Internazionali, follia di Kyrgios: lancia una sedia e lascia il campo

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Internazionali, follia di Kyrgios: lancia una sedia e lascia il campo

ROMA – Ne avevamo viste tante da Nick Kyrgios, ma questa rischia di batterle tutte

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Nick Kyrgios tira una sedia in campo - Internazionali BNL d'Italia 2019 (foto TennisTV)

dal nostro inviato a Roma

Ventiquattr’ore di fuoco per Nick Kyrgios – e dopo il fuoco il fumo, che è quello in cui vanno le sue speranze di giocare gli Internazionali in maniera perlomeno normale. Dopo le dichiarazioni oltre ogni limite, rilasciate al podcast No Challenges Remaining di Ben Rothenberg, è arrivata una squalifica che forse supera ognuna delle (non poche) precedenti. Bastano poche parole per sintetizzare: ha lanciato una sedia pieghevole in campo e poi se n’è andato.

 

I pareri personali su Nadal – “È il mio completo opposto, ed è sempre molto inviperito ogni volta che lo batto” – e Djokovic – “ha una ossessione malata, vuole a tutti i costi essere amato, vorrebbe essere Federer” – sono quelli che hanno fatto inevitabilmente più scalpore, ma Kyrgios non ha risparmiato altri colleghi, i loro staff e persino il pubblico. Una frase come “Perché dovrei mostrare rispetto per chi mi tratta comunque di m…a? Non me ne frega niente se hanno pagato per i biglietti“, riferita al battibecco con uno spettatore al torneo di Miami, cade a fagiolo poche ore dopo un altro episodio estremo. C’è infatti anche il quasi bipolare rapporto tra l’australiano e gli spettatori, in questo caso quelli del campo 3 del Foro Italico, dietro la sua sconfitta al secondo turno contro Casper Ruud, arrivata per squalifica all’inizio del terzo set. Paradossalmente proprio quando la folle situazione di giornata sembrava essersi normalizzata.

I fatti: dopo aver rimediato warning e penalty point per condotta antisportiva già nel giro di pochi game, Kyrgios era riuscito a spostare su “positivo” la levetta della sua pazzia, rimontando e vincendo un gran secondo set con i consueti colpi di giocoleria (alcuni riuscitissimi, altri molto meno); le cose sembravano girare per il meglio, anche perché il pubblico aveva iniziato a sostenerlo con cori e lui stava reagendo bene, partecipando anche a quelli in favore di Del Potro provenienti dalle tribune del campo adiacente. Un po’ più di buffonate del solito, qualche lancio di bottiglietta omaggio agli assetati delle prime file, si era visto ben di peggio. Poi però Kyrgios ha iniziato a venire distratto dai movimenti sugli spalti, se ne è lamentato con l’arbitro chiedendo polemicamente se dovesse servire con la testa girata, ha subìto il break e ha – come si suol dire – perso completamente la brocca.

Quando qualche altra parolaccia è costata a Kyrgios il penalty game del 2-1 – punteggio perfettamente recuperabile – lui ha in sequenza lanciato la racchetta in terra, calciato una bottiglia, preso e scaraventato in campo la sedia del giudice di linea, e infine richiuso il borsone per andarsene prima che il supervisor potesse arrivare in campo per ufficializzare il default. La richiesta di poter parlare con lui è stata rispedita al mittente. C’è da dire che le condizioni di gioco dei campi secondari dell’impianto romano, complice il “programmageddon” che univa gli incontri annullati mercoledì a quelli di giovedì, rasentavano la follia, con persone assiepate sui gradini o sulle transenne e altre che provavano a spostarsi per sbirciare i match adiacenti; tanti tennisti però sono riusciti comunque a superarle – lo stesso Del Potro si era lamentato del caos, generato peraltro dal match di Kyrgios, salvo poi chiudere vittoriosamente.

Adesso per Kyrgios il rischio è enorme: intanto dovrà rinunciare a tutto il prize money del torneo, inclusa l’ospitalità; incorrerà quasi certamente in una multa salata, e potrebbe essere squalificato per un periodo di tempo piuttosto lungo. L’australiano, ormai ventiquattrenne, non è nuovo a situazioni del genere, ma si credeva che gli eventi di Shanghai 2016 non potessero essere ripetuti, tanto meno peggiorati. Lui intanto ha preso in giro su Twitter l’esultanza polemica di Ruud, e ha già abbandonato la sede degli Internazionali. In un certo senso buon per lui, almeno non dovrà dividere lo spogliatoio con un Nadal e un Djokovic imbufaliti…

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Nole di notte: Djokovic conquista la semi a Roma, ma che fatica!

