ATP Delray Beach: Seppi è già ai quarti, battuto Thompson

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ATP Delray Beach: Seppi è già ai quarti, battuto Thompson

Andreas supera un altro australiano in Florida ed è il primo qualificato ai quarti. Sfiderà Daniel Evans

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Andreas Seppi - ATP Sydney 2019 (foto via Twitter, @SydneyTennis)

Dopo quella contro Bernard Tomic, Andreas Seppi mette a segno un’altra vittoria “australiana” e, pur con un passaggio a vuoto che gli costa il secondo set, raggiunge per primo i quarti di finale nel torneo di Spiaggia del Re. L’avversario è il ventiquattrenne Jordan Thompson, già regolato in tre set al secondo turno di Melbourne un mese fa, risultato che gli ha comunque permesso di ritoccare il best ranking (n. 60). Perse 12 posizioni dopo il torneo di Rotterdam, Andreas ha la possibilità di recuperarle in fretta: lo scorso anno si è fermato per l’infiltrazione all’anca e non difende punti fino a Monte Carlo.

Il match sembra avere poco da dire ed è anche disturbato dal vento – “moderato”, secondo il lessico dei meteorologi che, evidentemente, non giocano a tennis. L’azzurro si mantiene ordinato e procede come un treno: Jordan, al contrario, è spesso scomposto come il suo dritto. Prova anche a cercare la via della rete, ma neanche in quei paraggi la fortuna arride al ragazzo di Sydney: quando non è infilato o costretto all’errore dalla palla insidiosa della Seppia nazionale, sbaglia la volée facile oppure, come in occasione del doppio break che è anche un set point, lascia il passante valutandolo erroneamente.

 

Nulla cambia nel secondo parziale finché, sul 4-1, Andreas inizia a commettere errori su errori, permettendo a Thompson di trovare fiducia in ogni zona del campo e allungare il match al terzo con cinque giochi consecutivi. Deciso a non regalare più nulla proprio alla vigilia del suo trentacinquesimo compleanno, Seppi rientra presto nei propri panni, mentre il dritto australiano torna a essere una miniera di gratuiti: break al quarto gioco e via libera per Andreas che venerdì ingaggerà una sfida inedita contro Daniel Evans.

Il qualificato britannico ha lasciato appena due giochi alla wild card Lloyd Harris, guadagnandosi così il terzo quarto di finale della carriera a livello di circuito maggiore (il primo dal 2017, quando a Sydney si arrese in finale a Gilles Muller). Negli altri incontri di giornata, dominio alla battuta di John Isner, secondo favorito del seeding, che ha perso appena un punto sulla prima di servizio (31 su 32) contro Lukas Lacko, chiudendo per 6-4 6-3 in 70 minuti di gioco. Nei quarti di finale troverà Adrian Mannarino, che ha conquistato la seconda vittoria stagionale superando in due set Denis Istomin.

Risultati:

A. Seppi b. J. Thompson 6-3 4-6 6-1
[8] A. Mannarino b. D. Istomin 6-2 7-6(3)
[Q] D. Evans b. [WC] L. Harris 6-0 6-2
[2/WC] J. Isner b. L. Lacko 6-4 6-3

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Miami: Djokovic a intermittenza, ma per Delbonis basta

Novak va a strappi, spesso gioca corto. Secondo set concesso a Federico, buona chiusura nel terzo

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Novak Djokovic, Miami 2019, pic from Twitter @ATP_Tour

[1] N.Djokovic b. F.Delbonis 7-5 4-6 6-1

da Miami, il nostro inviato

 

Sulla carta doveva essere un match a senso unico per il n. 1 del mondo, ma anche se concretamente Djokovic non ha corso alcun vero rischio, il match si è allungato molto più del previsto e ha messo in mostra un Novak discontinuo, tremendamente difensivo e per lunghi tratti incapace di reagire agli attacchi dell’avversario.

Primo allungo di Djokovic al quarto game, che senza strafare approfitta di quattro gratuiti consecutivi di Delbonis per ottenere il break da 40-15. Il campione serbo appare essere in velocità di crociera tra la seconda e la terza marcia, Delbonis cerca la via della rete ma con fortune a dir poco alterne. Sul 5-2 Djokovic si porta 0-30 con un bellissimo pallonetto liftato di rovescio, ha anche un set point che però svanisce insieme con la sua risposta di diritto, ma quando sembra essere arrivato il momento per chiudere il primo set, l’argentino ottiene il controbreak aumentando la varietà dei colpi da fondo per evitare di dar ritmo al n.1 del mondo. Delbonis infila un parziale di 13 punti a 2 che lo porta 0-30 sul 5-5 e servizio dell’avversario, ma un controparziale di 8-0 rilancia Djokovic al triplo set-point che il serbo converte alla seconda occasione dopo 47 minuti di gioco francamente dimenticabile.

