Dave Miley, l'avversario di Haggerty alla presidenza ITF: "Dobbiamo adattare il tennis ai tempi moderni"

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Dave Miley, l’avversario di Haggerty alla presidenza ITF: “Dobbiamo adattare il tennis ai tempi moderni”

Intervista esclusiva al candidato alla presidenza ITF su Olimpiadi, Transition Tour e il futuro del gioco

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Former International Tennis Federation executive director of tennis development Dave Miley (photo via ©Tennis iCoach)

Da Londra, Adam Addicott (traduzione a cura di Vanni Gibertini)

A poco più di un chilometro dall’All England Club, in un elegante cafè finemente decorato e con uno stuolo di camerieri in uniforme, è stata lanciata la campagna elettorale di David Miley, candidato alla carica di Presidente della Federazione Internazionale Tennis (ITF). Con il supporto di Tennis Ireland, Miley, già amministratore della ITF ha promesso che rivoluzionerà la Federazione, la cui reputazione è stata recentemente incrinata dai cambiamenti alla formula della Coppa Davis e al controverso “Transition Tour”. La sua piattaforma elettorale prevede la creazione di un nuovo ruolo di  “chairman”, a fianco del ruolo del Presidente, che si assicuri di mantenere la responsabilità di tutti i livelli manageriali, l’introduzione di un nuovo Campionato del Mondo ITF e l’organizzazione di un summit mondiale del tennis nel 2020.

Penso che il tennis sia molto frammentato in questo momento, e questa cosa non va bene. L’immagine dell’ITF è piuttosto debole e vorrei cambiare questa percezione. Il mio manifesto fa perno su due concetti: ciò che fa bene al tennis e ciò che fa bene alle Nazioni appartenenti alla ITF”

 

Miley ha risposto in maniera molto sicura al fuoco di fila di domande dei giornalisti presenti a proposito degli argomenti più disparati, dal sistema elettorale in vigore in seno all’ITF a come crescere il miliardario business del tennis mondiale. Dopo la conferenza stampa Ubitennis ha parlato in esclusiva con il candidato che cercherà di detronizzare David Haggerty fra qualche mese.

Il coinvolgimento del tennis nei Giochi Olimpici è un argomento che presenta qualche problematica. Al momento ci sono regole piuttosto rigide per i giocatori che desiderano far parte della rassegna a cinque cerchi. Per guadagnarsi l’eleggibilità olimpica, i tennisti devono partecipare a tre incontri [di Coppa Davis o Fed Cup] durante il quadriennio olimpico, che possono essere ridotti a due nei casi di particolare anzianità dei protagonisti oppure di partecipazione alle competizioni ai livelli nei quali gli incontri si disputano con gironi all’italiana. Ci sono, però, diverse possibili eccezioni alla regola, che renderanno alcuni nomi del tennis mondiale ineleggibili alla partecipazione a meno che un loro appello non venga accolto.

“La ITF è l’organo di governo del tennis ed è molto importante che si impegni a incoraggiare gli atleti a partecipare alla Coppa Davis e alla Fed Cup. Non credo sia irragionevole da parte dell’ITF richiedere la partecipazione a un numero minimo di eventi per qualificarsi alle Olimpiadi. L’ATP può imporre come obbligatori alcuni tornei, non vedo per quale motivo la ITF non possa fare lo stesso nell’ambito della partecipazione olimpica. Chiedere agli atleti di giocare in Coppa Davis o in Fed Cup un paio di volte nel corso di quattro anni non mi pare una pretesa eccessiva”.

Qualche critico sostiene che l’eliminazione di queste restrizioni attrarrebbe un maggior numero di stelle di primo piano alle Olimpiadi, tuttavia Miley non considera i Giochi come il punto focale della questione olimpica. Per lui la priorità n. 1 riguarda nazioni sottosviluppate. “Secondo me il problema principale risiede nel grande numero di Paesi che non credono di avere alcuna chance di qualificarsi e, di conseguenza, non ottengono alcun aiuto dai loro Comitati Olimpici Nazionali”.

