Il gigante Opelka conquista New York

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Il gigante Opelka conquista New York

Al sesto match point, il ventunenne del Michigan batte Brayden Schnur in una finale tra esordienti. Il servizio lo ha abbandonato nel momento clou, ma sul cemento nero di Long Island i suoi due metri e tredici si sono comunque dimostrati… all’altezza

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Le battaglie di ace non saranno il miglior spot per il tennis, ma chi sostiene che i grandi battitori non possano regalare emozioni ha semplicemente torto. L’ultima prova è arrivata da Long Island, dove i due metri e tredici centimetri di Reilly Opelka, il tennista professionista più alto di sempre, hanno sollevato il primo titolo della carriera. Dopo tre set e soprattutto due tie-break di paura, coraggio, suspense e sì, anche un po’ di punti giocati.

Sul cemento nero del Nassau Veterans Memorial Coliseum, che dallo scorso anno ospita il New York Open, Opelka ha avuto la meglio di Brayden Schnur ma soprattutto di se stesso e del “big moment”. Schnur, canadese di ventitré anni, prima dell’arrivo nella Grande Mela per le qualificazioni non aveva mai vinto un incontro a livello ATP; con un tennis non memorabile e un carattere moderatamente estroverso, non era un nome che facesse suonare molti campanelli anche nella testa degli appassionati. Era evidente che fosse il ragazzone del Michigan, pur alla prima finale in carriera anche lui, il chiaro favorito. Le sue spalle, per due set o quasi, sembravano ampie abbastanza da reggere la pressione: aveva aperto l’incontro con un 6-1 in meno di venti minuti e, nel parziale successivo, era stato soltanto un maggior coraggio di Schnur a rete a impedirgli di chiuderla prima del settimo tie-break settimanale.

Le emozioni del match, come prevedibile, si sono concentrate tutte proprio nei giochi decisivi. Arrivato al sei pari nel secondo set, il ragazzone classe 1997 aveva mancato quattro palle break ma non ne aveva concessa neppure una. Un primo championship point in risposta gli sfuggiva quasi fisiologicamente, ma poi ne arrivava uno al servizio: per un giocatore in grado di scagliare 139 ace nel torneo, sembrava già il momento di preparare il discorso per la premiazione. E invece, dopo qualche ripetizione di un lancio di palla bloccato dalla tensione, al posto del centoquarantesimo servizio-bomba dalla Wilson di Opelka usciva un doppio fallo, così vistoso da non richiedere neppure la verifica di FoxTenn (il rivale di Hawk-Eye). Miracolato, Schnur vinceva anche il punto successivo in risposta e roteando il braccio esultava per un terzo errore dell’avversario, che significava per lui un incredibile pareggio.

 

Frastornato e gettato in un terzo set che non avrebbe mai voluto giocare, Opelka è stato bravo a riprendersi in fretta. Per tutto il parziale i game di servizio di Schnur si sono fatti via via più complicati, tanto che sembrava dovesse accadere qualcosa da un momento all’altro; invece si è scivolati, come l’anno precedente, al tie-break decisivo. Un tira e molla di mini-break ha portato Opelka ad altri tre championship point, uno dei quali ancora sul suo servizio, annullato da Schnur con uno scambio in cui il canadese ha messo tutto se stesso. Avrebbe potuto ricordarlo per un’intera carriera, perché subito dopo il giudice di sedia annunciava il punteggio che dava lui, per la prima volta, a un punto dal titolo. Il challenge della disperazione di Opelka rivelava però a quel punto la seconda, diabolica, sliding door della serata: il servizio di Schnur era out, andava ripetuto. E anche stavolta, quasi a farlo apposta, arrivava un doppio fallo.

A quel punto Opelka ha avuto il suo sesto championship point, e l’ace da sinistra a uscire finalmente è arrivato. La tensione si è allentata in una esultanza molto moderata, in netto contrasto con i singhiozzi di Schnur pochi minuti più tardi. Reilly non sarà un funambolo, ma la sua è una vittoria meritata: dopo aver annullato sei match point in semifinale, all’ultimo atto non ha rischiato mai, se non quando le sue gambe hanno tremato in vista del traguardo. E sebbene l’errore nello scambio sia arrivato più spesso che in un match di taglia “normale”, è stato lui a mostrare un gioco più solido da fondo campo, specialmente con il dritto e con la risposta. In senso più ampio, il titolo a New York e i suoi 250 punti ripagano Opelka per una stagione 2018 giocata soltanto per poche settimane, con peraltro due titoli Challenger consecutivi, per colpa di un infortunio al piede e della mononucleosi, che lo avevano tenuto lontano dai campi mentre i coetanei iniziavano a prendersi il tour.

“Sono stra-felice di vincere il mio primo torneo proprio negli Stati Uniti” ha detto alla premiazione Opelka, accompagnato dalla mamma come quando giocava i tornei junior. “È stata dura, ho avuto un sacco di opportunità e mi vedevo sempre avanti nel punteggio”. Eppure la partita non è finita finché non è riuscita a spremere dal tennis servizio-centrico di Reilly anche l’ultima goccia di pathos. Per il ragazzone, ormai ex Next Gen, al risveglio ci sarà da festeggiare anche il nuovo miglior ranking alla posizione numero 56 della classifica ATP. Ma soprattutto una notte di sonni sereni, senza l’incubo di quel colpo migliore che sembrava averlo tradito nel momento più importante di tutti, e che invece alla fine è tornato per farlo vincere.

