Pasta, famiglia e tennis: alla scoperta di Cori Gauff

Interviste

Pasta, famiglia e tennis: alla scoperta di Cori Gauff

Intervista esclusiva alla giovanissima stellina statunitense, seguita da Team 8 e da Mouratoglou. “Il tennis è speciale, dipende tutto da te”. E il suo manager rivela: “A 13 anni aveva già una mentalità da professionista”

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dal nostro inviato a Miami

Fare un’intervista con un tennista non è mai una cosa semplice: bisogna inoltrare le richieste attraverso i canali ufficiali, dare un motivo sufficientemente valido, e incrociare le dita che il giocatore o la giocatrice sia in vena di farsi intervistare, fatto che è infinitamente più probabile dopo una vittoria che dopo una sconfitta. La vittoria del primo match professionistico in carriera per la 15enne Cori Gauff, se da una parte rendeva lo stato d’animo della ragazza più propenso all’intervista, dall’altro poteva rappresentare un evento che attira l’interesse delle televisioni e dei media generalisti cui tradizionalmente viene data priorità rispetto alle testate specializzate.

 

Durante il match ci siamo seduti di fianco al suo manager, Alessandro Barel di Sant’Albano, chiedendo di poter parlare con lui a proposito della nuova partnership tra Cori e Barilla, sperando che la cosa potesse giocare a nostro favore. Lui, molto cortesemente, ci ha dato appuntamento al dopo conferenza stampa, ma la disponibilità della giocatrice viene gestita dalle WTA, che potrebbe ritenere sufficiente l’incontro con tutta la stampa.

Quasi rassegnati ci prenotiamo per fare una domanda insieme con gli altri giornalisti quando arriva un SMS: “Vuoi ancora fare la one-to-one con Gauff? Ha detto sì”. E infatti dopo la conferenza stampa veniamo accompagnati nella sala interviste n.5, fuori della quale rimane il manager in attesa di accompagnare la sua atleta. Cori è incredibilmente disinvolta per una ragazza di 15 anni, segno che ormai i rapporti con la stampa sono diventati parte della sua vita quotidiana. Elegantissima nella sua tuta grigia sulla quale risaltano ancor di più le unghie perfettamente curate con smalto color salmone chiaro, la ragazza della Florida ci ha risposto a domanda su domanda come un fiume in piena, tanto che avrebbe continuato per metà pomeriggio se nessuno l’avesse fermata.

Congratulazioni per la vittoria. Come ti senti? Probabilmente pensavi a questo momento da un po’, ora è tutto vero. Hai vinto il tuo primo incontro a livello WTA, è come lo avevi immaginato? 
Sono ancora un po’ tra le nuvole. Tornando indietro con il golf kart mi chiedevo: “Sono in paradiso?”. Giocare nello stesso campo di Serena, ancora non ci credo.

La tua famiglia è presente, questo è il tuo torneo di casa. La loro presenza ti dà più forza o ti rende un po’ più nervosa? 
Non mi rende più nervosa, mi guardano sempre anche se non sono con me. Adoro avere mio fratello qui. Sa che potrebbe esserci tensione e cerca di minimizzare tutto. Rende le cose molto divertenti. 

Quanto sei alta? Perché i documenti ITF probabilmente non sono aggiornati e guardandoti è difficile dar loro credito.
L’ultima volta che mi hanno misurato ero un metro e ottanta.

Hai iniziato una collaborazione con Barilla. Cosa ne pensi? 
Adoro la pasta. La mangio spessissimo. Io e Barilla abbiamo gli stessi valori. È una compagnia familiare e io do molta importanza alla famiglia, come si può vedere.  

Qual è il tuo tipo di pasta preferito? 
Prima di un match mangio le penne, ma se devo andare a cena preferisco gli spaghetti.  

E quale condimento?
Mi piace mischiare la salsa Alfredo (salsa a base di burro e parmigiano, molto in voga negli USA, ndr) con la salsa marinara e poi di solito aggiungo un sacco di formaggio! 