Per risolvere questo problema, Miley, che è un ex giocatore, vuole resuscitare i tornei di qualificazione, già disputati per le Olimpiadi del 1988 e 1992. “Se ci fosse un torneo di qualificazione con tabelloni a 64 giocatori e giocatrici un paio di mesi prima dei Giochi, con in palio un congruo numero di pass olimpici, molte più nazioni sarebbero coinvolte nel movimento olimpico – ha spiegato Miley –. Ovviamente bisognerebbe lavorare con il CIO, l’ATP e la WTA perché ciò avvenga. Dobbiamo assolutamente trovare il modo affinché molti più giocatori sentano di avere una chance di partecipazione.

Dopo una carriera lunga 25 anni all’interno dell’ITF, il manager irlandese ha grandi ambizioni. Il suo obiettivo in qualità di presidente è quello di raddoppiare il valore del mercato globale del tennis nei prossimi 10 anni. Il valore attuale del tennis nel mondo, a livello di business, è stimato in 22,5 miliardi di dollari, secondo il manifesto elettorale di Miley. Il principio è quello di far crescere questo numero in modo da avere più denaro da distribuire alle Federazioni Nazionali.

Sulla carta, l’idea è molto semplice. Ma come assicurare che l’eventuale surplus venga distribuito alle Nazioni che ne hanno effettivamente bisogno? “L’ITF non può gestire a livello locale quello che succede nelle singole Federazioni, ma ciò che si può fare è facilitare la diffusione di abitudini virtuose. Ci sono Paesi come Norvegia, Canada e Australia che riescono ad aumentare il numero di praticanti e ottengono buoni risultati. Dobbiamo fare in modo che sempre più Nazioni facciano le stesse cose che fanno loro”.

Per ottenere questo risultato, l’idea è quella di istituire regole più rigide sulla gestione delle Federazioni, anche se l’ITF non avrà mai il potere di controllarle completamente.

“L’ITF deve emanare linee guida molto precise su come far crescere il tennis a livello locale, lasciando comunque margini sotto il profilo dell’implementazione operativa”

Ci si potrebbe chiedere cosa può spingere qualcuno a voler prendere il comando dell’ITF dopo gli ultimi turbolenti mesi vissuti dall’associazione. In gennaio è stato lanciato il Transition Tour (poi ribattezzato ITF World Tour) dopo che oltre 2 milioni di dollari erano stati spesi in ricerche e consulenze, ma sono bastate poche settimane del nuovo tour per far esplodere la rabbia di giocatori e allenatori, inclusi Toni Nadal e Magnus Norman. Una petizione online ha raccolto in poco tempo migliaia di firme contro il Word Tour, mentre sempre più persone postavano video online spiegando le storture del nuovo meccanismo. Sei mesi dopo, l’ITF ha dovuto fare marcia indietro.

“Il lancio del Transition Tour ha dimostrato una chiara mancanza di rispetto nei confronti dei giocatori di livello inferiore. Sono stato uno di quei giocatori e bisogna rispettare il diritto di queste persone a giocare. Credo ci possa essere il modo di coinvolgere gli allenatori più esperti per rendere il percorso di transizione verso il professionismo più efficace”

È indubbio che la fiducia da parte dei giocatori di livello inferiore nei confronti dell’istituzione ITF sia venuta meno. Non ci sono soluzioni semplici, ma da più parti si suggerisce la creazione di un Player Council, come è accaduto in seno all’ATP e alla WTA. Ma l’idea è comunque piuttosto rischiosa considerando i problemi che quest’organo sta affrontando in casa ATP.

Voglio fondare un Players Council con 12 giocatori di singolare e doppio che si incontrano due volte l’anno durante la settimana di allenamento degli Slam – spiega Miley – Contemporaneamente, dobbiamo inviare persone ai tornei di livello più basso in posti come l’Egitto per parlare con i giocatori per ascoltare quello che hanno da dire. Non vedo come si possa altrimenti riconquistare la loro fiducia”.

Una delle cifre più impressionanti tra quelle snocciolate da Miley riguarda la pratica del tennis negli Stati Uniti. Nonostante la saga delle sorelle Williams, ci sono 8 milioni di praticanti in meno nel 2016 di quanti ce n’erano nel 2009: da 24 milioni si è passati a 16,7 milioni di praticanti. Cosa ha in programma di fare Miley per rovesciare questo trend?

