Wimbledon: Djokovic va, avanza anche Auger-Aliassime. Wawrinka fuori

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Wimbledon: Djokovic va, avanza anche Auger-Aliassime. Wawrinka fuori

LONDRA – Stanimal cede in volata contro il bombardiere USA Opelka, Nole lascia sette giochi a Kudla. Anderson perde un set ma elimina Tipsarevic. Pazzesca rimonta di Verdasco su Edmund

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Londra, il nostro inviato

Stan Wawrinka si era detto fiducioso delle sue chance a Wimbledon, l’unico torneo dello slam che manca al suo palmares, dopo la facile vittoria di primo turno. “Anche se non è la mia superficie preferita, quando scendo in campo, penso di poter battere chiunque”. Non aveva fatto i conti con i 211 centimetri e i 102 kg del ventunenne americano Reilly Opelka, capace di estrometterlo dal torneo a forza di ace e botte da fondocampo e di issarsi per la prima volta al terzo turno di uno slam.

In realtà lo statunitense ha mostrato una discreta mobilità a dispetto della stazza e un’ottima capacità di verticalizzare il gioco presidiando proficuamente la rete grazie alla notevole apertura alare. Eppure dopo un primo set giocato alla grande da Opelka soprattutto in risposta e caratterizzato altresì dai gridolini della Azarenka provenienti dal limitrofo campo 12, Stan riusciva a prendere le misure al gigante americano, togliendogli sicurezze al servizio. Un passaggio a vuoto però gli costava il quarto set ed il match andava al quinto sotto il sole dello splendido campo numero 2.

 

Il set decisivo era teso ed equilibrato e quando tutto sembrava far presagire un avvicinamento al primo super-tiebreak, arrivava il break decisivo dell’americano per l’8-6 finale che gli valeva anche la prima vittoria in carriera al quinto set. “Non ho mai detto che avrei vinto Wimbledon, sono felice dei risultati della mia carriera, ho vinto tre Slam in un’epoca di fenomeni. Non è facile accettare una sconfitta come quella di oggi, ho avuto poche chance di brekkare, ma lui ha meritato di vincere”. Stan non si scoraggia, ma sa che la risalita sarà dura. “Prima dell’infortunio ero molto in fiducia, sono stato top-5 a lungo. Ora devo guardare torneo dopo torneo ma sono fiducioso, oggi ho giocato bene ma è andata così”.

Stan Wawrinka – Queen’s 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

GLI ALTRI INCONTRI – Nessunissimo problema per Novak Djokovic, sicuro e centrato quasi già si trovasse nella seconda settimana del torneo. Quest’anno Nole non sembra particolarmente orientato a rodarsi, deciso a risparmiare il risparmiabile in vista dei giorni di fuoco una volta scollinata la fatidica Middle Sunday. Inaugurato da campione in carica il Centrale lunedì trattando maluccio Kohlschreiber, nella serata di oggi il primo favorito in gara ha concesso ancora meno a Denis Kudla, uno che comunque sull’erba ha qualcosa da mostrare: sarà per la prossima, visto che in questa occasione l’americano di Kiev dovrà farsi bastare i sette miseri game raccolti. Avanti con qualche evitabile inciampo anche il finalista uscente Kevin Anderson, a occhio, ma verremo smentiti, piuttosto lontano dal picco di forma. Non lontano come il povero Janko Tipsarevic, costante bersaglio degli infortuni più cattivi, del quale ha disposto senza gravi patemi nel corso dei tre set vinti ma a cui ne ha concesso uno costatogli un’oretta di lavoro extra: visto lo stato di salute, sarebbe stato opportuno evitarla.

Tranquilli i favoriti e trattati in altra sede gli episodi clou di giornata offerti da Opelka, Aliassime e dall’Italia dai due volti, ciò che ancora merita di essere sottolineato risiede nelle partite vinte da Medvedev, Verdasco e Khachanov. Daniil ha un bel tabellone, ringraziando per la partecipazione il grande Thomas Fabbiano, che gli ha levato di mezzo Tsitsipas: assorbito non senza qualche difficoltà il tremendo entusiasmo del teen australiano Alexei Popyrin, capace di presentarsi a rete settantuno (!) volte tornando a fondo campo con il 69% di realizzazione in saccoccia, il focoso russo ha ora innanzi a sé un terzo turno molto interessante contro David Goffin: dovesse superarlo, se ne potrebbero, e forse dovrebbero, vedere delle belle.

