Dubai: un grande Monfils serve il bagel a Cilic. Fuori Medvedev, bene Nishikori

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Dubai: un grande Monfils serve il bagel a Cilic. Fuori Medvedev, bene Nishikori

DUBAI – Giornata molto intensa negli Emirati. Eliminati Medvedev e Cilic, quest’ultimo da un sontuoso Monfils. Tsitsipas e Coric soffrono ma passano

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dal nostro inviato a Dubai

Per fortuna non ci sono temperature molto alte in questi primi giorni del Dubai Duty Free Championships, ristorati anche da un leggero, quanto continuo vento. Una condizione piacevole per pubblico e addetti ai lavori, ma che piace decisamente meno ai giocatori, i quali sia lunedì che martedì si sono lamentati, dichiarando che impediva loro di esprimersi al meglio.

Venendo al racconto di quanto avvenuto all’ex circolo dell’Aviazione degli Emirati Arabi, va ricordato come la seconda giornata fosse molto intensa. Vedeva infatti programmati ben dieci incontri di singolare del tabellone principale: oltre a quello che ha purtroppo registrato la sconfitta di Berrettini, c’erano, tra le varie partite, gli attesi esordi di ben cinque teste di serie

 

AVANTI IL PRIMO FAVORITO – Nessun problema di sorta ha avuto il numero 1 del seeding, Kei Nishikori. I giapponesi lo seguono dappertutto nel mondo e ne abbiamo incontrati tanti anche nel circolo che ospita il torneo, accorsi a sostenere il loro 29enne beniamino, all’esordio assoluto a Dubai. Dall’altra parte della rete, Kei incontrava Paire, un avversario che lo aveva già sconfitto in due occasioni sul cemento all’aperto. Nishikori conduceva piuttosto ampiamente il bilancio degli scontri diretti per 5-2, ma era ben conscio che il grande talento del coetaneo francese, 65 ATP, potesse riservargli dei problemi. Non è stato così. Programmato come secondo match del giorno sul centrale, il sesto giocatore al mondo nei primi game ha subito allungato: una volta annullate a Paire ben sei palle del contro-break nel quarto gioco, ha incamerato il primo set senza particolari problemi. Nel secondo parziale non c’è stata storia, con il francese ormai impigritosi per la brutta piega che aveva preso l’incontro: due volte Benoit si è fatto strappare il servizio. Nishikori, con il punteggio di 6-4 6-3, ha guadagnato l’accesso agli ottavi, dove domani affronterà , in apertura di programma, il polacco Hurkacz, 77 ATP, oggi vincitore in due set del suo primo turno contro il 19enne Moutet.

Kei Nishikori – Brisbane 2019 (via Twitter, @BrisbaneTennis)

FUORI UN BRUTTO MEDVEDEV – Non sono comunque mancate le sorprese: nel primo pomeriggio la testa di serie numero 8, Daniil Medvedev ha ampiamente deluso pubblico e organizzatori, offrendo una prova molto dimessa contro Berankis, 113 ATP, sul quale si era imposto nel corso dell’unico precedente dello scorso ottobre a Mosca. Reduce dalla semifinale di Rotterdam (sconfitto dal poi vincitore Monfils) e dal titolo a Sofia, il russo poteva essere considerato uno dei più accreditati concorrenti alla conquista del titolo. Indolente e eccessivamente falloso, il 15 ATP si è ritrovato addirittura sotto 3-6 1-5 prima di tentare una troppo tardiva rimonta e cedere, in meno di un’ora e mezzo di partita, al 28enne lituano.

