Il centrale di Wimbledon appartiene a Federer: 12esima finale, Nadal KO

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Il centrale di Wimbledon appartiene a Federer: 12esima finale, Nadal KO

LONDRA – Sarà ancora Federer-Djokovic, per la terza volta in finale a Wimbledon. Nadal deve arrendersi alla distanza. Sedicesimo confronto diretto vinto da Federer

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Roger Federer - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[2] R. Federer b. [3] R. Nadal 7-6(3) 1-6 6-3 6-4 (da Londra, il nostro inviato)

Poco da fare, finchè ci saranno loro due, ogni partita in cui si troveranno sullo stesso campo da avversari avrà il sapore del momento unico. In un tempio del tennis quale il centrale di Wimbledon, poi, la magia diventa completa. Roger Federer e Rafael Nadal, detto Rafa, arrivano alla 40esima , 24-15 per lo spagnolo. Per Roger siamo alla semifinale dei Championships numero 12, di cui 11 vinte, per Rafa alla sesta, di cui 5 vinte. Non entra uno spillo sulle tribune, i biglietti per la sessione pomeridiana di oggi superavano le 4000 sterline l’uno. 

MEGLIO FEDERER – Fin dall’inizio, Federer e Nadal si martellano a vicenda con il servizio, senza lasciare possibilità al ribattitore. Come previsto, sono entrambi molto aggressivi. Nei primi 7 game, arrivati al 4-3 Federer, in totale chi risponde ha fatto 5 punti (3 Rafa, 2 Roger). In particolare Nadal sta servendo come un treno, confermando la tendenza vista nel torneo, con velocità e precisione non inferiori all’avversario. Nell’ottavo game Rafa va sotto 30-40, palla break, grazie a una buona pressione di Federer. Dopo un grandissimo scambio che manda in apnea l’intero stadio, alla fine l’errore di rovescio di Roger lo salva. Gran livello, nessuna responsabilità di Federer qui, ha tirato tutto anche in controbalzo, ma non è riuscito a sfondare. A dir poco autoritario in battuta (3 ace, siamo a 7 in totale), lo svizzero sale 5-4, lo imita in modo altrettanto solido Nadal, 5-5. Con l’imprendibile servizio scagliato poco fa, Roger supera il record di ace a Wimbledon, che apparteneva a Goran Ivanisevic, 1398 contro 1397.

Sempre all’attacco Roger va 6-5 e si garantisce il tie-break, poi nel game successivo tira tre legnate da applausi e si prende il 40-40. A due punti dal set lo svizzero, in comando dello scambio, stecca male un dritto inside-in, forse la prima vera occasione mancata per colpa sua. Poco dopo, ecco il tie-break.

Nel primo punto mini-break Rafa, con un recupero in avanti che va all’incrocio, poi errore dello spagnolo, che col servizio sale 2-1. Un brutto slice in rete di Federer manda Rafa avanti 3-2 e battuta, ma una grandissima risposta in allungo di rovescio dello svizzero, doppiata dall’attacco e dalla volée, riequilibra le cose, siamo 3-3. Ancora il buon rovescio in ribattuta (lo sta giocando tanto e bene oggi), e poi il drittone in cross premiano Roger, che aggredisce ogni palla, e con smash e poi servizio esterno sale 6-3 e 3 set-point. Il lungolinea di dritto che chiude il parziale e consegna il 7-6 a Federer fa letteralmente venire giù lo stadio. Visto il gioco espresso in campo, e le opportunità avute, alla fine è giusto che sia avanti Roger. Non è un match straordinario, per ora, ma le fasi non tanto emozionanti della prima parte del set sono state abbondantemente compensate dallo splendido tie-break giocato dallo svizzero. Sono passati 51 minuti, vincenti-errori 16-10 Federer, 7-4 Nadal.

Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

RAFA FA 1-1 – Rovescio diagonale strepitoso di Roger nel primo game, in generale sta soprattutto rispondendo benissimo da sinistra, il che ovviamente va a limitare molto una delle traiettorie più efficaci di Rafa, la curva mancina. Lo spagnolo è sotto pressione quasi sempre anche in battuta, e solo le sue grandissime doti di incontrista lo tengono a galla: siamo 1-0. Un rovescio in controbalzo illegale di Federer sul top-spin alto e profondo di Nadal fa ammutolire il pubblico, ma la reazione di Rafa (che lottatore) è una gran risposta che punisce il serve&volley di Roger, e arriva la prima palla break per lo spagnolo.

