Wimbledon, il quinto trionfo di Novak Djokovic (Scanagatta, Garofalo, Crivelli, Clerici)

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Wimbledon, il quinto trionfo di Novak Djokovic (Scanagatta, Garofalo, Crivelli, Clerici)

La rassegna stampa di lunedì 15 luglio 2019

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 Un terzetto irripetibile di fenomeni (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Non è colpa di Novak Djokovic se Roger Federer e Rafa Nadal sono diventati fenomeni prima di lui. Finchè loro giocheranno lui è destinato a essere il meno popolare, il meno amato. Anche perché il suo tennis, pur straordinario, è purtroppo meno originale. Il rovescioa due mani, il corri e tira… e anche se recupero palle incredibili con il rovescio, le ginocchia che toccano l’erba, le anche che misteriosamente non si spaccano, chi lo guarda non si entusiasma, non ne subisce il fascino. Lui non ha il tennis vario, elegante, imprevedibile come quello classico, fine, aristocratico di Roger Federer, non ha quegli strappi mancini, brutali, fenomenali di Rafa Nadal. Eppure io non mi sorprenderei per nulla se alla fine Novak superasse entrambi nel conto degli Slam, approfittando dei cinque anni che ha in meno rispetto a Federer che prima o poi dovrà inevitabilmente lasciagli strada e, direi, anche della superiore condizione atletica che lui, con quel fisico di caucciù, vero Tiramolla, ha mostrato in tutti questi anni rispetto a Nadal (…). Il modo in cui Djoker-Nole ha vinto il suo quinto Wimbledon (come Bjorn Borg) la dice lunga, oltre che sulla sua tenuta atletica che aveva già mostrato straordinaria quando aveva lottato e vinto dopo una maratona di quasi sei ore contro Nadal a Melbourne 2012, sulla sua incredibile forza mentale. E’ quella la sua dote più eccezionale, anche se il talento non si può davvero discutere.

(…)

 

E’ un grande e sarà sempre più grande. Gli aficionados di tutto il mondo, e non solo della Serbia che da tempo lo ha eletto a suo primo idolo indiscusso, dovranno rassegnarsi a fare il tifo per lui. Perché è già un grandissimo e lo sarà sempre di più.

Roger, lacrime per Mirka e i figli: “Volevo dare loro un’altra gioia” (Antonio Garofalo, QS- Quotidiano sportivo)

È appena terminata l’incredibile battaglia di 4 ore e 56 minuti e sul Centre Court Sue Barker dice a Roger Federer appena sconfitto, quello che pensiamo tutti, ovvero che il match appena concluso è uno di quelli che non dimenticheremo mai. Federer, con un sorriso amaro, prova a sdrammati zare: «Io cercherò di dimenticarlo subito!. Ho dimostrato che a 37 non è ancora finita, ho dato tutto quello che potevo e resto ancora in piedi. Spero di riuscire ad ispirare altri ragazzi, che anche a questa età si può essere competitivi». Mirka e i quattro figli hanno assistito in tribuna a tutto il match. «Non saranno eccitati all’idea di avere in casa un altro piatto», alludendo al premio per il finalista sconfitto. Novak Djokovic è sopravvisuto a due match point sulla strada del suo quinto titolo a Wimbledon. «È una delle tre più grandi finali che ho vinto, se non la più dura. È indimenticabile, incredibile aver annullato due match point sul suo servizio ed aver vinto 13-12 al tiebreak. Ho vinto tre tiebreak? Beh, speravo di arrivare lì». Grande rispetto trai due contendenti, suggellati dall’abbraccio finale.

