Off-court Podcast: sempre più "terra d'Italia"

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Off-court Podcast: sempre più “terra d’Italia”

La consueta chiacchierata transoceanica tra i nostri Vanni Gibertini e Luca Baldissera

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Vanni Gibertini (a sinistra) e Luca Baldissera (a destra) se ne vanno da Indian Wells alla fine del torneo

Dopo il trionfo monegasco di Fognini, prosegue il momento d’oro del tennis italiano con l’affermazione di Matteo Berrettini all’ATP 250 di Budapest. Rafael Nadal non riesce a confermarsi nemmeno a Barcellona, sconfitto in semifinale da un ottimo Thiem, ormai di diritto nel gruppetto dei favoriti per il Roland Garros. Il circuito WTA ha dovuto aspettare fine aprile e il successo di Petra Kvitova sulla terra indoor del Porsche Tennis Grand Prix di Stoccarda per avere una giocatrice capace di vincere due titoli in questo indecifrabile 2019.

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Australian Open

Federer + Fognini + Coco Gauff. Wang e la prima tennista araba in ottavi: un cocktail pazzesco

MELBOURNE – Serena Williams: addio allo Slam 24 per sempre? L’imbarazzo di Naomi Osaka. “Perdere da una bambina di 15 anni…”. Fognini sarà la volta buona? Sandgren non è Djokovic né Berdych. Federer rischia con Fucsovics se non recupera dalla maratona

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Spazio sponsorizzato da BARILLA

da Melbourne, il direttore

Giovedì non era successo granché, ove si eccettui per i nostri patri confini la vittoria di Camila Giorgi su Kuznetsova. In questo venerdì, che si è concluso con un’epica vittoria di Federer dopo oltre 4 ore di tennis e dopo la mezzanotte locale e un finale da infarto per Mirka e i suoi tifosi che l’avevano visto ormai battuto sul 4-8 del long tie-break finale, è invece successo di tutto.

Se quel John Millman che lo aveva già battuto a Flushing Meadows due anni fa, non si fosse fatto assalire dal braccino, e al contempo invece Roger non avesse smesso di sbagliare lo sbagliabile, avremmo dovuto raccontare di un’altra grande sorpresa, dopo tutte quelle che erano successe prima. E alle quali darò la precedenza, senza però trascurare la grande soddisfazione per il bel risultato di Fabio Fognini qualificatosi per la terza volta agli ottavi di questo torneo e con alle viste un match difficile ma non impossibile con l’americano Tennys Sandgren.  Non è sempre, insomma, il caso di dire “Mai una gioia!”.

 

Tuttavia comportiamo da gentiluomini, su Federer e Fabio ovviamente torneremo a lungo più da basso e diamo precedenza a quanto accaduto prima nell’arco di una giornata densissima. Ladies first, dunque.

Fuori Serena Williams, fuori Naomi Osaka, fuori Caroline Wozniacki, fuori Madison Keys. Tre campionesse di Slam le prime tre, ancorchè tutte vittoriose in Australia, e una finalista all’US Open 2017 la quarta, nonché numero 11 del mondo.

La prima, Serena, con la più forte delle tante Wang: lei, Qiang, è la n.29 del mondo ma sono ben 7 le Wang nella classifica WTA (piazzate a n.51, n.134, n.153, n.514, n.553, n.833), ma comunque si tratta di una ragazza cinese di 28 anni di Nanjing cui a New York Serena aveva lasciato un solo game in meno di tre quarti d’ora. Cosa sia accaduto in 4 mesi non è facile spiegare. Di certo non lo ha fatto la timidissima, ma anche dolcissima Qiang Wang: “A New York mi ero resa conto che lei era troppo più potente perché io potessi competere. Allora ho lavorato tanto, partite di tennis sempre di almeno tre ore sul campo, tanta palestra” spiega con un sorriso, anche se le sue braccia restano magre, la metà di quelle di Serena. Il cui assalto allo Slam n.24 e al record di Margaret Court (che viene ufficialmente e dichiaratamente onorata solo per il tennis e stigmatizzata per le sue esternazioni) è rinviato a data da destinarsi. Improbabile quella del Roland Garros. Serena stessa si è data il possibile appuntamento con la vittoria record “negli ultimi due Slam dell’anno”.

