Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport). Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte "lucky Fabbiano" (Fabiano)

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Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport). Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte “lucky Fabbiano” (Fabiano)

La rassegna stampa di mercoledì 12 giugno 2019

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Matteo, schiaffi a Kyrgios (Tuttosport)

Nick Kyrgios avrà anche rinunciato al Roland Garros e all’odiata terra per preparare al meglio l’erba e Wimbledon. Ma per ora non si vede. O magari l’attuale n. 36 del mondo ha trovato un avversario che ha qualità per adattarsi al meglio alla superficie. O magari sono entrambe le cose. Fatto è che Matteo Berrettini ha preso a schiaffi il greco d’Australia nel primo turno della Mercedes Cup a Stoccarda. Appena approdato al miglior ranking in carriera, n. 30, ha liquidato la pratica con un eloquente 6-3 6-4. Insomma, potrebbe essere il ragazzo di Roma l’azzurro da seguire nella parentesi sui prati di questo 2019 già ricco di soddisfazioni. «Sono molto soddisfatto per come ho giocato questo primo match sull’erba, soprattutto nei turni di servizio sono stato molto concentrato, perché sapevo che con lui è sempre molto difficile, non sai mai cosa farà. Ho aspettato l’occasione giusta». Matteo ha messo a segno 10 ace e non ha concesso nemmeno una palla-break, sfruttando al meglio invece i due break point che si era costruito. Domani Berrettini affronterà il russo Karen Khachanov, numero 9 Atp, anche lui top ten da questa settimana e seconda testa di serie del torneo. Matteo ha prevalso in tre set nell’unico precedente contro il ventitrenne di Mosca. Si giocava a Sofia, veloce indoor, in febbraio. Non è invece andata benissimo a S’Hertogenbosch, sempre erba, ma olandese. Ha superato il turno Andreas Seppi nel derby con il lucky loser Thomas Fabbiano, in poco meno di due ore di lotta. Dovrà affrontare il next gen australiano Alex De Minaur (n. 24 atp). Ha perso invece Jannik Sinner contro il cileno Jarry, che però è stato costretto al tie break. E ha perso anche Sonego contro Kukushkin in tre set Intanto abbiamo sei italiani in tabellone a Wimbledon, buon segnale anche questo. Si tratta di Fabio Fognini, Marco Cecchinato, Matteo Berrettini, Andreas Seppi, Lorenzo Sonego e Thomas Fabbiano.

Hertogenbosch, Sinner si ferma. Seppi batte “lucky Fabbiano” (Lorenzo Fabiano, Corriere dell’Alto Adige)

 

Niente da fare per Jannik Sinner, a cui non è riuscita l’impresa di superare il cileno Nicolas Jarry (numero 6o al mondo) al primo turno del torneo Atp 25o di S-Hertogenbosch. Passate le qualificazioni, Sinner era alla sua quarta apparizione in un main draw Atp, dopo il primo turno a Lione e il secondo sia a Roma che a Budapest. Va anche detto che il torneo olandese rappresentava per il diciassettenne di San Candido il battesimo assoluto sull’erba. E allora diciamo che in vista delle prossime qualificazioni di Halle e soprattutto Wimbledon, i segnali che ne ricava sono più che incoraggianti. Contro un avversario quotato Jannik almeno per un’ora se l’è giocata alla pari. Partito a razzo, si è subito portato sul 3-0 mettendo in serio imbarazzo il cileno. Sotto di tre giochi, Jarry si è finalmente sbloccato ed è entrato nel match recuperando il break di svantaggio e andando ad impattare Sinner sul 3-3. Il set è trascorso sul filo dell’equilibrio sino al tiebreak, che Jarry ha incassato con il parziale di 7-4. In avvio di secondo set è stato il cileno ad allungare sul 2-0, ma Sinner ha saputo rispondere con un controbreak e riacciuffarlo sul 2-2. L’equilibrio si è spezzato al sesto game quando Jarry ha strappato il servizio all’altoatesino. E stato questo il break decisivo. Una volta in vantaggio, Jarry ha infatti saputo gestire il match e condurlo in porto: 7-6 6-3 il punteggio finale in un’ora e venti minuti di gioco. Sarà quindi il ventitreenne di Santiago ad affrontare la testa di serie numero uno del torneo e numero 6 del mondo, Stefanos Tsitsipas agli ottavi. Buoni, i segnali per Sinner: le 159 posizioni che attualmente lo separano in classifica da Jarry, non si sono infatti viste. La differenza l’hanno fatta i dieci aces messi a segno dal cileno (contro uno di Sinner) e la sua capacità di sfruttare al meglio le palle break avute a disposizione (tre su tre). Jannik lo rivedremo in campo nel weekend quando sarà impegnato nelle qualificazioni del torneo di Halle in Germania, ultima tappa prima di dare l’assalto al tabellone di Wimbledon. Buone notizie giungono da Andreas Seppi che ha avuto la meglio per 7-6 (12-10), 7-5 nel derby azzurro contro il lucky loser Thomas Fabbiano al termine di un match molto equilibrato e combattuto. Una bella iniezione di fiducia per Andreas che con questo successo ha spezzato una serie negativa di 10 incontri nel circuito Atp. Seppi se la vedrà oggi agli ottavi con l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 3 e numero 24 del ranking.