Novak Djokovic annulla due match point a Juan Martin del Potro e finisce la sua partita all’una di notte

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Novak Djokovic a Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tre ore ed un minuto di battaglia che hanno tenuto gran parte dei 10.000 del centrale incollati ai propri scranni fino a notte inoltrata, fino a quando “i tram non vanno avanti più”, hanno consegnato a Novak Djokovic le chiavi della semifinale degli Internazionali BNL d’Italia. Ma se l’è dovuta sudare, davanti a un Juan Martin del Potro in grandissimo spolvero, con un rovescio micidiale che per oltre due set ha tenuto sotto scacco il numero uno del mondo.

Juan Martin del Potro è il tennista con più vittorie contro numeri uno del mondo a non esserlo stato lui stesso. È un dato curioso che si compone di due parti – essere al livello dei campioni per una notte e non riuscire ad esserlo abbastanza a lungo – entrambe le quali sono state dimostrate al meglio nelle tre ore in cui l’argentino è andato a un passo dal battere Novak Djokovic: 4-6 7-6 6-4 lo score conclusivo, con occasioni sprecate per entrambi ma che, come è ovvio, bruceranno a lungo soltanto per lo sconfitto. Che per un solo punto, due volte, avrebbe potuto essere vincitore.

 

Djokovic arrivava all’incontro con Del Potro con lo stesso tempo di gioco (3:09) e gli stessi precedenti (19) di Nadal contro Verdasco, ma con un rischio percepito indubbiamente diverso. Tempo pochi punti e si è capito perché “Palito” è uno degli avversari potenzialmente più pericolosi per il re del ranking. Nonostante l’umidità della sera rendesse il campo più adatto al gioco di disinnesco e contrattacco di Djokovic, lui ha mostrato fin dall’inizio estrema fiducia non solo nel solito drittone ma anche nel rovescio, ormai giocato come completo colpo di scambio e anche di attacco. Paradossalmente per l’intero primo set gli errori principali di Djokovic sono arrivati con lo scambio dalla sua parte, quando ha potuto scegliere e lo ha fatto male cambiando con lo slice di rovescio (in rete), una palla corta (terribile), o semplicemente un attacco al momento sbagliato.

Del Potro è riuscito ad annullare tutte le sei palle break del primo set e approfittare di un singolo game meno riuscito da parte del serbo per portarsi in vantaggio, e da lì il livello dell’incontro ha iniziato a crescere esponenzialmente. Djokovic ha ottenuto finalmente il break grazie a un rimbalzo maligno sulla riga di fondo – entrambi si sono lamentati spesso delle condizioni del campo, e non sono stati né i primi né i secondi né i terzi del torneo – e sembrava diretto verso la rimonta, come già capitato in una esagerazione di volte nella sua carriera. Del Potro invece ha reagito, annullando set point sul 5-2 e trascinando il secondo set non soltanto fino al tie-break, ma fino al 6-4 in suo favore. Doppio match point.

La racconta Djokovic: “Lui con un solo mini-break era avanti, poi un dritto sbagliato in campo aperto dopo che lo aveva messo a segno per l’intera partita mi ha aiutato a rientrare“. I fatti dicono che il secondo match point Djokovic lo ha annullato con la prima di tante palle corte vincenti, a sfruttare la difficoltà di “Palito” nello scattare verso la rete (un po’ come se la prima, sbagliata goffamente, fosse stata una sorta di test). Però la prima è andata proprio come la racconta Nole: gran servizio e dritto in campo aperto tirato largo, pavido, dopo che non ne aveva sbagliato uno per l’intera partita anche quando era costretto a giocarne una moltitudine prima di riuscire a sfondare.

A fine set, con le due ore di gioco abbondantemente passate, la parità appariva come un grosso vantaggio per Djokovic. Il medical time out chiamato da Del Potro per un problema al piede, con lui che in panchina si disperava platealmente per il dolore e per l’errore, sembrava il preludio a uno di quei set conclusivi a senso unico. Invece il fato dell’argentino è stato in un certo senso ancor più crudele: lo stesso dritto, identico, primo colpo in uscita dal servizio, il suo “signature shot”, il martello di Thor, eccetera, lo ha tradito al momento di convertire palle break e poi al momento di salvarle. Ottenuto il vantaggio anche nel punteggio, Djokovic semplicemente ha smesso di concedergli anche quel pochissimo lascito ha ottenuto la sua semifinale.

