Anisimova fa la storia al Roland Garros: Halep è fuori

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Anisimova fa la storia al Roland Garros: Halep è fuori

PARIGI – La statunitense travolge la campionessa in carica a furia di vincenti. Sarà la più giovane semifinalista Slam dal 2006 (Vaidisova). Sfiderà Ashleigh Barty per un posto in finale

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Amanda Anisimova - Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

A. Anisimova b. [3] S. Halep 6-2 6-4 (da Parigi, il nostro inviato)

Finalmente non piove su Parigi e finalmente una giovane, alta, bionda, che si allena in Florida e col cognome che finisce in “-ova” non grida come un’ossessa ad ogni impatto con la palla. Il vento fresco che soffia sul Bois de Boulogne suona i cavi della spidercam come un violino dalle corde scoppiate e il suono metallico arriva nitido sino all’orecchio delle giocatrici.

Halep affronta la seconda bambina terribile di questa edizione del Roland Garros, dopo la severa lezione impartita a Swiatek negli ottavi e dopo avere terminato il rodaggio dei primi turni in cui ha ceduto per strada un paio di set. Anisimova va invece per la storia, e lungo il tragitto verso di essa, ancora ne deve lasciare uno. Non sarà l’ex numero uno del mondo a sporcare la sua statistica immacolata: Amanda vince, a tratti dominando, e diventa la più giovane semifinalista del Roland Garros dai tempi di Nicole Vaidišová, che nel 2006 – a 17 anni appena compiuti – si fermò al penultimo atto proprio qui a Parigi contro Kuznetsova.

 
La gioia di Amanda Anisimova dopo la vittoria contro Simona Halep ai quarti di finale – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

L’applausometro dello Chatrier ha scarso senso materno, pendendo decisamente verso Simona e verso il ricordo della finale 2018. Questione di tempo e pian piano Amanda saprà conquistare i parigini.Naturalmente nessun precedente tra le due, troppo giovane Anisimova per essersi ancora confrontata con la ventisettenne di Costanza. Del resto con 42 match giocati in tutto sul circuito, non è che le possibilità fossero tante.

Anisimova parte al servizio e tribola un filo prima dell’1-0, in un match giocato in piena luce, ma con l’aria fresca del mattino sebbene sia mezzodì. Durante un’edizione del Tour de France corsa sotto pioggia, vento e freddo, un giornalista una volta scrisse: “è la corsa più bella del mondo, ma non capisco perché i francesi non la facciano svolgere d’estate”. Ecco, il Tour si corre in luglio, ma la battuta la rubiamo con piacere.

Giunti al 2-2 senza sussulti, si inizia a leggere la trama del match: Anisimova in spinta, Halep di rimessa. L’aria asciutta del freddo mattino favorisce senz’altro i colpi penetranti della ragazza del New Jersey e costringe da subito Halep ad una difesa ancora più estenuante di quella con cui di certo voleva impostare il match.

A furia di mandarla di là, Halep però inizia a mettere in palla la ragazzina, e una volta calda, Anisimova inizia a dilagare. Non che Simona non le dia una mano, tra qualche gratuito e un doppio fallo che portano l’avversaria al primo break e al 4-2. Ma la qualità dei colpi della allieva di papà Kostantin sembra essere superiore. Anisimova gioca con poco margine, sbaglia e stupisce, ma è lei a fare la partita. Nel settimo game subisce un ritorno della rumena, che arriva a palla break, ma l’americana reagisce e conferma il vantaggio.

Al ritorno in campo, nessuno se ne accorge finché la palla non va in gioco, ma Anisimova è salita su una nuvola. Saranno quattro game, a cavallo con l’inizio del secondo set in cui su Halep cominceranno a grandinare vincenti a raffica, specialmente col dritto. Halep non fa in tempo a dire “tennis” che il punto è già finito, in un parossismo di aggressività della americana. Anisimova che mostra un timing sul lato del dritto perfetto colpendo palla sempre in quella fase dell’ascesa nella quale c’è ancora energia a cui appoggiarsi, ma non ce n’è troppa per sentire il peso dell’avversaria: fantastico. Certo ci sono anche errori, in specie dal lato del rovescio. Ma anche essi incantano perché seguiti spesso dalle espressioni di Amanda, dal genuino e infantile sapore di disappunto.