La seconda ragazza è Naomi campionessa in carica e n.3 del mondo “imbarazzata” (così si è dipinta lei stessa) per essere stata sbattuta fuori in 2 set senza troppa storia (6-4 6-3) da una ragazzina di 15 anni, anche se quella ragazzina è un fenomeno che si chiama Coco Gauff ed è già una realtà del tennis. Forse l’imbarazzo a Naomi le è sceso addosso anche a seguito dei 30 errori gratuiti commessi in 66 minuti, quasi uno ogni due minuti, il che – considerate le pause fra un punto e l’altro e le soste ai cambi di campo, significa più di uno al minuto. Alla fin fine sono numeri simili, negli errori, a quelli di Serena che se ne è concessi la bellezza di 56, ma è stata in campo più del doppio di Naomi e Coco: 2h e 41 m.

La terza, Sweet Caroline, ha dato l’addio al tennis quando meno se lo aspettava per mano della prima tennista araba mai giunta in ottavi a uno Slam, Ons Jabeur che ricordo tanti anni fa junior assai promettente per via del sopraffino tocco di palla (e del coach italiano Luca Appino), ma allora seriamente limitata dall’evidente sovrappeso. Qui Caroline aveva vinto l’unico Slam due anni fa. Nel corso delle precedenti 67 settimane al vertice WTA non si era mai smesso impietosamente e implacabilmente di ricordarle che una vera n.1 non poteva non vincerne almeno uno. E proprio a Melbourne nel 2018 si infranse il maledetto tabù. Giocando sempre nel suo modo, correndo, rincorrendo, recuperando tutto e di più, facendo sempre meno vincenti ma anche meno errori delle altre. Una ragazza dolce, benvoluta da tutte le avversarie, forti e meno forti: non è cosa che accada tanto di frequente fra le ragazze in questi ambienti super-competitivi e in uno sport così individuale, dove ognuna fa corsa a sé.

La quarta, Madison, ha evitato suo malgrado quello che sarebbe stato un doppio pianto greco cedendo il passo alla Sakkari nel giorno in cui l’idolo di 300.000 greci residenti nell’area di Melbourne – è la seconda città greca del mondo dopo Atene – Stefanos Tsitsipas, giustiziere un anno fa di Federer e semifinalista ridimensionato da Nadal, non è riuscito a strappare neppure un set (7-5 6-4 7-6) né a conquistare anche una sola palla break al canadese Milos Raonic: una vera tragedia greca per una grande gioia canadese dopo l’avvio iper-frustrante di questo Slam che aveva visto finire al tappeto subito sia Shapovalov sia Auger-Aliassime. Il vecchio Milos – anche se ha solo 28 anni è sempre stato così perseguitato dagli infortuni conseguenti alla postura per via di una gamba un tantino più lunga dell’altra – dai tempi della finale raggiunta a Wimbledon quando batté Federer in semifinale nel 2016 era stato più spesso “incerottato” che a posto. Già questo risultato lo rimette in corsa, rappresentante della vecchia guardia canadese al cospetto dei giovani rampanti, un po’ come lo è oggi Fabio Fognini di fronte a Berrettini e Sinner che venivano quasi più considerati di lui.

Così, dopo questo inciso sugli uomini, dall’alto in basso agli ottavi della metà alta del tabellone sono approdate Barty n.1 (che campeggia nei murales Fila di tutta la città e occupa stabilmente pagine su pagine su The Age e su The Herald Sun) e Riske n.18, Sakkari n.22 e Kvitova n.7, Gauff n.67 e Kenin n.14, Jabeur n.78 e Wang n.29. Fino a ieri erano in lizza al terzo turno tutte le prime 10 del mondo e non accadeva più da Wimbledon 2009 (e all’Australian Open dal 2007).

