Dubai: un grande Monfils serve il bagel a Cilic. Fuori Medvedev, bene Nishikori

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Dubai: un grande Monfils serve il bagel a Cilic. Fuori Medvedev, bene Nishikori

DUBAI – Giornata molto intensa negli Emirati. Eliminati Medvedev e Cilic, quest’ultimo da un sontuoso Monfils. Tsitsipas e Coric soffrono ma passano

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dal nostro inviato a Dubai

Per fortuna non ci sono temperature molto alte in questi primi giorni del Dubai Duty Free Championships, ristorati anche da un leggero, quanto continuo vento. Una condizione piacevole per pubblico e addetti ai lavori, ma che piace decisamente meno ai giocatori, i quali sia lunedì che martedì si sono lamentati, dichiarando che impediva loro di esprimersi al meglio.

Venendo al racconto di quanto avvenuto all’ex circolo dell’Aviazione degli Emirati Arabi, va ricordato come la seconda giornata fosse molto intensa. Vedeva infatti programmati ben dieci incontri di singolare del tabellone principale: oltre a quello che ha purtroppo registrato la sconfitta di Berrettini, c’erano, tra le varie partite, gli attesi esordi di ben cinque teste di serie

 

AVANTI IL PRIMO FAVORITO – Nessun problema di sorta ha avuto il numero 1 del seeding, Kei Nishikori. I giapponesi lo seguono dappertutto nel mondo e ne abbiamo incontrati tanti anche nel circolo che ospita il torneo, accorsi a sostenere il loro 29enne beniamino, all’esordio assoluto a Dubai. Dall’altra parte della rete, Kei incontrava Paire, un avversario che lo aveva già sconfitto in due occasioni sul cemento all’aperto. Nishikori conduceva piuttosto ampiamente il bilancio degli scontri diretti per 5-2, ma era ben conscio che il grande talento del coetaneo francese, 65 ATP, potesse riservargli dei problemi. Non è stato così. Programmato come secondo match del giorno sul centrale, il sesto giocatore al mondo nei primi game ha subito allungato: una volta annullate a Paire ben sei palle del contro-break nel quarto gioco, ha incamerato il primo set senza particolari problemi. Nel secondo parziale non c’è stata storia, con il francese ormai impigritosi per la brutta piega che aveva preso l’incontro: due volte Benoit si è fatto strappare il servizio. Nishikori, con il punteggio di 6-4 6-3, ha guadagnato l’accesso agli ottavi, dove domani affronterà , in apertura di programma, il polacco Hurkacz, 77 ATP, oggi vincitore in due set del suo primo turno contro il 19enne Moutet.

Kei Nishikori – Brisbane 2019 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

FUORI UN BRUTTO MEDVEDEV – Non sono comunque mancate le sorprese: nel primo pomeriggio la testa di serie numero 8, Daniil Medvedev ha ampiamente deluso pubblico e organizzatori, offrendo una prova molto dimessa contro Berankis, 113 ATP, sul quale si era imposto nel corso dell’unico precedente dello scorso ottobre a Mosca. Reduce dalla semifinale di Rotterdam (sconfitto dal poi vincitore Monfils) e dal titolo a Sofia, il russo poteva essere considerato uno dei più accreditati concorrenti alla conquista del titolo. Indolente e eccessivamente falloso, il 15 ATP si è ritrovato addirittura sotto 3-6 1-5 prima di tentare una troppo tardiva rimonta e cedere, in meno di un’ora e mezzo di partita, al 28enne lituano.

La giornata arride anche a due 33 enni ex top 10, Baghdatis e Berdych, entrambi finalisti qui a Dubai nel corso della loro carriera (il cipriota nel 2016, il ceco nel 2013 e nel 2014). Soffrono, perdono un set, ma entrambi domani saranno nuovamente in campo per la loro partita di ottavi. Baghdatis, sceso al 128 ATP, ha superato un’altra wild card, l’egiziano Safwat, 218 ATP, rimontandogli un set di svantaggio prima di aver la meglio col punteggio di 4-6 6-3 6-4. Berdych ha incontrato ancora più difficoltà: avrebbe dovuto in realtà giocare contro Bedene, ma lo sloveno in mattinata ha dato forfait per un infortunio alla gamba destra, lasciando spazio a Ivashka. Il lucky loser bielorusso, 98 ATP, ha dato serio filo da torcere al ceco, vincitore dopo ben due ore e mezza di lotta solo al tie break del terzo, quando ha trasformato il quarto match di fila a sua disposizione per portare a casa l’incontro col punteggio di 6-4 4-6 7-6(4).

