Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport). Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte "lucky Fabbiano" (Fabiano)

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Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport). Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte “lucky Fabbiano” (Fabiano)

La rassegna stampa di mercoledì 12 giugno 2019

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Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport)

Nick Kyrgios avrà anche rinunciato al Roland Garros e all’odiata terra per preparare al meglio l’erba e Wimbledon. Ma per ora non si vede. O magari l’attuale n. 36 del mondo ha trovato un avversario che ha qualità per adattarsi al meglio alla superficie. O magari sono entrambe le cose. Fatto è che Matteo Berrettini ha preso a schiaffi il greco d’Australia nel primo turno della Mercedes Cup a Stoccarda. Appena approdato al miglior ranking in carriera, n. 30, ha liquidato la pratica con un eloquente 6-3 6-4. Insomma, potrebbe essere il ragazzo di Roma l’azzurro da seguire nella parentesi sui prati di questo 2019 già ricco di soddisfazioni. «Sono molto soddisfatto per come ho giocato questo primo match sull’erba, soprattutto nei turni di servizio sono stato molto concentrato, perché sapevo che con lui è sempre molto difficile, non sai mai cosa farà. Ho aspettato l’occasione giusta». Matteo ha messo a segno 10 ace e non ha concesso nemmeno una palla-break, sfruttando al meglio invece i due break point che si era costruito. Domani Berrettini affronterà il russo Karen Khachanov, numero 9 Atp, anche lui top ten da questa settimana e seconda testa di serie del torneo. Matteo ha prevalso in tre set nell’unico precedente contro il ventitrenne di Mosca. Si giocava a Sofia, veloce indoor, in febbraio. Non è invece andata benissimo a S’Hertogenbosch, sempre erba, ma olandese. Ha superato il turno Andreas Seppi nel derby con il lucky loser Thomas Fabbiano, in poco meno di due ore di lotta. Dovrà affrontare il next gen australiano Alex De Minaur (n. 24 atp). Ha perso invece Jannik Sinner contro il cileno Jarry, che però è stato costretto al tie break. E ha perso anche Sonego contro Kukushkin in tre set Intanto abbiamo sei italiani in tabellone a Wimbledon, buon segnale anche questo. Si tratta di Fabio Fognini, Marco Cecchinato, Matteo Berrettini, Andreas Seppi, Lorenzo Sonego e Thomas Fabbiano.

Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte “lucky Fabbiano” (Lorenzo Fabiano, Corriere dell’Alto Adige)

 

Niente da fare per Jannik Sinner, a cui non è riuscita l’impresa di superare il cileno Nicolas Jarry (numero 6o al mondo) al primo turno del torneo Atp 25o di S-Hertogenbosch. Passate le qualificazioni, Sinner era alla sua quarta apparizione in un main draw Atp, dopo il primo turno a Lione e il secondo sia a Roma che a Budapest. Va anche detto che il torneo olandese rappresentava per il diciassettenne di San Candido il battesimo assoluto sull’erba. E allora diciamo che in vista delle prossime qualificazioni di Halle e soprattutto Wimbledon, i segnali che ne ricava sono più che incoraggianti. Contro un avversario quotato Jannik almeno per un’ora se l’è giocata alla pari. Partito a razzo, si è subito portato sul 3-0 mettendo in serio imbarazzo il cileno. Sotto di tre giochi, Jarry si è finalmente sbloccato ed è entrato nel match recuperando il break di svantaggio e andando ad impattare Sinner sul 3-3. Il set è trascorso sul filo dell’equilibrio sino al tiebreak, che Jarry ha incassato con il parziale di 7-4. In avvio di secondo set è stato il cileno ad allungare sul 2-0, ma Sinner ha saputo rispondere con un controbreak e riacciuffarlo sul 2-2. L’equilibrio si è spezzato al sesto game quando Jarry ha strappato il servizio all’altoatesino. E stato questo il break decisivo. Una volta in vantaggio, Jarry ha infatti saputo gestire il match e condurlo in porto: 7-6 6-3 il punteggio finale in un’ora e venti minuti di gioco. Sarà quindi il ventitreenne di Santiago ad affrontare la testa di serie numero uno del torneo e numero 6 del mondo, Stefanos Tsitsipas agli ottavi. Buoni, i segnali per Sinner: le 159 posizioni che attualmente lo separano in classifica da Jarry, non si sono infatti viste. La differenza l’hanno fatta i dieci aces messi a segno dal cileno (contro uno di Sinner) e la sua capacità di sfruttare al meglio le palle break avute a disposizione (tre su tre). Jannik lo rivedremo in campo nel weekend quando sarà impegnato nelle qualificazioni del torneo di Halle in Germania, ultima tappa prima di dare l’assalto al tabellone di Wimbledon. Buone notizie giungono da Andreas Seppi che ha avuto la meglio per 7-6 (12-10), 7-5 nel derby azzurro contro il lucky loser Thomas Fabbiano al termine di un match molto equilibrato e combattuto. Una bella iniezione di fiducia per Andreas che con questo successo ha spezzato una serie negativa di 10 incontri nel circuito Atp. Seppi se la vedrà oggi agli ottavi con l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 3 e numero 24 del ranking.