L’ insolito rispetto delle gerarchie è durato ben poco. E se da un lato è divertente assistere a delle sorprese, dall’altro una maggiore stabilità ai vertici – anche senza arrivare alle egemonie installate dai Fab Four nel tennis maschile – gioverebbe all’immagine del tennis femminile che l’ha persa invece proprio a causa dell’eccessiva turnazione nelle posizioni di maggior prestigio e rilievo. Se andaste dai meno appassionati del nostro sport e chiedeste loro chi sono le prime dieci tenniste del mondo, ma anche soltanto le prime cinque, sentireste pronunciare i nomi più disparati.

L’altro giorno Justine Henin – che sulla rentrée agonistica di Kim Cljisters mi aveva detto nel corso dell’incontro organizzato da Eurosport: “Non la capisco ma la rispetto…” prima di aggiungere al collega belga Yves Simon: ”Quando mio marito ha sentito la notizia mi ha detto: ‘Justine, a me non me lo fare questo scherzo eh’!” – “l’ideale per me, perché si torni a parlare di tennis femminile come una volta, sarebbe che nei grandi tornei arrivassero quasi sempre ai quarti le stesse sette giocatrici più una outsider. Quando in ogni Slam ogni volta cambia completamente lo scenario la gente resta disorientata, non capisce più chi sono davvero le vere campionesse”.

Un anno fa, quando qui aveva vinto il suo secondo Slam, pensai che Osaka sarebbe potuta diventare una leader, un personaggio carismatico. Non è stato così. Forse si dovrà attendere la futura e definitiva esplosione di Coco Gauff che già oggi fa parlare di sé più di qualunque altra top ten al di fuori di Serenona.

Naomi Osaka

IL PUNTO SUGLI UOMINI

La scelta di parlare prima delle donne è stata dovuta sia perché notoriamente sono… un vero gentiluomo, ma anche al fatto che i vari exploit di Raonic ai danni di Tsitsipas, del redivivo Cilic a spese di Bautista Agut dopo una furiosa battaglia di 5 set, di Sandgren – il giustiziere di Berrettini – sul connazionale Querrey sono arrivate in buona parte un po’ dopo e così ho potuto mettere nel frattempo un po’ di fieno in cascina, aspettando Fognini con Pella con qualche preoccupazione e – idem con patate – Federer con quel Millman che lo aveva battuto due anni fa all’US Open approfittando di una giornata di caldo spaventoso che, a sentir Federer l’altro giorno, “per poco non ci lascio la pelle”.

Beh, se temevo che Fognini potesse accusare il peso della fatica – due match consecutivi vinti 7-6 al quinto set con il nuovo tie-break a 10 è record – tutto mi sarei aspettato fuorché l’epico match cui hanno dato vita Roger Federer e John Millman. Oltre 4 ore di gioco, con un Federer decisamente sotto tono, costantemente a subire il tennis da fondocampo di Millman che spingeva sia di dritto sia di rovescio con una foga inaudita, e con lo svizzero che pareva proprio spacciato quando si è trovato sotto 8 punti a 4 nel tie-break cominciato subito patendo un mini-break nel primo punto. Sotto 3-0, poi 5-2, 7-4, 8-4 dopo un nuovo mini-break causato dall’ennesimo dritto sbagliato da Roger.