La giornata arride anche a due 33 enni ex top 10, Baghdatis e Berdych, entrambi finalisti qui a Dubai nel corso della loro carriera (il cipriota nel 2016, il ceco nel 2013 e nel 2014). Soffrono, perdono un set, ma entrambi domani saranno nuovamente in campo per la loro partita di ottavi. Baghdatis, sceso al 128 ATP, ha superato un’altra wild card, l’egiziano Safwat, 218 ATP, rimontandogli un set di svantaggio prima di aver la meglio col punteggio di 4-6 6-3 6-4. Berdych ha incontrato ancora più difficoltà: avrebbe dovuto in realtà giocare contro Bedene, ma lo sloveno in mattinata ha dato forfait per un infortunio alla gamba destra, lasciando spazio a Ivashka. Il lucky loser bielorusso, 98 ATP, ha dato serio filo da torcere al ceco, vincitore dopo ben due ore e mezza di lotta solo al tie break del terzo, quando ha trasformato il quarto match di fila a sua disposizione per portare a casa l’incontro col punteggio di 6-4 4-6 7-6(4).

Ma le sorprese, sebbene relativamente soprattutto al ranking dei due giocatori in questione, non si sono fermate all’eliminazione di Medvedev. Nella serata di Dubai, quando la temperatura scende di una manciata di gradi (il termometro sul centrale indica 20 gradi, ma, anche confrontandoci coi colleghi, la sensazione è che i tennisti giochino a temperature un po’ più basse di quelle “ufficiali”) Monfils elimina la seconda testa di serie della giornata, Marin Cilic. Il 32enne francese, reduce dieci giorni fa dalla vittoria a Rotterdam del titolo più prestigioso della sua ottima carriera di ex top 10 (assieme a quella del torneo di Washington nel 2016), ha confermato di stare vivendo uno dei momenti migliori della sua ormai lunga attività agonistica. Sebbene avesse vinto tutti e tre i precedenti scontri diretti, non partiva con i favori del pronostico contro il croato, che giocava per la quarta volta a Dubai, la prima dal 2010. Non è stato fortunato il ritorno in campo dopo gli Australian Open del 30enne croato, brekkato nel primo e nel nono gioco del primo set, così molle da non riuscire mai ad arrivare nemmeno ai vantaggi quando il francese era al servizio. Il secondo set dell’incontro è stato molto più equilibrato e intrigante, riuscendo anche ad accendere l’entusiasmo del pubblico locale, affascinato e divertito soprattutto dall’estro di Monfils, per il quale ha parteggiato anche nei momenti più caldi del parziale.

Il 23 ATP, smarrito il servizio nel quinto gioco, ha dato battaglia nel decimo game, il più bello e lungo della partita (quattordici punti): issandosi a ben tre palle break è riuscito a fare dare il meglio di sé al campione degli US Open 2014, che al terzo set point ha portato la partita al terzo. Un parziale, quest’ultimo, durato in pratica pochi minuti, quelli necessari a Monfils a fare esultare la compagna Svitolina, presente sulle tribune a sostenerlo. Cilic dopo la vittoria del secondo set non ne ha avuto più: non ha portato a casa nemmeno un game. La conquista dell’accesso agli ottavi da parte di Monfils entusiasma il pubblico del Centre Court, che ora pregusta la sfida con un altro giocatore molto amato qui, Baghdatis, contro il quale Gael conduce gli head to head per 3 a 2.

AVANTI IL NEXT GEN E L’EX NEXT GEN – Il programma sul centrale si è poi chiuso con l‘esordio nel torneo di Tsitsipas, l’anno scorso arrivato ai quarti a Dubai, un risultato col quale si fece notare al grande pubblico (mai era andato così avanti in un ATP 500). Grazie al piazzamento ottenuto dodici mesi fa (la 71° posizione del ranking), in quel momento il migliore della sua giovanissima carriera, il greco iniziò la sua cavalcata sino alle porte della top 10. Ora, appunto, è 11 ATP, grazie anche al successo della settimana scorsa a Marsiglia, secondo della carriera dopo Stoccolma. Non deve essere facile per nessuno giocare un match professionistico indoor e, quarantotto ore dopo, scendere di nuovo in campo, dopo un volo di 4000 km, in una fresca sera umida all’aperto su una superficie di gioco diversa dalla precedente. Tantomeno se dall’altra parte della rete hai un cliente sempre scomodo come Ebden, 47 ATP. Come era prevedibile, il greco ha avuto le sue difficoltà (anche, forse, a causa della forte musica proveniente dall’Irish pub all’interno del circolo, che rendeva difficile trovare la concentrazione).

