Roland Garros: Nadal lascia un set ma vola agli ottavi. Strada in discesa?

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Roland Garros: Nadal lascia un set ma vola agli ottavi. Strada in discesa?

PARIGI – Lo spagnolo lascia un set a Goffin, poi domina il quarto. 89esima vittoria a Parigi, adesso Londero agli ottavi

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Rafael Nadal - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo) (1)

da Parigi, il nostro inviato

[2] R. Nadal b. D. Goffin 6-1 6-3 4-6 6-3

Continua la marcia di Rafa Nadal verso la conquista del dodicesimo Roland Garros, ma non così spedita come nei primi due turni. Dopo due incontri vinti lasciando in tutto 13 game ai suoi avversari c’era un po’ di curiosità nel vederlo affrontare il primo ostacolo un po’ più impegnativo, il belga David Goffin. Sebbene il 28enne di Rocourt non sia certamente quello del 2017, capace di lottarci sulla terra a Madrid e di batterlo – sebbene Rafa non fosse al meglio – alle ATP Finals di fine anno e finire la stagione da n. 7 al mondo, si pensava potesse comunque creare qualche grattacapo al campione in carica. E lo ha fatto, anche se in un modo inatteso.

 

Dopo che il fuoriclasse maiorchino lo aveva letteralmente “asfaltato” nei primi due parziali, nessuno credeva che il n. 29 del mondo riuscisse a cambiare l’inerzia del match. Ed invece nel terzo set, complice anche un calo di Rafa (“Ma non c’è stato un calo di concentrazione, lui è un grande giocatore, non dimenticatelo“), Goffin riusciva finalmente ad essere efficace con il suo tennis geometrico, in precedenza sovrastato dalla potenza e dalla profondità dei colpi di Nadal, e portava a casa il parziale. Il n. 2 del mondo soffriva ancora un po’ all’inizio del quarto set, ma poi rimetteva le cose a posto. Lasciando però qualche perplessità sul suo stato di forma, soprattutto per il calo di intensità avuto dopo un’ora e mezza di gioco. Rafa approda al quarto turno, ma con qualche dubbio in più rispetto al suo grande avversario Novak Djokovic.

Pronti, attenti, via e in venti minuti Rafa era già 5-0. Goffin si trova in apnea sin da subito: se scambiava da fondo andava a finire che prima o dopo finiva ad un paio di metri dal vincente del maiorchino, se provava qualche variante o finiva per sbagliare oppure veniva impallinato a rete. Rafa arrivava a due punti dal set poi, non si sa per sua deconcentrazione o un moto d’orgoglio del belga, quest’ultimo rimontava e riusciva ad evitare il bagel. Ma il set finiva subito dopo: 6-1 Nadal dopo 28 minuti, con un totale di 28 punti a 10 (di cui 5 nel sesto gioco, sennò il divario sarebbe stato ancora più netto) per il n. 2 del mondo (Ho giocato un primo set praticamente perfetto” dirà Rafa dopo il match).

Il secondo set iniziava con Goffin che tentava timidamente di mettere in atto il suo tennis fatto di angolazioni e variazioni e sale 40-15 nel primo gioco. Ma era solo un momento di distrazione di Nadal, che si rimetteva a martellare, infilava quattro punti di fila ed otteneva un altro break. Goffin era talmente in confusione che anche nei rari casi in cui Nadal gli concedeva una palla facile non riusciva ad approfittarne (come quando a campo aperto sparava un dritto in bocca a Rafa, che lo passava). Per far capire ai lettori quanto il pubblico dello Chatrier stesse sperando di vedere un po’ di partita “vera”, citeremo l’applauso a Goffin dopo che questi aveva vinto il primo game del secondo set e il boato dopo il punto che nel game successivo lo aveva portato 0-30 sul servizio Rafa.

Neanche a dirlo, il maiorchino infilava quattro punti di fila e pareggiava i conti. Il fatto è che il Goffin attuale – che ricordiamo sulla terra quest’anno ha fatto semifinale ad Estoril ma per il resto non ha mai superato il primo turno – non ha armi contro Rafa: troppo leggero il suo tennis se non viene supportato da un’adeguata brillantezza fisica e soprattutto da una concentrazione ottimale. Dall’altra parte, oltre al classico dritto uncinato, impressionava il rovescio del fuoriclasse spagnolo: una volta per rifiatare gli avversari potevano appoggiarsi lì durante lo scambio, ora anche dal lato destro Nadal è difficilissimo da contrastare.

