Mondo Challenger: Travaglia grazia Krajinovic, che poi vince il torneo

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Mondo Challenger: Travaglia grazia Krajinovic, che poi vince il torneo

Krajinovic vince il challenger più importante della settimana in Germania rimontando in semifinale Travaglia. Jung domina a Gwanju, Carballes trionfa a Lisbona e Menezes vince il primo Challenger in carriera a Samarcanda

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Filip Krajinovic - Challenger Heilbronn 2019

Heibronn (terra battuta, montepremi 92.040 euro)

KRAJINOVIC, RITORNO AL SUCCESSO – Dopo le due finali raggiunte nei due precedenti tornei, al Challenger di Sophia Antipolis e a Budapest (ATP 250, sconfitto da Berrettini), Filip Krajinovic torna a conquistare un trofeo che mancava dal 2017, la sua annata d’oro conclusa con la splendida finale nel Masters 1000 di Bercy. Il serbo in questo 2019 sembra essersi finalmente ritrovato e dopo un 2018 costellato da infortuni e da prestazioni al di sotto del suo standard è finalmente tornato a vincere partite con discreta continuità. Dopo il bye al primo turno, essendo accreditato della prima testa di serie, ha avuto qualche problema in più del previsto all’esordio con Koepfer sconfitto solamente per 7-5 al terzo set. Il terzo turno con Polansky è andato un po’ più liscio, mentre il match di maggior livello è stato quello nei quarti di finale contro Troicki, un derby serbo che vale molto di più di un quarto challenger nel quale Filip si è imposto per 7-5 7-6.

In semifinale Krajinovic ha dovuto affrontare Travaglia, bravo a giungere al penultimo atto con tre vittorie di spessore su avversari come Brown, Dellien e Kovalik. L’italiano conduceva per 6-1 4-1 con doppio break di vantaggio anche nel secondo set ma Krajinovic ha usato tutta la sua esperienza per far innervosire Steto, lamentandosi con l’arbitro e iniziando a perdere tempo; Travaglia ha iniziato a sbagliare qualche colpo di troppo fino a perdere entrambi i break di vantaggio, il tie-break e quindi il contatto con la partita. Nel terzo set non c’è mai stata storia, col punteggio finale che recita 1-6 7-6 6-1.

 

Giunto così in finale più per demeriti di Travaglia che per meriti propri, Krajinovic ha affrontato all’ultimo atto De Greef, tennista belga che aveva eliminato nel suo percorso nomi di tutto rispetto come Bachinger, Novak, Monteiro e Maden. Così come in semifinale, anche nell’atto conclusivo la partenza di Krajinovic non è stata delle migliori, ma la reazione è stata all’altezza: sotto 3-1 il serbo ha inanellato una striscia di cinque giochi consecutivi vincendo 6-3 il primo set e dominando poi l’intera partita. Per il serbo questa non è l’unica buona notizia delle ultime ore, poiché il forfait di Rublev l’ha promosso nel tabellone principale del Roland Garros. Onestamente meritato: ci arriverà da numero 60 in classifica, pienamente riabilitato.

Finale: F. Krajinovic b. A. De Greef 6-3 6-1

Lisbona (terra battuta, montepremi 46.500 euro)

CARBALLES, GARANZIA DEL CIRCUITO MINORE – Dopo la vittoria a Murcia e le buone prove dell’ATP 500 di Barcellona, dove si è spinto sino ai quarti di finale ed è stato eliminato solo da Nishikori, e del Masters 1000 di Madrid dove ha battuto Humbert prima di arrendersi a Hurkacz, Carballes torna nel circuito Challenger e conquista il settimo titolo in carriera nella categoria cadetta.

L’esordio nel torneo, avvenuto al secondo turno, era stato tutt’altro che banale: il tennista iberico infatti si era trovato sotto 6-3 5-3 al primo turno contro Karlovskyi prima di innalzare il livello e vincere per 3-6 7-5 6-4. Tutto facile poi fino all’atto conclusivo: 6 games lasciati a Zapata Miralles, 3 a Benchetrit e 4 a Pedro Martinez, prima di sfidare Facundo Bagnis in finale. Anche nell’ultimo match del torneo Carballes ha dovuto dare il meglio di sé per recuperare lo svantaggio iniziale, infatti dopo poco meno di un’ora di gioco lo spagnolo era sotto 6-2 4-1. Grande rimonta, tie-break vinto e nel terzo set Carballes ha sfruttato tutta l’inerzia a suo favore chiudendo poi con un rapido 6-1 e conquistando così il secondo titolo in stagione.

