Wimbledon delle novità: Strycova e Svitolina per la prima volta in semifinale

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Wimbledon delle novità: Strycova e Svitolina per la prima volta in semifinale

LONDRA – La ceca sorprende Konta e adesso proverà l’impresa contro Serena. Svitolina spegne le velleità di Muchova, bella ma inconcludente

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Barbora Strycova - Wimbledon 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

Dopo che il Roland Garros al femminile aveva visto l’approdo di ben tre nuove semifinaliste a livello Slam (Anisimova, Vondrousova e la vincitrice del torneo Barty), Wimbledon ha confermato la tendenza al rimescolamento delle carte in campo femminile: delle quattro tenniste ancora in gioco, soltanto Simona Halep e Serena Williams hanno esperienza di semifinali a questo livello. Le loro sfidanti saranno invece all’esordio tra le prime quattro di un Major: l’avversaria di Halep sarà Elina Svitolina, quella di Serena avrà le sembianze di Barbora Strycova che ha osato interrompere il sogno della beniamina di casa Johanna Konta.

[8] E. Svitolina b. K. Muchova 7-5 6-4 (da Londra, il nostro inviato AGF)

Per la prima volta in carriera Elina Svitolina approda alla semifinale di Wimbledon, migliorando di due turni il suo record di carriera a Londra (ottavi di finale). Anzi: per la prima volta in carriera Svitolina approda a una semifinale Slam, oltrepassando un limite che per lei sembrava diventato invalicabile. Elina ha vinto un match dall’andamento altalenante ma simile nei due set: Muchova che parte meglio ma non riesce a gestire la pressione del vantaggio, finendo per perdersi quando i punti pesano di più.

 

Si gioca sul Court 1 in una giornata coperta, che inizialmente sembra minacciare pioggia. Dopo la maratona contro Pliskova (tre ore e 17 minuti) Muchova dovrà dimostrare di avere ancora benzina nel serbatoio, e non è affatto scontato che sia così.

ELINA IN RIMONTA – Muchova è all’esordio a Wimbledon e non ha mai giocato su un campo così importante, ma anche per Svitolina è la prima volta nei quarti di finale dei Champioships. Entrambe sembrano avere bisogno di assestarsi e infatti (con Muchova che apre al servizio) si inizia con break e controbreak. Karolina è la prima a entrare nel ritmo partita e comincia a proporre il suo gioco a tutto campo, ricco di verticalizzazioni e cambi di ritmo. Elina sembra in difficoltà a trovare le contromisure, e perde di nuovo la battuta nel quarto game. Muchova consolida e sale 4-1 in 14 minuti.

Si prosegue con la logica dei servizi, e con la sensazione che la maggior parte degli scambi siano in mano a Muchova: può fare il punto con un vincente o perderlo con un errore. In questa fase Elina riesce ad aggrapparsi alla battuta per non perdere ulteriore terreno; potrà così verificare la tenuta nervosa di Karolina al momento di servire per il set sul 5-3. Muchova è nuova a questi palcoscenici e mostra qualche titubanza di troppo. In più Svitolina ha il merito di rispondere a tuti i servizi avversari con grande profondità. Sono risposte che mandano in crisi Muchova nella fase di costruzione dello scambio: e così arriva il controbreak che rimette in equilibrio il set.

Sul 5 pari Muchova conquista una palla per il 6-5, ma si complica la vita con un doppio fallo. E comincia a dover salvare palle break in serie. La sesta è quella decisiva, che porta Elina in vantaggio 6-5. Elina chiude a proprio favore il set malgrado un game in cui non le entra mai la prima. 7-5 Svitolina in 48 minuti, che dal 2-5, ha conquistato cinque game consecutivi.

Nel confronto tra il “genio e sregolatezza” di Muchova con la concretezza di Svitolina, ha prevalso la seconda. Ma a Elina va riconosciuto il merito di avere risposto benissimo, senza mai regalare punti facili all’avversaria, cha ha dovuto sudarsi ogni quindici. Molto ha contato l’esperienza, e la capaità di raccolgliere i quindici importanti. Elina ha infatti vinto il set pur avendo vinto un punto in meno (36 a 37).

