Wimbledon: Djokovic agli ottavi col cruise control. Pella elimina Anderson

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Wimbledon: Djokovic agli ottavi col cruise control. Pella elimina Anderson

LONDRA – Nole lascia un set a un buon Hurkacz, ma non dà mai la sensazione di rischiare. Pella giustizia un altro finalista uscente

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Il campo numero 1, col nuovo tetto retrattile, ha davvero una bellissima atmosfera, a mio avviso non inferiore a quella del mitico centrale. Quando poi è strapieno di gente, in un bel pomeriggio di sole, le condizioni per giocare a tennis sono l’ideale. Novak Djokovic affronta il polacco Hubert Hurkacz, 48 ATP – un precedente: hanno giocato un mese fa al Roland Garros, tre set a zero facili per Nole.

All’inizio del primo set, nel quarto game, è Nole ad affrontare (e annullare col servizio) la prima palla break, stessa cosa farà Hubert nel game successivo, per tre volte, con il servizio e l’ottimo dritto. I due si stanno affrontando quasi esclusivamente da fondocampo, le sortite in avanti avvengono solo al seguito di palle corte, slice bassi, o nastri. Djokovic manovra tranquillo senza strafare (un paio di brutti dritti sotto la rete, colpiti fuori tempo, sono gli unici errori evidenti), Hurkacz spara la prima palla a tutta, e cerca le accelerazioni appena può. Situazione di pericolo per il polacco sul 5-5, con tre palle break consecutive (due doppi falli lo hanno messo nei guai qui), si salva ancora con servizio e dritto. Alla quarta occasione, dopo uno scambio lungo e spettacolare (28 palleggi, roba da terra rossa), il serbo piazza la zampata, e va a servire per il set sul 6-5. Senza problemi Nole chiude 7-5, l’impressione dalla tribuna è che stia ancora viaggiando con le marce basse, non ci sono stati gran momenti tecnici o agonistici da segnalare.

Il secondo set va via sulla falsariga del primo, il momento di crisi per il polacco arriva sul 3-3, quando a Hubert servono 14 punti e 3 palle break non consecutive annullate (bravo Hurkacz a spingere senza paura per salvarsi) per salire 4-3. Poco dopo, sul 6-5 in suo favore, il polacco arriva addirittura a due set point sul servizio di Nole, con tanto di volée in tuffo. Il match sta diventando spettacolare, ma ci vuole altro per scalfire la solidità di Djokovic, che tiene e approda al tie-break. Qui è ancora Hubert ad andare in vantaggio per primo – 3-1, sta davvero giocando bene ora. Il polacco tira a tutto braccio, non disdegnando qualche slice ben piazzato con il rovescio. Sale di livello anche Nole, si arriva 5-5, e qui un passante e poi un vincente di dritto di Hurkacz chiudono il parziale, che bravo. 20 vincenti e soli 11 errori per il polacco nel set (15-12 Nole), come detto la partita ora è buonissima, per merito di entrambi.

Come se si fosse reso conto tutto ad un tratto di aver appena vinto un set contro il numero uno del mondo a Wimbledon, però, Hubert cala di brutto a livello di tensione agonistica, il che, con un fenomeno come Djokovic dall’altra parte, che invece reagisce e aumenta i giri del motore, gli costa un 6-1 preso in 25 minuti, con break al secondo e al sesto game. Poco da commentare qui, la classica “pausa” mentale e tecnica che però quando stai affrontando i top player, che non calano praticamente mai, anzi ti salgono sopra se glielo concedi, ti costa carissima tutte le volte. In generale, il buon Hurkacz è un bel giocatore, sa fare un po’ tutto, il servizio è una legnata ben oltre i 200 kmh, ma la continuità è la cosa che fa la differenza a questi livelli.

Sto trovando personalmente affascinante assistere alla partita concentrandomi solo su Novak, perché questo è un match in cui si può valutare bene il livello “standard” del giocatore ora come ora. Non c’è nulla di particolarmente stimolante per un campione del genere nell’affrontare un buon giocatore di seconda fascia, moderno, certamente pericoloso, ma non (ancora) maturo per traguardi quali la seconda settimana di uno Slam. Ci arriverà, ma non stavolta. La cosa interessante, dicevo, è vedere il modo quasi scientifico, volutamente controllato, con cui Djokovic tiene sott’occhio la situazione, senza cercare “numeri” non necessari, dando giusto giusto i colpetti di acceleratore che servono a tenere ben distante nel punteggio l’avversario.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nel quarto set, in controllo assoluto del match, Nole brekka al terzo game, Hubert deve salvarsi da palla break anche nel quinto ed è bravo a rimanere in scia fino accorciando sul 3-4. Il problema è che ormai il Djoker ha messo il cruise control, spinge rilassato sia di dritto che di rovescio, sbaglia poco, e incassa volentieri gli errori dell’avversario. Le statistiche, che controllo al cambio campo, non mi dicono nulla di straordinario (nel set, Nole 6 vincenti e 7 errori, Hubert 6-10), eppure, alzando gli occhi dal laptop, in campo davanti a me percepisco una sensazione di ineluttabilità del risultato francamente disarmante. Ed è questa la grande forza di Djokovic, a mio avviso, fare cose eccezionali facendole sembrare assoluta routine. Si può anche capire chi non lo considera un giocatore esaltante o spettacolare, è ovvio, ma se si guarda un po’ più a fondo non si può che esserne ammirati.