L’atmosfera da esibizione continuava poco dopo, con il boato del pubblico dopo una steccata di Nadal che diventava un candelotto che finiva sulla riga da fondo e il successivo smash di Goffin in diagonale che toccava fortunosamente la riga laterale. Il n. 29 ATP alzava le mani in segno di esultanza. L’unico che continuava a prendere le cose sul serio era il n. 2 del mondo, anche se un po’ la presa l’aveva rallentata rispetto al furioso inizio di partita: Goffin più di due punti sul servizio del maiorchino non riusciva a farli. E poco dopo, con il quarto break dell’incontro, Rafa incamerava anche il secondo set, con il punteggio di 6-3, dopo un’ora e un quarto di gioco.

Il terzo set sembrava dovesse essere una formalità, invece orgogliosamente Goffin – dopo aver annullato tre palle break nel primo game del parziale che sarebbero potute essere fatali – rimaneva a galla aggrappandosi ai suoi game di servizio. Rafa continuava a lasciare le briciole sul suo servizio, ma il suo tennis era calato d’intensità. E proprio quando un po’ tutti si aspettavano che Nadal pigiasse di nuovo il piede sull’acceleratore, nel nono gioco arrivano improvvisamente le prime due palle break per Goffin. Il belga sfruttava il calo di Rafa ed ora riusciva ad essere più aggressivo e più efficace con le sue geometrie da fondo. La seconda era quella buona ed il n. 29 del mondo dopo due ore andava a servire per allungare il match. E ci riusciva senza problemi: 6-4 Goffin e si andava al quarto. Il primo set che Nadal perde in uno dei primi tre turni a Parigi dal 2013, il sesto in totale. Insomma, un piccolo evento.

David Goffin – Roma 2018 (foto Felice Calabrò)

Ora c’era partita e Rafa doveva affidarsi alla prima di servizio per togliersi d’impaccio nel primo game, finito ai vantaggi. Il maiorchino non era più così esplosivo come nei primi novanta minuti, soprattutto dal lato del rovescio, dove ora si affidava a traiettorie più arcuate. Ma proprio quando sembrava che fosse Goffin il più brillante in campo, dato che soffriva meno da fondo e riusciva a prendere il comando negli scambi, Nadal si risvegliava dal torpore che lo aveva avvolto nell’ultima mezz’ora: strappava il servizio all’avversario nel quarto gioco e allungava subito dopo sul 4-1. Il match non riservava più altre emozioni in termini di punteggio, Nadal teneva senza problemi gli ultimi due turni di servizio, chiudeva 6-3 dopo quasi tre ore di gioco e approdava al quarto turno.

SULLA STRADA DI RAFA – I dubbi sollevati dalla prestazione del maiorchino difficilmente potranno essere fugati dai prossimi due match. In genere si premette sempre che nel tennis non si può mai dire, ma qui stiamo parlando di un giocatore che (compreso quello di oggi) ha vinto 109 dei suoi 111 match al meglio dei cinque sulla terra rossa: la premessa quindi può venire tranquillamente omessa in questo caso. Nel prossimo match il 33enne fuoriclasse spagnolo incontrerà l’argentino Juan Londero, sfiancato dai cinque set giocati contro Moutet. Appare difficile che gli riesca una sorpresa come quella Soderling proprio dieci anni fa, anche se Rafa è stato molto diplomatico nel rispondere alla domanda in spagnolo su di lui: “Ha giocato dei bei match qui. Sarà un match duro“.

Nei quarti ad aspettarlo ci sarà uno tra Benoit Paire e Kei Nishikori. Paire ha beneficiato del ritiro di Pablo Carreno Busta al termine del terzo set per un problema alla coscia destra (“Ho sentito pizzicare l’adduttore, nel primo punto del tie-break”), dopo che il francese si era appena imposto nel tie-break del terzo parziale e conduceva due set a uno. Kei Nishikori e Laslo Djere hanno dato invece ragione a Dusan Lajovic, che ieri in conferenza stampa aveva previsto che il suo connazionale potesse impensierire il giapponese, considerata la predilezione di Djere per la terra battuta e lo stato di forma non eccezionale del n. 7 del seeding. Alla fine però il 29enne Kei l’ha spuntata 8-6 al quinto dopo una battaglia di quasi quattro ore e mezza. Nuovamente, Rafa appare nettamente favorito contro entrambi: 10-2 i precedenti a suo favore (4-0 sulla terra) contro il giapponese e 4-0 contro il francese.

