Iga Swiatek e Amanda Anisimova: diciott'anni e non sentirli

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Iga Swiatek e Amanda Anisimova: diciott’anni e non sentirli

Le due tenniste del nuovo millennio sul Court 1 per accedere agli ottavi del Roland Garros. E, forse…

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Amanda Anisimova - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sabato la classe 2001 va in campo, il Court 1, a vivacizzare il torneo femminile già orfano di Karolina Pliskova e Kiki Bertens e, con loro, della lotta per il numero uno del ranking che resterà ancora in mano a Naomi Osaka a prescindere dal suo risultato al Roland Garros. Ecco, allora, un doppio come aperitivo, Stan e Grigor a riscaldare l’ambiente (e a incendiare palline, se continuano da dove l’oscurità li ha interrotti), poi si comincia a fare sul serio con la polacca Iga Swiatek opposta a Monica Puig e, dopo aver lasciato spazio a Khachanov e Klizan per accarezzare a modo loro il feltro giallo, si finisce con Amanda Anisimova che trova Irina-Camelia Begu.

Swiatek non può dirsi favorita in termini di classifica (il terzo turno le vale un virtuale n. 80 WTA), ma è sicuramente più lanciata e si presenta alla sfida il giorno dopo il suo diciottesimo compleanno forte di due 6-3 6-0, il secondo rifilato a Qiang Wang, 16esima del seeding. Dal canto suo, la venticinquenne campionessa olimpica, dopo una fugace apparizione in top 30 tre anni fa, è ora al n. 59, una zona di classifica su cui pare essersi fin troppo comodamente adagiata.

Iga Swiatek – Roland Garros 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

Ormai prima giocatrice di Polonia e perciò, suo malgrado, erede designata di Aga Radwanska, Iga è dotata di una buona mano, capace di lavorare efficacemente la palla con dritto e a suo agio sui campi in terra battuta, mentre il servizio è ancora da migliorare – caratteristica che, necessariamente vista l’età, la accomuna ad Amanda. Questo è il suo secondo torneo dello Slam dopo l’Australian Open, dove ha raggiunto il secondo turno da qualificata (sconfitta peraltro nettamente da una Camila Giorgi on fire) e le premesse – nonché le pressioni – per raggiungere agli ottavi una fra Halep e Tsurenko ci sono tutte.

 

Nata esattamente tre mesi dopo Iga, anche Amanda Anisimova affronta la propria sfida da favorita. Se tale responsabilità è stata ben gestita lo scorso aprile a Bogotà dove ha vinto il torneo senza incontrare top 100, vedremo come saprà gestire la situazione contro Begu, n. 116 WTA, in un evento incomparabilmente più importante. Come se non bastasse, il ritiro di Petra Kvitova ha aperto un varco nel tabellone tale che all’eventuale prossimo turno si giocherebbe un posto nei quarti contro la vincente fra Alexandrova (n. 58) e Bolsova (n. 137): un altro match alla sua portata. È stata proprio Petra, battuta nel 2018 a Indian Wells, a fermare Anisimova agli ottavi di Melbourne dopo che la diciassettenne si era sbarazzata di Aryna Sabalenka; la stessa Sabalenka che ha appena regolato in due set a Parigi.

Aggressiva da fondocampo con entrambi i colpi a rimbalzo che riesce a giocare in anticipo grazie a un ottimo timing, per trovare una prestazione definita dall’abituale e indispensabile scioltezza dovrà dimenticarsi della circostanza favorevole, ciò che sembra il vero ostacolo: certo più dell’avversaria e anche più della superficie che, per quanto Amanda abbia dichiarato di esserci cresciuta, prima di questa stagione non vedeva le suole a spina di pesce della statunitense da due anni (nel 2018 saltò i tornei in Europa per l’infortunio patito a Miami) e tutt’ora fatica a vederne le scivolate.