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La vittoria di Berrettini a Stoccarda sulla stampa italiana (Crivelli, Semeraro, Azzolini)

La rassegna stampa di lunedì 17 giugno 2019

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Magico Berrettini. Il secondo italiano verde di gioia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

U n grande prato verde dove nascono speranze. Di un futuro da superstar, di una carriera di fuochi artificiali qualunque superficie si ritroverà a calpestare. Non che il presente, peraltro, gli riservi carbone: da ieri Berrettini è il secondo italiano dell’Era Open a aver vinto un torneo sull’erba dopo il Seppi di Eastbourne 2011 e il più giovane azzurro di sempre con almeno tre titoli già nella vetrina nobile del salotto di casa. Applausi, ancor più fragorosi per quel numerino che da stamattina accompagnerà il suo nome nel ranking: 22. Più che speranze, sono certezze.

(…). tanto per cominciare non perde mai il servizio in 50 game. Per non scomodare paragoni ingombranti, nella stagione 2018 gli unici immacolati alla battuta in un torneo poi conquistato sono stati Zverev a Madrid e Djokovic a Shanghai. Le cifre di Matteo a Stoccarda impressionano: anche nell’epilogo contro il baby prodigio Auger-Aliassime concede appena 3 punti con la prima (41 su 44) e la percentuale nelle cinque partite è superiore all’89% complessivo.

 

(…). Ancora una volta, il rovescio di Berretto è un’arma e non una debolezza, con lo slice usato intelligentemente per non dare campo al diciottenne di Montreal e passanti lungolinea brucianti. Poi, nel tie break allo spasimo del secondo set, ci aggiunge anche cuore e coraggio: cinque set point per l’altro annullati (sull’ultimo, una chiamata corretta dall’arbitro oggettivamente svantaggia Felix) e due match point favorevoli svaniti, prima della risposta di dritto vincente dell’apoteosi, al 24′ punto. Parole e musica da campione: «Un torneo fantastico, dove ho giocato sempre bene e contro avversari forti. Ancora non riesco a credere a quello che ho fatto. Faccio i complimenti al mio avversario, perché so esattamente cosa prova in questo momento e bisogna ricordarsi di quanto sia giovane. Sono davvero contento, non ho mai perso il servizio, ma sono stati match tutti molto combattuti: sono davvero orgoglioso della forza mentale che ho dimostrato». È lì che coach Santopadre ha sempre lavorato in profondità fin da quando lo prese tredicenne, obbligandolo a giocare due tornei su tre sul veloce da junior per farlo uscire dalla comfort zone della terra rossa e poi iscrivendolo un anno fa ai tornei sull’erba, certamente non amata, anziché rifugiarsi in Challenger dai punti facili. Dodici mesi dopo, l’allievo doma i prati sconfiggendo tra gli altri l’erbivoro Kyrgios, il numero 9 del mondo Khachanov e il predestinato Aliassime.

(…) «Finalmente affronto le partite con leggerezza, seguendo l’esempio di mio fratello Jacopo, che è bravissimo a lasciarsi scivolare addosso le avversità, e i suggerimenti di Flavio Cipolla (già 70 del mondo e suo compagno di allenamenti all’Aniene, n.d.r.): lamentarsi di un colpo sbagliato in campo è inutile, tanto il punto indietro non ti torna». Da adolescente lo chiamavano Radio perché parlava e parlava tra uno scambio e l’altro: avanti di questo passo diventerà Cinema. Solo prestazioni da Oscar.

Berrettini, spaventoso e senza confini (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Adesso che Matteo Benettini si è preso il suo terzo torneo in undici mesi – neanche Adriano Panatta ci era riuscito alla sua età, 23 anni compiuti ad aprile – adesso che abbiamo un vice-Fognini; da oggi numero 22 del mondo, capace di vincere non solo sulla terra (Gstaad 2018 e Budapest 2019) e sul cemento (il super Challenger di Phoenix nello scorso febbraio) ma anche – udite, udite – sull’erba, beh, ragazzi, adesso possiamo pensare a divertirci sul serio. Era dal 2011 che un italiano non alzava una coppa sul verde, Andreas Seppi, primo e unico nell’era Open, ci era riuscito a Eastbourne. In tutto il torneo non ha ceduto un set, nè un turno alla battuta (…).

Nell’Atp 250 di Stoccarda, dove un anno fa aveva vinto Federer, Matteo ha messo in fila Nick Kyrgios, Karen Khachanov, Jan Lennard Struff e ieri, in finale (6-4 7-6) anche Felix Auger-Aliassime, 18enne-meraviglia canadese destinato a grandi cose, forse al numero 1, che oggi lo precede di un posto in classifica ma che ieri si è dovuto arrendere alle botte di servizio di Matteo. Alle sue risposte aggressive, alle martellate di diritto, alle rasoiate di rovescio, alle volée accarezzate e ai passanti millimetrici. E soprattutto alla personalità, alla serenità, alla determinazione del “Beretta”. Il primo set il romano lo ha chiuso con il solito break chirurgico; il secondo se l’è dovuto sudare al tie-break, annullando cinque setpoint (anche con fortuna: vedi l’overrule di Carlos Bemardes che sul 7-6 per Felix ha smentito una chiamata che avrebbe mandato la partita al terzo set), e chiudendo 13-11 al terzo match-point.