Halep deve reggere con umiltà ai primi tiri di ogni scambio per avere la speranza che la diciassettenne vada fuori giri. Facile a dirsi, impossibile a farsi. Il dritto di Anisimova ha l’efficacia di quello di una Graf 2.0, ed è preceduto da un’intelligenza tennistica da veterana tradottasi in una percentuale di vittorie sul dropshot pari al 100%.

Anisimova arriva al 3-0, quando finalmente lo Chatrier rivede la campionessa del 2018. Halep si scuote col passante di dritto e col servizio e Anisimova percepisce che la numero tre del mondo non si eliminerà da sola. Un raro errore di dritto della Anisimova porta a palla break Simona, incitata dal pubblico, ma salvata dalla americana. Ora il match è giocato in due, entrambe brave ed il 3-1 Anisimova non è ancora una sentenza.Un gridolino in settima ottava accompagna un erroraccio di Amanda, che subito dopo gioca un kick alla Federer e un rovescio perfetto. Un giudice di linea distratto non ferma Anisimova che vince un lunghissimo scambio per il 4-1.

Dalle tribune partono cori sgangherati, privi di metrica e para-alcolici ad incitare Simona. Halep reagisce e Anisimova scende per qualche minuto dal carro degli dei. Esce anche dalla testa di Atena, iniziando a correre rischi folli ad ogni colpo, non sempre fruttuosi.Più Halep si avvicina, e più Anisimova tira forte. La giovane Anisimova ha ancora paura del mostro chiamato Vittoria ma decide di reagire chiudendo gli occhi e correndogli contro come una macchina lanciata in corsa. Halep è però umile nel resistere alle ondate americane ed anche brava a salire con il dritto per portarsi in parità sul 4-4.

Un dritto di Halep stile Anisimova in risposta e la sensazione ci dice che se Amanda non torna a giocare otto punti impossibili dei suoi, la partita per lei si complicherà e non poco. Anisimova ora fatica a giocare in campo ed a lanciarsi persino la palla di servizio. Halep ha una palla break che Anisimova cancella anche grazie a una seconda a tutta per portarsi 5-4 con Halep che serve per restare nel match. Halep sente la pressione. Sarà allora vero che allontanatici dall’incoscienza giovanile, si senta di più il peso delle cose. Non la paura di averle, ma quella che esse siano le ultime.

Anisimova si porta 15-30 ma è ancora un filo asimmetrica, risultando troppo fallosa col rovescio. Ed è a quel punto che l’esperta Halep impartisce alla sua giovane rivale la lezione più importante: non importa se sei stata numero uno del mondo, campionessa in carica di Slam, amata dal pubblico e favorita di un incontro. Si può anche avere paura. Chissà se Amanda farà doppio tesoro del doppio fallo che l’ha portata a match point. Di certo il rovescio lungolinea che tanto le piace e con cui chiude è già una lezione imparata.

Amanda Anisimova e Simona Halep – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Ho pensato a giocare bene ed aggressivo. Sapevo che con Simona dovevo fare qualcosa di diverso”. E poi: “Non ci credo. Ho lavorato duro. Ho lavorato tutta la vita per raggiungere questo obiettivo”.

Tutta la vita, ha lavorato Amanda. Ma sentitela una che non è ancora maggiorenne usare l’espressione “tutta la vita”! Una vita di soli diciassette anni, in cambio di una semifinale slam. Non so se ne valga la pena. Ma quando gli anni saranno di più, faremo i conti insieme, Amanda.