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Nadal: «Pronto a giocare, ma in un tennis sicuro per tutti» (Semeraro). Toni Nadal: «Buon compleanno Rafa, questo stop ti aiuterà per superare Federer» (Cocchi)

La rassegna stampa di mercoledì 3 giugno 2020

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Nadal: «Pronto a giocare, ma in un tennis sicuro per tutti» (Stefano Semeraro, La Stampa)

Oggi il re della terra compie 34 anni. Le candeline Rafa Nadal è abituato a spegnerle a Parigi, nella sala stampa del Roland Garros, il torneo dello Slam che ha vinto dodici volte, un record quasi surreale se pensiamo che Federer a Wimbledon ha vinto “solo” otto volte. Stavolta festeggerà a Manacor, in famiglia, nella sua Accademia piena di ragazzini che sperano di diventare un mito dello sport come lui. L’isolamento durante la pandemia è stato duro, «ma la vera preoccupazione – dice – è la catastrofe che ha colpito tante persone. Il tennis non è così importante». Chi ama il tennis può comunque contare su di lui: se il Roland Garros verrà recuperato a settembre, anche a porte a chiuse, Rafa ci sarà. Nadal, nel giorno del suo 34° compleanno ci fa un bilancio della sua carriera? «Penso che il bilancio di una carriera si deve fare una volta che è finita. Da ragazzo non mi sarei mai aspettato di raggiungere questi risultati. Sono però sicuro di una cosa: una volta che sarà finita sarò molto felice di quello che avrò fatto».

In questi giorni avrebbe dovuto essere al Roland Garros, a difendere il suo titolo. Cosa le manca di più di Parigi?

 

Gareggiare. Ho una vera passione per lo sport in generale e per il tennis in particolare, quindi mi manca fare ciò che amo di più: giocare a tennis.

Cosa ha sofferto di più in questi mesi? E cosa ha apprezzato della vita in quarantena?

Essere chiusi in un appartamento non piace a nessuno, credo… Ma ho apprezzato il tempo che ho potuto passare con mia moglie. Ho avuto più tempo per tutte le cose che di solito non riesco a fare nei tornei, tipo cucinare. Un’attività a cui mi dedico spesso a Wimbledon, perché lì affittiamo una casa.

Quale dei 12 trionfi al Roland Garros le è più caro?

Tutti i titoli sono importanti, soprattutto al Roland Garros. Se proprio devo scegliere prendo quelli al rientro da un infortunio. E poi l’ultimo, che è sempre speciale perché non si mai cosa ti riserva il futuro.

Crede che il torneo potrà essere recuperato tra settembre e ottobre?

Sì, credo che la Federazione francese voglia giocare. Non sarà il Roland Garros che conosciamo, ma se ci saranno tutte le condizioni di sicurezza, non solo per noi giocatori ma per chiunque sia coinvolto nel torneo, non avrò problemi. Giocherei anche a porte chiuse, anche se non è una situazione che mi piace.

Durante la fase più dura del contagio ha avuto paura?

Non per me in particolare, ma ho sofferto per tutti quelli che sono mancati. E stato ed è ancora terribile ascoltare le notizie da tutto il mondo, Italia e Spagna poi sono state fra le più colpite. Le Baleari invece hanno avuto meno problemi di altre parti della Spagna, ma la preoccupazione c’è stata. A Manacor sono rimasti bloccati anche i ragazzi dell’accademia. Una situazione molto difficile. In 85 non potevano tornare a casa, e con loro 70 fra allenatori e dipendenti che sono restati volontariamente. La nostra preoccupazione era di garantire la sicurezza di tutti, sono molto felice e soddisfatto che ci siamo riusciti. Ora stiamo tornando alla normalità e dico a quelli che intendono venire in estate di godersi Maiorca, un’isola straordinaria.