Nole prova a staccare l’avversario, ottiene subito un break per il 3-1 ma non sembra riuscire a dar continuità alla sua azione, anche perché Delbonis fa male con il rovescio. L’argentino recupera subito il break di vantaggio con due splendidi rovesci vincenti, l’ultimo dei quali convince Djokovic ad obliterare la sua racchetta sulla sedia del cambio di campo, ma non si ferma lì: continua a martellare da fondocampo un sempre più irritato Nole che cede il secondo break consecutivo con un doppio fallo e si trova improvvisamente a inseguire. Delbonis non trema, prosegue con il suo tennis tutto pressione che sorprendentemente non trova alcuna risposta da parte del n.1 del mondo, totalmente rassegnato ad un ruolo passivo di rimessa: per lui solo tre colpi vincenti e tre errori gratuiti in tutto il parziale. In un clima quasi da corrida lo Stadium 1 applaude colpo dopo colpo la conquista del secondo set da parte dell’argentino, che dopo on’ora e 27 minuti porta il match alla partita decisiva.

La favola di Federico, però, dura molto poco: bastano un paio di stupidaggini al servizio sull’1-2, e arriva subito il break che dà a Djokovic la sicurezza di cui ha bisogno per distendersi e conquistare il passaggio del turno in poco meno di due ore.

Nessuna sorpresa, dunque, ma tanti punti interrogativi sulla condizione di Nole che dopo la sconfitta a sorpresa contro Kohlschreiber a Indian Wells sembra fatichi a ritrovare il filo di quel gioco che gli ha permesso di vincere gli ultimi tre tornei dello Slam. Al prossimo turno incontrerà il giustiziere del nostro Fognini, Roberto Bautista Agut, contro cui ha vinto sette delle precedenti nove sfide (curiosamente, proprio come Fognini), ma dal quale è stato sconfitto nell’unico incontro di quest’anno a Doha.

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Miami: momento difficile per Fognini. Bautista passa senza brillare

Continua il periodo non semplice per Fabio. La caviglia è sempre una preoccupazione, la lontananza dalla famiglia pesa

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[22]R. Bautista Agut b. [15]F.Fognini 6-4 6-4

da Miami, il nostro inviato

 

Il 2019 del nostro miglior giocatore degli ultimi 20 anni (mi perdonerà Marco Cecchinato che ci ha dato un momento di orgoglio immenso a Parigi, ma la continuità ad alti livelli, il best ranking, e l’aver tenuto su da leader, stagione dopo stagione, la squadra di Coppa Davis, un peso lo hanno), purtroppo prosegue molto avaro di soddisfazioni. La partita persa oggi da Roberto Bautista Agut, con cui Fabio Fognini aveva vinto 7 delle precedenti 9 sfide, non è necessario raccontarla o commentarla. Dei 63 punti in totale conquistati dallo spagnolo, oltre la metà, 32, sono stati errori gratuiti di Fabio, il tutto in 20 game. Come si suol dire, a Roberto – che non ha certo fatto sfracelli – è bastato stare lì, mettere un numero sufficiente di palle in campo, senza altra tattica che cercare il rovescio dell’italiano, e la vittoria è arrivata praticamente da sè.

Dispiace profondamente per Fognini, che si è pure comportato bene senza andare oltre a un paio di pallate fuori dal campo e a un lancio di racchetta più folcloristici che altro. Il linguaggio del corpo di Fabio, dall’inizio alla fine, esprimeva sconforto e frustrazione, da bordocampo lo sentivo cercare di auto-incitarsi, ma se la motivazione e la sicurezza nei propri mezzi non li senti dentro, in quei momenti, è dura tirarli fuori quando servono.

Qualche gran drittone dei suoi (si può pensare quello che si vuole di Fognini, ma se non lo avete mai visto giocare da tre metri, non sapete che bellezza tecnica siano le sue accelerazioni anticipate, roba da top-player assoluto), qualche attacco, ma in generale il match è stato una sofferenza quasi continua. Come ha raccontato negli ultimi giorni, per Fabio il problema alla caviglia è sempre presente, il dubbio se operarsi o no anche, ma vorrebbe dire uno stop di mesi. La famiglia, ora che il piccolo Federico sta crescendo, manca molto, come disse in Australia, e la cosa non credo sia cambiata, anzi. Ripeto, in generale la sensazione che ha lasciato Fognini è di avere un gran bisogno di ricaricare le pile, sia mentalmente che fisicamente, e si capiva già due mesi fa a Melbourne. Il credito che Fabio si è conquistato con tutti gli appassionati di tennis italiani è bello consistente, e impone di accettare di aspettarlo senza critiche che non avrebbero senso data la situazione. I prossimi impegni partiranno da Montecarlo: la terra rossa, così come lo stare in Europa, vicino a casa, speriamo portino nuove energie, perchè opinioni e giudizi sul carattere a parte, siamo tutti d’accordo che rivedere il Fognini spettacolare e vincente della passata stagione sarebbe bello davvero.

