Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Crivelli). Una terra per due (Azzolini)

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Crivelli). Una terra per due (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 22 maggio 2019

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rieccolo. Da quel campo mancava da quattro anni, e lo ha ritrovato cambiato, in attesa che dal 2020 abbia anche la copertura. L’ultima apparizione di Roger Federer al Roland Garros datava 2015, quando venne sconfitto in tre set nei quarti da Wawrinka, poi vincitore del titolo. Nel 2016 il Divino rinunciò all’ultimo per i guai alla schiena e a un ginocchio, poi per due stagioni ha programmato un calendario personale senza il rosso europeo primaverile. Ritiratosi da Roma per qualche dolorino alla gamba destra seguito alle due partite in un giorno di giovedì, Federer appena arrivato in Francia ha subito voluto testare le condizioni sue e dello Chatrier, rimanendo in campo quasi due ore con Diego Schwartzman, l’argentino semifinalista agli Internazionali. Lo svizzero sarà testa di serie numero 3 nel secondo Slam stagionale (si parte domenica): come al solito Parigi segue il ranking, con Djokovic e la Osaka a guidare il seeding. Nel sorteggio di domani sera ci saranno anche tre italiani tra le 32 teste di serie: Fognini 9, Cecchinato 17 e Berrettini 30, tutti beneficiati di due posti dalle assenze di Anderson e Isner. Amarezze invece dalle qualificazioni maschili: i tre italiani di giornata sono stati eliminati da avversari francesi. Lorenzi ha perso da Couacaud, Viola da Bourgue e Arnaboldi da Blancaneux. Oggi tornano in campo per il secondo turno Quinzi, Caruso, Napolitano, Travaglia, Mager e Bolelli. Tra le donne passano il primo turno la Paolini (Zaja) e la Treviso (Smitkova), oggi gioca la Gatto Monticone. A Parigi sarà sicuramente accolto da gran signore (eufemismo) Nick Kyrgios, che dopo un allenamento a Wimbledon (cosa c’è di meglio dell’erba per preparare la terra, del resto) con Andy Murray ha postato su Instagram un paragone piuttosto eloquente: «Il Roland Garros rispetto a questo posto è una m…a». Incorreggibile. Intanto si gioca sulla terra nella settimana che porta al Bois de Boulogne. A Ginevra debutto per Alexander Zverev, cui serviva un avversario declinante come Gulbis per concedersi un sorriso, anche se il 6-2 6-1 finale non registra le 9 palle break concesse dal numero 5 del mondo (ne ha salvate 8). A Lione debutto vincente per l’attesissimo AugerAliassime (7-6 7-5 a Millman), mentre Dimitrov conferma la caduta senza fondo perdendo da Delbonis (1-6 6-4 6-2).

Una terra per due (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Con i suoi modi pacati, un po’ sornioni, di chi potrebbe saperla lunga ma lascia ad altri l’onere della prova, Marco Cecchinato mise il tennis di fronte a un interrogativo che in pochi, fin lì, si erano sentiti in dovere di porsi. Accadeva al Roland Garros di un anno fa e la domanda suonava più o meno così: quanto talento c’è nell’altro tennis? Il Ceck veniva da lì, dal tennis dove tutti transitano e molti vi restano impigliati, quello dei Challenger, dei Futures, delle palle sgonfie e spelacchiate. E il tennis dei dimenticati, perché chi vi transita lo archivia in un lampo, e chi ci resta non ama gli venga ricordato. Ma lui, il Ceck, spedito da Palermo in Friuli per farsi la pelle dura, che nell’altro tennis aveva già speso cinque anni di carriera, se ne stava nel torneo dei grandi come un geco in attesa di una zanzara ottimista. Il primo fuoriuscito dell’altro tennis a tagliare il traguardo di una semifinale Slam nel Campionato Mondiale sulla terra rossa. Roba che solo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti vi erano riusciti. Una semifinale che fece il pieno di carburante al tennis italiano e lo rilanciò, se è vero che da quelle giornate i nostri si sono appropriati di sette tornei del circuito, fra i quali un Masters 1000 firmato da Fabio Fognini. Ecco, Fognini, Fogna2 come si fa chiamare quando gioca bene. Lui a una semifinale Slam non è mai giunto, e non v’è alcuna spiegazione tecnica per chiarire il mistero. La risposta sta nel non riuscire quasi mai a far coincidere l’immagine che ha di sé con la realtà dei fatti. Insomma, quello che gli è riuscito a Montecarlo. Ma è un fatto, lui quella semifinale la vuole, e vorrebbe anche di più se solo fosse possibile. Il meglio lo ha dato con un quarto di finale a Parigi nel 2011, vinse da infortunato l’ottavo con Montanes e fu costretto al ritiro prima di incontrare Djokovic. Poi sono giunti due ottavi australiani, quattro sedicesimi a Wimbledon e un ottavo anche agli Us Open. Ha fatto di nuovo bene a Parigi però, ripresentandosi negli ottavi un anno fa e continua a sostenere di avere una voglia infinita di mostrarsi nei suoi panni migliori anche in un major. Ne ha facoltà, ma vale la pena chiedersi come vi giunga a questo appuntamento. C’è un problemino muscolare in attesa di soluzione definitiva, il professor Parra che l’ha in cura con i suoi laser, dice che non si tratta proprio di una sciocchezza. Lui si sente pronto, si sta allenando a San Marino con Barazzutti: «La vittoria a Montecarlo ha cambiato le cose, ora vado in campo disteso». Il Ceck dovrà aggirare altri ostacoli. Il 2018 l’ha portato stabile fra i primi 20. Ora lo conoscono. Ma non sarà facile non avvertire la morsa della conferma dalla quale è atteso. Ci sono in ballo 640 punti, metà della sua classifica. «Non ci penso, non voglio preoccuparmi», ha detto a Roma. Ma quel nodo lo incontrerà e dovrà dargli un taglio netto, se non vuole che diventi scorsoio.