Ma le sorprese, sebbene relativamente soprattutto al ranking dei due giocatori in questione, non si sono fermate all’eliminazione di Medvedev. Nella serata di Dubai, quando la temperatura scende di una manciata di gradi (il termometro sul centrale indica 20 gradi, ma, anche confrontandoci coi colleghi, la sensazione è che i tennisti giochino a temperature un po’ più basse di quelle “ufficiali”) Monfils elimina la seconda testa di serie della giornata, Marin Cilic. Il 32enne francese, reduce dieci giorni fa dalla vittoria a Rotterdam del titolo più prestigioso della sua ottima carriera di ex top 10 (assieme a quella del torneo di Washington nel 2016), ha confermato di stare vivendo uno dei momenti migliori della sua ormai lunga attività agonistica. Sebbene avesse vinto tutti e tre i precedenti scontri diretti, non partiva con i favori del pronostico contro il croato, che giocava per la quarta volta a Dubai, la prima dal 2010. Non è stato fortunato il ritorno in campo dopo gli Australian Open del 30enne croato, brekkato nel primo e nel nono gioco del primo set, così molle da non riuscire mai ad arrivare nemmeno ai vantaggi quando il francese era al servizio. Il secondo set dell’incontro è stato molto più equilibrato e intrigante, riuscendo anche ad accendere l’entusiasmo del pubblico locale, affascinato e divertito soprattutto dall’estro di Monfils, per il quale ha parteggiato anche nei momenti più caldi del parziale.

Il 23 ATP, smarrito il servizio nel quinto gioco, ha dato battaglia nel decimo game, il più bello e lungo della partita (quattordici punti): issandosi a ben tre palle break è riuscito a fare dare il meglio di sé al campione degli US Open 2014, che al terzo set point ha portato la partita al terzo. Un parziale, quest’ultimo, durato in pratica pochi minuti, quelli necessari a Monfils a fare esultare la compagna Svitolina, presente sulle tribune a sostenerlo. Cilic dopo la vittoria del secondo set non ne ha avuto più: non ha portato a casa nemmeno un game. La conquista dell’accesso agli ottavi da parte di Monfils entusiasma il pubblico del Centre Court, che ora pregusta la sfida con un altro giocatore molto amato qui, Baghdatis, contro il quale Gael conduce gli head to head per 3 a 2.

AVANTI IL NEXT GEN E L’EX NEXT GEN – Il programma sul centrale si è poi chiuso con l‘esordio nel torneo di Tsitsipas, l’anno scorso arrivato ai quarti a Dubai, un risultato col quale si fece notare al grande pubblico (mai era andato così avanti in un ATP 500). Grazie al piazzamento ottenuto dodici mesi fa (la 71° posizione del ranking), in quel momento il migliore della sua giovanissima carriera, il greco iniziò la sua cavalcata sino alle porte della top 10. Ora, appunto, è 11 ATP, grazie anche al successo della settimana scorsa a Marsiglia, secondo della carriera dopo Stoccolma. Non deve essere facile per nessuno giocare un match professionistico indoor e, quarantotto ore dopo, scendere di nuovo in campo, dopo un volo di 4000 km, in una fresca sera umida all’aperto su una superficie di gioco diversa dalla precedente. Tantomeno se dall’altra parte della rete hai un cliente sempre scomodo come Ebden, 47 ATP. Come era prevedibile, il greco ha avuto le sue difficoltà (anche, forse, a causa della forte musica proveniente dall’Irish pub all’interno del circolo, che rendeva difficile trovare la concentrazione).