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ATP

Ecco le prime 18 squadre dell’ATP Cup: presenti i big 3 e l’Italia

Ci sono la Spagna di Nadal, la Serbia di Djokovic e la Svizzera di Federer. Italia con Fognini e Berrettini, manca Wawrinka

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Fabio Fognini - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Il 2020 tennistico si aprirà con una grande e attesa novità: l’ATP Cup (3-12 gennaio). Questa competizione per nazioni sostituisce di fatto i classici tornei di inizio anno con una “Davis” tutta targata ATP (con l’eccezione del 250 di Doha che si svolgerà regolarmente nella prima settimana dell’anno). La prima delle due deadline (13 settembre e 13 novembre) stabilite per la selezione delle 24 squadre partecipanti è stata raggiunta e sono dunque stati resi noti i primi 18 paesi qualificati in base al ranking, cui si aggiunge l’Australia in qualità di paese ospitante.

  1. Serbia: Novak Djokovic – Dusan Lajovic
  2. Spagna: Rafael Nadal – Bautista Agut
  3. Svizzera: Roger Federer – Henri Laaksonen
  4. Russia: Daniil Medvedev – Karen Khachanov
  5. Austria: Dominic Thiem – Dennis Novak
  6. Germania: Alexander Zverev – Jan-Lennard Struff
  7. Grecia: Stefanos Tsitsipas – Michail Pervolarakis
  8. Giappone: Kei Nishikori – Yoshihito Nishioka
  9. Italia: Fabio Fognini – Matteo Berrettini
  10. Francia: Gael Monfils – Benoit Paire
  11. Belgio: David Goffin – Steve Darcis
  12. Croazia: Borna Coric – Marin Cilic
  13. Argentina: Diego Schwartzman – Guido Pella
  14. Georgia: Nikoloz Basilashvili – Aleksandre Metreveli
  15. Sudafrica: Kevin Anderson – Lloyd Harris
  16. Stati Uniti: John Isner – Taylor Fritz
  17. Canada: Felix Auger-Aliassime – Milos Raonic
  18. Gran Bretagna: Andy Murray – Kyle Edmund
  19. Australia (Wild card): Nick Kyrgios – Alex de Minaur

Si tratta delle 18 nazioni che vantano il miglior giocatore con la classifica più alta. La Gran Bretagna è presente grazie al ranking protetto di numero due del mondo di Andy Murray. Gli unici due giocatori che non hanno rispettato il commitment sono i numeri due di Svizzera e Belgio, ovvero Stan Wawrinka e Kimmer Coppejans, sostituito rispettivamente da Henri Laaksonen e Steve Darcis.

Cogliamo l’occasione per un piccolo ripasso sul funzionamento di questo nuovo evento.

 

SEDI E FORMAT L’ATP Cup si svolgerà dal 3 al 12 gennaio e sarà ospitata da tre diverse città australiane (Sydney, Brisbane e Perth). Le ventiquattro nazioni qualificate verranno divise in sei gironi da quattro squadre ciascuno. I gruppi verranno poi ripartiti a due a due nelle tre città ospitanti per il completamento della prima fase. Le vincitrici dei vari gironi e le due migliori seconde andranno poi a disputare la fase finale a eliminazione diretta (quarti, semifinali e finale) che si terrà a Sydney. Ciascun tie prevede due incontri di singolare al meglio dei tre set e un doppio, giocato secondo le regole standard dell’ATP (niente vantaggi e super tiebreak al posto del terzo set). Sarà ammesso il coaching in campo durante i cambi di campo e alla fine del set.

MONTEPREMI E PUNTI ATP – La competizione ha un prize money totale di 15 milioni di dollari americani e offre inoltre punti validi per il ranking. Un singolarista imbattuto può guadagnare fino a 750 punti, mentre un doppista può arrivare a 250.