Secondo lui, è necessario modernizzare il gioco. Formati come il Fast 4 o Tie Break Tens rappresentano una potenziale soluzione. Match più brevi per rimanere al passo con la vita moderna nella quale c’è sempre meno tempo libero. “I nostri stili di vita stanno cambiando, specialmente nei mercati maturi. E quando gli stili di vita cambiano, bisogna adattare il nostro prodotto: i formati devono produrre emozioni più rapidamente. Mi piace quello che ha fatto l’ATP con le Next Gen a Milano: mi piace sperimentare, ma bisogna trovare il giusto equilibrio che consenta di mantenere l’integrità dello sport”.

L’elezione per la carica di Presidente dell’ITF si terrà il prossimo settembre. Prima della votazione, Miley si è prefisso l’obiettivo di visitare 45 Paesi. Obiettivo ambizioso, ma che è deciso a raggiungere. Che vinca o perda, difficile dubitare della dedizione di Miley nei confronti del tennis.

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Editoriali del Direttore

Due verdetti ci regalano un ‘quarto di finale’ tra Federer e Djokovic, sempre a Londra

Non va gettata la croce addosso a Berrettini per non aver saputo approfittare di un Federer non irresistibile. Thiem-Djokovic match straordinario e per l’austriaco è record

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Roger Federer - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
Video sponsorizzato da BARILLA

da Londra, il direttore

Nota per i lettori C’è stato un franco chiarimento con Rafa Nadal subito dopo la sua partita con Medvedev. Ci siamo entrambi spiegati i motivi che hanno portato al reciproco equivoco e a espressioni non consone, in buona parte dovuto all’inglese imperfetto – in particolare in questo episodio – di entrambi per reciproca ammissione. Basta così. Cambiamo argomento con soddisfazione generale e, fra Nadal e il sottoscritto, permane la immutata stima di sempre. Quanto ai lettori pensino, come sempre, quel che si sentono di pensare, ma a questo punto ogni ulteriore commento mi parrebbe davvero superfluo, con buona pace per tutti. Grazie a tutti per la partecipazione.

Mentre io mi affannavo a leggere diverse centinaia di vostri commenti sul sito (e altrettanti su Facebook) a margine dell’episodio con Nadal – e ho dedicato un lungo commento in evidenza all’interno dell’articolo sulla vicendai primi due verdetti sono arrivati già dopo la terza giornata delle finali ATP. Dominic Thiem, match-winner su Djokovic della partita più bella di questo Masters, e forse anche dei Masters più recenti a mia memoria, è già in semifinale, è sicuro primo nel gruppo Borg. Così come purtroppo Matteo Berrettini, uscito con la testa molto più alta che non a Wimbledon contro Federer e tuttavia battuto, rischia fortemente di fare la stessa fine di Panatta e Barazzutti che non vinsero un match quando arrivarono a giocare il Masters di fine stagione.

Magari contro un Thiem un po’ meno motivato perché già in semifinale (per la prima volta, primo austriaco di sempre) e forse desideroso di risparmiare energie, Matteo potrebbe riuscire a cancellare la casella zero dopo otto partite azzurre ai tre Masters. Non è stato un Federer brillante quello che lo ha battuto, tuttavia va detto che lo svizzero – anche per le risposte deficitarie di Matteo – aveva perso soltanto cinque punti in sei turni di servizio nel primo set. E cinque sono rimasti anche dopo il tiebreak nel quale Matteo è stato tradito proprio dalle sue armi predilette, il dritto che ha sparacchiato fuori sull’1 pari, il doppio fallo che ha consentito a Roger di andarsi a giocare due servizi sul 5-2.

Matteo ha poi compromesso tutto cedendo la battuta a zero nel primo game del secondo set. Se non è un problema di esperienza questo, che cosa è? Così Roger ha potuto controllare agevolmente la partita fino a che sul 4-3 ha fatto quattro regali a Matteo e ha dovuto fronteggiare tre palle break, le sole conquistate nel match dal nostro. Se le è giocate maluccio, in particolare una. Federer gli ha battuto tutte e tre le volte sul dritto. E lui ci è arrivato male.