Quando poco dopo il serbo va a servire per il match sul 5-4, e piazza in sequenza servizio vincente, una trama da fondo che usa tutti gli angoli possibili, un errore di dritto non bello (ma può permetterselo), un contropiede assassino che stende letteralmente Hubert, e servizio vincente conclusivo, è come un film già visto. Poco da fare, non so se vincerà questo torneo, gli inciampi possono sempre capitare soprattutto sull’erba, ma la sensazione di superiorità che trasmette Nole in questo tipo di match è assolutamente unica. Vediamo un po’ chi troverà agli ottavi tra Auger-Aliassime e Humbert, probabilmente il primo, in ogni caso chi sarà il favorito non serve scriverlo.

 

GLI ALTRI INCONTRI

Guida Pella lo ha fatto di nuovo. Sull’erba gioca poco e vince anche meno, ma per il secondo anno consecutivo a Wimbledon batte nientemeno che il finalista uscente. Se l’anno scorso era toccato a Marin Cilic subire il ritorno dell’argentino che, dopo l’interruzione per pioggia, recuperava i due set di svantaggio, questa volta è stato Kevin Anderson a soccombere sotto i tiri mancini del n. 26 ATP. Anderson si è presentato qui con il solo torneo di Stoccarda disputato dopo la pausa che durava da Miami e la mancanza di tennis giocato ha avuto il suo peso, nonostante i turni passati ai danni di Herbert e Tipsarevic. I primi due set sono stati caratterizzati dai suoi errori soprattutto con il dritto ma, quando nel terzo è finalmente cresciuto, Pella si è fatto trovare pronto a contenerne la reazione per poi aggiudicarsi il tie-break. Agli ottavi (sì, Guido è alla seconda settimana!) lo aspetta Milos Raonic, forse preoccupato perché anche lui ex finalista, però nel 2016.

Lo spagnolo dai colpi poco spagnoli, al secolo Roberto Bautista Agut, si è sbarazzato in tre set di Karen Khachanov. Pur se tra i primi otto al Roland Garros, il ventitreenne moscovita sta vivendo una stagione al di sotto delle aspettative, ma resta il merito di un centratissimo Bautista per non avergli concesso neanche una palla break, pareggiando il conto dei vincenti ma con meno della metà dei gratuiti. Benoit Paire recupera un set di svantaggio a Jiri Vesely, spauracchio di questa zona del tabellone a dispetto del 124° posto in classifica. La svolta è arrivata sul 5 pari del tie-break del secondo set: sul proprio servizio, Paire gioca una volée in mezzo al campo, ma Vesely va troppo morbido con il dritto dando all’avversario tempo e modo di chiudere al volo; al punto successivo, stessa situazione a parti invertite con Benoit che non gli rende il favore. C’è partita solo nel primo set fra Milos Raonic e Reailly Opelka, con il canadese che fa suo il tie-break per poi dilagare dalla metà del secondo parziale quando Opelka, al sesto gioco, commette doppio fallo sulla palla break cedendo per la prima volta il servizio.

Oltre 4,7 chilometri corsi da entrambi, scambi rocamboleschi e mozzafiato per un crescendo di emozioni che ha contraddistinto la lotta di tre ore e mezza vinta da David Goffin contro Daniil Medvedev. Due volte in svantaggio di un set e sotto di un break (1-4) nel quinto, il belga si prende la rivincita dell’unico precedente, lo scorso gennaio a Melbourne, mostrando tutta la voglia di andare avanti nel torneo dove non è mai andato oltre gli ottavi. Ribaltata la situazione di punteggio, David serve per chiudere al dodicesimo gioco, annulla una palla break e va a match point al termine di uno scambio spettacolare che chiude con il passante di dritto sullo smash di Medvedev. Poi, il rovescio lungolinea dei periodi d’oro lo manda a giocarsi un posto nei quarti contro Fernando Verdasco, vincitore di Fabbiano.

CHI IN SEMIFINALE CON NOLE? – Usciti di scena – per motivi diversi non troppo inaspettatamente – Anderson, Zverev, Wawrinka e Khachanov, il quarto di tabellone da cui uscirà il semifinalista che affronterà (verosimilmente) Djokovic si presenta apertissimo. Milos Raonic può essere considerato favorito sia per la testa di serie più alta (n. 15) sia perché l’erba esalta le sue qualità di attaccante che compensano la poca facilità negli spostamenti e nel gestire le palle basse, logica conseguenza di quei due trampoli che ha per gambe; contro Opelka, non solo ha vinto il 93% dei punti con la prima (che ci sta), ma ha limitato al 58% quelli trasformati dallo statunitense con il primo servizio. I precedenti (0-6) ci suggeriscono che Benoit Paire ha poche chance contro Roberto Bautista Agut, ma il francese ha piazzato qualche risultato interessante quest’anno e, nonostante le due sconfitte all’esordio sull’erba pre-Wimbledon, la sfida è tutt’altro che chiusa. L’occasione è fin troppo ghiotta per tutti: chi non ha nulla da perdere è Guido Pella.

