La liceale al Roland Garros

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La liceale al Roland Garros

La neo diciottenne Iga Swiatek si aggiunge all’avanzata delle teenagers

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Iga Swiatek - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Cosa avete fatto il giorno dopo il vostro diciottesimo compleanno? Se eravate impegnati a riprendervi da una sbronza, probabilmente siete in buona compagnia. Qui a Parigi invece c’è una ragazzina polacca dal nome di Iga Swiatek (pronunciato “Schviontek”, come ormai tutti i calciofili in Italia sanno per merito dell’attaccante del Milan Krzysztof Piatek) che il giorno dopo essere diventata maggiorenne ha conquistato la seconda settimana del Roland Garros battendo in rimonta al terzo set la campionessa olimpica Monica Puig.

Già campionessa junior a Wimbledon meno di 12 mesi fa, Swiatek è una delle tre ragazze classe 2001 (le altre due sono Anisimova e Potapova) ad aver guadagnato l’ammissione diretta al tabellone principale del Roland Garros. “E sono stata anche fortunata – ha dichiarato la neo maggiorenne Iga dopo la sua vittoria contro Puig – la settimana del cutover del torneo è coincisa con quella in cui ho raggiunto il mio miglior ranking al n. 88. In questo modo sono riuscita ad evitare di giocare tre partite delle qualificazioni ed ho risparmiato energie”.

La sua giornata speciale però non era cominciata troppo bene: “Durante l’allenamento, nel fare una scivolata non ho piegato le ginocchia come avrei voluto e mi sono infortunata alla schiena. È per questo che nel primo set [contro Puig, perso per 6-0] ho giocato male, avevo molta paura di farmi male seriamente. Poi però le cose hanno iniziato ad andare meglio, gli antidolorifici mi hanno aiutato molto e sono riuscita a giocare il mio tennis. Niente festa, dunque, per lei (“festeggeremo alla fine del torneo”) ma solo un bel pezzo di torta (“solo uno però, il mio preparatore atletico mi tiene sempre controllata da vicino”).

 

La sua vocina flebile da adolescente con il cappellino dei Miami Dolphins calcato sulla testa quasi si perde tra il brusio di fondo della sala interviste più piccola, che in questo Roland Garros in versione “da campo” a causa dei lavori di ristrutturazione non ha nemmeno una porta, ma le parole che escono dalla sua bocca sembrano provenire da una persona più matura. “Vado ancora alle scuole superiori in Polonia, e alla fine di questo torneo mi aspettano un bel po’ di compiti da recuperare. Ci metterò diverse sere per finirli tutti, e questo rende difficile a volte concentrarsi solo sul tennis, ma mi manca ancora un anno per finire, quindi direi che le cose vanno bene”.

Innanzitutto ha deciso, nel febbraio scorso, di aggiungere una psicologa al suo staff permanente, anche se non viaggia con lei a tempo pieno. “Noi donne siamo diverse dagli uomini, siamo molto più emotive e l’aspetto mentale è una parte fondamentale del gioco. Per questo ho iniziato a lavorare con lei perché è proprio lì che devo fare il salto di qualità”. Niente male per una teenager, secondo la quale l’incostanza di risultati nel circuito WTA, dove ci sono state 21 vincitrici diverse nei primi 24 tornei della stagione, è dovuta alla mancanza di una vera leader, di una dominatrice: “Serena non sta giocando tanto bene, quindi non c’è una vera leader, e ciò dà la possibilità anche a giocatrici come me di poter raggiungere buoni risultati, come per esempio la finale a Lugano”.

Iga Swiatek – Roland Garros 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

A Parigi Iga è seguita da un nutrito gruppo, alimentato dai biglietti gratuiti per il Roland Garros vinti dal suo sparring partner a un torneo: “Il mio sparring ha vinto un torneo, e uno dei premi erano biglietti gratuiti per questo torneo, quindi ho avuto la possibilità di far venire un po’ di gente qui. Oltre al mio coach [Piotr Sierzputowski] e la preparatrice [Jolanta Rusin-Krzepota], ci sono anche la mia psicologa e il mio sparring”. Davvero una boccata d’aria fresca per la stampa polacca avere a che fare con una ragazza così carina e disponibile, dopo che per anni avevano dovuto gestire la personalità spigolosa ed i genitori quantomai invadenti delle sorelle Radwanska, la più famosa delle quali, Agnieszka, è presente qui a Parigi ed ha incontrato Iga qualche giorno fa: “Stiamo iniziando a conoscerci – ha rivelato Swiatek – non abbiamo parlato di tennis ma solamente di argomenti generali. Spero che potrà venire anche ad altri tornei dello Slam, nonostante ormai si sia ritirata, e darmi qualche consiglio su come migliorare il suo gioco”.