(…) I numeri al servizio della sua settimana nel Baden Wurttenberg fanno paura: 0 set ceduti in tutta la settimana, 0 game persi su 50 turni alla battuta, appena 2 palle break concesse, in semifinale a Struff. L’89% di punti portati a casa con la prima. Non è un erbivoro classico, tutto serve&volley, ma ha imparato a leggere gli schemi vegetali.

(…) La chiave della trasformazione di Matteo da terraiolo a campione universale – quest’anno è arrivato fra i primi quattro anche indoor a Sofia, ed è l’unico nel 2019 ad aver raggiunto tre semifinali su tre superfici diverse – sta soprattutto li, nella “capoccia”. Il Berrettini ante-2018 si “tafazzava” spesso e volentieri, sprecando energie preziose; quello di oggi sa essere concentrato, ma anche “leggero” quando serve. «Soprattutto sull’erba, dove non si può pensare troppo, ma bisogna seguire un istinto tattico particolare», aggiunge il tecnico Santopadre (…). “II segreto della crescita di Matteo sta nella sua umiltà, nella disposizione a imparare. E’ una spugna, e si è fidato di me quando gli ho chiesto di seguire un progetto di crescita. A 19 anni impostare la programmazione per due terzi sul veloce poteva sembrare follia, ma il risultato è che Matteo oggi è un giocatore moderno e universale, che sa adattarsi a tutte le superfici. Sull’erba è cresciuto alla risposta, certo; ma la vera differenza adesso la fa il modo in cui sa stare in campo». Aliassime, con cui si era allenato a Stoccarda nei giorni scorsi, gli ha fatto i complimenti (sentiti) anche per la simpatia e l’umanità, e il dettaglio non guasta. Dopo Halle potrebbe giocare a Eastbourne, con la Top 20 nel mirino, poi c’è Wimbledon. Piedi per terra – anzi, sul prato – ma da questo Berrettini ci si può aspettare ancora molto.

Dopo Federer? Matteo. Berrettini vince sull’erba di Stoccarda  (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Dopo Federer, c’è Berrettini. Tranquilli, non è un annuncio, e nemmeno una profezia da spalmare sul futuro prossimo del tennis. Però, chissà… L’albo d’oro del torneo di Stoccarda dice questo, e noi chi siamo per contraddirlo? Il successo sul diciottenne canadese di origini africane, Felix Auger-Aliassime, è il terzo su quattro finali per Matteo, il secondo quest’anno (…).

Da oggi, Matteo sarà al numero 22, a un passo dall’ingresso nella Top Twenty, dove solo i migliori trovano posto. Una settimana da percorso netto. A più riprese l’erba tedesca ha sottolineato i molti meriti del giocatore italiano, che sta guidando ad alta velocità lungo le strade che portano al tennis, quello che conta, quello d’alto bordo.

(…) Non ha mai perso il proprio servizio, ha concesso solo due palle break (a Struff), ha sempre vinto in due set, e ha preferito procedere per le vie spicce concedendosi a due-tre scambi al massimo su ogni “quindici” giocato. Il tennis dei pochi scambi era antico, tutto impostato sulle discese a rete, come vi giungono oggi è invece il frutto delle convinzioni più moderne. Fra i registri dello stesso Matteo non c’è ancora l’attacco spregiudicato in funzione serve and volley… Sono il servizio, il dritto e la smorzata a regolare POSIZIONE che oggi Berrettini avrà nel ranking mondiale, diventando il secondo italiano la lunghezza degli scambi. E sono i suoi colpi migliori, come ha dimostrato anche ieri, nel corso di una finale che ha dominato per un set e mezzo e ha rischiato di farla scivolare, senza colpe, in una pericolosa terza frazione. Perso il primo per via di un break al terzo gioco, Felix Auger-Aliassime è uscito indenne per miracolo dai suoi primi tre servizi iniziali del secondo set, dove ha concesso cinque palle break e ha rimontato in un’occasione da uno scomodo 15-30.

(…). Ha un servizio violento ed efficace, si muove benissimo su tutte le superfici (era la prima volta che giocava sull’erba), sa difendersi e non si perde d’animo, e nelle gambe ha la stessa potenza del giovane Nadal. Se commette qualche imprudenza, è perché l’insieme delle esperienze che sta conducendo va ancora dipanato e immagazzinato negli schemi di gioco che gli sono propri. Ma è facile prevedere che sarà presto fra i primi cinque del mondo, a battersi per il comando, non appena i favolosi tre concederanno uno zinzino di spazio. Felix al fianco di Tsitsipas, di Zverev, forse di Shapovalov, certo di Thiem. E chissà se in questo quadro non ci sarà un posto anche per Berrettini. Nel concitato finale del tie break, quando lo scontro si è fatto duro, Matteo ha avuto in sorte una chiamata sfortunata per Aliassime, sul terzo dei quattro set point avuti a disposizione dal canadese, ma ha reagito sempre con grande veemenza a tutti i momenti più negativi, ribaltando il tie break e concedendosi tre matchpoint. Felix ha risposto di ace sui primi due, ma nel terzo si è fatto cogliere a mezza via su una rispostona vergata con il dritto da Berrettini.