Erano quattro gli italiani al via a Lisbona ma tre di loro non son riusciti a passare il primo turno: Gaio è stato fermato dall’ostico padrone di casa Gastao Elias mentre Moroni, dopo la splendida finale di Roma, ha risentito di qualche problema alla schiena e s’è ritirato dopo aver perso il primo contro Mario Vilella Martinez. È apparso lontano dalla forma migliore anche Riccardo Bonadio, che ha raccolto appena 3 giochi contro Karlovskyi. Si è spinto invece fino alla semifinale Lorenzo Giustino, ma al penultimo atto ha pagato i due match consecutivi al terzo set (ottavi e quarti) e si è dovuto ritirare contro Facundo Bagnis, nonostante l’inerzia del match sembrava potesse spostarsi dalla sua parte.

Finale: R. Carballes Baena b. F. Bagnis 2-6 7-6(5) 6-1

Gwanju (outdoor hard, montepremi 54.160 dollari)

JUNG, IL ROBOTTINO DI TAIPEI – Maturato tennisticamente solo dopo i 25 anni, Jason Jung è costantemente in top 200 da qualche stagione ma non è ancora mai riuscito ad abbattere il muro dei primi 100 giocatori al mondo. Di sicuro non è un giocatore spettacolare ma le sue geometrie da fondo e la sua grande solidità lo rendono, se in giornata positiva, uno dei migliori giocatori del circuito challenger sul veloce. Dopo un 2019 leggermente al di sotto delle aspettative ha trovato una settimana davvero buona e ha conquistato il titolo mettendo in riga il coreano Song al secondo turno, il forte belga Bemelmans agli ottavi e il cinese Li in rimonta ai quarti di finale, dove ha perso l’unico set di tutto il torneo.

Negli ultimi due tornei disputati di questa tourneè asiatica in entrambe le occasioni aveva perso al secondo turno contro Akira Santillan, sempre in tre set, ma questa volta Jung ha saputo trovare le contromisure al tennis del naturalizzato australiano e lo ha battuto col punteggio di 6-4 6-3 in semifinale. All’atto conclusivo il tennista di Taipei ha affrontato Dudi Sela, esperto israeliano con un tennis molto divertente ma leggero e Jung ha fatto valere la sua maggior potenza da fondocampo per disinnescare le trame di gioco di Sela e sconfiggerlo con lo score di 6-4 6-2 in un match nel corso del quale non ha mai perso il servizio.

Finale: J. Jung b. Dudi Sela 6-4 6-2

Samarcanda (terra battuta, montepremi 54.160 dollari)

LA PRIMA VOLTA DI MENEZES – Joao Menezes, classe ’96 brasiliano, da un anno a questa parte nonostante la classifica non fosse dalla sua ha deciso di mollare il circuito ITF (un solo torneo di categoria negli ultimi 12 mesi) e si è dedicato interamente ai Challenger dove questa settimana ha colto il primo successo in carriera. Vincere sei match in sette giorni non è mai facile e per questo è stato importantissimo risparmiare energie per il brasiliano; sino alle semifinali, Menezes ha perso un totale di 16 games in 4 incontri battendo in fila Nabiev, Nedovyesov, Yevseyev e Ignatik.

Semifinale e finale, però, sono state due sfide molto più dure per il ventitreenne brasiliano. Nel penultimo atto ha dovuto rimontare un set a Sumit Nagal, tennista indiano che su terra si sta disimpegnando molto bene nell’ultimo periodo, mentre in finale è stato più concreto del talentuoso francese Corentin Moutet, battuto in due tie break.

Finale: J. Menezes b. C. Moutet 7-6(2) 7-6(7)

QUESTA SETTIMANA – Quasi tutti i tennisti tra la centesima e la duecentocinquantesima posizione sono occupati nelle qualificazioni del Roland Garros, nel cui tabellone maschile sono presenti ben 15 italiani, dunque si disputa un solo torneo Challenger, a Gerusalemme, con al via Andrea Vavassori, Julian Ocleppo e Enrico Dalla Valle (questi ultimi due provenienti dalle qualificazioni).