SECONDO SETSenza la pressione del punteggio, Muchova gioca più libera, sbaglia di meno e torna a portarsi avanti grazie al break ottenuto nel secondo game. Ma consolidare il vantaggio non è facile: troppo spesso perde la misura dei colpi e subisce il controbreak addirittura a zero.

Come nel primo set Svitolina ha il merito di non concedere troppi gratuiti e in questo modo approfitta dell’incostanza dell’avversaria, che dà la sensazione di avere quasi finito le energie, soprattutto quelle nervose. Per Karolina gli errori si moltiplicano e probabilmente comincia a pensare che recuperare la partita da un set e un break sotto è una impresa eccessiva per le sue condizioni odierne.

Elina continua la sua serie di game consecutivi rovesciando da 0-2 a 5-2 il parziale. E va a servire per il match sul 7-5, 5-2. Ma qui Muchova ha una reazione di orgoglio. Torna a sbagliare meno e visto che un po’ in tutto il match è stata lei a fare e disfare, in questo modo ottiene il break del 3-5 e poi tiene la propria battuta. Da 2-5 a 4-5.
E’ l’ultimo sussulto: Svitolina ha una seconda occasione di chiudere il match e, seppure con qualche tremore, riesce a farcela: 6-4 in 44 minuti, 92 totali.

Svitolina ha rischiato nel primo set, ma poi nel secondo si è garantita un margine di vantaggio tale da permetterle anche un piccolo passaggio a vuoto nel finale. A Muchova rimane la soddisfazione di aver mostrato il suo tennis molto tecnico e vario a una grande platea di appassionati, oltre che aver probabilmente raccolto i punti più spettacolari. Comunque da appassionato delle varietà di gioco fa sempre piacere vedere una giocatrice di 22 anni in grado di proporre con una certa regolarità classici del tennis da erba come il serve&volley o l’attacco slice a rete+volèe.

Saldo vincenti/errori non forzati: Svitolina +8 (24/16), Muchova +3 (34/31). Da notare che Muchova dopo i 14 ace del match contro Pliskova non ne ha messo a segno alcuno contro Svitolina.

Nella parte bassa del tabellone le due teste di serie, Svitolina e Halep hanno fatto valere la logica del ranking e si incontreranno fra loro per un posto in finale.

Elina Svitolina – Wimbledon 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

B. Strycova b. [19] J. Konta 7-6(5) 6-1 (da Londra, il nostro inviato Antonio Garofalo)

Barbora Strycova interrompe il sogno di Johanna Konta (già semifinalista qui due anni fa) e del pubblico britannico di rivedere una giocatrice di casa in finale nel singolare femminile quarantadue anni dopo la vittoria di Virginia Wade e centra la sua prima semifinale in carriera in un torneo dello Slam.

La trentatreenne di Plzen, numero 54 WTA, affronterà giovedì Serena Williams contro la quale ha sempre perso nei tre precedenti (compreso uno a Wimbledon nel 2012) senza mai vincere nemmeno un set. In un match gradevole per oltre un’ora, caratterizzato dal contrasto di stili, le variazioni, i tagli con il rovescio bimane e le sortite a rete della ceca hanno avuto la meglio sulla potenza di Johanna Konta.

Nel primo set la padrona di casa era partita alla grande portandosi sul 4-1: il suo gioco potente e solido sembrava inattaccabile per il tennis offensivo ma leggero di Barbora Strycova. La ceca però era brava a mischiare le carte con le precise “affettate” del suo rovescio bimane e qualche ottima discesa a rete e riusciva a rimettersi in partita agganciando la sua avversaria sul 4-4, procurandosi anche una palla break per andare a servire per il set.