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Medvedev e Cilic si scuotono al Queen’s. Rientro con successo per Anderson

LONDRA – Cambiamento, fiducia, fortuna: i tre big trovano ciò che cercavano nella prima giornata sull’erba di Londra

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Daniil Medvedev - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Dal nostro inviato a Londra

Nel tennis come in automobile, dopo mesi di rosso c’è chi aspettava soltanto il verde per ripartire. Marin Cilic, Daniil Medvedev e Kevin Anderson erano tutti alla ricerca del posto giusto per ritrovare buone sensazioni e vittorie; i risultati della prima giornata dei Fever-Tree Championships sembrano dire loro che forse quel posto può essere il Queen’s Club.

La campagna di difesa del titolo di Cilic, nel box del quale sedeva per la prima volta l’ex pro Wayne Ferreira, è partita fortissimo con una striscia di cinque game consecutivi. Soltanto nel secondo set il ventitreenne cileno è riuscito a imbrigliarlo, recuperando il break di svantaggio al momento in cui il croato serviva per la vittoria e costringendolo a un tie-break impegnativo, concluso per 7 punti a 5. Al prossimo turno Cilic affronterà Diego Schwartzman, vincente in appena cinquantadue minuti su un Alexander Bublik che pure aveva disputato due buoni round di qualificazione. Il risultato sorprende specialmente per la superficie sulla quale è giunto: per il peque si tratta appena del secondo successo su erba in carriera nei tabelloni ATP.

 

Bravo dall’inizio alla fine invece Daniil Medvedev, che ha saggiato per primo l’erba del campo centrale con una prestazione eccellente contro Fernando Verdasco. Dopo un inizio di stagione straripante il russo aveva bruscamente rallentato, anche a causa di qualche guaio fisico, e si presentava a Londra con l’obiettivo minimo di interrompere una serie di cinque sconfitte consecutive. “Ma erano state tutte partite tirate, sarebbero potute finire in ogni modo” ha detto dopo una doccia, “sono stato un po’ sfortunato ultimamente”. Oggi invece ha girato tutto per il suo verso e la vittoria è arrivata con tutto il merito, grazie a una resa costante al servizio e anche qualche piccola magia, come la volée appoggiata con cui ha concluso il primo set.

Kevin Anderson – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Ha avuto successo anche il ritorno di Kevin Anderson, al primo torneo dopo lo stop dovuto all’epicondilite (il famigerato “gomito del tennista”). Fermo addirittura dai quarti di finale del Masters 1000 di Miami, il sudafricano è partito un po’ imballato, cedendo a Cameron Norrie il proprio game d’apertura. Da lì in poi i due hanno tenuto la battuta fino a fine set e poi ancora fino al tie-break del secondo, che Anderson si è preso con un ace. Col passare dei minuti il numero due del tabellone ha mostrato di aver atteso di essere pienamente competitivo per ripresentarsi in campo: solido nello scambio, ha bussato alla porta di Norrie per due ore finché, alla decima palla break, il britannico non ha aperto.

Fuori dal centre court intanto Nicolas Mahut continua il suo percorso facendosi largo… tra i giovani: dopo Jarry e Davidovich Fokina nelle qualificazioni, oggi è toccato a un falloso Frances Tiafoe cedergli il passo in due set. Martedì il trentasettenne francese potrà finalmente riposarsi per un giorno con il doppio e scoprire chi, tra Wawrinka e Daniel Evans, sarà suo avversario negli ottavi di finale. Stan e Dan si affronteranno in apertura di un programma monomane, che include Tsitsipas, Dimitrov, Feliciano Lopez, Shapovalov (contro Del Potro!) e il nostro Marco Cecchinato. Sempre che non piova, come invece minaccia di fare.