Sull’8-5 per Millman, l’uomo del mulino (l’ho già scritto e l’ho anche detto, ma mi piace l’idea dell’uomo del mulino che si batte come Don Chisciotte contro il testimonial del Mulino Bianco, perdonate la debolezza) ha due servizi a disposizione. Basta che ne tenga uno e va al triplo match point. Ma mentre a lui il braccio comincia a tremare un po’, quello di Federer – che fino al sesto punto del tie-break aveva commesso la bellezza di 82 errori gratuiti, improvvisamente sia pur remando e remando non sbaglia più. Sotto 8 a 4 infila una serie di 6 punti consecutivi e può sollevare le braccia al cielo con Mirka che non sembrava crederci più e pare sfinita anche lei dalle indicibili emozioni.

Chi ha visto la partita alla televisione si sarà a momenti infuriato per certi errori assolutamente non da Federer, ma alla fine si sarà ancora una volta persuaso che uno come lui non esiste. Si è salvato quando era sull’orlo del precipizio con la classe che ha, mentre il povero Millman non dimenticherà mai d’essere stato per cinque volte a 2 punti dalla vittoria più prestigiosa della carriera perché ottenuta davanti al suo pubblico e senza l’aiuto del caldo infernale di New York due anni fa e sicuramente non chiuderà occhio per chissà quante notti a venire.

Vedo che il nostro live ha “ispirato” 2.800 commenti! Not too bad direbbe Nole Djokovic, anche se il merito di questi va in gran parte alle 4 ore e passa di Federer-Millman. Non vale dire che con il tie-break tradizionale a 7 Millman lo avrebbe vinto 7-4 perché si è visto che gli ultimi punti sono quelli che possono far tremare un giocatore.. e l’altro no. Curioso semmai il ruggito della folla quando Millman ha conquistato il 7-4: molti devono aver creduto che la partita fosse finita. Millman aveva giocato ai limiti delle proprie possibilità fino al momento di chiudere, ma lì è…cascato l’asino, come mi diceva la mia vecchia professoressa di latino quando smarronavo nel fare una versione.

È facile vincere, se sei forte, quando giochi al meglio e sei in grande giornata, è difficile farlo quando invece sei in giornata no e ti trovi davanti un avversario super-ispirato che si esalta davanti alla propria folla. Già, per una volta Roger Federer si è trovato a giocare in uno stadio diviso a metà, ma è uscito vincitore anche in questa situazione che pareva davvero iper-compromessa pur giocando più male che bene. Pareva spesso lento, non riusciva ad uscire dalla diagonale dei rovesci, il servizio non era efficace come tante altre volte, e mi sa che anche queste Dunlop di cui tanti giocatori si sono lamentati (molto rapide quando nuove per i primissimi game ma ‘larghe e molli come arance‘, parole di Djokovic sposate da Fognini, Federer e altri) abbiano influito sul gioco che è stato di qualità modesta. Millman aveva più forza fisica (“Uno dei tennisti più fit, più preparati fisicamente del circuito” – aveva messo le mani avanti Roger) e riusciva a spingere anche le palle più pesanti. Roger non ci riusciva con altrettanta facilità. Molti suoi colpi sono finiti in rete, specie di dritto. 48 errori non forzati solo di quello che per solito è il suo colpo migliore!

Beh, questi conti sugli errori gratuiti non mi convincono, soprattutto dopo 4 ore di match. Quando è che un errore è non forzato? Se la palla arriva a 125 km l’ora o 135? Se sei lontano dalla palla? Lui mi metteva sotto pressione costringendomi a prendere dei rischi (per rovesciare la situazione, ndr). Mi conoscete, io non sono uno che si mette dietro e palleggia tutto il tempo. Cerco invece di riprendere il pallino del gioco e per questo motivo commetterò errori. Certo avrei voluto a volte fare qualche vincente in più, ma quel che è accaduto mostra anche quanto siano lenti questi campi. Lui non ha fatto neppure un solo serve&volley, io ne avrò fatti…quanti? 10? 5? È crazy, folle …se vieni a rete sbagli delle volée non contano, mentre gli errori di palleggio contano sempre. Ecco insomma…” (sottintende: quel che voglio dire a proposito degli errori gratuiti.

