Barcellona: Nadal vince la partita, Ferrer si prende gli applausi

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Barcellona: Nadal vince la partita, Ferrer si prende gli applausi

Il derby spagnolo si chiude con la vittoria di Rafa, ma la standing ovation è per Ferru, al penultimo torneo della carriera. David lascia il campo prima di cedere alla commozione. Avanti Thiem e Nishikori, fuori Tsitsipas e Dimitrov

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Rafa Nadal e David Ferrer - Barcellona 2019 (foto via Twitter, @bcnopenbs)
 
 

da Barcellona, il nostro inviato Federico Bertelli

ADEU DAVID – “Perdere contro Rafa è motivo di orgoglio”. Queste le ultime parole di Ferrer. Questo incontro di terzo turno non sarà stato una finale, ma è sicuramente stata una partita speciale, che ha scritto con ogni probabilità la parola fine ad una rivalità fra due dei migliori tennisti spagnoli della storia.

Sesta sfida fra i due spagnoli (di cui 4 in finale) qua a Barcelona, tutte a favore di Nadal, in una rivalità che pende decisamente a favore del maiorchino (25-6 gli scontri diretti fino ad oggi). L’ultimo scontro su terra risale addirittura al 2015 con Nadal che prevaleva in 3 set a Montecarlo. Un match che vede entrare in campo Ferrer molto centrato e subito con la voglia di essere aggressivo e mettere in difficoltà il maiorchino. Prime palle break nel gioco iniziale a favore di Ferru, subito annullate però da Nadal. Occasione persa che si rivelerà sanguinosa, visto che Nadal entra in campo molto più determinato di ieri, con un Ferrer che cerca di mantenere l’iniziativa in particolare con il rovescio incrociato (Ferru terminerà il set con ben 9 vincenti di rovescio, contro i soli 1 di Nadal). Nadal a metà del set sfrutta le opportunità concesse in un game in cui Ferru ha avuto un paio di occasioni per portare a casa il game e dopo una pausa di circa 45 minuti Nadal porta a casa il primo set con un’accelerazione di dritto che oggi sembra stare tornando su standard decisamente più accettabili.

 

Un Nadal che continua a pigiare sull’acceleratore anche nel secondo set, portandosi immediatamente 0-40 su servizio Ferrer e porta a casa il break grazie ad un errore banale di Ferrer che sembrerebbe cominciare a disunirsi, ma così non è. Ferru da buon guerriero attacca a testa bassa e ogni game diventa una corrida, con il pubblico che parteggia evidentemente per Ferrer. I break si sprecano, ma Nadal riesce sempre a mantenere la testa avanti. Ultimo game degno finale, con i due che competono fino all’ultimo e al meglio. La partita si chiude con il pubblico che grida “Ferru, Ferru” sulla pista intitolata a Rafa Nadal, e tutti ad applaudire, Rafa compreso.

L’immagine finale più significativa è la fascia fucsia di Ferrer lasciata in mezzo al campo lasciata come ultima orma sul campo, così come fatto anche negli ultimi tornei precedenti. Domenica ci sarà infine l’ultimo omaggio del torneo di Barcellona a Ferrer prima della finale e probabilmente sarà un momento intenso, anche se il vero saluto agonistico è stato oggi.

David Ferrer saluta il pubblico di Barcellona (foto via Twitter, @bcnopenbs)

Di seguito alcune parole a caldo dei due protagonisti: Perdere contro Rafa è un orgoglio. Se doveva arrivare questo momento è giusto che fosse contro di lui. Sono contento di aver finito sul campo Centrale, la pioggia ha rallentato il campo e io me ne vado contento con un buon livello di tennis”. E Ferrer se ne va dal campo in fretta e furia prima che la commozione prenda il sopravvento. Rafa invece evidenzia come David si merita tutto questo, dopo tutti gli anni passati nel tour dando battaglia. È una sua decisione e la dobbiamo rispettare. Per quanto mi riguarda ieri è stata una partita dura ed era necessario fare un passo avanti. A parte tutto quello che significava questa partita per me, era comunque importante mostrare dei passi in avanti rispetto a ieri”.