Mancherà il derby argentino con Diego Schwartzman, che ore prima nel pomeriggio aveva superato Kei Nishikori sopravvivendo a una grossa rimonta da 5-0 nel primo set. Tra i tanti che hanno o avrebbero potuto approfittare del caos del giorno prima, è stato lui a dimostrarsi più solido a calma ristabilita. Se basterà anche contro Djokovic, difficile dirlo e forse anche crederlo: se contro Del Potro si è notato qualche errore è stato soprattutto perché stonavano all’interno di una prestazione lunga e ad altissimo livello di entrambi. Uno degli incontri migliori degli Internazionali del 2019, senza dubbio. A premiare chi tra il pubblico ha avuto la forza di resistere alla pioggia, ai ritiri, alla mezzanotte che si avvicinava e poi passava, e che alla fine è il vero gladiatore del Foro Italico. 

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Verdasco parte forte poi finisce la benzina, Nadal in semi a Roma

Rafa rischia un doppio break di svantaggio nel primo set poi vince 8 giochi di fila. Sarà rivincita con Tsitsipas. Schwartzman elimina Nishikori

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Rafael Nadal - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

RAFA RECUPERA POI DOMINA – È un Rafael Nadal in crescita, anzi in accelerazione, quello che batte Fernando Verdasco 6-4 6-0 e raggiunge ancora una volta le semifinali agli Internazionali BNL d’Italia. Sui due spagnoli gravava il peso dell’intera sessione diurna, dopo i forfait di Federer e Osaka, e almeno all’inizio la partita c’è stata eccome: il sette volte campione ha avuto una prima metà di gara tutt’altro che brillante, con il suo venti volte sfidante che ha invece provato subito a mostrare i muscoli. La battaglia è durata però giusto quanto serviva a evitare un terzo match completamente a senso unico. Poi, per la terza volta in due giorni, Nadal ha rifilato un bagel all’avversario ed è tornato a sembrare quello che è da sempre: il dominatore della terra battuta.

 

Con un giovedì da due match vinti al set decisivo, per un totale di cinque ore passate in campo, Verdasco ha probabilmente intuito che avrebbe avuto chance soltanto arrembando fin dai primi game. Nella speranza di cogliere Nadal di sorpresa e non finire la benzina prima del traguardo, ha vinto i primi due punti forzando degli scambi lunghi e poi ha strappato il primo turno di servizio del torneo al maiorchino con un gran passante di dritto. A confronto con un Rafa in difficoltà nel palleggio, incapace di dominare e soprattutto di trovare il colpo per mettere in difficoltà il connazionale, Verdasco è apparso inizialmente quasi in totale controllo. La clessidra non si è però schierata dalla parte di “Nando”: dopo tredici minuti si erano completati appena due game, pur entrambi vinti da lui, e dopo venti l’altro era riuscito a salvare la palla del tre a zero pesante e aveva sbloccato il suo punteggio.

“Lui ha giocato in maniera incredibile nel primo set: nessun errore, un sacco di vincenti, anticipava la palla. Io avevo comunque buone sensazioni fin dall’inizio” ha detto Nadal in conferenza stampa. Un po’ di fortuna col nastro e l’impossibilità di continuare a indovinarle tutte gli hanno permesso di rientrare sulla parità a metà set, e la partita di fatto è completamente girata poco dopo. Sul quattro pari Verdasco lo attaccava in risposta e arrivava a tripla palla break, ma lui si salvava con l’unica arma davvero funzionante della sua giornata: il servizio. Nel turno successivo Verdasco continuava a spingere ma perdeva il controllo dei colpi, aprendo la diga a un flusso di otto game consecutivi, arrestati soltanto dalla stretta di mano. Soltanto sul tre a zero Nadal ha dovuto rintuzzare una reazione, annullando palle del contro-break; poi le scarsissime energie residue di “Nando” non hanno permesso ulteriori colpi di coda.

Nadal adesso è atteso da un po’ di meritato riposo – “e da una cena niente, senza servizio in camera tardissimo” ha scherzato – e poi dalla rivincita con Stefanos Tsitsipas, esentato dal suo match a causa del forfait di Federer. “So cosa è successo la scorsa settimana” ha detto il detentore del titolo al Foro, “conosco la soluzione. Ma la teoria è facile mentre metterla in pratica lo è molto meno”. Si accende l’allarme semifinali: sia a Montecarlo, sia a Barcellona, sia a Madrid è stato il penultimo round ad essere improvvisamente fatale a Rafa. Tre vittorie in scioltezza – o quasi – e poi una improvvisa battuta d’arresto finora sono il leitmotiv della sua amata primavera su terra. “Non paragono una settimana all’altra” ha voluto precisare lui, che però quest’anno sta sempre più spesso mettendo le mani avanti: “se gioco bene avrò la possibilità di vincere, se gioco male magari non sarà nulla ma quasi”.

