Del Potro si fa male, ma vince la maratona contro Nishioka: "Ho avuto paura, ora sto bene"

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Del Potro si fa male, ma vince la maratona contro Nishioka: “Ho avuto paura, ora sto bene”

Scampato pericolo al Roland Garros per la Torre di Tandil, che gestisce al meglio un piccolo infortunio in apertura di partita: “Non ho forzato nel primo set e così ho vinto”

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Juan Martin del Potro - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

L’inchino e poi l’abbraccio. Si è chiuso così l’incontro tra Juan Martin del Potro e Yoshihito Nishioka dopo tre ore e 46 minuti di drammaticità. È stato l’argentino a spuntarla in cinque set e sfiderà Jordan Thompson nel terzo turno del Roland Garros, ma per molti tratti della partita sembrava il giapponese ad essere il favorito per la vittoria finale. Soprattutto nel primo set sono emerse tante difficoltà per del Potro, in prevalenza fisiche. Una brutta scivolata nel sesto game lo ha bloccato, non riusciva a muoversi e solo dopo un medical time out e la pausa di fine set è riuscito a riprendersi, anche se non del tutto.

Arrivato in sala stampa, i giornalisti lo hanno interrogato sulle condizioni del ginocchio che gli ha causato diversi problemi di recente: Il ginocchio è ok ha risposto Delpo. “Come avete visto, sono scivolato e ho perso l’equilibrio, ho sentito dolore all’anca e al ginocchio. Ho sentito una strana sensazione, che mi ha preoccupato. Non è semplice gestire queste situazioni dopo tutti i miei passati infortuni, dovevo fare attenzione e resistere mentalmente, dovevo decidere come giocare quei game delicati. Non potevo muovermi bene e giocare al massimo, però il desiderio di continuare a competere è ciò che prende il sopravvento. E così ho vinto”.

Per una ventina di minuti il numero otto del mondo era bloccato, quasi si pensava al ritiro. Dalle sue parole si capisce però la scelta di lasciar scorrere i punti senza rischiare di farsi ancora più male, che ha portato alla perdita del primo set, ma gli ha permesso di arrivare in buone condizioni in fondo al match: “Questa forza mentale è maturata fuori dal campo, quando ho tempo per pensare e stare in silenzio. Quando ti stai giocando una partita non puoi controllare tutto così bene, decidere quando correre e fare scelte diverse. Ho dovuto capire ciò che è importante per la mia salute e capire che la mancanza di fiducia nasce dagli infortuni”.

 
Juan Martin del Potro e Yoshihito Nishioka – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Alla fine del match è piaciuto particolarmente l’inchino sostituito alla stretta di mano contro l’avversario giapponese: “Non era niente di preparato, ho sempre visto fare questo gesto dai giapponesi e l’ho fatto per mostrare il mio rispetto. Spero che questo possa aiutare i più giovani a capire cos’è lo sport e cos’è la sportività”.

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ATP

Medvedev non si ferma più: a Shanghai la sesta finale consecutiva

Anche Tsitsipas si arrende alla legge di Medvedev. Altra prestazione impeccabile del russo. 58esima vittoria in stagione, la 21esima in un Masters 1000. In finale attende Zverev o Berrettini

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Daniil Medvedev - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)

[3] D. Medvedev b. [6] S. Tsitsipas 7-6(5) 7-5

A Shanghai la muraglia cinese imbastita da Daniil Medvedev si innalza e si allunga sempre di più. Il russo vince il suo ottavo match consecutivo senza perdere un set e, per la quinta volta su cinque, batte Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 7-6(5) 7-5. Il n. 4 del mondo si conferma il giocatore più in forma del circuito, come sottolineano le 28 vittorie nelle ultime 31 partite, e con questo risultato giocherà la terza finale dell’anno in un Masters 1000. Il russo rispetto al greco ha mostrato oggi una maggior solidità da fondo, ma ciò che ha colpito ancora di più è stata quella mentale. Gli screzi che si erano visti tra i due a Miami nella loro prima sfida datata 2018, sembrano ormai appartenere ad un’altra persona, come confermato anche dalla stretta di mano cordiale a fine match.