Alla fine comunque Roger si dice convinto di non aver giocato così male, è felice naturalmente di aver vinto quando le cose sembravano essersi messe così male. “Se io gioco a tennis è perché mi piace vincere i tornei, vincere più partite possibile, divertirmi sul campo… ma anche trovarmi parte di match epici come questo! Non devono essere per forza finali. Se il pubblico si entusiasma e partecipa con calore, se vivi una gran battaglia con il tuo avversario che ammiri e rispetti, è un gran bel feeling. Sono felice di aver vissuto questo match e credo che avrei provato la stessa cosa anche se l’avessi perso, a essere onesto”.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Questo match che avrà tenuto incollati al televisore milioni di spettatori in tutto il mondo ha finito per distogliere l’attenzione dalla partita vinta da Fabio Fognini che ha dominato in tre set Pella quasi che non ci avesse perso due volte su tre in precedenza (se non si conta quando nel 2010 lo batté in un challenger di Buenos Aires) e che non avesse dimostrato di soffrire i mancini. Per la verità Pella è un mancino abbastanza anomalo, perché gioca meglio di rovescio… quindi tutto sommato dovendo giocare sul dritto si gioca quasi come contro un destro, cioè nell’angolo dove i destri hanno il rovescio.

Fabio sa di avere più chance di raggiungere finalmente i quarti nove anni dopo quelli raggiunti a Parigi: “E lì, battuto Montanes in quella partita drammatica (furono cinque i match point annullati se non ricordo male …n.d.r) non riuscii a giocare i quarti contro Djokovic…stavolta mi piacerebbe giocarli. Ma devo battere Sandgren che…ricorderete lo scherzetto che mi ha fatto a Wimbledon lo scorso anno. Certo ho più chance con lui che con Djokovic e Berdych che trovai in ottavi qui (2014 il serbo, 2018 il ceco), ma Sandgren aveva battuto Matteo (7-5 al quinto al secondo turno), ha dato 3 set a zero a Querrey oggi e sì che Querrey serve molto bene…insomma vale molto più della classifica che ha. Potrei essere considerato il favorito per via della classifica, ma insomma lui mi ha battuto quando abbiamo giocato a Wimbledon su quel campo (il 14…molto angusto, un gran via vai, Fabio era furente con chi lo aveva programmato su quel campo anziché su uno di quelli più importanti dove erano finiti anche match di minore livello e ranking, ndr), quindi so già che sarà una partita dura”.

Resta il fatto che sarà una bella opportunità per questo nostro tennista che – con Camila Giorgi impegnata questo sabato contro Kerber – è rimasto il nostro unico, ultimo rappresentante. I nostri giovani avranno occasioni future, magari, ma intanto al momento il tennis italiano si appoggia ancora una volta sulle spalle del ligure che a maggio compierà 33 anni.

Chi vincerà fra Fognini e Sandgren, tipo simpatico con il quale ho parlato insieme a due colleghi americani: ”It will be fun to play Fognini again” – troverà il vincente di Federer-Fucsovics, l’ungherese che dopo aver dato tre set a zero al nostro imberbe Sinner, ha battuto ancor molto più facilmente uno dei cinque americani giunti al terzo turno, Tommy Paul.

Dopo quel che ho visto stasera Federer – prodigioso come tenuta fisica a 38 anni e mezzo a reggere quattro ore nelle quali ha corso più lui che Millman, ma recupererà in tempo? – dovrà stare molto attento. Fucsovics ha un gioco abbastanza simile a quello di Millman e più dell’australiano è capace di venirsi a prendere il punto anche a rete. Insomma se per Federer potrebbe essere un buon sentiero per raggiungere l’ennesima semifinale – probabilmente contro Djokovic che dovrebbe battere Schwartzman dopo aver intanto centrato la vittoria n.100 a Melbourne e poi il vincente di Cilic-Raonic – io credo che tutti i tre tennisti che si trovano nel quarto alto del tabellone con Federer, vale a dire Fognini e Sandgren, più Fucsovics probabilmente nutrono sogni di gloria. Per tutti la semifinale non è un miraggio. Ma un obiettivo possibile.