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Miami: Federer si salva. Infinito Ferrer, battuto Zverev

Roger, molto falloso, rischia grosso con Radu Albot. “Tiravo quando non dovevo, non tiravo quando dovevo”. David da non credere, superato anche Sascha

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[4] R. Federer b. [Q] R. Albot 4-6 7-5 6-3

da Miami, il nostro inviato

 

Il moldavo Radu Albot, 29 anni, è decisamente un bel giocatore, velocissimo, non alto (1.75), ottimi fondamentali da dietro, e onesto tocco a rete. Oltre a questo, è pure nel momento migliore della sua carriera, ha raggiunto il best ranking di 46 ATP tra Indian Wells e qui, qualificandosi in entrambi i tornei e arrivando al terzo turno in California. Roger Federer, all’esordio nel mastodontico Hard Rock Stadium di Miami, se ne accorge immediatamente, perdendo il servizio nel primo game, e subendo l’entusiasmo dell’avversario, che sembra carico come una molla. Radu conserva il vantaggio salendo fino al 5-4, in piena trance agonistica, aiutato anche da un servizio molto efficace e continuo, pur se non esplosivo. Roger appare un po’ imballato, sbaglia molto, non trasforma quattro palle dell’immediato controbreak nel secondo game (questa non è una novità per il fuoriclasse svizzero), ma pian piano sale di livello, ottenendo applausi finalmente convinti da parte di un pubblico che riempie le tribune come mai prima di questa sera. Un paio di palle corte, una finta a rete, una bella volée di rovescio segnalano che è entrato in partita anche lui. Ma non è sufficiente: il bravo Albot non esita, continua a picchiare il dritto appena può, e chiude 6-4 al primo set-point, niente da dire, meritatissimo. Federer può anche aver raccontato e ripetuto quanto bene si sentisse fisicamente dopo Indian Wells, ma la stanchezza mentale è ancora più importante, resettare la testa è sempre più difficile col passare degli anni. E non è un caso che praticamente tutti quelli che vanno in fondo al “1000” californiano arrivino spesso qui assai scarichi.

Nel secondo set, continua la bella prestazione di Radu, che non scende granchè di percentuali con la battuta, insistendo giustamente con le palle lavorate sul rovescio di Roger, e attaccando la rete al minimo spiraglio concesso dall’avversario. In generale, Federer sta anche giocando corto, farà bene a cambiare marcia in fretta perchè si sta mettendo in guai seri. Sul 3-3, Roger annulla attccando di dritto una palla break potenzialmente letale, nello stesso modo subito dopo Albot gli cancella la prima che aveva concesso dal secondo game. Onestamente, un Federer davvero sottotono, i colpi gli viaggiano poco e a intermittenza, mentre di là le gambe di Radu invece viaggiano come un treno. Una risposta di dritto facile, su palla alta, che sul 6-5 in suo favore, 30-30, avrebbe potuto mandarlo a set point, la spara lunga un metro, non ci siamo per nulla. Per sua fortuna, due punti dopo Albot commette forse il terzo errore del set, gli regala un’altra opportunità, e qui finalmente è bravo e convinto Roger a chiuderla a rete, 7-5 per lui, ma che fatica.
Le cose non cambiano granchè all’inizio del terzo set, il match è assolutamente alla pari, il che chiaramente non è una buona notizia per il grande favorito, che continua a sbagliare troppo. Radu combatte al suo massimo, sta facendo una grandissima partita dal punto di vista dell’attenzione tattica, certo che qualche risposta di rovescio un po’ più aggressiva Federer potrebbe e dovrebbe rischiarla. “A un certo punto mi sono anche dimenticato di quello che mi aveva detto il mio allenatore, mentre lui sembrava sapere molto bene quello che stava facendo“, ammetterà Roger alla fine. Il settimo game, 3-3 con lo svizzero al servizio, è lottatissimo, un doppio fallo al terzo vantaggio costa a Roger una palla break pericolosissima, cancellata da un ace. Altre due botte con la battuta negli angoli mandano Federer avanti 4-3, però i rischi continuano. Il DJ dello stadio spara “Thunderstruck” degli AC/DC a tutto volume al cambio campo, chissà che un po’ di sano hard rock (d’altronde, se non lo suonano in questo stadio…) non svegli e dia grinta al 20 volte campione Slam. Pare proprio che sia così, perchè un super-rovescio piantato lungolinea da Roger fa esplodere il pubblico, e un passantino in slice basso e stretto gli dà due palle break: la prima fallita dall’ennesima risposta semplice di dritto che vola larga, la seconda trasformata grazie all’errore gratuito di Albot, 5-3 Federer. All’attacco in modo convinto – meglio tardi che mai – Roger chiude senza altri patemi, bravissimo Radu che lo ha fatto soffrire per oltre due ore, Federer dovrà crescere e non poco se vorrà andare avanti nel torneo. Ora per lui Filip Krajinovic, che ha eliminato Stan Wawrinka, i precedento sono 2-0 per Roger.