Qui era bravissima la britannica a salvarsi con un dropshot ed evitare di cedere due volte di fila la battuta, lei che fino ad oggi era la migliore nel tabellone femminile come percentuale di game di servizio tenuti (44 su 47, 96%). Il set si decideva al tie-break, giocato davvero alla grande da entrambe (da ricordare una stop volley della ceca un passante di rovescio in cross dell’inglese) sino al 6-5 Strycova quando sul set point Konta – vittima della tensione – affondava a mezza rete un comodo diritto per la disperazione del pubblico di casa.

La ventottenne britannica (nata a Sydney ma naturalizzata nel 2012) accusava nettamente il colpo e perdeva gran parte di quella solidità che l’aveva caratterizzata per tutto il torneo: scivolava subito dietro di un break (0-3) trai mormorii di disappunto del Centre Court.

Non c’era più partita, la ceca teneva il campo con disinvoltura mentre Johanna completava il disastro con uno schiaffo a volo fuori di un metro che concedeva alla sua avversaria un vantaggio incolmabile (1-5). Finiva così in un’ora e trentasette con la ceca che lasciava andare la racchetta al suolo e si lasciava andare a lacrime di gioia. Non ce ne vogliano gli inglesi, ma il tennis classico di Barbora meritava un premio così. Per Strycova c’è già un piccolo primato, ottenuto a discapito di una tennista italiana. Tra due giorni diventerà infatti la tennista più anziana in tutta l’Era Open (33 anni e 105 giorni) a giocare la prima semifinale Slam, sopravanzando la nostra Roberta Vinci che ci era riuscita nel 2015 a 32 anni e mezzo. E per curiosa coincidenza, l’avversaria di Strycova sarà la stessa.

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Wimbledon 2021, entry list femminile: tre italiane insieme a tutte le favorite, per ora out Venus

Non si registrano assenze per ora nel tabellone femminile, massima partecipazione per il torneo più importante dell’anno. Dentro Giorgi, Paolini e Trevisan

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Manca ancora più di un mese all’appuntamento principale dell’anno tennistico per il quale l’attesa non è mai stata così alta: dodici mesi fa infatti Wimbledon non si disputò a causa della pandemia mentre ora andrà in scena addirittura con pubblico. Nella giornata di ieri è stata rilasciata la lista dei partecipanti per il torneo maschile oggi invece è il turno del torneo femminile. Anche qui non ci sono assenze e sono presenti tutte le principali favorite a partire dalla n. 1 del mondo Ashleigh Barty.

Per ora è difficile annoverare tra le potenziali vincitrici anche la n. 2 Naomi Osaka – vista la sua poca attitudine a questa superficie – ma il computer non lo sa e la piazza al secondo posto. Alla posizione n. 3 invece troviamo la campionessa uscente dell’edizione 2019 Simona Halep. Poco più in basso c’è la sette volte campionessa Serena Williams, perennemente alla caccia del titolo Slam numero 24. Per il momento Serena dovrà fare a meno della compagnia della sorella maggiore Venus, fuori dal main draw per tre posizioni. Non è da escludere comunque che eventuali ritiri nelle prossime settimane le permetteranno di partecipare al torneo.

Quattro sono le tenniste ad utilizzare il ranking protetto tra cui spicca il nome della 32enne Carla Suarez Navarro recentemente ristabilitasi dopo la malattia. Le altre sono Andrea Petkovic, Samantha Stosur, Coco Vandeweghe. Il tennis italiano invece è rappresentato da tre giocatrici: la n. 85 Camila Giorgi, la n. 93 Jasmine Paolini e la n. 99 Martina Trevisan. Tra le alternates troviamo invece Sara Errani come undicesima riserva.

