Cori Gauff in visita allo stabilimento Barilla a Parma dopo le emozioni di Wimbledon

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Cori Gauff in visita allo stabilimento Barilla a Parma dopo le emozioni di Wimbledon

Prima di tornare a casa dopo aver giocato un ottavo di finale Slam (a soli 15 anni), il nuovo volto del marchio gastronomico italiano ha fatto tappa in Emilia-Romagna

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Cori Gauff - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Passione e personalità. Con queste due parole all’inizio di un comunicato stampa il gruppo Barilla ha identificato la 15enne prodigio Cori Gauff, elogiata per il sorprendente risultato ottenuto a Wimbledon, dove si è spinta sino agli ottavi di finale. Una cavalcata che ha conquistato tutti gli appassionati del mondo, partita con la vittoria sull’idolo d’infanzia Venus Williams, passando per il match al cardiopalma giocato sul Campo Centrale contro Hercog e terminata con la più esperta Simona Halep. Il tutto portando sul petto la patch del brand gastronomico italiano.

Cori Gauff – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dopo aver lasciato (a malincuore) i campi di Church Road la statunitense è volata direttamente in Italia, in Emilia-Romagna, per visitare lo stabilimento Barilla di Parma, esperienza documentata sul suo profilo Instagram. “Coco” è la seconda tennista ad avere come sponsor la celebre azienda italiana avendo firmato a marzo – quando aveva appena compiuto 15 anni – un ricco contratto, privilegio condiviso con il venti volte campione Slam Roger Federer.

Ora grazie all’exploit londinese il suo nome è riconosciuto a tutte le latitudini del mondo sportivo, a conferma della scelta lungimirante di Barilla di legare a sé una futura stella del tennis. Ma non è solo l’azienda italiana ad essere soddisfatta della partnership. In un’intervista esclusiva concessa a Vanni Gibertini al torneo di Miami, Coco ha confessato il suo amore per la pasta: “Adoro la pasta. La mangio spessissimo. Io e Barilla abbiamo gli stessi valori. È una compagnia familiare e io do molta importanza alla famiglia. Prima di un match mangio le penne, ma se devo andare a cena preferisco gli spaghetti”.

Cori Gauff al quartier generale Barilla (foto via Instagram, @cocogauff)

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Ad Acapulco, Zarazua si arrende alla 17enne Fernandez. Ora finale con Watson

La tennista messicana è stata battuta dalla teenager canadese Fernandez, alla sua sesta vittoria consecutiva. Per lei prima finale della carriera contro la britannica Watson

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Leylah Fernandez - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

La sorprendente cavalcata di Renata Zarazua si interrompe contro la canadese Leylah Annie Fernandez. La tennista messicana, presente per il quinto anno consecutivo nel torneo di casa grazie ad una wild card, è stata sconfitta per 6-3 6-3 dopo aver messo a segno ad Acapulco le più belle vittorie della sua carriera. La 22enne aveva infatti eliminato al primo turno la testa di serie numero 1 Stephens e per la prima volta in carriera era giunta in semifinale in un torneo WTA. Il sostegno del suo pubblico però non è stato sufficiente contro Fernandez e quest’ultima ha avuto la meglio in un match tra debuttanti a questi livelli. Se la semi raggiunta da Zarazua può essere considerata storica – soprattutto per il tennis messicano che non vedeva una sua rappresentante raggiungerla in un torneo in Messico dal 1993, con Angelica Gavaldon a San Juan – la finale ottenuta da Fernandez lo è ancora di più.

La 17enne attuale numero 190 è la più giovane finalista della storia del torneo, nonché prima canadese e prima giocatrice proveniente dalle qualificazioni a centrare questo obiettivo. Fernandez solamente un anno fa vinceva il Roland Garros Junior e adesso, in quella che è la sua prima stagione a tutti gli effetti tra le grandi, ha centrato la prima finale della carriera. Di origini ecuadoriane e filippine, la mancina nata in Quebec è attualmente allenata dal padre e quest’anno già agli Australian Open era riuscita a superare le qualificazioni, salvo poi perdere al primo turno da Lauren Davis. Che anche il Canada abbia trovato la sua Coco?