Sei rappresentata da Team8, la stessa società di gestione di Roger Federer. Hai avuto occasione di incontrarlo?
L’ho incontrato un paio di volte. È sempre super gentile. Mio fratello si è fatto una foto con lui ieri. Non gioca a tennis ma è diventato un appassionato grazie a me. Tra l’altro ieri, Serena lo ha salutato quindi era entusiasta. “Ho incontrato i due migliori giocatori in un giorno solo!”, ha detto.

Qual è il tuo piano per il resto della stagione? A causa della tua età puoi partecipare solo ad un limitato numero di tornei WTA, quindi che genere di tornei giocherai?
Il fatto di non poter giocare troppi tornei, mi permette di allenarmi moltissimo. Il mio gioco è in pieno sviluppo e mio padre pensa che sia importante lavorarci al meglio per il futuro. Dopo questo torneo, penso che andrò alla Mouratoglou Tennis Academy per allenarmi un po’. Magari giocherò qualche torneo, dipende se riesco a entrare in tabellone. Ho la possibilità di giocare un altro paio di eventi quindi dovrò scegliere saggiamente. 

Come è composto il tuo team? Chi ti segue quotidianamente? 
Al momento lavoro con Richard Williams. Ha una struttura chiamata FTX, non solo incentrata sul tennis. Lui ovviamente lavora in maniera specifica sul tennis, ma ci sono anche moltissimi giocatori di football o del college. Per me è molto interessante vedere come si allenano atleti di altri sport. Mio padre mi segue ovunque. Mia mamma ogni tanto, ma di solito rimane a casa con i miei fratelli.

Quali altri sport hai praticato? 
Ho fatto ginnastica, perché anche mia mamma l’aveva fatta da giovane. Poi pallavolo e anche basket, che è il mio sport preferito dopo il tennis. Alla fine però ho scelto il tennis, perché penso sia il migliore 

Cosa rende il tennis speciale rispetto agli altri sport? 
Gli altri sport che ho menzionato erano sport di squadra, tranne la ginnastica. Lì devi giocare anche per qualcun altro e questo ti mette più pressione. In più non puoi controllare gli altri, mentre nel tennis dipende tutto da te. Non c’è coaching, o meglio, c’è ma alla fine sta a te prendere le decisioni, scegliere i colpi. Se perdi non puoi dare colpa a nessuno se non a te stessa. 

Sei cresciuta sul cemento ovviamente e hai già avuto la possibilità di provare la terra, ma hai mai giocato su erba? 
Sì. Non che abbia mai avuto un periodo di allenamento specifico su erba, però ci ho giocato a Roehampton. Quella è stata l’unica volta, ma mi è piaciuto. È stato sorprendente vedere come mi ci sono adattata, probabilmente per via del mio stile di gioco. 

E cosa ne pensi della terra rossa? Qui in Florida avete l’Har-Tru, la terra verde, che è diversa. Quindi che ne pensi? 
All’inizio preferivo la terra verde come una vera americana (ride). Ma poi dopo averci passato un po’ di tempo ho iniziato a preferire la terra rossa perché si può controllare meglio il rimbalzo, è più facile scivolare e si vedono meglio i segni delle palline. Su quella verde a volte le palline non lasciano un segno ben visibile, non so perché. E poi preferisco la terra rossa perché vengono meglio le foto! 

Dopo aver parlato con Cori, anche il suo manager, Alessandro Barel di Sant’Albano, ci ha concesso un po’ del suo tempo per rispondere ad alcune domande.

Cori è la prima atleta donna in Team8 al momento? 
Sì, per ora sì.

Qual è la strategia di gestione in questo caso? Un’atleta differente, visto che è una donna e anche molto giovane. 
Team8 vuole lavorare con i migliori atleti possibili, sia uomini che donne, in ogni sport. Ovviamente la nostra tradizione è nel tennis, perché Tony Godsick viene da lì. C’è una importante partnership con Roger Federer e l’obiettivo è continuare a rimanere in questo sport, tramite la Laver Cup ad esempio. Coco e la sua famiglia sono brave persone e condividono gli stessi valori. 

Che valori cercate? 
Persone con integrità, legate alla famiglia. Che abbiano un forte senso di appartenenza e il desiderio di crescere e puntare a qualcosa di grande. 

Quando ci sono stati i primi contatti con Cori? 
Gennaio 2017. 