Guido Pella – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

U. Humbert b. [19] F. Auger-Aliassime 6-4 7-5 6-3 (da Londra, Vanni Gibertini)

In questa realtà piena di ultra trentenni che continuano a vincere tutto quello che si può vincere e cosiddetti “Next Gen” che escono dai tornei importanti inopinatamente presto, è stato necessario scorrere con attenzione l’elenco degli incontri per andare a scovare i giovani interessanti. Il primo venerdì di Wimbledon fortunatamente proponeva, nientemeno che sul campo n.1, lo scontro tra i due più giovani partecipanti rimasti in gara nel singolare maschile, due la cui età sommata non arriva a quella di Ivo Karlovic.

La testa di serie n.19 Felix Auger Aliassime, già indicato da molti come uno dei potenziali ostacoli più duri sulla strada di Novak Djokovic, ha affrontato il filiforme francese Ugo Humbert, n.68 del ranking ATP grazie a buoni risultati nei tornei challenger ed alla semifinale all’ATP di Marsiglia. Nonostante i precedenti ufficiali parlino di 0-0, i due si sono già affrontati nel 2015 in un torneo junior Grade 2 in Olanda, quando il canadese vince 6-3, 6-2 nonostante uno svantaggio anagrafico di oltre due anni sull’avversario (e Auger Aliassime ha dato prova di grande memoria ricordando perfettamente match e risultato nella sua conferenza stampa dopo il secondo turno).

Si è trattato di una sconfitta decisamente inattesa per il 18enne canadese, che era largamente favorito alla vigilia e forse era abbastanza sicuro di vincere, tanto da rimanere piuttosto destabilizzato dalla rimonta subita nel secondo set e finire per smarrire il match per la via.

Primo set deciso da un solo break, subìto da Auger Aliassime in un disordinato settimo game infarcito di un doppio fallo e un paio di errori gratuiti, e confermato da Humbert con un bel turno di battuta subito dopo nel quale ha cancellato due palle del controbreak. I due hanno un gioco abbastanza simile, ricalcato dal prototipo del tennista moderno, piuttosto bilanciato nei colpi da fondo, con un buon servizio e ottima mobilità a dispetto di una statura decisamente importante. Sicuramente più potente con il diritto, Auger Aliassime ha però subito le traiettorie mancine di Humbert, soprattutto con il rovescio bimane che ha spesso aperto il campo per conclusioni con il diritto.

Il canadese ha subito una brutta “imbarcata”, che gli è costata il secondo set e probabilmente il match, quando non è riuscito a chiudere il secondo set servendo sul 5-3 più per un buon game di risposta del francese che per demeriti propri. Tuttavia da quel momento ha iniziato ad essere molto meno sicuro sui rimbalzi, particolarmente sul diritto, ed ha smarrito il filo del suo gioco, cedendo ben sette giochi consecutivi dal 5-2. È stato poi davvero esemplare Humbert a mantenere i nervi saldi per tutto il resto del terzo set, dopo aver ottenuto il break in apertura per il 2-0, risolvendo con la battuta alcune situazioni scomode e concludendo il match con un paio di soluzioni che hanno fatto spellare le mani ai più o meno cinquemila spettatori rimasti sul Campo n.1 fin quasi alle ore 21.

Sarà dunque Ugo Humbert ad affrontare in n.1 del mondo Novak Djokovic negli ottavi di finale lunedì prossimo. Esordio a questo livello di uno Slam per francese, 47esima volta per Djokovic, che affronterà questa inedita sfida con tutti i favori del pronostico dalla sua parte.

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Djokovic alieno: annulla 2 match point a uno splendido Federer e vince il suo quinto Wimbledon

LONDRA – La finale più emozionante del decennio sui campi di Wimbledon finisce al tie-break decisivo. Federer commovente, Djokovic eguaglia Borg e vola a 16 Slam

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 7-6(5) 1-6 7-6(4) 4-6 13-12(3) (da Londra, il nostro inviato)

Un tie-break al quinto set. Al primo tentativo. Questa finale di Wimbledon non poteva regalare più emozioni. Match point annullati, come non se n’erano visti da Parigi 2004 all’atto decisivo di uno Slam, Roger Federer che ancora una volta perde da Novak Djokovic con due match point a favore, come era accaduto già due volte nelle semifinali dello US Open.

