto sembrava continuare sui binari del primo, con Nole che si ritrovava a dover annullare una palla break. Lo scampato pericolo svegliava però il 31enne belgradese, che dopo quasi un’ora di gioco si procurava finalmente le prime palle break sul servizio dell’avversario. La terza era quella buona. Ora gli scambi erano più lunghi ed intensi e, a differenza del set precedente, spesso era il n. 1 del mondo a portare a casa quelli più lottati. Medveded continuava a giocare bene, ma non abbastanza per impensierire in questa fase dell’incontro il serbo, che difendeva il break del terzo gioco e pareggiava il conto dei set, 6-4, dopo un’ora e 37 minuti.

Si pensava che Djokovic avesse ormai in controllo del match, invece ecco che il match cambiava nuovamente padrone. Nel quarto gioco Medvedev vinceva uno scambio di 24 punti per annullare la palla del due pari e subito dopo passava a condurre per 3-1. Un passaggio cruciale, come ammetterà lo stesso Djokovic nel dopo partita: “Ho perso il servizio all’inizio del terzo set dopo aver avuto la possibilità di chiudere il game. Sulla terra le partite possono girare velocemente. Così è stato, lì ho perso quattro game di fila e non sono riuscito a recuperare.” Se da un lato era vero che Nole era tornato ad essere un po’ falloso, ma non certo come all’inizio, dall’altra parte Medvedev non solo non sbagliava più niente, ma era in grado di portare a casa gli scambi punti più lunghi pressando il suo avversario (“Nole nel secondo set era rientrato nel match e poi, all’improvviso, è calato. Io sono soddisfatto perché ho continuato a giocare bene ed, anzi, sono riuscito a salire di livello”).

Insomma, Daniil faceva il Nole. Il serbo non trovava soluzioni (“Lui ha giocato molto bene, era solido con il rovescio, efficace con il dritto, ha fatto pochissimi errori”) e perdeva nuovamente il servizio al sesto gioco. Al momento di servire per il match Daniil forse si rendeva conto di cosa stava combinando, cioè estromettere il n. 1 del mondo da un Masters 1000, e giocava un brutto game al servizio (un doppio fallo con una seconda fuori di due metri). Ma si ricomponeva subito e ribrekkava un Djokovic che dava la sensazione di non crederci più: dopo due ore e 20 minuti di gioco il 23enne tennista di Mosca chiudeva 6-2 e conquistava la prima, meritata semifinale in un Masters 1000. E la sensazione è che non sarà l’ultima (“L’obiettivo era quello di fare un match con pochi errori, ci sono riuscito. Sono ovviamente soddisfatto per avere battuto il n. 1 al mondo, ma il mio focus è già sul match di domani”) .

Daniil Medvedev (braccia alzate) – Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Risultato:

D. Medvedev b. [1] N. Djokovic 6-3 4-6 6-2

Il tabellone aggiornato

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