Tonfo Cecchinato: Mahut lo rimonta all'esordio, adieu Roland Garros

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Tonfo Cecchinato: Mahut lo rimonta all’esordio, adieu Roland Garros

Dopo essere andato comodamente in vantaggio di due set, Marco spegne incredibilmente la luce e si lascia rimontare da un Mahut ringalluzzito. Precipiterà in classifica

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Parigi, i nostri inviati

[WC] N. Mahut b. [16] M. Cecchinato 2-6 6-7(6) 6-4 6-2 6-4

Che fosse impossibile ripetere la semifinale dello scorso anno era piuttosto annunciato, così come erano nell’aria le insidie del primo contro Nicolas Mahut, strategicamente sistemato dagli organizzatori sul nuovissimo Simonne-Mathieu che ha subito messo in mostra tutto il calore di cui può essere capace. Desta comunque un certo scalpore l’eliminazione al primo turno di Marco Cecchinato, che vede evaporare i 720 punti dello scorso anno e una ventina di posizioni in classifica.

 
Nicolas Mahut e Marco Cecchinato – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per l’avversario, che pur dotato di un braccio di prim’ordine è pur sempre un doppista in procinto di abbandonare l’attività di singolare, e per i dodici mesi tutto sommato positivi che erano intercorsi tra l’exploit dello scorso anno e l’esordio di questa domenica, oltremodo carico di pressioni. Eppure, l’inizio sembrava fugare ogni preoccupazione: Cecchinato balzava subito avanti 6-2 e gestiva con esperienza il tie-break del secondo set, portandosi in vantaggio di due set e grazie a uno scarto piuttosto evidente nello scambio da fondo.

Certo non era necessaria questa partita per confermare quanto il tennis sappia essere uno sport indecifrabile, ma d’improvviso il vento è cambiato. Nessuna palla break offerta nei primi due set, ben tre nel secondo game del terzo set: Mahut ha iniziato a giocare senza troppe preoccupazioni e in modo quasi sornione ha preso possesso del parziale, rompendo due volte il servizio più incerto di Cecchinato. Poi un quarto set addirittura dominato da Mahut (appena quattro punti persi al servizio) ed ecco configurarsi lo scenario del quinto set, tanto familiare per Ceck nelle recenti esperienze Slam quanto pericoloso.

Lo scorso anno l’incredibile campagna parigina di Cecchinato era cominciata proprio con un quinto set, vinto al culmine di una rimonta esaltante ai danni di Copil; lo scorso gennaio a Melbourne, invece, l’italiano si era trovato in vantaggio di due set contro Krajinovic – proprio come oggi contro Mahut – e aveva finito per cedere 6-4 al quinto. Lo stesso, beffardo, punteggio che finisce per infliggergli il 37enne francese, ormai in simbiosi con il pubblico e scatenato con la risposta di rovescio: da segnalare, in particolare, un’esecuzione meravigliosa in lungolinea proprio nel game conclusivo, lo stesso del break che ha deciso quinto set e partita.

Sono facili gli elogi a margine delle imprese così come le critiche accompagnano facilmente le disfatte, ma vale la pena evidenziare alcuni numeri. Marco Cecchinato non ha mai vinto una partita in una prova dello Slam al di fuori del Roland Garros 2018, collezionando ben otto sconfitte al primo turno, le ultime quattro delle quali consecutive. Il palermitano potrà e dovrà ripartire, anche perché rimanere in top 50 significa rimanere ampiamente in linea di galleggiamento per quanto riguarda la possibilità di partecipare ai tornei più prestigiosi. Senza dubbio, però, questo colpo sarà più difficile da incassare rispetto a tutti gli altri.

