Cori Gauff a 15 anni è già milionaria: contratto con Barilla

Editoriali del Direttore

Cori Gauff a 15 anni è già milionaria: contratto con Barilla

Il marchio italiano estende il suo legame con il tennis mettendo sotto contratto la 15enne americana che a Miami ottiene la prima vittoria nel circuito maggiore

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Quindici anni compiuti una settimana fa e già milionaria! L’afroamericana Cori “Coco” Gauff non aveva ancora vinto fino a ieri un match a livello WTA, ma può già vantare contratti stellari. Lei – scriveva su Ubitennis il nostro grande esperto di tennis femminile AGF (guai a perdersi la sua rubrica del martedì!) che andò a vederla sul campo 5 di Wimbledon nel luglio scorso, quando quattordicenne affrontava l’argentina Carle– “non è alta quanto Venus, ma ‘trascina’ i piedi un po’ aperti con la caratteristica andatura della più anziana delle sorelle Williams. Se le guardi solo le gambe sembra letteralmente di vedere Venus e in un biopic sarebbe perfetta per interpretare lei da piccola” .

AGF scrisse molte altre cose interessanti su quel giovanissimo prospetto di cui tanti già dicevano meraviglie: le sue caratteristiche tecniche, la maggior fluidità del rovescio, una grande propensione per l’attacco (68 discese a rete), la varietà di tagli. E tornò a vederla contro la cinese Wang, di tre anni meno giovane.  

Laura Guidobaldi dal Roland Garros raccontò l’impresa della ragazzina campionessa junior fra le tre più giovani  di sempre (dopo Hingis e Capriati) dopo aver battuto per l’appunto proprio la stessa sua avversaria di primo turno a Miami oggi, Catherine McNally.

Ma ancora prima, il 10 settembre 2017, un altro nostro grande collaboratore, Luca Baldissera, aveva scritto di lei, finalista tredicenne all’US Open junior e battuta dalla Anisimova e fra le altre cose scriveva: “Cori “Coco” Gauff, nata e cresciuta in Florida, è figlia di un ottimo giocatore di basket a livello universitario (suo padre Corey era playmaker per Georgia Tech), e di un’atleta di talento (la madre Candi è stata 5 volte campionessa studentesca di eptathlon della Florida, e successivamente una stella nella squadra di atletica dell’università di Florida State). La genetica, insomma, è di assoluta qualità. Grande ammiratrice di Serena Williams, che ha già incontrato diverse volte, Cori ha vinto l’Orange Bowl a 12 anni (come Steffi Graf, Monica Seles e Jennifer Capriati), è stata ad allenarsi nell’accademia di Patrick Mouratoglou, e ha rappresentato gli Stati Uniti nelle competizioni internazionali a squadre per categoria di età. La USTA crede molto in lei, e per quello che ho potuto vedere qui a Flushing Meadows, ne ha ben donde”.

 

Ma i dettagli tecnici individuati da Luca è meglio che li leggiate sul suo pezzo. Io so solo che quando Luca me ne informò mi tornò in mente quando successe a me la stessa cosa al Roland Garros 1982 quando corsi su un campo che oggi non c’è più (mi pare fosse il 3…) per ammirare una tredicenne fenomeno, tale Steffi Graf. Una sola F in fondo al cognome, ma una strana curiosa assonanza con la Gauff!  

A 15 anni appena compiuti Coco Gauff ha ricevuto una wildcard per il torneo di Miami, dove in occasione del suo match d’esordio contro Catherine McNally ha portato addosso una patch del suo nuovo sponsor. Si tratta di Barilla, che si aggiungere agli sponsor tecnici New Balance (che a novembre è riuscito a strappare la giovane promessa alla Nike) e Head. Si stringe quindi il legame tra tennis e Barilla.

Passione, dedizione e fair play sono valori cui Barilla si ispira nel suo modo di lavorare, qualità fondamentali che cerchiamo anche in uno sportivo.” ha affermato Luca Barilla. Diamo un affettuoso benvenuto a Coco, stella emergente del tennis americano con l’augurio che possa continuare a interpretare al meglio questo spirito” conclude Luca Barilla.

Il suo match d’esordio nel circuito WTA si è trasformato anche nella sua prima vittoria: un’affermazione per 6-4 al terzo con McNally, la quale aveva vinto il primo set ed era stata in vantaggio per 4-2 e palla per il 5-2 nella partita finale. Dopo aver perso il primo set Coco aveva inserito il “turbo” ed era volata subito sul 5-0 nel secondo prima di farsi recuperare uno dei due break di vantaggio e chiudere per 6-3. Dopo essersi assentata dal campo per oltre cinque minuti per andare a cambiarsi d’abito, Gauff aveva avuto difendersi da due palle per lo 0-2 prima di andare lei stessa in vantaggio di un break e trovarsi poi sotto per 2-4. Negli ultimi due giochi è stata lei a tremare di meno, nonostante fosse due anni più giovane della sua avversaria, ed ha incassato gli errori gratuiti sulla “diagonale rovescia” per raccogliere la prima vittoria da professionista.

