Il sogno di Giulia Gatto-Monticone: "All'applauso finale mi è scesa una lacrima"

Wimbledon

Il sogno di Giulia Gatto-Monticone: “All’applauso finale mi è scesa una lacrima”

Trentenni agli antipodi: il ritiro di Sharapova, l’emozione di Gatto-Monticone. Non è detto che essere nate nello stesso anno significhi vivere esperienze tennistiche simili. Maria, Giulia e le parabole di carriera opposte

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Giulia Gatto-Monticone e Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il nostro inviato

Secondo giorno di torneo a Wimbledon, con meno scossoni del primo. Era al via la parte alta del tabellone, e delle 16 teste di serie impegnate in 13 hanno vinto. E lo hanno fatto tutte in due set. Tre le eliminate: la numero 22 Vekic, la 26 Muguruza, la 32 Tsurenko.

Donna Vekic paga le conseguenze di un sorteggio sfortunato, visto che si è imbattuta in Alison Riske, la tennista che forse aumenta di più il suo rendimento quando ci si sposta sull’erba rispetto alle altre superfici. È stato un match lottatissimo (3-6 6-3 7-5) terminato con il buio. Per questo c’è stato bisogno della luce artificiale, e della conseguente chiusura del tetto del Court 1: è la prima volta in assoluto che durante i Championships viene fatto ricorso alla nuova copertura mobile. Erano passate le nove (ora locale) quando è finito il match e con questo successo Alison si è fatta il miglior regalo di compleanno possibile, visto che il 3 luglio compie 29 anni.

 

Tecnicamente prevedibile la sconfitta di Tsurenko. Lesia è entrata fra le teste di serie da numero 33 del ranking, “ripescata” dopo il forfait di Andreescu. Per lei non è il miglior momento della stagione; in più aveva di fronte aveva una tennista esperta come Strycova, che conosce bene l’erba e che sa cogliere le occasioni quando si presentano: 6-3 6-2 in 71 minuti.

Discorso differente per Garbiñe Muguruza. Due anni fa, nel 2017, diventava la campionessa di Wimbledon. Fra l’altro durante il percorso vincente aveva anche sconfitto la vincitrice del 2018 Angelique Kerber. Oggi invece esce per mano di Beatriz Haddad Maia (6-4, 6-4), una giocatrice che una volta si sarebbe detto che proponeva un tennis simile al suo, ma con una consistenza inferiore. Purtroppo ho seguito solo qualche breve frazione del match e quindi non me la sento di esprimere un giudizio tecnico sulla partita. In ogni caso è un peccato che una giocatrice come Muguruza, capace di esprimersi a livelli altissimi, stia vivendo un periodo di crisi che dura da ben più di un anno. Già vederla solo al numero 26 delle teste di serie sembrava uno spreco, figuriamoci uscire al primo turno.

Garbiñe ha solo 25 anni, e quindi è in una età che normalmente si associa al massimo picco di rendimento. Sottolineo l’età perché temo che sia diventata il fattore determinante per spiegare l’uscita, per ritiro, di Maria Sharapova, battuta da Pauline Parmentier. Masha non è più una testa di serie: dopo tutte le tribolazioni fisiche vissute, è scesa al numero 80 del ranking, ma rimane pur sempre una delle poche tenniste in attività che a Wimbledon hanno sollevato il Venus Rosewater Dish.

Sharapova è nata nell’aprile 1987: quindi per lei gli anni sono 32, di cui oltre la metà vissuti da professionista, dato che ha iniziato da giovanissima. Dopo i guai alla spalla, se non interpreto male, riemergono altri malanni che le erano costati la rinuncia agli US Open 2015. Il suo fisico sembra diventato di cristallo: si ferma per un problema e quando rientra ne arriva un altro a impedirle di recuperare una condizione accettabile.

Per noi italiani la storia più intrigante è senza dubbio quella di Giulia Gatto-Monticone, che è nata nel 1987 proprio come Sharapova. Le dividono sette mesi: il 19 aprile è il compleanno di Maria, il 18 novembre quello di Giulia. Eppure le loro sono due carriere agli antipodi. Masha bambina prodigio, Giulia tennista dalla maturazione lenta, che dopo i 30 anni si sta prendendo le migliori soddisfazioni. Qualche settimana fa ha saputo conquistare per la prima volta un posto nel tabellone principale di uno Slam, al Roland Garros. Ora l’esordio a Wimbledon, addirittura sul Centre Court e contro Serena Williams.

