Tsitsipas inciampa all'esordio a 's-Hertogenbosch, Jarry vince in tre set

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Tsitsipas inciampa all’esordio a ‘s-Hertogenbosch, Jarry vince in tre set

Eliminata la prima testa di serie del torneo olandese, che paga una falsa partenza e due doppi falli nell’ultimo game

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La prima uscita sul verde di Stefanos Tsitsipas non è andata per il verso giusto. La prima testa di serie dell’ATP 250 di ‘s-Hertogenbosch ha lasciato subito il torneo, sconfitta in tre set dal cileno Nicolas Jarry in due ore esatte di partita. Il finalista dell’ATP di Ginevra aveva raccolto appena una vittoria sull’erba nella sua carriera e ora grazie al suo quarto successo su un top 10 giocherà un quarto di finale sull’erba per la prima volta. La partenza di Tsitsipas è stata molto lenta e il turno di battuta perso in avvio ha pregiudicato il suo primo set. Jarry si è imposto 6-4 senza mai soffrire, ma quello che rientra in campo nella seconda frazione è tutto un altro Tsitsipas. Il greco ha spinto con più convinzione e si è ritrovato subito avanti di un break (3-0). Come accaduto nel secondo set non c’è stata nessuna speranza di rientrare per il giocatore in ribattuta e Stefanos ha forzato il match al terzo set dopo un’ora e un quarto.

Il terzo set è senza dubbio quello più piacevole da vedere. Tuffi e punti spettacolari impreziosiscono una lotta serrata per la vittoria finale in cui è Tsitsipas ad andare più vicino al break. Prima ha mancato due chance di break consecutive nel quinto game, poi Jarry è andato a sedersi sotto di un break sul 3-4, ma l’occhio di falco ha smentito (per un millimetro) il giudice di linea che aveva chiamato fuori il suo dritto. Il servizio gli ha permesso di ribaltare il game e nel decimo game ha trovato un prezioso alleato. Il vento ha iniziato a soffiare con più veemenza proprio mentre il numero sei del mondo serviva per restare nel match: i suoi due doppi falli e una risposta di Jarry nelle stringhe delle sue scarpe hanno chiuso la partita nel modo più improbabile.

Risultati:

 

N. Jarry b. [1] S. Tsitsipas 6-4 3-6 6-4
[5] D. Goffin b. P. Herbert 6-3 7-5
A. Mannarino b. [4] F. Verdasco 1-6 6-3 6-4
[7] C. Garin b. R. Haase 7-5 7-5
M. Kukushkin vs [8] R. Gasquet 4-6 2-1 sospesa

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Cecchinato subito eliminato a Umago: uscirà dalla top 60. Sinner vola al secondo turno

UMAGO – Il campione in carica Marco Cecchinato gioca un’altra brutta partita: Bedene lo domina e adesso affronterà Sinner. Terza vittoria tra i pro per il 17enne

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Marco Cecchinato - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

CECK ANCORA OUT – Tocca al campione uscente Marco Cecchinato inaugurare le ostilità del primo turno sul Centrale (per la precisione, Goran Ivanisevic Stadium). Sì, proprio come a Wimbledon. La differenza fra i due tornei resta tuttavia evidente anche a un occhio poco allenato e indiscutibilmente daltonico: la solita quantità industriale di terra che uno non sa se portare la racchetta oppure paletta e secchiello e la vicinanza del mare (questione di metri) rendono le condizioni di gioco umaghesi più lente rispetto a quelle dello Slam londinese. E, poi, qui non arrivano in fondo sempre i soliti. Ma di Cecchinato si parlava…

Marco gioca contro lo sloveno n. 87 ATP Aljaz Bedene che, con geografica coerenza, si è messo di traverso sulla strada croata dell’italiano. Un ostacolo non di poco conto, visto che il nostro ci ha perso complessivamente 6 volte su 6. Non va diversamente in questa circostanza: Bedene serve come un treno, sbaglia poco, tira vincenti, insomma, non sembra neanche lui; Marco, invece, dà l’impressione di perdere fiducia quasi all’improvviso in entrambi i parziali. Le sue accelerazioni non fanno male, sbaglia per primo e, spesso, anche i suoni dei suoi impatti non convincono. Aljaz va in vantaggio al quinto gioco e non deve neanche servire per chiudere perché arriva un secondo break dopo che Ceck scaglia una palla nella laguna. L’azzurro ha finalmente tre possibilità di strappare la battuta a Bedene, ma il servizio dell’altro è on fire e non riesce a giocarsele. Un paio di brutte scelte del palermitano al gioco successivo, il sesto, e il match praticamente finisce lì, con lo sloveno che mantiene un livello altissimo fino al termine. Sesta sconfitta consecutiva per Marco che uscirà dai primi 60 del ranking.