Chissà se anche Cori, come ha raccontato Roger Federer l’altro giorno, un paio d’ore prima di scendere in campo, mangerà spaghetti. Se non fosse stato Federer a dirlo, si sarebbe pensato a una mossa pubblicitaria, ma Roger è troppo serio per inventarsi una cosa non vera e smentibile.

Roger Federer dà il benvenuto a Coco nella squadra Barilla

Dopo aver messo sotto contratto Roger Federer, Cori Gauff diventa la seconda tennista a siglare un accordo con il marchio italiano. Barilla sembra…non sbagliare un colpo. Roger Federer non ha bisogno di presentazioni, credo, ma neppure Mikaela Shiffrin che ancora giovanissima sta dominando il circo della neve al punto che si dice che batterà tutti i record di vittorie di Lindsay Vonn e di Anne Marie Moser-Proll.

Forbes prevede che gli introiti dei suoi contratti le frutteranno almeno un milione di euro. Come è stato possibile tutto ciò? L’agente marketing della ragazza è Alessandro Barel Di Sant Albano, metà italiano e metà svizzero che fa parte di TEAM8, l’azienda di management sportiva fondata da Federer e dal suo agente Tony Godsick che segue oltre allo svizzero segue anche Juan Martin del Potro e il portiere svedese dei New York Rangers di hockey su ghiaccio, Henrik Lundqvist.
Il legame con Barilla ha condotto alla seconda grande sponsorizzazione della giovane carriera di Gauff. Chissà se Roger Federer conosce la Gauff e l’ha magari consigliata a Godsick. Forse i nostri inviati a Miami lo scopriranno. Nel frattempo io ho sentito Patrick Mouratoglou che ha intravisto per primo – a 10 anni! – le grandi qualità della Gauff ed era sul campo della ragazzina afroamericana.

Nonostante il grande rumore mediatico prodotto dalle grandi vittorie ottenute negli anni scorsi (neanche a dirlo, è diventata la più giovane numero uno juniores), la 15enne statunitense deve ancora compiere i primi passi nel Tour WTA. Ha perso da Timea Bacsinszky al primo turno di Indian Wells.

Ma la sua rincorsa all’Olimpo, per molti più che certa, non sarà “libera”. Le regole WTA (age eligibility rule) – effetto di quel che successe all’enfant prodige Jennifer Capriati che a 14 anni esplose e a 17…scoppiò (furto in un grande magazzino, poi droga con necessità di riabilitazione) prevedono delle restrizioni per le minorenni, per evitare che brucino le tappe e finiscano per cedere troppo presto di testa, e con le tasche gonfie di dollari, in palcoscenici troppo grandi, magari preda di amici interessati e senza troppi scrupoli.Una 15enne può disputare massimo dieci tornei in un anno (a 14 tre…) anche se il suo primo scopritore Mouratoglou è furibondo al riguardo. “

Il numero di eventi crescerà di anno in anno e solo a 18 anni si avrà libero accesso a tutti i tornei del calendario. Dunque per quanto riguarda la giovane milionaria Cori Gauff dovrebbe almeno attendere il 2022. Ma la sua strada sembra già segnata.

Hanno collaborato con Ubaldo Scanagatta Antonio Ortu, Luca De Gaspari e da Miami Vanni Gibertini e Luca Baldissera.

IL COMUNICATO UFFICIALE:

UNA NUOVA FUORICLASSE SI AGGIUNGE ALLA SQUADRA BARILLA

Cori Gauff, tennista americana, a soli 15 anni esordisce nel circuito maggiore al Miami Open con il supporto di Barilla.

Parma, giovedì 21 marzo — Il Gruppo Barilla ha siglato un contratto di sponsorizzazione con Cori Gauff, giovane promessa del tennis americano che, a 15 anni appena compiuti, esordisce nel circuito maggiore al Miami Open 2019 in corso in questi giorni.

Classe 2004, Cori ha raggiunto la finale Juniores degli US Open nel 2017, divenendo così a soli 13 anni la più giovane finalista del Grande Slam newyorkese. L’estate scorsa ha vinto il titolo Junior al Roland Garros di Parigi.

Nata a Delray Beach, in Florida, il 13 marzo 2004, Cori, soprannominata “Coco”, inizia a giocare a tennis a soli 6 anni, sport che sceglie come definitivo a 8.

“Passione, dedizione e fair play sono valori cui Barilla si ispira nel suo modo di lavorare, qualità fondamentali che cerchiamo anche in uno sportivo.” ha affermato Luca Barilla. “Diamo un affettuoso benvenuto a Coco, stella emergente del tennis americano con l’augurio che possa continuare a interpretare al meglio questo spirito” conclude Luca Barilla.

