Il forfait di Roger Federer poteva essere evitato da una maggiore professionalità

Editoriali del Direttore

Il forfait di Roger Federer poteva essere evitato da una maggiore professionalità

Un Roger, sempre sfortunato qui, ha sottolineato senza peli sulla lingua, un ripetuto errore dell’organizzazione del torneo. L’elenco dei rimproveri di troppi giocatori. Cinque le maggiori magagne

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Roger Federer - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Chi ha detto torneo bagnato torneo fortunato? Questi Internazionali d’Italia di fortuna ne hanno avuta ben poca, almeno fin qui. Il forfait di Federer dispiace a tutti e costa molto caro…anche se Binaghi non decidesse di ridurre del 50% il costo del biglietto per venire incontro ai suoi tifosi della prima ora. Sembrava che Federer se lo sentisse, ancor prima che scivolasse e si fosse messo paura. Lo ha fatto presente con grande chiarezza, a più riprese e… se leggete più in basso saprete tutto e capirete meglio.

A PROPOSITO DI EDIZIONE FIN QUI SFORTUNATA

 

Si è cominciato con i ritiri di tre campionesse di Slam, Serena Williams, Caroline Wozniacki, Jelena Ostapenko, poi c’è stata la prima giornata cancellata interamente dalla pioggia in mezzo secolo che ha costretto per la prima volta nella storia del terzo millennio tutti i sopravvissuti Fab 3 – Murray è in fuorigioco – a giocare due match nello stesso giorno. Per l’appunto hanno tutti coloro che si sono qualificati per i quarti hanno dovuto giocare e vincere due partite. Per l’appunto – ancora – cinque di quegli otto vincitori, erano già stati contemporaneamente nei quarti esattamente dieci anni fa, anno del Signore 2009. Quando non ci si preoccupava ancora delle condizioni atletiche dei top-player, né tantomeno si ipotizzavano infortuni o pensionamenti alle viste.

UNA PIOGGIA DI CRITICHE E CINQUE ACCUSE PIÙ SERIE

Nel frattempo sull’organizzazione del torneo romano si è abbattuta – quasi fosse la congiura di Catilina – una pioggia mai vista di critiche e accuse pesantissime proveniente da una folta moltitudine di giocatori.

Molti sconfitti – che in quanto tali potevano far pensare si trattasse di rosiconi in cerca di alibi (Thiem, Goffin, Cecchinato, Fognini) – ma anche alcuni vincitori (Djokovic e Federer di cui più sotto pubblico le critiche davvero pesanti e supergiustificate… anche alla luce del ritiro di cui è stato vittima) si sono uniti al coro dei primi rendendo le proteste generali più credibili quantomeno per questi cinque ordini d’argomentazione:

a) l’inutile attesa di una sessantina di giocatori di mercoledì (non si potevano liberare e mandare a casa oltre la metà di quelli anziché farli stare a vegetare nella players lounge?)
b) la programmazione di giovedì che ha reso anche il pubblico particolarmente insofferente dal momento che in gran parte non riusciva a vedere ciò che il biglietto avrebbe dovuto garantirgli
c) le condizioni insufficienti di troppi campi (il velocissimo 2 per la pochissima terra rossa, il Grand Stand per la scarsa compattezza del terreno, il 5… Lleyton Hewitt confinato in periferia fino a tarda notte giurò che non sarebbe mai più tornato e non l’ha mai più fatto)
d) l’idea di innaffiare i campi, anche il centrale, a fine set senza preoccuparsi elementarmente di asciugare le righe che restavano bagnate e scivolose…come ha potuto suo malgrado scoprire Federer che aveva anche avvertito l’arbitro della loro pericolosità
e) troppe volte negli anni gli orari sono risultati sbagliati, con match finiti a notte fonda in un ambiente spaventosamente umido e foriero di infortuni per qualunque atleta

NON È DAVVERO IL QUINTO SLAM. ANZI. SE NE DISCUTE LO STATUS DI MASTERS 1000

Credetemi: l’opinione generale di gran parte dei giocatori, e dei colleghi stranieri, è che quello di Roma – ferma restando l’indiscutibile incomparabile bellezza della città, del Pietrangeli davvero unico, della location angusta e tuttavia spettacolare – sia un Masters 1000 non all’altezza degli altri della stessa categoria, altro che quinto Slam. Troppi pochi campi (per questioni insuperabili di spazio) e (invece superabili) troppo mal tenuti. “Your groundsmen are bad” è stato il commento di un professionista che citava invece la grandezza di Eddie Seaward, il groundsman di Wimbledon scomparso una settimana fa.

LO METTONO IN DUBBIO ANCHE GLI SPETTATORI. PERCHÉ?

Poi, a prescindere dalle considerazioni critiche dei grandi protagonisti dello show tennistico, anche gli spettatori hanno rimproverato all’organizzazione un eccesso di cinismo davvero poco giustificabile, anche in tempi in cui la logica del massimo profitto viene abbastanza compresa ed accettata.

Ma il rincaro progressivo dei biglietti – siano esso stato ante o post arrivo di Federer –  i puerili tentativi di giustificazioni, le programmazioni certamente indecorose (tipo quella dell’ultima ora di mercoledì sera, nel tentativo di evitare qualsiasi rimborso ai possessori dei biglietti ground e Grand Stand) nei confronti di appassionati che  avevano compiuto sacrifici economici e logistici per ritrovarsi ore e ore sotto la pioggia, con ripari scarsi e di fortuna e toilette in pessimo stato, il raddoppio degli ingressi nella giornata di giovedì che ha finito per suscitare preoccupazione perfino nei vigili del fuoco per gli ordinari motivi di sicurezza legati ad un eccesso di folla incontrollabile (come far uscire i possessori dei ground che si erano asserragliati sul Pietrangeli?) – non potevano passare sotto silenzio (almeno per una stampa non complice).