KEI VA – Partita con poche emozioni, con il due volte campione qua a Barcellona Kei Nishikori che si sbarazza senza troppi problemi del giovane canadese. Un Nishikori che appare in crescita rispetto a Montecarlo, probabilmente l’aria di Barcellona fa bene al giapponese che non manca mai di rimarcare come Barcellona sia uno dei suoi tornei preferiti. Un primo set in cui Felix è troppo brutto per essere vero: chiuderà il parziale con 14 errori non forzati e 2 vincenti. Molto più equilibrato invece il secondo set in cui la differenza la fa la maggiore freddezza del giapponese nei momenti importanti, che ultimamente sta dimostrando un insospettabile killer instinct; secondo le statistiche ATP negli ultimi 12 mesi è fra i migliori 10 come percentuale di conversione delle palle break e oggi si è superato nell’annullare 5 delle 6 palle break concesse al canadese, nonostante un servizio notoriamente non fra i migliori. Decisivo un ottavo game da 11 punti che ha permesso a Kei di prevalere, con Felix che di fatto ha alzato lì bandiera bianca.

Di seguito alcune considerazioni del giapponese rese alla stampa dopo la vittoria: “Rispetto a qualche anno fa credo di essere più disciplinato e più solido dalla linea di fondo, in generale credo di essere migliorato. Parlando del mio passato è stato fondamentale per me essermi spostato negli stati uniti da giovane. In Asia tutti giocano allo stesso modo, mentre negli Stati Uniti ho dovuto adattarmi a differenti stili di gioco, ad esempio uno come Isner in Asia non si trova. Tornando ad oggi, per me sarebbe bello tornare in finale, ma comunque sarà difficile e spero di far bene”.

TROPPO THIEM PER MUNAR Prova solida per l’austriaco che in un’ora e mezzo alla fine strangola il giovane spagnolo, che cerca di mettere tutto quello che poteva nel primo set, ma senza successo. Uno sforzo che poi pagherà nel secondo con Thiem che alla fine non gli lascia scampo. Un Munar che comunque come detto si batte bene, entrambi i giocatori termineranno un primo set ben giocato da entrambi con più vincenti che errori non forzati. Tuttavia nell’ultimo game del primo set, Munar si lascia prendere dalla tensione e paga lo sforzo mentale con un pessimo game condito da 2 palle corte mal giocate e un’ultima orribile che gli rimane completamente sulla racchetta sul set point, a testimonianza del fatto che aveva bisogno di uscire ormai dallo scambio in fretta.

Nel secondo set poi un Thiem che gioca solido approfitta della situazione per un allenamento agonistico. Il punto che gli concede il doppio break in questo senso è emblematico lo scambio della tranquillità in cui Thiem a seguito di un lungo palleggio è riuscito ad uscirne con un velenoso taglio di rovescio lungolinea che ha messo completamente fuori giri lo spagnolo. In questo tipo di soluzioni sembra di vedere la mano di Massu, che sta cercando di mettere nel arsenale di Thiem anche quelle variazioni che possono essere utili nei momenti delicati e contro i top player. L’austriaco velaggia quindi a velocità di crociera verso i quarti di finale, dove troverà Guido Pella.

TSITSI OUT – Il finalista della scorsa edizione del torneo Stefanos Tsitsipas cede in 3 set a sorpresa al tedesco Struff dopo 1h50. Salta in questo modo la rivincita con Nadal in quella che era stata la finale dello scorso anno.

Risultati:

[1] R. Nadal b. [WC] D. Ferrer 6-3 6-3
J-L. Struff b. [5] S. Tsitsipas 6-4 3-6 6-2

[3] D. Thiem b. J. Munar 7-5 6-1
G. Pella b. B. Paire 7-5 6-3

[LL] R. Carballes Baena b. C. Garin 6-4 7-6(2)
[4] K. Nishikori b. [16] F. Auger-Aliassime 6-1 6-3

[7] D. Medvedev b. M. McDonald 6-3 6-2
[LL] N. Jarry b. [13/WC] G. Dimitrov 2-6 6-4 7-6(2)

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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