Barilla e lo sport: tradizione che continua

A partire dalla storica sponsorizzazione della AS Roma degli anni 80, folta è la rosa di campioni dello sport che, negli anni, Barilla ha accompagnato nel loro cammino di successi: nelle ultime stagioni, su tutti, Roger Federer e Mikaela Shiffrin.

Mikaela è ambasciatrice Barilla da 7 anni, periodo che l’ha vista trionfare ripetutamente sulle piste diventando la campionessa olimpica più giovane nella storia dello Sci Alpino: nel suo palmarès vanta due titoli olimpici, 5 iridati, due Coppe del Mondo generali e 5 Coppe del Mondo di specialità.

Oggi, a 23 anni, è la sciatrice più forte ma, quando iniziò la collaborazione con Barilla, aveva solo 16 anni e tanto ancora da dimostrare.

Nel corso della sua straordinaria carriera, Roger ha raccolto successi come nessun altro: è primatista per numero di settimane in vetta alla classifica dei migliori tennisti del mondo; ha vinto 100 tornei ATP nel singolo di cui 20 tornei del Grande Slam oltre a 2 medaglie Olimpiche.

Mikaela e Roger mangiano pasta ogni giorno e Barilla è la loro preferita per la qualità e la fiducia che gli ha sempre ispirato.

Da oggi nella squadra Barilla ci sono tre fantastici atleti di tre generazioni diverse. Coco è l’ultima arrivata: è una giovane promessa, anche lei cresciuta e diventata forte grazie a duri allenamenti e a una sana alimentazione. Anche Coco si allena e mangia pasta ogni giorno con il sogno di diventare grande come Roger e Mikaela.

La pasta Barilla, come lo sport, è energia buona che accende la vita e nutre le passioni. Per questo non è solo un alimento fondamentale per gli sportivi, ma è un irrinunciabile fonte di carboidrati per tutti coloro che hanno bisogno di vitalità e gusto per continuare a seguire i propri obiettivi.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Meno male che ci sono quattro azzurri in campo oggi, perché match avvincenti come Alcaraz-Ramos Vinolas e Zverev-Baez non me li aspetto

Favoriti Sinner e Sonego. Putintseva un osso duro per Camila Giorgi. Per Hurkacz ci vorrebbe il Cecchinato 2018. Djokovic torna alla carica. L’ATP non rappresenta i tennisti come la PTPA. Arrivano a Parigi i boss di Wimbledon. Saltate 17 teste di serie

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il leggendario, e mai esistito, Nicolas Chauvin, immaginario soldato francese della Grand Armée di Napoleone eponimo dell’esagerato patriottismo – il mito dice che fu ferito 18 volte ma sempre volle tornare a combattere per amor patrio – si sarebbe molto rallegrato a vedere la programmazione iper-sciovinistica del Roland Garros sul Philippe Chatrier per questo giovedì 26 maggio. L’eccezione è il match d’apertura alle 11 che secondo me potrebbe rivelarsi il più interessante della giornata e potrebbe anche portare in sé un esito sorprendente. Rischia abbastanza con il serbo Djere il russo operato recentemente d’un’ernia, Daniil Medvedev secondo tennista del mondo e prossimo scontato n.1 senza neppure bisogno di vincere troppo: gli basterà aspettare che a Djokovic scadano i 2000 punti vinti a Wimbledon 2021 visto che al momento sembra proprio che a seguito della discutibile decisione dell’ATP quei punti gli verranno azzerati.

QUOTE 26 MAGGIO

 

Ma dopo Djere-Medvedev il centrale offre questi incontri: Garcia-Keys, Simon-Johnson e come serale Cornet-Ostapenko. Roba da leccarsi i baffi, che sicuramente aveva, per Monsieur Chauvin.

Detto questo scagli la prima pietra chi non avrebbe peccato: anche a Roma avremmo messo Camila Giorgi sul centrale e Fabio Fognini nel suo ultimo giorno al Foro Italico, anche se dubito che saremmo riusciti ad organizzare una celebrazione come quella che i francesi hanno fatto martedì sera per Jo Wilfried Tsonga e si apprestano a fare per Gilles Simon quando perderà (e non credo che succederà stasera se si sarà ripreso dalla faticosissima rimonta con Carreno Busta).

Va poi detto che mentre nella metà superiore del tabellone i big che hanno giocato lunedì e mercoledì non mancano (Djokovic, Nadal, Zverev, Alcaraz), chi ha avuto la sfortuna di comprare mesi fa i biglietti per il martedì, il giovedì e il sabato della prima settimana, difficilmente assisterà a grandi e memorabile partite dei migliori.

