Toni Nadal: Rafa, i Next Gen e un match impossibile

Interviste

Toni Nadal: Rafa, i Next Gen e un match impossibile

Chiacchierata informale con l’ex allenatore (ma ancora zio…) del campione maiorchino. Le versioni di Rafa a confronto: “Il Nadal del 2008/2010 aveva qualcosa in più”

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Toni e Rafa Nadal - Londra, ATP Finals 2017 (foto Alberto Pezzali / Ubitennis)
 
 

da Montecarlo, il nostro inviato

Parlare con Toni Nadal è un piacere. Lo zio del numero 2 del mondo è una persona affabile, rilassata, distante da un modo di vivere i rapporti con la stampa all’insegna del sospetto e della prudenza (con conseguenze non sempre brillanti). Si concede ad una breve intervista aperta sul ruolo della sua Rafa Nadal Academy e, naturalmente, sul suo pupillo. Per tutta l’intervista parlerà spesso al plurale parlando di Rafa, quasi incapace di ricordarsi di non essere più il suo allenatore.

Come giudichi la condizione di Rafa? Lo hai visto qui a Montecarlo?
Sono arrivato domenica e l’ho visto in buone condizioni. Il torneo di Montecarlo per noi (plurale, ndr) è sempre stato importante anche per avere delle informazioni sul suo livello di gioco.

 

La velocità/lentezza della superficie: è vero che le condizioni di Montecarlo continuano ad essere quelle più lente?
Chiedetelo ai giocatori. Si parla sempre di superfici lente, superfici rapide. Alle volte, anche agli Australian Open o a New York se ne parla, ma poi chiedo agli organizzatori e dicono che le condizioni sono sempre uguali. Per quel che ne so solo Madrid e Roma sono leggermente più rapide.

Come gestisce Nadal gli infortuni che ultimamente lo affliggono?
Lui riesce a fare fronte alle avversità. È nella sua testa, ed è la stessa dote che poi hanno Djokovic e Federer. Capovolgere le situazioni negative, uscire dalle avversità. Una dote che i giovani non hanno. Se tutto va bene, vincono, sono contenti, ma non sono capaci di vincere giocando male. Non è normale vedere ancora giocatori di 37 e 33 anni vincere i tornei più importanti, e questo dipende dalla loro tendenza a raggiungere spesso un livello di frustrazione non giustificato. Vogliono sentirsi dire che sono bravi, che va tutto bene, non accettano le critiche. Vogliono tutto subito (e qui Toni riprende un argomento già affrontato in passato, ndr).

Potrebbe mai abbandonare del tutto i tornei su superfici dure, come fece Kent Carlsson?
Lo escludo. Certo, restano i problemi sul cemento, meno sull’erba, ma Rafa continuerà a giocarli.

Gli chiediamo di Jaume Munar, prodotto della sua Academy.
Lui è diverso. Non ha colpi incredibili ma è sempre lì, presente. Dove l’incontro conta sa restargli attaccato. Anche nel match perduto contro Coric ha recuperato da situazioni di punteggio che avrebbero scoraggiato gli altri. Mi ricorda il Nadal che nel 2005 restò agganciato fino al quinto set contro Hewitt agli Australian Open. Ha una tenacia simile.

E il nuovo teenager che tanti paragonano a Rafa, Carlos Alcaraz Garfia?
L’ho visto una volta all’Academy. Fa tutto bene, c’è poco da dire. Diventerà un top ten.

Cosa pensi di Sonego che ha cominciato a giocare al tennis solo a 11 anni?
Sono sorpreso ma fino ad un certo punto. Non è importante l’età a cui cominci, l’importante è riuscire sempre a fare progressi. Prendi Rafa (uno a caso, ndr): una volta lui era alla pari con Gasquet, ma Rafa è riuscito a progredire.

Quali sono secondo te gli avversari di Rafa sulla terra battuta?
Direi Djokovic, Thiem e Federer. Quanto ai giovani (ci pensa un po’, ndr) ci sono 6 o 7 che possono fare un gran torneo.