Un match che Federer, il quale alla fine ha vinto 14 punti in più dell’avversario, sembrava avere in mano sul’8-7 del quinto set, quando ha servito per il set, ma invano. Ma anche prima di quell’episodio cruciale della partita c’erano stati momenti in cui avrebbe potuto ottenere il suo nono Wimbledon, come nel tie-break del primo set e nel set point avuto nel terzo. E invece è stata la giornata di Novak Djokovic, capace di vincere una partita incredibile, servendo in maniera altrettanto incredibile e dimostrandosi il più freddo nei momenti decisivi.

 

La contemporaneità quasi perfetta dell’inizio della finale del singolare maschile di Wimbledon e della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Silverstone sembra sottolineare il “tafazzismo” imperante della Gran Bretagna contemporanea. Il tema tattico iniziale è quello largamente atteso: Federer cerca di muovere il gioco, Djokovic presidia il fondo e contrattacca. La prima chance break è per lo svizzero sul 2-1, e se ne va con un diritto sparacchiato fuori alla ricerca di un contropiede eccessivo. Subito dopo Federer recupera da 0-30 affidandosi alla prima di servizio.

Lo svizzero gioca sui cambi di ritmo e rotazione negli scambi, ma Djokovic non si fa ingannare e risponde colpo su colpo. Federer arriva a due punti dal set sul 5-4 con due eccellenti diritti in chop, arriva a 20 centimetri dal set-point, ma il n.1 del mondo esce dal passaggio pericoloso con grande autorità. Nel tie-break è Federer che ha l’iniziativa sulla racchetta, perde due punti sul servizio di Djokovic che avrebbe dovuto vincere con due errori di diritto (dopo 21 e 13 colpi), riesce comunque ad andare avanti per 5-3 con due splendidi vincenti da fondo, ma poi cede quattro punti consecutivi (tre gratuiti) per consegnare il primo set a Djokovic dopo 58 minuti (curiosamente due in più della finale femminile di sabato).

Ma il rush finale del tie-break costa caro al serbo, che inizia a commettere quegli errori da fondo che non erano affiorati fino a quel momento e concede due break consecutivi, lasciando scappare Federer sul 4-0. Con un terzo break sul 5-1, chiuso da due punti quasi buttati via da Djokovic, Federer pareggia i conti in 25 minuti con un set da 26 punti a 12. Novak è passato da 14 vincenti e 6 gratuiti nel primo set a 2 vincenti e 10 gratuiti nel secondo.

Federer aumenta il ritmo delle discese a rete a inizio terzo set, poi si ferma di più a palleggiare da fondo. L’inerzia del match sembra a suo favore dopo il “set horribilis” di Djokovic nel secondo, ma non riesce a concretizzare questa superiorità in punteggio. Lo svizzero si desta dall’apparente torpore e con una demi-volée di rovescio che fa esplodere il centrale conquista il set point, ma con la battuta lo svizzero rispedisce tutto al mittente. Il clima è quasi da Coppa Davis svizzera (almeno quella di una volta, chissà come sarà quella nuova), ma Djokovic non trema, e con il sapiente utilizzo del servizio al corpo arriva al tie-break che domina fino al 5-1, viene quasi ripreso sul 5-4, ma un errore di Federer sul punto successivo, dopo che il serbo aveva servito una seconda lentissima (80 miglia orarie) e in mezzo al rettangolo del servizio, decide la sorte del set.

In una situazione che ricorda un po’ a grandi linee la finale dello US Open 2015, dopo due ore e 16 minuti di gioco Federer si trova indietro per due set a uno senza aver fronteggiato l’ombra di una palla break e avendo avuto concrete chance di vincere entrambi i set perduti. A quinto game c’è un leggero calo al servizio di Djokovic, ma tanto basta: un doppio fallo, tre prime sbagliate e su una “steccata” di rovescio Federer ottiene il quarto break della giornata. Sul 4-2 Roger mette a segno una volée di rovescio smorzata che trasferisce la Davis svizzera in Sud America, tanta è la bolgia sul Centrale: serve per il set sul 5-2 ma perde il servizio per la prima volta nell’incontro. Due game più tardi è la volta buona e la finale va al quinto come era accaduto nel 2014.

Con Federer avanti di 15 nel computo totale dei punti si inizia il set decisivo. Sono un po’ saltati gli schemi, si diceva una volta nel calcio, Federer gioca più a briglia sciolta e anche Djokovic lo segue. È il serbo il primo ad avere palle break, sul 2-1: sono tre, che Federer annulla bene con il servizio. Le gambe dello svizzero però non sono più sotto i colpi come all’inizio del match, due rovesci scappano lunghi sul 2-3 e con un passante incrociato Djokovic guadagna l’importantissimo break di vantaggio. La posta in palio è altissima, nessuno è immune dalla tensione. Nole commette un doppio fallo sul 30-30 concedendo una palla del controbreak a Federer, che però sfuma con un diritto lungo. Ma il controbreak alla fine arriva, e alla soglia delle quattro ore di gioco la finale va ad oltranza.