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Marianantoni). Berrettini non si ferma (Guerrini). Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Semeraro)

La rassegna stampa di mercoledì 19 giugno 2019

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Berrettini avanza. Derby con Seppi con vista top-20 (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

Chi non prova invidia per l’erba del vicino è Matteo Berrettini che, dopo la cavalcata vittoriosa di Stoccarda, continua la striscia battendo, al debutto di Halle, il georgiano Nikoloz Basilashvili con un doppio 6-4 maturato in 70′ e per la sesta partita di fila senza perdere la battuta. Una prova ulteriore dell’eccellente stato di forma del romano, che ora si trova virtualmente a soli 25 punti dal 20° posto del ranking mondiale, traguardo che Matteo si era prefissato di raggiungere non prima del 2020. Anche la prova di ieri di Berrettini è stata perfetta: ingiocabile al servizio, Matteo ha concesso al rivale appena 6 punti nei 5 turni di battuta del 1° set e 7 nel 2°. A questo ritmo, e spazzolando dal fondo con dritto e rovescio. per Berrettini è stato semplice prendere il largo e cancellare, nel secondo gioco del 2° set, le uniche 2 palle break concesse. Per Matteo c’è ora il derby con Andreas Seppi che con tanto mestiere e pazienza ha superato il tedesco Mats Moraing, anche lui qualificato, come l’altoastesino, ma numero 223 del ranking Atp. Un solo precedente tra Metteo e Andreas, giocato proprio ad Halle nel 2018 quando la vittoria premiò Seppi. «C’è un po’ di stanchezza – racconta Berrettini – ma sto bene. Le palle qui rimbalzano più alte rispetto a Stoccarda che aveva campi nettamente più veloci. Non è stato facile contro Basilashvili perchè lui risponde bene e tira forte, ma sono stato concentrato dall’inizio alla fine. Arrivare nei top 20 è un sogno, come lo sarebbe giocare da protagonista Wimbledon. Sono felice, sto facendo tutto al meglio con un team perfetto». E’ iniziata bene anche l’avventura di Roger Federer che cerca ad Halle il 10° trionfo. Primo turno superato contro quel John Millman che l’aveva eliminato all’ultimo US Open. Primo set equilibrato, ma tie-break dominato da Federer 7-1. E 2° set deciso dall’unico break del match che lo svizzero ha fatto nel 6° game per 7-6, 6-3 finale. Domani agli ottavi Federer è atteso da Tsonga. E l’erba sorride anche a Maria Sharapova che, dopo 4 mesi e mezzo torna al successo superando a Palma di Maiorca la slovacca Viktoria Kuzmova. Non si è giocato neppure un quindici invece al Queen’s, il classico appuntamento londinese in preparazione a Wimbledon.