A proposito della tua Academy, ti capitano spesso ragazzini che vogliono essere come Rafa? Che lo imitano? Nel caso cosa gli dici: che è impossibile essere come lui, di essere loro stessi?
È normale che i ragazzi vogliano essere come Rafa, ma non bisogna per forza privarli dell’illusione. L’idolo è qualcuno che ti spinge a riuscire, non è del tutto sbagliato imitarlo.

Il tennis spagnolo ci ha abituato a piazzare sui tornei in terra  molti giocatori nei turni finali. Qui c’è solo Rafa: c’è una crisi in atto secondo te?
Paghiamo un cambiamento che è avvenuto in generale nel mondo del tennis. Noi spagnoli, come i francesi, abbiamo una scuola di giocatori pensanti, che amano piazzare la palla. Invece oggi è pieno di tennisti che tirano solo servizio e botte da fondo. E questo tipo di tennis non è neppure utile alla formazione dei ragazzi che imparano poco dallo sport per la loro vita di ogni giorno.

Chiudiamo con una domanda un po’ particolare: mettiamo che Rafa arrivi in finale in questo Masters 1000 di Montecarlo, e che in finale dovesse affrontare il Rafael Nadal che vinse qui nel 2005: chi vincerebbe? (Toni Nadal spalanca per un attimo gli occhi. Chissà che non lo afferri una stilla di nostalgia, ndr).
2005… 2005… non lo so, Rafa è cresciuto negli anni. Posso dirti che magari se affrontasse il Nadal del 2008 o del 2010 sarebbe sfavorito. Quello di questi due anni aveva qualcosa in più, in particolare nel rovescio. Ma con quello che vinse qui nel 2005, chissà!

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Wimbledon, Murray: “Molti coach non mi hanno voluto, devo ringraziare Lendl”. Sir Andy donerà i suoi guadagni all’Ucraina

Anche Andy Murray, durante la conferenza di vigilia, si dice perplesso sulla decisione dell’ATP di non assegnare punti: “Non vedo come possa essere d’aiuto”

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Andy Murray - Wimbledon 2021 (via Twitter, @wimbledon)

Nella domenica che precede l’inizio del torneo, come da tradizione, i giocatori si sono intrattenuti con la stampa nella loro conferenza di vigilia. Tra questi c’è anche Andy Murray, padrone di casa indiscusso e campione a Wimbledon nel 2013 e nel 2016, attualmente al numero 51 del ranking. Lo scozzese, inoltre, ha deciso di donare all’UNICEF tutti i suoi guadagni da questa edizione dei Championships. A beneficiarne saranno le famiglie delle vittime della guerra in Ucraina. Una motivazione in più, dunque, per spingersi più avanti possibile nel torneo. Seguono le sue dichiarazioni più interessanti in conferenza stampa.

D: Che cosa si prova a tornare a Wimbledon?

Andy Murray: È fantastico, specialmente dopo gli ultimi anni in cui si è giocato in circostanze diverse dal solito, tra la bolla e tutto il resto. È bello tornare a giocare Wimbledon in condizioni normali“.

 

D: Lunedì hai detto di non riuscire ancora a colpire al meglio e non eri ancora del tutto certo della tua partecipazione al torneo. Come sono cambiate le cose da allora? Come ti senti?

Andy Murray: Va tutto bene. Sono riuscito a progredire gradualmente durante gli allenamenti in questa settimana e ho giocato qualche set e molti punti. Gli ultimi giorni sono stati confortanti”.

D: Ieri ti sei allenato con Evans sul Campo 1 e sembrava che ti stessi divertendo. Vedere Ivan (Lendl, allenatore di Murray) lì rafforza la tua convinzione che tu possa ancora esprimerti ai massimi livelli, magari anche questo quindici giorni?

Andy Murray: “Penso di aver mostrato solo un paio di settimane fa che posso ancora esprimere del buon tennis. Prima dell’infortunio ho battuto un top5 e ho lottato punto a punto contro Berrettini, che è uno dei migliori giocatori su erba del circuito. Ho giocato bene anche contro Kyrgios. Avere Ivan Lendl nel mio team senza dubbio aiuta: abbiamo avuto grande successo in passato, ci conosciamo bene. Lui crede ancora in me e sicuramente questo mi aiuta, anche perché non ci sono molti allenatori che l’hanno fatto in quest’ultimo periodo“.