Risultato:

R. Opelka b. [Q] B. Schnur 6-1 6-7(7) 7-6(7)

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A San Pietroburgo, Medvedev centra la quinta finale consecutiva. Troverà Coric

Il russo supera Gerasimov nonostante una partita non brillante. Quinto torneo consecutivo in cui raggiunge l’ultimo atto. Coric elimina Sousa in rimonta

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Daniil Medvedev allo US Open 2019 (foto Twitter @USOpen)

Daniil Medvedev non sa più perdere prima della finale. Nonostante una prestazione tutt’altro che entusiasmante, il russo supera Egor Gerasimov a San Pietroburgo e per il quinto torneo consecutivo raggiunge l’ultimo atto. Daniil non ha espresso il suo miglior tennis, ma è riuscito ad alzare il livello nelle fasi finali di entrambi i set senza dover ricorrere al tiebreak, fatale a Berrettini nella giornata di venerdì. Da parte sua Gerasimov è stato bravo a tenere il campo alla pari, mantenendo sempre un atteggiamento propositivo anche dopo aver perso il primo set.

Nel primo parziale, se si eccettua una palla break salvata da Medvedev nel secondo game, nessuno dei due giocatori in risposta riesce a rendersi pericoloso e i turni di servizio filano via lisci fino al 5-5. Medvedev riesce finalmente a mettere i piedi in campo con più convinzione e a comandare gli scambi: arriva dunque il break che decide il primo parziale.

Nel secondo set, Gerasimov continua ad attaccare la rete appena può per mettere pressione a Medvedev che fatica un po’ a trovare con continuità il passante, di solito suo marchio di fabbrica. Il russo però è cresciuto rispetto al primo set e inizia a fare il metronomo da fondo dettando il ritmo e offrendo palle profonde e complicate. Ne scaturisce un break nel settimo gioco immediatamente recuperato da Gerasimov. L’inerzia della partita è ormai definitivamente cambiata e sul 5-5 Medvedev riesce nuovamente a strappare la battuta all’avversario e a volare verso l’ottava finale del 2019, la dodicesima in carriera (5-6 il bilancio).

 

In finale affronterà Borna Coric (i precedenti dicono 4-1 in favore del croato) che ha superato in rimonta Joao Sousa dopo due ore e diciotto minuti di gioco. Nel primo set, il croato ha pagato una partenza un po’ lenta che gli è costata un break nel quarto gioco. Già dalla fine del parziale però Coric è salito di giri, procurandosi quattro palle per recuperare lo svantaggio sul 5-3. Sousa è però stato bravo a salvarle tutte prima di incamerare il set. Il secondo parziale è stato equilibratissimo e dominato dai servizi fino al decimo gioco. Qui Coric ha avuto una palla break (che era anche set point), ma non è riuscito a convertirla. Successivamente è stato lui ha doversi salvare ben tre volte nello stesso gioco per guadagnarsi il tiebreak, vinto 7 punti a 5 dopo una lotta serrata. Il terzo set è scivolato via rapidamente dalla parte di Coric, bravo a mettere subito il naso avanti contro un Sousa evidentemente scoraggiato. 6-1 è il punteggio che chiude la partita e spedisce il croato verso la sesta finale in carriera (2-3 il bilancio).

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Tsonga vince il derby con Pouille a Metz: sfiderà Bedene per il titolo

Lo sloveno batte il terzo francese in quattro match disputati: ne troverà un quarto sulla sua strada verso il primo trionfo ATP. Jo va a caccia della quarta corona al Moselle Open

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Jo-Wilfried Tsonga - Rotterdam 2019 (foto via Twitter, @abnamrowtt)

È stato Aljaz Bedene a rovinare la festa francese all’ATP 250 di Metz. Lo sloveno era l’intruso (mettere le dovute virgolette) delle semifinali del Moselle Open, in cui figuravano ben tre giocatori francesi. Nel primo incontro Bedene ha scongiurato una finale tutta transalpina, battendo in rimonta Benoit Paire, che sebbene fosse la più alta testa di serie tra i suoi connazionali (n. 3) non è mai riuscito a cogliere un successo a Metz, terra di conquista per i galletti in otto delle precedenti dieci edizioni.

Lo sloveno aveva già battuto due francesi (Roumane e Simon) prima di eliminare Carreno Busta nei quarti. Benoit è riuscito a strappargli un set e anche il servizio per la prima volta nel torneo, ma dopo un pessimo approccio al secondo parziale si è ritrovato indietro 0-5. Chiusa due game più tardi la seconda frazione, Bedene ha messo il turbo anche in apertura di terzo set e ha conquistato la sua quarta finale in carriera a livello ATP (ancora non è riuscito a vincere un titolo).