Risultati:

[4] D. Medvedev b. F. Verdasco 6-2 6-4
[5] M. Cilic b. C. Garin 6-1 7-6(5)
[2] K. Anderson b. C. Norrie 4-6 7-6(5) 6-4
D. Schwartzman b. [Q] A. Bublik 6-2 6-3
[Q] N. Mahut b. F. Tiafoe 6-3 7-6(5)
G. Simon b. [Q] J. Ward 3-6 6-3 7-6(2)

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Federer: “Ad Halle per vincere il decimo titolo, ma l’erba non perdona”

HALLE – Roger, tra pressione e fiducia, rincorre il record di Nadal e si dice soddisfatto del Roland Garros: “Ho perso dal migliore, non c’è disonore”. Martedì l’esordio nel torneo contro Millman (alle 17:30)

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Roger Federer - Halle 2019 (foto NOVENTI OPEN_HalleWestfalen)

da Halle, il nostro inviato

L’ATP 500 di Halle è ai nastri di partenza e da queste parti tutti gli sportivi sono da settimane in fibrillazione per l’arrivo del torneo di tennis più importante di tutta la Germania. Ha lo stesso status del 500 di Amburgo, ma precede Wimbledon mentre l’ex Super 9 terraiolo ora è disertato dai migliori giocatori. Tutto questo non basta: è il più importante di Germania soprattutto perché ad ogni stagione risponde presente Roger Federer, che quest’anno ha l’occasione di centrare il decimo successo su questi prati e in assoluto. Oltre ad Halle, solo la natìa Basilea è stata conquistata 9 volte dal Re svizzero, che sembra molto determinato a raggiungere Nadal come unici due giocatori dell’Era Open a vincere lo stesso torneo almeno 10 volte (anche se qui Rafa può vantare un dominio incontrastato, coi suoi 12 Roland Garros, 11 Montecarlo e 11 Barcellona).

Insomma, con buona pace dell’astro nascente Sascha Zverev, qui la gente ha occhi solo per Roger (del resto, dove non è così?). Normale quindi che la conferenza stampa di Federer fosse il piatto forte del “Super-Media-Sunday”, che ha caratterizzato la domenica precedente l’inizio del torneo. Il fresco semifinalista di Parigi si è presentato sorridente alle 9,30 di mattina, con la sua felpa bianco panna con strisce ed etichette rosse, a richiamare i colori della sua Svizzera ma, in primis, a mostrare uno dei prodotti Uniqlo di cui Roger è il più noto testimonial.  

 

Federer è troppo navigato per esordire con le frasi di rito e preferisce spiegare il suo (davvero) familiare rapporto con Halle più tardi. Prima due parole su come si sente all’esordio sull’erba: “La pressione è alta anche per me, l’erba non ti perdona, perdere un attimo la concentrazione può costarti il set. Lo ammetto, sono qui solo per vincere. Sto bene, pieno di energia e conquistare il decimo Halle sarebbe per me davvero speciale, non ho mai vinto un torneo 10 volte”.

Gli viene chiesto un bilancio del suo ritorno al Roland Garros: “Sono stato molto soddisfatto, ho raggiunto la semifinale, dove ho perso dal migliore di sempre sulla terra, non c’è disonore in questo. Il vento durante del match era difficile da gestire, ma questo l’ha reso epico. Sulla terra Rafa sa sempre che ha molte opzioni, è la stessa cosa che vale per me sull’erba, posso giocare da fondo, fare serve&volley, spezzare il ritmo con palle corte… quando hai molte opzioni puoi adattarti a molti avversari e il tuo margine è più alto”. Due parole sul suo avversario al primo turno (domani, quarto match sullo Stadion, non prima delle 17.30), quel John Millman che lo eliminò a sorpresa dagli ultimi US Open: “Devo essere attento dal primo quindici. Millman non ti regala mai nessun punto, è un esordio abbastanza duro ma in fondo è meglio così”.

Ora sì che Roger può parlare del suo feudo della Vestfalia: “Con il mio ritorno sulla terra battuta, quest’anno il tempo per prepararmi all’erba è stato molto meno, ma ad Halle vengo sempre volentieri, qui mi sento a casa, coi tifosi e gli organizzatore siamo quasi una famiglia”.