Quindi aveva 13 anni? 
Sì, aveva 13 anni, ma giocava già al livello delle diciottenni. Ci era stato detto che poteva essere una futura campionessa. Aveva già una mentalità molto professionale per la sua età.

Cori ci ha detto che ama la pasta e questa collaborazione con Barilla è sicuramente importante. Che percorso avete pensato da un punto di vista commerciale per lei? 
Barilla è un’azienda fantastica e ha fatto un lavoro incredibile con Roger, a partire da tutti gli spot che hanno realizzato. Condividono valori familiari e sono molto impegnati nel panorama sportivo. Sanno che Coco ha molta strada davanti a sé e vogliono essere una parte del processo. Pensiamo che sia ottimo per lei e per il suo futuro. Questo non vuol dire che verrà messa di fianco a Roger Federer o Mikaela Shiffrin. Vogliono entrare nel mercato americano e nello sport, perché hanno una forte tradizione nel tennis sin da Steffi Graf e Stefan Edberg. 

Ci sarà una Laver Cup femminile? 
Credo di non essere la persona più indicata per rispondere a questa domanda. Dovresti provare a chiedere a qualcun altro. 

Ha collaborato Lorenzo Colle

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Il Nadal ferito: “La mia peggior partita su terra degli ultimi 14 anni”

MONTECARLO – Una piccola crepa si apre nella schiacciante superiorità di Rafa sul rosso. Quando gli chiedono come sarà tornare ad allenarsi domani risponde: “Difficile. Questo è tutto”

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Rafael Nadal - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Montecarlo, la nostra inviata

Il re è caduto. Il re è caduto sul campo che più di ogni altro gli appartiene, il campo che per 11 volte ha conquistato con sudore, grinta e fatica. Stasera su quella terra Rafa è caduto sotto i colpi di Fabio Fognini, sotto le sferzate del vento e non è più riuscito a rialzarsi. Nadal arriva in conferenza stampa pochi minuti dopo la fine dell’incontro. È scuro in volto, si siede ed esordisce con una sentenza: “Quello che è accaduto è molto chiaro: ho giocato un terribile match contro un buon giocatore, perciò ho perso”. La parola terribile (in inglese Rafa usa il termine bad, ndr) sarà ripetuta dal campione spagnolo più e più volte durante i minuti dedicati ai giornalisti.

Qualcuno gli chiede se durante l’allenamento mattutino avesse provato sensazioni particolari. “No, non ho sentito nulla di strano o di brutto. È stato un giorno difficile, contro un avversario tosto. Arrivo da momenti duri per via degli infortuni. Dal punto di vista mentale non è facile accettare tutto ciò che mi è capitato negli ultimi tempi. Oggi è stato uno di quei giorni in cui tutto è andato in modo terribile. Credo di aver giocato la mia peggior partita su terra degli ultimi 14 anni!”. Rafa ripeterà ancora questo concetto a un collega, che tentando di trovare un lato positivo nella sconfitta, chiede a Nadal se in fondo qualcosa da salvare, da cui ripartire ci sia nel match di oggi. Ma Rafa
non riesce nemmeno a pensarci. “Ho già detto che questo è il peggior match che abbia mai giocato negli ultimi 14 anni!”.

Il re non solo è caduto, ma è infuriato e deluso per come è successo. “Ho giocato malissimo contro un giocatore che è stato più forte di me, oggi”; sottolinea senza arroganza la parola oggi. Nadal sa benissimo che sulla sua terra. se avesse trovato il ritmo, anche non al cento per cento della forma, avrebbe potuto prendersi la finale. Egli stesso sottolinea: “Dopo un anno e mezzo di continui stop per infortuni diventa più difficile rientrare ogni volta e tornare a vincere. Anche se sono stato competitivo in tutti i tornei a cui ho partecipato, in realtà mi sono sempre sentito al massimo al 60/70 % della mia forma fisica. Poi certo ci sono giorni in cui mi sono sentito anche al 90 %, ma non sono capitati spesso”.