La parte alta del tabellone racchiude nello stesso quarto oltre a Swiatek anche l’altra teenager terribile rimasta in gara al Roland Garros, ovvero Amanda Anisimova. L’americana di origine russa è attesa da un ottavo di finale più che possibile con la qualificata spagnola Anna Bolsova n.137 del ranking WTA, mentre per Swiatek c’è la sfida con la campionessa in carica Simona Halep. “È uno dei miei sogni incontrare Halep, sarà una bellissima esperienza, anche perdendo”.

Sarà improbabile che le due teenagers si potranno incontrare nei quarti di finale, considerando che Halep è largamente favorita nel match con la polacca, ma queste prime incursioni nella seconda settimana degli Slam da parte di tenniste minorenni o poco più sta segnando un deciso cambio di tendenza nel circuito femminile. Nonostante ci siano ancora in giro giocatrici come Venus Williams (che era già stata numero 1 del mondo quando Anisimova o Swiatek nascevano) e sua sorella Serena che possono fare qualche occasionale buon risultato (Venus è arrivata nei quarti al Premier Mandatory di Indian Wells lo scorso marzo), in vetta alla classifica da qualche mese c’è una ragazza di vent’anni, Naomi Osaka, e la top 10 non è più una zona riservata alle over 25.

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Tanta pioggia a Rio: Sonego sconfitto, Mager in vantaggio su Thiem

Tra uno scroscio e l’altro Lorenzo Sonego cede in due set contro Borna Coric nonostante una buona partita. Mager fermato dalla pioggia avanti un set e un break contro Thiem. La ripresa sabato alle 18

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

La pioggia torrenziale per per diverse ore è caduta su Rio de Janeiro nella giornata di venerdì ha disturbato non poco i quarti di finale del Rio Open nel quale erano impegnati anche i due italiani Lorenzo Sonego e Gianluca Mager. Inizialmente programmati tutti sul campo principale, la Quadra Kuerten, gli incontri sono stati progressivamente distribuiti sui vai campi dell’impianto: a metà pomeriggio, dopo una breve interruzione del primo quarto di finale (quello tra Garin e Coria), gli incontri sono stati ripartiti sul Kuerten e sul n.1; successivamente, a seguito di una più lunga sospensione di quasi quattro ore, tutte le partite non ancora disputate sono state programmate contemporaneamente su tutti i campi disponibili.

Lorenzo Sonego ha giocato quindi sul campo n.1, facendo vedere ottime cose contro la testa di serie n.5 Borna Coric, piuttosto remissivo nella prima parte del match e spesso in difficoltà sulla propria battuta. Il croato ha dovuto salvare cinque palle break al quarto game e poi, immediatamente dopo la lunga pausa per la pioggia, si è trovato a salvare due set point sul 4-5 e un altro sul 5-6, peraltro ben cancellati giocando in maniera più aggressiva. Al tie-break si è andati avanti a forza di minibreak (sei nei primi otto punti) per poi arrivare con Coric al set-point sul 6-5 e capace di convertirlo subito con una risposta aggressiva sulla seconda. Tra un’interruzione e l’altra il primo parziale ha richiesto ben 83 minuti.

Nel secondo set il piemontese ha avvertito il contraccolpo della perdita di un parziale nel quale era sembrato avere il controllo del gioco e che lo aveva visto ottenere ben otto palle break senza concederne nessuna. Sempre costretto a inseguire nel punteggio, Sonego ha finito per cedere il servizio al sesto game, scaraventando a terra la racchetta e facendo uscire tutta la sua frustrazione nel sentire che il match gli stava scappando di mano. Coric, dal canto suo, ha giocato con grande mestiere e discernimento, nonostante la sicura stanchezza per il lungo match giocato nemmeno 24 ore prima, ed ha portato a casa il match dopo due ore e 10 minuti di gioco.