L’entry list aggiornata di Wimbledon

 

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Wimbledon 2021, entry list maschile: tutti presenti i big. Nove gli italiani nel main draw

Al momento nessuna defezione tra i primi 102 della classifica ATP, due i ranking protetti. Batteria degli italiani che potrebbe completarsi con Cecchinato, secondo degli esclusi dal tabellone principale

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Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Nonostante ci si trovi quasi al culmine della stagione sulla terra rossa, con il Roland Garros che prepotentemente si staglia nell’orizzonte del calendario tennistico, inizia a farsi sempre più forte il profumo dell’erba, quel profumo di cui siamo tutti orfani da quasi due anni. Era il 2019, il cielo di Londra era azzurro, il sole splendeva e l’estate non era più un’ipotesi. Si torna a parlare quindi di Wimbledon e lo si fa compiendo tutti quei passi formali verso l’inizio del torneo: uno su tutti la pubblicazione dell’entry list edizione 2021, la 134ma edizione dei Championships, che si disputerà dal 28 giugno all’11 luglio.

Poche le sorprese e tante le aspettative per un torneo che ad oggi vede tutti i big ai nastri di partenza: presenti tutti i big del circuito, tra cui il n.1 al mondo Novak Djokovic ed il 13 volte (and counting…) volte vincitore di Parigi, Rafael Nadal, oltre al padrone di casa Roger Federer, 8 volte campione di Wimbledon. Nessuna defezione per quanto riguarda le prime 102 posizioni del ranking: si parte dall’alto arrivando fino al numero 102 Pablo Cuevas. Gli ultimi due posti per accedere direttamente al main draw sono stati riservati a Philipp Kohlschreiber e Yen-Hsun Lu, rispettivamente n. 132 e n. 679, ma che sfruttando il ranking protetto si ritrovano n. 96 e n. 71.

Ben rappresentati i colori azzurri, l’Italia può contare al momento su nove rappresentati iscritti al tabellone principale del singolare maschile: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Stefano Travaglia, Salvatore Caruso, Gianluca Mager, Lorenzo Musetti e Andreas Seppi. Buone possibilità di arrivare in doppia cifra ai nastri di partenza: secondo degli esclusi è attualmente Marco Cecchinato, che potrebbe beneficiare di qualche rinuncia e superare l’ostacolo qualificazioni entrando direttamente al primo turno.

 

L’entry list aggiornata di Wimbledon

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A Wimbledon cade un pezzo di tradizione: dal 2022 si giocherà la domenica di mezzo

Niente più giorno di riposo a Wimbledon dal 2022. Il torneo sarà di 14 giorni. Si era giocato solo quattro volte nella domenica di mezzo

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Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Camminare lungo Church Road durante la domenica di mezzo è un’esperienza strana: è come trovarsi di colpo catapultati in un film nel quale qualcuno ha premuto il tasto “pausa”. Tutto sembra quasi sospeso, in un silenzio quasi irreale che ha sostituito il brusio incessante delle 40.000 persone che nelle giornate precedenti avevano percorso quei passi verso il torneo di tennis più famoso del mondo.

Dal 2022 tutto questo sparirà: l’All England Lawn Tennis and Croquet Club ha deciso di fare a meno di una delle sue tradizioni, quella del riposo durante la domenica di mezzo. Prima c’era il “never on Sunday”, tanto che pure la finale maschile si disputava di sabato. Poi la pausa della “Middle Sunday”, la domenica di mezzo, dissacrata solamente in tre occasioni (1991, 1997, 2004 e 2016) per recuperare un programma devastato dalla pioggia. Ora Wimbledon sarà un torneo di 14 giorni come tutti gli altri tornei dello Slam. O meglio, come due degli altri tornei dello Slam, perché a Parigi ormai da diverso tempo è diventato di 15 giorni, con una domenica iniziale “light” per lanciare il torneo.