Dopo aver vinto facilmente il primo set in 32 minuti, nel secondo, un break subito nel sesto gioco ha portato Tsitsipas a un pericoloso terzo set. E se le cose sembravano subito tranquillizzarsi per il 20enne greco con il break operato nel secondo gioco, l’immediato controbreak di Ebden rimetteva subito in equilibrio l’incontro. Il 31enne australiano scaricava però le batterie e iniziava a sbagliare maggiormente e muoversi con più lentezza in campo bastava la grande voglia di vincere di Stefanos a garantirgli il pass per gli ottavi, dove affronterà il bielorusso Gerasimov, 155 ATP, vincitore nel 2016 dell’unico confronto diretto col greco e capace oggi di eliminare Haase in due set. A fare compagnia alle difficoltà incontrate dal greco, ci sono le quasi tre ore passate in campo da Borna Coric per liberarsi di Vesely, lucky loser che ha sostituito il ben più temibile Kukushkin. Anche il ceco si è rivelato cliente molto ostico, tanto da costringere Coric a vincere l’ultimo quindici di giornata quando a Dubai era ormai notte (quasi) fonda.

Risultati:

D. Kudla b. M. Berrettini 2-6 7-5 7-5
[Q] E. Gerasimov b. R. Haase 7-6(2) 7-6(5)
[Q] R. Berankis b. [8] D. Medvedev 6-3 6-3
[1] K. Nishikori b. B. Paire 6-4 6-3
H. Hurkacz b. [Q] C. Moutet 6-3 7-5
[WC] M. Baghdatis b. [WC] M. Safwat 4-6 6-4 6-3
T. Berdych b. I. Ivashka 6-4 4-6 7-6(4)
G. Monfils b. [3] M. Cilic 6-3 4-6 6-0
[6] B. Coric b. [LL] J. Vesely 7-5 3-6 7-6(4)
[5] S. Tsitsipas b. M. Ebden 6-4 3-6 6-3

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ATP Amburgo: la finale è Rublev-Tsitsipas

Il russo ha regolato Ruud, mentre Stefanos ha dovuto sudare per battere Garin in tre set.

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Sabato di semifinali giovani all’ATP 500 di Amburgo (tutti sotto i 24 anni), con i favoriti, Stefanos Tsitsipas ed Andrey Rublev, che hanno rispettato il pronostico e raggiunto la terza finale stagionale. Sarà anche il loro terzo confronto nel tour, con il bilancio in parità (anche se Rublev ha vinto anche un incontro a livello Challenger).

RUBLEV IMPLACABILE – Andrey Rublev è stato il primo a raggiungere la finale, battendo Casper Ruud per 6-4 6-2 in 85 minuti, ripetendo il risultato dello scorso anno, quando fu battuto in tre set da Basilashvili all’ultimo atto. Il norvegese è stato più aggressivo inizialmente, cercando tanti contropiedi per non permettere a Rublev di accamparsi sulle diagonali dove il russo non ha problemi colpire ad libitum, specialmente con il dritto anomalo.

Questa strategia probabilmente derivava dalla chiusura del tetto, che inficia le rotazioni dei suoi colpi da fondo abbassando il rimbalzo e restringendo il campo, obbligandolo quindi a cercare altre soluzioni per non perdere campo. Il risultato è stato un inside-in appena largo e immediata palla break Rublev, ma Ruud l’ha salvata girando attorno alla pallina con il più classico degli schema da rosso – due sventagli e chiusura lungolinea.