Gli italiani in gara questo giovedì saranno quattro, Sinner, Sonego, Cecchinato e Giorgi (contro Carballes Baena, Sousa, Hurkacz e Putintseva). Tre su quattro sono favoriti. Solo Cecchinato non lo è, a meno che si ricordi di come giocò nel 2018. Dei due in campo ieri… Martina Trevisan ha dominato la polacca Magda Linette lasciandole soltanto 5 game a dispetto dei sette posti di vantaggio nel ranking, mentre Fabio Fognini è stato bloccato da un…doppio infortunio. Prima quello della testa (nel senso di una dovuta concentrazione) che lo ha abbandonato quando era avanti 5-1 nel secondo set con l’olandese Van der Zandschulp. Poi quello muscolare ad una coscia che lo ha costretto al ritiro quando la situazione di punteggio era comunque ormai compromessa per un giocatore di 35 anni: due set indietro e 3-2. Chissà se Fabio si riprenderà in tempo per andare a giocare sull’erba oppure andrà davvero a Formentera…visto che a Wimbledon non ci saranno punti…salvo che l’ATP ritorni sulla decisione presa un po’ troppo precipitosamente e fortemente contestata da Paire e da parecchi giocatori.

Fra questi più critici mi ha dato l’impressione di essere anche Novak Djokovic, sebbene l’altra sera avesse detto testualmente: “Sull’argomento non ho ancora le idee chiare, salvo il fatto che qualunque decisione venisse presa avrebbe inevitabilmente creato degli scontenti”.
Però dopo aver battuto lo slovacco Molcan (“E mi auguro di non ritrovarmi più un avversario che abbia per coach Marian Vajda…!” ha scherzato ancora sul campo rispondendo a Marion Bartoli), in conferenza stampa Nole ha sottolineato ancora una volta la poca informazione che viene data ai giocatori prima di prendere decisioni importanti che li riguardano. Uno spot per la sua PTPA naturalmente.

“La PTPA continuerà a esistere anche c’è un sacco di gente che nei posti di “governo” non vorrebbe che fossimo presenti in questo ecosystem. Ma è un fatto che la PTPA è la sola associazione che rappresenta il 100% dei diritti dei giocatori, uomini e donne. Siamo una organzzazione ancora giovane, ci vorrà del tempo a farci accettare dal sistema. Per ora non è così. Non sediamo al tavolo delle negoziazioni, perchè gli Slam e altri non ci riconoscono. Ho parlato con qualche giocatore, speci quelli che lo scorso anno fecero bene a Wimbedon e sono i più danneggiati. Ci sono lamentele. Sapevamo che qualunque decisione presa dall’ATP in reazione al provvedimento preso da Wimbledon per russi e bielorussi, avrebbe avuto come conseguenza tanti tennisti infelici e insoddisfatti. Non sono più nel Council quindi non so bene come si sia arrivati a reagire a quel modo. So dal presidente dell’ATP (Gaudenzi) che ci sono state conversazioni con la LTA (la federatennis britannica), ma non mi ha detto più di questo. Dubito che l’ATP farà retromarcia. Ma i giocatori vorrebbero discuterne con l’ATP, visto che non possono discuterne con gli Slam. Continuo a ritenere che la struttura dell’ATP (al 50% rappresentante i tennisti, ma per l’altro 50% i direttori dei tornei; n.di UBS) che va avanti da decenni non sia il miglior sistema possibile. E’ un sistema che ha fallito tante, tantissime volte e questa è la ragione dell’esistenza della PTPA, perché quando si arriva a prendere decisioni importanti le voci dei tennisti non sono abbastanza ascoltate. Oggi c’è il problema di Wimbledon, domani un altro problema, in passato un altro ancora, ma sempre ci scontreremo con questo sistema e questa struttura (che non funziona)”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

In questi giorni sono in corso tante riunioni. Anche quella che dovrebbe decidere ciò che sta tanto a cuore al presidente FIT Angelo Binaghi e adesso pure all’IMG che ha pagato 350 milioni di dollari a quel furbone di Ion Tiriac per comprare il torneo di Madrid: il prolungamento a 10 giorni per la durata dei 2 Masters 1000. Binaghi ha (scherzosamente…) minacciato il licenziamento di Sergio Palmieri in caso di mancato raggiungimento di un obiettivo annunciato da anni. Ma qualche torneo dovrebbe farsi da parte per lasciare una settimana altrimenti occupata. Non è così’ semplice.