D: Quest’anno sarai fisicamente molto vicino a Wimbledon, visto che hai affittato un appartamento. Qual è il motivo di questa scelta? E chi si occuperà di cucinare?

Andy Murray: “Ho affittato un appartamento, è vero, e lì starà mio padre, ma c’è una stanza in più. Ho fatto questa scelta perché è molto vicino al luogo del torneo, così potrò stare lì in caso finissi tardi o dovessi giocare presto. È difficile ultimamente gestire il traffico, non voglio trovarmi in una situazione in cui posso impiegare un’ora e mezza per arrivare qui un’altra ora e mezza per tornare a casa. Mio padre comunque è un cuoco piuttosto bravo!”

D: Che cosa pensi del tuo prossimo avversario, James Duckworth? Hai giocato contro di lui un paio di volte e anche lui ha avuto problemi all’anca. Avete mai parlato di questo?

Andy Murray: “In realtà no, non ne abbiamo mai discusso. So che ha subìto un’operazione dopo l’Australian Open quest’anno, ma non so esattamente quali fossero i suoi problemi. Ci vuole un po’ di tempo per tornare, a seconda della gravità dell’operazione. Lui ne ha già dovuta fare qualcuna nel corso degli anni, ma è un gran lavoratore e si è ripreso, raggiungendo credo il suo best ranking l’anno scorso. Ovviamente gli auguro il meglio dopo l’operazione e sono sicuro che faremo una bella partita lunedì”.

D: Che cosa ne pensi della decisione di Wimbledon di escludere i giocatori russi e bielorussi, quindi della risposta dell’ATP di non assegnare punti in classifica?

Andy Murray: “Ne ho già parlato abbastanza alcune volte, capisco perché la decisione sia stata presa. Io conosco anche parecchi giocatori russi e bielorussi, mi trovo bene con loro e mi dispiace. Capisco la loro frustrazione. Per quel che riguarda la risposta dell’ATP, non sono d’accordo: non so a che cosa possa servire o chi possa aiutare non assegnare punti. Tutti i giocatori si sono comunque presentati per giocare qui, quindi non vedo come questa scelta possa mettere l’ATP in una posizione più forte.

D: Hai detto che Ivan Lendl è stata una delle poche persone a credere in te, credo che tu parlassi di allenatori. Ti ha fatto male vedere che alcuni non credevano in te?

Andy Murray: “In realtà no, anzi, per certi versi è stata come una motivazione. Ho parlato con po’ di allenatori, ma non aveva funzionato, molti non mi hanno voluto (sorride). Ovviamente è stato difficile affrontare questa situazione: anche per questo sono grato che Ivan abbia deciso di tornare a lavorare con me“.

D: Hai parlato con Emma Raducanu della difficoltà di essere sempre sotto esame?

Andy Murray: Non ho dato consigli a Emma né a nessun altro dei giocatori britannici su come affrontare queste situazioni. Sarei più che felice di farlo, ma nessuno me l’ha chiesto, quindi non posso nemmeno chiamare una persona e dirgli come deve comportarsi o quale sia la strada giusta da percorrere. Ognuno è diverso, sente le cose in modo diverso e le gestirà in modo diverso. Io stesso non ho gestito tutto al meglio durante il periodo di Wimbledon, ma ci sono molte emozioni e stress in ballo”.

D: In uno sport così fisico saresti a favore di maggiori controlli del sangue, magari durante gli Slam o altri tornei? Dalle statistiche dell’ITF nel 2021 sono stati fatti solamente due controlli durante le competizioni.

Andy Murray: Più test si fanno meglio è. Chiaramente devono essere quanto più possibile casuali, porterebbero più benefici. Avvisare prima i giocatori non credo sia la scelta migliore“.

