Mio fratello Berrettini (Crivelli). L'italian job. Wimbledon veste azzurro (Azzolini)

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Mio fratello Berrettini (Crivelli). L’italian job. Wimbledon veste azzurro (Azzolini)

La rassegna stampa di giovedì 20 giugno 2019

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Mio fratello Berrettini (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

[…] A casa Berrettini, invece, è accaduto il contrario: a tennis ha iniziato a giocare Jacopo, classe 1998, oggi numero 410 del mondo, e solo dopo, sulle sue orme, vi si è avvicinato anche Matteo, maggiore di due anni. Quante sfide nei campi dei circoli, e perfino contro il muro di casa: Matteo ora è alle soglie della top 20 e ha la possibilità di raggiungere i quarti anche a Halle nella sfida odierna con Seppi. Ma nessuno meglio di un fratello può spiegare cosa stia succedendo all’altro. Jacopo, è vero che se oggi Matteo è numero 22 del mondo lo dobbiamo un po’ anche a lei? «Diciamo che ho avuto un ruolo quando a dieci anni mio fratello voleva smettere con il tennis per dedicarsi al basket o al judo. Non vedeva un futuro, ma io gli dissi che se avesse lasciato, lo avrei fatto anch’io. Per fortuna mi ha dato retta». Del resto, siete una coppia di fratelli insolita: il maggiore che inizia a giocare a tennis per imitare il minore e che anche oggi lo ringrazia per gli esempi che gli dà. «Sono orgoglioso che Matteo parli di me in quei termini. È vero, rispetto a lui sono sempre stato più riflessivo e meno impetuoso e mi fa piacere che lo stia diventando anche lui, perché in campo gli permette di stare più concentrato sulle cose importanti. Siamo legatissimi, credo faccia bene a entrambi. E siamo molto fortunati a avere dei genitori che ci hanno sempre sostenuto e protetto». Con Matteo vi sentite tutti i giorni quando siete lontani? «Dipende dagli impegni, ma sicuramente ci sentiamo spesso, soprattutto in videochiamata. Non parliamo solo di tennis: siamo uno il confidente dell’altro». Quando si è reso conto che Matteo aveva fatto il salto di qualità? «Allenandomi insieme a lui ho avuto la fortuna di fare da sparring, a Roma, a fenomeni come Nadal e Djokovic e quello che ti colpisce è la pesantezza e la velocità della loro palla. Ecco, mi sono accorto che Matteo ormai era vicino a quei livelli. Si trattava solo di dargli un po’ di tempo». Però fino ad aprile ha fatto fatica. «Doveva semplicemente adeguarsi alla nuova dimensione di giocatore di alto livello. A dire la verità, non mi aspettavo potesse crescere così in fretta, il progetto di coach Santopadre è partito da lontano e prevedeva passi graduali. Matteo secondo me è già andato oltre quell’orizzonte e la cosa bella è che deve ancora maturare fino in fondo». Cosa l’ha colpita di più delle ultime vittorie di Matteo? «I progressi tecnici sono sotto gli occhi di tutti, e poi e migliorato anche negli spostamenti. Ma il vero segreto è la forza mentale: vincere un torneo senza mai perdere il servizio e alzando il livello di gioco nei momenti decisivi significa che ha raggiunto un equilibrio psicofisico perfetto». Come si convive con la pressione di avere in famiglia il numero 22 del mondo? «Nessuna pressione, ma solo grande soddisfazione. Per me è solo uno stimolo a fare sempre meglio. Certo, quando eravamo piccoli abbiano fatto una scommessa su chi sarebbe arrivato più in alto in classifica: adesso credo che quasi sicuramente la perderò io». Ora che è un top player, quale grande torneo Matteo vorrebbe vincere per primo? «Sicuramente Roma, perché è casa nostra […]

L’italian job. Wimbledon veste azzurro (Daniele Azzolini, Tuttosport)

 

