Si può sfidare Nadal senza essere solidi, se si è tutto il resto

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Si può sfidare Nadal senza essere solidi, se si è tutto il resto

Fognini e il fisioterapista battono la salute di ferro di Coric. Djokovic fa il serbo di scorta ma non sembra affranto. Medvedev fa sul serio mentre Nadal deve guadagnarsi la pagnotta

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'olivo)
 

Le storie spesso nascono anche dalle parole, e i racconti si tramandano da che esiste l’uomo per via orale. Peccato che l’ATP non la veda così e ci costringa a conversazioni con i giocatori spesso striminzite, con l’ansia perenne di avere sbagliato l’unica domanda a tua disposizione o di ricevere come risposta la banalità di turno. Se a questo si aggiunge che le press conference fissate ad un orario, ti vengono alle volte anticipate al presente, pensi all’ubiquità come ad una dote essenziale per poter fare questo lavoro.

Avremmo voluto fare diverse domande a Djokovic, chiedergli quello che le sensazioni suggeriscono. Ma correre dalla sala stampa sino alla sala conferenze, lungo scale e sentieri, in controcorrente rispetto alla fiumana di gente che lasciava sorpresa il centrale, non è stato sufficiente. Il match lo abbiamo raccontato. Il volto serafico di Nole, ancora indosso la maglietta della sconfitta, no. Avrebbe meritato qualche didascalia in più la faccia del numero uno del mondo, che perde il terzo match su sei disputati dopo la suprema finale degli Australian Open contro Nadal.

In ogni caso a Djokovic la parola, ma più che la parola il “concetto Roland Garros”, in conferenza stampa è scappata di bocca. Quasi un lapsus freudiano, che ci spiega cosa ha in testa il serbo mentre la primavera incede, i punti dei Masters 1000 se ne vanno, ma gli Slam che gli servono per scavalcare la storia, restano.

 

Come resta nel torneo Daniil Medvedev, che gioca contro Nole la partita perfetta, ma forse l’unica di cui dispone. Il russo non entusiasma, non gioca vincenti a bizzeffe ed ha la plasticità della scoliosi dal lato del dritto, ma quando si dice “tennista solido”, con il Djokovic di questi tempi, al momento è meglio passare dalle sue parti. Solido: una volta un tennista che vinceva era definito “bravo”. Adesso è solido: se gioco bene ho giocato “solido”. E se devo descrivere il mio avversario, egli non è semplicemente “good”, bensì “tough”, che vuol dire “duro” ma anche sinonimo di sostanziale, rigido e indistruttibile.

Non lo è stato il tennis di Nadal, contro un Pella che si è rifiutato di recitare la parte dell’agnello sacrificale. Ma lo è decisamente, da tanti anni, la testa di Rafa. Mentre i nodi del suo difficile incontro si dipanavano, il pensiero andava alle parole dello zio Toni. I due non sono solo allievo e maestro, o banalmente nipote e zio: sono una unica linea d’onda, un pensiero trasmesso per via collaterale e genetica, che si propaga per via quasi telepatica. Una sorta di pensiero unico, ma indubbiamente corretto, che ha forgiato la miglior testa tennistica dei nostri tempi.

Quanto a Fabio, anche senza le sue parole (che abbiamo comunque abbondantemente riportato) possiamo raccontare con lui una storia unica e diversa nel tennis odierno e stereotipato.

Il concentrato di talento che stilla da Fognini, gorgoglia e ribolle. Sappiamo che alla soglia dei 32 anni esso non scorrerà mai fluido e regolare, e sappiamo anche che ci saranno le assenze, come quelle del primo set di stasera. Ma siamo ben coscienti della capacità di Fabio di diventare d’improvviso ingombrante al punto da riempire da solo il campo, di inondarlo di creatività che va a scomparire e dei cosiddetti “Fogna moments”. Riempirà il campo dei suoi sguardi verso il pubblico, della sua camminata da bulletto, della parola “culo” pronunciata a pieni polmoni nelle interviste in campo e di improvviso saprà far sparire qualsiasi Coric di turno quando vorrà.