Annulla Federer con attacco e smash, poi subisce la pressione avversaria, altra palla break, e qui la volée di rovescio è perfetta, bravissimo Roger. Il game prosegue, altra parità, il livello sta salendo moltissimo, sono straordinari tutti e due a momenti. La botta esterna col servizio dà l’1-1 a Federer, l’equilibrio è totale ora. Un Roger strepitoso, che alterna botte a tutto braccio a tocchi sopraffini si prende il 15-40 e due palle break nel terzo game. Nadal annulla la prima con servizio e dritto, il gratuito di Federer in risposta fa sfumare la seconda. Ace Rafa, ed è 2-1, l’inizio di questo secondo set è veramente lottato, il pubblico è felice, bello esserci, sinceramente. 

Rafa sale con la pressione, Roger sbaglia qualcosa e va sotto 0-40: dopo un’ora e 18 minuti ecco il primo break, 3-1 Nadal, un piccolo passaggio a vuoto per lo svizzero che rischia di costargli caro. Sembra avere fretta adesso Federer, fallisce risposte che prima gli entravano, mette in rete una volée non impossibile, ed è 4-1 per lo spagnolo. Continuano le incertezze per Roger, che va sotto 30-40 nel sesto game, stecca un dritto in avanzamento senza senso e perde di nuovo la battuta. 5-1 Rafa. Il momento di pausa agonistica di Federer ora è preoccupante, l’ottimo Nadal ne approfitta e chiude 6-1, un set pari. Si riparte da zero per entrambi, dal punto di vista di Rafa un’iniezione di fiducia un po’ regalata ma ovviamente graditissima, per quanto riguarda Roger, sarà bene che riattacchi la spina velocemente. Un’ora e mezza scarsa (88 minuti), e cominciamo una partita 2 su 3.

 
Federer Nadal – Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

SORPASSO ROGER – Due ace e un bell’attacco per Federer, al servizio per primo, ed è 1-0, pare essersi scosso. La battuta di Roger ritorna a funzionare, quella di Rafa non ha mai smesso, e si prosegue spalla a spalla. Standing ovation per una sequenza dritto in recupero/rovescio lungolinea vincente di Federer, ancora applausi per il super scambio che dà una palla break allo svizzero sul 2-1. La volée di rovescio che gli consegna il primo break della sua partita fa esplodere il pubblico: che game, che atmosfera. 3-1 Roger. Reagisce Rafa, di splendido agonismo, si prende il 15-40 e due palle del contro-break (un doppio fallo di Roger), ma se le vede cancellare prima da uno smash, poi da uno scambio incredibile, a livelli di Melbourne 2017. Un errore dello svizzero porta alla terza opportunità per Nadal, l’attacco di dritto salva anche questa. In questa fase si stanno prendendo a pallate a tutto braccio scambio dopo scambio, l’intero centrale è a tratti in apnea, quando Federer tiene e sale 4-1 l’ovazione non è solo per lui, ma sa di ringraziamento a entrambi per lo spettacolo che ci stanno facendo vedere.

Adesso quello scosso pare Rafa, che in questo momento ha sbagliato appena 9 palle su 148 punti totali giocati, eppure è in svantaggio. Lo spagnolo subisce un punto molto fortunato (riga e poi nastro), va sotto 15-40, due palle break che praticamente terminerebbero il set. Di grinta e rabbia le cancella, che fenomeno di agonismo, siamo 4-2.  Roger martella e sale 5-2, Nadal accorcia: ora si sono comprensibilmente un po’ calmati, i primi cinque game di questo set sono stati illegali, roba da mascella in mano. Al servizio per il terzo parziale, tranquillo e autoritario Federer chiude 6-3, due set a uno per lui. 

Per Roger ha fatto la differenza l’essere uscito vincitore dalla terrificante scazzottata, di livello inarrivabile per intensità e qualità tecnica vista da parte di tutti e due, che ha portato al 4-1. Solo loro, e il miglior Djokovic, sono capaci di roba simile; ho visto gente in tribuna stampa che seguiva Wimbledon dai tempi di Borg e McEnroe guardarsi come a dire “ma è umano giocare così?”. Personalmente, come detto, l’ultima volta che ho visto con i miei occhi picchi simili è stato nel gennaio del 2017 a Melbourne. Sarà un caso, ma in campo c’erano sempre gli stessi. 