Dopo aver vinto facilmente il primo set in 32 minuti, nel secondo, un break subito nel sesto gioco ha portato Tsitsipas a un pericoloso terzo set. E se le cose sembravano subito tranquillizzarsi per il 20enne greco con il break operato nel secondo gioco, l’immediato controbreak di Ebden rimetteva subito in equilibrio l’incontro. Il 31enne australiano scaricava però le batterie e iniziava a sbagliare maggiormente e muoversi con più lentezza in campo bastava la grande voglia di vincere di Stefanos a garantirgli il pass per gli ottavi, dove affronterà il bielorusso Gerasimov, 155 ATP, vincitore nel 2016 dell’unico confronto diretto col greco e capace oggi di eliminare Haase in due set. A fare compagnia alle difficoltà incontrate dal greco, ci sono le quasi tre ore passate in campo da Borna Coric per liberarsi di Vesely, lucky loser che ha sostituito il ben più temibile Kukushkin. Anche il ceco si è rivelato cliente molto ostico, tanto da costringere Coric a vincere l’ultimo quindici di giornata quando a Dubai era ormai notte (quasi) fonda.

Risultati:

D. Kudla b. M. Berrettini 2-6 7-5 7-5
[Q] E. Gerasimov b. R. Haase 7-6(2) 7-6(5)
[Q] R. Berankis b. [8] D. Medvedev 6-3 6-3
[1] K. Nishikori b. B. Paire 6-4 6-3
H. Hurkacz b. [Q] C. Moutet 6-3 7-5
[WC] M. Baghdatis b. [WC] M. Safwat 4-6 6-4 6-3
T. Berdych b. I. Ivashka 6-4 4-6 7-6(4)
G. Monfils b. [3] M. Cilic 6-3 4-6 6-0
[6] B. Coric b. [LL] J. Vesely 7-5 3-6 7-6(4)
[5] S. Tsitsipas b. M. Ebden 6-4 3-6 6-3

Il tabellone completo

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Wimbledon: il sogno di Norrie continua, rimonta Goffin da 2 set a 1 sotto e vola in semifinale

La tds n. 9 vince una battaglia incredibile e diventa il quarto britannico nell’Era Open a qualificarsi per il penultimo atto dei Championships

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[9] C. Norrie b. D. Goffin 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5

Dopo Roger Taylor, Tim Henman e Andy Murray: Cameron Norrie diventa il quarto tennista di Sua Maestà a potersi fregiare di una semifinale a Wimbledon nell’Era Open. Un risultato storico, che dopo l’uscita di scena di Hurckacz – alla vigilia dato come il favorito numero uno a raggiungere il penultimo atto nella parte alta, insieme a Djokovic – aveva ingigantito il macigno da sostenere per il giramondo di casa. Una pressione che anche nel match odierno ha colpito forsennatamente la tds n. 9, la quale però non ha mollato e lottando è riuscita man mano che la partita proseguiva a trovare il suo tennis, dopo una prima parte di gara da incubo con il dritto. Alla fine, il giocatore di origini sudafricane ma di padre scozzese e madre gallese, cresciuto in Nuova Zelanda e formatosi tennisticamente in un college del Texas; si è imposto su David Goffin per 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5 dopo una battaglia di 3h31. Esce invece di scena l’imperscrutabile belga, l’ex n. 7 del ranking per la quarta volta in altrettante occasioni non riesce a superare l’ostacolo dei quarti a livello Slam, complice un problema alla spalla destra. Un solo precedente tra i due, nel 2021 a Barcellona il nativo di Liegi si ritirò nel secondo set.