UNA FEDERAZIONE TROPPO CINICA, POCA RISPETTOSA DEL PUBBLICO

Ho ribadito più volte lo stesso concetto. Una federazione che istituzionalmente deve preoccuparsi di promuovere soprattutto il tennis e di gratificare i propri appassionati, non deve puntare cinicamente a penalizzarli ulteriormente dopo una giornata persa e già certamente deludente di per se stessa. Quegli spettatori delusi sono quelli che vanno tenuti buoni per l’anno prossimo, per quelli a venire. Qualunque modesto imprenditore lo capirebbe. E non li spingerebbe a recarsi invece a Montecarlo, a Madrid, al Roland Garros.

I TANTI FORFAIT SONO LEGATI ANCHE ALLA VICINANZA CON IL ROLAND GARROS?

A tutte le disavventure citate si sono aggiunte questo venerdì i forfait di Naomi Osaka, la n.1 del mondo, non una tennista qualsiasi (dopo che anche la n.2 Kvitova e la n.3 Halep erano uscite di scena per andare a far compagnia alla regina delle ultime due edizioni Svitolina e alle ritirate dei primissimi giorni) e poi di Roger Federer, il tennista più amato ed atteso, quello che sembrava poter compensare da solo con la sua presenza alle fasi finali del torneo la fuoriuscita contemporanea dei 4 italiani che fino a giovedì mattina erano ancora in gara e suscitavano tante speranze.

IL RITIRO DI FEDERER NON È FRUTTO DEL CASO MA DI UN ERRORE. LO SPIEGA LUI

“No Roger no party!” ha subito scritto qualcuno che era rimasto più impressionato dal record dei ritiri e dei millimetri di pioggia caduti in un mercoledì di metà maggio che da quelli legati agli incassi e ai biglietti ripetutamente annunciati dalla FIT. Ma, esaurita, questa lunga premessa veniamo al ritiro di Federer. Che ieri sera doveva avere avuto qualche premonizione dopo la brutta scivolata che subito gli aveva fatto temere il peggio.

Riporto qui in inglese quanto aveva detto a proposito della sua discussione con l’arbitro. E che mette di nuovo nel mirino – e non meno pesantemente di altri – l’organizzazione del torneo.

What was the debate with the umpire about the court? You felt it was slippery or something? (Qual era la discussione con l’arbitro sul campo? Hai avvertito che era scivoloso?)
ROGER FEDERER: I don’t quite understand how players just go with it. They water the court, call time, players kind of check the lines. They’re like, Okay, I guess we can play. (Non capisco proprio come i giocatori possano accettare questo stato di cose… Bagnano i campi, chiamano il ‘time’, i giocatori controllano le righe e dicono ok…).

The lines are wet. Wet lines means you slide. When I slid, caught myself, I did hurt my toe for like two games. My leg also was hurting a little bit. I don’t know. I just don’t understand! They don’t make us play because Carlos told me, You don’t have to play. I told him, Why did you call time? You make us stand there and feel the pressure from 10,000 people and live audience. (Ma le righe sono bagnate, e quando sono bagnate ci scivoli sopra. Quando sono scivolato mi sono fatto male all’alluce per due game. Anche la mia gamba mi faceva un po’ male. Non capisco! Carlos mi ha detto: “Non devi giocare…” e allora io gli ho detto, ma allora perché chiami il “time”? Ci obblighi a stare in piedi lì, a sentire la pressione di 10.000 persone e l’audience televisiva live…”).

The player will always cave at the end, say, I guess I have to play. Can’t wait. It’s going to take five minutes basically. That’s what it’s going to take until the lines are dry. (Il tennista alla fine cede, si sente in dovere di giocare. Non può aspettare… Dovrebbe aspettare 5 minuti, cioè quanto ci vuole perché le righe siano asciutte).

I don’t think we should play with wet lines. Nobody wants an injured player because of something silly like this just to keep the match going. That’s why I thought it was great what the ball kids did, to dry the lines. It’s quickly done. I know it’s a bit of a pain to do it. It’s for safety of the players. (Non credo che si dovrebbe giocare con le righe bagnate. Nessuno dovrebbe desiderare un giocatore infortunato perché un qualcosa di sciocco ti obbliga ad andare avanti. Ecco perché pensavo che era ottimo che i raccattapalle stavano facendo (in quel momento): asciugavano le righe. Ci vuole poco. Capisco che sia un poco fastidioso (doloroso…) aspettare. Ma è per la sicurezza dei giocatori).

That’s just what I was referring to. How about just we sit here and then you call us rather than calling us and I have to make the call? I’ll just keep playing because that’s what you do by looking at the line for the fifth time, still seeing that it’s wet. I don’t know. I can’t go sit down again. The show must go on. (Questo è quello cui mi riferivo. Perché non possiamo stare seduti e tu chiami noi ma non pubblicamente (con il time…) e sono io che devo dirti cosa fare. Mi trovo a continuare a giocare, a guardare la riga ancora bagnata per cinque volte, constatando che è ancora bagnata. E non posso a quel punto tornare a sedermi perché…lo show must go on!)

That’s really what it was about. I’m amazed how the players are, Okay, we’ll play with wet lines. It’s been going on like this for years. I’ve always thought it’s dangerous with wet lines.

Questo è quel di cui sto parlando. Mi stupisce che i giocatori accettino, che dicano, ok si continua a giocare con le righe bagnate. Questa cosa va avanti da anni. Io ho sempre pensato che è pericoloso…”.