(…). «Sei davvero un giocatore di grandi qualità» è stato il saluto di Felix, ripresosi dopo un lungo momento di sconforto (sono tre le finali che ha smarrito nel corso di questi mesi: Rio, Lione, Stoccarda). «Un onore giocare con un tennista che, ne sono certo, arriverà molto in alto» la replica di Matteo, che poi ha ringraziato in italiano coach Santopadre e quelli del suo team. «Mi state aiutando a diventare uomo e giocatore. Vi debbo moltissimo».

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Berrettini stupisce ancora. Prima finale sull’erba (Scanagatta). Berrettini-show. Adesso la sfida alla stella baby (Crivelli). Sembra l’epoca di Panatta (Semeraro). Matteo sempre più verde (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 16 giugno 2019

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Berrettini stupisce ancora. Prima finale sull’erba (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

E se finalmente il tennis italiano avesse trovato un tennista capace di imporsi sull’erba? E proprio a due settimane da Wimbledon? Nessun italiano, salvo Andreas Seppi a Eastbourne otto anni fa, ha mai vinto un torneo sull’erba. Oggi Matteo Berrettini, vittorioso un anno fa nel primo torneo sulla terra rossa di Gstaad e quest’anno a Budapest prima di una finale a Monaco di Baviera, prova a emulare Seppi anche se avrà un avversario assai tosto. Matteo è giunto in finale a Stoccarda dopo aver battuto 4 duri rivali senza perdere né un set né un game di servizio: l’australiano Kyrgios n.36 Atp (63 64), il russo Khachanov, n. 9 (64 62), l’americano Kudla n.84 (63 63) e ieri il tedesco Struff n.38 (64 75). Oggi Berrettini n.30 Atp – e già virtualmente n.24 – potrebbe salire a n.22 se batterà il promettentissimo canadesino di origini togolesi Felix Auger-Aliassime, n.21 Atp a soli 18 anni. McEnroe e Wilander lo pronosticano sicuro top-ten. I migliori risultati italiani sull’erba li aveva ottenuti Adriano Panatta raggiungendo i quarti a Wimbledon nel ’79 (che occasione perduta con DuPre!) e Davide Sanguinetti nel ’98 (k.o. con Krajicek). Non era facile, oltretutto, ieri per Berrettini battere un tedesco in Germania. E’ stata, fra i due giovanotti alti entrambi un metro e 95 una prevedibile battaglia di servizi. Sono bastati a Matteo due break, uno per set sul 3-3 nel primo e sul 5 pari nel secondo, per vincere. Berrettini ha messo in mostra nell’occasione non solo il noto servizio da 220 km orari, e un dritto altrettanto efficace, ma anche un rovescio assai migliorato, sia piatto sia tagliato e d’attacco, davvero insidioso sull’erba dove la palla resta radente. E’ stato bravo anche a reagire alle prime palle break affrontate nel torneo, nei primi game del match: «La chiave è stata strappargli il servizio per primo» ha detto. Mentre nell’ultimo game, quando si sono giocati i primi scambi oltre al quarto palleggio, Matteo li ha controllati con grande equilibrio e saggezza. Il suo odierno avversario Aliassime è arrivato in finale approfittando in semi dell’ennesimo ritiro del connazionale Raonic. Non ci sono precedenti con Berrettini.

Berrettini-show. Adesso la sfida alla stella baby (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Con quel cognome un po’ così, che sa di cose minime, Berrettini è più ispirato a parlare con i risultati. E in questi giorni la sua voce è squillante, squillantissima: a Stoccarda arriva la terza finale stagionale dopo Budapest (vinta) e Monaco (persa), ma la prima in carriera sull’erba, una superficie storicamente mai troppo amica dei nostri. Eppure, quasi sempre è solo una questione mentale: nati sulla terra, gli italiani non amano i prati e gli adattamenti che richiedono, anche adesso che la velocità dei campi si è ridotta e uniformata. Matteo stesso ne dà conferma: «Fino all’anno scorso non mi piaceva a pelle, la chiave di questa settimana credo risieda in questo cambio di mentalità». Stimolato a febbraio dal successo in Davis a Calcutta e ora consolidato dalla quarta vittoria di fila in Germania senza concedere set. D’altronde, se ti ritrovi con un servizio che non lascia margini di replica agli avversari, parti già con un atout fondamentale: anche contro Struff, Berrettini concede appena quattro punti con la prima. È vero, deve fronteggiare le prime due palle break del suo cammino (nel quarto game del primo set), ma dopo averle annullate diventerà intoccabile. Però non di sola battuta vive il campione: Berrettini ora ha reso più ergonomico il dritto, che ha un movimento molto ampio e quindi complicato per i prati, ha reso solido il rovescio, slice o piatto, e poi ha alzato íl livello di aggressività della risposta, che gli è servito per prendersi il break decisivo alla fine del secondo set. Insomma, una completezza da top player, e da lunedì lo confermerà anche la classifica (ora è numero 24, salirà a 22 in caso di successo): «Non è stata una partita semplice, sono stato molto concentrato sul servizio. La svolta è stata il break del primo set, essere riuscito a strappargli il servizio per primo mi ha reso ancora più fiducioso e convinto». Per coach Santopadre «non c’è da meravigliarsi, Matteo ha investito tanto per migliorarsi e ora gioca sull’erba con una maggiore sicurezza. Ma il nostro non è un progetto che si limita alla singola partita o al singolo torneo». Anche i traguardi parziali, però, aiutano a crescere più in fretta, soprattutto se la finale ti regala come contendente il vaticinato, futuro dominatore, il canadese del 2000 Auger-Aliassime, il ragazzo nato lo stesso giorno di Federer (8 agosto). Felix arriva subito in fondo nel primo torneo sull’erba giocato in carriera, senza toccare il campo nel derby di semifinale per il ritiro del connazionale Raonic (schiena): intanto è il più giovane dal 1999 (Hewitt) a raggiungere almeno le semifinali su tre o più superfici nella stessa stagione. Occorrerà rispetto: «E’ già un grande giocatore — conferma Matteo — non l’ho mai affrontato, però mi sono allenato con lui proprio qui. Mi aspetto un bel match».