Il tennis cambierà dopo la pandemia?

Certamente sì, non sappiamo ancora come. Il presidente dell’Atp Andrea Gaudenzi ci sta lavorando ma nessuno può avere certezze. Io spero che torneremo alla vita di prima il più presto possibile. Questa terribile esperienza ha cambiato tutti noi. Ci ha fatto apprezzare tante cose a cui prima non badavamo. Il primo giorno che sono uscito mi sono goduto una passeggiata come fosse una cosa eccezionale. Prima mai avrei pensato di fare una passeggiata… Credo che dovremo riflettere molto anche sui sistemi sanitari dei nostri Paesi. Mi ha molto colpito il tremendo lavoro di medici e infermieri, delle forze dell’ordine, e il senso di responsabilità dei cittadini. […]

Chi sono i suoi rivali più pericolosi sulla terra, a parte i soliti Djokovic e Federer?

Sicuramente Thiem, dopo la finale del 2019 a Parigi e quella di gennaio in Australia, insieme ad altri giovani che cominciano a farsi avanti.

Che cosa pensa di Matteo Berrettini e Jannik Sinner?

Ho visto giocare Sinner e mi sono allenato con lui in Australia: può diventare molto forte e ha un team molto professionale che lavora per lui, è importante. Mi aspetto grandi cose da lui, ma va lasciato tranquillo. Berrettini ha dimostrato di essere un grande giocatore, con la semifinale a New York e le Atp Finals. Mi piace il suo atteggiamento, in campo e fuori.

Toni Nadal: «Buon compleanno Rafa, questo stop ti aiuterà per superare Federer» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Un compleanno speciale. Rafa Nadal oggi compie 34 anni. Il maiorchino era solito regalarsi un Roland Garros per festeggiare, ma il Covid ha cambiato i piani di tutti. Toni Nadal, lo zio-allenatore che lo ha cresciuto, oggi non sarà sulle tribune dello Chatrier ad applaudire la sua creatura, il guerriero capace di conquistare dodici volte la terra di Parigi.

Toni, sfogliamo l’album dei ricordi: quali sono i tre momenti più belli dei 12 Roland Garros vinti con Rafa?

La prima vittoria, nel 2005. Rafael era giovanissimo e quello era il traguardo più ambito, raggiunto dopo tanto lavoro, fatica, abnegazione. Poi il successo del 2010 è stato molto importante. Forse, come impatto emotivo, quanto il primo. Perché Rafael aveva perso con Soderling l’anno precedente. Per noi era stata una sconfitta scioccante quella agli ottavi, puntavamo al quinto titolo a Parigi. La prima cosa che mio nipote mi disse appena rientrato negli spogliatoi fu: “L’obiettivo del prossimo anno è tornare a essere il migliore sulla terra rossa”. E così fu. Nel 2017 invece arrivava da due anni senza vincere e bisognava tornare a sollevare quel trofeo per riprendere la strada.

Che effetto le fa restare a casa in questi giorni solitamente consacrati alla terra parigina?

Strano. Ma in questo periodo è tutto un po’ strano, con quello che il mondo sta vivendo…

È stato molto difficile per Rafa restare fermo così a lungo per la pandemia?

Non ne abbiamo parlato molto. Ci siamo confrontati di più sull’Accademia, sui ragazzi che erano rimasti bloccati durante l’isolamento. Si è preoccupato che tutti passassero quelle settimane al massimo della sicurezza, senza troppe ripercussioni sul piano emotivo, lontani dalle famiglie. Di certo, però, più che l’allenamento, gli mancano le partite. Credo che per lui sia stato difficile soprattutto perdere la routine, i viaggi in giro per il mondo, i match. Rafael è un lottatore nato, ma come lui tutti i gli sportivi soffrono a non potersi affrontare. La competizione è la sua benzina.

Oggi suo nipote compie 34 anni. Per quanto tempo pensa che lo vedremo ancora protagonista del tennis mondiale?

Se il corpo e la salute lo assisteranno, penso che abbia ancora almeno tre o quattro anni davanti. Chissà, magari anche di più, perché questo 2020 gli sta permettendo di rallentare e non forzare il fisico. I giocatori più “anziani” saranno quelli che trarranno più beneficio da questo periodo, quindi anche Federer e Djokovic. Se sommiamo l’esperienza, al tempo che hanno avuto per rimettersi in sesto, penso che saranno loro quelli con più chance di vittoria quando la stagione ripartirà.