Difficile pronosticare cosa accadrà sabato pomeriggio contro il numero uno di Grecia, nonché numero sette del ranking mondiale. “Non mi stupisce che Stefanos sia a questo livello, a fine anno col mio team facciamo previsioni su quale giovane entrerà in top ten e lo scorso anno io avevo fatto il suo nome”. L’impressione è che al momento della sfida con un avversario di quel livello, le vittorie precedenti contino all’incirca quanto quelle ottenute in uno sport differente. Nadal si sente comunque in miglioramento costante, e se Roma non è Madrid per lui sarà comunque giocare “in casa”. Per non aumentare il rischio di chiudere la stagione sul rosso… in rosso, però, dovrà evitare ogni tipo di passo falso. Dal primo all’ultimo dei punti.

DIEGO SCHIANTA KEI – Le fatiche di ieri sono costate tantissimo anche a Kei Nishikori che ha raccolto appena 6 giochi contro Diego Schwartzman sul Grandstand nel primo match maschile di giornata. Nishikori aveva concluso il suo doppio impegno in serata battendo Struff in 3 set. Schwartzman aveva invece dominato sia contro Ramos che contro il nostro Matteo Berrettini. L’argentino oggi si è portato avanti 5-0 prima di chiudere il primo 6-4. Equilibrio fino al 2 pari nel secondo e poi un altro parziale di 4 giochi. Attende ora il vincente del match serale tra Djokovic e del Potro.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. [7] J. M del Potro 4-6 7-6(6) 6-4
D. Schwartzman b. [6] K. Nishikori 6-4 6-2
[8] S. Tsitsipas b. [3] R. Federer W/O
[2] R. Nadal b. F. Verdasco 6-4 6-0

Il tabellone completo

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Clamoroso: Roger Federer si ritira! Salta il match con Tsitsipas

ROMA – Prima Osaka ora Federer. Pura precauzione in vista di Parigi? La gamba destra il problema

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Roger Federer - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

Dopo quello della numero 1 del mondo Naomi Osaka esplode come una bomba la notizia che anche Roger Federer abbandona il torneo di Roma prima ancora di difendere le sue chances contro Tsitsipas. Davvero un brutto colpo per il torneo che lo aveva eletto a proprio beniamino (come del resto accade ovunque). Ieri Roger aveva fatto ad un certo punto una leggera scivolata che gli aveva destato qualche preoccupazione per un improvviso dolorino a una gamba, la destra. Aveva chiesto l’intervento del fisio, “perchè sulle prime si ha sempre un po’ di paura quando accadono certe cose e si teme il peggio, ma dopo cinque minuti mi era sembrato che non fosse niente di grave” diceva ieri in conferenza stampa.

Niente faceva presagire il suo forfait. e dunque Tsitsipas, senza giocare approda alla semifinale del Master 1000 di Roma dove attende il vincente di Nadal-Verdasco. Per lo svizzero questo è solamente il quarto walk over concesso nella sua lunga carriera, che conta 1202 incontri vinti. I precedenti sono Bercy 2008 contro Blake, Doha 2012 contro Tsonga e le Finals di Londra 2014 contro Djokovic dopo la battaglia con Wawrinka (quell’infortunio fece dubitare sulla sua partecipazione alla finale di Coppa Davis contro la Francia). Roger ha dichiarato: “Sono deluso di non essere in grado di giocare oggi, non sono al cento per cento fisicamente e dopo essermi consultato con il mio team abbiamo deciso di non giocare. Roma è sempre stata una delle mie città preferite e spero di ritornare l’anno prossimo.”

 

Ieri lo svizzero ai media francesi, parlando della sua partita vinta contro Coric, avevo commentato un episodio che lo ha visto protagonista: un pericoloso scivolone sulla riga che gli ha procurato, oltre all’immediato dolore, anche un bello spavento. “Dopo esser scivolato su una linea mi sono fatto un po’ male alla gamba ma adesso va molto meglio. Ho avuto paura di essermi fatto più male del previsto ma dopo un paio di game il dolore è andato via. Quando subisci uno shock può capitare di avere questa impressione.” Evidentemente questa sensazione si è rivelata sbagliata e il dolore ha finito per riacutizzarsi.

Parlando poi delle difficoltà nell’affrontare il giovane croato aveva aggiunto: “era molto importante vincere il primo match per iniziare bene il torneo, poi ha iniziato a fare un po’ più fresco e per questo si sono viste partite migliori. All’inizio il secondo match è stato molto più complicato, ho fatto fatica a vedere bene la pallina. Coric è uno che ama mettere la palla profonda mentre io sono uno che ha un gioco più creativo, cerco le linee, questo genere di cose. Dopo il primo set perso gli sono rimasto attaccato, e bisognava vedere se sarebbe stato in grado di battermi perché l’ultima cosa che volevo era regalargli la partita. Al terzo sono rimasto calmo nei momenti più tesi e tutto è andato bene”.

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