IL MATCH – C’era grande curiosità alla vigilia di questa sfida, per capire in quali condizioni fisiche si sarebbe presentato al suo secondo quarto di finale in quel di Wimbledon (nel 2019 fu fermato dal cannibale serbo) David Goffin. Il belga era infatti reduce dalla maratona di oltre quattro ore e mezza vinta con Frances Tiafoe, ma almeno inizialmente non sembra soffrire sul piano aerobico. La partita si prospettava molto interessante, considerando il tennis di cui dispongono i due protagonisti. Due stili di gioco molto similari, che si caratterizzano per la pulizia e la linearità delle esecuzioni. La differenza riscontrabile tra i due, è da ricercare sul piano della potenza, decisamente superiore la cilindrata dei colpi di Norrie. Al contempo, il 31enne di Liegi può invece contare su una mobilità degli spostamenti e su una capacità nella ricerca della palla su questa superficie, di straordinaria qualità e che vede pochi altri giocatori in grado di esprimere un livello così alto nel muoversi con la provvidenziale frequenza di passettini, essenziali per sapersi districare sugli infidi manti erbosi.

 

Chiaramente la chiave dirimente del match, sarà il rendimento del dritto da parte del 26enne di origini sudafricane; il fondamentale certamente più costruito della tds n. 9 e che se attaccato a dovere, con l’apertura alare che si ritrova, potrebbe sfornare gratuiti a non finire. Il dritto del mancino britannico è però allo stesso tempo il colpo che potrebbe permettergli di far sentire maggiormente il suo peso di palla superiore, e di conseguenza garantirgli il differenziale decisivo ai fini del risultato. L’ex n. 7 del mondo, a sua volta è consapevole dell’importanza della diagonale sinistra, e mette in campo alla perfezione il piano tattico preparato: attraverso la sua straordinaria abilità nell’anticipo, con il suo bimane toglie costantemente il tempo al diritto del nativo di Johannesburg. La strategia del n. 58 ATP si rivela assolutamente efficacie anche e soprattutto per i meriti dell’ex vice maestro delle Finals 2017, che a furia d’infierire sul dritto macchinoso del suddito di Sua Maestà raccoglie i frutti derivanti dalla sua magnifica pressione con tanto di timing chirurgico in fase ascendente, e centra il primo allungo della sfida nel sesto game. Break amministrato con puntuale sapienza da parte di Goffin, che così facendo si mette in saccoccia il primo set per 6-3 dopo 34 minuti. Da sottolineare la risposta non pervenuta del padrone di casa, il 31enne – finalista al Bonfiglio nel 2008 – ha infatti vinto addirittura l’85% dei punti con la seconda

Il belga dopo lo strappo si è sciolto ancora di più, mostrando la sua eccezionale capacità geometrica nel disegnare il campo andando a trovare qualunque filo di erba possibile. Sembra di assistere alla tesi di laurea di un ingegnere della racchetta, e David sale sempre di più in cattedra. Il tallone d’Achille dell’incontro condotto finora da Cameron è stato rappresentato indubbiamente dall’impossibilità del n. 12 del ranking di potersi giocare tanti punti sulla diagonale destra, dove grazie al suo inconsueto rovescio – che ricorda molto quello di Jimmy Connors – super filante può sicuramente creare diverse problematiche al dritto del mitico Davidino. Ma il finalista di Cincinnati 2019, è sempre stato in grado di evitare quella situazione di gioco a lui sfavorevole, con un uso magistrale del lungolinea per spostare il punto sulla direttrice a lui più congeniale. Probabilmente un altro spunto riflessivo, da tenere presente per cercare di dare una spiegazione all’andamento della partita che non sia di matrice tecnica o tattica; è l’enorme macigno psicologico con il quale si è presentato a questo appuntamento storico per la sua carriera e per l’intero movimento tennistico britannico, il campione d’Indian Wells 2021. Mentre è certamente giunto con più tranquillità il giocatore belga, e questo opposto stato emotivo non può non aver contribuito. Infatti oggi Norrie non sta mettendo in mostra la sua proverbiale solidità, in particolar modo molto falloso con il dritto (a fine incontro saranno 46 non forzati a testa). David ha una chance di strappare il servizio avversario già nel primo gioco della seconda frazione, ma il tennista di casa si salva sospinto dagli spalti. La storia si ripete sul 2-2, ma questa volta il giocatore cresciuto nel college texano di Fort Worth, ne cancella addirittura tre riemergendo dallo 0-40.

