Wimbledon: Djokovic agli ottavi col cruise control. Pella elimina Anderson

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Wimbledon: Djokovic agli ottavi col cruise control. Pella elimina Anderson

LONDRA – Nole lascia un set a un buon Hurkacz, ma non dà mai la sensazione di rischiare. Pella giustizia un altro finalista uscente

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Il campo numero 1, col nuovo tetto retrattile, ha davvero una bellissima atmosfera, a mio avviso non inferiore a quella del mitico centrale. Quando poi è strapieno di gente, in un bel pomeriggio di sole, le condizioni per giocare a tennis sono l’ideale. Novak Djokovic affronta il polacco Hubert Hurkacz, 48 ATP – un precedente: hanno giocato un mese fa al Roland Garros, tre set a zero facili per Nole.

All’inizio del primo set, nel quarto game, è Nole ad affrontare (e annullare col servizio) la prima palla break, stessa cosa farà Hubert nel game successivo, per tre volte, con il servizio e l’ottimo dritto. I due si stanno affrontando quasi esclusivamente da fondocampo, le sortite in avanti avvengono solo al seguito di palle corte, slice bassi, o nastri. Djokovic manovra tranquillo senza strafare (un paio di brutti dritti sotto la rete, colpiti fuori tempo, sono gli unici errori evidenti), Hurkacz spara la prima palla a tutta, e cerca le accelerazioni appena può. Situazione di pericolo per il polacco sul 5-5, con tre palle break consecutive (due doppi falli lo hanno messo nei guai qui), si salva ancora con servizio e dritto. Alla quarta occasione, dopo uno scambio lungo e spettacolare (28 palleggi, roba da terra rossa), il serbo piazza la zampata, e va a servire per il set sul 6-5. Senza problemi Nole chiude 7-5, l’impressione dalla tribuna è che stia ancora viaggiando con le marce basse, non ci sono stati gran momenti tecnici o agonistici da segnalare.

Il secondo set va via sulla falsariga del primo, il momento di crisi per il polacco arriva sul 3-3, quando a Hubert servono 14 punti e 3 palle break non consecutive annullate (bravo Hurkacz a spingere senza paura per salvarsi) per salire 4-3. Poco dopo, sul 6-5 in suo favore, il polacco arriva addirittura a due set point sul servizio di Nole, con tanto di volée in tuffo. Il match sta diventando spettacolare, ma ci vuole altro per scalfire la solidità di Djokovic, che tiene e approda al tie-break. Qui è ancora Hubert ad andare in vantaggio per primo – 3-1, sta davvero giocando bene ora. Il polacco tira a tutto braccio, non disdegnando qualche slice ben piazzato con il rovescio. Sale di livello anche Nole, si arriva 5-5, e qui un passante e poi un vincente di dritto di Hurkacz chiudono il parziale, che bravo. 20 vincenti e soli 11 errori per il polacco nel set (15-12 Nole), come detto la partita ora è buonissima, per merito di entrambi.

Come se si fosse reso conto tutto ad un tratto di aver appena vinto un set contro il numero uno del mondo a Wimbledon, però, Hubert cala di brutto a livello di tensione agonistica, il che, con un fenomeno come Djokovic dall’altra parte, che invece reagisce e aumenta i giri del motore, gli costa un 6-1 preso in 25 minuti, con break al secondo e al sesto game. Poco da commentare qui, la classica “pausa” mentale e tecnica che però quando stai affrontando i top player, che non calano praticamente mai, anzi ti salgono sopra se glielo concedi, ti costa carissima tutte le volte. In generale, il buon Hurkacz è un bel giocatore, sa fare un po’ tutto, il servizio è una legnata ben oltre i 200 kmh, ma la continuità è la cosa che fa la differenza a questi livelli.

Sto trovando personalmente affascinante assistere alla partita concentrandomi solo su Novak, perché questo è un match in cui si può valutare bene il livello “standard” del giocatore ora come ora. Non c’è nulla di particolarmente stimolante per un campione del genere nell’affrontare un buon giocatore di seconda fascia, moderno, certamente pericoloso, ma non (ancora) maturo per traguardi quali la seconda settimana di uno Slam. Ci arriverà, ma non stavolta. La cosa interessante, dicevo, è vedere il modo quasi scientifico, volutamente controllato, con cui Djokovic tiene sott’occhio la situazione, senza cercare “numeri” non necessari, dando giusto giusto i colpetti di acceleratore che servono a tenere ben distante nel punteggio l’avversario.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nel quarto set, in controllo assoluto del match, Nole brekka al terzo game, Hubert deve salvarsi da palla break anche nel quinto ed è bravo a rimanere in scia fino accorciando sul 3-4. Il problema è che ormai il Djoker ha messo il cruise control, spinge rilassato sia di dritto che di rovescio, sbaglia poco, e incassa volentieri gli errori dell’avversario. Le statistiche, che controllo al cambio campo, non mi dicono nulla di straordinario (nel set, Nole 6 vincenti e 7 errori, Hubert 6-10), eppure, alzando gli occhi dal laptop, in campo davanti a me percepisco una sensazione di ineluttabilità del risultato francamente disarmante. Ed è questa la grande forza di Djokovic, a mio avviso, fare cose eccezionali facendole sembrare assoluta routine. Si può anche capire chi non lo considera un giocatore esaltante o spettacolare, è ovvio, ma se si guarda un po’ più a fondo non si può che esserne ammirati.