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Wimbledon, Kyrgios: “So di poter battere chiunque. Sbagliato impedire a russi e bielorussi di giocare”

Così Nick Kyrgios prima dell’inizio del torneo di Wimbledon, con un parere anche sul doppio: “Giocare al meglio dei 5 set è la cosa più stupida che ci sia”

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Dopo aver saltato praticamente tutta la stagione sulla terra battuta, Nick Kyrgios è tornato in campo per la stagione su erba, un periodo dell’anno che certamente non gli dispiace. Nei tornei in preparazione a Wimbledon ha raggiunto due semifinali, a Stoccarda (sconfitto da Andy Murray) e ad Halle (eliminato da Hurkacz all’ultimo respiro). La scorsa settimana si è recato a Maiorca, dove ha prevalso su Laslo Djere nel suo match di primo turno – vinto al tiebreak del terzo – salvo poi ritirarsi agli ottavi contro Bautista Agut. Nella domenica di vigilia dei Championships, come da tradizione i giocatori hanno parlato alla stampa. Seguono i suoi interventi più rilevanti.

D: Nick, come ti senti a essere tornato a giocare a Wimbledon davanti ad un pubblico al completo?

Nick Kyrgios: “Sono molto contento, sto giocando davvero un buon tennis sull’erba. Ho buone sensazioni, mi sento mentalmente pronto. Sono semplicemente molto felice di essere qui. È un altro Grande Slam, non lo darò mai per scontato. Quando ero giovane non avrei mai pensato di giocare oltre 30 Major, sono orgoglioso di essere ancora qui”.

 

D: Ti sei ritirato da Maiorca, come ti senti ora? Credi che le nove partite che hai giocato sull’erba siano sufficienti?

Nick Kyrgios: “Senz’altro, ho giocato molte partite, non credo nessuno se lo aspettasse. Ho battuto alcuni giocatori davvero bravi, sono contento del mio livello. Penso di aver avuto probabilmente una delle migliori preparazioni di sempre per la stagione sull’erba. A Maiorca mi sono ritirato perché ho sentito che il mio corpo iniziava a diventare po’ stanco. Anche se questa settimana non ci sono punti in palio per la classifica, voglio comunque far bene”.

D: Se le persone impazziscono per un servizio dal basso, come potrebbero reagire nel caso in cui vincessi uno Slam?

Nick Kyrgios: Troverebbero comunque qualcosa di negativo (ride)! Non lo so, non voglio pensarci. Tento solo di focalizzarmi su me stesso giorno dopo giorno, cercando di essere positivo“.

D: Voglio chiederti una cosa strettamente legata a Wimbledon, in particolare riguardo la tradizione del vestirsi interamente di bianco. Che cosa ne pensi?

Nick Kyrgios: “Io ovviamente voglio sempre vestirsi di nero (sorride). Ma sinceramente non credo che questa tradizione cambierà. Penso che, ad esempio, potrebbe essere un’idea carina quella di permettere di indossare una fascia o un polsino nero, sarebbe bello. Ma chiaramente a Wimbledon non importa che cosa può essere bello, credo che questa situazione non cambierà mai”.

D: Che cosa ne pensi della decisione di Wimbledon di escludere i giocatori russi e bielorussi, quindi la risposta dell’ATP di non assegnare punti in classifica?

Nick Kyrgios: “Secondo me non è stata una buona idea impedire ai giocatori russi e bielorussi di giocare. Credo che Medvedev, in questo momento, sia il miglior giocatore su cui può contare il nostro sport. Ma non è l’unico, basta guardare a Rublev o Khachanov ad esempio, che sono giovani importanti perché il tennis continui a crescere. Da giocatore, io sono uno che vuole sempre giocare contro di loro, mi dispiace che non siano qui. È strano non vedere Medvedev, tutti sappiamo di che cosa è capace. Per quanto riguarda i punti in classifica, non saprei che cosa dire, lo trovo solo strano. Io non sono uno che gioca per la classifica, quindi probabilmente lo state chiedendo alla persona sbagliata. Quando da bambino guardavo Wimbledon volevo semplicemente giocarci, sicuramente non stavo pensando ai punti che avrebbe dato alla mia classifica. Ci sono giocatori che hanno scelto di giocare i challenger al posto di Wimbledon, ma quando sarà seduto davanti ai miei figli in futuro non sarò orgoglioso di dire loro che ho saltato Wimbledon per giocare un challenger. Se potessi, sceglierei di giocare a Wimbledon tutti i giorni della settimana“.