LA PARTITA Dopo i primi game di studio erano subito chiare le strategie dei due giocatori: Tsitsipas ha iniziato cercando la rete ad ogni occasione utile, spesso addirittura subito dopo il servizio, mentre Medvedev, molto più a suo agio da fondo, ha preferito puntare sul rovescio del suo avversario per imbastire scambi lunghi e logoranti. Il greco dunque si è ritrovato ad essere il primo a prendersi dei rischi per accorciare gli scambi. Di comune c’è che entrambi hanno nella battuta un grosso serbatoio di punti dal quale attingere e non si sono risparmiati.

 

La fase di studio si è interrotta improvvisamente sul 4-4 quando Medvedev alla battuta si è ritrovato inspiegabilmente sotto 0-40, complici un paio di errori gratuiti tra cui un doppio fallo. Con la disinvoltura che a tratti caratterizza i suoi atteggiamenti in campo, Daniil è uscito da questa buca in un batter d’occhio: tra prime di servizio e dritti vincenti il greco ha avuto poco da recriminare. La sensazione comunque era che fosse il n. 4 del mondo ad essere, se non proprio quello in controllo del gioco, quanto meno quello più a suo agio in campo. Stefanos invece è stato spesso costretto a cercare le righe proprio per liberarsi dalle ragnatele dentro le quali lo chiudeva il russo.

Nell’inevitabile tie-break, dove l’equilibrio si è protratto fino al 5-5, tutte le difficoltà di Tsitsipas sono venute a galla e alla fine, con una stecca di dritto in uscita dal servizio – proprio il colpo che ieri aveva fatto soffrire Djokovic -, Tsitsipas ha concesso set point e poi consegnato il parziale nelle mani del russo con un altro errore, questa volta di rovescio. Dopo 53 minuti di equilibrio e di tennis rapido e godibile, Medvedev si è dunque portato avanti di un set.

Nel secondo parziale gli schemi non sono cambiati ma il livello dei contendenti sì, e l’equilibrio è durato poco, per l’esattezza due game. Già nel terzo gioco infatti Medvedev è arrivato a palla break grazie a qualche doppio fallo di troppo del suo avversario, ma il punto che lo ha mandato avanti nel punteggio è stato tutto merito suo. Con un passante in corsa di rovescio strepitoso, suo colpo prediletto, ha ottenuto il primo break dell’incontro e con questo piccolo tesoretto sottobraccio si è portato fino al 5-4. Il n. 7 del mondo non è comunque rimasto a guardare e mentre il russo cercava di addormentare un po’ gli animi lui cercava di riaccenderli chiedendo ripetutamente l’aiuto del pubblico.

A questo punto, forse avvertendo una mancanza di pathos, Medvedev ha mostrato la sua versione umana e sul più bello sono arrivati errori gratuiti e palle break. Del tutto inaspettatamente Tsitsipas è tornato in parità, ma è stato poi lui a perdere subito la testa e le misure del campo. Al servizio sul 5-5 non ha retto la pressione (i due anni di differenza in questa circostanza sono emersi eccome, seppur qui a Shanghai siano rimasti tutti under 23) e di lì a poco Medvedev ha potuto alzare le braccia al cielo per festeggiare la 58esima vittoria stagionale, la 21esima in un torneo di categoria 1000.

Ora il 23enne moscovita si potrà godere l’altra semifinale in programma oggi a Shanghai: quella tra l’italiano Matteo Berrettini e il tedesco Alexander Zverev, che si giocherà a partire dalle ore 14.

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ATP

Berrettini opaco, Zverev intoccabile al servizio: è lui il finalista di Shanghai

Il tedesco gioca un incontro praticamente perfetto e non lascia scampo a Matteo. Sesta finale in un Masters 1000 per lui

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Alexander Zverev - ATP Shanghai 2019 foto da Twitter @ATPTour

[5] A. Zverev b. [11] M. Berrettini 6-3 6-4

Niente da fare per Matteo Berrettini che si è trovato di fronte oggi, nella semifinale del Masters 1000 di Shanghai, una versione semplicemente ingiocabile di Alexander Zverev. Il tedesco ha dimostrato di aver definitivamente superato i problemi al servizio che lo attanagliavano fino a poche settimane fa chiudendo il match con percentuali e dati stratosferici: 81% di prime in campo, 218 km/h di media e appena sette punti persi nell’intero match. Numeri che sorprendenti anche per un Isner o un Karlovic. Insomma Matteo ha avuto ben poche occasioni e tutto sommato poco da recriminare. Forse ha commesso qualche errore di troppo col dritto nel primo set, ma nel complesso l’impressione è che oggi ci fosse ben poco da fare. Sfuma dunque per il momento la prima finale in un Masters 1000 per l’italiano, ma si può consolare con il best ranking (numero 11 del mondo e numero uno d’Italia davanti a Fabio Fognini) e con l’ottavo posto nella Race to London. Zverev invece giocherà il suo sesto ultimo atto a questo livello (tre vittorie e due sconfitte il bilancio). Il suo avversario in finale sarà l’uomo del momento, Daniil Medvedev, in una sfida che si preannuncia davvero molto molto interessante (4-0 i precedenti in favore del tedesco).