Sembra l’epoca di Panatta (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Matteo Berrettini ha battuto – sempre in due set, sempre senza perdere il servizio – anche Jan Lennard Struff ed è in finale a Stoccarda, sull’erba. Oggi se la giocherà contro il fenomeno canadese Felix Auger Aliassime, che in semifinale ha approfittato del forfait di Milos Raonic. E questa è la prima notizia; l’altra non riguarda solo Matteo, che a 23 anni da lunedì sarà comunque n. 24 del mondo, 22 in caso di vittoria, ma tutto il tennis italiano, che pare sulla soglia di una nuova epoca virtuosa. Era dai tempi di Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli che le prospettive non erano così interessanti. Troppo ottimismo? I risultati non sono ancora così caldi come ai tempi di Panatta, che ha vinto Roma, Parigi (uno slam in cui, se andava male, arrivava nei quarti) e assieme agli altri tre moschettieri anche una Coppa Davis, arrivando altre tre volte in finale. E che a 23 anni, l’età di Matteo, si era già issato al numero 8 del mondo. Dall’inizio di quest’anno però la percezione che abbiamo delle possibilità dei nostri tennisti – solo maschi, al momento – è cambiata. Erano decenni che non capitava di potersi aspettare un successo ogni settimana, e a diversi livelli. Diamo un’occhiata al calendario di questi primi sei mesi. A gennaio Lorenzo Musetti, anni 17, ha vinto gli Australian Open u. 18 a Melbourne (dove Giulio Zeppieri è arrivato in semifinale), e Andreas Seppi, anni 34, si è guadagnato la finale a Sydney. A febbraio il 26enne Marco Cecchinato ha vinto l’Atp 250 di Buenos Aires, il 23enne Berrettini è arrivato in semifinale nel 250 di Sofia ed è innato il piccolo grande boom dell’altro 17enne Jannik Sinner (un Challenger e due tornei Itf). A mazzo Berrettini ha firmato il Challenger di lusso di Phoenix; ad aprile trionfo di Fabio Fognini nel Masters 1000 di Monte-Carlo (con Lorenzo Sonego nei quarti), vittoria e finale ‘back-to-back’, una settimana dopo l’altra, di Berrettini a Budapest e Monaco. A Roma siamo sbarcati con aspettative altissime, come non succedeva da tempo. Sono andate deluse, è vero ma il Roland Garros ci ha portato lo storico numero 10 di Fognini. Tempo dieci giorni, ed ecco che arriva il torneone di Matteo a Stoccarda su una superficie, l’erba, che storicamente ci ha riservato magre soddisfazioni. […]