Partita pazzesca sul Centrale, traboccante per due set e mezzo di euforia e ammutolito per una seconda metà da dramma sportivo messo in scena dal numero uno di casa: avanti due set a zero e per tre a zero nel terzo, Kyle Edmund si è fatto rimontare da qualche acciacco fisico e da Nando Verdasco, il quale ha in qualche modo vendicato il famoso quarto di finale perso contro Andy Murray nel 2013, quando ad avere due set di vantaggio era stato proprio lui.

E in rimonta, dovendo però risalire un solo set, ha staccato il pass per i sedicesimi anche Karen Khachanov, anche se la notizia grossa l’ha fornita il rivale sconfitto Feliciano Lopez, fino a qualche settimana fa sull’orlo del ritiro e che invece pare continuerà un altro po’. “La vittoria al Queen’s mi ha dato una fiducia impressionante, sono tornato tra i primi cinquanta della classifica e questo mi darà l’opportunità di entrare in ogni tabellone importante per tutta la prossima stagione. Se sarà davvero l’ultima? Alla mia età occorre pensarci anno dopo anno”. Per gli amanti dei prati, non una cattiva novella.

Feliciano Lopez – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

FELIX VA – Ogni Paese ha il suo giocatore “particolare”, e la Francia non fa sicuramente eccezione. Dopo gli anni passati a inseguire le mattane di Benoit Paire, i transalpini possono stare tranquilli: Corentin Moutet, classe 1999, è già sulla buona strada per diventare l’anima ribelle dei “bleu”. Fisico leggero, soprattutto in questi tempi di super-atleti, ma braccio sinistro fatato, si è fatto notare con la stampa francese perché ha deciso, scientemente, di non concedere alcuna intervista a nessuno, non facendosi nessuno scrupolo anche a saltare qualche conferenza stampa obbligatoria, se necessario. Si paga la sua multa e via.

Nel secondo turno odierno a Wimbledon Moutet ha affrontato la sua copia in negativo (nessun riferimento al colore della pelle, si intende), che parla la stessa lingua madre ma viene dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, quel Felix Auger Aliassime che ha un anno in meno di lui ma è già arrivato tra i grandi a un passo dalla Top 20 da cui lo separa solamente il nostro Berrettini. Ci ha messo più di tre ore il canadese a piegare la resistenza di Moutet, che soprattutto nel secondo set, vinto per 6-4, ha messo in mostra le sue notevoli doti difensive senza però disdegnare di portarsi in avanti.

Ci eravamo già incontrati lo scorso anno in un challenger – ha detto Auger Aliassime – ma è stato come affrontare un altro giocatore: è migliorato tantissimo nell’ultimo periodo, la pressione che riesce a mettere da fondo, le discese a rete, ha fatto davvero tanti progressi. Non è facile per me giocare da quasi esordiente, che prima di questo torneo non aveva mai vinto un match in uno Slam, e sentire che si parla di me come un giocatore destinato ad arrivare lontano”.

Un brutto game sul 4-5 del secondo set con due doppi falli e tre errori gratuiti ha rappresentato il più brutto passaggio a vuoto per Aliassime, che non ha comunque fatto una piega, riprendendosi subito con un break immediato e una vittoria in quattro set per arrivare a giocare contro Ugo Humbert al terzo turno, un altro giovane promettente, un altro francese, e curiosamente un altro pianista: “Ugo, Corentin e io suoniamo tutti il piano – ha ammesso Auger Aliassime – potete chiedere a loro chi è il migliore alla tastiera…”.

Felix Auger-Aliassime – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

hanno collaborato Emmanuel Marian e Antonio Garofalo

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

Il tabellone completo

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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