IL MATCH – Zverev parte molto sciolto, mentre Berrettini sembra un po’ contratto. L’azzurro tiene il primo turno di battuta ai vantaggi, ma nel quarto gioco commette tre errori di dritto che regalano il break all’avversario. Proprio il dritto, ovvero il colpo che dovrebbe supportarlo di più insieme al servizio, lo sta tradendo oggi e il rovescio non può garantirgli alcun vantaggio sulla diagonale sinistra contro Zverev. Il tedesco incassa il vantaggio e continua ad essere intoccabile al servizio (82% di prime in campo e velocità media attorno ai 220 km/h). Berrettini non riesce nemmeno ad avvicinarsi in risposta (due soli punti vinti di cui uno grazie ad un doppio fallo di Zverev) e il set si chiude in 31 minuti col punteggio di 6-3.

 

Nel secondo parziale il canovaccio cambia poco e Zverev appare in netto vantaggio sia al servizio che nello scambio da fondo. Dal canto suo però Berrettini si concentra sul servizio e lima notevolmente gli errori, fatto che già di per sé gli permette di mantenersi in scia nel punteggio, in attesa magari di un calo al servizio del tedesco. Il calo invece non arriva, anzi è Berrettini a incappare in un brutto game sul 4-4. Sotto 0-40, l’azzurro viene graziato due volte da Zverev nello scambio e una volta si salva con una prima potente. Con uno slice affossato a rete, Matteo offre un’altra palla break al tedesco e si consegna nel punto successivo con una brutta combinazione smorzata-volée. Zverev non trema minimamente nel game di chiusura e sigilla la vittoria con l’undicesimo ace.

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WTA

WTA Linz: Gauff centra la prima finale in carriera

La quindicenne statunitense elimina Petkovic in due set. Sfiderà Ostapenko, che ha annullato tre match point ad Alexandrova

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A Linz, un po’ in sordina per la concomitanza con il Masters 1000 di Shanghai, la quindicenne Cori Gauff ha raggiunto la prima finale della sua carriera ancora agli albori. Per farlo la giovanissima statunitense ha superato in due set Andrea Petkovic, dando prova di una grandissima solidità e soprattutto di una maturità sorprendente per la sua età. Dopo gli ottavi a Wimbledon e il terzo turno agli US Open arriva dunque per Gauff un altro risultato importante che la proietta ancora di più nella dimensione del tennis che conta.

Nel primo set Gauff si è trovata sotto 2-0, ma ha subito recuperato il break di svantaggio per poi piazzare la zampata decisiva nel nono gioco, chiudendo il parziale in trentasette minuti col punteggio di 6-3. La forza mentale di Coco però trova la sua massima espressione nel secondo set durato ben 55 minuti. Gauff è stata bravissima a guadagnarsi il break nell’unico gioco in cui ha avuto palle break (sei) e ad annullare poi, a sua volta, nove palle break su nove, di cui tre nel decimo e ultimo gioco quando è stata chiamata a servire per il match.

In finale troverà Jelena Ostapenko, autrice di una grande rimonta su Ekaterina Alexandrova. La lettone dopo aver perso nettamente il primo set 6-1, ha salvato un match point nel dodicesimo game del secondo set, poi vinto al tiebreak per 7 punti a 5. Nel terzo set, Ostapenko ha poi cancellato altri due match point ad Alexandrova sul 5-4. Passato l’ennesimo spavento la lettone ha strappato la battuta all’avversaria, chiudendo poi con il servizio a disposizione dopo due ore e venti di battaglia

 

Risultati:
[LL] C. Gauff b. A. Petkovic 6-4 6-4
J. Ostapenko b. [8] E. Alexandrova 1-6 7-6(5) 7-5

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