Matteo sempre più verde (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Erbivori, senza saperlo. Matteo Berrettini da una parte, due vittorie in tre match giocati sull’erba prima di Stoccarda (uno in Davis, a punteggio acquisito); Felix Auger-Aliassime dall’altra, lui addirittura alla prima competizione sui prati dall’ingresso nel Tour. Erbivori senza saperlo, ma finalisti, oggi alle 15. La terza finale per entrambi quest’anno, la seconda per Matteo in Germania: ha vinto a Budapest, ha perso a Monaco. «Mi avete applaudito, grazie, siete simpatici», si rivolge cosi al pubblico di Stoccarda, che ha sostenuto Jan-Lennard Struff per tutta la semifinale, ma non ha fatto mancare il suo apprezzamento al giovane italiano. Ci sa fare, Matteo. E ha giocato sin qui un torneo impeccabile. Non ha ceduto un set e non ha mai perso il servizio nei 39 turni di battuta sostenuti nei primi quattro match. Ieri ha fatto persino di più: ha sfidato Struff per vie dirette, servizio contro servizio, con la fiducia di chi sa che può prevalere anche contro un battitore feroce come il tedesco, e se ha concesso a Struff due palle break nel quarto game del primo set (le prime del torneo), le ha subito sfilate con destrezza e nel game successivo è stato lui a prendere il largo. «Ottenere per primo il break mi ha dato la fiducia che cercavo. Struff è in gran forma, l’avevo visto anche a Parigi, ed è pericoloso perché carica la palla di estrema violenza. Ma ho gestito bene i vari momenti del match». Non solo: in apertura di secondo set, Berrettini si è concesso un passante “no look” che ha fatto sussultare i tedeschi sugli spalti. Lì si è guadagnato il rispetto di tutti. «Matteo è giocatore da queste superfici», dice Vincenzo Santopadre, il coach, «non mi stupisce vederlo in finale al secondo torneo che gioca sull’erba. So che si sente ancora sui banchi di scuola, e mi piace questo suo atteggiamento, la voglia di imparare che ci mette in ogni cosa che fa. I match giocati qui a Stoccarda sono stati tutti molto buoni, e i nomi dei giocatori battuti tutti di primo piano a cominciare da Kyrgios per proseguire con Khachanov. Lo vedo scendere in campo con leggerezza, senza cattivi pensieri. Vedo che si diverte giocando a tennis». Anche Felix Auger-Aliassime è alla terza finale. A Rio la prima, poi Lione. Perse, d’accordo, ma come pretendere di più da un ragazzino di appena 18 anni, al primo anno nel Tour? Canadese di famiglia originaria del Togo, una sorella tennista non meno forte di lui, uno che ha colpi e sa adattarli a qualsiasi superficie, duro dentro (ha avuto problemi cardiaci, in passato, li ha risolti con un piccolo intervento) e sospinto da motivazioni fortissime. «Gran giocatore», dice di lui Matteo, «ci siamo allenati insieme in questi giorni, ci siamo conosciuti. Sarà una finale tutta da scoprire, la prima volta che giochiamo contro». Felix vi è giunto per le vie spicce, grazie al ritiro di Raonic, bloccato dai soliti problemi alla schiena. Anche lui invia i complimenti a Berrettini: «Si trova a proprio agio su questa superficie, è sicuro, e ha un servizio che fa male». […]

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Berrettini in semifinale a Stoccarda (Crivelli, Semeraro, Azzolini). Federer prepara la rivincita ad Halle (Corsport). Fognini alla Laver Cup (Tuttosport)

La rassegna stampa del 15 giugno 2019

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Berrettini fa bum bum. Un servizio in erba e la Top20 si avvicina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La forza di un campione si misura dalla reazione. Berrettini era uscito ammaccato dal Roland Garros, consapevole che la prestazione grigia contro Ruud non fotografasse la sua qualità attuale e le relative ambizioni. Perciò, come accade fin da quando era ragazzino, ha risposto alla sconfitta nell’unico modo che conosce e che gli ha insegnato coach Santopadre: duro lavoro e cura maniacale dei dettagli che non hanno funzionato per rimetterli al posto giusto. E così è arrivata con straordinaria autorevolezza la semifinale erbivora di Stoccarda, la quarta in stagione e sulla terza superficie diversa (indoor a Sofia, terra a Budapest e Monaco di Baviera): Matteo ormai è un uomo per tutte le stagioni. Non solo battuta. Certo, nel cammino fin qui travolgente in Germania (53 minuti per battere Kyrgios, 68 per Khachanov e 72 ieri per Kudla, con un doppio 6-3) abbaglia il rendimento al servizio: Berretto non ha ancora concesso palle break e contro l’americano nato a Kiev (semifinalista a Halle l’anno scorso e rivale ostico, avendo vinto due volte su quattro nei confronti diretti) ha ottenuto 26 punti su 29 con la prima, eguagliando il 90% della partita dei quarti. Eppure sarebbe riduttivo commentare la settimana fin qui perfetta del romano solo riferendosi alla battuta. Il rovescio, una volta punto debole, ora viaggia che è una meraviglia, sia in slice (soprattutto in risposta) sia piatto quando occorre prendere il punto da fondo; il movimento di piedi e la coordinazione, elementi delicati per un uomo di 1.98, sono cresciuti esponenzialmente come del resto il gioco di volo. E poi Matteo può godersi pure la soddisfazione del punto del torneo, un passante di dritto lungolinea giocato correndo all’indietro e spalle alla rete su un pallonetto velenoso di Kudla: «Ho giocato davvero un gran match — dice l’azzurro – e ho sfruttato al meglio le poche occasioni che mi ha concesso». Ormai un posto tra le teste di serie a Wimbledon è garantito (virtualmente è numero 25 del mondo), e arrivarci sulle ali di una vittoria sui prati sarebbe un grande passepartout. Però bisogna cominciare a battere oggi il tedesco Struff, giocatore caldissimo e un altro bombardiere (88% di punti con la prima contro Pouille). Preparate gli ombrelli per la grandine.