Gli altri risultati:

[7] K. Nishikori – [32] L- Djere 6-4 6-7(8) 6-3 4-6 8-6
B. Paire b. P. Carreno Busta 6-2 6-4 7-6(1) rit
J.I. Londero b. [WC] C. Moutet 2-6 6-3 6-4 5-7 6-4

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO

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Australian Open

Australian Open, guida al Day 1: i match scelti dalla redazione

Contro il logorio della scelta di match, UbiTennis vi consiglia quali primi turni non perdervi nel torrido lunedì australiano

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Novak Djokovic - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Lo sappiamo, i primi giorni di uno Slam danno alla testa. Letteralmente centinaia di partite fra cui scegliere, e noi non siamo Amadeus all’Ariston, dobbiamo fare una selezione.

Tradizionalmente, allora, dalla redazione di Ubitennis vi invitiamo a sospendere il libero arbitrio in favore delle nostre scelte, ponderatissime (…), su quali saranno le partite imperdibili dal Day 1 di Melbourne, con tanto di immancabile Bonus Hipster.

V. Williams-Gauff (Margaret Court Arena, ore 7

 

Ma non ti vergogni a menare un’anziana? Benvenuti allo Scontro Generazionale Vol. 2. Per i soli parziali: Williams, anni 39, ancora fra le Top 60, primo Slam vinto nel 2000, quattro rotondi lustri fa; Gauff, a due mesi dalla patente (quella americana però!), già fra le migliori 70 WTA, nel 2000 era ancora di là dall’essere immaginata. Precedente: Court 1, All England Lawn Tennis and Croquet Club, lo scorso luglio, dove la ragazzina si è presa i cuori di un pianeta tennistico, compreso quello della BBC, che la piazzerà in prime time sui campi principali per i prossimi 20 anni, e della USTA, che si è impipata delle regole relative alle wild card per averla a Flushing Meadows – i calendaristi Down Under non si sono certo fatti pregare in quanto a esposizione. Venus ne avrà ancora per fermare la nipote putativa?

Federer-Johnson (Rod Laver Arena, 5:00 circa)

Quando un uomo con il rovescio coperto incontra un uomo con lo slice… L’esordio dello svizzero (come quello degli altri big) deve sempre far parte della lista di match di cartello, e questo non fa eccezione. Il baffo Johnson, poi, ha mostrato una buona forma nei Challenger di Bendigo e… Bendigo (il primo si doveva giocare a Canberra ma è stato spostato per via degli incendi), e potrà contare sul tifo di Greta Thunberg, ormai nemica giurata di Federer, e sarà in tribuna per rubargli il futuro con sguardi al vitriolo. Basterà? Difficile, ma la prima partita stagionale dell’artista di Basilea merita di essere vista.

Struff-Djokovic (Rod Laver Arena, 11:00 circa)

Il buon Jan-Lennard non sta nella pelle. Non vede proprio l’ora. Al di là però delle invocazioni divine (che potrebbero essere state edulcorate dalla stampa, siamo onesti), Nole non sarà a sua volta contento di aver pescato uno dei non seeded di maggior spessore. Certo, non si parla di pronostico aperto, e se Djokovic è quello visto in ATP Cup non dovrebbe esserci storia (agli ottavi a Parigi fu un massacro, peraltro), però anche il campione in carica non sarà stato troppo felice del sorteggio, e non potrà fare troppo il diesel se vorrà finirla in fretta.

Fognini-Opelka (1573 Arena, 4:30 circa)

Almeno un match degli italiani doveva esserci, e il più equilibrato è indubbiamente il contrasto di stili fra Fabio-Tyrion Lannister e il sette piedi americano Reilly Opelka-Gregor Clegane, al terzo confronto in quattro mesi dopo Flushing Meadows e la Davis, con lo score in parità. Fognini si è scaldato in ATP Cup contro Isner, soprattutto nel non sbroccare dopo tre ore di botte in arrivo dal tetto di una palazzina, e vorrà il derby con Berrettini al quarto turno. Lo scorso anno Opelka ha tirato 67 ace a Fabbiano ma non è bastato, che la storia si ripeta?

BONUS HIPSTER – Ahn-Wozniacki (Melbourne Arena, 4:00 circa)

Una sfida fra eroine romantiche, che giocano imperterrite a dispetto delle pressioni del mondo. Caroline è ormai debilitata dall’artrite reumatoide (oltre che appena maritata) e si ritirerà al termine del torneo, attivando quindi il mood elegiaco per ogni suo match, mentre Ahn è ostacolata… dalla sua famiglia, che la vorrebbe a Wall Street a infilzare una bambola voodoo di Bernie Sanders, piuttosto che a buttare dollari dietro a una pallina irsuta. Tennisticamente non è la sfida più eccitante del mondo, ma l’emozione non mancherà.