Andrea Pellegrini Perrone

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Gli italiani non si ripetono al Challenger di Forlì

Nardi, Gigante e Potenza si fermano prematuramente, ricordando a noi tutti che in fin dei conti sono ragazzi

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Matteo Gigante al Challenger di Forlì 2022 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Non si fa in tempo a parlare bene dei giovani giocatori italiani che loro ti riportano subito sulla terra, ricordandoci che, in fin dei conti, sono ragazzi. È soprattutto il caso, veramente eclatante, di Luca Nardi che solo domenica scorsa alzava il trofeo e in questo secondo torneo romagnolo è uscito al secondo turno, andando a stringere la mano all’inglese Jack Draper (N.262 ATP che molti ricorderanno per la vittoria contro Sinner al primo turno del Queen’s 2021) dopo aver vinto un solo game. Non ci stupiamo perché siamo convinti che parlando di un diciottenne la cosa sia assolutamente normale, soprattutto nel caso di Luca che, per tipologia di gioco e attitudine mentale, avrà molto probabilmente una carriera, che prevediamo brillante, caratterizzata da molti up and down.

Per non parlare del suo amico Matteo Gigante che contro la testa di serie N.1, il trentunenne canadese Vasek Pospisil (N.134 ATP, ma N.25 nel 2014) fa match pari per tutto il primo set, non concedendo nemmeno una palla break (ma neanche ottenendone) e arrivando ad un tie-break che rischia di vincere. Non riesce però a sfruttare un set point che avrebbe potuto dare un altro volto all’incontro, al contrario di Pospisil che chiude alla terza occasione utile. Nel secondo parziale l’azzurro parte forte e strappa subito il servizio al canadese, ma è purtroppo un fuoco di paglia perché Pospisil pareggia in fretta i conti e all’ottavo game opera lo strappo decisivo. Per Matteo, mancino dal talento cristallino, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per Nardi. Il ventenne romano deve solo convincersi fino in fondo delle proprie potenzialità, almeno quanto ne sono convinti i suoi numerosi estimatori che non possono fare a meno di guardare ammirati quella pallina che esce veloce e precisa dal suo piatto corde.

C’è poi Luca Potenza che la scorsa settimana aveva fatto quarti di finale e questa volta è stato vittima al primo turno dell’ungherese Zsombor Piros (N.277 ATP) che l’ha fermato 6-3 6-4. Il ventiduenne magiaro è uno forte, che si sta mettendo in luce con alcune prestigiose vittorie come quella con Alcaraz al Future di Antalya nel 2020, o con John Millman e Marin Cilic in Coppa Davis nel 2021. Ma, al di là della forza dell’avversario, il tennista siciliano ci aveva confidato, il giorno prima di scendere in campo, che durante le feste aveva accusato problemi di salute che gli avevano impedito di allenarsi, tanto da aver perso tre chili di massa muscolare. Così era venuto qui a Forlì solo perché gli avevano dato un paio di wild card, ma ora sospenderà l’attività agonistica per prepararsi come si deve per una stagione che per lui sarà cruciale.

 

Discorso a parte quello che riguarda Stefano Napolitano, in gara con una wild card, che perde ancora una volta al primo turno, questa volta contro lo statunitense Alexander Ritschard (N.276 ATP), al termine di una partita molto combattuta che si chiude col punteggio di 7-6(5) 7-5. L’azzurro è in evidente deficit di fiducia e dopo il rientro dall’operazione al gomito (febbraio 2020) non riesce a ritrovare confidenza con la partita. Dal suo entourage ci dicono che si allena bene e che ha sensazioni molto positive ma poi in gara gli manca l’abitudine e non riesce a trasformare in punti una superiorità tecnica che spesso appare evidente. 

Francesco Forti perde 7-6(6) 6-7(4) 6-3 contro il francese Antoine Escoffier (N.314 ATP), inanellando la tredicesima sconfitta nelle ultime 15 partite. Non sappiamo cosa stia succedendo al tennista cesenate, ma il momento di difficoltà è evidente.

A parte gli italiani, ci piace segnalare il bel risultato di Evan Furness (N.289 ATP) che, dopo una lunga gavetta nel circuito Future (8 vittorie), sta finalmente cominciando a raccogliere qualche buon risultato al piano di sopra. Il ventitreenne di Pontivy, paesino di 14.000 abitanti in Bretagna, gioca molto bene, pur senza avere alcun colpo definitivo. In ogni caso è la quarta volta da giugno che raggiunge i quarti.