Rafa non cerca scuse, non parla del vento, non vuole nemmeno pensare a dettagli tecnici o tattici: “Qui avevo l’occasione di iniziare bene la stagione su terra. Potremmo discutere di questioni tecniche o tattiche, ma oggi era uno di quei giorni in cui le sensazioni sul campo erano pessime. Quando capitano giornate del genere è difficile trovare una ragione”. E a proposito di sensazione i presenti sono curiosi di sapere cosa si prova quando proprio sulla terra rossa Rafael Nadal si accorge che le sue certezze stanno per crollare: “A cosa hai pensato quando ti sei trovato sotto 0-5 e 0-40?” Nadal è gelido: “Non ho pensato a niente. A quel punto sapevo che la partita era finita. Ci ho provato sotto 0-3, sotto 0-4, ma a quel punto, 0-5, 0-40, la partita è finita. Non c’è più nulla che si possa fare. Il fatto che io abbia vinto poi 2 game non cambia nulla. Non mi resta che capire perché oggi io abbia giocato in modo così terribile”.

Non vede l’ora di andarsene Rafa, di rifugiarsi all’interno del suo clan e capire cosa è accaduto alla sua testa, alle sue gambe. Non vede l’ora di salire su un aereo e tornare nella sua Manacor ad allenarsi sulla terra di casa. E allora proprio questa è la domanda: “Sarà difficile domani tornare ad allenarsi?” Ed ecco la risposta che Nadal probabilmente mai ha dato, quella che nessuno si aspetta: “Difficile. Questo è tutto”.

 

Sipario. Rafa si alza e lascia la sala interviste. Oggi Nadal è ferito, ma domani anche se sarà difficile, anche se i fantasmi di questo sabato pomeriggio resteranno nella sua testa, siamo certi che tornerà ad allenarsi con rabbia certo, ma afferrerà la racchetta e scenderà in campo. Questo era solo il primo atto, nei prossimi mesi ci sono altre terre da difendere e Rafa, si sa, non ama molto la sensazione della sconfitta.

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Fognini: “Cosa posso fare contro Rafa? Potrei ucciderlo!”

Le parole del ligure dopo la vittoria su Coric che lo riporta in semifinale a Montecarlo dopo 6 anni: “I cesti di Barazzutti stanno servendo a qualcosa…”

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Fabio Fognini è raggiante e anche un pochino incredulo al termine del quarto di finale vinto in rimonta contro Borna Coric rinfrancato anche dall’affetto del pubblico, dei familiari e degli amici e ora può giocare la semifinale contro Nadal senza nulla da perdere: “Spero che anche domani tutto il pubblico sia dalla mia parte. In questo torneo gioco in casa, più qui che a Roma! Sono contento per i familiari e gli amici che sono venuti qui questa settimana, ma soprattutto per me” ha detto Fognini a caldo.

In relazione alla sfida impossibile che lo attende domani: “È abbastanza tardi, proverò a recuperare e fare del mio meglio domani. Cosa posso fare contro Nadal? Potrei ucciderlo!“, scherza Fabio. “Domani non ho nulla da perdere, sono le partite che mi piace giocare. Ci ho più perso che vinto ma penso di avere il gioco per potergli dare fastidio e so che lui sa che posso dargli fastidio. Ho visto che lui oggi non ha giocato benissimo, ma domani è un altro giorno. Ovviamente bisogna tenere un livello alto per tutta la partita. Spero di prendere meno sberle della prima seminale (6-2 6-1 contro Djokovic, ndr) che ho giocato a Montecarlo“.

 

Un risultato impensabile se si pensa che lunedì Fabio era arrivato a un passo dalla sconfitta al primo turno contro il qualificato Andrey Rublev. E anche oggi il primo set non lasciava molte speranze specialmente dopo l’intervento del trainer per un problema al gomito.

Spero di aver messo alle spalle il periodo difficile. Nel primo set non riuscivo a prendergli il tempo, ho avuto anche un po’ di fortuna stasera ma la fortuna non guasta e in questo periodo si prende tutto. Lui mi ha aiutato nel secondo set e ha giocato malino fino alla fine del secondo, nel terzo credo di essere stato un pochettino superiore. Sto giocando bene! I cesti di Barazzutti stanno servendo a qualcosa… non immaginavo di ritrovarmi in semifinale dopo aver quasi perso al primo turno contro Rublev. Essere rimasto lì ha pagato“.