RAFFICA DI PARTITE

Questi sono altri 5 match che, seppur senza presentazione, potranno offrire spunti d’interesse:

  • Osaka-Bouzkova (Rod Laver Arena, dall’una di notte)
  • Shapovalov-Fucsovics (Margaret Court Arena, dall’una di notte)
  • Querrey-Coric (1573 Arena, dall’una di notte)
  • Sinner-Purcell (Court 3, dalle 3:00 circa)
  • Cilic-Moutet (Court 5, dalle 5:00 circa)

GLI ALTRI ITALIANI

Last but not least. Caruso proverà a scalare il Monte Olimpo di Tsitsipas sulla Margaret Court dalle 9, Berrettini non dovrebbe avere grossi problemi con la wildcard locale Harris sulla Melbourne Arena all’una, stesso orario dell’esordio Slam di Martina Trevisan con Kenin sul campo numero 3. Infine, Travaglia scenderà in campo con Garin non prima delle 3 sul campo numero 11.

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Australian Open, Sinner verso l’esordio: “Sono uno normale”

Si allena con Roger e Rafa, McEnroe lo vede in top ten, ma lui assicura: “Non ho ancora vinto niente, solo le Next Gen Finals”. Inizierà il suo secondo Slam contro il qualificato Purcell

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Jannik Sinner - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dopo aver iniziato a far parlare di sé il grande pubblico nemmeno un anno fa con il trionfo al Challenger di Bergamo, si appresta ad affrontare la sua seconda apparizione nel tabellone principale di uno Slam nonché l’esordio assoluto in quel di Melbourne. Parliamo naturalmente di Jannik Sinner, l’ultima promessa azzurra a divenire già realtà con quell’attuale 79° posto del ranking, inimmaginabile (almeno) fino a metà della scorsa stagione ma che alcuni considerano già troppo stretto. Si spiega così la necessità sentita da coach Piatti di replicare a qualche critica levatasi dopo le due sconfitte incassate dal suo pupillo in altrettanti match di inizio di 2020, questa settimana a Auckland da un Benoit Paire in grande spolvero e prima ancora a Bendigo dalla speranza finlandese Emil Ruusuvuori, ventenne ormai prossimo all’ingresso in top 100 che, tuttavia, non sarà tra i 128 al via questo lunedì, inaspettatamente eliminato nel torneo di qualificazione.

Due sconfitte che spiegano l’autoironica risposta del diciottenne altoatesino, nel corso dell’intervista a Stefano Semeraro per il Secolo XIX, a proposito dell’obiettivo che si prefigge all’Australian Open: “Beh, vincere una partita quest’anno già sarebbe qualcosa” è la battuta spontanea a cui fa subito seguire una riflessione più attenta, pur senza caricarla di aspettative: “Scherzi a parte, vediamo come me la cavo al meglio dei cinque set, se riuscissi a fare due o tre match di fila. Mi sento pronto. O forse no…”.

CHIAMALI SPARRING PARTNER – Certo non possiamo essere noi a fornire certezze al riguardo ma, di sicuro, i nomi di coloro che in questi giorni si sono dati il cambio dall’altra parte della rete per allenarsi con il nostro testimoniano come il talento e i mezzi di Jannik siano già conosciuti (e riconosciuti) nel circuito: nientemeno che Roger Federer e Rafa Nadal, nell’attesa di una sessione domenicale con Novak Djokovic. Tanto da rendere quasi superfluo citarne un quarto, il numero 7 del mondo Sascha Zverev. Al riguardo, Sinner conferma che “è una fortuna giocare con loro perché imparo tante cose. Magari mi capitasse anche nel torneo”. Non ci si può che associare a questa speranza, anche perché significherebbe raggiungere almeno gli ottavi, turno di teorico incrocio con Federer.