Super Berrettini vola in semifinale (Stefano Semeraro, Il Corriere dello Sport)

 

Al primo turno, Nick Kyrgios. Giovedì, al secondo, il numero 9 del mondo Karen Khachanov. Ieri l’americano Denis Kudla, tutti rispediti a casa con una media di poco più di sei game. Se fosse baseball le tre K significherebbero strite out, eliminazione al piatto, e il pitcher Matteo Berrettini avrebbe chiuso un inning da favola, nascondendo la palla agli avversari. Invece è tennis, trattasi dei primi tre turni dell’Atp 250 di Stoccarda, e per Matteo vuole dire semifinale. La sua quinta in carriera a livello Atp, la prima sull’erba. Con Wimbledon alle porte, un’ottima notizia. Beretta se la giocherà oggi contro il 29enne tedesco Jan Lennard Struff, n.38 Atp, tennista onomatopeico che martella da fondo, specie con la battuta e il diritto, e sa cavarsela a rete. Fm i due non ci sono precedenti, se Matteo continuerà a picchiare come ha fatto finora, prepariamoci ad una battaglia di servizi. Contro Kudla, numero 86 Atp liquidato 6-3 6-3 in un’ora e 12 minuti, il romano ieri ha piazzato 10 ace e vinto il 90 per cento dei punti con la prima palla senza concedere nemmeno una palla break, come del resto aveva già fatto nei primi due match della settimana, senza mai dare l’impressione di trovarsi in affanno. Implacabile alla battuta, puntuale a rete, sereno nella gestione della partita, insomma una perfetta macchina da erba. «Ho giocato davvero un gran match», ha spiegato. «Kudla è un avversario pericoloso, sapevo di dover dare il meglio per batterlo e ci sono riuscito. Ho servito bene e soprattutto ho sfruttato al meglio le poche occasioni che mi ha offerto». Soddisfatto anche coach Santopadre: «L’anno scorso l’erba era un po’ un’incognita, Matteo è cresciuto sulla terra e c’erano dei problemi tecnici da risolvere. E’ stato un anno di investimento e ora si vedono i frutti. In questi giorni è stato bravo a far sembrare tutto semplice, fin dal match con Kyrgios, dietro però c’erano idee tattiche ben chiare, e Matteo è stato bravo a interpretarle. A Parigi era arrivato un po’ a corto di energie, ora è tirato alla perfezione e mentalmente più fresco». Potenza, controllo, determinazione. E in più qualche chicca tecnica: un tocco angolatissimo in corsa per beffare Kudla a rete, il passante tirato da… Francoforte che ha chiuso la partita; e soprattutto undiritto lungolinea giocato spalle alla rete, con uno schiaffetto di diritto in rotazione, atterrato all’incrocio delle righe, che ha strappato un boato al pubblico del Weissenhoff Club (e un sorriso allo stesso Matteo). La mitteleuropa, evidentemente gli si addice. Il primo torneo Atp Berrettini lo ha vinto l’anno scorso in Svizzera, a Gstaad, quest’anno ha bissato a Budapest e raggiunto la finale a Monaco, sempre sulla terra; ora tocca all’erba del Baden-Würtnenberg. In attesa, si spera, di passare a quella nobilissima, di Londra

Un uomo di battute (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Berrettini è uomo di battute. Quelle sul campo volano a 220 orari, e rappresentano un nostro piccolo record nel tennis attuale. Per la serie, anche noi ne abbiamo uno, di quelli che quando colpiscono hanno dentro “il fuoco di cento saette”. Quelle che cala a voce, invece, risultano spiazzanti, ma autentiche, cento percento romane de’ Roma. Incontri Sock, buttammo lì l’anno scorso a Wimbledon, prima del via. Nel silenzio che segui, decidemmo di farci del male: be dai, Berrettini contro Calzino, che conti di fare? «Metto su un reparto di accessori per moda uomo», la risposta. Ce la meritammo, e lui ottenne contro l’americano l’unico successo sull’erba della stagione. In cinque set. Ieri Matteo ha mortificato Kudla (pareggiando i conti, ora sono 3 pari), e le battute sul campo gli sono bastate. Dieci ace e 90% di punti ottenuti con la prima, senza offrire palle break «Credo di aver giocato davvero un buon match, lui è sempre pericoloso». È in semifinale a Stoccarda, il torneo che “si è dato all’erba” da tre stagioni a questa parte. Qualcosa è cambiato dai Championships di un anno fa. Non tanto per Kudla, ma per la doppia impresa compiuta nei primi due turni del torneo tedesco, contro Kyrgios, poi contro Khachanov alla prima settimana da top ten. Ora la domanda se Berrettini sia davvero un tipo da erba merita di essere posta. Di sicuro è per caratteristiche il nostro tennista più attrezzata. Servizio e dritto sono di primo livello, il rovescio – sul quale ha lavorato da matti sin dagli esordi nell’Atp Tour – appare ormai di sicuro appoggio al resto del gioco, seppure i risultati migliori sull’erba li ottenga liberandosi dalla presa bimane per colpire con un back che obbliga la palla a una traiettoria particolarmente arcuata. Contro Khachanov quei colpi sono risultati spiazzanti, e gli hanno permesso un’infinità di capovolgimenti di fronte e numerose chiusure a rete. Panatta ne è convinto da quando lo vide la prima volta sui campi dell’Aniene, anche allora allenato da Vincenzo Santopadre: «Ha centimetri e colpi da top ten, e per me fra due stagioni potrebbe esserlo davvero. Mi sembra stia crescendo nel modo giusto, negli ultimi match che gli ho visto giocare mi è apparso anche molto attento a cogliere e stuzzicare i difetti dell’avversario». Parole sincere di un campione che raramente si lascia andare a lodi sperticate. Un viatico da tenere presente, in vista delle Atp Finals italiane, al via a Torino nell’anno 2021. Del resto, semifinalisti da erba in così giovane età non ne abbiamo mai avuti molti. E più in generale, la crescita di Berrettini sembra seguire i canoni giusti di chi abbia intenzione di salire molto in alto. A 23 anni è il n.30 (best ranking), ma Stoccarda lo porterà ancora più su, anche fra le teste di serie dei prossimi Championships. La classifica in divenire lo poneva ieri al 25° posto, con la possibilità di salire fino al 22° o al contrario di essere raggiunto e superato dal tedesco Struff, Jan Lennard, prossimo avversario in semifinale. Primo rendez-vous fra i due. Sono giocatori sotto molti aspetti simili, per centimetri e botte di servizia. Matteo ha dalla sua una più accurata costruzione della partita. Vedremo se basterà.