È di gran lunga la mia più bella vittoria al Roland Garros” ha detto poi un raggiante Mahut, “me la ricorderò e per giunta è avvenuta su questo campo straordinario (il Simonne Mathieu) che è un vero successo e in cui c’è un’atmosfera straordinaria grazie agli spettatori. Giunti al quinto set, la classifica non conta più, non conta essere 20 al mondo o 250. È una vera lotta e il pubblico, a questo punto, fa la differenza. È il vantaggio di essere francese quando si gioca al Roland Garros“.

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Opinioni

Classifica ATP: l’ipotesi ‘algoritmo’ potrebbe essere favorevole a Nadal

Se si dovesse scalare una quota fissa per ogni settimana (ma fino a quando?), lo spagnolo rischierebbe molto meno rispetto ai 5360 punti in ballo in sette settimane. E potrebbe scegliere più a cuor leggero dove giocare

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Rafael Nadal con il trofeo del numero 1 - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Penso che bisognerà riflettere a lungo e con attenzione su come gestire i punti del ranking“. Il monito in vista della ripresa arriva da Andy Murray, tornato in campo nei giorni scorsi nella Battle of The Brits. L’ATP ha annunciato il dove e il quando della ripartenza, non ancora come riprendere il filo delle classifiche la cui logica è stata chiaramente stravolta dal lungo stop.

Primo appuntamento della “nuova” stagione a Washington (che Murray ha messo nel mirino), per poi spostare tutto a New York e rinchiudersi nella bolla Cincinnati-US Open. Immediatamente dopo l’Europa: Madrid, Roma e il Roland Garros. “Non si potrà fare tutto, bisognerà scegliere dove andare a giocare“, ha spiegato lo scozzese, sottintendendo come la conoscenza del criterio applicato per i punti potrebbe indirizzare le agende. Un ragionamento di interesse generale e non personale, considerando il suo tormentato 2019. “Non sarebbe sicuro per la salute di chi dovesse arrivare anche solo ai quarti o in semifinale allo US Open spostarsi subito in Europa – spiega il tre volte campione Slam -, ritrovandosi in altura a Madrid e sulla terra dopo tanti mesi passati senza giocarci“.

IDEA BIENNALE – La proposta – non lontana da quella già avanzata da Nadal – è di ragionare sull’ipotesi di un ranking biennale. “In questo modo – ha spiegato – chi ha fatto bene nel 2019 e non può difendere i punti in modo ottimale non verrebbe penalizzato. Se si potessero mantenere i punti conquistati nella passata stagione, le classifiche risulterebbero meno alterate“. C’è da dire – lo ha fatto qualche giorno fa il direttore Scanagatta, in un’analisi più ampia – che non sembra questa l’ipotesi più calda. La controindicazione più evidente sarebbe l’ostacolare la peculiare fluidità del ranking, andando ad ampliare il gap tra chi è avanti adesso in classifica (e magari ha fatto incetta di Slam nel biennio precedente) e chi vedrebbe ridursi al minimo le speranze di sorpasso. Discorso valido per le posizioni di vertice, ma anche per le possibilità di accedere alla top 100.

 

ALGORITMO – In realtà, secondo quanto riportato da Marca, il tennis potrebbe optare per un calcolo che sembra mettere d’accordo ATP e WTA. I punti attuali di ciascun giocatore verrebbero divisi per le 52 settimane di cui si compone la stagione, il risultato verrebbe poi scalato ogni sette giorni. Non risulta al momento chiaro per quante settimane. Si potrebbe concedere un anno di tempo per il riallineamento, andando però a toccare così una stagione, la prossima, che ci si augura possa tendere alla normalità.

Il caso Nadal aiuta a orientarsi meglio nell’immediato, anche perché il maiorchino sarebbe il primo beneficiario di questa soluzione algebrica. Secondo la tabella di marcia diffusa dall’ATP, infatti, si ritroverebbe a difendere in sole sette settimane ben 5360 punti. In ordine decrescente: i titoli di US Open (2000) e Roland Garros (2000), quello di Roma (1.000) e la semifinale di Madrid (360). Proprio quella spagnola sembrerebbe la tappa maggiormente pregiudicata, come sostenuto da Murray: per chi dovesse arrivare in fondo allo US Open, catapultarsi alla Caja Magica diventerebbe proibitivo. Allo stesso modo anche gli Internazionali, successivi a Madrid e subito prima del Roland Garros, potrebbero essere sacrificati da chi volesse decidere di arrivare in anticipo a Parigi.