ERRORI NON GIUSTIFICABILI. INACCETTABILI

Beh, ragazzi, di cosa stiamo parlando allora? Avete capito perché ho fatto quel titolo che vi può sembrare provocatorio, o – ai miei abituali detrattori -. può apparire frutto di un pregiudizio anti-FIT? Errori di questo tipo, in un torneo professionistico che dovrebbe essere fra i primi 9 dopo i 4 Slam, non sono accettabili né giustificabili. Così come non è accettabile che i campi non siano perfetti (Djokovic lo va ripetendo da anni). Questo non è un torneo junior (e io riprendo uno spunto di Fognini che proprio questo ha sottolineato in un suo GIF). Già un torneo combined di queste dimensioni non è facile da gestire perché il Foro è bello ma troppo piccolo. Troppi pochi campi. Basta che succeda quel che è successo mercoledi ed è un casino. Pagato in gran parte dagli spettatori, ma anche da parecchi giocatori.

UN RITIRO PRECAUZIONALE. ROGER HA RAGGIUNTO IL SUO OBIETTIVO

Data a Federer quel che è di Federer dico che a mio avviso il suo ritiro è stato soprattutto precauzionale. Se non ci fosse stato il Roland Garros dietro l’angolo avrebbe giocato anche contro Tsitsipas. E, chissà se non sarebbe sceso in campo anche…nel caso avesse avuto di fronte un avversario più abbordabile del greco in questo momento (ma quest’ultima è un’illazione più forte della precedente, lo ammetto: nessuna delle due è suffragata da vere certezze). Se hai un minimo dolorino in qualsiasi parte del corpo, ci vuole pochissimo a che per motivi di postura esso si trasformi in uno stiramentino o anche peggio. In fondo Roger venendo a Roma dopo la sconfitta nei quarti a Madrid ha ottenuto quel che voleva: ha giocato altre due partite (Sousa e Coric) in eccellente preparazione per Parigi su campi meno diversi di quelli madrileni. Le due partite in più che avrebbe preferito giocare a Madrid. È venuto a Roma cinque giorni, s’è allenato con un po’ di colleghi (tra cui il giovane Sinner…).

Affrontare uno dopo l’altro Tsitsipas e nel migliore dei casi poi Nadal e poi pure Djokovic in soli tre giorni non avrebbe avuto molto senso. Avrebbe rischiato di incrinare un equilibrio fisico già precario a 37 anni e mezzo e di farsi male e …in caso di vittoria gli avrebbe procurato solo maggior pressione al Roland Garros mentre in caso di sconfitta un inevitabile calo di fiducia nelle proprie chances parigine. Se con quelli ci perdi due set su tre, come li batte tre su cinque?

LE 11 PRESENZE SFORTUNATE DI FEDERER A ROMA

Di sicuro a Roma non fa bene l’eccessiva vicinanza con il Roland Garros. I tanti, troppi ritiri, si spiegano anche così. Fossi dirigente FIT una mia priorità sarebbe certamente battermi per allontanarsene di una settimana. Di sicuro Federer a Roma, quattro finali perse: non è davvero fortunato. Qui ringrazio caldamente il lettore che ha ricapitolato le sue disavventure romane e cui propongo immediata assunzione a patto che non sia così preparato soltanto su Federer. Copio e incollo il suo CV romano:

-2003: finale persa contro Mantilla
-2006: finale persa contro Nadal dopo aver avuto due matchpoint sul 6-5 15-40 quinto set ed essere poi stato in vantaggio 5-3 nel tb
-2007: sconfitto agli ottavi da Volandri (partia giocata malissimo; era però reduce da un infortunio)
-2008: sconfitta ai quarti contro Stepanek in due tb (conduceva 3-1 servizio nel primo tb, 5-2 nel secondo)
-2009: sconfitta contro Djokovic in semifinale, conduceva 3-1 nel terzo set
– 2010: sconfitta contro Gulbis al secondo turno in tre set dopo aver vinto il primo 6-2
-2011: sconfitta contro Gasquet agli ottavi in tre set. dopo aver vinto il primo perde 2 tb
-2013: sconfitta in finale contro Nadal, 6-1, 6-3, minor numero di game racimolati contro lo spagnolo insieme alla finale RG 2008
-2014: sconfitta ai sedicesimi contro Chardy in tre set. Chardy annulla il matchpoint a Federer sul 6-5 tb terzo set con un disperato dritto incrociato in corsa 
-2016: sconfitta agli ottavi contri Thiem, partecipazione al torneo dubbia fino all’ultimo per problemi alla schiena
-2019: torna a giocare il torneo dopo tre anni, gioca due match in un giorno e il giorno dopo si ritira per infortunio…

INVECE RAFA NADAL…

Invece per Rafael Nadal le cose funzionano diversamente, al di là dei sette trionfi già celebrati. Deve affrontare Tsitsipas che intanto è già sicuro di salire a n.6 ma arriva al duello-rivincita della semifinale di Madrid avendo perso 6 games in 6 set. Uno a set di media fra Chardy, Basilashvili e Verdasco, quest’ultimo irresistibile solo per tre game.

DJOKOVIC E DEL POTRO, UN MATCH FANTASTICO

Mentre il match vinto da Schwartzman sul deludente Nishikori non ha entusiasmato – era difficile che potesse farlo – Djokovic e del Potro hanno dato grande spettacolo, decisamente la migliore partita del torneo insieme a quella di Federer vs Coric e con un andamento tutto sommato abbastanza simile per il fatto che il vincitore, Djokovic, ha annullato due match point all’argentino che li ha avuti sul 6-4 nel tiebreak del secondo set. I due match point di Coric contro Federer erano invece arrivati nel terzo set. Nel duello fra il n.1 del mondo e il n.9 i due match point per “la Torre di Tandil” – ribadisco – ci sono stati nel tiebreak del secondo set dopo che Delpo aveva vinto il primo per 6-4.