D: Credi di poter battere davvero chiunque se sei in giornata? Quale sarebbe la chiave per estendere determinate prestazioni sui sette match di uno Slam?

Nick Kyrgios: “Sì, penso di poter davvero battere chiunque. Per quanto riguarda la seconda domanda, ritengo che una delle soluzioni principali sia il buon riposo. Io so che se servo e gioco bene posso battere chiunque. Ho più o meno già battuto tutti quelli sul mio percorso: ovviamente è difficile, ma ci spero. Non sono mai a corto di fiducia, ho già fatto alcune belle cavalcate qui a Wimbledon e all’Australian Open ad esempio. Credo che la migliore possibilità che io abbia mai avuto per vincere uno slam fu nel 2015, quando sono arrivato qui ai quarti di finale. Ero contro Raonic ed avevo un set e un break di vantaggio. Prima di tutto devo concentrarmi sui primi round. Non sto assolutamente pensando di poter vincere, ma ho un altro un paio di giorni per allenarmi e sentirmi bene, poi vedremo che cosa succederà”.

D: Quanto conosci il tuo primo avversario Paul Jubb?

Nick Kyrgios: Sento di potermi mettere davvero nei suoi panni. Una volta ero io il ragazzo a cui era stata assegnata una wild card per l’Australian Open. Mi sentivo veramente bene soltanto per il fatto di vivere certe emozioni e respirare quell’aria, i media, i fan. So come si sentirà, giocherà senz’altro liberamente perché non avrà niente da perdere. Guardando i miei risultati nelle ultime due settimane sulla carta dovrei vincere abbastanza comodamente, ma so che non sarà così. Dovrò essere piuttosto concentrato”.

D: Qui a Wimbledon hai sempre avuto delle esperienze straordinarie, dalla vittoria contro Nadal al doppio misto a fianco di Venus Williams. Come mai non hai mai giocato il doppio maschile qui prima d’ora?

Nick Kyrgios: “Ad essere totalmente onesto, non è che io sia proprio così impaziente di giocare un doppio al meglio dei cinque set, credo sia la cosa più stupida di sempre. Nessuno vuole giocare un doppio al meglio di cinque set, nessuno vuole guardare un doppio al meglio di cinque set. Ovviamente sono contento, ma penso anche che quando sarò un sey pari potrebbero rimanermi altri tre set da giocare. È per questo non l’ho mai giocato prima, non ha senso. Sono sempre andato abbastanza bene qui in singolare e nel mio mio giorno libero potrei potenzialmente giocare cinque set di doppio. Tutte le mie attenzioni sono sul singolare ora: io e Thanasi (Kokkinakis, il compagno di doppio di Kyrgios, ndr) sicuramente ci divertiremo, ma al momento non sono concentrato sul doppio.

Il tabellone maschile di Wimbledon 2022

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Simona Halep: “Ho detto alla mia famiglia che avrei smesso. Continuo perché amo il tennis”

“2021 l’anno più difficile della mia vita”: l’ex n.1 al mondo si scopre emotivamente, mentre programma il rientro a Wimbledon

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

13 luglio 2019: l’ultima volta in cui Simona Halep posò i piedi sul sacro campo centrale di Wimbledon, per farsi immortalare con in mano il trofeo del suo secondo Slam, dopo aver annichilito una certa Serena Williams. Tre anni fa, ma sembra passata una vita, tante le cose che sono cambiate: la pandemia, gli infortuni, le giocatrici al vertice. Simona, nel marasma del tennis femminile, rappresentava un’isola di costanza, che i problemi fisici dello scorso anno hanno cercato di far scomparire, costandole la possibilità di difendere il titolo ai Championships e di conseguenza l’uscita dalla top 10 dopo più di sette anni. In una recente intervista a Birmingham riportata dal The Guardian, parla così del suo 2021: “È stato l’anno più difficile della mia vita. Ho avuto quell’infortunio che non sapevo come gestire, il più grande della mia vita, quindi è stata davvero dura. Mi sono persa due Slam, sono stata quattro mesi fuori. Non è stato facile“.