Troverà sulla sua strada Jo Wilfried Tsonga, il quarto francese del suo torneo. Jo (che sta sfoggiando un capello color platino) ha già vinto tre volte il Moselle Open (2011, 2012 e 2015) e punterà al quarto trofeo a Metz dopo il successo sul connazionale Lucas Pouille. Solo due tie-break potevano far pendere l’ago della bilancia da un lato o dall’altro, visto il perfetto equilibrio che regnava in campo fino al 6-6 di entrambi i set. Tsonga ha affrontato (e salvato) l’unica palla break dell’incontro alla metà esatta del primo parziale e si è portato a casa un tiratissimo juex decisif otto punti a sei. Più tranquillo il secondo tie-break, vinto con un allungo di tre punti dal 4-4.

 

L’unico precedente l’ha vinto Tsonga sei stagioni fa sulla terra rossa del Roland Garros. Insomma, poco rilevante viste le condizioni in cui si giocherà domani. Il francese ha già vinto un titolo nel 2019, sempre in Francia, a Montpellier.

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La Francia domina a Metz, Bedene l’intruso

Tre semifinalisti su quattro sono transalpini. Pouille e Tsonga si affronteranno in un derby. Paire sfiderà lo sloveno Bedene, con il quale ha litigato agli US Open

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Benoit Paire - Winston-Salem 2019 (via Twitter, @WSOpen)

10 delle 16 edizioni del torneo ATP di Metz sono state vinte da giocatori di casa. E anche quest’anno ci sono altissime probabilità che quest’eventualità si ripeta. Il 75 per cento per l’esattezza, considerato che 3 dei quattro tennisti approdati in semifinale sono francesi. Si tratta di Benoit Paire, Lucas Pouille e Jo-Wilfried Tsonga, in ordine di classifica. Pouille ha già vinto il torneo una volta nel 2016, Tsonga ha addirittura trionfato per tre volte a Metz (2011, 2012, 2015). A tentare di rompere le uova nel paniere transalpino, ci sarà lo sloveno Aljaz Bedene, n.76 del ranking ATP. 

L’intruso balcanico ha sorpreso nei quarti finale lo spagnolo Pablo Carreno Busta, che a sua volta aveva eliminato al secondo turno il primo favorito del seeding David Goffin. Bedene si è imposto con il punteggio di 6-4 7-5 in poco meno di un’ora e mezza di partita. A decidere l’incontro sono stati due break, rispettivamente nel settimo e nel dodicesimo gioco dei due parziali. Nella sua ottava semifinale a livello ATP in carriera, la seconda in questa stagione dopo quella ottenuta a Rio, lo sloveno sfiderà Benoit Paire. 

Da parte sua, l’imprevedibile tennista di Avignone ha rispettato pienamente l’onore dei pronostici nel derby contro Gregoire Barrere, imponendosi per 7-6 6-4. Partenza a rilento per Paire che è andato sotto 3 a 0 nel primo parziale. Il n.3 del seeding ha poi recuperato e si è imposto per 7 punti a 4 nel tie-break. Il secondo set sembrava avviato verso lo stesso esito ma nel non gioco Barrere  ha perso il servizio e regalato il match al suo avversario. Tra Paire e Bedene c’è un precedente freschissimo, quello del secondo turno degli US Open, vinto al tie-break del quinto set dal tennista di Lubiana, dopo aver rimontato due set di svantaggio. L’incontro è stato segnato dal nervosismo, con il francese che alla fine si era rifiutato di stringere la mano al suo avversario. Insomma, potremmo vederne delle belle nella semifinale di Metz.

 

Ben meno acrimonia ci dovrebbe essere nella semifinale della parte bassa tra Pouille e Tsonga. Il primo si è guadagnato l’accesso nei top 4 del torneo grazie al sofferto successo in tre set sul serbo Filip Krajinovic. Primo set vinto da Krajinovic per 6-4 grazie ad un break nel terzo gioco, con Pouille che ha fallito diverse occasioni per rifarsi sotto. Il giocatore francese sembrava avviato alla sconfitta dopo aver perso il servizio nel settimo gioco del secondo parziale.  Pouille ha però subito realizzato un contro-break ed è poi andato a conquistare il set per 7-5. Forse demoralizzato, Krajinovic ha lasciato campo libero al suo avversario nel parziale decisivo, perso per 6-2. 

Tsonga ha invece approfittato del ritiro del secondo favorito del torneo, il georgiano Nikoloz Basilashvili, sul 4 a 1 in proprio favore nel terzo set. Il veterano di Le Mans aveva in precedenza perso il primo set per 7-5 e perso il secondo per 6-3. I precedenti tra i due francesi sono sul due pari, con Pouille che ha vinto gli ultimi due faccia a faccia. 

Risultati:

A. Bedene b. P. Carreno Busta 6-4 7-5
[3] B. Paire b. [WC] G. Barrere 7-6(4) 6-4
[4] L. Pouille b. F. Krajinovic 4-6 7-5 6-2
J.W. Tsonga b. [2] N. Basilashvili 5-7 6-3 4-1 rit.

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