Nel primo di quei due match point Delpo, che aveva servito, ha sbagliato un dritto assai comodo, facile per lui, certo per la tensione. Un errore pagato caro. Nel terzo set Delpo ha avuto tre palle break per il 3-1, e anche lì ne ha mancato una con un dritto che non avrebbe mai dovuto sbagliare. Djokovic è stato il solito incredibile e irriducibile difensore, capace di incredibili recuperi sui micidiali missili di dritto di Delpo. Sfumate quelle tre opportunità, come spesso accade, è stato il serbo a conquistare il break nel game successivo sebbene Delpo si fosse portato avanti 40-30 con una straordinaria demivolee giocata in ginocchio e con un tocco pazzesco. Di fronte al quale Djokovic non ha saputo trattenersi: è andato sotto rete e ha voluto dare il cinque a Delpo. Un momento bellissimo. Ma da quel momento in poi Nole ha infilato una serie di sette punti consecutivi. E riuscendo a tenere poi gli ultimi suoi servizi senza rischiare il break.

La partita è finita alle una e dieci del mattino, dopo 3 ore e 8 minuti di incredibile, splendida battaglia. Tanto per cambiare, in più d’una occasione, Djokovic ha rimproverato a un campo imperfetto qualche cattivo rimbalzo. Incluso quello che gli ha annullato beffardamente una palla break per il 5 pari nel primo set. Set che ha perso 64. Poi però Nole ha vinto il secondo annullando i due match point e il terzo.

LA NOTIZIA PIÙ BELLA: AVER RITROVATO IL VERO DEL POTRO (PERFINO DI ROVESCIO)

La notizia più bella, però, è che Del Potro sembra proprio davvero recuperato. Non ha giocato bene solo di dritto, ma anche col rovescio ha fatto diversi vincenti, soprattutto in lungolinea. Soprattutto lo ha tirato forte anche in palleggi prolungati contro un Djokovic che spingeva forte anche lui. Non lo avevo più visto così da tempo, e soprattutto sulla terra rossa, quasi che avesse dimenticato tutte le operazioni patite al polso. Alla luce di quanto visto contro Djokovic il tennis ha ritrovato un suo grande protagonista.

Per quanto riguarda Djokovic non credo che ne risentirà più di tanto nella semifinale serale contro l’altro argentino Schwartzman (28 cm più basso…) che ha dominato Nishikori nei quarti. Nole ha battuto “El Peque”, il piccoletto, due volte su due, sempre in Slam: all’US Open nel 2014 e al Roland Garros nel 2017 (in cinque set però).

E oggi per le semifinali maschili e femminili cosa aspettarsi? Ne parlo in un altro editoriale che uscirà fra qualche ora, e nel quale sottolineo una curiosità di tipo… giornalistico. Qualunque risultato andrà bene. Quel che non si potrebbe sopportare sarebbe un altro piovasco con dei rinvii a domani. Il tempo si preannuncia dispettoso, ma domani domenica ahinoi ancor di più. Eppure questo torneo ha già sofferto abbastanza.

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Editoriali del Direttore

Nadal ha smentito chi gli pronosticava vita breve. Sorpasserà Federer?

PARIGI – Non era mai stato così vicino a Roger Federer: solo 2 Slam. E ha 5 anni di meno avendo saltato 8 Slam contro i 4 dello svizzero

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Rafael Nadal, trofeo - Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

da Parigi, il direttore

Non c’era bisogno che Rafa Nadal vincesse per la dodicesima volta il Roland Garros per capire che è stato decisamente il più forte tennista sulla terra battuta della sua epoca.

È forse da sottolineare ancor più – come ha giustamente fatto Steve Flink nel nostro video in inglese – che Rafa ha vinto tutte le finali che ha giocato. Perché, come ha spiegato, quando giochi una finale anche il tuo avversario è in fiducia, l’ha raggiunta dopo aver vinto sei match di fila e magari contro avversari fortissimi (come è stato il caso di Thiem che ha battuto Djokovic n.1 del mondo e vincitore degli ultimi tre Slam).

 

Arrivi in finale, hai tanta pressione addosso, sei il favorito – nel caso di Nadal lo è sempre –  e di solito è quello l’incontro più difficile. Quando perdi in ottavi, come gli è accaduto con Soderling nel 2009, o nei quarti come gli è accaduto con Djokovic nel 2015 (e sono le sole due sconfitte in 95 match), beh è un po’ un’altra cosa. Anche se non significa che hai preso sottogamba l’avversario… figurarsi se Rafa poteva prendere sottogamba Djokovic nel 2015, in quel momento era meno forte e perse.

Tornando a sottolineare l’importanza di quel dato, 12 finali e 12 vittorie, sarà bene ricordare anche che Rafa non ha mai neppure avuto bisogno di arrivare al quinto. Cinque volte ha vinto in tre set, sette volte in quattro. E se scendiamo ancora più nei dettagli relativamente alle sette vittorie in 4 set, osservo che il quarto set è stato un 6-1 con Thiem quest’anno, un 6-1 con Federer nel 2011. Del resto in tutti i suoi 95 duelli parigini due sole volte Rafa è stato trascinato al quinto set. Nel 2011 da John Isner al primo turno e poi da Novak Djokovic quando lo batte’ in quel famoso duello dello smash sbagliato da Novak, direi fosse il 2013

Una supremazia altrettanto schiacciante la dimostrò Borg quando vinse alcuni dei suoi Roland Garros – nel ’78 mi pare che cedette zero set e 32 game, di cui 10 con Tanner, quindi con gli altri sei avversari una media di 3 game a set! – ma un conto è vincere 6 Roland Garros (su 8, ci sono le due sconfitte con Panatta) e un altro è vincerne il doppio.