COME CI SI QUALIFICA – Per essere eleggibile per la competizione una nazione deve avere almeno tre giocatori nelle classifiche ATP, inclusi due singolaristi e un terzo con ranking o da doppista o da singolarista. Ogni nazione può scegliere fino a cinque giocatori. Se una squadra ha cinque giocatori, almeno tre devono avere ranking da singolarista; se ne ha meno di cinque, i singolaristi devono essere almeno due. Per stilare la lista delle squadre partecipanti, l’ATP prende in considerazione la classifica del miglior giocatore di ogni paese.

La presenza o meno di ogni nazione è subordinata alla volontà dei singoli giocatori di iscriversi all’evento entro le due scadenze prefissate: il 13 settembre appunto (per le prime 18 squadre) e il 13 novembre (per le restanti 6). La wild card elargita all’Australia in qualità di paese ospitante, però, riduce a cinque il numero di posti da assegnare alla seconda deadline. Il 13 di settembre, i due giocatori meglio piazzati di ogni nazione saranno ritenuti eleggibili per la competizione, mentre gli altri membri della squadra verranno stabiliti il 13 novembre in base al ranking di lunedì 11 novembre.

IL SORTEGGIO Il sorteggio del tabellone avrà luogo lunedì 16 settembre alle 10 locali (le 02 di notte in Italia, mentre alle 09 si conoscerà il programma degli incontri) nella splendida cornice dell’Opera House di Sydney e coinvolgerà ovviamente solo le prime 18 squadre qualificate ( l’Australia). Le prime sei nazioni saranno divise sei gironi. Le squadre dal settimo al dodicesimo posto saranno invece assegnate per estrazione ad uno dei gironi, seguite dai paesi classificati tra il tredicesimo e il diciottesimo posto. L’Australia, che ha ricevuto una wild card, verrà collocata casualmente in uno dei sei gruppi.

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WTA

Pliskova vs Martic per il titolo di Zhengzhou. Finale tutta giapponese a Hiroshima

Mladenovic paga le fatiche del quarto con Svitolina, la croata proverà a frenare la corsa di Karolina. Il Giappone festeggia Doi e Hibino. Rybakina a caccia del secondo titolo a Nanchang

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Karolina Pliskova - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

KARO PICCHIA FORTE Karolina Pliskova proverà a iniziare lo swing asiatico 2019 come dodici mesi fa, ovvero con un trofeo. La numero due del mondo ha dominato la prima semifinale del WTA Premier di Zhengzhou contro Ajla Tomljanovic, sconfitta in 68 minuti. Dodici mesi fa Karolina vinse il titolo a Tokyo battendo Naomi Osaka in finale, ora giocherà la quarta finale del 2019 con l’obiettivo di alzare il terzo trofeo stagionale dopo i successi a Roma ed Eastbourne.

Sfiderà la croata Petra Martic (t.d.s. 7), che ha prevalso nettamente su Kristina Mladenovic nella seconda semifinale. La prestazione della francese non è stata all’altezza delle aspettative. Molto scarica sulle gambe e poco lucida in tanti frangenti del match, come sul 3-4 del secondo set, quando ha perso due punti praticamente già fatti regalando il break decisivo a Martic. Le fatiche del quarto di finale finito a tarda notte contro Elina Svitolina si sono fatte sentire, il servizio – in grande spolvero – della croata ha fatto il resto.

BIG IN JAPAN Per la prima volta dal 1997 un torneo WTA avrà una finale tutta giapponese. Al tempo furono Yuka Yoshida e Naoko Sawamatsu a contendersi un trofeo a Jakarta e la spuntò Sawamatsu per 6-3 6-2. Stavolta a scrivere una pagina di storia saranno Misaki Doi e Nao Hibino, finaliste del WTA di Hiroshima davanti al loro pubblico. Nessuna delle due è inserita tra le teste di serie e tanto meno partiva come probabile finalista alla vigilia del torneo.