SINNER, SÌ! – Un plauso agli organizzatori del torneo per la wild card concessa al diciassettenne nato a San Candido con la conseguente possibilità per i tifosi italiani (e non solo) di vederlo dal vivo. In verità, per un set e mezzo non c’è stato molto da vedere; poi, Jannik Sinner si è sbloccato e ha preso in mano il match contro Pedro Sousa decidendone il destino a proprio favore. Il primo parziale se ne va in fretta, tra solidità portoghese ed errori italiani; Jannik soffre parecchio il dritto incrociato di Sousa e deve anche sentire la tensione se quel tentativo di contro-smorzata gli resta orribilmente sulle corde. La palla scagliata verso il parcheggio coincide con il set perso con un solo gioco a referto e anche la seconda partita inizia in salita.

Nonostante le difficoltà, Sinner non dà l’idea di mollare, rimane in scia e, complice un facile smash sbagliato da Sousa, riveste l’avversario di più abbordabili panni, iniziando a mostrare tutto ciò di cui è capace – e non è poco. Cinque giochi di fila gli valgono il secondo parziale, poi brekka al quinto gioco del terzo, ma un evidente quanto inopportuno rilassamento gli impedisce di consolidare il vantaggio da 40-15. Nessun problema, la palla continua a uscirgli dalle corde che è uno spettacolo e può anche permettersi di sprecare un’occasione per andare a servire per il match con un’ingenuità da… teenager perché la ricrea subito dopo, trasformandola. Con autorità (e una fucilata di dritto), Jannik passa al secondo turno dove troverà proprio Aljaz Bedene, un risultato che dovrebbe proiettarlo fra i primi 200 del mondo.

 
Jannik Sinner – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

QUALIFICAZIONI – Diventano sette gli italiani in gara a Umago: dalle “quali”, esce vittorioso Salvatore Caruso al termine di una battaglia di quasi tre ore con Tommy Robredo. In svantaggio 1-3 nel terzo, il ventiseienne di Avola infila 5 giochi consecutivi nonostante – o, forse, grazie anche a – una discussione con il supervisor, che Caruso fa chiamare dopo che l’arbitro lo ha sanzionato con un punto di penalità mentre si apprestava a giocarsi una palla break. Anzi, secondo il giudice di sedia, non si apprestava affatto, visto che la sanzione è arrivata per una violazione di tempo, evento molto raro (pressoché impossibile in caso di nome altisonante) quando si tratta del giocatore in ribattuta. A ogni modo, Robredo quasi scompare e Caruso entra nel main draw, impresa che gli riesce per la quinta volta consecutiva (tra cui anche Parigi e Wimbledon) e affronterà Corentin Moutet.

È però l’unico nostro rappresentante a farcela: dopo le eliminazioni all’esordio di Fabrizio Ornago e Filippo Baldi, all’ultimo turno è caduto Stefano Napolitano che si è aggiudicato il primo set al tie-break contro Marco Trungelliti, ma ha poi subito la rimonta argentina.

Risultati:

A. Bedene b. [5] M. Cecchinato 6-3 6-2
[WC] J. Sinner b. P. Sousa 1-6 6-3 6-4
J. Vesely b. C-M. Stebe 7-6(5) 3-6 7-6(2)

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

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Il centrale di Wimbledon appartiene a Federer: 12esima finale, Nadal KO

LONDRA – Sarà ancora Federer-Djokovic, per la terza volta in finale a Wimbledon. Nadal deve arrendersi alla distanza. Sedicesimo confronto diretto vinto da Federer

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[2] R. Federer b. [3] R. Nadal 7-6(3) 1-6 6-3 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Poco da fare, finchè ci saranno loro due, ogni partita in cui si troveranno sullo stesso campo da avversari avrà il sapore del momento unico. In un tempio del tennis quale il centrale di Wimbledon, poi, la magia diventa completa. Roger Federer e Rafael Nadal, detto Rafa, arrivano alla 40esima , 24-15 per lo spagnolo. Per Roger siamo alla semifinale dei Championships numero 12, di cui 11 vinte, per Rafa alla sesta, di cui 5 vinte. Non entra uno spillo sulle tribune, i biglietti per la sessione pomeridiana di oggi superavano le 4000 sterline l’uno. 