Ma come dice il detto “non c’è due senza tre”, dinnanzi al secondo 0-40 in fila soccombe. Sul 4-3, in battuta, per consolidare il vantaggio e avviarsi verso la conquista anche del secondo parziale, il n. 58 inspiegabilmente accusa il primo passaggio a vuoto del suo match: con un doppio fallo e due unforced serve su un piatto d’argento il contro-break alla tds n. 9. Dal possibile 2-0, ci si ritrova invece in un amen sul 1-1, visto che chiamato a servire una seconda volta per rimanere nel set nel dodicesimo gioco, David concede il parziale. Adesso sembra arrivare più lentamente sulla palla, e questo permette al rovescio di Cameron di dominare gli scambi (7-5, dopo 54 minuti).

Ora il Court 1 è un’autentica bolgia infernale, ma l’entusiasmo viene spento bruscamente e inaspettatamente in avvio di secondo set. Dopo aver fatto sua una seconda frazione molto dura, la tensione torna a fare capolino e il giocatore di padre scozzese ne è vittima inesorabile. Parziale di 14 punti a 2 e 4-0 Goffin, con il dritto di Cameron nuovamente in rottura prolungata. La partita adesso scema di qualità, si assiste a parecchi errori e anche il belga partecipa al festival dell’orrore, complice un’eccessiva tensione ma soprattutto un problema fisico alla spalla destra, che viene manifestato in tanti non forzati quando esegue il dritto in parallelo – non riesce a spingerlo. In verità si è toccato quella parte del corpo, sicuramente dolorante, già dall’inizio della sfida, ora però sembra essere riacutizzatosi. Dal 4-1, quindi, viene fuori un filotto di due break di fila, ma che non cambiano l’esito del set: 6-2 per il biondo di Liegi in meno di mezz’ora.

Nella quarta frazione, il duello ritorna sui canoni richiesti da uno scontro di tale portata. Norrie finalmente riesce nell’intento di alzare il proprio livello, il set scorre seguendo i servizi anche se entrambi rischiano più volte di offrire break point. Il primo scossone giunge a metà parziale, quando sul 3-2 si materializza la prima palla break, in favore del tennista di casa. Ma David si dimostra glaciale, frantuma l’occasione e si porta in parità. Il classe ’95 è salito decisamente di giri, grazie alla sua caparbietà nel non voler mollare e che lo ha sospinto a ricercare soluzioni alternative per provare a sbrogliare la matassa: si esibisce in ottime smorzate e in perfidi back di rovescio. Nel fatidico settimo game, il mancino british ha altre due possibilità. La seconda di queste certifica lo strappo, confermato nell’ottavo gioco per il 6-3 conclusivo, che manda la contesa al quinto e decisivo set.

Frazione finale, che vede come cornice un Campo 1 dove oramai il sole londinese è quasi completamente tramontato ad eccezione di una piccola parte – nelle prossimità del tabellone luminoso – ancora colpita dai raggi. Inoltre, anche il Box Reale è al gran completo con il Principe Henry e sua moglie Katie trasferitisi sul secondo impianto di Church Road, dopo aver seguito sul Centre Court Djokovic-Sinner. Il parziale conclusivo è semplicemente una battaglia di nervi, ambedue sono cresciuti sensibilmente con il fondamentale di inizio gioco. In realtà Goffin ha fornito una prestazione in battuta perennemente costante, affidandosi ad un’essenziale varietà di angoli non potendo né contare su una spiccata velocità né su una grande potenza. Chi invece ha innalzato la qualità della propria battuta è il n. 12, che dal quarto set in poi ha fatto uso sistematico e letale dello slice, principalmente con la curva mancina. Va evidenziato anche come il dritto del tennista nativo del Sudafrica, si sia trasformato da origine di tutti i mali in cenere della rinascita – o fate vobis della rimonta. Perché è proprio Norrie, dopo aver cancellato una delicatissima palla break nel secondo gioco, ha cogliere l’occasione della vita breakkando sul 6-5. Al secondo tentativo può alzare le braccia al cielo, è in semifinale a Wimbledon.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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