Anche i Championships si sono accorti degli italiani, e di Berrettini in particolare. Il “grande uomo di Roma”, in un articolo che da qualche giorno raccoglie visite numerose sul sito ufficiale di Wimbledon, a firma Alix Ramsay, viene descritto come “il killer di questa estate del tennis”, un tipo a suo agio su tutte le superfici, ancora imbattuto sull’erba quest’anno, che ha tenuto a bada Khachanov e “smantellato” (proprio cosi, “dismantling”) un tipo da trattare con le pinze come Kyrgios. Potrebbe piacere (e molto) Berrettini agli inglesi. Ha la forza dei nervi distesi, il sorriso sincero, gli stessi riccioli che mostrano i volti delle statue della Roma guerriera. Un combattente che sa essere rispettoso verso le sue vittime. Ma per una volta il nostro tennis potrebbe sorprenderli ancora di più, gli appassionati british, con la solidità di un contingente che da queste parti, nel tennis maschile, non si era mai visto. Saranno in sei a trovare posto per vie dirette in tabellone, due le teste di serie, sedici a darci dentro nelle qualificazioni. Mancheranno le ragazze, ed è un peccato […] Ora è trascorso qualche tempo in più, ventuno anni dall’ultimo approdo di un italiano fra gli ultimi otto del torneo, ma potrebbe ugualmente essere l’anno giusto, c’è un entusiasmo che prima non si avvertiva, e potrebbe essere contagioso. Anzi, la speranza è che lo sia davvero. Agli inglesi, magari a quelli che il tennis lo vivono fra la “queue” e il grande schermo di Henman Hill, la parte più verace e popolare del tifo dei Championships, un ritorno degli italiani nei quadri alti del torneo potrebbe non dispiacere. Panatta piaceva moltissimo, e anche il pubblico che lo accompagnò nello “stupido” quarto di finale con DuPre fu apprezzato dai tifosi della Collina. Meno, magari, da quelli sul Centrale… Un quotidiano arrivò a definirlo un pubblico di camerieri, riferendosi al mestiere più comune dei ragazzi italiani a Londra in quegli anni, che venivano per imparare la lingua e cercavano con qualche lavoretto di alleviare i costi del soggiorno. Era una definizione cattivella, e sbagliata. Il pubblico “italiano” al seguito di Panatta era composto per la gran parte da studenti in gita scolastica, e le esagerazioni, i cori, furono il frutto di una partecipazione giovanile, magari un po’ troppo spensierata. Piacque anche Davide Sanguinetti, però. Perché aveva un tennis sotto traccia, nascosto e un po’ misterioso nelle scelte che lo avrebbero contraddistinto, e ancora di più per i lunghi monologhi cui il nostro dava vita nel corso delle sue partite, in tutto simili a sceneggiate. Si dava dei grandi cazzotti in testa a volte, mentre altre parlava a voce alta con se stesso, maltrattandosi con accanita partecipazione […]

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Sinner e la Davis, esordio rimandato. Gioca in California (Cocchi). Mager, meglio tardi che mai (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 25 febbraio 2020

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Sinner e la Davis, esordio rimandato. Gioca in California (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Non è ancora il momento di vedere lannik Sinner in azzurro. Almeno fino a oggi, i programmi dell’altoatesino non prevedono l’impegno di Davis per qualificazione contro la Sud Corea del 6-7 marzo a Cagliari. Jannik, che potrebbe invece aggregarsi alla squadra nelle eventuali Finals di Madrid a novembre, partirà domani per la California, dove giocherà prima il Challenger di Indian Wells e poi i due Masters 1000 sul cemento Usa, ancora Indian Wells e Miami. Una decisione presa di comune accordo tra il team del giocatore e Barazzutti, che già a Madrid lo scorso anno aveva dato la sua benedizione a un inserimento in squadra del teenager n. 68 del mondo […] Intanto Matteo Berrettini continua il recupero dall’infortunio agli addominali che lo ha fermato dopo gli Australian Open. Anche sul romano, che non sarebbe ancora del tutto a posto, ci sono dubbi che possa essere impiegato da Barazzutti per le qualificazioni di Davis. A questo punto il capitano dovrà fare affidamento su Fabio Fognini con l’incognita dell’acciacco alla gamba sinistra. Con Seppi fresco padre di Liv, nata il 20 febbraio, a Cagliari potremmo vedere un’Italia sperimentale e Sonego protagonista.