MEGLIO FEDERER – Fin dall’inizio, Federer e Nadal si martellano a vicenda con il servizio, senza lasciare possibilità al ribattitore. Come previsto, sono entrambi molto aggressivi. Nei primi 7 game, arrivati al 4-3 Federer, in totale chi risponde ha fatto 5 punti (3 Rafa, 2 Roger). In particolare Nadal sta servendo come un treno, confermando la tendenza vista nel torneo, con velocità e precisione non inferiori all’avversario. Nell’ottavo game Rafa va sotto 30-40, palla break, grazie a una buona pressione di Federer. Dopo un grandissimo scambio che manda in apnea l’intero stadio, alla fine l’errore di rovescio di Roger lo salva. Gran livello, nessuna responsabilità di Federer qui, ha tirato tutto anche in controbalzo, ma non è riuscito a sfondare. A dir poco autoritario in battuta (3 ace, siamo a 7 in totale), lo svizzero sale 5-4, lo imita in modo altrettanto solido Nadal, 5-5. Con l’imprendibile servizio scagliato poco fa, Roger supera il record di ace a Wimbledon, che apparteneva a Goran Ivanisevic, 1398 contro 1397.

Sempre all’attacco Roger va 6-5 e si garantisce il tie-break, poi nel game successivo tira tre legnate da applausi e si prende il 40-40. A due punti dal set lo svizzero, in comando dello scambio, stecca male un dritto inside-in, forse la prima vera occasione mancata per colpa sua. Poco dopo, ecco il tie-break.

Nel primo punto mini-break Rafa, con un recupero in avanti che va all’incrocio, poi errore dello spagnolo, che col servizio sale 2-1. Un brutto slice in rete di Federer manda Rafa avanti 3-2 e battuta, ma una grandissima risposta in allungo di rovescio dello svizzero, doppiata dall’attacco e dalla volée, riequilibra le cose, siamo 3-3. Ancora il buon rovescio in ribattuta (lo sta giocando tanto e bene oggi), e poi il drittone in cross premiano Roger, che aggredisce ogni palla, e con smash e poi servizio esterno sale 6-3 e 3 set-point. Il lungolinea di dritto che chiude il parziale e consegna il 7-6 a Federer fa letteralmente venire giù lo stadio. Visto il gioco espresso in campo, e le opportunità avute, alla fine è giusto che sia avanti Roger. Non è un match straordinario, per ora, ma le fasi non tanto emozionanti della prima parte del set sono state abbondantemente compensate dallo splendido tie-break giocato dallo svizzero. Sono passati 51 minuti, vincenti-errori 16-10 Federer, 7-4 Nadal.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

RAFA FA 1-1 – Rovescio diagonale strepitoso di Roger nel primo game, in generale sta soprattutto rispondendo benissimo da sinistra, il che ovviamente va a limitare molto una delle traiettorie più efficaci di Rafa, la curva mancina. Lo spagnolo è sotto pressione quasi sempre anche in battuta, e solo le sue grandissime doti di incontrista lo tengono a galla: siamo 1-0. Un rovescio in controbalzo illegale di Federer sul top-spin alto e profondo di Nadal fa ammutolire il pubblico, ma la reazione di Rafa (che lottatore) è una gran risposta che punisce il serve&volley di Roger, e arriva la prima palla break per lo spagnolo.