 

PARACADUTE – Ogni cosa a suo tempo, però: prima di un’eventuale, interessantissima sfida al secondo turno con Denis Shapovalov, si comincia affrontando il qualificato australiano Max Purcell, 21 anni e numero 216 del mondo, contro il quale Jannik metterà in campo i progressi che stanno alla base della sua principale aspettativa per questa stagione, vale a dire “di migliorare sempre. Ho lavorato sul servizio, mi sono irrobustito, con il dritto ora riesco a fare più gioco, mentre prima manovravo soprattutto con il rovescio. Devo giocare almeno sessanta partite. E prepararmi ai giorni difficili, che verranno”. Una consapevolezza indispensabile e tutt’altro che scontata per chi ha sperimentato una rapidissima progressione nella passata stagione e ha scavato un solco di oltre 200 posizioni tra sé e il secondo coetaneo più forte, il taiwanese Chun-hsin Tseng, n. 304 ATP dalla data di nascita impegnativa (quell’8 agosto di Federer già rivendicato da Felix Auger-Aliassime). Non a caso, gli viene chiesto se è preoccupato dal fenomeno tipicamente nostrano per cui il passaggio da eroi a falliti è particolarmente rapido. “No, è normale per uno sportivo”, risponde Sinner. “Te ne devi fregare. Anche quando ti dicono che diventerai numero 1”.

NATURALE – Tra i genitori che sono rimasti nel loro ruolo (“ogni tanto mi arriva un messaggio di mio padre, ‘tutto bene?'”), due o tre amici con cui sta bene e può rientrare nei panni del ragazzo che ancora è (“a Natale siamo andati a sciare, ci siamo mangiati una pizza, abbiamo giocato alla playstation”), un coach con cui c’è grande intesa (“iniziamo a discutere su una cosa e poi scopriamo di pensarla allo stesso modo”), il compagno di doppio ideale (“Paolo Lorenzi, ci capiamo al volo e ci divertiamo un sacco”) e un “no comment” sull’eventuale presenza di una fidanzata, Jannik dimostra di trovarsi a suo agio nelle più disparate occasioni. Come nel programma di Fabio Fazio: “Macché imbarazzo” assicura a proposito dell’apparizione in prima serata, “è stato divertente. Fa più paura giocare sul centrale di uno Slam che parlare dieci minuti in TV”. Oppure nel video natalizio con Sharapova: “Maria fa tutto meglio: cantare, ballare, vestire” ammette con grande ammirazione, pur con un piccolo appunto, “a tennis almeno me la gioco”.

DAVIS MA NON SUBITO –Non convocato per le Finali alla Caja Mágica e non iscritto all’ATP Cup, ci si interroga su quando sarà il momento della sua prima con la maglia azzurra in vista del turno di qualificazione di Coppa Davis, con l’Italia che giocherà a Cagliari il 6 e il 7 marzo. “Non devo avere fretta di giocarla. Ho diciotto anni, c’è tempo. Poi, magari, se ci sarà un match importante…”. E pare che nessuno consideri tale l’impegno con la Corea del Sud. Per non parlare delle condizioni (temporali, ambientali, geografiche) che caratterizzano l’appuntamento. “Si gioca sulla terra la settimana prima del cemento di Indian Wells, fai un viaggio lungo e magari devi giocare subito su una superficie diversa. Sto ancora crescendo, devo stare attento”.

FUTURO, IPOTESI E UMILTÀ – Il 2020 è da più parti annunciato come l’anno in cui i giovani finalmente sorpasseranno i Big 3 – previsione non certo nuova. Il campione next gen in carica è possibilista, anche se, più che a un sorpasso dei primi, sembra alludere a una freccia a destra verso l’uscita dei secondi. “Può essere, anche i tre grandi prima o poi dovranno andarsene, no?”. Il suo favorito per la vittoria Slam tra coloro a cui è rimasta attaccata la targhetta ‘next gen’ è… “Medvedev. Tsitsipas ci può andare vicino. O magari Berrettini. I nomi sono tanti, il bello del tennis è che tutto o quasi può cambiare in qualsiasi momento. Ancora chiamato a ipotesi futuribili, per le ATP Finals 2021, le prime che si disputeranno a Torino, Jannik ipotizza la presenza di “Berrettini, Medvedev, Tsitsipas, Thiem, Djokovic, De Minaur, Shapovalov e Nadal” tenendo sé stesso come riserva. Considerando che mancano ancora due stagioni piene, che un mese fa ha ricevuto il premio come giocatore più migliorato e che per John McEnroe è “un talento raro, dategli 2-3 anni e sarà nella top 10”, non sembra che la risposta si distacchi troppo dall’abituale umiltà. Ma è davvero così o fa solo finta? “Perché me la dovrei tirare?” ribatte con decisione. “Non ho ancora vinto niente, solo le Next Gen Finals. Sono uno normale”.