Il talento puro gli viene riconosciuto da tutti. Nadal, in conferenza stampa, ne tesseva le lodi e gettava uno sguardo al tabellone che annunciava il 6 a 1 Coric nel primo set, con aria compiaciuta. Ora passerà la notte pensando di dover giocare contro Fabio in semifinale. Nessuna paura, Nadal non ne può avere. Ma qualche pensiero, il giocare con Fognini, glielo farà venire.

Perché giocare con Fognini è esercizio differente. Così come descriverlo utilizzando temi e pensieri di un racconto del passato. Un racconto di quando per descrivere un colpo, un giocatore, una persona, avevi a disposizione 1000 aggettivi e non potevi limitari a dire “solido”. Qualcuno dei nostri anziani ti avrebbe guardato male. Perché vedendo Fabio, la sua esaltazione che si alterna allo sconforto, senza mai passare per quel che noi definiremmo normale, ci viene da pensare che si può vincere, arrivare in semifinale e giocarsela contro Nadal, anche senza essere per forza solidi. Se poi si è tutto il resto.

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Numeri: i 60 record che fanno grande Federer

La grandezza di Roger oscilla tra numeri ed emozioni: vediamo le statistiche impressionanti che non dicono tutto… ma tanto

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Roger Federer - Wimbledon 2021 (dai suoi profili social)

0 – Le statistiche capaci di rendere giustizia alla carriera di Roger Federer. Del resto di fronte a uno dei più grandi sportivi di sempre -utilizzando la descrizione usata per lui da Novak Djokovic durante la Laver Cup- persino le migliore penne del giornalismo (e non solo) nel momento dell’effettiva conclusione dell’attività del campione svizzero hanno trovato difficoltà. Risulta troppo arduo restituire la gratitudine mischiata a tristezza vissute in questi giorni da milioni di fan nel mondo. Soprattutto lo è farla provare a chi non ha potuto osservare per sufficiente tempo la grandezza assoluta dell’atleta, l’ipnotica eleganza coniugata alla grande efficacia dei gesti tecnici e le emozioni che è stato in grado di regalare nel corso dei suoi match. Il commovente addio al tennis professionistico di Federer consumatosi durante la Laver Cup ha anche avuto la meritata fortuna di essere sublimato dalla fotografia scattata negli attimi del commiato dello svizzero al suo adorante pubblico.

La mano di Roger tenuta stretta in quella del rivale di sempre Rafa Nadal, anch’egli molto commosso, è destinata a diventare un’immagine eterna nel racconto sportivo, essendo un’icona meravigliosa di cosa possa comunque essere lo sport professionistico: non solo spettacolare intrattenimento per le grandi masse, ma anche veicolo educativo per le nuove generazioni. Quelle lacrime e quei gesti condivisi tra due rivali acerrimi ma rispettosi della grandezza umana e professionale altrui hanno così colpito l’immaginario collettivo da evocare in qualche modo un’altra immagine già entrata nella leggenda sportiva. Parliamo di quella con protagonisti due grandissimi campioni che nel Dopoguerra dividevano gli appassionati, due sportivi così diversi tra loro per carattere e peculiarità tecniche ma entrambi rispettosi delle leggi del fair play: la mitica fotografia che ritrae Bartali e Coppi nell’attimo del passaggio della borraccia durante l’ascesa al Col du Galibier al Tour de France del 1952

Venendo alla approfondita celebrazione statistica che vogliamo provare a fornire della straordinaria carriera del campione svizzero, se è difficile con le parole scrivere con compiutezza di Federer, gli straordinari numeri da lui raccolti non possono come detto fare di meglio. I record di Roger sono in ogni caso un utile corollario e una incontestabile testimonianza di quanto abbia fatto straordinariamente bene nel circuito ATP. Questa rubrica che dal gennaio 2018 con cadenza quasi settimanale prova con l’ausilio dei numeri ad approfondire e commentare cosa avviene nel circuito professionistico ha così vagliato con attenzione l’ampia centinaia di record statistici detenuti dallo svizzero. Per una questione di spazi e per consentire di dare degna attenzione a quelli più significativi ne sono stati selezionati i sessanta ritenuti più importanti, dividendoli poi per tipologia, in modo da facilitare ai lettori la consultazione.