Ricordo che quando è uscito il sorteggio i lettori di Ubitennis si sono divisi in due partiti. Il primo ha parlato di enorme sfortuna nel pescare una tennista virtualmente imbattibile come Williams. Non poteva per esempio capitare una wild card locale per fare ancora strada? Il secondo partito lo ha invece giudicato il miglior sorteggio possibile per chi si presentava per la prima volta nel tempio del tennis. Vale a dire una “esperienza da sogno da raccontare ai nipotini”.

Entrambe le posizioni avevano buoni argomenti, e allora per dirimere il dubbio a fine match l’ho chiesto direttamente a Giulia. Risposta senza incertezze: esordio da sogno, il migliore possibile. Poi però ha aggiunto che il suo coach, almeno all’inizio, non l’aveva presa bene, salvo poi metabolizzare la situazione e spostarsi anche lui sul versante ottimista.

E a cose fatte credo che di questo Wimbledon le rimarranno ricordi solo positivi. Ma le cose non erano cominciate bene. Avvio comprensibilmente complicato: 0-5 in pochi minuti, tanto che in tribuna stampa si cominciavano a evocare precedenti infausti, e c’era chi si chiedeva se la durata del match avrebbe assunto una brevità da record.

Invece poi Gatto-Monticone ha cominciato a carburare: ha vinto due giochi che le hanno permesso di chiudere il set con un più che accettabile 2-6. Quella che però è da incorniciare è la prestazione del secondo set. La qualità di gioco è salita, il rovescio di Giulia ha cominciato a incidere, e soprattutto sulla seconda ha sofferto meno, passando dal 14% di punti vinti nel primo set al 50% del secondo.

Il set è stato in costante equilibrio e quando Serena ha operato uno strappo in avanti (sul 5-3 e servizio) Giulia è stata capace di ribrekkarla mentre Williams serviva per il match. A quel punto la partita ha assunto un sapore differente. Giornalisticamente non era più una vicenda “di colore” ma un evento sportivo da raccontare senza se o ma, in cui Serena ha rischiato davvero di giocarsi il secondo set al tie break, visto che Gatto-Monticone ha avuto la palla per il sei pari. Alla fine il match si è chiuso sul 6-2, 7-5 in 80 minuti esatti, 51 per il solo secondo set.

Si può interpretare la prestazione di Giulia da due punti di vista diversi. Da quello più generale questo match ha fornito una ulteriore prova che il movimento femminile diventa sempre più competitivo e anche fuori dalle prime 100 ci sono giocatrici che non solo non sfigurano sul Centrale di Wimbledon, ma che possono impegnare le prime del mondo.

In termini più personali la sua è una storia che, almeno per un giorno, ha offerto una prospettiva differente rispetto alla routine dei nomi che si incontrano tra loro in ogni torneo del mondo. A 31 anni è una giovane donna matura, che guarda al tennis con la consapevolezza della propria professione ma anche con la cultura sportiva necessaria per apprezzare davvero, sino in fondo, i nuovi traguardi che ogni giorno riesce a conquistare.

L’intervista in sala stampa è stata speciale anche per questo, perché Gatto-Monticone ha raccontato la sua esperienza con gli occhi di chi per tanti anni ha guardato verso Wimbledon da fuori, ma poi finalmente si è trovata a vivere tutto in prima persona. Per questo riporto ciò che ha detto nel modo più letterale possibile. Credo non occorra aggiungere altro.

Sulla partita: “Giocare su questo campo con una avversaria del genere mi ha richiesto una ventina di minuti per ambientarmi. Tre anni fa giocavo gli ITF da 15000 dollari, trovarsi sul centrale di Wimbledon non è proprio la stessa cosa. Poi mi sono sciolta. Nel secondo set non ho mai pensato al punteggio o all’idea di rovesciare il match perché mi sono sempre e solo concentrata sul singolo punto. Sulla palla e sulla racchetta. Appena c’era l’occasione, cercavo di spingere con l’obiettivo di farla muovere il più possibile, anche se non è una impresa facile”.

Sulle qualità di Serena: Certi suoi servizi si sentono proprio sul polso, per quanto sono pesanti (oggi ha superato i 200 km/h). Poi invece una volta nello scambio mi aspettavo una palla, devo essere sincera, molto più forte. Invece no. Però ovviamente, quando ce l’ha sopra la spalla… Però sa trovare angoli che altre tenniste si sognano. Per esempio nelle qualificazioni ho incontrato Oceane Dodin, che sa spingere forte la palla. Ma gli angoli di Serena non è assolutamente in grado di trovarli”.