Intanto Fabio si è detto felicissimo per il risultato di…mio fratello Simone (Bolelli). In coppia con Paire il “Bole” ha battuto la testa di serie n.1 Herbert-Mahut.

Fabio Fognini – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

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ATP

Un’altra notte magica per Federer all’Australian Open: un grande Millman cede dopo quattro ore

Lo svizzero recupera uno svantaggio di 8-4 nel super tie-break decisivo. Millman sontuoso da fondo campo cede sul più bello. Agli ottavi Fucsovics

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[3] R. Federer b. J. Millman 4-6 7-6(2) 6-4 4-6 7-6(8)

Roger Federer sapeva che affrontare John Millman sarebbe stato difficile nella notte australiana quasi come lo era stato in quella di New York e alla fine quasi alla una di notte si è chiuso un altro episodio della saga eterna dello svizzero. Come era successo allo US Open contro Dimitrov dopo 2 set e mezzo la benzina sembrava finita, la solidità di Millman unita alla capacità di anticipo davvero sorprendente ha portato Federer al limite. Ma alla fine quando sembrava spacciato, dopo quattro prodezze del suo avversario nel super tie-break decisivo, Federer ha tirato fuori quello che Rudy Tomjanovic diceva di non sottovalutare mai: il cuore dei campioni. Da 4-8 il sei volte campione di Melbourne infila 6 punti consecutivi e raggiunge gli ottavi di finale dopo 4h03.

CENTO DI QUESTI GIORNI – Non poteva esserci conclusione più elettrizzante per la centesima vittoria di Federer a Melbourne: giocatore di casa, spalti gremiti, rimonta improbabile. Eppure la partita era iniziata con un Federer molto negativo nel primo set, impreciso negli impatti sia di dritto che di rovescio ma capace comunque di recuperare un break di ritardo quando il guerriero australiano è andato a servire per il set sul 5-3. Eppure nel game successivo sul 4-5, Federer gioca un turno di servizio terribile, cedendo la battuta a zero. Tuttavia il set perso dà la prevedibile sveglia al mai domo 38enne di Basilea, che comincia a trovare meglio il suo gioco specialmente dal lato del rovescio.

Roger Federer – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Rimarrà sempre piuttosto drammatico il gioco di Federer quando costretto allo spostamento verso destra. Ci ritroviamo di fatto davanti a una situazione paradossale ma non insolita per il Federer ultima maniera: l’avversario che insiste a giocargli sul dritto, come era riuscito con successo a Tsitsipas nell’ottavo di finale dello scorso anno, sempre nella notte australiana. Roger e John infatti si conoscono benissimo, si allenano spesso insieme e dunque non ci sono segreti. Millman ha ancora in mente il successo a Flushing Meadows, non va mai fuori giri e ha la velocità di un motorino da 50cc. Atleticamente mostruoso tanto da far pensare che se tutti i tornei fossero giocati sulla lunga distanza, la sua classifica sarebbe ancora migliore. Federer che invece atleticamente è ben lontano dai giorni migliori come è logico che sia, si butta a rete il prima possibile raccogliendo a fine match 46 punti su 64 (72%).

Eppure nel momento decisivo del match due incredibili passanti dell’australiano sembravano aver posto fine alle speranze di vittoria del basilese. Questo però avverrà dopo 4 ore di gioco, prima Federer sembra poter chiudere in 4 set quando, dopo aver vinto il secondo al tie-break (vinto nettamente 7-2) e vinto il terzo per 6-4, si arriva al 3 pari nel quarto. E lì arriva il temuto calo atletico che riporta Federer fuori tempo sulla palla.