Berrettini non si ferma (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

Forse il motivo è che Matteo Berrettini si trasforma come un supereroe quando vede verde. Adesso Matteo è un cobra, che appena mostri un angolo di pelle ti morde veloce. Come veloce è il suo braccio. Siamo a sei partite tra Stoccarda e Halle, cioè 12 set annessi e zero persi, senza cedere nemmeno una volta la battuta. Al cospetto di Nitroloz Basilashvili – che sarebbe numero 17 del mondo – il romano ha concesso sì due palle break nel secondo gioco del secondo set, ma soltanto per aver cambiato idea su un colpo a rete. Stava per picchiare, ha deciso per una maldestra carezza. Ma con quel servizio ha subito recuperato. E con la risposta ha conquistato il break al nono gioco, imponendo poi la battuta con due ace e due prime palle tonanti: 6-4 6-4 in un’ora e dieci minuti e appuntamento sulla strada che porta ai quarti con Andreas Seppi, unico altro italiano ad aver vinto un torneo sui prati, nel lontano 2011 a Eastbourne. Matteo è un cobra. Perché in fondo Basilashvili gli ha concesso due opportunità e due volte è stato morso, diciamolo, dalla solidità e tenuta mentale del ragazzone allenato da Vincenzo Santopadre. Certo, sui campi veloci il suo servizio è un’arma impropria. Anche ieri almeno 10 ace, il 71% di prime palle. E con la prima in campo oltre otto volte su dieci ha fatto punto. Adesso Andres Seppi. Sarà una rivincita perché Matteo un anno fa aveva perso il derby di primo turno proprio ad Halle 6-3 7-5. Ma è chiaro, era un altro Matteo, un embrione di cobra. Quello attuale contro Basilashvili che batteva bene e picchiava con il dritto, ha mostrato tutte le soluzioni possibili sul verde, variazioni di ritmo, rotazioni e tagli, recuperi sorprendenti. Mancava soltanto il pubblico (fiondatosi da Federer) per rendere ancora più grande la vittoria. La certezza è che anche questa settimana ci sarà un italiano nei quarti di finale Atp Tour. Buona notizia verso Wimbledon, cui Matteo arriverà molto rodato perché non si fermerà nemmeno la prossima settimana, quando giocherà ad Eastbourne, dove ci sarà anche Marco Cecchinato che ieri non è riuscito a giocare al Queen’s di Londra, come nessun altro, causa pioggia. […]

Federer da padrone di casa. Sharapova, rientro ok (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Ieri, contro John Millman, ha giocato da sette, alla fine forse sette più. Ma il suo obiettivo è arrivare a 10. Non solo in pagella – cosa che sull’erba negli ultimi anni gli è riuscito abbastanza spesso – ma come cifra tonda di successi tondi ad Halle, il torneo tedesco dove Roger Federer ha alzato più coppe in tutta la sua carriera: 9, come a Basilea, una in più che a Wimbledon. In ballo c’è la testa di serie numero 2 a Wimbledon (in caso di decimo trionfo) e la (solita) rivalità con Nadal, che a Parigi è ormai a quota 12, ma che ha vinto 11 volte anche a Barcellona e Montecarlo. «E’ vero, sono qui solo per vincere», ha confessato il numero tre del mondo alla vigilia di un torneo a cui lo legano un ricco contratto e un affetto quasi familiare, e che gioca per la 17esima volta in carriera (lo ha saltato solo nel 2007, 2009 e 2011). Se Wimbledon è il suo giardino, Halle è il suo tinello. «Non ho mai conquistato un torneo dieci volte, sono pieno di energia e mi sento bene» , spiega, «Ma la pressione la sento anch’io: sull’erba basta un attimo di distrazione e puoi perdere un set» . Ad Halle l’anno scorso perse in finale da Coric, che fermò a 20 una delle tante strisce vincenti del Genio. «Dopo tanti anni il rapporto con il pubblico qui è speciale, e quando inizia la stagione sull’erba sono sempre molto felice. Questa volta ho avuto meno tempo di prepararla rispetto agli ultimi due anni nei quali avevo saltato la terra battuta. A Parigi ho perso contro Nadal, che è il più forte di tutti su quella superficie, e comunque il mio rendimento sul rosso non condiziona quello sull’erba. Qui ho più opzioni, più tattiche da usare a seconda dell’avversario. E questo mi comete di stare più facilmente lontano dai guai e vincere più partite». Contro Millman, n.57 Atp, con il quale aveva il dente avvelenato dallo scorso Us Open, visto che fu proprio l’australiano a sorprenderlo al quarto turno, non ha rischiato molto, guadagnandosi in due set (7-6 6-3) la 64^ vittoria ad Halle e una vendetta tutto sommato low cost. Al prossimo turno gli tocca una vecchia conoscenza, Jo-Wilfred Tsonga, che era stato runico a rimontargli due set sull’erba (nel 2011) prima di Kevin Anderson l’anno scorso a Wimbledon, e probabilmente stavolta gli toccherà giocare almeno da 8. Ieri è rientrata con successo anche un’altra vecchia conoscenza dei prati, Maria Sharapova, che a Maiorca si è sbarazzata in 89 minuti e due set (7-6 6-0) della ceca Viktoria Kuzmova. La ex numero 1 del mondo, campionessa a Wumbledon giusto 15 anni fa, non giocava da gennaio, quando si era dovuta ritirare dal torneo di San Pietroburgo per colpa della solita spalla, ed è entrata in tabellone sul verde spagnolo grazie ad una wild card. «E’ la prima vittoria in parecchi mesi, quindi molto importante per me». A che punto sono la sua stagione e la sua carriera, lo capiremo meglio al prossimo turno, quando dovrà vedersela con Angelique Kerber.