Ma vale anche un altro discorso: mettendo a rischio, quantomeno nel breve, un totale di 1325 punti (189 per sette settimane) invece che di 5360, il numero due del mondo potrebbe rinunciare allo US Open più a cuor leggero per buttarsi anima e corpo in Europa, con la priorità di Parigi. Resterebbe aperta una questione di opportunità: con quali motivazioni ufficiali il campione in carica potrebbe annunciare il suo forfait a Flushing Meadows?

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Italiani

Campionati Assoluti di Todi di segno ‘Macho’… ma non fatelo sapere a Billie Jean King

Sedici anni dopo, la FIT ha rispolverato gli Assoluti. Vittorie di Lorenzo Sonego e Jasmine Paolini: applausi. Ma il montepremi (23.000 euro) è discriminatorio: 18.000 per gli uomini, 5.000 per le donne. Fischi

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Lorenzo Sonego e Jasmine Paolini - Premiazione Campionati Assoluti di Todi (ph. Marta Magni)

Ne “Il Più Grande Uomo Scimmia del Pleistocene”, illuminante ed esilarante romanzo di Roy Lewis, si narrano le vicende di una famiglia alle prese con i primi passi sulla terra, dopo aver abitato per millenni sui rami degli alberi. Tra i protagonisti, spicca la figura dello Zio Vania, che, ostinatamente contrario ad ogni forma di progresso, si rifiutava persino di camminare su due “zampe”, considerandolo un affronto insanabile nei confronti della pura razza scimmiesca. La posizione eretta, per lui, era una bestemmia urlata nel pieno di una sacra funzione. Tra i mille aspetti del racconto dell’alba della vita umana, potete ben immaginare come l’autore descriva il rapporto tra gli uomini e le donne, che può sinteticamente ridursi al confronto tra predatori superiori e prede inferiori.

Dopo milioni di anni di storia e un paio di secoli di lotte e rivendicazioni non ancora terminate, dalle Suffragette alle Mondine, dal movimento femminista ai giorni nostri, siamo ancora qui a domandarci perché gli uomini riescano a occupare ruoli apicali nella società con più facilità e perché le donne, per farlo, debbano essere eccezionali. Perché sono ancora così evidenti le differenze di trattamento economico tra i due sessi. Perché ancora è di gran moda pensare alla donna come primariamente procreatrice ed angelo del focolare. Perché, nelle pubblicità, la donna stende, stira e cucina e l’uomo si sollazza al computer, per lo più fingendo di lavorare.

Le lotte delle tenniste come Billie Jean King e del gruppo delle Original 9 (che vi stiamo raccontato in questa serie di articoli) per ottenere un montepremi pari a quello dei tennisti, una battaglia portata a compimento – quantomeno negli Slam – a metà degli anni 2000, hanno ottenuto un discreto successo, ma il tema rimane assai dibattuto e ancora non si può ipotizzare il giorno in cui, in tutti i tornei di pari livello, il trattamento economico sarà identico per gli uni e le altre. Non è detto che quel giorno arrivi perché il business detta regole anche sul tema dei diritti: si pensi, per portare un esempio, a quanto è condizionato dagli affari il diritto alla salute. Non solo negli Stati Uniti.