 
John Millman – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sembra a quel punto la fotocopia del match di Flushing Meadows contro Dimitrov, con Federer alle corde che subisce il break ad inizio quinto set e sembra pronto a gettare la spugna. E invece no, arriva l’immediato controbreak per il due pari. Millman avrà ancora due palle break sul 3 pari ma Federer si salva ancora. Si arriverà alla fine all’epilogo più giusto: il super tie-break dove Millman si porta subito avanti di un mini-break grazie all’ennesimo errore di dritto di Federer. Millman a questo punto entra in un luogo che non ha mai conosciuto: infila punti incredibili a ripetizione inclusi due passanti di dritto (il suo colpo debole) vincenti lontanissimo dal campo, il primo in corsa lungolinea, il secondo uno strettino incrociato su cui Federer non può arrivare.

Sembra finita e invece no, Federer recupera due mini-break grazie a due errori dell’australiano dopo scambi estenuanti, poi al servizio si porta sul 9-8 grazie a una smorzata delicatissima su cui Millman non riesce a controllare il recupero. E sul match point indovina la direzione dell’attacco avversario mettendo il passante di dritto nell’angolo rimasto sguarnito. A fine match Federer è apparso sollevato e molto generoso nei confronti del suo avversario: “Penso che John meritasse di vincere per gran parte di questo match. E poi aggiunge “Sono rimasto lì anche quando tutto sembrava non funzionare. Ci è voluta esperienza, pazienza ma anche un po’ di fortuna”.

Millman esce tra il boato della folla con la delusione negli occhi di chi pensava di averla vinta, di nuovo, contro la leggenda. Una leggenda che continua ad arricchirsi di capitoli. Ora agli ottavi c’è un Fucsovics apparso in forma smagliante. I due si affrontarono allo stesso turno qui due anni fa nel primo torneo dove l’ungherese si mise in luce. Sarà un altro giorno e un’altra storia di un libro lungo 21 anni e 100 vittorie.

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open

Australian Open: Gauff fa saltare il banco, Osaka si butta via

La quindicenne cancella dal campo la campionessa in carica, che le agevola il compito regalandole la metà dei punti. Per la stellina USA primo successo contro una top 5 e tabellone inaspettatamente aperto

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Coco Gauff - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

C. Gauff b. [3] N. Osaka 6-3 6-4

Impressionante. Nel chiederci alla vigilia se la distanza si fosse accorciata rispetto all’ultimo US Open (6-3 6-0 Osaka), otteniamo oggi in risposta un enorme sì. Cori Gauff spazza via la campionessa in carica in quella che a Melbourne verrà ricordata come la notte delle sorprese nel torneo femminile. Con il tabellone che adesso, eliminata anche Serena Williams, si apre a favore dei sogni della stellina USA. A 15 anni, Gauff diventa la più giovane giocatrice a battere una top 5 da quando Jennifer Capriati superò Gabriela Sabatini allo US Open 1991. Proprio insieme a Capriati e a Martina Hingis, Gauff diventa anche la terza nell’ultimo trentennio ad aver vinto sette partite Slam prima dei 16 anni. Del resto, ha giocato tre Slam e ha già raggiunto due volte gli ottavi. Record che danno l’idea di poter essere presto aggiornati. Al prossimo turno la attendono Sofia Kenin o Shuai Zhang. E non ha senso, a questo punto, porsi limiti.

A MILLE ALL’ORA – L’approccio di Coco alla partita è subito centrato, in risposta al ritmo aggressivo che Osaka prova a imporre sin dall’inizio. Gli scambi tendono a non prolungarsi. E la giapponese paga la voglia di tirare sempre forte con l’eccessiva fallosità che le costa il break del 5-3. Il primo set vola via in poco più di mezz’ora. E Gauff se lo prende approfittando anche di tre colpi consecutivi affossati a rete da parte di chi, qui a Melbourne, aveva vinto le ultime nove partite. Osaka va in tilt: in apertura del secondo parziale concede subito un altro break gratuito, con l’avversaria che si limita a muoversi bene in difesa restituendole la palla in campo. Lo sguardo perso di Naomi verso il suo angolo, in cerca di coach Wim Fissette, rende l’idea dell’emergenza in corso.