(…). Novak sa che questa vittoria vale tantissimo. «Queste partite danno un senso ad ogni minuto speso sul campo. Contro Nadal magari ho avuto battaglie più dure fisicamente, ma questa da un punto di vista mentale è stata incredibile». E rende omaggio ai suoi due grandissimi rivali. «Roger e Rafa sono il motivo per il quale gioco ancora, provo a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, ma è il mio obiettivo». Federer è deluso ma non abbattuto. «Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello. Io lo sono. Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point. Non so se perdere in modo netto faccia meno male. Ma cerco di vedere i lati positivi, ero sotto un break e l’ho rimontata, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle, certo. Ma Novak è un grande campione e ogni vittoria aumenta la sua grandezza». La partita di oggi a molti ha ricordato un altro epico match perso da Federer qui, la finale del 2008 con Nadal. «Questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento». Roger è comunque soddisfatto del suo percorso stagionale: «Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho giocato match duri che mi hanno dato un buon ritmo. Salterò Montreal per preparare al meglio gli Us Open». Le leggende guardano sempre avanti.

La finale infinita è di Djokovic (Ubaldo Scanagatta, La Nazione)

Quattro ore e 56 minuti avvitato alla mia seggiolina senza poter fare nemmeno pipì per la finale forse più incredibile cui abbia mai assistito, anche se era la n.46. L’ha vinta Novak Djokovic, «Serbinator», ed è la quinta per lui, dopo essere stato avanti per 4-2 nel quinto set ma dopo aver annullato anche due matchpoint consecutivi a Roger Federer che serviva sull’8-7 40-15. Per Federer è la ventiduesima partita che perde dopo aver avuto i matchpoint a favore. Forse anche al più forte tennista di tutti i tempi ogni tanto può venire il braccino. Non ha messo la prima nel primo matchpoint e ha sbagliato un dritto abbastanza comodo. Sul secondo matchpoint ha messo la prima, ma ha attaccato maluccio ed è stato passato da un cross di dritto di Djokovic. Rimpiangerà entrambi chissà per quanto. «E’ un match che non dimenticheremo mai» gli diceva sul campo Sue Barker e lui: «Io invece cercherò di dimenticarlo!». Il punteggio favorevole al serbo dice quanto sia stata incredibile questa partita. Di sicuro unica: 76(5), 16, 76(4), 46, 13-12(3).

(…)

Certo è che Djokovic ha vinto tre tiebreak su tre, quindi i punti più importanti, quelli che contano il doppio. I punti (218 a 204, 14 in più per lo sconfitto!), gli ace (25) e i break (7) per lo svizzero venivano salutati da veri e propri boati, i doppi falli di Djokovic (9) anche da qualche applauso. Erano in campo 35 Slam, 570 settimane da n.1, 12 Wimbledon e si sono visti tutti. Se avesse vinto Roger ci sarebbe stato un gap di 3 Slam fra lui, Rafa e Nole. Ma ha vinto invece Novak e ora il gap è solo 2: 20 Slam per Roger, 18 per Rafa, 16 per Novak. Federer non era mai riuscito a battere in uno Slam Nadal e Djokovic in successione — gli era stato possibile soltanto in un Masters nel 2010, ma nei Masters non si gioca al meglio dei cinque set — ma mai c’era stato vicino come ieri, anche se già due volte con Djokovic in due anni in successione, all’US Open 2010 e 2011, aveva avuto due matchpoint al quinto set e aveva finito per perdere.

(…). Anche questa è stata una partita incredibile, di spaventosa intensità, con scambi pazzeschi. Federer giocava molti più rovesci incrociati e tagliati che contro Nadal perché al mancino spagnolo sarebbero finiti sul dritto. Era meglio quindi giocare rovesci coperti. Quella era stata la chiave della vittoria. Invece per Djokovic e il suo rovescio bimane… tirar su rasoiate che non si alzavano dall’erba era tutt’altro che semplice.