Sul 5-5 Djokovic commette un doppio fallo, il nono, poi si salva con una volée in tuffo e tiene la battuta. Il gioco successivo Federer sbaglia uno schiaffo al volo sulla palla del 6-6, ma con un po’ più di fatica raggiunge comunque la parità. Sul 7-7 Djokovic va 30-0, subisce un diritto di Federer poi commette due errori gratuiti pesantissimi e sulla palla break non riesce a chiudere il diritto sotto rete e subisce il passante dello svizzero che va a servire per il match. Ma non deve finire così: Federer ha due match point, il primo lo sbaglia di diritto, sul secondo viene fulminato da un passante e poi arriva il controbreak. Sette punti consecutivi e si ritorna a giocare con le parità. 8-8, 9-9, 10-10, 11-11. Sul 40-0 Djokovic viene trascinato a palla break, con un “falco” molto controverso. Il passante di rovescio di Federer è fuori di un soffio. Su un secondo “falco” controverso sembra che abbia segnato l’Inghilterra quando sancisce la seconda palla break per Federer, ma con due colpi al volo tanto brutti quanto efficaci Nole annulla anche quella. Si arriva al tie-break, quello del 12-12, quello che mai si sarebbe pensato sarebbe servito in una finale.

Il minibreak decisivo arriva su un serve and volley di Federer al terzo punto, con la demi-volée che va in corridoio. Djokovic tiene i suoi servizi con grande freddezza, e una steccata di diritto chiude il match dopo 4 ore e 57 minuti consegnando il quinto Wimbledon a Novak Djokovic.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

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Il centrale di Wimbledon appartiene a Federer: 12esima finale, Nadal KO

LONDRA – Sarà ancora Federer-Djokovic, per la terza volta in finale a Wimbledon. Nadal deve arrendersi alla distanza. Sedicesimo confronto diretto vinto da Federer

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[2] R. Federer b. [3] R. Nadal 7-6(3) 1-6 6-3 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Poco da fare, finchè ci saranno loro due, ogni partita in cui si troveranno sullo stesso campo da avversari avrà il sapore del momento unico. In un tempio del tennis quale il centrale di Wimbledon, poi, la magia diventa completa. Roger Federer e Rafael Nadal, detto Rafa, arrivano alla 40esima , 24-15 per lo spagnolo. Per Roger siamo alla semifinale dei Championships numero 12, di cui 11 vinte, per Rafa alla sesta, di cui 5 vinte. Non entra uno spillo sulle tribune, i biglietti per la sessione pomeridiana di oggi superavano le 4000 sterline l’uno. 

MEGLIO FEDERER – Fin dall’inizio, Federer e Nadal si martellano a vicenda con il servizio, senza lasciare possibilità al ribattitore. Come previsto, sono entrambi molto aggressivi. Nei primi 7 game, arrivati al 4-3 Federer, in totale chi risponde ha fatto 5 punti (3 Rafa, 2 Roger). In particolare Nadal sta servendo come un treno, confermando la tendenza vista nel torneo, con velocità e precisione non inferiori all’avversario. Nell’ottavo game Rafa va sotto 30-40, palla break, grazie a una buona pressione di Federer. Dopo un grandissimo scambio che manda in apnea l’intero stadio, alla fine l’errore di rovescio di Roger lo salva. Gran livello, nessuna responsabilità di Federer qui, ha tirato tutto anche in controbalzo, ma non è riuscito a sfondare. A dir poco autoritario in battuta (3 ace, siamo a 7 in totale), lo svizzero sale 5-4, lo imita in modo altrettanto solido Nadal, 5-5. Con l’imprendibile servizio scagliato poco fa, Roger supera il record di ace a Wimbledon, che apparteneva a Goran Ivanisevic, 1398 contro 1397.

Sempre all’attacco Roger va 6-5 e si garantisce il tie-break, poi nel game successivo tira tre legnate da applausi e si prende il 40-40. A due punti dal set lo svizzero, in comando dello scambio, stecca male un dritto inside-in, forse la prima vera occasione mancata per colpa sua. Poco dopo, ecco il tie-break.

Nel primo punto mini-break Rafa, con un recupero in avanti che va all’incrocio, poi errore dello spagnolo, che col servizio sale 2-1. Un brutto slice in rete di Federer manda Rafa avanti 3-2 e battuta, ma una grandissima risposta in allungo di rovescio dello svizzero, doppiata dall’attacco e dalla volée, riequilibra le cose, siamo 3-3. Ancora il buon rovescio in ribattuta (lo sta giocando tanto e bene oggi), e poi il drittone in cross premiano Roger, che aggredisce ogni palla, e con smash e poi servizio esterno sale 6-3 e 3 set-point. Il lungolinea di dritto che chiude il parziale e consegna il 7-6 a Federer fa letteralmente venire giù lo stadio. Visto il gioco espresso in campo, e le opportunità avute, alla fine è giusto che sia avanti Roger. Non è un match straordinario, per ora, ma le fasi non tanto emozionanti della prima parte del set sono state abbondantemente compensate dallo splendido tie-break giocato dallo svizzero. Sono passati 51 minuti, vincenti-errori 16-10 Federer, 7-4 Nadal.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

RAFA FA 1-1 – Rovescio diagonale strepitoso di Roger nel primo game, in generale sta soprattutto rispondendo benissimo da sinistra, il che ovviamente va a limitare molto una delle traiettorie più efficaci di Rafa, la curva mancina. Lo spagnolo è sotto pressione quasi sempre anche in battuta, e solo le sue grandissime doti di incontrista lo tengono a galla: siamo 1-0. Un rovescio in controbalzo illegale di Federer sul top-spin alto e profondo di Nadal fa ammutolire il pubblico, ma la reazione di Rafa (che lottatore) è una gran risposta che punisce il serve&volley di Roger, e arriva la prima palla break per lo spagnolo.