APOTEOSI SVIZZERA – Il quarto set vede il bel tennis continuare senza pause, nel terzo game Federer (sempre con l’acceleratore a tavoletta in risposta) va all’assalto della battuta avversaria e a furia di dritti spettacolari si prende il 15-40. Nadal è splendido ad annullare la prima, la rispostona di rovescio tra i piedi di Roger lo condanna sulla seconda. 2-1 e servizio per lo svizzero, ora il match teoricamente è nelle sue mani, ma è ancora lunga (o almeno lo speriamo tutti e 15.000 qui, le sensazioni sono elettrizzanti). Federer adesso ha piantato gli appoggi sulla riga di fondo, e non indietreggia di un millimetro qualsiasi cosa gli spari addosso Rafa, palleggiando a tutto braccio in controbalzo con scioltezza disarmante. Io non so come descriverlo, son cose che bisogna vedere coi propri occhi, incredibile. Dall’altra parte, l’animale da tennis che è Nadal si rifiuta di lasciarsi travolgere, e tiene con classe e grinta infinita.

Due game di battuta ben tenuti, e siamo 3-2. Le statistiche della IBM ora dicono 42 vincenti, 25 errori Roger, 23-19 Rafa, ma son numeri che non bastano, tantissimi scambi a dir poco pazzeschi sono finiti con un errore, ma dopo dozzine di legnate da fantascienza, quelli come li contabilizziamo? 

Si fa aggressivo Nadal nel quinto game – mamma quanto gli cammina la palla! – però Federer si difende e serve alla grande, salendo 4-2. Tiene bene anche Rafa, 3-4, ora si arriva alle fasi in cui ogni punto può decidere tutto. Roger sembra salito definitivamente in cattedra, tira missili alla battuta, tocca con maestria la palla a rete, siamo 5-3. Nadal è all’ultima spiaggia, ma non intende regalarla, e lotta come un leone. Dritto lungolinea da fenomeno di Federer, parità, servizio Rafa, poi ancora parità, siamo veramente in bilico. Botta d’incontro Federer, ed è match-point: annulla lo spagnolo con un gran servizio centrale, poi ace, poi pazzesco Roger con risposta e rovescio lungolinea, ancora parità. Il secondo match-point, dopo un errore di Rafa, viene ancora cancellato dalla battuta dello spagnolo, che poi tiene per il 4-5, e l’ovazione dello stadio è per lui. Può succedere qualsiasi cosa, in realtà.

Al servizio per chiudere, Federer mette l’ace a uscire, poi subisce la spinta di Nadal, siamo 30-30. Un imperdonabile errore dello svizzero, che non chiude un dritto a un metro dalla rete e poi stecca lo smash, porta alla palla del contro-break che riaprirebbe tutto. Rafa però un rovescio in rete. La gran combinazione a rete di Roger gli dà il terzo match point, e qui è sovrumano Nadal ad annullare col vincente al termine di uno scambio da cuore in gola. La gente è impazzita, ace Federer, quarto match-point, e ancora passante Rafa, non ho parole. Drittone esterno Roger, quinto match-point, e quando la palla di Nadal sfila lunga, l’applauso da brividi che li accompagna sembra infinito. Pelle d’oca alta due dita, grazie Rafa, grazie Roger. Con il grande Djokovic visto fin qui, sarà una finale che potrebbe essere indimenticabile.

Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

DICHIARAZIONI A CALDO – “Sono esausto, è stata dura” dice dopo pochi istanti Federer.Rafa per rimanere nel match ha giocato colpi incredibili. Anche il pubblico è stato incredibile, le battaglie con Rafa sono sempre speciali. Ho vinto i punti più importanti della partita e gli scambi lunghi. La finale? Spero di riuscire a portare Djokovic al limite, sarà difficile. Sappiamo che non è n.1 per caso. Sarà un’altra partita speciale. Il primo set è stato duro, buon tie break, ho servito bene, ci sono stati scambi veloci. Il sole e il vento dal lato basso davano fastidio, ho preso il break lì, e Rafa era ‘in the zone’ nel terzo e nel quarto ci sono stati scambi brutali che sono riuscito a vincere, e lì è girata dalla mia parte. Di sicuro è sempre bello giocare con Rafa qui, l’ultimo game è stato pazzesco, sono sollevato che ora sia finita, sento di aver giocato alla grande tutto il quarto set“.