Parliamo di record: Rafa supererà l’amico-rivale Federer nel numero di Slam?

Penso che sia Rafael che Djokovic potranno sorpassare Roger. L’età è dalla loro parte, anche se ci sono tanti giovani forti che stanno facendo esperienza e diventano ogni anno più pericolosi. Se Rafael dovesse vincere a Parigi quest’anno arriverà a quota venti come lo svizzero, poi si vedrà.

Tra Federer e Djokovic qual è l’avversario più complesso da affrontare per suo nipote?

Come indicano anche i risultati è Nole l’avversario più ostico. Perché anche se giochi bene, non sai mai come e quando poterlo attaccare, non ti lascia uno spazio per infilarti. Invece con Federer, per quanto sia un fenomeno, avevamo una tattica più chiara, ci dava più possibilità per colpirlo.

Se lo Slam parigino, come sembra, si giocherà a fine settembre pensa che Rafa possa essere svantaggiato?

Lui ama il clima più caldo, perché resiste molto bene alle condizioni difficili. Però, alla fine, penso che non cambierà molto, se sta bene.

Come sarà questo compleanno diverso per Rafa?

Un compleanno in famiglia, senza Parigi sullo sfondo o vittorie da celebrare, ma comunque speciale.

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Osaka-Gauff, doppio contro il razzismo (Cocchi). La maturazione di Musetti (Bertellino). Schiavone: “Ho il cielo pieno di angeli e un nuovo senso per la vita” (Piccardi). Berrettini: “Roma, aspettami” (Cocchi)

La rassegna stampa di martedì 2 giugno 2020

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Osaka-Gauff, doppio contro il razzismo. Le baby star vogliono cambiare il mondo (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Naomi e Coco. Gioventù e determinazione. Agonismo e impegno. Osaka e Gauff sono le star del futuro, la rivalità che manca al tennis femminile per tornare sulle prime pagine. Questa volta, però, le due hanno unito le forze per un’impresa che non prevede una racchetta in mano. Niente palline gialle da rincorrere, solo coraggio. La missione è la partita della vita, la lotta contro il razzismo. Osaka e Gauff si sono esposte immediatamente dopo il caso di George Floyd, afroamericano ucciso da un poliziotto bianco a Minneapolis. La Osaka andando sul posto, marciando prima nel Minnesota e poi a Los Angeles e mettendo le immagini su Instagram, poi cancellate probabilmente per la pressione degli sponsor. Coco, invece, ha postato un video su Tik Tok, il social dei balletti, amato dalle ragazzine che si improvvisano starlette. Il messaggio qui era diverso, potente: una foto di Trayvon Martin, adolescente nero il cui omicidio ha fatto nascere il movimento Black Lives Matter, e poi lei, con un cappuccio nero in testa, le mani alzate in segno di resa e la scritta «Sarò io la prossima?». Su Twitter poi ha lanciato un altro messaggio che delinea chiaramente la strada che vuole prendere: «Userò i social network per rendere il mondo un posto migliore». #BlackLivesMatter, le vite delle persone di colore hanno importanza, è l’hashtag che sta facendo il giro dei social dal 25 maggio, giorno dell’omicidio di Floyd, e che le due ragazze magiche hanno tatuato sull’anima. Coco è la 16enne che ha stupito il mondo battendo il suo idolo Venus Williams a Wimbledon l’anno scorso e ripetendosi per poi piazzarsi tra le prime 50 al mondo. […] Lo ha dimostrato in questi giorni, esponendosi in prima linea. Mettendo anche il simbolo del pugno nero nel suo profilo Twitter, poi levato per questioni di «opportunità» e sostituto soltanto con un bollino nero. Naomi è giapponese di bandiera, mamma di Osaka e padre di Haiti, statunitense di formazione. Lei è quella «grande», con i suoi 22 anni, quella esperta, forte di due Slam e del numero uno al mondo conquistato per qualche settimana prima di calare per una crisi tecnica e di personalità. Timida, con la sua faccia buffa da cartone animato. Stavolta la personalità l’ha trovata e l’ha mostrata insieme alle unghie da guerriera con cui ha affrontato questi ultimi giorni: «Soltanto perché non sta succedendo a te, non vuol dire che non stia succedendo» è stato il suo messaggio. Che ha ancora più valore perché arriva dall’atleta più pagata dell’anno […]