 

Di ciascun primato- tutti relativi all’Era Open- sono stati anche indicati il secondo e il terzo tennista ad aver fatto meglio nella determinata sezione, mostrando anche i relativi punteggi ottenuti: un modo per celebrare -oltre a Federer- anche tanti altri campioni che hanno scritto la storia del tennis. A questi sessanta record, molti dei quali impressionanti, per completare di senso questa commemorazione statistica abbiamo aggiunto undici importanti primati del tennis in cui anche il piazzamento nel podio di Roger aiuta dal punto di vista numerico ad aggiungere tasselli alla celebrazione della sua incredibile carriera. Sarebbe impossibile in un solo articolo commentarli e approfondirli tutti e preferiamo lasciare spazio alle osservazioni dei lettori, sperando non ci si divida anche in questo caso per fazioni e non si finisca per indugiare sull’inutile diatriba sull’identità del Goat, il tennista più forte di sempre.

La priorità deve essere celebrare Roger, i cui numeri restituiscono in tanti aspetti anche molto diversi tra loro la sua grandezza. Leggendoli facilmente emerge un minimo comune denominatore: l’incredibile capacità del campione svizzero di mantenersi competitivo ai massimi livelli durante tutta la sua presenza nel circuito ATP. Nel corso della sua lunghissima carriera, grazie a uno smisurato talento tennistico, alla voglia di non smettere di migliorarsi e a un’attenta preparazione atletica, contro qualsiasi avversario non è quasi mai partito sfavorito. Una circostanza vera su qualsiasi superficie (a tal proposito sull’erba le statistiche sembrano indicare come oggettivamente al momento nessuno abbia mai giocato meglio di lui sui prati) e sia in condizioni outdoor che indoor. E anche in quei rari casi in cui Roger non aveva dalla sua i favori del pronostico (basti pensare a quando affrontava Nadal sulla terra rossa) il suo avversario entrava in campo conscio che per uscire vincitore avrebbe dovuto giocare al meglio delle proprie possibilità.

In ogni caso qualsiasi tipo di record è fatto per essere battuto, anche quelli di Federer, ma proprio uno sembra molto difficile venga superato, quantomeno a breve: la quantità dell’affetto e dell’ammirazione degli appassionati nei suoi confronti.

Nb: tutti i record sono relativi all’Era Open e quando ci si riferisce al cemento sono raggruppate le statistiche relative ai match giocati su tale superficie in condizioni outdoor e indoor

* Record detenuto in coabitazione

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ATP

ATP Sofia: pomeriggio nero per l’Italia, Sinner si arrende a Rune e al dolore ed esce dalla top10

Già sotto di un break nel terzo set, Jannik Sinner si fa male alla caviglia destra e, sotto 5-2, è costretto al ritiro contro Holger Rune

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Jannik Sinner - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

[5] H. Rune b. [1] J. Sinner 5-7 6-4 5-2 rit.