 

In conseguenza a questo atteggiamento atipico per lui, il norvegese è andato sovraritmo, prevalendo quasi solo con i banana shot del suo mentore Nadal. In condizioni così lente, inoltre, Rublev non soffre servizi che non siano di livello assoluto, come si è visto ieri contro Bautista, e ha risposto quasi sempre sul rovescio dell’avversario anche sulla prima. Per finire, il russo ha tenuto un’alta percentuale di punti con la prima, 70 percento contro il 48 dell’avversario – è forse l’epitome di un nuovo flipper agassiano da fondo.

Nel terzo gioco, una risposta vincente di dritto e due errori di rovescio di Ruud hanno dato la palla break a Rublev, concretizzata con due dritti dominanti seguiti a rete per lo smash a rimbalzo. Il russo ha provato ad allungare ulteriormente grazie ad un’altra palla break nel quinto gioco (ha avuto chance in ciascuno dei primi tre turni al servizio dello scandinavo), ottenuta con una risposta vincente di rovescio e con un rimbalzo fedifrago. Ruud ha però spinto ed è sceso a rete grazie a un buon contropiede di rovescio. Altra risposta bimane, altra buca, altra palla break, ma stavolta il semifinalista di Roma ha pulito la linea laterale con il suo, di rovescio lungolinea.

Salvatosi dal doppio break, Ruud ha colpito una buona risposta fra i piedi che gli ha dato la palla del contro-break, sfruttata con una risposta vincente di dritto, ma un brutto errore con lo stesso colpo ha rimandato avanti l’avversario, bravissimo a tirar fuori una contro-smorzata a cui la terra è stata decisamente lieve, in senso buono:

In una fase di stanca, un dritto in rete di Rublev ha dato due palle del 4-4 a Ruud, ma la tds N.5 ha spinto bene chiudendo con una smorzata e pareggiato i conti con una prima vincente, chiudendo facilmente il set in 49 minuti. Ruud ha richiesto l’intervento del fisioterapista per un problema alla spalla destra a cavallo fra i due parziali, e ha subito perso il servizio su un doppio lungolinea dell’avversario, il cui dritto ha continuato a farla da padrone, dandogli l’1-0.

Nonostante il nastro abbia aperto uno spiraglio con la palla del contro-break, tre prime consecutive (dopo l’uno su sette iniziale) hanno cavato Rublev d’impaccio; Ruud è quindi crollato, concedendo il doppio break senza colpo ferire. Il russo si è distratto, restituendone uno con due doppi falli consecutivi, ma da lì in avanti ha proceduto a velocità di crociera, salendo 5-2 con un rovescio vincente e chiudendo poco dopo.

“Casper ha giocato davvero bene in queste due settimane, poteva anche finire in un altro modo”, ha commentato il vincitore. “Mi mancava la presenza degli appassionati, anche perché qui ad Amburgo negli anni scorsi lo stadio pieno fin dai primi turni – è sicuramente un torneo speciale per me!” Per Rublev sarà la terza finale stagionale dopo le vittorie di inizio anno a Doha ed Adelaide; questa sarà però la chance di vincere il suo primo 500.

TSITSIPAS SORRIDE – Il greco ha invece impiegato due ore e 15 minuti per battere Cristian Garin, uno dei migliori performer su terra della stagione, con il punteggio di 7-5 3-6 6-4. Entrambi benissimo al servizio all’inizio, specialmente il cileno, che ha messo dentro 19 dei suoi primi 21 servizi (facendo però “solo” il 63% dei punti), mentre Tsitsipas è stato molto efficace con entrambe le battute, iniziando 11/15 con la prima e 6/9 con la seconda.