Annulla Federer con attacco e smash, poi subisce la pressione avversaria, altra palla break, e qui la volée di rovescio è perfetta, bravissimo Roger. Il game prosegue, altra parità, il livello sta salendo moltissimo, sono straordinari tutti e due a momenti. La botta esterna col servizio dà l’1-1 a Federer, l’equilibrio è totale ora. Un Roger strepitoso, che alterna botte a tutto braccio a tocchi sopraffini si prende il 15-40 e due palle break nel terzo game. Nadal annulla la prima con servizio e dritto, il gratuito di Federer in risposta fa sfumare la seconda. Ace Rafa, ed è 2-1, l’inizio di questo secondo set è veramente lottato, il pubblico è felice, bello esserci, sinceramente. 

Rafa sale con la pressione, Roger sbaglia qualcosa e va sotto 0-40: dopo un’ora e 18 minuti ecco il primo break, 3-1 Nadal, un piccolo passaggio a vuoto per lo svizzero che rischia di costargli caro. Sembra avere fretta adesso Federer, fallisce risposte che prima gli entravano, mette in rete una volée non impossibile, ed è 4-1 per lo spagnolo. Continuano le incertezze per Roger, che va sotto 30-40 nel sesto game, stecca un dritto in avanzamento senza senso e perde di nuovo la battuta. 5-1 Rafa. Il momento di pausa agonistica di Federer ora è preoccupante, l’ottimo Nadal ne approfitta e chiude 6-1, un set pari. Si riparte da zero per entrambi, dal punto di vista di Rafa un’iniezione di fiducia un po’ regalata ma ovviamente graditissima, per quanto riguarda Roger, sarà bene che riattacchi la spina velocemente. Un’ora e mezza scarsa (88 minuti), e cominciamo una partita 2 su 3.

 
Federer Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

SORPASSO ROGER – Due ace e un bell’attacco per Federer, al servizio per primo, ed è 1-0, pare essersi scosso. La battuta di Roger ritorna a funzionare, quella di Rafa non ha mai smesso, e si prosegue spalla a spalla. Standing ovation per una sequenza dritto in recupero/rovescio lungolinea vincente di Federer, ancora applausi per il super scambio che dà una palla break allo svizzero sul 2-1. La volée di rovescio che gli consegna il primo break della sua partita fa esplodere il pubblico: che game, che atmosfera. 3-1 Roger. Reagisce Rafa, di splendido agonismo, si prende il 15-40 e due palle del contro-break (un doppio fallo di Roger), ma se le vede cancellare prima da uno smash, poi da uno scambio incredibile, a livelli di Melbourne 2017. Un errore dello svizzero porta alla terza opportunità per Nadal, l’attacco di dritto salva anche questa. In questa fase si stanno prendendo a pallate a tutto braccio scambio dopo scambio, l’intero centrale è a tratti in apnea, quando Federer tiene e sale 4-1 l’ovazione non è solo per lui, ma sa di ringraziamento a entrambi per lo spettacolo che ci stanno facendo vedere.

Adesso quello scosso pare Rafa, che in questo momento ha sbagliato appena 9 palle su 148 punti totali giocati, eppure è in svantaggio. Lo spagnolo subisce un punto molto fortunato (riga e poi nastro), va sotto 15-40, due palle break che praticamente terminerebbero il set. Di grinta e rabbia le cancella, che fenomeno di agonismo, siamo 4-2.  Roger martella e sale 5-2, Nadal accorcia: ora si sono comprensibilmente un po’ calmati, i primi cinque game di questo set sono stati illegali, roba da mascella in mano. Al servizio per il terzo parziale, tranquillo e autoritario Federer chiude 6-3, due set a uno per lui. 

Per Roger ha fatto la differenza l’essere uscito vincitore dalla terrificante scazzottata, di livello inarrivabile per intensità e qualità tecnica vista da parte di tutti e due, che ha portato al 4-1. Solo loro, e il miglior Djokovic, sono capaci di roba simile; ho visto gente in tribuna stampa che seguiva Wimbledon dai tempi di Borg e McEnroe guardarsi come a dire “ma è umano giocare così?”. Personalmente, come detto, l’ultima volta che ho visto con i miei occhi picchi simili è stato nel gennaio del 2017 a Melbourne. Sarà un caso, ma in campo c’erano sempre gli stessi. 