La sua prossima avversaria sarà la n. 69 Heather Watson, la quale alla sua seconda semifinale stagionale (dopo quella di Hobart) tornerà a giocarsi un titolo che le manca dal 2016 quando, proprio in Messico ma a Monterrey, batté Flipkens. La britannica ha avuto la meglio sulla cinese Xiyu Wang (18 anni, n. 127) per 6-4 7-6(8) senza salvare set point ma soffrendo sia nel primo che nel secondo parziale e perdendo in totale tre volte il servizio. Anche Watson, come la sua prossima avversaria, ha avuto un passato di successo a livello Junior vincendo gli US Open nel 2009 e anche lei ha origini sud-est asiatiche (la madre è della Nuova Guinea). Questa finale tra la t.d.s. numero 7 e la teenager ha già avuto due precedenti, giocati sul cemento canadese: in entrambi i casi a vincere è stata Watson, in Quebec nel 2018 e a Vancouver nel 2019.

Risultati:

[7] H. Watson b. X. Wang 6-4 7-6(8)
[Q] L. Fernandez b. [WC] R. Zarazua 6-3 6-3

Il tabellone aggiornato

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Numeri: Halep ha già timbrato il cartellino, Rybakina è a 25

Le due finaliste del torneo di Dubai protagoniste dei numeri della settimana al femminile. Elena si è arresa solo alla fatica a Doha

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Simona Halep - Dubai 2020 (via Twitter, @DDFTennis)

Dopo l’appuntamento maschile, vi proponiamo anche i numeri più interessanti della scorsa settimana a livello femminile. Sono due, e riguardano due tennista che ci attendiamo protagoniste sul cemento nordamericano di Indian Wells e Miami.

8 – gli anni consecutivi in cui Simona Halep ha vinto almeno un torneo. In un circuito femminile in continuo ricambio, sia ai vertici della classifica (con sette diverse tenniste al numero 1 negli ultimi tre anni) che dal punto di vista generazionale – ci sono cinque giocatrici non ancora 24enni nella top 10, e una sola over 30 nella top 20 – questo risultato della tennista rumena vale molto. L’allieva di Darren Cahill, nata in Romania nel settembre 1991, aggiunge un altro tassello agli elementi che la indicano come la tennista più continua ad alti livelli negli ultimi anni. Non solo ha vinto due Major (solo Osaka può dire di aver fatto altrettanto) ed è la giocatrice ad essere stata per il maggior numero di settimane (64) al numero 1 WTA, ma è anche quella che da più tempo è in top 10 (dal febbraio 2014).

Dal 2013 vince almeno un torneo a stagione: sette anni fa vinse quattro tornei, di cui uno era già un Premier (Mosca), il primo di altri nove (di cui tre Mandatory e tre Premier 5). Per questi motivi, sebbene anche Karolina Pliskova vinca da otto anni almeno un titolo, non può essere paragonata per continuità alla rumena: la ceca ha vinto in totale meno tornei (sedici, invece che i diciannove di Simona) e tra di questi non ci sono Slam e vi figurano appena tre Premier 5. A far compagnia ad Halep c’è anche Petra Kvitova, che distribuisce 24 dei 25 titoli presenti nella bacheca personale in stagioni consecutive, ovvero dal 2011 al 2019: è ancora in corsa a Doha, dove ha la possibilità di arrivare in doppia cifra.