Intanto da Wimbledon viene annunciato l’arrivo qui a Parigi per venerdì di Ian Hewitt, il chairman dell’All England Club, e di Sally Bolton, la chief executive. Sono loro due ad aver annunciato di non avere altre opzioni che l’esclusione dei tennisti russi e bielorussi. Ma tanti non sono convinti che non esistessero altre opzioni più blande. Ma le voci che si sono sparse di presunta riduzione del montepremi del torneo secondo quanto mi risulta sarebbero infondate. Anche se circolano insistentemente. La sola cosa che non capisco è perché l’All England Club non si affretti a smentirle. Non ha senso continuare a farle serpeggiare, perché in questo modo si spinge i giocatori – già infastiditi dalla decisione di azzerare i punti quando si potevano invece “congelarli” per una parte come in epoca COVID – a rilasciare dichiarazioni tipo quella di Fognini “Vado a Formentera…” o di Camila Giorgi “Vado in Thailandia”.

Degli emozionanti incontri di questo mercoledì, con Zverev e Alcaraz soravvissuti a un matchpoint ciascuno con Baez  e Ramos Vinolas , avrete letto qui su Ubitennis in altri articoli.

Prima di tutto dico che di Baez sono un grande estimatore. Fin dal Next gen di un anno fa. E lui mi ha sorpreso meno di Ramos Vinolas: è Peque quanto il Peque originale, ma di Schwartzman mi pare perfino più completo. Posso solo aggiungere – ripensando al calo psicofisico di Musetti con Tsitsipas che dal canto suo ha cominciato a servire come sa soltanto da metà del secondo set- che Lorenzo non ha ancora la forza mentale di Carlos Alcaraz e neppure la tigna di Sebastiano Baez. Ma ha una mano altrettanto buona, se non migliore. Ed è dai tempi di Panatta che non avevamo un artista così dotato. Ribadisco quanto detto ieri nel mio editoriale: abbiate pazienza. Lorenzo arriverà in alto.

Forse ci arriverà anche la Raducanu, sebbene il suo tennis così piatto e senza top-spin non mi sembri troppo adatto alla terra rossa. Però ha 19 anni, tempo al tempo.

Segnalo che Djokovic, che si è… allenato con il secondo mancino di fila… in vista Nadal, ha dominato Molchan così come Nadal ha fatto con Moutet a dispetto del pubblico entusiasta di queste fredde serate parigine (ci vuole la coperta e molte signore se la portano) che avrebbe voluto assistere alla prima lotta di Rafa al Roland Garros. Nadal non ha mai perso da un francese e l’unico che lo fece sudare un po’, ma nel 2004!, fu Olivier Mutis.

In Australia sarebbe successo ancora di tutto per il match serbo croato vnto da Krajinovic su Borna Gojo, ma in Europa no.  Ha vinto il serbo, 7-6 6-2 5-7 6-1 e non ci sono stati incidenti di sorta. Chiudo ricordando che venerdì sono curioso di seguire Korda contro Alcaraz. A Milano, finale NextGen, vinse lo spagnolo, a Montecarlo Korda. Dovrebbe venirne fuori una bella partita.

Otto teste di serie sono saltate nel torneo maschile e nove in quello femminile, ma è soprattutto la qualità delle ragazze eliminate a risultare significativa: ben 4 delle prime sei e 5 delle prime 10 sono uscite già di scena, mentre fra gli uomini tutte le prime 12 sono ancora in gara, visto che il più alto in classifica finito k.o., l’americano Fritz, era seeded n.13. Vero, peraltro, che due tennisti dei primi 6, la n.3 Zverev e la n.6 Alcaraz hanno dovuto fronteggiare un matchpoint e in entrambi i casi il loro avversario – l’argentino Baez (28 centimetri più basso, 1m.e 70cm contro 1m e 98 cm) ha sbagliato un dritto per nulla impossibile, anzi, proprio gratuito. Braccino? Forse sì. Più giustificabile nel giovanissimo Baez che nell’esperto Ramos Vinolas. Se Alcaraz avesse perso avrebbe cominciato a credere che il campo Simonne Mathieu gli portasse male: lo scorso anno perse lì, al terzo turn, da Jan-Lennard Struff.

Un breve riassunto su chi sono tutte le 17 teste di serie già eliminate, in quale turno e da chi:

 MASCHILE

13 Fritz (2T Zapata Miralles)

14 Shapovalov (1T Rune)

16 Carreno Busta (1T Simon)

17 Opelka (1T Krajinovic)

19 De Minaur (1T Gaston)

25 Davidovich Fokina (1T Grieekspoor)

30 Paul (1T Garin)

31 Brooskby (1T Cuevas)

FEMMINILE

2 Krejcikova (1T Parry)

4 Sakkari (2T Muchova)

5 Kontaveit (1T Tomljanovic)

6 Jabeur (1T Linette)

10 Muguruza (1T Kanepi)

12 Raducanu (2T Sasnovich)

25 Samsonova (1T Kovinic)

26 Cirstea (2T Stephens)

32 Kvitova (2T Saville)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

 

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Fischetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Mentre Djokovic domina Nishioka e poi parla dei 2000 punti che non potrà recuperare, una super Martina Trevisan sogna di diventare una top-32 a fine anno. Oggi Sonego e Sinner non devono fare brutti scherzi

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Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta
Il presidente della federtennis francese Gilles Moretton con il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta

Il primo lunedì delle due settimane del Roland Garros per me è un giorno bellissimo, perfino quando piove o pioviscola, come è accaduto oggi a più riprese.