Sembrano parole eccessive, più di facciata che autentiche, ma poi Federer toglie ogni dubbio: “Quando ho saputo che con lo sponsor c’erano problemi, sono corso dalla famiglia Weber (il torneo si chiama infatti Gerry Weber Open, dal nome del ricco manager cui la piccola Halle – 21.000 abitanti – deve il privilegio di essere la sede del più quotato torneo ATP tedesco, ora diretto dal figlio Ralf, nda) per sapere se potevo fare qualcosa, poi è arrivato Noventi, ma parlerò con Ralf per cercare altre possibili collaborazioni future. Il rapporto con i tifoso è ottimo anche perché vengo dalla svizzera tedesca e parlare la loro lingua mi permette d’integrarmi al meglio. Qui poi anche la mia famiglia viene sempre molto volentieri. Capita nel momento perfetto, tra due appuntamenti in due grandi città come Parigi e Londra: godersi la tranquillità e i panorami che ci sono qui è quello che ci vuole prima di ritornare in una metropoli”.  

Il legame di Federer con Halle è dettato in primis da un contratto ricchissimo che ne assicura la presenza: ha esordito nel 2000, vincendo per la prima volta nel 2003 contro Nicolas Kiefer e da allora ha mancato l’appuntamento solo nel 2007, 2009 e 2011. Quest’anno è alla 17esima partecipazione, che potrebbe valere il 102esimo titolo della carriera.

Difficile che sia andata così, ma la battuta con cui Roger esalta la particolarità forse più distintiva del torneo ci autorizza a pensare che sia dovuta ad essa la scelta del verde della Foresta di Teutoburgo per prepararsi a Wimbledon: Dove altro potete trovare una stanza d’albergo con questa vista? È bellissimo, posso guardare i miei amici e i miei avversari dal balcone!”. Ed è davvero così, ad Halle infatti l’hotel dei giocatori è ubicato all’interno dell’impianto.

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ATP Ranking: Berrettini a ridosso della Top 20

Il titolo a Stoccarda vale a Matteo un balzo di otto posizioni e una possibile ottima testa di serie a Wimbledon. Pochi punti da difendere da qui a fine anno. Sognare è lecito

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La classifica ATP negli ultimi sette giorni è rimasta immutata sino alla ventunesima posizione.

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12715=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer6420=
4AustriaThiem4685=
5GermaniaZverev4360=
6GreciaTsitsipas4215=
7GiapponeNishikori4040=
8Sud AfricaAnderson3565=
9RussiaKhachanov2980=
10ItaliaFognini2785=
11USAIsner2715=
12Argentinadel Potro2695=
13RussiaMedvedev2625=
14CroaziaCoric2615=
15CroaziaCilic2395=
16FranciaMonfils2055=
17GeorgiaBasilashvili1970=
18CanadaRaonic1900=
19SvizzeraWawrinka1715=
20SpagnaBautista Agut1690=
21CanadaAugier-Aliassime1522=
22ItaliaBerrettini15058


Alle spalle del diciannovenne canadese troviamo Matteo Berrettini che ha guadagnato otto posti grazie alla vittoria di Stoccarda.Con un’espressione mutuata dal lessico musicale potremmo definire l’ascesa del tennista romano al vertice del ranking mondiale “andante con brio”. Una crescita significativa in termini numerici (più 30 da inizio anno e più 59 nelle ultime 52 settimane) ma, allo stesso tempo armoniosa, costante, senza bruschi strappi. Segno che Berrettini si è messo alle spalle i problemi alle articolazioni (non inconsueti in un teen ager con quella morfologia) che nel 2016 lo costrinsero ad una pausa di sei mesi e sta raggiungendo la piena maturità fisica e tecnica.