APOTEOSI SVIZZERA – Il quarto set vede il bel tennis continuare senza pause, nel terzo game Federer (sempre con l’acceleratore a tavoletta in risposta) va all’assalto della battuta avversaria e a furia di dritti spettacolari si prende il 15-40. Nadal è splendido ad annullare la prima, la rispostona di rovescio tra i piedi di Roger lo condanna sulla seconda. 2-1 e servizio per lo svizzero, ora il match teoricamente è nelle sue mani, ma è ancora lunga (o almeno lo speriamo tutti e 15.000 qui, le sensazioni sono elettrizzanti). Federer adesso ha piantato gli appoggi sulla riga di fondo, e non indietreggia di un millimetro qualsiasi cosa gli spari addosso Rafa, palleggiando a tutto braccio in controbalzo con scioltezza disarmante. Io non so come descriverlo, son cose che bisogna vedere coi propri occhi, incredibile. Dall’altra parte, l’animale da tennis che è Nadal si rifiuta di lasciarsi travolgere, e tiene con classe e grinta infinita.

Due game di battuta ben tenuti, e siamo 3-2. Le statistiche della IBM ora dicono 42 vincenti, 25 errori Roger, 23-19 Rafa, ma son numeri che non bastano, tantissimi scambi a dir poco pazzeschi sono finiti con un errore, ma dopo dozzine di legnate da fantascienza, quelli come li contabilizziamo? 

Si fa aggressivo Nadal nel quinto game – mamma quanto gli cammina la palla! – però Federer si difende e serve alla grande, salendo 4-2. Tiene bene anche Rafa, 3-4, ora si arriva alle fasi in cui ogni punto può decidere tutto. Roger sembra salito definitivamente in cattedra, tira missili alla battuta, tocca con maestria la palla a rete, siamo 5-3. Nadal è all’ultima spiaggia, ma non intende regalarla, e lotta come un leone. Dritto lungolinea da fenomeno di Federer, parità, servizio Rafa, poi ancora parità, siamo veramente in bilico. Botta d’incontro Federer, ed è match-point: annulla lo spagnolo con un gran servizio centrale, poi ace, poi pazzesco Roger con risposta e rovescio lungolinea, ancora parità. Il secondo match-point, dopo un errore di Rafa, viene ancora cancellato dalla battuta dello spagnolo, che poi tiene per il 4-5, e l’ovazione dello stadio è per lui. Può succedere qualsiasi cosa, in realtà.

Al servizio per chiudere, Federer mette l’ace a uscire, poi subisce la spinta di Nadal, siamo 30-30. Un imperdonabile errore dello svizzero, che non chiude un dritto a un metro dalla rete e poi stecca lo smash, porta alla palla del contro-break che riaprirebbe tutto. Rafa però un rovescio in rete. La gran combinazione a rete di Roger gli dà il terzo match point, e qui è sovrumano Nadal ad annullare col vincente al termine di uno scambio da cuore in gola. La gente è impazzita, ace Federer, quarto match-point, e ancora passante Rafa, non ho parole. Drittone esterno Roger, quinto match-point, e quando la palla di Nadal sfila lunga, l’applauso da brividi che li accompagna sembra infinito. Pelle d’oca alta due dita, grazie Rafa, grazie Roger. Con il grande Djokovic visto fin qui, sarà una finale che potrebbe essere indimenticabile.

Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

DICHIARAZIONI A CALDO – “Sono esausto, è stata dura” dice dopo pochi istanti Federer.Rafa per rimanere nel match ha giocato colpi incredibili. Anche il pubblico è stato incredibile, le battaglie con Rafa sono sempre speciali. Ho vinto i punti più importanti della partita e gli scambi lunghi. La finale? Spero di riuscire a portare Djokovic al limite, sarà difficile. Sappiamo che non è n.1 per caso. Sarà un’altra partita speciale. Il primo set è stato duro, buon tie break, ho servito bene, ci sono stati scambi veloci. Il sole e il vento dal lato basso davano fastidio, ho preso il break lì, e Rafa era ‘in the zone’ nel terzo e nel quarto ci sono stati scambi brutali che sono riuscito a vincere, e lì è girata dalla mia parte. Di sicuro è sempre bello giocare con Rafa qui, l’ultimo game è stato pazzesco, sono sollevato che ora sia finita, sento di aver giocato alla grande tutto il quarto set“.

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ATP

Un grande Djokovic sfianca Bautista Agut: sesta finale a Wimbledon

LONDRA – Bautista fa tutto ciò che è nelle sue corde, anche di più. Ma Djokovic è il numero uno del mondo e lo dimostra ancora una volta. In finale il favorito sarà lui: ma contro chi?