Da non so più quanti anni, dei 46 che ho coperto dal 1976 (l’anno del trionfo di Panatta) a oggi, senza altra soluzione di continuità che il 2020 causa Covid, al lunedì mattina vado a Clichy agli uffici Piaggio per ritirare uno scooter che mi rende molto più facile la vita in questo torneo dove per via del nuovo Philippe Chatrier, del tetto e delle sessioni notturne, si fanno le ore piccole e la caccia al taxi diventa una pura questione di sopravvivenza.

 

Mi è bastata la serata di domenica, dove mi sono dovuto arrangiare con i mezzi, per sognare questo lunedì e il primo giorno con il “mio” MP3 500 Piaggio (tre ruote e non serve il cavalletto per posteggiarlo!).

Chi esce dalla nuova uscita del Roland Garros è imprigionato per 1.600 metri e una serie di transenne fino alla Metro di Porte D’Auteuil. Ti vedi scorrere davanti i taxi ma non puoi fermarli e se tu avessi l’agilità di Sotomayor e provassi a saltare le transenne, ci sono decine di flics pronti a farti la multa.

Da Clichy-Clignancourt attraverso la circonvallazione “periferica”  si arriva all’uscita del Roland Garros in circa 23 minuti se sei in macchina, in meno di una dozzina in moto. Tutti i lunedì di tanti Roland Garros sorpasso migliaia di auto sulle quattro corsie. Non centinaia, migliaia. Un traffico pazzesco ma veloce. Da far paura se ci devi scorrere nel mezzo. In mezzo alle corsie c’è un po’ più di un metro per le moto. Se appena appena rallenti un po’, ecco che le moto da dietro cominciano a suonare. O vai a minimo 60 l’ora, ma parecchi sfilano a 100 e fanno ginkane pazesche, o te ne dicono di tutti i colori. Però è bello. Ti senti libero. E poter parcheggiare vicino al Roland Garros, se non sotto al Suzanne Lenglen come mi veniva concesso una volta, dà una soddisfazione impagabile. So che non vi importa nulla di tutto ciò, però cominciare bene la giornata e andare via alla svelta dopo più di 12 ore fra campi, sala stampa e conferenze stampa che si susseguono a ritmo da…moto sulla “periferica”, è una gioia impagabile. Anche se il ricordo di quando Internet non c’era, l’articolo per La Nazione era in tipografia per le 20 o le 21, e riuscivo a raggiungere gli amici a un ristorante di St. Germain de Pres a un’ora decente, dopo aver costeggiato la Senna con i suoi Bateaux Mouche e sfilato davanti alla Tour Eiffel ancora illuminata, suscita incredibile nostalgia. Bei tempi.

Non si pensava allora che da anziani si sarebbe lavorato meno e che alla mia età sarei stato in pensione da un pezzo? Macchè! Ma guai a lamentarsi. Anche perché tanti di voi che hanno la pazienza di leggermi – e oggi vi ce ne vuole più del solito – vorrebbero essere qui, a vedere questo grande spettacolo con le più grandi racchette del mondo, in questo complesso straordinario e sempre più affascinante, sempre meglio strutturato e organizzato, più moderno, efficiente e popolato. Io stesso, del resto, mi considero un privilegiato. Faccio il lavoro che mi piace, nessuno mi obbliga a farlo visto che sono padrone di me stesso e anche se ogni tanto (poco?) sogno di lavorare un po’ meno, poi in fondo se non fossi in grado di farlo (con o senza MP3 a tre ruote) sarei molto più triste.

Non posso, ad esempio, non pensare ai miei compagni di avventure tennistico-giornalistiche e televisive, Rino Tommasi e Gianni Clerici, e anche Roberto Lombardi,  che purtroppo non possono essere qui a godersi questo Roland Garros insieme a me. E quante volte li ho portati sui vari modelli delle mie Vespe qui come a Wimbledon. Mi mancano e so che pagherebbero per poter essere qui. Ecco perché dico: guai a lamentarsi prima di passare a parlare di cose diverse. Comprese alcune che magari vi interessano il giusto.

Eccone una di quelle. Domenica sera sono stato al tradizionale cocktail dell’International Club di Francia. Invitato quale segretario onorario dell’International Club d’Italia, il cui presidente (e inesauribile “motore”) è Marco Gilardelli, ex prima categoria italiano, sono diventato membro onorario di quello di Francia…ma siccome pochi sanno cosa sia l’International Club, fondato il 26 novembre 1924 dagli inglesi, con il club francese che gli fece seguito il 24 luglio 1929, e quello statunitense che si è aggiunto nel 1931, vi inserisco qui un link molto datato ma che ne spiega la storia, non senza avervi detto che attualmente i club nazionali che vi aderiscono nel mondo sono nel frattempo diventati 42.