 

Nel giorno delle semifinali Hibino ha battuto Buzarnescu in tre set, lasciando per strada solo tre giochi dopo il 4-6 iniziale. Nei quarti di finale Hibino aveva messo a segno un altro grande risultato eliminando la numero uno del seeding Hsieh. Giocherà la quinta finale WTA della carriera, quattro anni dopo la prima (e unica vinta) a Tashkent su Donna Vekic. Misaki Doi ha dovuto invece superare Veronika Kudermetova (tds 2), sconfitta 6-4 6-3 in un’ora e 22 minuti. Tenterà di vincere il suo terzo titolo WTA nella quarta finale, dopo i successi a San Antonio 2016 e a Lussemburgo 2015. I precedenti tra le due giapponesi sono in perfetta parità, due vittorie per parte.

RYBAKINA SUGLI SCUDI – A Nanchang, Elena Rybakina giocherà la seconda finale della carriera a poco più di due mesi dalla prima, vinta a Bucarest contro Patricia Maria Tig. La ventenne kazaka sta piano piano iniziando a farsi largo nel circuito e anche nella semifinale contro Shuai Peng ha dato prova di grande qualità. Dopo aver dominato il primo set (6-1), ha perso il servizio in avvio di secondo e non è stata in grado di ricucire lo strappo. Nel terzo parziale però ha ripreso in mano il gioco e dal 2-2 ha infilato quattro giochi consecutivi che le hanno permesso di vincere l’incontro. Con questo risultato Rybakina guadagna venti posizioni e si piazza temporaneamente al 49esimo posto (best ranking), in attesa ovviamente di conoscere il risultato della finale.

Per il titolo dovrà vedersela con Rebecca Peterson (nessun precedente). La svedese ha dominato la sua semifinale contro Nina Stojanovic (6-3 6-1) e si è guadagnata l’accesso alla prima finale in carriera.

Semifinali Zhengzhou:

[1] Ka. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-2
[7] P. Martic b. K. Mladenovic 6-0 6-3

Semifinali Hiroshima:

N. Hibino b. M. Buzarnescu 4-6 6-0 6-3
M. Doi b. [2] V. Kudermetova 6-4 6-3

Semifinali Nanchang:

E. Rybakina b. S. Peng 6-1 3-6 6-2
R. Peterson b. N. Stojanovic 6-3 6-1

I tabelloni aggiornati

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Il Tennis conquista la Luna

OPINIONE – Perché le finali di Wimbledon e US Open sono state due partite eccellenti. E perché solo il tennis tre su cinque può competere con… lo sbarco sulla Luna

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Daniil Medvedev e Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

È finita! Termina la stagione degli appuntamenti del Grande Slam, il tennis che conta. Il solito copione è stato pienamente rispettato. I protagonisti sono stati ancora una volta Novak Djokovic “Murovic”, Rafael Nadal “Matador” e Roger Federer “Il Principe delle Arti”. Straordinari campioni capaci di illuminare le finali di Wimbledon e degli US Open, le partite per eccellenza di questo 2019. Incontri leggendari in grado di regalare al mondo dello sport pagine memorabili di letteratura tennistica.

A Londra ha prevalso Nole su Roger, a New York ha vinto Rafa contro Legno Storto” Daniil Medvedev, il nuovo incomodo e quarto tennista mondiale. Il russo Medvedev, ventitre anni compiuti e quasi due metri d’altezza, rappresenta finalmente l’arrivo del tennis NextGen.

Dunque, abbiamo potuto ammirare due confronti interminabili, partite per certi versi simili a causa dell’equilibrio e, nel contempo, profondamente diverse per lo sviluppo di alcune dinamiche. Pertanto, prima di sviluppare riflessioni nel merito, penso sia necessario prendere atto dei principali dati, quelle radiografie capaci di fotografare le prestazioni in modo oggettivo. Un passo indispensabile per evitare apologie di parte e tutto l’inutile strascico legato al tifo, tipica manifestazione di sfogo emotivo che disintegra ogni tentativo di crescita cognitiva e culturale. Infatti, comprendere l’arte e la scienza del gioco è ciò che più conta, perché lo sport del tennis e i suoi secolari eventi restano, mentre i suoi favolosi campioni passano.