Il greco ha concesso una palla break nel quinto gioco, ma ha tirato una prima vincente, come successo di frequente questa settimana. La prima chance per Tsitsi è arrivata nel sesto game, quando Garin ha sparacchiato un dritto, ma la risposta di rovescio si è spenta in mezzo alla rete. Garin ha però continuato a regalare, scentrando un rovescio e concedendo il break con un doppio fallo.

Al momento di servire per il set, però, Garin è salito 15-40 su una palla corta sbagliata dalla seconda testa di serie, sfruttando due buone risposte incrociate da sinistra e rimandando tutto di là (il cileno ha una consistenza veramente straordinaria con i colpi in corsa), strappandogli la battuta quando un passante complicato si è fermato in rete. Dopo un game di battuta un po’ fortunoso (una volée dubbia gli è stata chiamata dentro sullo 0-15), Tsitsipas si è fatto trovare pronto, e si è guadagnato due set point grazie a un doppio fallo del cileno, chiudendo immediatamente con un passante di rovescio dopo 53 minuti – decisiva la differenza con la seconda, 62 percento per Tsitsipas, 33 per Garin.

Molti gli scambi intensi, soprattutto perché questa settimana il dritto di Tsitsipas è lontano parente di quello “ammirato” contro Sinner a Roma, ed è anzi diventato un colpo eccezionale anche sulla terra, carico e difficile da leggere, mentre Garin ha cercato di prendere l’iniziativa quando possibile, appiattendo il dritto in cross e scendendo a rete il doppio dell’avversario (10-5 nel primo).

Il campione di Cordoba e Rio non si è scoraggiato, e ha breakkato nel terzo gioco del secondo set, quando Tsitsipas si è inizialmente salvato con la prima, ma nulla ha potuto sulla risposta in allungo dell’avversario:

Tsitsipas ha rischiato di sbandare ulteriormente nel quinto gioco, ma la prima gli è venuta in soccorso di nuovo. Garin ha però servito in maniera clamorosa, vincendo 14 punti su 16 con la prima, e non gli ha mai dato la benché minima possibilità di rientrare nel parziale, chiudendo anzi con un ulteriore break, suggellato da un rovescio tonitruante. Solo tre errori non forzati per lui nel secondo, e match al parziale decisivo dopo un’ora e mezza – primo set perso nel torneo da Tsitsipas, che ha chiesto l’intervento del preparatore prima dell’inizio del terzo.

Il greco è riuscito a ricomporsi, tornando intoccabile al servizio com’è stato per tutta la settimana (sopra l’80 e con la prima e con la seconda), e ha aspettato il momento propizio, arrivato nel quinto game quando Garin ha completamente perso il campo, sbagliando due rovesci e commettendo due doppi falli. L’andamento del set è stato speculare a quello del precedente, perché Stefanos ha difeso senza affanni i turni di battuta (Garin ha anche avuto bisogno di un breve trattamento al ginocchio destro), e ha chiuso a rete per la sua terza finale della stagione – cercherà il suo secondo titolo dopo Marsiglia.

“La partita è stata durissima ed equilibrata, ma sono stato bravo a sfruttare i miei punti di forza”, ha detto alla fine. “Mio fratello è venuto qui dieci anni fa e mi ha sempre detto che il torneo e l’organizzazione sono fantastici, e sono felice di essere riuscito a giocare così bene in una città bellissima”. Decisamente piacione il greco, che ha chiuso con un “ho imparato a dire ‘ich lieben Hamburg'” appena appena melenso… Anche per Tsitsipas questa sarà l’occasione di vincere un 500, anche se il greco ha pur sempre vinto le ATP Finals, un filo più importanti.