Si innesta qui poi il discorso degli Slam. Rafa, che ha cominciato dopo a vincerli dopo Roger per motivi anagrafici ne ha concentrati 12 su 18 a Parigi. Da un lato questo è indubbiamente uno straordinario exploit perché negli Slam non l’aveva mai realizzato nessuno (Margaret Court ne aveva conquistati 11, ma in Australia e davanti a concorrenze ridotte) e nei tornei pro anche le 12 vittorie di Martina Navratilova a Chicago non mi paiono comparabile, a prescindere dalla solita diatriba fra valori del tennis maschile e del tennis femminile.

Dall’altro lato questo stesso dato ha un rovescio della medaglia: premia un super-specialista della terra battuta, ma sottolinea rispetto a Federer e soprattutto a Djokovic un CV meno completo; i due rivali hanno distribuito i propri trionfi in maniera più equilibrata fra erba, cemento e terra. Un CV meno completo, dicevo, però ci sono anche 8 finali perdute negli altri Slam oltre ai 6 Slam vinti fuor di terra. Insomma, piano a sostenere che Rafa non sia un tennista completo solo perché sulla terra rossa è di gran lunga il più forte di tutti.

Rafa Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

A Djokovic e Federer Rafa ha lasciato solo briciole sulla terra. Uno Slam ciascuno. Ma anche loro non è che sulla terra rossa si siano dimostrati poco forti: Roger ci ha perso 4 finali, Nole 3. Federer sull’erba ha vinto 8 titoli, ma è stato un pochino più… generoso con i due grandi rivali, due Wimbledon ha vinto Rafa, quattro ne ha vinti Djokovic. E poi c’è stato pure Murray, due anche lui.

La novità che emerge da questo Roland Garros dominato oltre ogni dire da Rafa, nonostante un Thiem decisamente cresciuto e protagonista di due splendidi set prima del “piccolo calo” (così lo ha definito lui con un pizzico di generosità verso se stesso), è che Rafa non è mai stato così vicino a Roger nel conto degli Slam. La minima differenza era stata fin qui tre. Ma per il fatto che Roger ha vinto il suo ultimo Slam all’Australian Open 2018 e poi ci sono stati nel mezzo due Roland Garros vinti da Nadal e tre Slam vinti da Djokovic ecco che le distanze fra i due eterni duellanti si sono ravvicinate.

Superare Federer mi farebbe certo piacere, ma non è un’ossessione. Mi considero comunque fortunato per la carriera che ho avuto, certamente al di là delle mie speranze e aspettative. Non mi lamento mai e non ho mai pensato a… ora devo acchiappare Roger oppure no. Non sono preoccupato di queste cose, non puoi sentirti frustrato perché il tuo vicino ha una casa più grande della tua, una tv più grande o un miglior giardino. Questo non è il modo in cui io vedo la vita”.

In un altro momento della sua conferenza Rafa ha anche accennato a quanti Slam ha dovuto saltare per gli infortuni che hanno accompagnato la sua carriera, soprattutto alle ginocchia: io ne ho contati otto. A quelli si sono aggiunti almeno due ritiri, che io ricordi. Ne avrebbe vinto uno o magari anche due su quei 10? Nessuno può dirlo. Roger, dal canto suo, non ha giocato 4 Slam, tre dei quali però erano Roland Garros dove… quando c’è Nadal per tutti gli altri suona a morto. Roger ha saltato anche l’US open 2016 e lì un Federer in buone condizioni avrebbe anche potuto vincere anche se nel 2016 per la verità non brillò mai troppo.

Fra 20 giorni comincia Wimbledon. Lì Roger potrebbe allungare di nuovo a 3, ma anche no. Occorre, oltre che con coloro che non hanno vinto Slam, fare i conti con Djokovic e con lo stesso Nadal che da questo torneo – dopo una stagione rossa un po’ più zoppicante del solito (ha vinto solo Roma prima di Parigi) – potrebbe uscire con grandissima fiducia. “Non giocherò nessun torneo sull’erba – ha annunciato spiegando – due anni fa persi con Muller ma fu una gran partita e fui vicino ai quarti, lo scorso anno sono stato a un punto dalla finale…”.

Non si può dubitare che questo Rafa non sarà competitivo anche sull’erba. E allora entrano in ballo i cinque anni che Federer ha in più. Sì perché, anche se non si può davvero fare previsioni a lunga scadenza, la supremazia di Nadal su tutti gli attuali concorrenti sulla terra rossa sembra tale che – se la salute lo sorreggesse – lo si può immaginare ancora vincitore di un altro Roland Garros e forse anche di due (ok, spingendosi un po’ troppo in là).

Sono tutte supposizioni, come quelle avanzate anche dal sottoscritto quando mi sono sbilanciato su un Djokovic capace di fare anche il Grande Slam come di vincere 3 Slam su 4 in un anno. Ovvio che se Novak ci riuscisse a bissare Wimbledon e US Open, beh la corsa a chi avrà vinto più Slam potrebbe dare ragione a Mats Wilander che vede nel serbo – vedi intervista fatta il giorno del meeting con i testimonial di Eurosport – il recordman assoluto a fine corsa.

Quel che posso concludere adesso, senza avventurarmi in altre profezie impossibili, è che anni fa si sbagliarono in tanti. Erano coloro che avevano pronosticato una carriera breve a Rafa Nadal. Secondo loro Rafa avrebbe pagato i troppi sforzi del suo tennis violento, non fluido e senza sforzo come quello di Federer, avrebbe inevitabilmente patito l’usura e smesso di giocare, o quantomeno di vincere, molto presto. Addirittura prima dei 30 anni, sostenevano parecchi. Beh, chiedete ai sette avversari battuti da Rafa in questo Roland Garros (Hanfmann, Maden, Goffin, Londero, Nishikori, Federer, Thiem) se a loro sia parso di aver affrontato un trentatreenne usurato da troppe maratone.