Per la prima volta in carriera Jannik Sinner non vince una partita al Sofia Open (11/11 fino ad oggi). Questo, però, è con ogni probabilità l’ultima preoccupazione nella testa dell’altoatesino, costretto al ritiro nel terzo set per essersi girato la caviglia destra. Holger Rune, già comunque in vantaggio di un break nel parziale decisivo, sfrutta il ritiro del suo avversario e suggella una prestazione in crescendo, che gli permette di centrare la prima finale in carriera sul cemento. Grazie a questa vittoria il danese conquista anche il suo best ranking, issandosi al numero 26 del mondo (guadagnerà un’altra posizione in caso di successo in finale contro Huesler). Per Sinner, invece, la sconfitta fa male tanto in ottica ranking – perderà due posizioni, finendo al numero 12 – quanto, soprattutto, in vista della corsa alle ATP Finals di Torino. Obiettivo che ora si complica sensibilmente.

IL MATCH – C’è grande equilibrio in avvio di partita, con entrambi i giocatori piuttosto solidi nei propri turni di servizio, anche se sembra che Sinner possa far male da un momento all’altro. Negli scambi da fondo l’azzurro cerca sempre di prendere il controllo per primo, trovando spesso il modo di incidere con il dritto. È lui a crearsi la prima chance in risposta, dominando sempre con questo fondamentale e procurandosi la prima palla break. Anche con la risposta il numero 1 del seeding fa la differenza, ma Rune si tira fuori da una situazione complicata con grande coraggio e due efficaci serve&volley consecutivi e salendo sul 3-3. La partita è frizzante e divertente, anche perché i due protagonisti cercano di mantenere sempre i piedi ben saldi sulla linea di fondo, spingendo al massimo ogni colpo.

 

Nell’ottavo gioco il danese, in vantaggio 40-15, si rilassa e concede altre due palle break, entrambe però salvate con due prime pesanti. Il numero 31 ATP continua a faticare nei suoi turni di battuta, mentre Sinner è sempre impeccabile e garantisce il tie-break portandosi sul 6-5. Sul 30-30 va in scena lo scambio più bello dell’incontro – forse del torneo – ma se lo aggiudica Rune. L’italiano riesce comunque a procurarsi il quarto break point complessivo, il primo che vale anche un set point. Sono soltanto due challenge a fare la differenza, entrambi di marca azzurra. Il primo chiama fuori l’apparente ace del 19enne di Copenaghen, il cui rovescio lungolinea, nello scambio successivo, finisce di poco largo (sentenza confermata anche in questo caso dall’occhio di falco). Il risultato è un 7-5 che probabilmente, visto il totale controllo dei propri turni di servizio, sta anche stretto all’allievo di Vagnozzi.

https://twitter.com/TennisTV/status/1576250391942995968

Anche il secondo parziale scorre in modo decisamente rapido, calcando il solco del primo. I primi quattro game non regalano praticolari emozioni ma nel quinto, per la prima volta nel match e totalmente all’improvviso, arrivano tre palle break consecutive in favore di Rune. Il danese risponde molto bene e sfrutta al meglio i due gratuiti del suo rivale, entrambi con il dritto, e con un bello sventagio di dritto strappa il servizio a Sinner, infilando un importante parziale di 12-2 per passare a condurre 4-2.

La situazione si è lentamente capovolta rispetto al primo set, con l’azzurro che si trova nuovamente sotto pressione. Sul 30-30 tuttavia, grazie ad un provvidenziale ace e una delicata stop volley, toglie le castagne dal fuoco e si fa sotto nell’ottavo gioco. Sul 40-40 la testa di serie numero 1 arriva comodamente su una smorzata, ma sbaglia la direzione del recupero e viene punito. Rune conquista un game fondamentale – costellato di seconde di servizio – e, poco dopo, va a servire per il set sul 5-4. Qui il numero 5 del tabellone rischia grosso, sbagliando tre rovesci: con il primo si auto-cancella il set point, con gli altri due concede altrettante chance di break. Nel momento del bisogno, tuttavia, trova un ace e una sostanziosa seconda al corpo e, alla seconda opportunità, pareggia i conti: 6-4.