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Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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ATP

Fognini si ritira a Umago: Travaglia, prima volta ai quarti. Fuori Lorenzi

Un problema fisico costringe Fabio al ritiro nel derby. Stefano si giocherà un posto in semi con Balazs. Djere elimina Lorenzi dopo quasi tre ore di battaglia

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Fabio Fognini - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

FABIO OUT, STETO IN – Dura 37 minuti il torneo di Umago per Fabio Fognini: perso rapidamente il primo set, si ritira dopo tre giochi del secondo nel derby contro Stefano Travaglia a causa di un guaio fisico. Dopo l’incontro, dispiaciuto per il torneo e per il pubblico anche perché prima testa di serie, dirà che il problema parte dalla caviglia per estendersi al tendine: quale? “Entrambi i tendini”. Spiega poi che “ho fatto un’infiltrazione domenica pomeriggio. Sono venuto qui, ma la reazione è stata davvero brutta. Non chiedetemi come e perché, perché non lo so. Sono stato male lunedì, mi sono allenato male, avevo dolore. Ieri mattina mi sono sentito meglio, poi in doppio male. Questa mattina il fisioterapista mi ha consigliato di non venire, di non scaldarmi, ma di fare tutto vicino alla partita. Ho finito il riscaldamento che erano 6-4 al tie-break (Krajinovic e Balazs, ndr). Io ho provato a fare del mio meglio; purtroppo, il mio corpo ha reagito in maniera che neanch’io mi aspettavo”.

Per quanto riguarda Travaglia, si tratta del primo quarto di finale ATP in carriera e di un avanzamento, per ora solo virtuale, di due posizioni rispetto al suo best ranking (n. 100). Dell’incontro, c’è poco da dire. Un solo precedente fra i due, quello famigerato dello US Open 2017 vinto da “Steto”. Flavia, deliziosa in un vestitino elegante, scompare in un momento imprecisato, segnale ben peggiore del brutto inizio di Fabio (che, poi, non è né una novità né un indicatore di come sarà il suo match). Preoccupa invece che Fognini si ritrovi sotto 0-4 senza dare il minimo cenno di nervosismo nonostante i troppi errori, soprattutto con il dritto, lato sul quale in più di un’occasione è parso arrivare in ritardo negli spostamenti. Travaglia fa quello che deve, vale a dire rimettere in campo più palle possibili; peraltro, serve anche bene. Fabio muove il punteggio al quinto gioco, l’unico che metterà a referto nel primo parziale. Un consulto con il fisioterapista durante la pausa e, sul 2-1 per il ventisettenne di Ascoli, Fognini dice che può bastare così.

 

Se per Travaglia è il primo quarto di finale nel Tour, il suo avversario (altra sorpresa) si giocherà per la terza volta l’accesso in semifinale. Infatti, il derby azzurro è iniziato in ritardo perché Filip Krajinovic ci ha messo quasi due ore e mezza per guadagnarsi la possibilità di servire per il match; a quel punto, però, il n. 207 ATP Attila Balazs ha impiegato dieci minuti per vincere. Un solo precedente fra i due, a livello Futures, vinto in tre set dall’ungherese.

LORENZI, CUORE E TESTA NON BASTANO – Sul Grandstand di Umago fa il suo esordio nel torneo croato la tds n. 3 Laslo Djere, opposto all’azzurro Paolo Lorenzi. Ottava sfida tra i due tra circuito maggiore e Challenger (4-3 Djere), che si sono incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Wimbledon, dove si impose Paolo in quattro set. L’ultima sul rosso risale ad un paio di mesi prima, a Istanbul, dove invece ebbe la meglio Djere per 7-6 al terzo. Curiosamente, quello è stato l’ultimo torneo del circuito maggiore in cui Lorenzi si è spinto sino al terzo turno.

L’inizio del match è tutto di marca serba con Djere che in un attimo vola 3-0 pressando con efficacia da fondo. Lorenzi, reduce dalla maratona di oltre tre ore vinta 7-6 al terzo sul tedesco Torebko (con l’aggiunta del doppio con Fabbiano, perso 10-8 al supertiebreak contro l’altra coppia tutta italiana Bolelli/Fognini), capisce subito che a fare a braccio di ferro da fondo ci rimette lui. Ed allora ecco che il 37enne senese inizia a mettere i consueti granellini di sabbia negli ingranaggi del gioco avversario: si mette a tre metri dalla riga di fondo e comincia a variare velocità ed altezza dei colpi, inserendo qualche variazione tattica fatta di palle corte e attacchi a rete. Djere ha un attimo di sbandamento che gli costa il break al quinto gioco, che però si riprende subito dopo e poi senza ulteriori scossoni il serbo incamera il primo set per 6-3.