Si gioca anche in Brasile, a Blumenau (Challenger 50, terra battuta), città di 360.000 abitanti nello Stato di Santa Catarina. Il torneo, in realtà di livello non eccelso, si sta allineando ai quarti di finale con due delle prime quattro teste di serie (Orlando Luz e Gonzalo Lama) già eliminate. Fernando Verdasco (N.170 ATP) è il primo favorito del seeding e sinceramente, età permettendo, non vediamo come possa perdere.

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Luca Nardi vince a Forlì il suo primo Challenger

Il diciottenne pesarese batte nettamente l’indiano Sasikumar e si aggiudica il Challenger 50 romagnolo, mentre a Bendigo Hugo Grenier si fa ispirare da Djokovic

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Luca Nardi alza in terra romagnola il suo primo trofeo Challenger, battendo nettamente (6-3 6-1) il ventiquattrenne indiano Mukund Sasikumar (N.414 ATP) che, partito dalle qualificazioni, mai avrebbe immaginato di poter arrivare all’atto finale del torneo. Peccato per lui che la partita con Nardi sia stata un vero monologo dell’azzurro, che parte a razzo e già nel terzo game gli strappa il servizio a zero, dando il via alla fuga che lo porterà al traguardo in poco più di un’ora. Sasikumar non ha chiaramente le armi per contrastare un avversario che oggi gioca sul velluto, limitando al minimo i cali di tensione e quei momenti di nobiliare indolenza che talvolta appesantiscono il suo gioco. Luca, che stabilisce il nuovo best ranking al N.306 ATP, si conferma uno dei diciottenni più forti al mondo. Davanti a lui ci sono infatti solo gli inarrivabili Carlos Alcaraz e Holger Rune, e allora la fantasia galoppa, sognando traguardi ambiziosi già per questo 2022. Intanto è inevitabile considerarlo tra i favoriti nei prossimi due Challenger in programma sempre qui a Forlì.

Fuori nei quarti invece Luca Potenza, che perde 7-5 6-3 contro Cedrik-Marcel Stebe (N.227 ATP ma al N.71 nel 2012), pur dimostrando in maniera definitiva di potersela giocare a questi livelli. Contro l’esperto tedesco l’ha tradito quel pizzico d’inesperienza che l’ha portato a commettere qualche errore di troppo nei passaggi decisivi del match. Il nuovo best ranking alla posizione N.514 è comunque per lui un buon premio di consolazione. Non possiamo poi dimenticare la vittoria nel torneo di doppio di Marco Bortolotti che, in coppia con l’indiano Arjun Kadhe, ha avuto la meglio su Geerts/Ritschard col punteggio di 7-6(5) 6-2. Con questo successo il quasi trentunenne emiliano centra in un colpo solo la terza vittoria Challenger (Barletta e Napoli 2 gli altri) e il nuovo best ranking di doppio alla posizione N.187 ATP.

Piccola delusione al Challenger 80 di Bendigo (cemento outdoor) per chi aveva già pregustato una finale tutta italiana. Nel bellissimo impianto del Fosterville Gold Tennis Centre, a rompere le uova nel paniere sono stati il francese Enzo Couacaud (N.179 ATP e decima testa di serie), che ha battuto 6-1 6-7(6) 6-4 Franco Agamenone, e lo statunitense Ernesto Escobedo (N.164 ATP e ottavo favorito del seeding), che ha prevalso 6-3 6-1 su Salvatore Caruso. Il ventottenne italo-argentino ha lottato duramente per oltre due ore, è stato bravo ad annullare un match point nel tie-break del secondo set ed ha mantenuto l’incontro su un piano di perfetta parità nel parziale decisivo, fino al decimo gioco in cui la prima palla break gli è stata fatale. Del resto si sapeva come il ventisettenne giocatore originario delle Mauritius fosse avversario ostico e quindi Agamenone ha poco da rimproverarsi, anzi si presenta alle qualificazioni del prossimo Australian Open con motivato ottimismo e col nuovo best ranking alla posizione N.190 ATP. Più difficile capire invece a che punto del proprio cammino si trovi Caruso che, dopo un percorso agevolato da bye e ritiri vari, ha perso in maniera sorprendentemente netta contro Escobedo, con cui pure vantava nei precedenti un incoraggiante 3-1. Anche per lui l’appuntamento è per le imminenti qualificazioni dell’Australian Open.