 

IN CONFUSIONE – In apertura del secondo parziale, Osaka dà l’unico accenno di reazione quando si prende un controbreak approfittando del quarto doppio fallo di Gauff. Quando, forse, avrebbe potuto cambiare la storia del match, la numero quattro del mondo (adesso non più sicura della top 10) sceglie di non abbassare il coefficiente di rischio delle sue giocate. Spara tutto, piazza alcuni pregevoli vincenti ma continua a sbagliare molto. Troppo. Il piano partita, evidentemente, non prevedeva il fattore pazienza. E non è stato modificato – errore di lettura tattica – alle prime difficoltà. Gauff si prende a zero (con il primo ace della sua partita) il game del 3-3 e manda di nuovo in confusione la giapponese, che la omaggia del break con quattro errori nel successivo game in battuta.

Naomi Osaka – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

REGALI – Sarebbe delittuoso togliere meriti all’impresa di Coco, ma va sottolineato come Osaka le abbia impacchettato la partita con tardivo spirito natalizio: sui 60 punti di Gauff, 30 glieli ha regalati con errori a volte anche banali. Un parziale di 12 punti a 1 a favore di Gauff fissa il tabellone sul 5-3. Quando la statunitense va a servire per il match, Osaka risponde out quattro volte di fila con le lacrime che accennano a rigargli il volto. Psicodramma. E gioia immensa, dall’altra parte. Di una quindicenne che ha vinto con l’esperienza di chi sa sfruttare le debolezze altrui.

EMOZIONE – Nell’intervista a caldo, non ha nascosto l’emozione e ha dovuto farsi largo tra gli applausi del pubblico della Rod Laver Arena. Come accade ovunque, trascinato sempre dalla sua parte. “Oh mio dio, non so come ho fatto, grazie al tifo! Due anni fa all’Australian Open ho perso al primo turno junior, e adesso sono qui, pazzesco! Ho solo giocato un punto alla volta, non si sa mai cosa succede in campo. Non posso davvero crederci”. Il cinismo mostrato in campo fa il paio con il candore dell’età. “Ho visto passare Rod Laver, volevo un selfie per Instagram, ma ero troppo emozionata. Faccio scuola on line, ma, considerate le circostanze, i miei insegnanti mi hanno consentito di prendermi il tempo di cui ho bisogno“. Quello necessario per continuare a stupire.

LA DELUSIONE DI NAOMI – In conferenza stampa la campionessa del 2019, appena spodestata, si è espressa così. “Sì, si può dire che sono rimasta sorpresa. Voglio dire, avrei potuto fare cose diverse? Non mi aspettavo che lei avrebbe giocato così. Mi sembra di affrontare una serie di esami che sono le partite di tennis, dalle quali impari di più quando perdi. Sentivo di non colpire sciolta e lei ha servito meglio dell’ultima volta. Non so, forse per il fatto di difendere il titolo mi sentivo contratta. Non volevo perdere con una ragazza così giovane! Ma lei ha meritato, e alla fine l’età non è importante. Davvero, fa male, mi dispiace per il mio team, eravamo arrivati qui sperando di vincere il torneo. Non è facile affrontare l’anno pensando a quello che ho conquistato l’anno scorso ma va bene, devo continuare a imparare. È una situazione ancora nuova per me essere la favorita. È stato uno di quei giorni in cui non riuscivo a fare nulla, il rovescio che di solito è solido mi ha tradito. Non è facile avere la mentalità vincente, qualcuno ce l’ha di natura, altri ci devono lavorare“.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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