“Io, l’erba e l’apnea”. La maturazione di Musetti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Da chi è nato sulla terra rossa ti aspetteresti che la domanda sul “torneo dei tornei” in chiave personale trovasse quale risposta o il Roland Garros o Roma. Invece Lorenzo Musetti, classe 2002, carrarino assolutamente non banale, né in campo né fuori, non ha dubbi: «Wimbledon, dove ho raggiunto i quarti a livello junior provando grandi emozioni. Non avevo mai giocato sull’erba ma ho immediatamente trovato le giuste cadenze. Sarebbe il massimo fare bene tra i big». Un predestinato Lorenzo, con gli occhi di tutti puntati su di se fin dalle categorie giovanili. A volte non è facile gestire le pressioni. «Mi sono abituato e sono maturato – sottolinea – soprattutto dopo il boom mediatico che è seguito al mio successo dello scorso anno agli Australian Open junior. Un mese continuo di chiamate, interviste, ospitate. Ho fatto un po’ di fatica a rifocalizzarmi interamente sul tennis in quel periodo. Piano piano ho imparato a gestire la situazione, anche lavorandoci sotto il profilo fisico e motorio. In certe situazioni mi si bloccava il diaframma, non riuscivo a fare ciò che volevo e mi innervosivo. Ho chiesto il supporto ad un ragazzo di Livorno che insegna agli apneisti e ne sono venuto fuori. Quando mi capita ora ho le contromisure». Sogni importanti e step intermedi, guardando al domani. «Il massimo, e lo dico con lo stesso spirito di un bimbo che inizia a giocare, diventare il numero 1 del mondo. In stagione, di concerto con il mio coach di sempre, Simone Tantarini, ci eravamo posti quale primo traguardo entrare nelle qualificazioni del Roland Garros. Mi mancavano ancora una cinquantina di posizioni in classifica mondiale, ma credo che sarei riuscito a scalarle visti i tanti appuntamenti che avrei potuto sfruttare. Sarebbe stato fantastico giocare a Parigi. Ora l’imperativo è migliorarsi tutti i giorni mantenendo elevata la motivazione. Un mattoncino alla volta, per costruire una casa solida. Questa è la nostra filosofia». Simbiotico il rapporto con Tartarini. «Dura da molto tempo ed è un secondo padre per me. Nel periodo di quarantena, prima di riprendere gli allenamenti, mi è mancato molto il rapporto quotidiano, quello che ti porta a condividere tornei, trasferte, viaggi, gioie e “cazziatoni”. Si ride, si scherza, ma si fa tutto molto sul serio. Siamo veramente una famiglia». Dal 4 maggio scorso di nuovo in campo a provare i colpi, al TC Junior San Benedetto di La Spezia. «Una bella cosa, dopo oltre un mese di astinenza, riprovare certe sensazioni, in compagnia di Alessandro Giannessi. Sentire il rumore della palla sul piatto corde è stato piacevole. Pensavo che avrei fatto più fatica a ritrovare il ritmo ed invece non è stato cosa, anche perché ho sempre lavorato fisicamente nel periodo di chiusura totale. In tale fase abbiamo anche agito mentalmente con i preparatori che ci ha messo a disposizione la Federazione via Instagram, per tenere comunque alta la concentrazione. Il dubbio che nessuno ad oggi può risolvere è quello sulla data effettiva della ripresa del circuito internazionale, anche se la sensazione è che non si possa tornare alla normalità a breve. La speranza è quella di poterlo fare magari a settembre-ottobre, anche se non sarà facile». […]