Federer prepara la vendetta sull’erba. Ecco Halle in attesa dei Championship (Corriere dello Sport)

Dalla terra rossa all’erba. Il cambio di superficie che segue il Roland Garros è sempre traumatico per tennisti e appassionati: dal dominio incontrastato del 12 volte campione di Parigi Rafa Nadal si passa a un altro dominio, quello di Sua Maestà Roger Federer che per 8 volte (finora) ha trionfato a Wimbledon. Ma i Championships non sono certo l’unico torneo su erba che ha visto il campione elvetico fare la voce grossa durante la sua straordinaria carriera. Tra 48 ore si alzerà il sipario sul Gerry Weber Open di Halle, storico torneo ATP500 tedesco al quale Federer è legato da un contratto a vita, che ne garantisce la presenza ogni anno. RE ROGER. I risultati di Federer in Germania parlano chiaro: dal 2003, anno del suo primo trionfo a Wimbledon, ben dodici finali disputate, di cui nove vinte. Curiosamente, il campione di Basilea ha giocato queste dodici finali contro dodici avversari differenti, a dimostrazione che se negli anni i rapporti di forza nel tennis possono cambiare, l’unico punto fermo è proprio lui, che nell’impianto gioiello del Gerry Weber Stadion si muove con una naturalezza che neanche il passare degli anni tende a scalfire. Del resto, l’erba è storicamente la superficie che tende ad esaltare l’immenso talento di Federer, desideroso anche di riscattare la finale dei 2018: arrivato ad Halle con 98 tornei vinti, l’obiettivo dello svizzero era quello di arrivare in tripla cifra proprio a Wimbledon, il suo Slam per antonomasia, passando per la decima affermazione in Germania, ma Borna Coric rovinò la festa sconfiggendolo alla distanza. Kevin Anderson fece il resto eliminandolo prematuramente a Londra, tra la sorpresa generale. Federer come sappiamo, ha rimediato quest’anno vincendo a Dubai il suo torneo numero 100 e quest’anno torna sull’erba tedesca senza il peso, al quale certo è abituato, del titolo da difendere. L’edizione 2019 del torneo di Halle, inoltre, potrebbe essere statisticamente rilevante per un ulteriore dettaglio: Federer non ha mai vinto in carriera un torneo per 10 volte, a differenza di Nadal che sul rosso tra Parigi, Montecarlo e Barcellona ha già centrato l’obiettivo. L’elvetico per ora è fermo a 9 trionfi nella sua Basilea e, appunto, ad Halle. Quella di quest’anno, dunque, è l’occasione per ottenere l’ennesimo record di una carriera irripetibile. Halle è la palestra giusta per Federer anche in chiave Wimbledon: 16 anni dopo il suo primo trionfo e 18 dopo la storica maratona vinta contro Pete Samptas, Federer sa che sull’erba di Church Road può giocarsi le sue chances più importanti in chiave Slam. A Parigi non è riuscito ad arginare la furia di Nadal che al Bois de Boulogne gioca in casa ma a Londra il fattore campo è decisamente invertito, lo dice la storia. Per preservare forze fresche Federer ha scelto di non giocare a Stoccarda, dove difendeva il titolo, proprio per arrivare ad Halle, e poi a Londra, nelle migliori condizioni, anche perché quest’anno ha scelto di tornare a giocare sul rosso dopo ben tre anni di assenza. Le gesta del campione elvetico ad Halle, come ogni anno, saranno proposte in diretta su Supertennis a partire da lunedì.

Laver Cup, c’è Fognini con Federer (Tuttosport)

Ci sarà anche Fabio Fognini a difendere con Nadal e Federer i colori del Team Europa nella 3a Laver Cup in programma a Ginevra (Svizzera) dal 20 al 22 settembre contro Usa/Resto del Mondo. Con lui l’austriaco Thiem e il tedesco Zverev. Capitano Bjorn Borg. «Sono molto eccitato – le parole dell’azzurro -. Scendere in campo per una squadra è qualcosa di speciale nel tennis, dove siamo più abituati ad avere sfide individuali in ogni incontro. Non vedo l’ora di competere accanto ai grandi giocatori che formano il Team Europa».

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