 
Matteo Berrettini – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Nel ’75 Panatta aveva 25 anni, come Barazzutti nel ’78 (ma si giocò a gennaio ’79) e Matteo è due anni più giovane rispetto a loro. Come ha ricordato Federer: “Io 17 anni fa avevo un rovescio molto debole, credo che lo potrà certamente migliorare anche Berrettini”. Ne sono convinto anch’io. Il rovescio, l’ho scritto tante volte, si impara. L’hanno dimostrato Federer, come lo ha ricordato lui stesso, e anche Nadal. E, sempre come ha detto Roger, oggi chi ha un gran servizio e un gran dritto può fare molta strada.

L’ostacolo più difficile da sormontare, secondo me, sarà il “footwork”, come ha sottolineato e non a caso ancora Federer. Roger è sempre stato un atleta naturale straordinario, idem Nadal, idem Djokovic, idem Murray. Fab Four campioni di grande talento, indubbiamente, ma sarebbero stati fortemente vincenti (forse solo un pochino meno) anche se non si fossero ammazzati di lavoro in palestra. Invece Matteo, per via del suo metro e 96 che lo aiuta nel servizio ma non nel resto, dovrà sempre combattere per diventare anche reattivo nella risposta, agile negli spostamenti e nei cambi di direzione.

Il fatto che lui, Santopadre e Rianna sappiano che c’è ancora tanta strada da fare, aiuterà il suo sviluppo. Si sapeva che sarebbe stato il vaso di coccio fra tre vasi di ferro, che sarebbe stato uno stage di studio, d’esperienza. Ha fatto miracoli ad arrivare dove è arrivato, Federer stesso si è detto sorpreso di esserselo ritrovato di fronte al Masters. Chi ben comincia è a metà dell’opera… Appunto, Matteo è ancora a metà. Fra i primi 10 può resistere. Con gli over 30 probabilmente declinanti dovrà far di tutto per salire fra i cinque nell’arco di un triennio.

Proprio per il problema della ridotta mobilità – per questi livelli – a mio avviso dovrà lavorare il più possibile per trasformarsi in un tennista d’attacco. Non capisco perché non possa azzardar qualche serve&volley in più. Anche perché a rete non è malvagio. È certo meglio, a mio avviso, di Zverev nei pressi della rete… e ora non azzardo più confronti con Thiem (soprattutto dopo ieri sera!) sennò chissà quante me ne dite. Ma Thiem a rete non è ancora fenomeno come da fondocampo.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Il Thiem visto scontro Djokovic è parso fenomenale: Chapeau, mai visto giocare con la stessa intensità del matchpoint tutta la partita, sparando su ogni palla” ha riconosciuto con grande fair-play Nole anche se era furioso, tant’è che ha lasciato la sala stampa con uno scatto da centometrista appena dopo una terza risposta data in fretta e furia, prima che la moderatrice ATP Nanette Duxin interpellasse i giornalisti serbi. Il lavoro di Massu, che lo ha costretto a giocare più vicino alla riga di fondocampo anziché dai teloni, sta dando i suoi frutti. Ecco perché Dominic ha lasciato il vecchio coach di sempre, Gunther Bresnik. Aveva bisogno di nuovi stimoli.

Adesso il match di giovedì fra Federer e Djokovic, rivincita di Wimbledon (il miglior match dell’anno, e non solo perché deciso sul 12 pari dal tiebreak favorevole a Nole che da allora ne aveva vinti nove di fila) sarà come un quarto di finale di un torneo a eliminazione diretta. Bello, bellissimo, fra i due giocatori che hanno vinto più Masters, sei Federer e cinque Djokovic (mentre Nadal neppure uno), ma anche crudele spareggio. Crudele anche per chi aveva acquistato a 150 euro circa i biglietti per le semifinali di sabato, perché uno dei due sarà già tornato a casa da moglie e pargoli.