Rafael Nadal, trofeo – Roland Garros 2019 (via Twitter, @rolandgarros)

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Editoriali del Direttore

Il flop di Novak Djokovic

PARIGI – La sua semifinale perduta non è come quella di Roger Federer o quella che sarebbe stata se Thiem avesse perso. Perdere 7-5 al quinto non consola. Fa masticare più amaro

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Dominic Thiem, conferenza - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, il direttore

Ci sono due modi diversi di vivere una semifinale persa al Roland Garros. Per Roger Federer è stata quasi una festa, appena un po’ sciupata dal fatto che Rafa Nadal lo ha ribattuto per la sesta volta su sei e anche piuttosto nettamente, tre set a zero lasciandogli nove game, seppur non come quando (nel 2008) gliene lasciò solo quattro . Ma se a Roger Federer avessero detto che a quasi 38 anni, e dopo 3 anni di digiuno rosso, avrebbe raggiunto ancora una semifinale nello Slam per lui tradizionalmente più ostico – un solo trionfo su 20 e con tante grazie anche a Robin Soderling – sono quasi certo che ci avrebbe messo la firma. Ho messo quel “quasi” perché un campione con il suo orgoglio non firmerebbe mai a priori per una qualsiasi sconfitta prima di un successo. Ma i suoi tifosi, credo, l’avrebbero sottoscritta anche se fino all’ultimo hanno sognato il miracolo di una lezione a Nadal sul suo terreno preferito, nel suo Regno.

Non so se sarebbe stata quasi una festa per Dominic Thiem fermarsi in semifinale, perché un anno fa qui era giunto in finale ed è legittimo, soprattutto per un ragazzo di belle speranze e di ottimi mezzi, porsi l’obiettivo di fare sempre più strada, di non accontentarsi di quanto fatto l’anno prima.

 

Ma Dominic – pur avendo cambiato lo storico allenatore Bresnik per l’olimpionico cileno Massu che miracolosamente tre settimana dopo l’ingaggio lo ha guidato verso la prima importante vittoria sul cemento – il Masters 1000 di Indian Wells – è tornato in finale battendo il n.1 del mondo a caccia del quarto Slam consecutivo. E in finale affronta Nadal: di conseguenza qualunque cosa accada non potrà essere troppo deluso. Se anche riperdesse in tre set come lo scorso anno, beh avrebbe fior di alibi, perché mentre Rafa …che è Rafa – un tipaccio che ha vinto 11 Roland Garros e perso qui solo due volte, da Soderling nel 2009 e da Djokovic nel 2015 – ha giocato solo due match in 4 giorni, martedì e venerdì, e sono stati due match di 3 set ciascuno, lui invece in quattro giorni ha giocato tre volte, mercoledì (Khachanov), venerdi e sabato.

E che partita specie l’ultima! Non sono tanto le 4 ore e 13 minuti a poter pesare (1h e 28 m. venerdì, 2 h e 42 sabato) quanto lo stress di giocare una partita in 4 spezzoni, con le interruzioni, le riprese, la notte nel mezzo in cui non si prende facilmente sonno…magari pensando ( e provo a mettermi nei suoi panni)… ah chissà se non ci avessero interrotto sul 3-1 al terzo, quando c’era tutto il tempo per finire il match… a quest’ora magari sarei già in finale; uhm chissà se gli organizzatori non hanno voluto dare una mano a Novak che in quel momento era in difficoltà…

Magari lui non ci ha pensato proprio, magari ci ha pensato Kiki…si sa, le donne sono talvolta un tantino più malignette… (Ora chissà che mi scriveranno!)

Una fatica fisica e mentale non indifferente, per chi non è un Fab Four ma è certamente sulla terra battuta uno dei primi 4 tennisti del mondo, forse dei primi due a giudicare da quanto successo per due anni di fila qui, quindi sulle ruote di Nadal.

Chi invece non può avere accettato di buon grado la sconfitta in semifinale è Novak Djokovic. Il suo obiettivo, il secondo Grande Slam impuro, il Nole-Slam, non è stato centrato, sebbene Thiem tutto sommato pur avendo quasi sempre condotto nel punteggio, un set a zero, un set pari e 3-1, due set a uno, due set pari e 4-1, due set pari e 5 a 3, lo aveva rimesso in corsa mille volte, trasformando solo 9 palle break su 22, mangiandosi due match point sul 5-3 con due rovescini rattrappiti. Se fosse andati a sentire gli umori dei colleghi in tribuna stampa avreste colto che sull’inatteso 5 pari, la gran parte riteneva che ormai Djokovic l’avesse sfangata e che sarebbe stato lui – a dispetto di un paio di giornate certamente poco brillanti – ad affrontare Nadal in finale.

Tutti in errore. Ha vinto Thiem. E Djokovic ha cercato di fare buon viso a cattiva sorte, ha voluto soprattutto mostrarsi buon perdente – pur essendosi precipitato ancora tutto sudato in sala stampa 5 minuti dopo il dritto vincente finale di Thiem – sottolineando i meriti dell’austriaco, ma ho saputo che ha anche detto ai colleghi serbi (e non agli altri…) frasi abbastanza rivelatrici del suo umore: “Non ho voglia di parlare ancora su quanto è successo ieri…ho già ricevuto abbastanza commenti negativi. Lui ha vinto, è stato più bravo, bravo lui” e poi: “Il tennis è diventato un grande business, il Roland Garros voleva far finire il torneo di domenica a tutti i costi, noi giocatori dobbiamo adeguarci”.