Questi club hanno la vocazione di restaurare attraverso incontri tennistici (e conviviali…) amichevoli di buon livello, i rapporti di amicizia sorti in tanti anni di gare fra tennisti di svariati International Club di vari Paesi. All’inizio quei rapporti erano sorti primariamente fra le nazioni che avevano sofferto le tragedie della guerra 15-18. Il primo presidente dell’International Club di Francia è stato uno dei quattro moschettieri, Jean Borotra. Poi lo sono stati anche Brugnon, Bernard e Cochet (tutti nomi che hanno fatto la storia del tennis francese e mondiale). Quindi Pierre Darmon, antico rivale di mille battaglie contro Nicola Pietrangeli, Beppe Merlo e Fausto Gardini. L’Italia ha sempre fatto fatica ad allineare squadre competitive dell’International Club, nonostante i mille sforzi del suo presidente Gilardelli. Ma le trasferte a volte sono onerose, anche se di solito viene offerta l’ospitalità dal club di casa, e non è facile coinvolgere i nostri migliori giocatori anche per motivi – per così dire – culturali.

Ogni anno si disputano decine e decine di incontri amichevoli bilaterali in tutto il mondo, dalle Bahamas all’Australia (il cui presidente è Frank Sedgman, ma ultimamente in un incontro a Sydney fra Australia e Francia padrone di casa è stato Ken Rosewall, ottantottenne lucidissimo che ogni tanto mi telefona per chiedere degli amici italiani), ma talvolta anche minicompetizioni a squadre, come la Potter Cup che si disputa sempre in Spagna, prima a Maiorca e in tempi più recenti a Barcellona. Recentemente, ad esempio, si è giocato Italia-Francia al TC Parioli alla vigilia degli Internazionali d’Italia. I francesi, nostro ospiti, e per un giorno ospiti anche al Foro Italico in tribuna d’onore, hanno vinto il confronto per 8 incontri a 5. Ha partecipato all’incontro anche Sandrine Testud che ha naturalmente giocato per la Francia. Per l’Italia c’era Vincenzo Franchitti, il solo tennista italiano ad aver battuto Bjorn Borg. E anche lui ha vinto. Giocano di solito questi incontri ex campioni, che hanno vestito i colori delle nazionali (anche junior, anche veterani), ma con il tempo sono stati nominati membri anche dirigenti, personaggi che hanno contribuito al successo del tennis.

E’ stato il presidente francese dell’International Club di Francia Thierry Pham a darmi la cravatta argentea con le sole due strisce rosa.  

Quello britannico ne ha una, quello americano 3, e poi c’è tutta una complicatissima grafica che con gli stessi colori disegna le cravatte di ognuno dei 42 club.

L’altra sera qui a Parigi c’erano più di 200 membri dell’IC di Francia. Incluso il presidente della Federazione Francese Gilles Moretton che mi ha ricordato di aver battuto Adriano Panatta nel mio circolo di Firenze nel 1981: “Ma Adriano cominciava ad essere vecchietto…” ha scherzato. Beh,a vedere certi “vecchietti” di oggi, i Federer che ha vinto fino a 37, Djokovic che vince a 35, Nadal a 36…Adriano nel maggio ’81 non aveva ancora 31 anni! Ma aveva fatto un’altra vita, Adriano. Meno da atleta. Più da bon-vivant. Ognuno fa le sue scelte.

Moretton ha detto alcune cose interessanti: “Stiamo collaborando molto di più di quanto si facesse prima noi dei 4 Slam, cerchiamo di uniformare più cose, ad esempio i tiebreak del set finale a 10, ma anche altro. Poi, però ogni Slam mantiene la sua autonomia, tant’è che noi abbiamo accolto i tennisti russi e bielorussi al Roland Garros, mentre a Wimbledon sono stati di diverso avviso. Stiamo cercando di collaborare maggiormente anche con ATP e WTA, mentre per quanto riguarda l’ITF non siamo in genere contenti di come è stata trasformata la Coppa Davis…vorremmo tornare all’antico. Era più bella prima. Faremo pressioni sull’ITF in tal senso. Anche questo fatto che prima la fase finale dovesse essere a Abu Dhabi, poi in Spagna (Malaga…), o che per la Billie Jean King Cup non sappiamo ancora dove dovremmo giocare…Mah…!” 