Annulla Federer con attacco e smash, poi subisce la pressione avversaria, altra palla break, e qui la volée di rovescio è perfetta, bravissimo Roger. Il game prosegue, altra parità, il livello sta salendo moltissimo, sono straordinari tutti e due a momenti. La botta esterna col servizio dà l’1-1 a Federer, l’equilibrio è totale ora. Un Roger strepitoso, che alterna botte a tutto braccio a tocchi sopraffini si prende il 15-40 e due palle break nel terzo game. Nadal annulla la prima con servizio e dritto, il gratuito di Federer in risposta fa sfumare la seconda. Ace Rafa, ed è 2-1, l’inizio di questo secondo set è veramente lottato, il pubblico è felice, bello esserci, sinceramente. 

Rafa sale con la pressione, Roger sbaglia qualcosa e va sotto 0-40: dopo un’ora e 18 minuti ecco il primo break, 3-1 Nadal, un piccolo passaggio a vuoto per lo svizzero che rischia di costargli caro. Sembra avere fretta adesso Federer, fallisce risposte che prima gli entravano, mette in rete una volée non impossibile, ed è 4-1 per lo spagnolo. Continuano le incertezze per Roger, che va sotto 30-40 nel sesto game, stecca un dritto in avanzamento senza senso e perde di nuovo la battuta. 5-1 Rafa. Il momento di pausa agonistica di Federer ora è preoccupante, l’ottimo Nadal ne approfitta e chiude 6-1, un set pari. Si riparte da zero per entrambi, dal punto di vista di Rafa un’iniezione di fiducia un po’ regalata ma ovviamente graditissima, per quanto riguarda Roger, sarà bene che riattacchi la spina velocemente. Un’ora e mezza scarsa (88 minuti), e cominciamo una partita 2 su 3.

 
Federer Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

SORPASSO ROGER – Due ace e un bell’attacco per Federer, al servizio per primo, ed è 1-0, pare essersi scosso. La battuta di Roger ritorna a funzionare, quella di Rafa non ha mai smesso, e si prosegue spalla a spalla. Standing ovation per una sequenza dritto in recupero/rovescio lungolinea vincente di Federer, ancora applausi per il super scambio che dà una palla break allo svizzero sul 2-1. La volée di rovescio che gli consegna il primo break della sua partita fa esplodere il pubblico: che game, che atmosfera. 3-1 Roger. Reagisce Rafa, di splendido agonismo, si prende il 15-40 e due palle del contro-break (un doppio fallo di Roger), ma se le vede cancellare prima da uno smash, poi da uno scambio incredibile, a livelli di Melbourne 2017. Un errore dello svizzero porta alla terza opportunità per Nadal, l’attacco di dritto salva anche questa. In questa fase si stanno prendendo a pallate a tutto braccio scambio dopo scambio, l’intero centrale è a tratti in apnea, quando Federer tiene e sale 4-1 l’ovazione non è solo per lui, ma sa di ringraziamento a entrambi per lo spettacolo che ci stanno facendo vedere.

Adesso quello scosso pare Rafa, che in questo momento ha sbagliato appena 9 palle su 148 punti totali giocati, eppure è in svantaggio. Lo spagnolo subisce un punto molto fortunato (riga e poi nastro), va sotto 15-40, due palle break che praticamente terminerebbero il set. Di grinta e rabbia le cancella, che fenomeno di agonismo, siamo 4-2.  Roger martella e sale 5-2, Nadal accorcia: ora si sono comprensibilmente un po’ calmati, i primi cinque game di questo set sono stati illegali, roba da mascella in mano. Al servizio per il terzo parziale, tranquillo e autoritario Federer chiude 6-3, due set a uno per lui. 

Per Roger ha fatto la differenza l’essere uscito vincitore dalla terrificante scazzottata, di livello inarrivabile per intensità e qualità tecnica vista da parte di tutti e due, che ha portato al 4-1. Solo loro, e il miglior Djokovic, sono capaci di roba simile; ho visto gente in tribuna stampa che seguiva Wimbledon dai tempi di Borg e McEnroe guardarsi come a dire “ma è umano giocare così?”. Personalmente, come detto, l’ultima volta che ho visto con i miei occhi picchi simili è stato nel gennaio del 2017 a Melbourne. Sarà un caso, ma in campo c’erano sempre gli stessi. 