Principali statistiche delle due finali Slam 2019 maschili: Wimbledon e US Open

Osservando questi dati, è mia intenzione arrivare a una sintesi in modo da evitare inutili “lenzuolate”. Così, alcuni elementi possono essere valutati come equivalenti. In questo caso: la durata degli incontri, la percentuale delle prime palle di servizio, il differenziale positivo (vincenti ed errori non forzati) prodotto da tutti i contendenti. Un fattore in grado di determinare inequivocabilmente l’elevata qualità delle prestazioni. Ulteriormente, proprio quest’ultimo aspetto, sommando le “performance” di tutti i contendenti, evidenzia il numero “34” come dato comune. Un numero che pare una sorta di prefisso telefonico capace di comunicare il tennis del paradiso a noi ordinari mortali. Almeno così mi piace pensare.

 

Esaminando invece le differenze tra queste due partite e i quattro artisti, si riscontrano interessanti curiosità. La partita di Wimbledon, giocata sulla superficie più rapida, mostra un tennista che ha prodotto il più alto numero di “winners”. Contestualmente, il suo avversario, realizza incredibilmente la quota più bassa di giocate vincenti. Eppure, è la partita di New York quella in grado di registrare le maggiori variazioni sulle possibili evoluzioni del gioco. Sul cemento della Grande Mela gli scambi sono stati mediamente più vari, entrambi i contendenti hanno illustrato un tennis completo a tutto campo. Infatti, i due tennisti hanno dato vita a scambi interminabili e nel contempo a giocate immediate d’attacco, tra cui diverse soluzioni servizio e volée.

Scendendo nel dettaglio, riscontriamo come la media dei metri percorsi per ciascun punto giocato risulta più elevata di quasi un terzo rispetto alla partita di Londra. Una differenza sensibile che rivela un’intensità di gioco incomparabile. Nel frattempo, si evidenzia una percentuale di punti esibiti sulla rete capace di superare il quaranta per cento del totale dei quindici giocati. Rilevazione indiscutibile circa i continui ribaltamenti copernicani di strategie di gioco che hanno distinto l’evento newyorkese. 

Eppure, volando sulle nubi dell’Olimpo della racchetta, si riconoscono altre interessanti componenti. In via principale, senza entrare troppo nei dettagli, osserviamo come nella finale di Wimbledon uno dei due contendenti possieda tutti i numeri clamorosamente a proprio favore, anche se poi ha finito per perdere la disputa. Autentica anomalia, per una partita con un differimento così lungo sviluppata sul filo di lana, guardando al punteggio. Viceversa, nell’incontro degli US Open, si registra un sostanziale equilibrio tra le prestazioni, numeri in perfetta armonia con il decorso dell’incontro.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

In conclusione, è possibile affermare come in queste due partite sia stata illustrata la rara, quanto ricercata fenomenologia del “Super Tennis”. Congiunzione astrale dell’universo tennistico in grado di manifestarsi solo in particolari circostanze. Per ottenere questa meraviglia è necessario, senza alcun dubbio, avere sul campo formidabili campioni che si affrontano al meglio dei cinque set. Inoltre, senza la pensata del tie-break nel quinto parziale della finale di Wimbledon, voluta dai soliti signori dei soldi, il sipario non sarebbe calato interrompendo la magnifica commedia shakespeariana. Così, un’altra possibile ora di gioco avrebbe potuto incrementare i denari nelle casse del marketing.

Del resto, eventi capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico mondiale globalizzato, per quasi cinque ore filate, lo si deve solo e unicamente a certe partite di tennis negli Slam. In alternativa, per trovare un fenomeno equivalente, bisognerebbe forse tornare ai giorni del luglio 1969, quando l’Apollo 11 atterrava sulla luna.

Nato a Milano nel 1963, Luca Bottazzi è un ex giocatore professionista di tennis, attuale docente universitario, studioso, insegnante, autore di libri, opinionista e commentatore televisivo   

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