 

Dopo anni di assenza, su lodevole iniziativa della nostra Federazione, si sono organizzati i Campionati Assoluti di Tennis, che assegnano il titolo di miglior giocatore nazionale tra gli iscritti al torneo. Considerata la mancanza di tennis, vissuta dagli appassionati per qualche mese a causa del virus che ha còlto impreparato il mondo, gli Assoluti si sono ritagliati uno spazio di primordine, anche televisivo, e hanno suscitato l’interesse non solo degli amici del tennis, ma dello sport in generale. Tenniste e tennisti italiani di gran livello si son trovati in quel di Todi per giocarsi l’ambito titolo, vinto infine da Lorenzo Sonego in campo maschile e Jasmine Paolini in quello femminile.

Una volta stabilito il discreto montepremi di 23.000 euro, si è deciso di suddividerlo in questa maniera:

  • 18.000 euro per il torneo maschile
  • 5.000 euro per il torneo femminile

Per evitare il rischio di trascendere, non essendo mio uso, non aggiungo alcun commento, lasciando tale compito, se mai volessero, ai gentili lettori.

Qualche domanda, però, mi sorge spontanea: 

  • Chi ha deciso tale ripartizione?
  • Perché, tra i giornalisti sportivi e gli operatori del settore, nessuno ha sentito il bisogno di commentare pubblicamente tale ripartizione?
  • Comprendendo appieno le ragioni del silenzio sul tema da parte di tennisti e tenniste in attività, mi chiedo, poi, perché ex tennisti o ex tenniste non abbiano rilasciato qualche dichiarazione a riguardo.
  • Infine, non sarebbe stato meglio, considerata la differenza di trattamento, assegnare l’intero montepremi ai maschietti e riservare alle femminucce solo un bel trofeo con un sontuoso bouquet di fiori da lanciare tra gli spalti plaudenti?
Jasmine Paolini – Premiazione Campionati Assoluti di Todi (ph. Marta Magni)

Qualche passo in avanti rispetto al Pleistocene, comunque, è stato fatto: lo Zio Vania avrebbe certamente vietato alle donne la partecipazione al torneo, obbligandole in caverna a far le pulizie come si deve. Come si deve.

Marcos


Marcos è stato uno dei primissimi collaboratori del mio blog Servizi Vincenti. Per diversi anni ha curato egregiamente la rubrica di “critica televisiva”. Bentornato! 

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Focus

Sonego batte Arnaboldi e vince i Campionati Italiani Assoluti di Todi, 16 anni dopo

Dopo 16 anni, un tennista torna a fregiarsi del titolo di campione d’Italia di tennis: è Lorenzo Sonego. Il torinese si impone in due set su Arnaboldi, in un match mai in discussione

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Lorenzo Sonego - Campionati Italiani Assoluti 2020 (ph. Marta-Magni)

Jasmine Paolini è la campionessa d’Italia 2020

Pronostico rispettato nella finale di Todi. Lorenzo Sonego, n. 46 ATP e prima testa di serie del torneo, si è imposto nella finale dei Campionati Italiani Assoluti su Andrea Arnaboldi, n. 7 del seeding. Nel corso dell’ora e quarantasei minuti di gioco è stata evidente la differenza di potenza tra i due giocatori. Il 32enne tennista brianzolo ha provato ad essere aggressivo e a variare il gioco, sfruttando anche le traiettorie mancine, per evitare di subire la pesantezza dei colpi del suo avversario. Ma per mettere in difficoltà l’ottimo Sonego di oggi avrebbe avuto bisogno di un maggior aiuto dal servizio, colpo che invece solo raramente (54% di punti con la prima e 50% con la seconda) lo ha supportato. Servizio che invece, come al solito, è stata una delle armi principali del tennista torinese, che a parte un piccolo passaggio a vuoto a metà del primo set (in cui ha subito l’unico break dell’incontro) nei suoi turni di battuta ha veramente lasciato le briciole al suo avversario (68% di prime in campo e 87% dei punti).

Lorenzo Sonego succede così nell’albo d’oro, 16 anni dopo, a Massimo Dell’Acqua che vinse l’ultima edizione disputata nel 2004 e conquista il titolo di campione d’Italia 2020.