Mager, meglio tardi che mai (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Il supereroe preferito da Gianluca Mager, il nuovo top-100 italiano che nell’Atp 500 di Rio ha sfiorato il colpaccio perdendo solo in finale dal cileno Garin dopo aver seccato, fra gli altri Casper Ruud e il numero 5 del mondo Dominic Thiem, è Batman, il cavaliere oscuro con due identità. Anche Gianluca, sanremese, classe 1994, di identità tennistiche se ne cova dentro almeno due: da ex ragazzino dotato ma svogliato e da professionista con limiti ancora inesplorati. «Da giovane giocavo soprattutto per divertirmi», ammette. «Uscivo la sera, mi divertivo con gli amici. Il tennis l’avevo messo in secondo piano». Fra i 14 e i 18 anni Mager ha molto ammirato Federer e Shevchenko, battuto avversari discreti, giocato così così incappando anche in una squalifica di 4 mesi per uso di marijuana. In bacheca appena tre tornei juniores da under 18, prima di scomparire quasi dai radar fino al 2013. II responsabile della sua prima rinascita è stato Diego Nargiso, che lo ha convinto a darsi una regolata. «Diego è stato il primo a credere in me», dice Gianluca, da ieri numero 77 Atp, quinto italiano in classifica dietro Berrettini, Fognini, Sonego e Sinner e in odore di convocazione per la Coppa Davis. Addio discoteche, buongiorno allenamenti. Risultato: qualificazioni a Roma, un ranking a ridosso dai primi 300. Il primo clic della maturità arriva nel 2016, con la vittoria contro Gabashvili nel Challenger di Genova. «Lì ho capito che il tennis davvero poteva diventare il mio futuro». A Mager però non piacciono le linee rette. Come Bruce Wayne, alter ego di Batman, è pieno di dubbi. Lasciato Nargiso si allena con Umberto Rianna, il responsabile del progetto over 18 della Fit; poi, dopo l’ennesima crisi di autostima, nel 2018 riparte da Sanremo con un team corazzato di affetti: l’amico coach Matteo Civarolo, la fidanzata ed ex gocatrice Valentine Confalonieri, il preparatore fisico Diego Silva. C’è da restaurare il ranking (scivolato a quota 440), ma attorno c’è anche il nuovo tennis italiano che rinasce. E Gianluca ci crede, adesso sì. Prende in mano il destino (e le finanze) della sua carriera, a Coblenza – dove non sarebbe neppure dovuto andare – centra il primo successo in un Challenger, a cui si aggiungono Barletta e Biella. Al team si aggiunge invece Flavio Cipolla, l’ex n.70 Atp romano che tanti consigli utili ha sussurrato al giovane Matteo Berrettini e che da un anno e mezzo segue anche Giannessi. «A 25 anni ormai è tardi», scuotono la testa gli scettici, quelli che se ti vedono camminare sulle acque pensano che non sai nuotare. Invece. «Gianluca è il prototipo del giocatore moderno», spiega ‘Cipo’. «Gran servizio, molta potenza, una tecnica completa. E tanti margini di miglioramento» […]

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La favola di Mager. Lieto fine a metà ma il futuro è rosa (Cocchi). Mager per amore (Azzolini). Riecco Tsitsipas, è bis a Marsiglia (Tuttosport)