 

Eliminati gli italiani, la vittoria è andata a Escobedo che in finale ha battuto in rimonta Couacaud 5-7 6-3 7-5 al termine di un match molto combattuto e durato più di due ore e mezza. La quarta vittoria in carriera (Lexington, Monterrey e Granby i precedenti) permette al californiano di origini messicane di risalire al N.141 ATP, ben lontano comunque da quella posizione N.67 che raggiunse nel 2017. C’è stato poi il triste fuoriprogramma offerto dal francese Hugo Grenier che, nell’incontro dei quarti contro Caruso, sotto 3-0 nel terzo set, chiedeva l’intervento del fisioterapista per un problema alla gamba destra. Il giudice di sedia Timo Janzen invitava allora il giocatore ad indossare la mascherina, sentendosi però rispondere: “Non mi interessa, tanto ho il Covid“. Alla fine, con malcelata insofferenza, l’ha indossata, anche se dopo il trattamento ha giocato solo un altro game prima di ritirarsi. A futuri tamponi stabilire se Grenier sia sceso in campo da positivo o abbia solo avuto un colpo di matto. Evidentemente il pessimo esempio di Djokovic sta facendo scuola, con toni che questa volta si declinano sul farsesco.

Nell’altro Challenger 80 australiano di Traralgon (cemento outdoor), tornato in calendario dopo due anni di sospensione causa pandemia, vittoria finale per Tomas Machac (tds N.4) che, una volta eliminati i primi due favoriti Gilles Simon e Jiri Lehecka, non ha potuto esimersi dal passare alla cassa a riscuotere i dividendi dovuti al suo grande talento. In finale lo statunitense Bjorn Fratangelo ha fatto il possibile ma non è riuscito ad andare oltre un’onorevole difesa. Il ventunenne ceco, con il punteggio di 7-6(2) 6-3, si porta a casa il suo terzo Challenger (Koblenz 2020 e Nur-Sultan 2021 i precedenti) e migliora ancora il best ranking alla posizione N.130, un altro piccolo passo verso quella Top 100 che siamo convinti raggiungerà in breve tempo.

Al Challenger 50 di Buenos Aires finale in tono minore che l’argentino Santiago Taverna (N.2 del seeding) si aggiudica 6-4 6-2 contro il connazionale Facundo Diaz Acosta. Per lui prima vittoria in carriera a livello Challenger e nuovo best ranking al N.266 ATP

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Gli azzurri aprono alla grande la nuova stagione Challenger

Sono quattro gli italiani che accedono ai quarti di finale: Potenza e Nardi a Forlì, Agamenone e Caruso a Bendigo

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Salvatore Caruso - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Quest’anno la sosta invernale è stata veramente brevissima, un paio di settimane e poi tutti in pista per il nuovo carosello, per la quarantacinquesima volta da quando è stato istituito il circuito cadetto, la quattordicesima da quando ha preso il nome di ATP Challenger Tour. Si nota qualche piccolo aggiustamento regolamentare, come le qualificazioni a 24 giocatori e non più a 16, nonché un piccolo adeguamento verso l’alto nell’assegnazione dei punti ATP. Per carità, niente di veramente rilevante, al contrario di quanto accade nel circuito ITF dove invece l’aumento dei punti è, in proporzione, più consistente (più 33% per il vincitore di un 15.000 dollari e più 20% in un 25.000 dollari).

Al Challenger 50 di Forlì (cemento indoor) ben 16 gli italiani tra tabellone principale e qualificazioni. A brillare sono Luca Potenza e Luca Nardi che iniziano l’anno alla grande centrando i quarti di finale. La sorpresa è il ventunenne siciliano che ottiene il miglior risultato della sua giovane carriera, sfruttando al meglio la wild card e battendo nell’ordine 5-7 6-4 7-6(8) Alexander Ritschard (N.276 ATP e quinta testa di serie) e 7-5 6-4 il cinese Zhizhen Zhang (N.321 ATP). Sono stati due incontri molto combattuti, a tratti drammatici, in cui Luca ha anche annullato due match point nel tie-break decisivo contro lo statunitense. Il quarto di finale contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe (N.227 ATP) è molto duro ma non impossibile per un giocatore che, dopo una lunga gavetta, sembra essersi meritato il suo posto a tavola nel circuito cadetto.