Quando poco dopo il serbo va a servire per il match sul 5-4, e piazza in sequenza servizio vincente, una trama da fondo che usa tutti gli angoli possibili, un errore di dritto non bello (ma può permetterselo), un contropiede assassino che stende letteralmente Hubert, e servizio vincente conclusivo, è come un film già visto. Poco da fare, non so se vincerà questo torneo, gli inciampi possono sempre capitare soprattutto sull’erba, ma la sensazione di superiorità che trasmette Nole in questo tipo di match è assolutamente unica. Vediamo un po’ chi troverà agli ottavi tra Auger-Aliassime e Humbert, probabilmente il primo, in ogni caso chi sarà il favorito non serve scriverlo.

 

GLI ALTRI INCONTRI

Guida Pella lo ha fatto di nuovo. Sull’erba gioca poco e vince anche meno, ma per il secondo anno consecutivo a Wimbledon batte nientemeno che il finalista uscente. Se l’anno scorso era toccato a Marin Cilic subire il ritorno dell’argentino che, dopo l’interruzione per pioggia, recuperava i due set di svantaggio, questa volta è stato Kevin Anderson a soccombere sotto i tiri mancini del n. 26 ATP. Anderson si è presentato qui con il solo torneo di Stoccarda disputato dopo la pausa che durava da Miami e la mancanza di tennis giocato ha avuto il suo peso, nonostante i turni passati ai danni di Herbert e Tipsarevic. I primi due set sono stati caratterizzati dai suoi errori soprattutto con il dritto ma, quando nel terzo è finalmente cresciuto, Pella si è fatto trovare pronto a contenerne la reazione per poi aggiudicarsi il tie-break. Agli ottavi (sì, Guido è alla seconda settimana!) lo aspetta Milos Raonic, forse preoccupato perché anche lui ex finalista, però nel 2016.

Lo spagnolo dai colpi poco spagnoli, al secolo Roberto Bautista Agut, si è sbarazzato in tre set di Karen Khachanov. Pur se tra i primi otto al Roland Garros, il ventitreenne moscovita sta vivendo una stagione al di sotto delle aspettative, ma resta il merito di un centratissimo Bautista per non avergli concesso neanche una palla break, pareggiando il conto dei vincenti ma con meno della metà dei gratuiti. Benoit Paire recupera un set di svantaggio a Jiri Vesely, spauracchio di questa zona del tabellone a dispetto del 124° posto in classifica. La svolta è arrivata sul 5 pari del tie-break del secondo set: sul proprio servizio, Paire gioca una volée in mezzo al campo, ma Vesely va troppo morbido con il dritto dando all’avversario tempo e modo di chiudere al volo; al punto successivo, stessa situazione a parti invertite con Benoit che non gli rende il favore. C’è partita solo nel primo set fra Milos Raonic e Reailly Opelka, con il canadese che fa suo il tie-break per poi dilagare dalla metà del secondo parziale quando Opelka, al sesto gioco, commette doppio fallo sulla palla break cedendo per la prima volta il servizio.

Oltre 4,7 chilometri corsi da entrambi, scambi rocamboleschi e mozzafiato per un crescendo di emozioni che ha contraddistinto la lotta di tre ore e mezza vinta da David Goffin contro Daniil Medvedev. Due volte in svantaggio di un set e sotto di un break (1-4) nel quinto, il belga si prende la rivincita dell’unico precedente, lo scorso gennaio a Melbourne, mostrando tutta la voglia di andare avanti nel torneo dove non è mai andato oltre gli ottavi. Ribaltata la situazione di punteggio, David serve per chiudere al dodicesimo gioco, annulla una palla break e va a match point al termine di uno scambio spettacolare che chiude con il passante di dritto sullo smash di Medvedev. Poi, il rovescio lungolinea dei periodi d’oro lo manda a giocarsi un posto nei quarti contro Fernando Verdasco, vincitore di Fabbiano.