La rassegna stampa di lunedì 24 febbraio 2020

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La favola di Mager. Lieto fine a metà ma il futuro è rosa (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La settimana perfetta si chiude senza lieto fine ma comunque con una bella scoperta: Gianluca Mager ha perso la sua prima finale Atp sulla terra di Rio de Janeiro sconfitto in due set dal cileno Cristian Garin, ma da oggi è numero 77 del mondo. Si scrive Mager, si legge «Magher», venticinque anni, sanremese, numero 128 al mondo a inizio settimana, era partito dalle qualificazioni e aveva vinto cinque partite di fila senza perdere nemmeno un set, fino alla semifinale contro l’ungherese Balasz (lucky loser già eliminato nelle qualificazioni), interrotta per un diluvio sabato sera quando il nostro si trovava avanti un set. La pioggia torrenziale di Rio ha rimandato tutto a ieri, costringendo sia lui che l’altro finalista Garin a un doppio impegno. Il solco sulla terra carioca è tato tracciato in maniera netta, eliminando uno dopo l’altro avversari tosti: al primo turno ha piegato Casper Ruud, ma soprattutto ha fatto fuori nei quarti di finale il numero 4 del mondo Dominic Thiem (7-6 7-5).

(…)

 

Alle 5 del pomeriggio era numero 100 al mondo, alle 6 e mezza era già al 77′ posto della classifica mondiale con vista sul numero 56 dell’eventuale vittoria. Un exploit incredibile per un giocatore che fino a oggi ha vinto tre Challenger (Coblenza, Barletta e Biella), e tutti nel 2019.

(…) Gianluca Mager è di Sanremo, un pugno di chilometri dall’Arma di Taggia di Fabio Fognini. Ha cominciato a giocare a 6 anni poi, la voglia di correre dietro a una pallina, fare sacrifici e ore di allenamento è calata con l’avvento dell’adolescenza: «Da ragazzo ho pensato principalmente a divertirmi – raccontava in una intervista qualche tempo fa -. Uscivo la sera, stavo con gli amici e il tennis era passato in secondo piano». Una carriera quasi buttata, una positività all’antidoping per cannabis e poi, nel 2012, Diego Nargiso decide di puntare su di lui dopo averlo visto giocare a Genova. I risultati arrivano presto, grazie a una nuova mentalità

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Chiusa l’esperienza con Nargiso ora nel suo team ci sono Flavio Cipolla e Matteo Civarolo, che lo seguono nei tornei insieme alla ragazza di Gianluca, Valentina Confalonieri, ex tennista professionista. Ora nuovi obiettivi da fissare a partire dal prossimo torneo, a Santiago, dove per la prima volta sarà in tabellone senza passare dalle qualificazioni. Una piccola, grande, consolazione.

Mager per amore (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Magher è la pronuncia esatta. Non c’è una spiegazione, è così, e non è detto che sia un male. Spinge il cognome verso assonanze che sanno di incanti e incantesimi, aggiungono un pizzico di magia e di smagata osservazione della vita. MagoMaghez o Magher Magò se vi va di giocarci. Un quadro d’assieme che aiuta a rispondere alla domanda chiave su Gianluca Mager (si scrive così!) e il suo improvviso mostrarsi al tennis, vincitore del numero 4 Thiem nei quarti a Rio, terra rossa, semifinalista e poi finalista di un Atp500 con appena due esperienze precedenti nel circuito maggiore, promosso nei primi cento dopo una rincorsa durata una decina di anni. Da oggi è al numero 78, a due passi da Sinner, grazie a un balzo di 51 posizioni. Dove si era nascosto un tipo simile? E perché ha avuto bisogno di compiere 25 anni (saranno 26 il primo dicembre) per lanciare un segnale finalmente udibile da tutti?