Sì, effettivamente il punto del match point (con scambio a rete ravvicinato) avrei potuto anche vincerlo io: ma quando dall’altra parte delle rete c’è Serena le cose sono un po’ diverse… Sono state emozioni forti, e all’applauso finale una lacrima mi è scesa. A fine match è stata gentilissima. Lei mi ha detto ‘amazing player’ anche se non so le pensa davvero. Io le ho detto che è la regina di Wimbledon. E le ho chiesto se potevamo farci un selfie insieme, ma poi dal panico non trovavo il mio telefono. Allora lei ha preso il suo e mi ha detto che caricherà la nostra foto su Instagram. Poi abbiamo fatto un’altra foto con Tommaso (il coach) e Mouratoglou tutti e quattro insieme. È stata davvero gentilissima”.

Sulla esperienza a Wimbledon: “Oggi è stato un giorno emozionante. Questa mattina ci hanno fatto provare il percorso che porta dagli spogliatoi sino al Centre Court e che passa attraverso gli spazi del circolo. È un posto pazzesco: l’ingresso, divani, fiori, trofei. Mi hanno spiegato il cerimoniale: cosa fare, dove aspettare prima di entrare in campo”.

“E poi siamo arrivati al campo, ancora senza pubblico: bello. Bello (lo ripete due volte). Me lo aspettavo diverso. Dato che è piuttosto largo non mi ha fatto così impressione. Ma è stato fantastico, davvero emozionante. Quando l’ho rivisto pieno, con gli spettatori, ancora di più. E poi l’erba del Centrale non è certo quella del torneo di Nottingham. Durante la prova del percorso ero con il mio team. Ci siamo emozionati tutti. Da brividi. Il mio primo Slam è stato Parigi, ma ovviamente il Centrale di Wimbledon con Serena resteranno indimenticabili”.

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

IL TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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Focus

Wimbledon: Djokovic contro Federer, la miglior finale possibile

LONDRA – Novak e Roger hanno dimostrato sul campo di meritarsi la sfida per il titolo. Al di fuori della terra battuta, sono i più forti. Il risultato è impossibile da pronosticare

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Federer e Djokovic, pic from Twitter

da Londra, il nostro inviato

Non è semplice prevedere gli esiti delle partite di tennis. Quando si ha la fortuna di essere quasi sempre sul luogo dei grandi tornei, si hanno certamente molti strumenti in più, in particolare l’insostituibile possibilità di osservare il gioco dalla prospettiva bassa e laterale. Oltre a questo, andando ogni giorno a seguire gli allenamenti dei campioni, parlando con i coach, si possono scoprire una marea di piccoli dettagli, sia tecnici che relativi all’umore e alla convinzione (per esempio) dei giocatori. Difficile che uno che la mattina stecca venti dritti sulle siepi, e se ne va dal campo imprecando contro se stesso e a volte l’allenatore, il pomeriggio con quel colpo realizzi tanti punti e vinca. Esperienza personale e diretta, ma si dice il peccato, non il peccatore. D’altronde, se ci è proibito scommettere, c’è un motivo.

Nel caso della semifinale tra Roger Federer e Rafael Nadal, dopo averli visti per due settimane, mi ero convinto che il favorito fosse Roger, e il giorno prima ho azzardato un fortunato “vince Federer in 4 set“. Il ragionamento è in realtà molto semplice: vedi che lo svizzero gioca bene, e soprattutto è in crescendo, lo spagnolo sul medio-veloce (e son generoso con l’erba vetrata di quest’anno) non lo batte da anni, sai che è comunque difficile che un mastino come Rafa la molli in tre set, in cinque diventerebbe dura per Federer, ed ecco il pronostico. Quasi facile, alla fine.

 

Quando si tratta di provare a capire come potrebbe andare a finire il match tra Roger e Novak Djokovic, però, alzo le mani. Per me, è letteralmente impossibile propendere decisamente per l’uno o per l’altro. Posso solo raccontarvi cosa ho visto tra i match e i training, per poi lasciare che vi facciate voi un’idea.

Novak è il solito Novak, ovvero fortissimo. In allenamento è sempre stato bello concentrato, e la novità della presenza al suo fianco di Goran Ivanisevic se non grandi accorgimenti tecnici gli ha sicuramente portato utilissimi stimoli. Un nuovo coach, anche se “a tempo”, ti fa venire voglia di far bella figura, banale ma vero dalla quarta categoria all’ATP. Dritto e rovescio viaggiano bene, le geometrie in partita sono precise. Grazie alla pressione costante che riesce a generare in palleggio, sta andando a rete molto e con successo (in questo torneo, 146 punti fatti su 192 dicese, praticamente come Roger che ha realizzato un 152 su 191). Il servizio fa il suo dovere (65% di prime in campo con cui vince il 79% dei punti). I numeri, insomma, ci restituiscono il ritratto di un ottimo Djokovic.