In realtà però il match è cambiato, perché la pressione da fondo del n. 32 del mondo non è più così efficace come nella prima mezz’ora di gioco. Insomma, i granellini di sabbia azzurri a partire dal secondo parziale iniziano a fare il loro effetto. Lorenzi ora tiene agevolmente i suoi turni di battuta, grazie ad una ritrovata efficacia del servizio, mentre invece il 24enne residente a Novi Sad fa una fatica enorme, invischiato dalle variazioni di Paolo ed anche visibilmente insoddisfatto dell’incordatura delle sue racchette. Ne cambia addirittura due nei primi game del secondo set, per poi comunque continuare a scrollare la testa sconsolato nel sentire la tensione dell’ennesima racchetta che prende dal borsone (“Sono cambiate le condizioni di gioco, è scesa la sera, è aumentata l’umidità” ci spiegherà nel dopo partita). Djere lotta, sbuffa, salva tre balle break nel quarto gioco e poi addirittura sei (di cui tre consecutive) nel sesto, prima di capitolare due game dopo e consegnare di fatto il set a Lorenzi, che chiude meritamente 6-3 nel gioco successivo.

L’inizio del terzo set è ancora a tinte azzurre con il break in apertura a favore del n. 114 del ranking. Tra il pubblico in tribuna notiamo Jannik Sinner da un parte e Simone Bolelli dall’altra, quest’ultimo subito sotto di noi. Rimarranno fino alla fine del match, mentre invece Dusan Lajovic e Thomas Fabbiano si fermeranno qualche minuto, in piedi sulle scale che portano agli spogliatoi sotto il Centrale, a metà del parziale decisivo. Paolo va sul 2-0 e sembra avere il controllo del match. Ma qui è bravo Djere a cambiare registro (“Lui aveva rallentato il gioco ed era evidente che essere aggressivo come avevo fatto fino a quel momento non pagava, allora ho cambiato un po’ anch’io”): ora anche lui ha iniziato a variare altezza, profondità e velocità dei colpi.

Insomma, il match diventa “ugly”, come direbbe Brad Gilbert. E ad avere la meglio in questa nuova situazione tattica è il tennista serbo, che si riprende il break al quarto gioco, annulla due palle break nel game successivo, strappa nuovamente il servizio a Lorenzi alla quinta occasione e sale poi 5-2. Ora, pur lottando sempre in maniera commovente su ogni palla, Paolo paga un leggero calo fisico e soprattutto un calo alla battuta, colpo che l’aveva supportato alla grande nel set precedente: in entrambi i giochi in cui ha perso il servizio ha avuto la palla del game, ma non ha avuto l’aiuto sperato dalla prima di servizio.  Tutto sembra finito quando Djere si appresta a servire il match point sul 5-3, poco dopo le due ore e mezza di gioco.

Invece c’è un ultimo colpo di scena: due doppi falli consecutivi con conseguente imprecazione in serbo e sguardo d’odio verso le tribune del Centrale affacciate dietro il Grandstand (“Qualcuno mi ha disturbato, vabbè niente di grave” glisserà a fine match), fanno da anticamera all’ennesimo break della partita. Ma a Lorenzi non riesce l’aggancio, nonostante abbia ancora la forza di annullare due match point consecutivi prima di capitolare per 6-4 dopo 2h43′.

Per Djere ora la sfida contro la tds n. 8 Leonardo Mayer, che ha superato in rimonta in tre set Jiri Vesely, in una parte alta del tabellone che ha perso le altre due teste di serie, la n. 1 Fognini e la n. 6 Krajinovic. Insomma, una buona occasione per il serbo di puntare alla finale, che vorrebbe dire rientrare nella top 30, che dista solo poche posizioni e qualche decina di punti. Certo dovrà alzare il livello rispetto al match di oggi.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. [6] F. Krajinovic 6-3 6-7(1) 7-6(5)
S. Travaglia b. [1] F. Fognini 6-1 2-1 rit.
[8] L. Mayer b. J. Vesely 3-6 6-4 6-4
[3] L. Djere b. P. Lorenzi 6-3 3-6 6-4

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ATP

Travaglia vince il derby. Anche Lorenzi e Caruso agli ottavi di Umago

UMAGO – Lorenzi vince dopo una ‘passeggiata’ di tre ore. Fabbiano paga lo scarso feeling con la superficie, bravo Caruso

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Stefano Travaglia - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

da Umago, il nostro inviato

Vento pomeridiano a parte, è un martedì tranquillo a Umago, e fra i nove incontri che completano il primo turno non sono tanti quelli che un grande appassionato definirebbe imperdibili. Giocano però quattro italiani e il campione dell’edizione 2017 che trova il semifinalista dello scorso anno.