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Gli inizi sono stati alquanto disincantati, lui la racchetta la tiene in mano dall’età di sette anni, e il primo torneo fra i professionisti l’ha giocato intorno ai 15, ma prima di stabilire che fosse lo strumento del suo mestiere, e non solo una buona amica da portarsi dietro per qualche lieta sgroppata sul campo, si è preso il suo tempo, non ha dimenticato gli amici, ha saltato a piè pari tutta gli impegni da junior, e fumato qualche sigaretta di troppo (anche quelle proibite, e ha subito una breve squalifica). Date indimenticabili? Forse una: agosto 2014, prima vittoria in un Future, a Telavi in Georgia. E sapete con chi? Daniil Medvedev, oggi al numero 5 del ranking. A dire che il ragazzo, con i grandi, si è sempre trovato a proprio agio. Ma sono occorsi altri cinque anni, e molti buoni consigli per evitare che il tennis perdesse un valido giocatore per trovare invece un istruttore da circolo. Glieli ha dati Diego Nargiso, che gli ha fatto da guida per tre stagioni. Ora glieli dà Valentine Nicole Confalonieri, due anni di più, ex giocatrice nel circuito Itf, varie esperienze nel tour americano durante gli anni trascorsi alla Lynn University, oggi fidanzata e coach di Gianluca. Valentine di Monte-Carlo, lui di Sanremo… È stata lei a mettergli in testa che un nuovo tentativo andasse fatto, per mettere piede nei primi cento, se non altra. Lui non aspettava niente di meglio, in fondo Valentine l’ha scelta proprio per quel suo carattere indomito (sono in due, nell’attuale circuito maschile ad affidarsi a una donna per coach, l’altro è il kazako Kukushldn).

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È successo l’anno scorso. Una stagione di grande sgobbo, tutta nei Challenger, da Orlando a Yokohama, da Sophia Antipolis a Ludwigshafen, con tre vittorie (Coblenza, Barletta e Biella), i buoni successi su Robredo, Munar e Lorenzi, e una chance come lucky loser a Stoccolma, chiusa al secondo turno dopo aver superato Andujar. Totale conclusivo, numero 114 in classifica.

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Ha pescato gli ottavi a Cordoba, ha fatto a capocciate con Cuevas, ma Rio era dietro l’angolo e a Rio la sua vita è cambiata. Nei giorni vicini al Carnevale, Mager è diventato protagonista del “Festival di un ragazzo di Sanremo’: Ed è arrivato in finale. Aggrappandosi a ogni grumo di terra in grado di sostenerlo. Match difficile in semi, contro un avversario che può capitare una volta su un milione di doverlo battere due volte nello stesso torneo. Invece è successo. Attila Balasz era stato avversario delle qualificazioni e aveva perso di brutto, entrato come lucky loser ha dato vita anche lui a un torneo impeccabile. Fino a ritrovare Mager. Primo set al tie break, poi 3 pari e stop perla pioggia. Attesa lunga tre ore. Quindi la ripresa e sgambetto ungherese, 4-6, per un terzo set che ha visto Mager finire sotto 2-4 e recuperare il break sul4-4, andare avanti 6-5 e match point ed essere costretto invece al secondo tie break, vinto a due dopo quasi tre ore di partita. Prima finale della carriera, festeggiata in lacrime. Ma due ore di riposo appena Alle 21,30 di nuovo in campo, contro Cristian Garin, il Next Gen cileno numero uno sul rosso, la settimana scorsa vincitore a Cordoba su Schwartzman. Ha perso Gianluca, eppure ha mostrato ancora una volta tutto il meglio del suo repertorio, costringendo Garin a giocarsi l’incontro su scambi corti e vorticosi. (…). Era avanti di un break nel secondo, lo è stato fino al 5-4. Lì è crollato. Dopo 5 ore di tennis può capitare. Garin ha messo la freccia, ha effettuato il sorpasso. Aveva temuto di fare la fine di Thiem. Ci è solo andato vicino.

Riecco Tsitsipas. È bis a Marsiglia (Tuttosport)

(…) Dopo le delusioni di avvio stagione culminato in un record di 3 partite vinte a fronte di 4 perse, Stefano Tsitsipas solleva il suo primo trofeo del 2020 all’Atp250 sul veloce indoor di Marsiglia. Il greco ha superato in finale un altro rampante, più giovane ancora, ilcanadese Felix Auger-Aliassime 6-3 6-4. Vittoria importante non soltanto per la fiducia Tsitsipas infatti ha concesso il bis, giacché si era imposto nel 2019.