Intervista a Francesca Schiavone: “Ho il cielo pieno di angeli e un nuovo senso per la vita” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Stiamo condividendo un’esperienza, la pandemia, che ci costringe a riflettere. I più forti sono quelli che non ne usciranno a mani vuote, ma portandosi dietro qualcosa». La ragazzina milanese spettinata e impertinente che dieci anni fa seduceva Parigi (prima italiana nella storia a vincere uno Slam, terza in assoluto dopo Pietrangeli e Panatta) è diventata grande senza farsi mancare nulla: amori folli (il tennis, ma non solo), una malattia importante e superata, oggi un bistrot sui Navigli («Sifà») e un ritrovato gusto per la vita. A 40 anni (il 23 giugno, auguri di cuore), Francesca Schiavone è molto più della campionessa del Roland Garros 2010 inzaccherata di terra rossa e sogni scintillanti. E lei, Francesca, cosa si è messa in tasca dopo il linfoma e il lockdown? «Io il mio patrimonio me lo porto dentro. Mi sono ripresa la salute, che non è poco, e il tempo. Ora mi rendo conto di quando vado troppo veloce. Il campione è chi sa fermarsi, respirare e dare alle cose il giusto valore». […] Quanto è presente, un decennio dopo, il ricordo di quel mitico Roland Garros? «È buffo: ricorda più il corpo della mente. La sensazione della pancia e delle gambe per terra sul centrale ruvido, dopo il match point con la Stosur, è qui con me. Sentivo la forma che mi cresceva dentro, partita per partita, fino alla finale. Un’emozione difficile da spiegare». Uno stato di grazia? «Una presenza grandissima: ero totalmente calata nel momento e nella situazione. Ricordo il pensiero prima dell’ultimo punto: mandami la palla, che la gioco come voglio io. Se mi servi sul rovescio, io la colpisco alta, in anticipo, e te la rimando sul rovescio. Io posso, io faccio, io, io, io. Zero paura, soltanto positività». Poi la steccata di Stosur. «Eh, qualche angioletto in quel momento è passato…». Sono rimasti nel suo cielo, poi, quegli angioletti. «A questo punto posso dire di credere nel destino: lo disegniamo noi. Poi ci sono forze più grandi che ci aprono le strade. Linfoma, è la diagnosi. Ti chiedi perché, perché proprio io? Io che non ho mai bevuto né fumato…». […] Come si cambia in dieci anni, attraverso il prisma della malattia? «Di base, sono scema come allora (ride). Però comunico di più, mi sono aperta. Prima filtravo, mi proteggevo. Oggi ho un senso dell’esistenza diverso: la malattia mi ha regalato la pazienza». Rifarebbe tutto? «Sì, tutto, e anche di più. Investirei subito su di me: un coach, un preparatore, un viaggio negli Usa senza aspettare. Ma trentacinque anni fa non potevo, non avevo soldi». […] E il tennis, il suo tennis, che fine ha fatto? «Dell’idea di allenare se ne riparlerà nel 2021: ancora non posso prendere aerei, devo essere prudente. Ma ogni tanto vado in campo a Buccinasco con Mila, la ragazzina che ha vinto la mia borsa di studio. Sono ancora bravina!». Diventare coach di Fognini è un gioco o un progetto? «Flavia mi dice: parli a Fabio con un cervello da maschio. A parte che Barazzutti è eterno, allenare un uomo sarebbe una gran bella sfida» […]

 

Berrettini: “Restiamo uniti e ci risolleveremo. Roma, aspettami” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Il messaggio arriva forte e chiaro in collegamento dalla Florida, dove Matteo si trova dall’inizio dell’emergenza Covid: «Per fortuna sono stato qui e la situazione è stata meno pesante. L’Italia ha sofferto e io con lei, da lontano. Ero sempre in contatto con la mia famiglia e so quanto è stato difficile – racconta alla Gazzetta per Inno all’Italia -. Ma siamo una grande paese, non dobbiamo mollare ma farci forza. Siamo un popolo coraggioso, lo dimostriamo in campo e fuori. Dobbiamo solo stare uniti e darci una mano. Questa è la chiave per ripartire». Parola di numero uno italiano che ancora non sa quando tornerà a casa: «Per il momento stiamo ancora decidendo come muoverci. Insieme al team abbiamo qualche opzione, stiamo aspettando di prendere una decisione definitiva». Non si sa dunque se rivedremo Matteo in campo a Todi per i campionati assoluti in programma dal 22 giugno, ripartenza ufficiale del tennis italiano. Dove non ci sarà nemmeno Fabio Fognini, fresco di operazione a entrambe le caviglie e fermo per almeno sei settimane: «Sapevo che Fabio aveva dolore – racconta il n. 8 al mondo -. Me ne aveva parlato, era indeciso sul da farsi, ma ha scelto il momento giusto per farsi operare. Gli faccio un grande in bocca al lupo e l’augurio di una guarigione il più veloce possibile. Per fortuna in carriera non ha avuto troppi infortuni quindi lo aspettiamo in campo più forte di prima». Intanto c’è ancora molta incertezza su quando potremo vedere in campo i campioni del circuito. Sullo Us Open ci sono ancora parecchi dubbi, e anche Berrettini, che pure da mesi si trova negli Stati Uniti non sa bene se potrà difendere la sua storica semifinale del 2019: «È difficile capire cosa succederà – spiega -. Qui in Florida la situazione è buona, ma a New York l’epidemia è ancora in corso. In più in questo momento ci sono movimenti che vanno al di là dello sport e che stanno scuotendo la nazione». Il romano si riferisce ovviamente ai disordini seguiti all’uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto a Minneapolis: «Gli Us Open hanno il 50 per cento di possibilità di giocarsi – conclude-, e io spero di esserci». Altrimenti lo rivedremo tra la metà e la fine di settembre agli Internazionali a Roma, al momento confermati: «Sarebbe bellissimo poter giocare al Foro Italico. L’ho detto tante volte, è il mio torneo di casa e ci tengo particolarmente a poter fare bene». Ci arriverà riposato, dopo questo periodo che secondo lui ha favorito i Big 3: «Sono i migliori giocatori di sempre. Avranno sfruttato al meglio questo periodo e sono abituati anche a lunghi stop dovuti agli infortuni. Comunque spero di batterli prima o poi» […]