Paolo Lorenzi torna nel circuito maggiore dopo Houston e “passeggia” con il qualificato Peter Torebko. Una passeggiata di tre ore e dieci minuti finita al tie-break del terzo. Relegato sul campo 1, il terzo in ordine di importanza, l’azzurro sbaglia parecchio, ma recupera un set di svantaggio al tedesco nato in Polonia. Dalla fotina del suo profilo ATP, Torebko pare uscito dalla scena musicale grunge della Seattle a cavallo del 1990. Trentunenne, 384° del ranking, serve bene e ha una buona mano, almeno a giudicare da alcune splendide contro-smorzate di rovescio.

Il sole picchia duro, anche perché quest’anno gli incontri iniziano con un’ora di anticipo, alle 16, ma gli spalti sono gremiti, non c’è posto neanche in piedi e una ragazza si sdraia sullo stuoino da mare con i gomiti appoggiati sulla recinzione laterale (che è alta circa 30 cm). Paolino continua a fare il suo gioco e qualcuno dice che non è tennis, però resta lì a guardare. Il set decisivo sembra chiuso quando il senese perde il servizio al nono gioco tra palle break annullate dando il meglio ed errori più che mai evitabili, ma rientra senza concedere match point. Torebko è stanco, pare abbia un principio di crampi, mentre Lorenzi, sotto 1-3, vince sei punti consecutivi e passa agli ottavi dove lo aspetta il n. 3 del seeding Laslo Djere.

 
Paolo Lorenzi – Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Non si ferma Salvatore Caruso: superate le qualificazioni, batte il talentino francese Corentin Moutet in due set nella fresca e umida notte umaghese. Un primo parziale dove non si contano i break (sono comunque sette) è chiuso dal ventiseienne di Avola al dodicesimo gioco. Moutet continua a mettere in mostra una manualità incredibile e strappa applausi del poco pubblico rimasto oltre la mezzanotte, ma il suo lieve calo di tensione è reso evidente dalla solidità di Salvatore che chiude 6-0. Il sorteggio non fortunatissimo lo vedrà ora opposto a Borna Coric, secondo del seeding.

Delude le aspettative il derby fra Stefano Travaglia e Thomas Fabbiano, con la vittoria netta del primo che peraltro ha il vantaggio di non aver abbandonato la stagione su terra battuta (tranne un match di qualificazioni a Wimbledon), mentre Thomas è arrivato in Istria dopo essersi fatto valere sull’erba. Oltre a ciò, è stato probabilmente decisivo il quarto gioco del secondo set, con 24 punti giocati e 6 palle break non sfruttate dal tennista di San Giorgio Ionico. Tocca quindi a Travaglia sfidare Fabio Fognini per un posto nei quarti (non prima delle 19 sul Centrale).

Andrey Rublev, vincitore due anni fa da lucky loser, supera fin troppo nettamente Robin Haase che, dopo la semifinale dello scorso anno, è tornato come promesso ma senza fortuna. Dopo i problemi alla schiena e quelli più recenti al polso, il ventunenne moscovita potrebbe ricominciare da qui la sua risalita.

Tra gli altri incontri, spicca quello disputato su un Grandstand in delirio con tanti tifosi ungheresi che cercavano di tenere testa a quelli locali, con Attila Balazs che supera la wild card croata Viktor Galovic dopo avergli rifilato un bagel all’inizio, annullato sette match point, sprecato il vantaggio di 4-2 nel tie-break finale con due cose orrende (una volée di dritto e uno smash al rimbalzo, almeno nelle intenzioni) a cui ha fatto seguire la richiesta di intervento del fisioterapista.

Risultati:

[Q] S. Caruso b. C. Moutet 7-5 6-0
A. Rublev b. R. Haase 6-3 6-2
P. Lorenzi b. [Q] P. Torebko 5-7 6-4 7-6(3)
[WC] N. Serdarusic b. [Q] M. Trungelliti 6-3 6-3
S. Travaglia b. T. Fabbiano 6-3 6-2
[6] F. Krajinovic b. T. Daniel 7-5 7-6(4)
F. Bagnis b. [7] M. Klizan 4-6 6-3 7-5
[Q] A. Balazs b. [WC] V. Galovic 6-0 6-7(5) 7-6(4)
[8] L. Mayer b. P. Andujar 6-1 7-5

Il tabellone completo

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