Risultati:

[5] A. Rublev b. C. Ruud 6-4 6-2
[2] S. Tsitsipas b. C. Garin 7-5 3-6 6-4

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ATP Amburgo: arriva la prima vittoria di Fognini, out Sonego. Humbert stende Medvedev

Il francese con una prova super, elimina il N.1 del seeding. Fabio rimonta un set a Kohlschreiber. Nulla da fare per Lorenzo contro Auger-Aliassime

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SULLA BUONA STRADA – Nel percorso di rientro di Fabio Fognini dopo l’operazione a entrambe le caviglie, è buona la terza. Sconfitto in Austria dallo sconosciuto (ma poi semifinalista) Huesler e a Roma da Humbert con evidenti passi in avanti, arriva la vittoria ad Amburgo contro Philipp Kohlschreiber, anch’egli lontano dal suo massimo splendore ma avversario ostico per Fognini, come testimonia il 7-2 dei confronti diretti. Un match piacevole, al netto di parecchi errori non forzati da parte dell’azzurro che ha però dispensato scampoli del suo tennis migliore davanti a un Kohlschreiber sempre bravo nell’usare il campo e avveduto nelle scelte, ma ormai soggetto a cali di rendimento nell’arco di un incontro.

Nella prima partita, non mancano le occasioni per Fognini. In un quarto game da 18 punti, Fabio si guadagna tre opportunità di allungare: per due volte è bravo Kohli, ma resta il rimpianto sulla terza per una complicata veronica sul lob molto probabilmente destinato a cadere in corridoio. Preciso quando si tratta di contenere ed efficace quando è il momento di accelerare, è il tedesco a effettuare il sorpasso, con il nostro che commette un doppio fallo dopo la chiamata del fallo di piede e perde i successivi tre punti. Philipp si dimostra sempre molto più attento nei punti decisivi (si salva poi da un 15-40) e riesce così a mantenere il distacco fino ad assicurarsi il parziale.

C’è bisogno di andare a prendersi il break e Fabio lo fa al secondo game. Tranquillizzato dal vantaggio, Fogna regala qualche magia, spreca qualcosa forse esagerando, ma ha ormai preso il controllo del gioco di fronte a un avversario meno lucido e dilaga alla sua maniera pareggiando il conto dei set con un perentorio 6-1.

 

Il troppo entusiasmo, sotto forma di un dritto in salto, rischia di costargli la possibilità di strappare il servizio tedesco al terzo game, ma i piedi girano veloci e la mano è on fire e il break arriva. Non la conferma, però, perché un paio di “foot fault!” non possono non significare un turno di battuta ceduto a zero. Il match è godibile nonostante alcuni errori di troppo da parte di entrambi, con Fognini che si prende più rischi e Kohlschreiber che, come spesso gli accade, deve fare i conti con il dritto a tratti ballerino. Non chiude una prima volta con il servizio, il Fogna, ma non si distrae alla seconda occasione e si prende il 7-5 che vale la prima vittoria dalla Coppa Davis di marzo e, in torneo, addirittura dall’Australian Open. Al prossimo turno, affronterà il vincente fra Casper Ruud e Benoit Paire, che giocheranno però mercoledì.

HUMBERT STELLARE – Stupenda prestazione di Ugo Humbert che pochi giorni fa aveva battuto proprio Fognini a Roma. Il francese ottiene la vittoria più prestigiosa della carriera eliminando il N.1 del seeding e N.5 del mondo Daniil Medvedev dopo 82 minuti di tennis impeccabile con il 73% di prime in campo e 15 colpi vincenti a referto. 6-4 6-3 il punteggio finale. Per il russo certamente non il miglior viatico in vista del Roland Garros che inizierà domenica.

SONEGO OUT – Cede in due set a un avversario più quotato, Lorenzo Sonego, nonostante il Felix Auger-Aliassime della seconda parte di stagione non stia particolarmente impressionando. Non un buon momento per il venticinquenne torinese: è la quarta sconfitta negli ultimi cinque incontri, con la sola vittoria ottenuta a Roma contro quel poco che sta offrendo un Basilashvili dalla testa altrove. Il primo parziale è caratterizzato da troppi errori dell’azzurro sia nel palleggio sia quando ha in mano lo scambio e il 6-2 per un più concreto Auger-Aliassime arriva dopo trentasei minuti. Bravo Lorenzo nella seconda partita a trovare la misura dei colpi e a rimanere attaccato al servizio; è lui ad avere più opportunità, comprese due (non consecutive) sul 5 pari, ma è bravo Felix a prendersi i rischi e venire avanti per annullarle. Nel finale, tornano i gratuiti di Sonego che compromettono subito il tie-break; ne fa le spese una pallina scaraventata in direzione Brema, mentre Auger-Aliassime va al secondo turno contro Bublik o Ramos-Viñolas.