I minimi punti dolenti (relativamente parlando, s’intende) sono emersi, forse, solo nell’ultima vittoria, in semifinale contro Roberto Bautista Agut. E non riguardano il tennis, ma gli aspetti psicologici. Durante i primi due parziali, con lo spagnolo che appariva via via sempre più solido e inscalfibile da fondocampo, a volte Novak ha manifestato un po’ di impazienza, andando diverse volte a commettere lui per primo gli errori non forzati. Non c’entrano i trascurabili screzi con il pubblico, anzi, conoscendolo (ne parlavo ieri con i commentatori di RTS, la TV nazionale serba) sono momenti di tensione che quasi quasi gli fanno bene, stimolandolo a reagire e ad aumentare la cattiveria agonistica. Rimane il fatto che più o meno per due set (da metà del primo a metà del terzo) Djokovic si è fatto imbrigliare da un giocatore che oltre alla disarmante regolarità del palleggio, non è che abbia fatto chissà che numeri da fenomeno. L’insofferenza esibita soprattutto rivolgendosi al suo angolo ne è stata un sintomo. Per quanto riguarda le presunte vulnerabilità tattiche ed emotive di Novak, è finita qui. Un po’ poco, in un intero torneo, direi. Il Djokovic che si presenterà in campo domenica, quindi, possiamo ragionevolmente ritenere che sarà una versione molto competitiva del 15 volte campione Slam.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Dall’altra parte, Roger Federer ormai non deve dimostrare più nulla, e non ha mancato di farlo capire anche parlando con i media. Oltre alle parole delle conferenze stampa, ho notato un atteggiamento e un linguaggio del corpo estremamente rilassati. Dal modo in cui si siede, a quello in cui cammina, l’impressione costante è che fondamentalmente sia qui perchè si diverte a giocare a tennis, prendendo tutto quello che di buono arriva, senza tensione e senza drammi in caso di eventuale sconfitta. Ad Aorangi Park l’ho visto ridere e scherzare, provando trick-shots, come un ragazzino. Non può esserci attitudine migliore nel tennis. Se poi questo approccio sereno e disincantato si applica al mostruoso talento di Roger, la combinazione può diventare letale, come ha scoperto a sue spese Nadal venerdì sera. Risposte di rovescio spinte in scioltezza, interi scambi giocati in controbalzo a tutto braccio come fosse la cosa più naturale del mondo. Rafa ha detto che “quando Federer gioca così, ti toglie il tempo di preparare i colpi, non riesci mai a prendere l’iniziativa aprendo il campo“, ha ragione da vendere.

Come potrà svilupparsi, quindi, il confronto in finale? La cosa di cui possiamo essere quasi sicuri è che sarà una partita di alto, se non altissimo livello tecnico, per la semplice ragione che si apprestano a giocarla i migliori visti fino a questo momento a Church Road. L’idea è che, come spesso avviene, la vicenda dipenderà più da Federer che da Djokovic. Quello che è e sarà in grado di mettere sul piatto della bilancia il serbo lo sappiamo, e di norma basta e avanza per battere chiunque. Quello che saprà o potrà inventarsi Roger, invece, è un’incognita sia nel bene che nel male. Potrebbe subire senza possbilità di scampo la pressione e l’aggressività da fondo di Novak, così come trovare anticipi e colpi vincenti da qualsiasi posizione. Avrà il pubblico dalla sua parte al 90%, il che non è sinceramente bello, ma tant’è, Djokovic ha già dimostrato di avere la pellaccia dura al riguardo, ricordiamo la caciara dell’Arthur Ashe a New York nel 2015.

Se mi costringessero a sbilanciarmi con una pistola puntata alla tempia, molto (molto!) sottovoce direi che vincerà Federer in 4 set, però assai tirati tutti quanti, più o meno per le stesse ragioni esposte all’inizio di questo articolo parlando del pronostico sul “Fedal”. Ma non ci scommetterei nemmeno un centesimo, e sconsiglio di farlo anche a voi. La cosa che consiglio, di cuore, è di godersi insieme una finale potenzialmente epica, invece di perdere tempo a litigare nei commenti.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

UN PO’ DI NUMERI:

  • PRECEDENTI TOTALI: 25-22 Djokovic
  • SLAM: 9-6 Djokovic
  • FINALI: 12-6 Djokovic
  • FINALI SLAM: 3-1 Djokovic
  • ERBA: 2-1 Djokovic
  • Totale set: 70-67 Federer
  • Set decisivi: 13-5 Djokovic
  • Tie-break: 12-12
  • Tie-break decisivi: 3-0 Djokovic
  • Al meglio dei cinque set: 9-7 Djokovic
  • Partite finite al quinto: 3-0 Djokovic
  • Totale game: 694-689 Federer

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Wimbledon

Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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