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La vittoria di Berrettini a Stoccarda sulla stampa italiana (Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 17 giugno 2019

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Magico Berrettini. Il secondo italiano verde di gioia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

U n grande prato verde dove nascono speranze. Di un futuro da superstar, di una carriera di fuochi artificiali qualunque superficie si ritroverà a calpestare. Non che il presente, peraltro, gli riservi carbone: da ieri Berrettini è il secondo italiano dell’Era Open a aver vinto un torneo sull’erba dopo il Seppi di Eastbourne 2011 e il più giovane azzurro di sempre con almeno tre titoli già nella vetrina nobile del salotto di casa. Applausi, ancor più fragorosi per quel numerino che da stamattina accompagnerà il suo nome nel ranking: 22. Più che speranze, sono certezze.

(…). tanto per cominciare non perde mai il servizio in 50 game. Per non scomodare paragoni ingombranti, nella stagione 2018 gli unici immacolati alla battuta in un torneo poi conquistato sono stati Zverev a Madrid e Djokovic a Shanghai. Le cifre di Matteo a Stoccarda impressionano: anche nell’epilogo contro il baby prodigio Auger-Aliassime concede appena 3 punti con la prima (41 su 44) e la percentuale nelle cinque partite è superiore all’89% complessivo.

 

(…). Ancora una volta, il rovescio di Berretto è un’arma e non una debolezza, con lo slice usato intelligentemente per non dare campo al diciottenne di Montreal e passanti lungolinea brucianti. Poi, nel tie break allo spasimo del secondo set, ci aggiunge anche cuore e coraggio: cinque set point per l’altro annullati (sull’ultimo, una chiamata corretta dall’arbitro oggettivamente svantaggia Felix) e due match point favorevoli svaniti, prima della risposta di dritto vincente dell’apoteosi, al 24′ punto. Parole e musica da campione: «Un torneo fantastico, dove ho giocato sempre bene e contro avversari forti. Ancora non riesco a credere a quello che ho fatto. Faccio i complimenti al mio avversario, perché so esattamente cosa prova in questo momento e bisogna ricordarsi di quanto sia giovane. Sono davvero contento, non ho mai perso il servizio, ma sono stati match tutti molto combattuti: sono davvero orgoglioso della forza mentale che ho dimostrato». È lì che coach Santopadre ha sempre lavorato in profondità fin da quando lo prese tredicenne, obbligandolo a giocare due tornei su tre sul veloce da junior per farlo uscire dalla comfort zone della terra rossa e poi iscrivendolo un anno fa ai tornei sull’erba, certamente non amata, anziché rifugiarsi in Challenger dai punti facili. Dodici mesi dopo, l’allievo doma i prati sconfiggendo tra gli altri l’erbivoro Kyrgios, il numero 9 del mondo Khachanov e il predestinato Aliassime.

(…) «Finalmente affronto le partite con leggerezza, seguendo l’esempio di mio fratello Jacopo, che è bravissimo a lasciarsi scivolare addosso le avversità, e i suggerimenti di Flavio Cipolla (già 70 del mondo e suo compagno di allenamenti all’Aniene, n.d.r.): lamentarsi di un colpo sbagliato in campo è inutile, tanto il punto indietro non ti torna». Da adolescente lo chiamavano Radio perché parlava e parlava tra uno scambio e l’altro: avanti di questo passo diventerà Cinema. Solo prestazioni da Oscar.

Berrettini, spaventoso e senza confini (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Adesso che Matteo Benettini si è preso il suo terzo torneo in undici mesi – neanche Adriano Panatta ci era riuscito alla sua età, 23 anni compiuti ad aprile – adesso che abbiamo un vice-Fognini; da oggi numero 22 del mondo, capace di vincere non solo sulla terra (Gstaad 2018 e Budapest 2019) e sul cemento (il super Challenger di Phoenix nello scorso febbraio) ma anche – udite, udite – sull’erba, beh, ragazzi, adesso possiamo pensare a divertirci sul serio. Era dal 2011 che un italiano non alzava una coppa sul verde, Andreas Seppi, primo e unico nell’era Open, ci era riuscito a Eastbourne. In tutto il torneo non ha ceduto un set, nè un turno alla battuta (…).