Risultati:
[4] R. Bautista Agut b. N. Basilashvili 6-4 6-3
[WC] Y. Hanfmann b. [3] G. Monfils 6-4 6-3
[6] F. Fognini b. [WC] P. Kohlschreiber 4-6 6-1 7-5
[8/WC] K.Khachanov vs J-L. Struff 7-6(5) 4-6 7-5
U. Humbert b. [1] D. Medvedev 6-4 6-3
C. Garin b. K. Nishikori 6-0 6-3
[SE] D. Koepfer b.Y. Nishioka 7-6(0) 4-6 6-1
F. Auger-Aliassime b. L. Sonego 6-2 7-6(2)
[LL] A. Bublik b. A. Ramos-Viñolas 6-2 7-6(5)
D. Lajovic vs A.Mannarino

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Djokovic non lascia scampo a Schwartzman: vince gli Internazionali di Roma per la quinta volta

Il numero uno del mondo incamera il quinto successo qui a Roma, 36° Masters 1000 della carriera: superato Nadal fermo a quota 35. Schwartzman si batte con onore, ma non basta

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Novak Djokovic, con il trofeo - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)
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[1] N. Djokovic b. [8] D. Schwartzman 7-5 6-3

Novak Djokovic conferma il suo ruolo di favorito superando in due set Diego Schwartzman in una finale lottata al meglio delle sue possibilità dal piccolo argentino, necessariamente meno esplosivo rispetto ai faticosi giorni precedenti ma estremamente solido nel palleggio, soprattutto di rovescio, colpo che il fenomeno di Belgrado è andato particolarmente a stuzzicare. Tante e dagli esiti contrastanti le smorzate di Djokovic, sia per le condizioni del campo appesantito da una leggera pioggia nei primi minuti, sia per verificare il lavoro del fisioterapista di Schwartzman dopo le oltre tre ore in campo la sera precedente.

Nole non si è quindi lasciato sfuggire la possibilità di rifarsi dopo la delusione newyorchese con la prima sconfitta della stagione e ha agguantato il Masters 1000 numero 36, passando così in vantaggio solitario dopo aver condiviso il primato con Rafa Nadal per le tre settimane successive al trofeo di “Cincinnati”; curiosamente, entrambi vantano 115 partecipazioni ai tornei di categoria. Allo stesso modo, sfuma per il momento l’obiettivo di Diego di entrare nell’élite del tennis: da martedì, la top 10 accoglierà invece Denis Shapovalov.

 

L’INIZIO CHE NON TI ASPETTI – Djokovic si presenta alla finale con quello quello che ci si attendeva da lui: ha vinto senza strafare lasciando anche un set al tedesco Koepfer (il laureato in Finanza che, contando questa stagione e la precedente, ha imboccato la strada di un buon risultato all’anno nel Tour), si è infuriato, ha preso un paio di warning, si è infischiato dell’arbitro Forcadell che gli ricordava di indossare la mascherina quando si è allontanato dal campo; lo stesso arbitro che poi lo ha chiamato “Federer” assegnandogli il game.