Capitolo infortuni: “Oggi ho chiamato il fisio perché il gomito mi faceva più male degli ultimi due o tre giorni, credo per la temperatura: oggi era più umido e più freddo, quindi ho preferito immobilizzarlo con un tape“. A fine match la scritta “Fogna 2” sulla telecamera di Tennis TV ha un destinatario particolare: “È per Berrettini, lui sa di cosa stiamo parlando“.

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Djokovic: “Giornata difficile, ma l’obiettivo è il Roland Garros”

Novak Djokovic sorpreso dalle condizioni: “Diverse dagli altri giorni, le palline saltavano molto”

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Novak Djokovic a Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sembrava che ti fossi ripreso nel secondo set. Che è successo nel terzo? È un problema di concentrazione o altro?

DJOKOVIC: Sì, ero avanti in tutti e tre i turni di servizio che ho perso nel terzo. Ho avuto anche game point, ma sai, un paio di palle corte, un doppio fallo e sulla terra la partita cambia velocemente.

 

Naturalmente, mi è mancata la giusta determinazione in certi colpi. È solo che ho fatto troppi errori non forzati. Troppi errori non forzati. Lui ha avuto molta pazienza. Tatticamente, ha giocato benissimo.

Ho giocato meglio alla fine del secondo set. Poi, cominciato il terzo, ho giocato un paio di buoni game, ma per il resto ho giocato ad un livello un po’ più basso. E succede.

Quanto è dura giocare contro Daniil? Sembra davvero difficile da affrontare.

DJOKOVIC: Beh, dal lato del rovescio è molto solido. Non fa molto errori e trova sempre profondità.

Oggi era molto ventoso, le condizioni cambiavano da un game all’altro. Mi è risultato difficile trovare il ritmo, e soprattutto lui non te ne da molto. Serve molto bene. Il suo dritto può essere un colpo insidioso, ma da quella parte commette più errori, perciò il suo rovescio è più solido. Si muove meglio sul campo rispetto allo scorso anno, sicuramente si merita di essere a questi livelli.

Abbiamo visto che nel tuo box c’era anche Pepe Imaz. Ha sempre continuato a lavorare con te, o è tornato a lavorare con te?

DJOKOVIC: Sì, è sempre una persona sulla quale posso contare.

Sei preoccupato per il livello del tuo gioco? Senti che stai migliorando lentamente, per poi esprimerti al meglio al Roland Garros?

DJOKOVIC: Sì, sicuramente. Il Roland Garros è l’obiettivo finale della stagione sulla terra, e spero di poter — beh, sicuramente, tutti si aspettano che io arrivi al top della condizione, ed è quello a cui punto anch’io. È solo il primo torneo sulla terra, la stagione è ancora lunga. Vedremo come andrà.

Come te lo spieghi? Hai giocato così bene a Melbourne. Sei sorpreso nel vedere che le cose nel tennis cambiano così velocemente?

DJOKOVIC: Beh, succede. Guarda, forse sono poco concreto nei tornei più grandi, ma ho giocato gli Slam al mio meglio, e questo è quello che voglio continuare a fare.

Sapresti dare un motivo a tutte queste eliminazioni precoci? Tu, Dominic, Sascha…

DJOKOVIC: È il primo torneo sulla terra, e giocatori con una classifica più bassa possono aver giocato di più sul rosso, magari in tornei precedenti, rispetto a noi. Questa potrebbe essere una ragione.

Le altre, beh, quando sei parte di questo sport, tu come tanti altri, sai che possono esserci delle giornate no. Non posso sapere le opinioni di Sasha o di Dominic. Per ogni giocatore può essere diverso. Ma il campo mi è sembrato piuttosto lento.

Le palline sono cambiate quest’anno. Rimbalzano molto alto. Abbiamo avuto tre, quattro giorni e altrettante condizioni diverse. Sai, campo lento e pesante, rimbalzo basso. Poi c’è stato tanto vento. Poi, d’improvviso, c’è stato molto caldo. Questo, condiziona molto il nostro gioco. È comunque impegnativo abituarsi a tutto ciò.

Traduzione a cura di Andrea Cioci

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