Nell’Atp 250 di Stoccarda, dove un anno fa aveva vinto Federer, Matteo ha messo in fila Nick Kyrgios, Karen Khachanov, Jan Lennard Struff e ieri, in finale (6-4 7-6) anche Felix Auger-Aliassime, 18enne-meraviglia canadese destinato a grandi cose, forse al numero 1, che oggi lo precede di un posto in classifica ma che ieri si è dovuto arrendere alle botte di servizio di Matteo. Alle sue risposte aggressive, alle martellate di diritto, alle rasoiate di rovescio, alle volée accarezzate e ai passanti millimetrici. E soprattutto alla personalità, alla serenità, alla determinazione del “Beretta”. Il primo set il romano lo ha chiuso con il solito break chirurgico; il secondo se l’è dovuto sudare al tie-break, annullando cinque setpoint (anche con fortuna: vedi l’overrule di Carlos Bemardes che sul 7-6 per Felix ha smentito una chiamata che avrebbe mandato la partita al terzo set), e chiudendo 13-11 al terzo match-point.

(…) I numeri al servizio della sua settimana nel Baden Wurttenberg fanno paura: 0 set ceduti in tutta la settimana, 0 game persi su 50 turni alla battuta, appena 2 palle break concesse, in semifinale a Struff. L’89% di punti portati a casa con la prima. Non è un erbivoro classico, tutto serve&volley, ma ha imparato a leggere gli schemi vegetali.

(…) La chiave della trasformazione di Matteo da terraiolo a campione universale – quest’anno è arrivato fra i primi quattro anche indoor a Sofia, ed è l’unico nel 2019 ad aver raggiunto tre semifinali su tre superfici diverse – sta soprattutto li, nella “capoccia”. Il Berrettini ante-2018 si “tafazzava” spesso e volentieri, sprecando energie preziose; quello di oggi sa essere concentrato, ma anche “leggero” quando serve. «Soprattutto sull’erba, dove non si può pensare troppo, ma bisogna seguire un istinto tattico particolare», aggiunge il tecnico Santopadre (…). “II segreto della crescita di Matteo sta nella sua umiltà, nella disposizione a imparare. E’ una spugna, e si è fidato di me quando gli ho chiesto di seguire un progetto di crescita. A 19 anni impostare la programmazione per due terzi sul veloce poteva sembrare follia, ma il risultato è che Matteo oggi è un giocatore moderno e universale, che sa adattarsi a tutte le superfici. Sull’erba è cresciuto alla risposta, certo; ma la vera differenza adesso la fa il modo in cui sa stare in campo». Aliassime, con cui si era allenato a Stoccarda nei giorni scorsi, gli ha fatto i complimenti (sentiti) anche per la simpatia e l’umanità, e il dettaglio non guasta. Dopo Halle potrebbe giocare a Eastbourne, con la Top 20 nel mirino, poi c’è Wimbledon. Piedi per terra – anzi, sul prato – ma da questo Berrettini ci si può aspettare ancora molto.

Dopo Federer? Matteo. Berrettini vince sull’erba di Stoccarda  (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Dopo Federer, c’è Berrettini. Tranquilli, non è un annuncio, e nemmeno una profezia da spalmare sul futuro prossimo del tennis. Però, chissà… L’albo d’oro del torneo di Stoccarda dice questo, e noi chi siamo per contraddirlo? Il successo sul diciottenne canadese di origini africane, Felix Auger-Aliassime, è il terzo su quattro finali per Matteo, il secondo quest’anno (…).

Da oggi, Matteo sarà al numero 22, a un passo dall’ingresso nella Top Twenty, dove solo i migliori trovano posto. Una settimana da percorso netto. A più riprese l’erba tedesca ha sottolineato i molti meriti del giocatore italiano, che sta guidando ad alta velocità lungo le strade che portano al tennis, quello che conta, quello d’alto bordo.

(…) Non ha mai perso il proprio servizio, ha concesso solo due palle break (a Struff), ha sempre vinto in due set, e ha preferito procedere per le vie spicce concedendosi a due-tre scambi al massimo su ogni “quindici” giocato. Il tennis dei pochi scambi era antico, tutto impostato sulle discese a rete, come vi giungono oggi è invece il frutto delle convinzioni più moderne. Fra i registri dello stesso Matteo non c’è ancora l’attacco spregiudicato in funzione serve and volley… Sono il servizio, il dritto e la smorzata a regolare POSIZIONE che oggi Berrettini avrà nel ranking mondiale, diventando il secondo italiano la lunghezza degli scambi. E sono i suoi colpi migliori, come ha dimostrato anche ieri, nel corso di una finale che ha dominato per un set e mezzo e ha rischiato di farla scivolare, senza colpe, in una pericolosa terza frazione. Perso il primo per via di un break al terzo gioco, Felix Auger-Aliassime è uscito indenne per miracolo dai suoi primi tre servizi iniziali del secondo set, dove ha concesso cinque palle break e ha rimontato in un’occasione da uno scomodo 15-30.