Che è come dire, dopo aver detto in conferenza stampa ufficiale “Non avevo mai giocato con un vento così” (ma le prossime sono parole e pensieri miei che non posso attribuire a lui): “Con quel vento, quelle condizioni climatiche e quelle previsioni, venerdì non si sarebbe dovuti neppure scendere in campo”.

Novak Djokovic – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Insomma Novak aveva grandi e giustificate ambizioni. Come un qualsiasi n.1 del mondo che si rispetti. Con gli ultimi tre Slam in bacheca. Con tanti – anche al di fuori della Serbia – che lo consideravano il maggior antagonista di Nadal, se non l’unico in grado di giocarci ad armi pari e forse di batterlo.

Aver perso in quelle circostanze, dopo essersi illuso sul 5 pari di aver rimesso in sesto una baracca pericolante, deve essere stata una mazzata per lui. Avesse vinto con Thiem e magari battuto Nadal sulla terra rossa avrebbe voluto dire avvicinarlo nei titoli Slam, 16 contro 17, e minare il morale del re della terra rossa. Non dico mettere fine alla sua carriera, ma quasi, al di là di quella che sarebbe stata la vittoria n.29 contro 26 di Rafa.

Tutto “Gone with the wind”, via col vento degli ultimi due game da dimenticare ma tutt’altro che facili da dimenticare.

Sì, con tutta la comprensione che è giusto avere nei confronti di un grande campione del quale si sono celebrate tante vittorie ma di cui oggi si deve raccontare anche una pesante sconfitta, questo Roland Garros per Novak è purtroppo un flop, più o meno come lo era stato quello del 2015 quando, battuto Nadal, non c’era chi non lo considerasse grande favorito nella finale che invece fu vinta – e con merito – da uno straordinario Wawrinka. L’avere perso soltanto 75 al quinto non servirà da consolazione. Anzi. Gli farà masticare ancora più amaramente questa sconfitta.

IL VIDEO-COMMENTO DI UBALDO CON STEVE FLINK (in inglese)

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Editoriali del Direttore

Sicuri che al Roland Garros abbiano fatto scelte giuste?

PARIGI – WTA e Mauresmo hanno contestato la collocazione delle semifinali femminili. Ma non m’hanno convinto. E Djokovic che se ne sarebbe andato? Nadal con Federer, sempre la stessa storia

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Spazio sponsorizzato da Barilla

Tanti anni fa in Arizona (Phoenix o Scottsdale) un’intera giornata di tennis fu sospesa perché il vento rendeva impossibile giocare. Non era più tennis. Anche a Flushing Meadows mi pare un anno, quando c’era vera e propria bufera. Ma non sono sicuro che durò tutto il giorno.

Beh, al Roland Garros il 39mo duello Nadal-Federer non sarebbe mai stato sospeso, visto il ritardo già accumulato e la contestata (da WTA e dal suo presidente Simon) collocazione delle due semifinali femminili sui campi Lenglen e Mathieu. Un affronto machista, è stato giudicato da Amelie Mauresmo e non solo.

 

È anche vero che se avessero cominciato sul centrale, anche a partire dalle 11 e giocato entrambe le semifinali lì (1h e 53m ha impiegato la Barty per battere la Anisimova che aveva recuperato da 0-5 e conduceva 3-0 nel secondo, 1h e 45m ci ha messo la Vondrousova per vincere due set che avrebbe potuto perdere con la Konta e per diventare la più giovane finalista qui dal 2007 e Ana Ivanovic: totale 3h e 37 m) Federer e Nadal non avrebbero potuto scendere in campo prima delle 15. E il loro match non si sarebbe concluso, mentre quello di Thiem e Djokovic non sarebbe neppur cominciato.

In conclusione secondo me gli organizzatori hanno fatto quel che ragionevolmente dovevano fare, anche perché sapete bene che le TV – ormai ovunque padrone dei tornei – mettono delle pesanti clausole se il torneo anziché concludersi alla domenica termina al lunedì. Che poi la cosa sia stata considerata una mancanza di rispetto nei confronti del tennis femminile è un altro paio di maniche. Non dimentichiamo che anche le donne, che ormai godono ovunque di pari montepremi negli Slam, possono garantirsi tutti quei soldi anche se oggettivamente fanno “meno cassetta e biglietti” degli uomini, perché TV e sponsor cacciano tutti quei soldi a fronte di certe garanzie.

Mi pare molto meno giustificabile e comprensibile invece la decisione di sospendere il match fra Thiem e Djokovic. Sul set pari e il 3-1 per Thiem, alle 17,42 e qui fa buio dopo le 21, c’è stata la seconda sospensione, ma si poteva tranquillamente aspettare per vedere se avrebbe smesso di piovere come il meteo sembrava assicurare per un tempo sufficiente a chiudere anche la seconda semifinale.

Novak Djokovic, pioggia – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Avrete letto – spero – l’articolo di Vanni Gibertini. Nel quale vengono riportate le indiscrezioni, poi smentite, secondo le quali Djokovic avrebbe avuto un ruolo attivo nella sospensione. Vero? Non vero? Credo che oggi lo verremo a sapere. Ce lo dirà Thiem… soprattutto se  – è un sospetto… a pensar male si fa peccato ma… – l’austriaco avesse finito per perdere un match che oggi lo vedeva in vantaggio.

Lui non aveva nessuna intenzione di mollare la partita a quel punto, anche perché lui in un’oretta avrebbe potuto portarla a casa più facilmente di Novak in termini di tempo. Nole avrebbe dovuto recuperare il break e o conquistarne un altro, oppure vincere un tie-break a fine terzo set. Poi vincere il quarto. Forse, facendo i calcoli sul tempo che il meteo pareva aver indicato, Djokovic ha sbattuto i piedi e detto “No, non ci sto, se non siamo sicuri di finire comunque io non continuo”.