 

Borna Coric è stato fortunato anche perché un paio di minuti dopo la fine della sua partita il cielo sopra Rio de Janeiro si è riaperto sospendendo le partite ancora in corso, tra cui quella tra il nostro Gianluca Mager e la testa di serie n.1 Dominic Thiem. Il match è stato sospeso con l’italiano, n. 128 del ranking ATP, sorprendentemente in vantaggio di un set e un break.

Sceso in campo senza alcun timore reverenziale, Mager ha approfittato di un Thiem un po’ appesantito forse anche dalla maratona del giorno prima contro Munar, conclusa ben oltre la mezzanotte, e si è portato subito in vantaggio sul 4-1. Un controbreak a zero al settimo game ha però riequilibrato il primo parziale, che si è deciso poi al tie-break dove Mager ha giocato con grande coraggio, spingendo sempre Thiem a giocare punti forzati e conquistando il set per 7 punti a 4. Poco prima che la pioggia ricominciasse a scendere, il sanremese ha approfittato di un paio di errori di Thiem per ottenere il break di vantaggio per il 2-1 avendo così questo importante vantaggio psicologico durante la notte di pausa.

Il programma di sabato verrà sul campo Kuerten il completamento di Mager-Thiem a partire dalle ore 14 locali (le 18 in Italia) ed alla stessa ora la continuazione di Martinez-Balasz sul campo 1. Le semifinali poi seguiranno sul campo Kuerten non prima delle 17 locali (le 21 in Italia), iniziando con Garin-Coric, seguita poi dal match tra i vincenti dei due quarti di finale non terminati venerdì.

Risultati:

[3] C. Garin b. [Q] F. Coria 2-6 6-3 7-5
[5] B. Coric b. L. Sonego 7-6(5) 6-3
[Q] P. Martinez vs [L] A. Balasz 6-2 2-2 sosp.
[Q] G. Mager vs [1] D. Thiem 7-6(4) 2-1 15-15 sosp.

Il tabellone aggiornato

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Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

MARSIGLIA – Psicodramma Medvedev che si fa imbrigliare dal tennis velenoso di Simon e cede di schianto nel secondo set senza vincere game

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

da Marsiglia, la nostra inviata

Marsiglia porta bene a Gilles Simon, che ha vinto l’Open 13 nel 2007 e nel 2015, torneo in cui ha conquistato complessivamente il maggior numero di match (29) e che lo vedrà per la quinta volta in semifinale. Il francese disputa un match perfetto contro un Medvedev quasi irriconoscibile. Dopo aver vinto il primo parziale per 6-4, Gilles continua a penetrare nelle insicurezze del russo che perde completamente testa e fiducia e, dando l’impressione di aver gettato la spugna, si fa travolgere da un sorprendente 6-0.

Il francese comincia con un break di ritardo, salvo riuscire in pochi minuti a imbrigliare il russo e a pareggiare i conti. Da quel momento Simon è in controllo delle operazioni al punto da procurarsi un set point sul 5-4. Medvedev lo annulla con un rovescio lungolinea millimetrico, tuttavia il dritto lo tradisce di nuovo e c’è un secondo set point tutto francese che viene convertito. Daniil è furioso e il Palazzetto invece esulta per il suo “Gillou” che vince il primo parziale 6-4. Il n. 5 del mondo ha perso del tutto la trebisonda e il suo tennis non funziona più, mentre Gilles continua a tessere la sua bella tela, ordinato e preciso.

 

In un crescendo di precisione e solidità, Simon prende rapidamente il largo sul 4-0, mentre Medvedev non trova più il campo, come se si fosse rassegnato alla supremazia di Simon e avesse gettato la spugna. L’atmosfera sul Centrale e incandescente, sebbene a tratti surreale. Sul 5-0, Daniil gioca il tutto per tutto con due buoni punti, un rovescio lungolinea vincente e una buona volée. Ma il match point francese arriva inesorabile. Gillou è perfetto fino all’ultimo, trafiggendo Medvedev a rete con un impeccabile passante incrociato di dritto che vale il bagel.