[WC]D.Ferrer b. [2]A.Zverev 2-6 7-5 6-3

Ultimo torneo sul duro di una carriera infinita, dopo 19 anni di corse sui campi di tutto il mondo, il best ranking di 3 ATP quando davanti c’erano due tipi fuori dal mondo, tanto da guadagnarsi il titolo di “primo degli umani”, e che cosa non ti combina il commovente David Ferrer? A 37 anni (2 aprile) si toglie la soddisfazione di battere in rimonta Alexander Zverev, quello che numero 3 ATP lo è adesso, ha 15 anni meno di lui, ed è lanciato verso un futuro ai vertici del tennis. Roba da non credere ai propri occhi. La partita si racconta in due frasi, semplicemente Sascha dopo un buonissimo inizio, a martellare con la sua superiore potenza, si è pian piano lasciato sgretolare dalla mostruosa regolarità e dall’altissimo ritmo del gioco di David. Che oltre ai suoi proverbiali, pesantissimi sventagli di dritto, si è concesso anche diverse soluzioni vincenti con il lungolinea di rovescio, coprendo il campo in modo tatticamente perfetto, fino a farlo diventare piccolissimo per il malcapitato Zverev. Per uscire dalla ragnatela asfissiante del palleggio di Ferrer, Sascha ha provato ad attaccare, ed è stato infilato a ripetizione da passanti millimetrici, ha provato a spezzare gli schemi con la palla corta, e non ha ottenuto altro che di esaltare le capacità di recupero e gli scatti rapidissimi dello spagnolo. Il footwork di David, anche ora con l’appannamento di fine carriera, rimane una delle cose da vedere, rivedere e conservare per gli amanti della tecnica, come un rovescio di Djokovic, un dritto di Nadal, o una volée di Federer. Primo set, 6-2 Zverev, poi cambia la musica, e di brutto. Secondo parziale deciso nell’undicesimo game, con break di Ferrer che poi chiude 7-5. Nel terzo set, lo strappo avviene sul 2-2, quando David toglie la battuta a Sascha e non si fa più riprendere, anzi conclude la partita con un secondo break ai danni di un avversario ormai spaesato e quasi incredulo, come noi tutti in tribuna o davanti alla televisione. L’ovazione del centrale è da brividi, l’abbraccio pieno di rispetto da parte di Zverev lo è altrettanto, il sorriso di David chiude una serata memorabile. Gracias, Ferru. Un esempio da imitare, se ci si riesce. Ora per Ferrer un altro giovanotto rampante, Frances Tiafoe, non hanno mai giocato prima.

Risultati:

[6] K. Anderson b. J. Munar 6-4 3-6 6-3
J. Sousa b. [31] S. Johnson 7-6(6) 6-4
[24] G. Dimitrov b. F. Lopez 6-1 6-3
J. Thompson b. [10] K. Khachanov 6-2 6-3
[13] D. Medvedev b. A. Mannarino 6-2 6-1
[Q] R. Opelka b. [21] D. Schwartzman 6-4 3-6 6-4
F. Krajinovic b. [30] S. Wawrinka 5-7 6-2 7-6(5)
[4] R. Federer b. [Q] R. Albot 4-6 7-5 6-3
[8] S. Tsitsipas b. [LL] M. McDonald 7-6(4) 6-1
L. Mayer b. [26] G. Pella 6-2 6-4
[20] D. Shapovalov b. [LL] D. Evans 4-6 6-1 6-3
[Q] A. Rublev b. [9] M. Cilic 6-4 6-4
[14] M. Cecchinato b. D. Dzumhur W/O
[18] D. Goffin b. P. Andujar 6-4 6-1
[28] F. Tiafoe b. [WC] M. Kecmanovic 7-6(6) 7-6(5)
[WC] D. Ferrer b. [2] A. Zverev 2-6 7-5 6-3

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