Ammettiamo che le cose siano andate così, come dicono a Eurosport (Mats Wilander e Barbara Schett), io allora vi dico che in questo caso se ad adottare un atteggiamento del genere lo fa il n.100 del mondo gli danno partita persa. Lo fa il n.1, e per di più in una semifinale di uno Slam, e figurarsi se ciò accade. Aggiungo però, ad attenuare l’assunto che “la legge non è uguale per tutti”, che francamente anche a Djokovic non si può dar torto, perché vabbè che “the show must go on”, però il tempo era schifoso, faceva un freddo boia, pioviscolava qua e là, c’era un vento che per poco non venivano giù gli alberi, tutto si poteva vedere in quelle condizioni fuorché del bel tennis.

L’anno prossimo ci sarà il tetto, ha ricordato un collega a Federer e Roger, pur nella tristezza di una sconfitta piuttosto dura (ma certo preventivata), ha avuto la forza di sorridere e replicare: “Ma chissà se ci sarò io!” E poi: “Comunque questo è un torneo outdoor, se c’è solo il vento è giusto giocare fuori, a tetto scoperto”.

Sportivo in quest’asserzione Roger, dopo aver detto quanto sia stato duro giocare con quelle condizioni contro uno come Nadal (ok c’era vento anche per lui, ma il loro tennis è ben diverso; se a Federer entrano meno servizi veloci perché deve cercarsi la palla per aria le conseguenze sono diverse da quelle che toccano a Nadal che i punti li fa più nei palleggi prolungati che al servizio… tanto per dirne una sola e ce ne sarebbero di più), però io non sono poi così d’accordo. Anche se capisco che vanno tenute in conto anche le esigenze degli spettatori che hanno acquistato i biglietti. Quando c’è un vento terribile come ieri, beh si deve poter sospendere il match come se piovesse, o come quando in Australia ci sono temperature spaventose e rischiose per la salute dei giocatori.

Aggiungo per aver giocato con le lenti a contatto ai miei modesti livelli che quando c’è così tanto vento e pioggerellina pur fine, è un inferno. Attraverso il quale deve essere passato Nole che, appunto, gioca con le lenti, come ricorderanno coloro che lo videro una volta scorticarsi quasi un occhio per togliersi una lente che o era già uscita per conto suo, oppure non voleva sapere di uscire da sotto le palpebre perché Nole ne aveva sovrapposta un’altra (una delle tre…mica posso ricordare tutto!). Agli spettatori della seconda semifinale la decisione degli organizzatori ha significato l’immediata restituzione del biglietto. Ho visto fuori dalle uscite la Federtennis francese immediatamente restituire i soldi (perché per ogni semifinale oggi si pagava un biglietto diverso). Ogni commento con situazioni recenti… stavolta ve lo evito.

Per quanto riguarda il match vinto da Nadal ho già scritto un commento (messo in evidenza perché fatto un minuto dopo la conclusione della partita) sotto all’eccellente pezzo di cronaca di Agostino Nigro le cui sole righe finali meriterebbero applausi a scena aperta: “Roger se ne va, verso Londra, verso i prati di Wimbledon. Ma a Parigi no, Roger non vive più qui. Che strano è morire al Roland Garros. Si muore nella terra, si rinasce fili d’erba”. Credo di potervi serenamente consigliare di andare a leggere tutto il resto. Ci sono alcune perle che… gli invidio. Sarebbero piaciute anche a Gianni Clerici (che approfitto per salutare con affetto; sono due anni che non viene qui, ci manca davvero, come del resto Rino Tommasi).

Oggi vedendo Rafa raggiungere per l’ennesima volta la finale a Parigi – e in tutto il torneo ha ceduto un solo set a Goffin, dominandolo negli altri tre – mi è venuta in mente la celebre frase del calciatore inglese Gary Lineker sul calcio: “Il calcio è quello sport che si gioca in undici e poi vince sempre la Germania”. Beh, il torneo non è finito, magari chi vince fra Thiem e Djokovic vincerà questo torneo (28-26 il bilancio dei duelli Djokovic-Nadal, 8-4 Nadal Thiem ma con l’austriaco capace di batterlo 4 volte sulla terra rossa, uno ogni anno negli ultimi quattro – Rafa incroci le dita e tocchi ferro) ma quel lettore che ha scritto in un post “Il Roland Garros è quel torneo cui prendono parte 128 giocatori e 128 giocatrici, ma chi lo vince è sempre Rafa Nadal” mi ha ricordato Lineker e fatto sorridere.

Rafael Nadal – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

C’è poco da discutere: sulla terra rossa dopo sei vittorie consecutive di Rafa su Roger, a tutte le età, chi pensa ancora che Rafa non sia più forte – Quando a dirlo è lo stesso Federer che l’altro giorno aveva detto “Ci si prova sempre, potrebbe essere malato…”, beh che volete che vi dica di più? – non è una persona obiettiva. “Non ho rimpianti, ho avuto mini-occasioni, stasera non piango, tranquilli!” ha avuto la forza di sorridere Roger che esce comunque più che a testa alta da questo torneo. A quasi 38 anni non si può davvero giocare meglio di così.

Oggi il tempo dovrebbe essere clemente. E il tennis migliore, anche se poche volte ci si diverte, ci si stupisce, si lanciano ohhh di ammirazione come quando si vede battagliare Federer e Nadal, vinca chi vinca… cioè qui Nadal, cioè forse (vista la ottima forma palesata) Federer a Wimbledon. 

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