(…). Ha un servizio violento ed efficace, si muove benissimo su tutte le superfici (era la prima volta che giocava sull’erba), sa difendersi e non si perde d’animo, e nelle gambe ha la stessa potenza del giovane Nadal. Se commette qualche imprudenza, è perché l’insieme delle esperienze che sta conducendo va ancora dipanato e immagazzinato negli schemi di gioco che gli sono propri. Ma è facile prevedere che sarà presto fra i primi cinque del mondo, a battersi per il comando, non appena i favolosi tre concederanno uno zinzino di spazio. Felix al fianco di Tsitsipas, di Zverev, forse di Shapovalov, certo di Thiem. E chissà se in questo quadro non ci sarà un posto anche per Berrettini. Nel concitato finale del tie break, quando lo scontro si è fatto duro, Matteo ha avuto in sorte una chiamata sfortunata per Aliassime, sul terzo dei quattro set point avuti a disposizione dal canadese, ma ha reagito sempre con grande veemenza a tutti i momenti più negativi, ribaltando il tie break e concedendosi tre matchpoint. Felix ha risposto di ace sui primi due, ma nel terzo si è fatto cogliere a mezza via su una rispostona vergata con il dritto da Berrettini.

(…). «Sei davvero un giocatore di grandi qualità» è stato il saluto di Felix, ripresosi dopo un lungo momento di sconforto (sono tre le finali che ha smarrito nel corso di questi mesi: Rio, Lione, Stoccarda). «Un onore giocare con un tennista che, ne sono certo, arriverà molto in alto» la replica di Matteo, che poi ha ringraziato in italiano coach Santopadre e quelli del suo team. «Mi state aiutando a diventare uomo e giocatore. Vi debbo moltissimo».

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Berrettini stupisce ancora. Prima finale sull’erba (Scanagatta). Berrettini-show. Adesso la sfida alla stella baby (Crivelli). Sembra l’epoca di Panatta (Semeraro). Matteo sempre più verde (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 16 giugno 2019

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Berrettini stupisce ancora. Prima finale sull’erba (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

E se finalmente il tennis italiano avesse trovato un tennista capace di imporsi sull’erba? E proprio a due settimane da Wimbledon? Nessun italiano, salvo Andreas Seppi a Eastbourne otto anni fa, ha mai vinto un torneo sull’erba. Oggi Matteo Berrettini, vittorioso un anno fa nel primo torneo sulla terra rossa di Gstaad e quest’anno a Budapest prima di una finale a Monaco di Baviera, prova a emulare Seppi anche se avrà un avversario assai tosto. Matteo è giunto in finale a Stoccarda dopo aver battuto 4 duri rivali senza perdere né un set né un game di servizio: l’australiano Kyrgios n.36 Atp (63 64), il russo Khachanov, n. 9 (64 62), l’americano Kudla n.84 (63 63) e ieri il tedesco Struff n.38 (64 75). Oggi Berrettini n.30 Atp – e già virtualmente n.24 – potrebbe salire a n.22 se batterà il promettentissimo canadesino di origini togolesi Felix Auger-Aliassime, n.21 Atp a soli 18 anni. McEnroe e Wilander lo pronosticano sicuro top-ten. I migliori risultati italiani sull’erba li aveva ottenuti Adriano Panatta raggiungendo i quarti a Wimbledon nel ’79 (che occasione perduta con DuPre!) e Davide Sanguinetti nel ’98 (k.o. con Krajicek). Non era facile, oltretutto, ieri per Berrettini battere un tedesco in Germania. E’ stata, fra i due giovanotti alti entrambi un metro e 95 una prevedibile battaglia di servizi. Sono bastati a Matteo due break, uno per set sul 3-3 nel primo e sul 5 pari nel secondo, per vincere. Berrettini ha messo in mostra nell’occasione non solo il noto servizio da 220 km orari, e un dritto altrettanto efficace, ma anche un rovescio assai migliorato, sia piatto sia tagliato e d’attacco, davvero insidioso sull’erba dove la palla resta radente. E’ stato bravo anche a reagire alle prime palle break affrontate nel torneo, nei primi game del match: «La chiave è stata strappargli il servizio per primo» ha detto. Mentre nell’ultimo game, quando si sono giocati i primi scambi oltre al quarto palleggio, Matteo li ha controllati con grande equilibrio e saggezza. Il suo odierno avversario Aliassime è arrivato in finale approfittando in semi dell’ennesimo ritiro del connazionale Raonic. Non ci sono precedenti con Berrettini.