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Fognini, è già partita la fase 2. Dieta e terapie: obiettivo Roma (Cocchi). Flavia tra famiglia e passioni:”Amo il tennis ma non torno” (Nettis)

La rassegna stampa di lunedì 1 giugno 2020

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Fognini, è già partita la fase 2. Dieta e terapie: obiettivo Roma (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

È già a casa a godersi le cure della moglie Flavia Pennetta e dei loro bimbi. Fabio Fognini è partito ieri in mattinata da Ravenna dove sabato ha subito un doppio intervento in artroscopia alle caviglie. Una ripulitura da alcune calcificazioni che da ormai tre anni creavano problemi al numero 11 al mondo.

[…]

 

Non aveva tutti i torti, come spiega il dottor Pier Francesco Parra, responsabile medico della Federtennis e luminare nella chirurgia al laser: «A essere precisi erano frammenti di calcificazioni, non ossei, però soprattutto nella caviglia destra il più grosso era di quasi due centimetri. E stata una decisione saggia quella di approfittare dello stop per operarsi». Ora inizia il percorso per riconsegnare Fognini al tennis: «Diciamo che tra un mese e mezzo potrà tornare ai carichi abituali – spiega ancora Parra -. Bisogna vedere come procede il decorso. A sinistra è stato un intervento leggero, la caviglia destra era quella più sofferente». Il chirurgo, attraverso i suoi fisioterapisti, seguirà Fabio nel primo periodo di riabilitazione. Recupero che passa anche dalla tavola, con una dieta che sarà fondamentale nei primi tempi per ricostituire i tessuti ed evitare di prendere peso durante il periodo di inattività: «L’alimentazione è decisiva per un atleta infortunato – spiega Mario Ciarnella, il medico nutrizionista del team Fognini -. E importante che abbia una composizione corporea equilibrata e povera di grasso, elemento che crea infiammazione e non aiuta la guarigione». Insomma, dieta ferrea per Fabio che durante le vacanze in Puglia non dovrà cedere alle tentazioni della gola: «Seguirà un regime alimentare e una integrazione specifica per rigenerare i tessuti. Una dieta a basso carico di carboidrati, ma ricca di frutta, verdura, pesce per gli Omega 3 e succo di frutti rossi per l’ossigenazione. Fabio è molto attento e scrupoloso, si affida completamente a quello che il team gli dice, a volte mi manda pure le foto di quel che mangia per avere la mia approvazione. Dopo un paio di settimane modificheremo le indicazioni alimentari a seconda del recupero e delle attività che dovrà fare». Programma Corrado Barazzutti, capitano di Davis e tecnico di Fognini, è costantemente informato sul decorso del suo assistito

[…]

Dunque è confermato, Fabio rientrerà in tempo per la ripresa del circuito: «Quando, come, e se ci sarà – sottolinea Barazzutti -. Sembra che si giocheranno i tornei sulla terra, Roma a metà settembre, Madrid e Parigi, e poi la Davis. In questo mese e mezzo di riabilitazione avremo le idee più chiare e potremo programmare la preparazione giusta a seconda del calendario. Per ora navighiamo a vista». Ma è il tennis in alto mare.