Rischia di tornare a casa, e di perdere la leadership mondiale, anche Rafa Nadal che offre a Daniil Medvedev la rivincita della bella finale dell’ultimo US open. Guai a fidarsi dei precedenti però, dopo che Rafa ha perso lunedì da Zverev che aveva sconfitto cinque volte su cinque, mentre anche Medvedev aveva mandato alle ortiche il suo analogo bilancio di cinque vittorie su cinque con l’assai poco amato Tsitsipas. Non mancherò di sedermi in conferenza stampa quando verrà Rafa Nadal. Vedrò se fare o meno una domanda a Rafa, sperando di non venire male interpretato stavolta.

Berrettini non è stato fortunato a finire nel gruppo Borg, ma secondo me per ora è un po’ indietro rispetto agli altri Maestri qualificatisi per questa edizione. Non si poteva pretendere troppo di più da lui. Era già stato un miracolo ritrovarlo qua. Il 2020 sarà un anno impegnativo, quello della riconferma. Non ha grandi cambiali da pagare per tutti i primi mesi dell’anno. Questo lo dovrebbe avvantaggiare. Potrà giocare relativamente sereno. Non è poco. Io sono fiducioso sul suo conto.

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Thiem: “Penso che sia stato il miglior match della mia carriera”

Con la vittoria su Djokovic, Dominic diventa il primo austriaco a raggiungere le semifinali del Masters, ma non vuole fermarsi: “Era un obiettivo, ma ora non è sufficiente”

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Cinquantuno vincenti. Questo solo dato basterebbe probabilmente a definire strepitosa la seconda partita di Dominic Thiem alle ATP Finals 2019. Il numero assume tutt’altri contorni se si considera che quelle cinquantuno palline senza ritorno sono state scagliate contro Novak Djokovic. Lo stesso austriaco, ora matematicamente qualificato per le semifinali, ha definito questo come il “miglior incontro della sua carriera”. Considerati la superficie, storicamente ostica a Thiem e estremamente favorevole a Nole, e lo stato di forma dell’avversario, probabilmente l’affermazione non suona così esagerata.

Probabilmente è stato il miglior match della mia carriera. È stato un vero classico e un match epico di quelli che capitano di tanto in tanto in questi grandi tornei. Ha avuto tutto quello di cui un match del genere ha bisogno: lui era al massimo, io ero al massimo; lui giocava punti strepitosi, io giocavo punti strepitosi. Penso che l’incontro si meritasse una fine al tiebreak del terzo set. Se due top 10 giocano per due ore e quarantacinque minuti, alla fine molto dipende anche dalla fortuna e questa volta è stata un po’ più dalla mia parte. Sono davvero felice e orgoglioso, perché, come ho detto prima, è stato probabilmente il miglior match della mia carriera”.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

I primi due incontri alla O2 Arena di Londra non fanno altro che suggellare una stagione davvero ottima, nella quale Thiem ha mostrato tutti i suoi progressi sulle superfici veloci (come non citare la vittoria a Indian Wells in finale su Roger Federer), ma soprattutto una tenuta mentale e una fiducia in se stesso fuori dal comune. Nel 2019, l’austriaco vanta un record di 15 vittorie e sole due sconfitte al set decisivo (terzo o quinto che fosse) e non ha mai tremato contro i Top 10: otto a tre il saldo vittorie/sconfitte aggiornato con il successo di ieri. Gli unici primi della classe in grado di fermarlo sono stati Djokovic a Madrid, Nadal in finale al Roland Garros e Medvedev in Canada. Nessuna di esse è particolarmente disonorevole o piena di rimpianti.

Nemmeno davanti ai Big 3 Thiem mostra più alcun timore reverenziale. Probabilmente è uno dei pochi tennisti a non averlo mai fatto sin da giovanissimo, ma adesso entra sempre in campo convinto di vincere e i risultati si vedono. In stagione è avanti 3-0 nei confronti diretti contro Roger Federer (5-2 il totale), 1-1 con Nadal (4-9 il totale) e adesso 2-1 con Djokovic (4-6 il totale, ma Dominic ha vinto quattro degli ultimi cinque confronti).