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [23] R. Bautista Agut 6-2 4-6 6-3 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

C’era il rischio che la prima semifinale di questo Wimbledon fosse considerata come l’esibizione del gruppo di supporto prima del concerto della star, visti i molteplici significati del Fedal. E invece le quasi tre ore di battaglia tra Djokovic e Bautista Agut hanno offerto spettacolo e incertezza, proponendo a Djokovic un buon numero di grattacapi che il serbo ha dovuto risolvere dando fondo a tutte le sue capacità tecniche. Il promesso sposo Bautista Agut, che ha rimandato il suo addio al celibato per giocare questa semifinale, si è arreso solamente all’inizio del quarto set quando non è riuscito a trovare una contromossa efficace alla tela di rovesci incrociati tessuta da Djokovic per imbrigliare la superiorità dello spagnolo negli scambi ad alta velocità da fondo.

Che Bautista Agut potesse essere nervoso prima del suo esordio in una semifinale dello Slam era abbastanza prevedibile, quindi nessuno si è troppo sorpreso quando Djokovic è scappato subito avanti 3-0 nel primo set. Lo spagnolo ha sbagliato qualche colpo in più del solito nei palleggi da fondocampo e non è stato perdonato da un Nole decisamente centrato e molto poco disposto a far entrare in partita l’avversario. Il serbo con la prima palla è una sentenza (13 su 14), e la sua reattività in risposta è quella dei giorni migliori: bastano 36 minuti per far volar via il primo set, nel quale il computo dei punti è 32-20 per il n.1 del mondo, che vanta un bilancio di 12 vincenti e 5 errori gratuiti.

 

Parecchi dei 14.979 spettatori del centrale sicuramente ignorano che poco più di tre mesi fa a Miami l’incontro tra gli stessi due aveva visto un primo set dominato in maniera simile da Djokovic, ma il match era andato allo spagnolo. Bautista Agut comincia a macinare il suo gioco nel terzo game, piazza un ottimo passante di diritto, viene aiutato da una rottura di corda di Djokovic e piazza la prima unghiata nel match, allungando sul 3-1. Uno spettatore in terza fila si sente male (la terza volta che accade nel corso di questo torneo), il gioco viene sospeso per un paio di minuti ma fortunatamente si può riprendere subito. Bautista Agut ha due palle per il 4-1 pesante, Djokovic però ne viene fuori con la battuta e rimane aggrappato al set.

Da fondo però la musica è cambiata rispetto al primo set: a menare le danze è Bautista Agut, Djokovic prova a testare il movimento in avanti di Roberto con qualche bella palla corta, ma i risultati sono a corrente alternata: lo schema “drop-shot più pallonetto” non è semplicissimo da attuare con continuità. Dopo un’ora e 48 minuti di gioco Bautista Agut pareggia il conto dei set con un nastro vincente imprendibile, che fa reagire piuttosto male Djokovic, apparentemente stizzito agli applausi della folla. A parte l’ultimo punto, comunque, la situazione sugli scambi da fondo è pressoché ribaltata rispetto al primo parziale: ci sono 13 vincenti e 5 gratuiti per Bautista Agut, contro un modesto 8-13 per Djokovic, ma soprattutto la sensazione è che sia quasi sempre lo spagnolo a venir fuori dagli scambi prolungati.

Il serbo, di conseguenza, all’inizio del terzo set rallenta un po’ il ritmo alzando qualche traiettoria, sfruttando la mancanza della “castagna” da parte di Bautista Agut, e concentrandosi di più sulla diagonale rovescia. Con questo schema Djokovic attende l’occasione giusta per aprirsi il campo e testare il passante di rovescio dello spagnolo, vero punto debole del suo gioco nella giornata. La strategia gli procura un break di vantaggio per il 4-2. Roberto ha l’opportunità del controbreak sul 15-40, ma non riesce a trovare una soluzione efficace per uscire dalla diagonale sinistra, esponendosi al lungolinea di Djokovic, che annulla la seconda palla break con un rovescio vincente dopo uno scambio di 45 colpi (il più lungo da quando a Wimbledon si tengono queste statistiche, ovvero dal 2005: che bello il tennis su erba vetrata!).

Con una volée che pizzica il nastro, quasi a ribaltare l’ultimo punto del set precedente, Djokovic si porta due set a uno dopo due ore e sei minuti di gioco. Bautista Agut con le spalle al muro deve inventarsi qualcosa per stanare il serbo da quella diagonale, e lo fa provando a cercare con più costanza la via della rete. Nel primo game cancella con coraggio tre palle break, chiudendo il game con uno splendido serve and volley, ma due giochi più tardi l’impresa non gli riesce e incassa il break che sa di resa. Pochi game più tardi, al quinto match point, Djokovic raggiunge la sua sesta finale a Wimbledon dopo due ore e cinquanta minuti di battaglia e attende il vincete della partita clou del giorno tra Federer e Nadal.

Essere di nuovo in finale è un sogno che diventa realtà“, ha detto Nole a caldo. “Nel terzo set ci sono stati dei game molto combattuti e sono felice che siano andati dalla mia parte. Preferenze per la finale? Djokovic non si sbilancia, ma assicura che guarderà almeno una parte della seconda semifinale. Comodamente seduto in poltrona, a godere di ogni goccia di sudore in eccesso.

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