Alcuni dei tennisti appartenenti alla NextGeneration sotto il profilo della precocità hanno fatto meglio di lui, ma adesso in qualche caso la scontano o sotto il profilo fisico (Chung, Rublev), oppure tecnico (Shapovalov e, si parva licet, Zverev Jr).

Cosa possiamo aspettarci da Matteo nei prossimi mesi? Mettendo da parte per un attimo la scaramanzia  se dovessimo fare una scommessa sul suo ranking al termine dell’anno punteremmo su un numero inferiore al 20. Quanto inferiore lo lasciamo alla maggiore o minore propensione all’ottimismo dei nostri lettori. Il nostro pronostico è sostenuto da due considerazioni. La prima che da oggi e sino alla fine della stagione l’italiano difende 533 punti, metà dei quali provenienti dalla vittoria a Gstaad, mentre a Wimbledon e agli Us Open nel 2018 ne raccolse soltanto 55 su 4000 potenziali. La seconda – più banale ma non meno vera della prima – che il distacco dai più diretti antagonisti è poco significativa in termini numerici. A partire da questa settimana ad Halle la caccia di Berrettini al best ranking è quindi aperta.

Oltre all’allievo di Santopadre un altro italiano si è distinto sul campo ed ha ottenuto il proprio best ranking: Stefano Travaglia.Il marchigiano grazie alla finale del Challenger di Shymkent si è portato vicinissimo alla top 100 nella quale sono presenti 7 italiani ed ai quali se ne aggiungono altri 9 tra la centesima e la duecentesima posizione:

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
10Fognini2785=
22Berrettini15058
40Cecchinato1130-1
69Seppi7703
74Sonego7322
96Lorenzi5721
99Fabbiano5575
103Travaglia5439
124Caruso458-2
129Mager444-1
141Giustino4093
149Baldi3792
162Giannessi348-10
177Napolitano2941
185Bolelli281-5
200Gaio26410


Jannik Sinner è al numero 209. Chi invece è riuscito a entrare per la prima volta tra i migliori 100 tennisti del mondo è il francese Corentin Moutet. Il ventenne francese, che sembra uscito da una puntata della macchina del tempo con il suo fisico e il suo modo di disegnare tennis più in linea con tennisti degli anni ’60 che non quelli contemporanei, ci è riuscito grazie alla vittoria ottenuta nel Challenger di Lione ed ha così consolidato la sua posizione nella classifica avulsa riservata agli under 21, che è la seguente:

RACE TO MILAN
Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nel
6GreciaTsitsipas1998
21CanadaAuger-Aliassime2000
25CanadaShapovalov1999
36USATiafoe1998
60NorvegiaRuud1998
26Australiade Minaur1999
86FranciaMoutet1999
82SerbiaKecmanovic1999


Immutata la lista dei migliori 10 in assoluto dell’anno:

RACE TO LONDON
Posizione ATPNazioneGiocatore
2SpagnaNadal
1SerbiaDjokovic
3SvizzeraFederer
4AustriaThiem
6GreciaTsitsipas
7GiapponeNishikori
13RussiaMedvedev
10ItaliaFognini
5GermaniaZverev
16FranciaMonfils


I complimenti per il best ranking vanno a:

ClassificaGiocatoreNazione
22BerrettiniItalia
35StruffGermania
46ThompsonAustralia
82KecmanovicSerbia
86MoutetFrancia
97MadenGermania


Thompson e Moutet sono i giocatori più migliorati in classifica: + 16 gradini. Un commento a parte lo merita Jordan Thompson. Questo ragazzo australiano dall’aria gentile e una vaga somiglianza con Charlie Chaplin in un colpo solo domenica scorsa ha realizzato tre record personali: ha raggiunto la prima finale ATP in carriera; ha ottenuto il best ranking; è stato il primo giocatore battuto in una finale da Adrian Mannarino, che sino ad allora ne aveva perse sei su sei. Non sappiamo quanto il terzo possa averlo reso felice.

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