Adesso lo sguardo è già rivolto alla semifinale, senza ovviamente prendere alla leggera il match contro Matteo Berrettini, ininfluente per la qualificazione di entrambi, ma utile per mantenere ritmo e fiducia. “Sono davvero in fiducia. È stata la prima volta, penso, che sono riuscito a battere due dei Big 3 di seguito, cosa che ovviamente mi dà grande fiducia. Sono anche molto contento e orgoglioso di aver raggiunto le semifinali per la prima volta. Era un grande obiettivo, ma ovviamente ora non è più sufficiente. Cercherò di fare un buon match anche contro Berrettini giovedì. Ovviamente sarà un incontro più comodo per me perché non avrò molta pressione addosso, ma voglio comunque dare seguito a questo stato di forma e cercare di mantenere il livello dei primi due match anche in semifinale“.

Dominic Thiem – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Viste le performance delle prime giornate, non sembra neanche così irrealistico parlare di una possibile vittoria finale dell’austriaco, che ovviamente ha ammesso quanto il titolo significherebbe per lui e per la sua carriera. “Sarebbe il titolo più importante della mia carriera. Penso che questo torneo sia quasi al livello degli Slam, perché è così difficile da vincere. Devi battere solo top 10, i migliori otto giocatori della stagione. Forse questo torneo è il più difficile da vincere dell’intera stagione“. 

Sotto il tetto della O2 Arena, Dominic ha dimostrato ancora una volta di non avere paura di nessuno. Gli avversari sono avvisati.

 

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ATP

Thiem strappa a Djokovic un terzo set schizofrenico e vola in semifinale

LONDRA – Succede di tutto nel set decisivo: Thiem va avanti di un break e si fa rimontare, serve invano per il set ma alla fine la spunta al tie-break. Berrettini eliminato, Federer-Djokovic a eliminazione diretta

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

[5] D. Thiem b. [2] N. Djokovic 6-7(5) 6-3 7-6(5) (da Londra, il nostro inviato)

Un dritto di Djokovic che si spegne in rete all’incirca alla mezzanotte italiana sancisce la qualificazione alle semifinali di Dominic Thiem, che vince un match appassionante e addirittura schizofrenico nella sua coda, un terzo set in cui Thiem è stato costretto a vincere la partita praticamente tre volte. Ne fa le spese parzialmente l’ex tiranno serbo, il cui cammino verso le semifinali si complica un po’ così come la prospettiva di tornare in vetta al ranking. Nulla, comunque, che possa prescindere dal battere Federer nel terzo e ultimo incontro del girone. Viene invece eliminato Matteo Berrettini, che sfiderà un lanciatissimo Thiem – che addirittura è già certo del primo posto nel girone – soltanto per la gloria di ottenere la prima vittoria nel torneo (oltre che per punti e soldi).

Insomma, dopo aver visto una sontuosa versione di Thiem sul veloce indoor (forse la migliore della carriera fino a… poche ore fa) superare Federer, le speranze di Berrettini di rimanere in corsa per le semifinali erano affidate al cinque volte Maestro Djokovic, da cui ha ricevuto la prima severissima lezione domenica. Purtroppo per gli italici colori però la sfida per il primato del girone è stata di gran lunga la più bella vista finora e una delle più belle dell’anno sulla distanza corta. Il match, stupendo e primo di queste Finals ad arrivare al terzo set (meritatissimo per il pubblico molto pagante), è stata vinto dal n.5 del mondo, che dopo le tre vittorie sul rosso (Roland Garros ‘17 e ’19, Montecarlo ’18) batte Djokovic anche sul veloce indoor, risultato che certifica il suo valore anche sulle superfici veloci (erba a parte).

 

PRIMO SET – Dopo quattro giochi gradevoli ma senza sorprese, Djokovic rompe l’equilibrio sfruttando con classe la palla break. Thiem però già dai primi scambi mostra di essere, come sempre, molto centrato e soprattutto più propositivo; il dritto è al fulmicotone e i piedi si muovono rapidissimi. Il contro-break è immediato e addirittura lascia Nole a zero, con una gran risposta e due vincenti, prima di dritto e poi di rovescio, costruiti con uno schema tanto efficace quanto spettacolare. Il match è davvero bello, perché nessuno dei due regala punti all’avversario, fosse anche sul 40-0 sotto. Sul 3-2, il n.2 del mondo cerca subito di risalire di un break, costringendo Dominic agli straordinari per evitare di perdere la battuta. Superbo lo scambio che dà una palla break a Nole nel quale un alternarsi a rete termina con il serbo che rincorre una palla e riesce a tramutarla in un vincente giocando il dritto lungolinea praticamente spalle al net.