Berrettini-show. Adesso la sfida alla stella baby (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quel cognome un po’ così, che sa di cose minime, Berrettini è più ispirato a parlare con i risultati. E in questi giorni la sua voce è squillante, squillantissima: a Stoccarda arriva la terza finale stagionale dopo Budapest (vinta) e Monaco (persa), ma la prima in carriera sull’erba, una superficie storicamente mai troppo amica dei nostri. Eppure, quasi sempre è solo una questione mentale: nati sulla terra, gli italiani non amano i prati e gli adattamenti che richiedono, anche adesso che la velocità dei campi si è ridotta e uniformata. Matteo stesso ne dà conferma: «Fino all’anno scorso non mi piaceva a pelle, la chiave di questa settimana credo risieda in questo cambio di mentalità». Stimolato a febbraio dal successo in Davis a Calcutta e ora consolidato dalla quarta vittoria di fila in Germania senza concedere set. D’altronde, se ti ritrovi con un servizio che non lascia margini di replica agli avversari, parti già con un atout fondamentale: anche contro Struff, Berrettini concede appena quattro punti con la prima. È vero, deve fronteggiare le prime due palle break del suo cammino (nel quarto game del primo set), ma dopo averle annullate diventerà intoccabile. Però non di sola battuta vive il campione: Berrettini ora ha reso più ergonomico il dritto, che ha un movimento molto ampio e quindi complicato per i prati, ha reso solido il rovescio, slice o piatto, e poi ha alzato íl livello di aggressività della risposta, che gli è servito per prendersi il break decisivo alla fine del secondo set. Insomma, una completezza da top player, e da lunedì lo confermerà anche la classifica (ora è numero 24, salirà a 22 in caso di successo): «Non è stata una partita semplice, sono stato molto concentrato sul servizio. La svolta è stata il break del primo set, essere riuscito a strappargli il servizio per primo mi ha reso ancora più fiducioso e convinto». Per coach Santopadre «non c’è da meravigliarsi, Matteo ha investito tanto per migliorarsi e ora gioca sull’erba con una maggiore sicurezza. Ma il nostro non è un progetto che si limita alla singola partita o al singolo torneo». Anche i traguardi parziali, però, aiutano a crescere più in fretta, soprattutto se la finale ti regala come contendente il vaticinato, futuro dominatore, il canadese del 2000 Auger-Aliassime, il ragazzo nato lo stesso giorno di Federer (8 agosto). Felix arriva subito in fondo nel primo torneo sull’erba giocato in carriera, senza toccare il campo nel derby di semifinale per il ritiro del connazionale Raonic (schiena): intanto è il più giovane dal 1999 (Hewitt) a raggiungere almeno le semifinali su tre o più superfici nella stessa stagione. Occorrerà rispetto: «E’ già un grande giocatore — conferma Matteo — non l’ho mai affrontato, però mi sono allenato con lui proprio qui. Mi aspetto un bel match».

Sembra l’epoca di Panatta (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Matteo Berrettini ha battuto – sempre in due set, sempre senza perdere il servizio – anche Jan Lennard Struff ed è in finale a Stoccarda, sull’erba. Oggi se la giocherà contro il fenomeno canadese Felix Auger Aliassime, che in semifinale ha approfittato del forfait di Milos Raonic. E questa è la prima notizia; l’altra non riguarda solo Matteo, che a 23 anni da lunedì sarà comunque n. 24 del mondo, 22 in caso di vittoria, ma tutto il tennis italiano, che pare sulla soglia di una nuova epoca virtuosa. Era dai tempi di Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli che le prospettive non erano così interessanti. Troppo ottimismo? I risultati non sono ancora così caldi come ai tempi di Panatta, che ha vinto Roma, Parigi (uno slam in cui, se andava male, arrivava nei quarti) e assieme agli altri tre moschettieri anche una Coppa Davis, arrivando altre tre volte in finale. E che a 23 anni, l’età di Matteo, si era già issato al numero 8 del mondo. Dall’inizio di quest’anno però la percezione che abbiamo delle possibilità dei nostri tennisti – solo maschi, al momento – è cambiata. Erano decenni che non capitava di potersi aspettare un successo ogni settimana, e a diversi livelli. Diamo un’occhiata al calendario di questi primi sei mesi. A gennaio Lorenzo Musetti, anni 17, ha vinto gli Australian Open u. 18 a Melbourne (dove Giulio Zeppieri è arrivato in semifinale), e Andreas Seppi, anni 34, si è guadagnato la finale a Sydney. A febbraio il 26enne Marco Cecchinato ha vinto l’Atp 250 di Buenos Aires, il 23enne Berrettini è arrivato in semifinale nel 250 di Sofia ed è innato il piccolo grande boom dell’altro 17enne Jannik Sinner (un Challenger e due tornei Itf). A mazzo Berrettini ha firmato il Challenger di lusso di Phoenix; ad aprile trionfo di Fabio Fognini nel Masters 1000 di Monte-Carlo (con Lorenzo Sonego nei quarti), vittoria e finale ‘back-to-back’, una settimana dopo l’altra, di Berrettini a Budapest e Monaco. A Roma siamo sbarcati con aspettative altissime, come non succedeva da tempo. Sono andate deluse, è vero ma il Roland Garros ci ha portato lo storico numero 10 di Fognini. Tempo dieci giorni, ed ecco che arriva il torneone di Matteo a Stoccarda su una superficie, l’erba, che storicamente ci ha riservato magre soddisfazioni. […]