 

Del resto, intervistato la scorsa settimana dal direttore, Lorenzo Sonego aveva dichiarato di non vedere l’ora di scendere in campo per tornare a misurarsi in una competizione agonistica. Aveva anche sottolineato che, nonostante fosse accreditato della prima testa di serie e di gran lunga il giocatore con il miglior ranking (il n. 2 del seeding, Gaio, è n. 130 ATP), non sarebbe stata una passeggiata. E infatti il piemontese ha rischiato grosso al primo turno, annullando tre match point a un ottimo Andrea Pellegrino, prima di imporsi 11-9 nel long-tiebreak decisivo. Ma scrollata di dosso la ruggine dei mesi di stop a causa del lockdown, il tennista piemontese non ha più vacillato infilando una dopo l’altra quattro vittorie convincenti ed esprimendo con il passare dei giorni un tennis sempre più solido.

Arnaboldi ha tentato, come dicevamo, di sottrarsi alla maggiore pesantezza dei colpi dell’allievo di coach Arpino, cercando di prendere in mano il pallino del gioco. La sua strategia però cominciava a fare acqua già al quinto gioco, quando il primo calo di rendimento al servizio gli costava il break. Break che però Sonego gli restituiva subito, nell’unico passaggio a vuoto avuto in tutto l’incontro. Sonego però si riprendeva subito e strappava nuovamente la battuta ad Arnaboldi per non voltarsi più indietro; mentre Arnaboldi faticava per l’ennesima volta a tenere il servizio, il torinese portava a casa agevolmente i suoi turni di battuta e chiudeva 6-4 la prima frazione.

Lo spartito non cambiava nel secondo set. Arnaboldi teneva il servizio senza faticare solo nel primo game e poi doveva lottare in ogni turno di battuta per restare aggrappato al suo avversario e al match. In risposta Sonego sfruttava ogni minima incertezza del suo avversario per entrare in campo e spingere col dritto, mentre al servizio ora era praticamente ingiocabile (16 punti vinti su 21 giocati nel secondo set). Arnaboldi lottava, faceva ricorso a tutta la sua esperienza e alla sua buona mano (anche se oggi è stato un po’ tradito dal rovescio, cosa inusuale per lui), ma dopo essersi salvato per il rotto della cuffia in un paio di game (come nel quinto gioco, quando annullava una palla break con un incredibile dritto ad uscire che atterrava sulla riga laterale), doveva cedere il servizio alla sesta palla break del parziale, nel settimo game.

Andrea Arnaboldi – Campionati Italiani Assoluti 2020 (ph. Marta-Magni)

L’esito del match a quel punto non era più in discussione: Arnaboldi provava ad allungarlo annullando tre match point nel nono gioco, ma doveva arrendersi all’ennesima accelerazione di Sonego, per il 6-3 finale. Di Sonego oggi vanno evidenziati anche i miglioramenti dal lato del rovescio, che è sembrato più solido di come lo avevamo lasciato prima del lockdown. Vero che serviranno test più impegnativi, ma è la conferma che il lavoro che il tennista piemontese ha dichiarato di aver svolto in questo periodo sta dando i suoi frutti.

Ho giocato un ottimo match oggi. “Arna” è un giocatore ostico, ma sono riuscito ad essere aggressivo e a mettere i piedi in campo non appena ne ho avuto l’occasione” ha dichiarato il tennista torinese, visibilmente soddisfatto subito dopo il match, prima di ricevere il trofeo destinato al campione italiano. Esattamente un anno fa, era il 29 giugno 2019, conquistava l’ATP 250 di Antalya. Non c’è che dire: l’inizio dell’estate porta bene a Lorenzo Sonego. L’augurio, ovviamente, è che sia proprio solo l’inizio e il meglio per Lorenzo debba ancora venire.

[1] L. Sonego b. [7] A. Arnaboldi 6-4 6-3

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