APOTEOSI SVIZZERA – Il quarto set vede il bel tennis continuare senza pause, nel terzo game Federer (sempre con l’acceleratore a tavoletta in risposta) va all’assalto della battuta avversaria e a furia di dritti spettacolari si prende il 15-40. Nadal è splendido ad annullare la prima, la rispostona di rovescio tra i piedi di Roger lo condanna sulla seconda. 2-1 e servizio per lo svizzero, ora il match teoricamente è nelle sue mani, ma è ancora lunga (o almeno lo speriamo tutti e 15.000 qui, le sensazioni sono elettrizzanti). Federer adesso ha piantato gli appoggi sulla riga di fondo, e non indietreggia di un millimetro qualsiasi cosa gli spari addosso Rafa, palleggiando a tutto braccio in controbalzo con scioltezza disarmante. Io non so come descriverlo, son cose che bisogna vedere coi propri occhi, incredibile. Dall’altra parte, l’animale da tennis che è Nadal si rifiuta di lasciarsi travolgere, e tiene con classe e grinta infinita.

Due game di battuta ben tenuti, e siamo 3-2. Le statistiche della IBM ora dicono 42 vincenti, 25 errori Roger, 23-19 Rafa, ma son numeri che non bastano, tantissimi scambi a dir poco pazzeschi sono finiti con un errore, ma dopo dozzine di legnate da fantascienza, quelli come li contabilizziamo? 

Si fa aggressivo Nadal nel quinto game – mamma quanto gli cammina la palla! – però Federer si difende e serve alla grande, salendo 4-2. Tiene bene anche Rafa, 3-4, ora si arriva alle fasi in cui ogni punto può decidere tutto. Roger sembra salito definitivamente in cattedra, tira missili alla battuta, tocca con maestria la palla a rete, siamo 5-3. Nadal è all’ultima spiaggia, ma non intende regalarla, e lotta come un leone. Dritto lungolinea da fenomeno di Federer, parità, servizio Rafa, poi ancora parità, siamo veramente in bilico. Botta d’incontro Federer, ed è match-point: annulla lo spagnolo con un gran servizio centrale, poi ace, poi pazzesco Roger con risposta e rovescio lungolinea, ancora parità. Il secondo match-point, dopo un errore di Rafa, viene ancora cancellato dalla battuta dello spagnolo, che poi tiene per il 4-5, e l’ovazione dello stadio è per lui. Può succedere qualsiasi cosa, in realtà.

Al servizio per chiudere, Federer mette l’ace a uscire, poi subisce la spinta di Nadal, siamo 30-30. Un imperdonabile errore dello svizzero, che non chiude un dritto a un metro dalla rete e poi stecca lo smash, porta alla palla del contro-break che riaprirebbe tutto. Rafa però un rovescio in rete. La gran combinazione a rete di Roger gli dà il terzo match point, e qui è sovrumano Nadal ad annullare col vincente al termine di uno scambio da cuore in gola. La gente è impazzita, ace Federer, quarto match-point, e ancora passante Rafa, non ho parole. Drittone esterno Roger, quinto match-point, e quando la palla di Nadal sfila lunga, l’applauso da brividi che li accompagna sembra infinito. Pelle d’oca alta due dita, grazie Rafa, grazie Roger. Con il grande Djokovic visto fin qui, sarà una finale che potrebbe essere indimenticabile.

Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

DICHIARAZIONI A CALDO – “Sono esausto, è stata dura” dice dopo pochi istanti Federer.Rafa per rimanere nel match ha giocato colpi incredibili. Anche il pubblico è stato incredibile, le battaglie con Rafa sono sempre speciali. Ho vinto i punti più importanti della partita e gli scambi lunghi. La finale? Spero di riuscire a portare Djokovic al limite, sarà difficile. Sappiamo che non è n.1 per caso. Sarà un’altra partita speciale. Il primo set è stato duro, buon tie break, ho servito bene, ci sono stati scambi veloci. Il sole e il vento dal lato basso davano fastidio, ho preso il break lì, e Rafa era ‘in the zone’ nel terzo e nel quarto ci sono stati scambi brutali che sono riuscito a vincere, e lì è girata dalla mia parte. Di sicuro è sempre bello giocare con Rafa qui, l’ultimo game è stato pazzesco, sono sollevato che ora sia finita, sento di aver giocato alla grande tutto il quarto set“.

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