Matteo sempre più verde (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Erbivori, senza saperlo. Matteo Berrettini da una parte, due vittorie in tre match giocati sull’erba prima di Stoccarda (uno in Davis, a punteggio acquisito); Felix Auger-Aliassime dall’altra, lui addirittura alla prima competizione sui prati dall’ingresso nel Tour. Erbivori senza saperlo, ma finalisti, oggi alle 15. La terza finale per entrambi quest’anno, la seconda per Matteo in Germania: ha vinto a Budapest, ha perso a Monaco. «Mi avete applaudito, grazie, siete simpatici», si rivolge cosi al pubblico di Stoccarda, che ha sostenuto Jan-Lennard Struff per tutta la semifinale, ma non ha fatto mancare il suo apprezzamento al giovane italiano. Ci sa fare, Matteo. E ha giocato sin qui un torneo impeccabile. Non ha ceduto un set e non ha mai perso il servizio nei 39 turni di battuta sostenuti nei primi quattro match. Ieri ha fatto persino di più: ha sfidato Struff per vie dirette, servizio contro servizio, con la fiducia di chi sa che può prevalere anche contro un battitore feroce come il tedesco, e se ha concesso a Struff due palle break nel quarto game del primo set (le prime del torneo), le ha subito sfilate con destrezza e nel game successivo è stato lui a prendere il largo. «Ottenere per primo il break mi ha dato la fiducia che cercavo. Struff è in gran forma, l’avevo visto anche a Parigi, ed è pericoloso perché carica la palla di estrema violenza. Ma ho gestito bene i vari momenti del match». Non solo: in apertura di secondo set, Berrettini si è concesso un passante “no look” che ha fatto sussultare i tedeschi sugli spalti. Lì si è guadagnato il rispetto di tutti. «Matteo è giocatore da queste superfici», dice Vincenzo Santopadre, il coach, «non mi stupisce vederlo in finale al secondo torneo che gioca sull’erba. So che si sente ancora sui banchi di scuola, e mi piace questo suo atteggiamento, la voglia di imparare che ci mette in ogni cosa che fa. I match giocati qui a Stoccarda sono stati tutti molto buoni, e i nomi dei giocatori battuti tutti di primo piano a cominciare da Kyrgios per proseguire con Khachanov. Lo vedo scendere in campo con leggerezza, senza cattivi pensieri. Vedo che si diverte giocando a tennis». Anche Felix Auger-Aliassime è alla terza finale. A Rio la prima, poi Lione. Perse, d’accordo, ma come pretendere di più da un ragazzino di appena 18 anni, al primo anno nel Tour? Canadese di famiglia originaria del Togo, una sorella tennista non meno forte di lui, uno che ha colpi e sa adattarli a qualsiasi superficie, duro dentro (ha avuto problemi cardiaci, in passato, li ha risolti con un piccolo intervento) e sospinto da motivazioni fortissime. «Gran giocatore», dice di lui Matteo, «ci siamo allenati insieme in questi giorni, ci siamo conosciuti. Sarà una finale tutta da scoprire, la prima volta che giochiamo contro». Felix vi è giunto per le vie spicce, grazie al ritiro di Raonic, bloccato dai soliti problemi alla schiena. Anche lui invia i complimenti a Berrettini: «Si trova a proprio agio su questa superficie, è sicuro, e ha un servizio che fa male». […]

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