Un posto che spetta per diritto di talento all’altro Luca, il diciottenne Nardi che qui a Forlì sembra trovarsi a proprio agio, visto che già in dicembre aveva raggiunto la semifinale. E nel primo dei cinque tornei romagnoli riprende proprio da dove aveva lasciato, iniziando l’anno con due belle vittorie contro avversari non banali come il monegasco Lucas Catarina (3-6 6-3 6-2) e il francese Evan Furness (6-7 6-4 6-1). Il prossimo turno contro lo statunitense Christian Harrison (N.256 ATP) non è impossibile.

 

Fuori al primo turno Stefano Napolitano, che sta cercando per l’ennesima volta di rientrare alle competizioni dopo l’infortunio. L’azzurro ha dato buoni segnali, pur denunciando una certa desuetudine agonistica, come ha dimostrato nei passaggi delicati del match perso col cinese Zhang. Fuori subito anche Matteo Viola che perde nettamente 6-4 6-2 contro Michael Vrbensky (N.372 ATP) e la wild card Lorenzo Angelini che fa il possibile contro il forte ventunenne britannico Aidan McHugh (N.340 ATP), riuscendo a mantenere a lungo l’equilibrio nel primo set fino a quando sul 4-4 perde il servizio e il set. A questo punto Lorenzo si ricorda di avere solo 15 anni e cede di schianto, forse già soddisfatto di quanto dimostrato nella prima parte di partita. Eliminato al primo turno anche il cesenate Francesco Forti che perde 7-6(3) 6-3 contro il qualificato indiano Makund Sasikumar (N.414 ATP).

Non superano le qualificazioni Marco Miceli (N.763 ATP), il ventenne Mattia Bellucci (qui la nostra intervista con lui e il fondatore del circolo dove si allena) e il coetaneo Matteo Gigante, che contro il franco-marocchino Benchetrit ha mostrato quell’atteggiamento un po’ così delle giornate in cui la luna giusta non lo assiste. Breve il percorso anche per Francesco Vilardo, Marco Bortolotti, Davide Galoppini, Alexander Weis e i giovanissimi Cesare Carpano, Filippo Caporali e Pietro Buscaglione, che ringraziano per la wild card ma si dimostrano ancora troppo teneri per questo livello.

Affollatissimi i due Challenger 80 australiani (cemento outdoor) di Bendigo e Traralgon, che offrono un tabellone a 64 giocatori proprio per permettere un buon allenamento agonistico in vista degli imminenti AO. A noi italiani interessava in particolare quello di Bendigo, città di 76.000 abitanti situata nello stato di Victoria a 131 km da Melbourne, che vedeva in tabellone ben sette azzurri. Bravi Franco Agamenone e Salvatore Caruso a raggiungere i quarti. L’italo-argentino riprendendo esattamente da dove aveva lasciato e cioè vincendo: per lui tre vittorie nette, senza perdere un set, in attesa di affrontare nel prossimo turno un avversario ostico come il kazako Dmitry Popko (N.180 ATP) che forse parte leggermente favorito, anche se l’azzurro, negli ultimi mesi, ci ha abituati a ben altre sorprese. Nel frattempo ha stabilito il suo ennesimo best ranking al N.197 ATP. Percorso agevolato per Caruso che, dopo il bye al primo turno, è sceso in campo solo contro Alexandre Muller (2-6 6-2 6-1) perché negli ottavi ha usufruito del forfait di Gastao Elias. Nei quarti lo aspetta il francese Hugo Grenier (N.150 ATP) in una sfida che si prospetta molto equilibrata. Fuori agli ottavi Flavio Cobolli, battuto 6-3 7-5 da Popko, e Thomas Fabbiano, che viene fermato 7-5 3-6 6-4 da Enzo Couacaud (N.179 ATP). Eliminati al primo turno Jimbo Moroni, Filippo Baldi e Lorenzo Giustino.

Nessun italiano in tabellone nell’altro Challenger Down Under in svolgimento a Traralgon, cittadina di 25.000 abitanti sempre nello stato di Vittoria, a 164 km da Melbourne, che vede grandi favoriti Gilles Simon e Jiri Lehecka, le prime due teste di serie.

L’attività è infine ripresa anche in Sud America, col Challenger 50 di Buenos Aires (terra battuta) dove per l’Italia era presente il solo Luciano Darderi, che purtroppo si è fatto sorprendere nel primo turno 6-4 7-6(3) dal qualificato brasiliano Jose Pereira (N.648 ATP). Un esordio amaro per l’italo-argentino in quella che dovrebbe essere, negli auspici di tutti, la stagione della sua consacrazione.

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