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Il sogno di Elisabetta Cocciaretto: dall’Australia a Roma, ballando sul mondo

Elisabetta Cocciaretto a meno di diciannove anni si è qualificata per il main draw degli Australian Open. Gli inizi, i problemi fisici, la passione per il ballo. E una grinta da vendere

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Elisabetta Cocciaretto - Trofeo CPZ Bagnatica 2019 (foto San Marco)

Di Elisabetta Cocciaretto ti colpiscono subito due cose: il sorriso di chi sa che sta facendo quello che ha sempre sognato di fare e la determinazione di chi vuole arrivare in alto.

In una chiacchierata di un anno e mezzo fa (un’epoca tennistica per un’atleta così giovane, la incontrammo durante il Roland Garros), una Elisabetta che era nel pieno dell’attività juniores e aveva cominciato a muovere i primi passi nei tornei ITF, aveva ancora lo sguardo incantato di chi si emoziona ad incrociare in spogliatoio i big (Federer e Wozniacki i suoi idoli) o a ritrovarsi Amelie Mauresmo a bordocampo. Dopo la semifinale juniores in Australia, la prima convocazione in Fed Cup (match con la Spagna) le aveva dato la possibilità di “assaggiare” il tennis dei grandi. Trovarmi lì con Sara e le altre è stato bellissimo, un’esperienza formativa. Non vedo l’ora di poter giocare anche io”.

Nella seconda parte del 2019 la svolta, con le vittorie sulla terra a Trieste a settembre e soprattutto ad Asuncion (battendo proprio Sara Errani in finale) e Colina in due settimane consecutive di novembre. Successi che le hanno procurato la classifica per giocare le qualificazioni in Australia, brillantemente superate per il primo approdo in un tabellone Slam a nemmeno 19 anni (li festeggerà tra qualche giorno). Volevo a tutti i costi tornare giocare gli Australian Open. Quando nel 2018 nel torneo junior sono uscita in semifinale (contro la cinese En Shuo Liang, ndr) dopo aver avuto due match-point ci sono rimasta male”.

La scintilla con il tennis scocca a 5 anni: “Andavo con papà (dottore in farmacia, mentre la mamma è commercialista e impegnata in politica, ndr) a vedere il torneo under 12 a Porto San Giorgio e mi divertivo molto a vedere i ragazzini giocare, così ho iniziato subito, prima due volte a settimana, poi sempre di più”. Non è stato un percorso agevole, causa alcuni problemi fisici, soprattutto dovuti a due protrusioni alla schiena, che ne hanno rallentato la crescita. Diciotto mesi fa Elisabetta inquadrava così il suo gioco: “Credo di avere dei buoni fondamentali, ma devo migliorare nella finalizzazione del punto e nel gioco di volo”. In effetti i progressi migliori nel suo tennis, sotto l’occhio vigile di coach Fausto Scolari, si vedono soprattutto in un’attitudine più propositiva e nella ricerca del punto.

E difatti, nonostante i primi successi ITF siano arrivati sulla terra, forse il meglio di sé Elisabetta lo può esprimere sui campi veloci, come i risultati di questi giorni stanno rivelando. “Ho iniziato a giocare sul rosso dove praticamente ho sempre giocato da ragazzina, ma se devo dire quale sia la superficie sulla quale mi diverto di più, dico sicuramente il cemento. Anche se il torneo dei sogni resta un altro. “Parigi è una città bellissima, che adoro e il Roland Garros forse è il torneo dello Slam più bello… ma il mio sogno resta vincere Roma.

La grinta no, non le è mai mancata: “Mi piace molto auto-incitarmi durante gli scambi, sento di avere una forte carica agonistica, mentre fuori dal campo è sempre solare e simpatica. Nel poco tempo libero la (quasi) diciannovenne marchigiana preferisce i libri di diritto (si è iscritta a giurisprudenza) allo smartphone, ma la vera passione off-court è il ballo: “Mi piace tantissimo ballare, soprattutto il latino-americano. Il problema è che con tutti i guai che ho avuto alla schiena devo limitarmi… mi è già capitato di bloccarmi proprio mentre ballavo!.

E allora no, non è il caso di rischiare. Meglio riservare un balletto per un’occasione speciale, magari dopo una grande vittoria. E nel frattempo, provare a far ballare le avversarie. Anche se la prima che le si presenterà di fronte martedì, Angelique Kerber, questo torneo lo ha già vinto e a Melbourne vanta ben 32 vittorie in 44 partite. Se non altro, Elisabetta non avrà davvero niente da perdere.

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