L’inerzia del match è tutta in favore del 19enne di Copenaghen che, nonostante la maratona di ieri contro Ivashka, appare decisamente più pimpante ed energico a livello fisico. Sinner è piuttosto lento in uscita dal servizio e all’alba del terzo set viene sorpreso, cedendo la battuta a 15: Rune risale da 0-30 si porta sul 2-0. Da questo momento in poi il match si gioca nei turni di battuta del danese, che però appare decisamente poco incline a concedere qualche opportunità al suo avversario per rifarsi sotto. Il numero 10 del mondo riesce a rimanere a galla in un quinto game durissimo, salvando una possibilità di doppio break con una seconda vincente.

Sotto 2-3 e avanti di un quindici nel sesto gioco, durante uno scambio la caviglia destra di Sinner cede e si gira. L’azzurro cade al suolo ed è costretto ad un medical time-out, in cui gli viene operata una vistosa fasciatura. La sua idea è quella di provare a continuare a lottare, ma negli spostamenti verso destra mostra evidenti difficoltà. Il 21enne nativo di San Candido non può far altro che tentare di accorciare il più possibile gli scambi, prendendosi però numerosi rischi. Perso ancora il servizio, sotto 2-5 Sinner è costretto ad alzare bandiera bianca (per la quarta volta quest’anno): Rune si impone 5-7 6-4 5-2 rit. e raggiunge la sua prima finale in carriera sul veloce. Troverà Marc-Andrea Heusler, giustiziere di Lorenzo Musetti nella prima semifinale. Il 2002 di Carrara viene scavalcato proprio dal danese, che da lunedì sarà almeno n°26 del ranking.

Il tabellone completo dell’ATP250 di Sofia

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WTA Tallinn: Kontaveit si aggiudica il derby estone. In finale la attende Krejcikova

Krejcikova vince in rimonta la sfida maratona con Belinda Bencic. Kontaveit regola in due set la connazionale Kanepi

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Anett Kontaveit - WTA Tallinn 2022 (foto Facebook WTATallinnOpen)

Saranno la ceca Barbora Krejcikova e l’estone Anett Kontaveit a giocare l’ultimo atto del Tallinn Open, torneo WTA 250 alla prima edizione in corso di svolgimento nella capitale estone. Seconda finale stagionale per l’ex numero 2 del mondo dopo quella persa a gennaio contro Badosa a Sidney. Quarta finale per l’estone che andrà alla caccia del secondo titolo stagionale dopo quello conquistato a San Pietroburgo, il settimo della carriera.
Una vittoria a testa nei precedenti tra Krejcikova e Kontaveit. L’estone ha sconfitto Krejcikova alle WTA Finals di Guadalajara dello scorso anno, mentre Krejcikova ha battuto l’estone ad inizio stagione nelle semifinali del torneo di Sidney.

[7] B. Krejcikova b. [2] B. Bencic 6-7(5) 7-6(2) 6-2
Sfida tra due giocatrici molto diverse, Bencic gioca in maniera più potente e aggressiva, Krejcikova varia di più, andando alla ricerca di angoli e usando spesso lo slice per rallentare il ritmo. Un primo set che vive di alti e bassi, come un viaggio sulle montagne russe. Belinda Bencic è la prima a piazzare il primo break, complice un sanguinoso doppio fallo della ceca. Chiamata a servire per il set la campionessa olimpica si trova a fronteggiare una ceca che gioca a braccio sciolto. La ceca colpisce senza paura tanto da conquistare agilmente due palle break. Bencic non pare intenzionata a mollare e con due ottime prime si spiana la strada per rimettere il game in equilibrio. Alla terza palla break, un altro dritto a rete di Bencic vale il controbreak per la ceca.

Bencic continua ad andare in difficoltà, al punto da dover fronteggiare due set point nel dodicesimo game. Sul primo Bencic fa correre la ceca e annulla con un dropshot. Sul secondo si salva con una prima vincente. La tenacia di Bencic viene ripagata nel tie-break. La svizzera tiene duro per fare poi la differenza nel tie-break (7-5), conquistando un set nel quale ha dovuto salvare 8 break point.