CHI IN SEMIFINALE CON NOLE? – Usciti di scena – per motivi diversi non troppo inaspettatamente – Anderson, Zverev, Wawrinka e Khachanov, il quarto di tabellone da cui uscirà il semifinalista che affronterà (verosimilmente) Djokovic si presenta apertissimo. Milos Raonic può essere considerato favorito sia per la testa di serie più alta (n. 15) sia perché l’erba esalta le sue qualità di attaccante che compensano la poca facilità negli spostamenti e nel gestire le palle basse, logica conseguenza di quei due trampoli che ha per gambe; contro Opelka, non solo ha vinto il 93% dei punti con la prima (che ci sta), ma ha limitato al 58% quelli trasformati dallo statunitense con il primo servizio. I precedenti (0-6) ci suggeriscono che Benoit Paire ha poche chance contro Roberto Bautista Agut, ma il francese ha piazzato qualche risultato interessante quest’anno e, nonostante le due sconfitte all’esordio sull’erba pre-Wimbledon, la sfida è tutt’altro che chiusa. L’occasione è fin troppo ghiotta per tutti: chi non ha nulla da perdere è Guido Pella.

Guido Pella – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

U. Humbert b. [19] F. Auger-Aliassime 6-4 7-5 6-3 (da Londra, Vanni Gibertini)

In questa realtà piena di ultra trentenni che continuano a vincere tutto quello che si può vincere e cosiddetti “Next Gen” che escono dai tornei importanti inopinatamente presto, è stato necessario scorrere con attenzione l’elenco degli incontri per andare a scovare i giovani interessanti. Il primo venerdì di Wimbledon fortunatamente proponeva, nientemeno che sul campo n.1, lo scontro tra i due più giovani partecipanti rimasti in gara nel singolare maschile, due la cui età sommata non arriva a quella di Ivo Karlovic.

La testa di serie n.19 Felix Auger Aliassime, già indicato da molti come uno dei potenziali ostacoli più duri sulla strada di Novak Djokovic, ha affrontato il filiforme francese Ugo Humbert, n.68 del ranking ATP grazie a buoni risultati nei tornei challenger ed alla semifinale all’ATP di Marsiglia. Nonostante i precedenti ufficiali parlino di 0-0, i due si sono già affrontati nel 2015 in un torneo junior Grade 2 in Olanda, quando il canadese vince 6-3, 6-2 nonostante uno svantaggio anagrafico di oltre due anni sull’avversario (e Auger Aliassime ha dato prova di grande memoria ricordando perfettamente match e risultato nella sua conferenza stampa dopo il secondo turno).

Si è trattato di una sconfitta decisamente inattesa per il 18enne canadese, che era largamente favorito alla vigilia e forse era abbastanza sicuro di vincere, tanto da rimanere piuttosto destabilizzato dalla rimonta subita nel secondo set e finire per smarrire il match per la via.

Primo set deciso da un solo break, subìto da Auger Aliassime in un disordinato settimo game infarcito di un doppio fallo e un paio di errori gratuiti, e confermato da Humbert con un bel turno di battuta subito dopo nel quale ha cancellato due palle del controbreak. I due hanno un gioco abbastanza simile, ricalcato dal prototipo del tennista moderno, piuttosto bilanciato nei colpi da fondo, con un buon servizio e ottima mobilità a dispetto di una statura decisamente importante. Sicuramente più potente con il diritto, Auger Aliassime ha però subito le traiettorie mancine di Humbert, soprattutto con il rovescio bimane che ha spesso aperto il campo per conclusioni con il diritto.

Il canadese ha subito una brutta “imbarcata”, che gli è costata il secondo set e probabilmente il match, quando non è riuscito a chiudere il secondo set servendo sul 5-3 più per un buon game di risposta del francese che per demeriti propri. Tuttavia da quel momento ha iniziato ad essere molto meno sicuro sui rimbalzi, particolarmente sul diritto, ed ha smarrito il filo del suo gioco, cedendo ben sette giochi consecutivi dal 5-2. È stato poi davvero esemplare Humbert a mantenere i nervi saldi per tutto il resto del terzo set, dopo aver ottenuto il break in apertura per il 2-0, risolvendo con la battuta alcune situazioni scomode e concludendo il match con un paio di soluzioni che hanno fatto spellare le mani ai più o meno cinquemila spettatori rimasti sul Campo n.1 fin quasi alle ore 21.

Sarà dunque Ugo Humbert ad affrontare in n.1 del mondo Novak Djokovic negli ottavi di finale lunedì prossimo. Esordio a questo livello di uno Slam per francese, 47esima volta per Djokovic, che affronterà questa inedita sfida con tutti i favori del pronostico dalla sua parte.

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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ATP

Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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