Daniil Medvedev – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

È la prima vittoria su un top 10 da Pune 2018 (con Cilic) e la prima contro un top 5 dopo la vittoria con Wawrinka a Shanghai 2016. Comprensibilmente, il francese appare raggiante dopo il match: “Oggi sono riuscito a fare tutto bene, soprattutto ho risposto molto bene. Anche se sulla carta è più forte di me, ha fatto finale agli US Open, il tennis è così, sono riuscito a piazzare i miei colpi come volevo e gli ha dato fastidio. È da 14 anni che vengo qui, spero di continuare a giocare bene, qui le cose molto spesso mi sono andate bene!”. In semifinale, Gillou affronterà Felix Auger-Aliassime che ha brillantemente cancellato un brutto avvio contro Gerasimov e vinto il suo quarto di finale in due set.

Dopo essere stato in vantaggio 5-3, Egor Gerasimov (27 anni e n. 72 ATP) non riesce ad essere costante e subisce la rimonta del giovane avversario. Auger-Aliassime non solo recupera ma, sempre più intraprendente, lo sorpassa andando poi a conquistare il primo set per 7-5.

Il secondo parziale viene poi dominato dal canadese che, dopo aver avuto più occasioni di strapppare il servizio al bielorusso ad inizio set, prende il largo sul 2-0 e poi sul 4-1. È centrato Félix, particolarmente efficace con la prima di servizio, è intraprendente anche negli scambi prevalendo sull’avversario. Sale ancora 5-2 e ora ha due possibilità di chiudere il match. Gerasimov cancella la prima ma poi, sul secondo matchpoint, scaraventa fuori misura una palla innocua a metà campo. È la terza semifinale del 2020 per il 19enne canadese – l’unico rimasto in corsa dei tre canadesi giunti ai quarti a Marsiglia – dopo quelle disputate ad Adelaide e Rotterdam.

Mi sono un po’ complicato la vita nel primo set” dice Félix dopo la partita, “non voglio cercare scuse ma sono stato un po’ colto di sorpresa quando il match tra Simon e Medvedev è finito così presto. Dovevo ancora riscaldarmi e fare tutto velocemente e questo mi ha fatto perdere un po’ di energie. Nonostante questo, colpiva bene ed era regolare; Però ci credevo, ero fiducioso perché sentivo che avevo le mie chanche. E poi è andata sempre meglio”.

SECONDA SEMIFINALE – A contendersi l’altro posto in finale saranno invece il vulcanico Alexander Bublik, che sul campo batte Shapovalov e in conferenza regala spettacolo, e il campione uscente Stefanos Tsitsipas, bravo ad aggiudicarsi un set combattuto e poi prendere il largo contro il Pospisil in gran spolvero di queste settimane.

Il canadese comincia spingendo al massimo con il servizio, dall’alto dei suoi 194 centimetri, alternando attacchi repentini a rete e colpi pesanti da fondo che impegnano non poco il greco. Tsitsipas però è sicuro del proprio gioco e gli tiene perfettamente testa, contrapponendo una ricetta simile: servizi aggressivi e colpi pesanti da dietro. L’equilibrio viene spezzato dal giocatore più forte, come spesso accade in circostanze simili. Il vincitore delle ultime Finals vince gli ultimi due giochi e si porta avanti di un set.

Tsitsipas gioca sempre in avanzamento e tiene i piedi in campo, ma sul piano dello spettacolo Pospisil non è da meno e delizia il pubblico del Palais des Sport con stop volley e fendenti profondi. Nel corso del set tuttavia il canadese finisce per andare fuori giri, forse accusando la difficoltà di infastidire Tsitsipas al servizio (zero palle break concesse). Sul 3-3 c’è la prima palla break del set per il greco; l’ennesima volée del canadese è fuori misura e Stefanos, celebrato dal boato del pubblico marsigliese, passa in testa 4-3 e servizio. Rimarrà il vantaggio decisivo. Dopo un’ora e 26 minuti, Stefanos Tsitsipas chiude un match praticamente impeccabile con lo score di 7-5 6-3 e continua con successo la difesa del titolo.

Tutti i risultati:  

A. Bublik b. [4] D. Shapovalov 7-5 4-6 6-3
[2] S. Tsitsipas b. V. Pospisil 7-5 6-3
G. Simon b. [1] D. Medvedev 6-4 6-0
[7] F. Auger-Aliassime b. E. Gerasimov 7-5 6-2

Il tabellone completo

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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