Il match prosegue con ottimi scambi, Dominic soffre in uscita dal servizio se la risposta profonda al corpo o quasi lo costringe al rovescio in back, soluzione sulla quale deve ancora lavorare. È però Nole che non si esprime sui livelli mostrati contro Berrettini, ma a parte la grande risposta molto di questo è merito di Thiem, che mette in campo tutta la sua rapidità e un dritto bomba. La difesa di Nole però regge bene ed è naturale l’epilogo al tie-break. Qui è il campione di Melbourne e Wimbledon a fare e disfare: sale di un minibreak due volte e altrettante viene ripreso, poi sul 5-3 il finalista di Parigi per due punti consecutivi si costruisce l’occasione per esplodere un grandioso vincente di diritto inside out per il 5 pari. Il pubblico è in gran parte dalla sua ma la roccia di Wiener-Neudstadt si ingolosisce e cerca la stessa soluzione per la terza volta di fila, stavolta mandando il drittone a uscire largo in corridoio. Nole ha il set-point sul suo servizio, raccoglie il peccato di gola austriaco e ringrazia. Un’ora e 5 minuti che tengono vive le speranze di Berrettini di rimanere in corsa nel torneo.

Thiem però non è molto sensibile alle sorti del romano, perché il secondo parziale lo vede scattare 3 game a 0 centrando il break del secondo gioco con tre punti di fila dal 30 pari, due rovesci vincenti, il secondo davvero deluxe. I dritti che l’austriaco sa sparare sono proiettili di grosso calibro che fanno i buchi nel campo. Djokovic tenta in tutti i modi di recuperare ma non vede l’ombra di un break-point, arrivando ai vantaggi solo nel quinto gioco. In questo set la prima di servizio prende il campo solo una volta su due (55%), ma con la seconda Dominic vince il 79% dei punti, di fatto efficace come una prima. Questo naturalmente grazie a una reattività spaventosa e ad una solidità che supera persino quella del serbo. Dei 15 vincenti (contro soli 7 gratuiti) ben 9 sono col dritto di grosso calibro: il terzo set è inevitabile.

SET DECISIVO – Mentre Berrettini in questo momento sa che le sue prime Finals termineranno giovedì, il primo terzo set di questo Masters si preannuncia di fuoco. Sarà così, ma non sembra all’inizio, quando Thiem toglie subito la battuta a Djokovic e resta avanti fino al 3-2 e servizio. Non si nota nel robot austriaco possibilità di calo. Dall’altra parte della rete però c’è un signore che ha in casa 16 trofei dello Slam e un ritorno dagli inferi dei giocatori praticamente finiti che ha dell’incredibile. E a giugno ha strappato il nono Wimbledon dalle mani di Re Federer annullandogli due match point di fila. Insomma, duretto a morire. Recupera fino al 3 pari, poi quando Thiem sul 5 pari allunga con un prodigioso break a zero… Nole è bravo a sfruttare un game di distrazione dell’austriaco e impone il tie-break finale.

L’ultima frazione di match vede prima l’allungo di Novak e poi il portentoso parziale di cinque punti a zero di Dominic, che sul 6-4 centra la vittoria al secondo match point, dopo 2 ore e 34 di grande spettacolo. Thiem diventa così il primo semifinalista delle Finals 2019, ed è già certo di affrontare il giocatore che arriverà secondo nel Gruppo Agassi. Vedremo come affronterà il match contro Berrettini, per lui ininfluente per quanto attiene al prosieguo del torneo. Di sicuro, giocando così, non sarà facile per nessuno affrontarlo nella fase in cui il torneo procederà per eliminazione diretta. 

Novak Djokovic – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

La situazione aggiornata del Gruppo Borg
Gruppo Borg, day 1le vittorie di Djokovic e Thiem
Gruppo Borg, day 2la prima vittoria di Federer

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