(…)

Di contro, il canadese deve rinviare l’appuntamento con la vittoria: 5 finali, tutte perse. Ora il n. 6 del mondo vola a Dubai dove testa di serie n. 1 del tabellone è Novak Djokovic. E proprio a Dubai un giovane azzurro taglia un traguardo importante. A 17 anni Lorenzo Museui, infatti, entra per la prima volta in un tabellone principale del circuito Atp. Il n. 312 del ranking mondiale, ha superato le qualificazioni. Dopo aver cancellato Popyrin (non un cliente facile), nel match che valeva l’ingresso in tabellone ha superato il russo Evgeny Donskoy, numero 112 della dassifica mondiale: 7-6 (7), 7-6 (1) il punteggio, in poco più di un’ora e tre quarti di gioco. Il giovane talento azzurro, lo scorso anno vincitore degli Australian Open junior e nel settembre 2018 finalista all’Us Open, ha così raggiunto nel tabellone principale Fabio Fognini.

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Pazzesco Mager. Batte Thiem a Rio (Chinellato). Mago Mager batte Thiem, ed è da top-100 (Viggiani)

La rassegna stampa di domenica 23 febbraio 2020

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Pazzesco Mager. Batte Thiem a Rio (Davide Chinellato, La Gazzetta dello Sport)

Ci sono vittorie che cambiano una carriera. Gianluca Mager spera che quella clamorosa ottenuta su Dominic Thiem nei quarti del torneo di Rio de Janeiro sia una di queste. Perché il 25enne azzurro ha fatto una vera impresa, eliminando l’austriaco numero 4 del mondo in due set, 7-6 (4) 7-5, in un’ora e 57′, in una partita durata due giorni per colpa della pioggia. Mager, numero 128 Atp, prima dell’impresa sulla terra rossa brasiliana, non aveva mai battuto un top 30 dal suo passaggio al professionismo e diventa il primo italiano a raggiungere la semifinale nel primo torneo Atp 500 giocato in carriera. Un possibile trampolino di lancio, che già gli vale la scalata fino alla posizione numero 100 nel ranking mondiale. La sua classifica potrebbe ancora migliorare: l’accesso alla finale (l’ostacolo è l’ungherese Attila Balazs) lo proietterebbe al numero 77, una clamorosa vittoria addirittura al 56. Mager è entrato nel tabellone principale partendo dalle qualificazioni, col pass strappato battendo proprio Balazs 6-0 6-2. Da lì è stato un crescendo: 7-6 7-5 al norvegese Ruud (34′ al mondo) nel primo turno, 6-3 7-6 al portoghese Domingues (169) negli ottavi, fino all’impresa contro Thiem.

Mago Mager batte Thiem, ed è da top-100 (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

 

Più forte della pioggia ma soprattutto di Dominic Thiem, n.4 del mondo e testa di serie n. 1 dell’ATP 500 di Rio de Janeiro. Andato a dormire sul 7-6 2-1 in suo favore dopo il maltempo di venerdì, Gianluca Mager ha girato a vuoto giusto sul 5-4 del secondo set, quando è andato a servire per il match ma ha concesso il controbreak all’austriaco. Però ha subito rimesso la testa davanti dopo il 5 pari e alla fine l’ha spuntata per 7-5 dopo 1h55′, conquistando la prima vittoria in carriera contro un Top 10, anzi un Top 5. «Per me era già un sogno affrontare Thiem, tra i miei giocatori preferiti. Non mi sembra vero di averlo battuto!». Sono salite così a cinque le partite e a dieci i set di fila vinti dal 25enne sanremese, che a Rio ha superato due turni di qualificazioni e poi Casper Ruud e Joao Domingues prima di Thiem senza cedere appunto neppure un set. Numero 128 ATP, con il successo di ieri Mager è virtualmente salito in 100a posizione: lunedì quindi, con il nuovo best ranking, farebbe il debutto nei Top 100.

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