Certamente Wimbledon come gli altri tornei non lo sarà mai, ma anche loro hanno dovuto cedere alle imponenti ragioni commerciali e organizzative che consigliano di evitare il giorno di pausa in mezzo al torneo. Con buona pace degli abitanti del sobborgo di Wimbledon che dovranno sopportare per una giornata in più il trambusto del torneo, gettando uno sguardo magari snob ma certamente attento al fiume di denaro che l’evento riversa nelle casse locali. La motivazione ufficiale, come annunciato dal Chairman Ian Hewitt durante la tradizionale (ovviamente) conferenza stampa di primavera, è quella dell’evoluzione della tecnologia per la cura dell’erba, che permette il mantenimento dei prati anche senza il giorno di pausa. Ma non ci sono dubbi che il motivo principale sia di carattere economico.

 

Abbiamo più volte ricordato come la “corporate hospitality” sia un elemento importante degli introiti di ogni torneo, e Wimbledon non fa eccezione. Avere una giornata in più nella quale permettere alle aziende sponsor di invitare i propri ospiti a Wimbledon, soprattutto una giornata del weekend, è una proposizione troppo allettante per poter essere snobbata anche dal tempio della tradizione tennistica. Senza tenere presente che in questo modo si va incontro anche alle esigenze degli appassionati “non-corporate”: un giorno in più di tennis in una giornata non lavorativa, quando chi lavora ad orari d’ufficio ha tempo per guardare il torneo in televisione in tutto il mondo; un giorno in più per fare la coda (il sabato, proprio perché durante il weekend, è di gran lunga la giornata più popolare per chi si accampa a Wimbledon Park in cerca di un biglietto).

Ci sarà ovviamente chi sarà contrario alla decisione, e per questo Wimbledon ha lanciato un sondaggio online per sollecitare i commenti da parte di tutti gli interessati, soprattutto la popolazione locale che sarà sicuramente impattata dalla decisione. I fondamentalisti del “never on Sunday”, secondo cui la domenica è la giornata tradizionalmente dedicata al riposo e già non sopportano le sei ore di apertura concesse ai negozi, avevano già ricevuto una spallata nel 1982 quando i soldi della NBC avevano convinto l’All England Club a spostare la finale maschile dal sabato al “giorno di riposo”. Certamente non farà piacere a tutti coloro che lavorano al torneo, inclusi noi dei media: coprire un torneo dello Slam è quasi uno sport anaerobico, uno sprint dall’inizio alla fine, e la boccata d’ossigeno della domenica di mezzo era davvero una manna dal cielo nella maggior parte dei casi.

Ma si tratta di un piccolo prezzo da pagare per regalare ai tifosi più tennis, e magari ottenere una programmazione degli ottavi di finale meno condensata: con la domenica di mezzo “dark” (espressione usata dai teatri per indicare il giorno di riposo), tutti gli ottavi del singolare maschile e del singolare femminile venivano programmati il lunedì della seconda settimana, la giornata “tecnicamente più interessante di tutto l’anno” come diceva il saggio Rino Tommasi. Però si trattava spesso di una corsa contro tutto, con partite di grande valore che si disputavano contemporaneamente senza avere possibilità di vederle o raccontarle come meritano. Senza poi tener presente che in caso di bizze del meteo, il programma del resto della settimana veniva messo a rischio.

E cio che più importa all’All England Club è l’apertura di questa nuova “fonte di reddito” che servirà a finanziare il progetto di espansione dei Championships, il “Wimbledon Park Project” che entro l’anno 2028 renderà i ground di Wimbledon di gran lunga i più estesi di tutti i tornei dello slam, con l’aggiunta di 39 nuovi campi da tennis, compreso un nuovo stadio da 8.000 posti con tetto retrattile. Nel 2020 Wimbledon ha ricevuto l’intera somma di 180 milioni di sterline (circa 207 milioni di euro) dall’assicurazione che aveva stipulato contro la cancellazione per “malattie infettive”, e di questi 36 milioni sono stati girati alla Lawn Tennis Association, la federazione tennis britannica, come da accordi tra le due parti. Ma per completare il mastodontico progetto e mantenere la leadership quantomeno di prestigio tra tutti i tornei dello Slam c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile, anche quello della ormai non più sacra domenica di mezzo.

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