 

Krejcikova dal canto suo perde il set nonostante abbia vinto un maggior numero di punti (51 a 49) e un saldo migliore a quello della svizzera, seppur negativo per entrambe, emblema di un set nervoso che ha vissuto di strappi: 16 vincenti e 17 gratuiti per la ceca, 10 vincenti e 22 gratuiti per Bencic.

Il secondo set viaggia sulla stessa intensità. Nessuna delle due giocatrici cede il servizio, anche se Bencic ha dovuto salvare altri tre break point. Primi quattro game arrivati lottati ai vantaggi, poi prende il servizio diventa maggiormente un fattore. Entrambe si dimostrano molto efficaci con la prima, con oltre l’80% di punti conquistati, latitano sulla seconda con Bencic che raccoglie un disastroso 18%. La ceca, tuttavia, anche nel secondo set, non è in grado di convertire le palle break, con Bencic che alza il livello del gioco ogni volta che si trova ad un passo dal baratro. A decidere il parziale è nuovamente il tie-break che questa vola si rivela a senso unico con Krejcikova che domina 7-2. A fine secondo set l’orologio segna 2h35′ di gioco!

Nel terzo set Bencic accusa il colpo. Con un contropiede di rovescio Krejcikova piazza il break che si rivelerà decisivo. La ceca vola 3-0, poi 4-1 e 5-2. Nell’ultimo game la campionessa olimpica annulla cinque match point, di cui tre di fila sullo 0-40, ma è costretta ad alzare bandiera bianca al sesto tentativo dopo 3 ore e ventidue minuti.

[1] A. Kontaveit b. K. Kanepi 6-4 6-4

A delineare il nome della seconda finalista del Tallinn Open è il derby tra le due atlete di casa: la numero 4 al mondo Anett Kontaveit e la numero 32 Kaia Kanepi. Neanche il tempo di scendere in campo che Kontaveit fa subito capire quali siano le sue intenzioni. Aggressiva in risposta la più giovane delle due estoni si conquista subito una palla break. Kanepi si salva sulla prima, ma cede subito sul break alla seconda occasione dato che la risposta potente e centrale di rovescio di Kontaveit piega la resistenza di Kanepi sul lato del rovescio. Kontaveit sembra in controllo mentre Kanepi sembra tremare sopratutto quando si trova a servire la seconda. Nel settimo game le accelerazioni della  testa di serie numero 1 mettono in difficoltà Kanepi che si trova in un balena sotto 0-40. A riprova delle difficoltà di Kanepi con la seconda, una risposta vincente di Kontaveit vale il secondo break. Chiamata a servire per il set il braccio di Kontaveit trema come spesso le è capitato nella partita importanti in questa stagione. La numero 4 al mondo fallisce 3 set point, addirittura uno con un doppio fallo. Le occasioni fallite da Kontaveit fanno fiducia a Kanepi che recupera uno dei due break di svantaggio. Sul 5-4 Kontaveit si issa facilmente sul 40-0, fallisce il quarto match point, ma alla quinta occasione mette in cascina il primo parziale dopo 43 minuti di gioco con un comodo smash.

Il secondo set segue lo stesso copione del primo con Kontaveit che piazza subito il break in apertura. Il match segue l’andamento dei servizi, con entrambe le tenniste brave a gestire lo scambio sopratutto quando la prima entra in campo. Infatti, è  la seconda a tradire Kanepi che chiuderà la partita con 8 punti su 24. Chiamata a servire per il match Kontaveit ritorna quella del finale di stagione dello scorso anno, quando conquistò 4 titoli e il pass per le Finals. Il match si chiude con un ace che vale il 6-4 6-4 dopo un’ora e ventuno minuti di gioco. 

Il tabellone completo del WTA di Tallinn

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