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Wimbledon, Swiatek: “Sento ancora di aver bisogno di comprendere l’erba”

 

Wimbledon, Gauff e la sentenza sull’aborto: “Sto male per le donne di oggi e per quelle del futuro”

E per quanto i problemi fisici siano stati pian piano superati, all’inizio dell’anno c’è stato un certo scoramento per l’ex n.1 al mondo: “Ho giocato bene in Australia. Ma poi, dopo aver perso a Doha, ero di nuovo giù. In realtà ho detto alla mia famiglia e ai miei cari che probabilmente avrei chiuso con il tennis perché mi sentivo come se non avessi più il potere di combattere e di rimanere lì per essere resiliente“. E per una ragazza che si è fatta letteralmente da sola, sostenuta solo dai suoi genitori (“tutto ciò che avevo era dai miei genitori. Non è facile quando giochi con questa pressione perché sono i soldi della tua famiglia. Ma ora sono più soddisfatta di averlo fatto insieme“), sono parole decisamente forti, che trasmettono la portata dell’infortunio e della sofferenza emotiva. Anche considerando quante volte è crollata a un passo dalla vittoria degli Slam e ha saputo rialzarsi, trovando il primo titolo al Roland Garros 2018: “Ero così vicina la maggior parte delle volte. Lo volevo davvero, ero depressa dopo aver perso. Ma dopo l’AO 2018, non mi sentivo male. Dissi che sarebbe venuto, quindi lì ho avuto la certezza di essere vicina. E se non mi fossi arresa, sarebbe accaduto“.

Il tabellone femminile di Wimbledon 2022

Anche l’allenatore, a 3 anni dall’ultimo avvento sui verdi prati londinesi, è cambiato: si tratta ora infatti di Patrick Mouratoglou, del quale nell’intervista Halep parla per una chiacchierata avuta con lui di recente: “Mi ha chiesto se credevo davvero da bambina che sarei diventata una campionessa, vincendo un Grande Slam e diventando il numero 1. Ho detto: ‘Non l’ho mai detto. E non mi sono mai fidata abbastanza per essere forte.’ Ma dentro, per non arrendermi, penso sapessi che avevo la possibilità di farlo. Quindi, probabilmente, mi sono fidata di me stessa“. “Ogni giorno che vivo, credo“, prosegue Simona, ancora inserendo Mouratoglou nelle sue parole, a sottolineare l’importanza di questo sodalizio per lei, “e crede anche lui. Quindi mi ha dato quella fiducia che possa ancora essere in cima, ma questo non significa che accadrà. Devo solo darmi la possibilità di dare il massimo e vedremo, sono rilassata in entrambi i casi, ma sono motivata a farlo“.

Un ritorno che non sarà facile, visto anche il sorteggio non benevolo già al primo turno, che le ha messo di fronte una giocatrice di talento come Muchova, che può essere molto pericolosa. Ma Simona Halep, che fa della costanza la sua virtù, è focalizzata solo su sé stessa: “Ho provato a vedere se lo voglio ancora. E mi sentivo come se lo volessi, ma è stato molto difficile. Quindi ora che ho incontrato Patrick è stato un po’ più facile, e sono davvero motivata. Ho quella voglia di continuare a giocare perché sento di poterlo fare e sento che lo amo ancora“. In chiusura, senza citare obiettivi o sogni per questi imminenti Championships, dà uno sguardo a questi ultimi, tribolati anni, quasi a constatare come le cose siano cambiate e non necessariamente in meglio, lanciando un appello al suo futuro anche remoto, perché chi è partito da zero non si è mai arreso, di certo non inizierà quando ha già toccato il cielo con un dito: “L’arrivo della pandemia ha cambiato tutto. Quindi ora sto solo cercando di ricostruire tutto ciò che avevo prima e ancora più forte se possibile. Ma la prendo con calma e mi concedo del tempo“.

Il tabellone femminile di Wimbledon 2022

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