A far da madrina alla serata dell’IC al Roland Garros nel Club des Loges l’ex campionessa australiana (avversaria di Lea Pericoli) Gail Sherriff che è stata poi sposata a due tennisti francesi di prima categoria, Lovera e Chanfreau, ma ora ha un italiano Benedetti. Una signora simpatica e molto vivace più a suo agio con francese e inglese di Moretton. Fra i nuovi membri dell’IC de France, con nuova cravatta anche lui, anche il marocchino Youness el Aynaoui (ricordate il suo match maratona contro Roddick all’Australian Open: 21-19 cito a memoria…). Youness che parla benissimo italiano, fu uno degli allievi di Alberto Castellani, ora vive a Nantes: “Mio figlio è centrocampista nel Nantes, ha 18 anni e già diverse richieste da procuratori italiani…”. E io: “Stai attento, c’è un sacco di gente senza troppi scrupoli…”. Lui: ”Lo so, lo so!”

Chiudo questo editoriale diverso dal solito rimandandovi al prossimo perché questo era già fin troppo lungo. In sintesi hanno perso altre teste di serie importanti, dopo la Jabeur domenica e cioè la Krejcikova testa di serie n.2 campionessa in carica ma ferma per il tennis elbow da Doha, quindi da tre mesi,  e k.o. anche la Kontaveit testa di serie n.5 e battuta dall’ex compagna di Matteo Berrettini, Ajla Tomljanovic. La sconfitta di Naomi Osaka con la Anisimova invece non può destare grande sorpresa. Dopo la Swiatek la Anisimova è la ragazza che ha vinto più match di tutte sulla terra battuta. Neppure lei ci aveva fatto caso.

Ho visto vincere alla grande Martina Trevisan cui non sarà dispiaciuta la sconfitta della Jabeur che avrebbe dovuto affrontare al secondo turno. La polacca Linette che l’ha battuta è certo avversaria più addomesticabile. Martina non ricordava di averci giocato in…casa sua, al torneo di Santa Croce sull’Arno diversi anni fa. Meno male che ha avuto l’ispirazione di andare a vederla giocare contro la Jabeur. “Di solito non guardo mai oltre al mio round in tabellone…ma stavolta ho guardato quella partita”.

Io non ho mai capito perché non si debba guardare un tabellone. Mi sembra pura superstizione. Basta non pensare alle semifinali, o anche agli ottavi, quando si deve giocare ancora il primo turno. Però dare un’occhiata ai propri potenziali avversari non dovrebbe distrarre troppo un giocatore e potrebbe invece essere molto utile quando non si sa come giochino tutti e si può andare a studiarseli un pochino. Se poi si perde potrà servire per una prossima volta, no?

Martina, dopo l’exploit di Rabat che l’ha issata a n.59 WTA, punta a raggiungere un posto tra le prime 32 del mondo a fine anno, in modo da essere testa di serie all’Australian Open. Battere la Linette, e poi la vincente di Kvitova-Saville, e poi già che c’è anche la Raducanu (che ha vinto in 3 set sulla Noskova che confesso di non conoscere…) vorrebbe dire essere sulla buona strada. Mi sembra miglioratissima e in fiducia, soprattutto al servizio su cui ha lavorato molto e si vede.

Hanno perso, e avrete letto le cronache i due italiani ripescati dalle qualificazioni, Agamenone (cui è difficile non pronunciare una enne in più se appena si è letto Omero) e Giannessi, quest’ultimo dopo 4 ore e 58 minuti. Decisamente il croato Gojo a noi non porta bene. Peccato perché se avesse vinto lo spezzino avrebbe affrontato poi un argentino dal nome italiano, Carebelli, uscito dalle qualifizionei e protagonista di un’altra maratona (con Karatsev, la prima conclusa al tiebreak a 10 punti nell’ultimo set).

Stava un set pari invece Paolini con Begu. Oggi otto italiani in campo, sette dall’inizio più Paolini per il terzo set con la Begu. E i sette sapete chi sono. Ovviamente il match che ci interessa di più sembra essere Musetti-Tsitsipas. Magari Lorenzo riuscisse a dare battaglia al greco come un anno fa qui contro Djokovic quando vinse i primi due set. Se giocano cinque set e si fa le due di notte …io ci sto. Tanto ho lo scooter Piaggio che mi riporta a casa!

Nel mezzo spero e credo che Sinner non ci faccia brutti scherzi con Fratangelo, idem Sonego con Gojowczyk, Giorgi con Zhang. Sulla carta il Cecchinato d’una volta potrebbe battere Andujar che ha più anni di lui, mentre temo sia molto dura per la Bronzetti con la Ostapenko e per Zeppieri con Hurkacz. E’ – dopo il 2 a 2 di questi primi due giorni, ok Fognini e Trevisan, ko Agamenone e Giannessi, in attesa del terzo set fra Paolini e Begu –  giornata azzurra da 4 pari, 3-5 o 5-3. Un quarto e diverso risultato mi stupirebbe.

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