Flavia tra famiglia e passioni: “Amo il tennis ma non torno” (Patrizia Nettis, La Gazzetta del Mezzogiorno)

Flavia Pennetta a tutto campo per «La Gazzetta del Mezzogiorno». La (ex) tennista brindisina, vincitrice degli Us Open del 2015 (nella mitica finale contro l’amica tarantina Roberta Vinci) è la regina della Puglia nello sport al femminile. Mai nessuno come lei. Che possa tornare a giocare fra qualche mese? La pallina l’ha lanciata il suo Fabio Fognini. Ma lei, Flavia, non ci pensa nemmeno.

Pennetta, lei si è affrettata a smentire, ma ormai Fabio ha messo la pulce nell’orecchio a tutti e un po’ anche a lei. Sia sincera: non pensa proprio a un ritorno in campo? «Non ho nessuna intenzione di tornare a giocare. Assolutamente, no. Mio marito scherzava, la cosa è stata presa un po’ sul serio e forse non ho capito nemmeno io che non scherzava, ma diceva sul serio». Eppure Serena Williams e Kim Klijsters… «Le rispetto, anzi sono secondo me fenomeni, perché ritornare dopo aver avuto dei figli e dopo che il corpo è stato fermo per tanto tempo, non è facile. Soprattutto per Kim che non giocava un torneo da 7 anni e mezzo. Ma l’ho vista in campo nei pochi tornei che ha giocato prima dell’arrivo del virus e l’ho trovata molto bene. Chapeau a loro, quindi».

[…]

Da quanto tempo non torna in Puglia? Cosa le manca di più? «Dal 13 novembre e non vedo l’ora di tornare. Mi manca terribilmente, mi mancano i miei affetti, la mia famiglia, mi manca la mia terra (dovrebbe “scendere” a luglio, con marito e figli al seguito, ndc). Sono abituata a stare lontano, ma non sono mai mancata tanto tempo da casa». Dica la verità: è stato più difficile gestire la finale di Montecarlo dall’angolo di Fognini o la finale degli Us Open in campo contro una delle sue più care ami *** che? «La mia, senz’altro. Per quella di Fabio ero tesa, ma giocava lui, quindi…». I figli di due tennisti giocano già a tennis? «I miei bimbi faranno ciò che desiderano, ma dovranno fare tanto sport, qualsiasi tipo. Dovranno essere sportivi, nel senso di atletici».

[…]

A differenza di quanto avviene in campo maschile, nel tennis femminile sembra esserci difficoltà nella costanza di rendimento. Negli ultimi dieci anni, esclusa Serena Williams, pare ci sia stata una penuria di talenti di lunga durata. Più meteore che campionesse, insomma. «Nei maschi ci sono Federer, Nadal e Djokovic che hanno creato una storia incredibile del tennis negli ultimi 15 anni, ma alle loro spalle ci sono già giovani solidi e consistenti. Nel femminile non c’è più l’icona, quella che traina, quella che “vende” biglietti. C’è ancora Serena, ma anche lei comincia a fare un po’ di fatica. Sharapova si è ritirata ed era un simbolo, anche fuori dal campo. Da una parte, ogni torneo è divertente perché possono vincere quasi tutte, ma questo fa riflettere perché prima le top ten erano un gradino, anzi due, sopra le altre» Lei è l’ambasciatrice rosa della Puglia nello sport. Ma a pochi chilometri dalla sua Brindisi c’è una baby prodigio del nuoto che scalpita e potrebbe toglierle lo scettro. Che ne pensa del fenomeno Pilato? «Sarei molto felice se mai dovesse togliermi questo primato. Penso che sia una ragazzina, passatemi questo termine affettuoso, che ha un potenziale incredibile, una voglia, una passione, una forza strepitose. Le auguro il meglio e di esaudire tutti i suoi sogni, anche se in realtà già ha cominciato a farlo». Il calcio prova a ripartire tra qualche settimana. Lei immagina nel tennis una finale di uno slam senza pubblico? «Spero per loro che abbiano fatto scelta giusta e che garantiscano massima sicurezza a tutti i lavoratori. Nel tennis siamo ancora un po’ distanti. Il paradosso è che é forse lo sport più sicuro, ma il problema è che un tennista deve viaggiare molto, prendere aerei, andare nei ristoranti. È un po’ complicato. Non mi immagino comunque una finale di uno slam senza pubblico».

[…]

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