Sceglie di cominciare con la battuta, che in semifinale l’ha comodamente tolto d’impaccio nelle fasi decisive del primo set contro Ruud, ma la cede nonostante un buon inizio grazie a due scambi divertenti vinti da Schwartzman. Per quanto riguarda l’ultimo ostacolo sulla corsa serba al trofeo, Schwartzman è riuscito nell’impresa di battere Rafa senza perdere set (dal primo Roland Garros conquistato dallo spagnolo nel 2005, è appena il nono tennista a riuscirci) e in quella non certo inferiore di confermarsi al turno successivo nel match più godibile dell’evento romano. Ingolosito dal risultato della prima smorzata sulla quale el Peque non è neanche partito, Nole ci riprova anche perché nello scambio neutro la palla gli ritorna sempre indietro, ma senza fortuna. Infastidito apparentemente da qualsiasi cosa, Djokovic colpisce in modo volontariamente scomposto il rovescio che dà a Schwartzman il 3-0 pesante. Forse dispiaciuto, forse distratto, Diego gli rende la cortesia al gioco successivo facendolo entrare in partita.

Diego Schwartzman – Internazionali di Roma 2020 (foto Giampiero Sposito)

ARRIVA ANCHE NOVAK – Nonostante il 4-0 dei precedenti, le due vittorie sofferte su terra promettevano a favore di una finale, se non incerta quanto a esito, almeno combattuta e, per adesso, le attese non sono deluse. Il n. 1 del mondo lascia per strada qualche punto non da lui, ma il tennista che si trova davanti una rete da pallavolo, almeno secondo un illustre connazionale, perde colpevolmente scambi “quasi vinti” e il sorpasso arriva inesorabile. Quasi sul punto di sparire dal campo, Dieguito torna a tenere la battuta riprendendosi dal parziale negativo e, in risposta, ha l’occasione per tornare avanti; con lo scambio che si allunga pericolosamente oltre i dieci colpi – situazione che avvantaggia l’argentino – Nole ne esce bene con un drop shot. Altrettanto bene fa pochi minuti dopo il ventottenne di Buenos Aires che annulla un set point con il vincente di dritto. Molto male invece quando serve per andare al tie-break: il terzo doppio fallo e due errori non forzati di rovescio (ne aveva sbagliato uno solo fino a quel momento) gli costano il 5-7 dopo un’ora e dieci minuti di fatica durante i quali ha opposto grande solidità commettendo appena 10 gratuiti. Tre dei quali, appunto, nel dodicesimo gioco.

L’EQUILIBRIO È ROTTO – Persa la prima partita estremamente lottata, con un insperato vantaggio in partenza e altre occasioni mancate, lo sfavorito tende a scendere di livello lasciando via libera all’avversario; se, poi, l’avversario in questione non ha mai perso una finale di un Masters 1000 dopo aver incamerato il primo set su 28 volte, la storia sembra già scritta. Diego, però, fattosi fasciare le dita dal fisioterapista, non ha alcuna intenzione di rispettare certi cliché e resta attaccato al match, mentre Novak continua a seminare smorzate dal lato sinistro, alcune vincenti, altre inguardabili da cui sono discesi diversi dei 15 unforced di rovescio del primo parziale.

Con il dritto che fa male (18 vincenti e 7 errori, alla fine), procede un po’ a corrente alternata, Nole, magari va sotto nel punteggio ma rientra senza patemi, quasi per dimostrare all’altro di avere ancora parecchio margine e di poter mettere a segno lo strappo decisivo a proprio piacimento. L’allungo senza possibilità di opposizione arriva sul 4-3, con due errori di Schwartzman e altrettanti vincenti spettacolari di Djokovic che chiude con il servizio al terzo match point, ovviamente con una smorzata dopo un lungo scambio sulla quale Diego arriva bene ma senza la lucidità per tenerla in campo.

È il quinto successo a Roma su dieci finali per Djokovic che, davanti al microfono, chiude la manifestazione in ottimo italiano con i ringraziamenti di rito, mentre la pioggia suggerisce di affrettarsi.

Il tabellone maschile di Roma con tutti i risultati aggiornati

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