 

25 – le partite giocate da Elena Rybakina nel 2020. La tennista nata a Mosca e cresciuta tennisticamente in Russia, che dal 2018 gioca per la federazione kazaka, è la tennista che ha disputato più partite in queste prime settimane dell’anno. Elena aveva iniziato a palesarsi nel giugno 2019 con la semifinale a S’Hertogenbosh per poi affermarsi il mese successivo, con la vittoria dell’International di Bucarest da numero 106 del mondo. Il suo approdo tra le grandi non sorprende: da junior è stata numero 3, ha raggiunto le semifinali all’Australian Open e al Roland Garros e ha vinto il Bonfiglio, superando in finale Iga Swiatek. I primi segnali li aveva lanciati già a fine 2017, qualificandosi al main draw di Mosca e, soprattutto, a inizio 2018, quando a San Pietroburgo sconfisse l’allora 7 WTA Caroline Garcia, spingendosi poi sino ai quarti. Grazie a una programmazione sapiente nei tornei secondari – a settembre Elena aveva fatto finale anche a Nanchang – pur sconfiggendo durante tutto l’anno una sola top 50, aveva chiuso il 2019 tra le prime 30.

Elena Rybakina a Bucarest

Nel 2020 ha dimostrato di aver apportato ulteriori miglioramenti al suo tennis: dopo aver perso contro Alexandrova la finale a Shenzhen, ha vinto l’International di Hobart, raggiunto gli ottavi a Melbourne e fatto finale al Premier di San Pietroburgo e a quello di Dubai, perdendo solo contro Barty, Halep e Bertens. Risultati che l’hanno catapultata al 17° posto del ranking femminile: tra le tenniste più giovani di lei, l’unica a precederla in classifica è una certa Bianca Andreescu. Un piazzamento che in queste settimane ha dimostrato di meritare con vittorie prestigiose come quella su Mertens a Shenzhen, ma soprattutto per quanto ha fatto a Dubai, dove ha superato due top ten – Kenin (6-7 6-3 6-3) e Karolina Pliskova (7-6 6-3). In finale – dopo una lotta di due ore e mezza conclusa con il rimpianto di aver sprecato un vantaggio di un break nel terzo set e di un mini-break nel tie-brak decisivo – si è arresa con tantissimo onore a una campionessa esperta come Halep, vincitrice col punteggio di 3-6 6-3 7-6. Poi non ha rinunciato al Premier 5 di Doha, dove ha vinto due partite molto sofferte contro Cirstea e Van Uytvanck prima di arrendersi alla fatica e rinunciare all’ottavo di finale con Barty, riservando un saggio pensiero all’imminente Sunshine Double.

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Davis: Australia senza gli infortunati Kyrgios e De Minaur

Il capitano Lleyton Hewitt dovrà fare a meno contro il Brasile dei suoi due migliori giocatori. Peers e Bolt i sostituti per la sfida sul cemento di Adelaide

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Nick Kyrgios - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

L’Australia sarà forzatamente priva dei suoi due migliori giocatori nella sfida di Coppa Davis contro il Brasile. Ad Adelaide, la prossima settimana, il capitano Lleyton Hewitt non potrà fare affidamento sugli infortunati Nick Kyrgios e Alex De Minaur. “Quando abbiamo annunciato le convocazioni eravamo fiduciosi sulla loro presenza – ha dichiarato Hewitt -, ma abbiamo visto come ad Acapulco entrambi abbiano avuto problemi: una lesione addominale per De Minaur (ko al primo turno contro Kecmanovic, ndr) e il polso dolorante per Kyrgios che è stato costretto al ritiro. E’ giusto che riposino e si concentrino sul loro recupero“. A sostituirli saranno John Peers (doppista di lungo corso della Davis Aussie, in campo nelle ultime Finals madrilene) e Alex Bolt, per il quale arriva così la prima convocazione. A completare il team John Millman, Jordan Thompson e James Duckworth.

Si giocherà sul cemento outdoor del Memorial Drive Tennis Centre, con le assenze che rendono leggermente più aperto un pronostico comunque orientato a favore dei padroni di casa. Per il Brasile, il capitano Jaime Oncins potrà contare sul solo Thiago Monteiro come top 100 (88 ATP). Completeranno il gruppo Joao Menezes, Thiago Seyboth Wild, Felipe Meligeni Rodrigues Alves e Marcelo Demoliner. L’Australia ha sempre vinto nei tre precedenti. In palio, nelle sfide di qualificazione del 6/7 marzo, 12 posti alle Davis Cup Finals 2020.

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