(…). Il secondo set di Djokovic (1-6, appena 11 punti contro i 26 di Federer), ad esempio, è stato decisamente brutto, quasi che avesse avuto necessità di rilassarsi dopo il primo vinto al tiebreak. Novak, in quel set dominato dai servizi aveva annullato nel quarto game l’unica palla break. E quel tiebreak era andato avanti a piccole serie: 3-1 Djokovic, 5-3 Federer con 2 minibreak, 7-5 Djokovic. Insomma Federer che avrebbe teoricamente potuto vincere tre set a zero perché sul 5-4 del terzo si era procurato un setpoint con una straordinaria, fenomenale demivolee — ma Djokovic si è salvato servendogli un missile al corpo — si è trovato sotto due set a uno dopo un tiebreak dominato da Novak, 3-0, 5-1, 6-4,7-4. Eppure la prima pallabreak di Djokovic per strappare la battuta a Federer è arrivata soltanto nel quarto set, peraltro quando lo svizzero era già avanti di un doppio break, sul 5-2. Il break è arrivato dopo altri scambi da fenomeni, ma Roger si sarebbe poi trovato ugualmente al quinto set. Sembrava però spacciato sul 2-4 e invece già nel game successivo recuperava. Poi entrambi tenevano i servizi abbastanza agevolmente — Djokovic non era in gran giornata alla risposta — fino al 7 pari quando uno spettacolare passanti di dritto di Roger gli procurava il brak dell’8-7 che pareva poter chiudere la partita. Quindi i due matchpoint annullati già descritti. Per Djokovic una vittoria ancora più sofferta di quella con Nadal nell’Australian Open 2012, sebbene quella fosse durata 5h e 53 minuti, quasi un’ora di più. Ma lui non muore davvero mai. E a Federer non gli basta annullare un matchpoint a match. Preferisce farlo due volte.

Djokovic-Federer, uno show di cinque ore. Nole, brividi e gioia, salva due matchpoint poi il quinto trionfo (Riccardo Crivelli, La Gazztta dello Sport)

Contro il mondo. Contro i numeri. Contro un rivale gigantesco, il sovrano di questo meraviglioso giardino che è Wimbledon, più ancora del vero erede al trono, il Principe William, che impettito ed elegante non si perde uno scambio dal suo scranno al Royal Box, abbagliato come tutti dal luccichio di una disfida consegnatasi seduta stante alla leggenda. L’enorme cuore di Djokovic si prende il Centrale alle 19 e 7 minuti di una serata indimenticabile, dopo 4 ore e 57′ di duello rusticano contro Federer, l’avversario più rispettato ma anche meno amato, respinto sulla soglia del nono trionfo, con due match point non sfruttati.

(…) è anche una degli scontri frontali più intensi mai visti sull’erba sacra di Church Road e che regala ai 15.000 estasiati possessori del biglietto il primo tie break con la nuova regola, su112-12 del quinto.

(…). Qui, aveva già battuto Roger in due finali, nel 2014 e nel 2015, ma questa porta con sé la magia di una rivoluzione compiuta, il sacco a casa del nemico più temuto e dopo aver guardato in faccia l’abisso. L’ace con cui Roger inaugurerà la partita è subito salutato dagli osanna, perché il Divino aveva cominciato allo stesso modo contro Rafa in semifinale e la scaramanzia ha sempre il suo peso. Ma non serve la cabala per profetizzare che l’otto volte campione non ha smarrito le energie nell’impresa di venerdì, perché il servizio è sostanzialmente intoccabile e da fondo tiene botta, alternando il rovescio slice a soluzione coperte, reggendo sul pericoloso per lui incrocio di sinistra. Federer è più propositivo, ma Nole fa partita pari con la battuta e l’attenzione, fino all’inevitabile tie break che il numero tre del mondo si fa scivolare via con tre gratuiti banali dal 5-3 per lui.

(…) Dopo un’ora e 23′ è un set pari, ma torna subito l’equilibrio in una cornice di qualità elevatissima. Roger nel decimo game del terzo parziale si procura con una deliziosa demivolée la palla per il set, Nole la annulla con il servizio. È ancora tie break, è ancora il Maestro che si mette dietro la lavagna con troppi errori non forzati: e così si ritrova sotto due set a uno senza aver mai concesso palle break e con le occasioni evaporate con cui poteva addirittura aver già chiuso una partita che diventerà leggenda. Ma a questo punto finisce lo spettacolo e comincia l’epica. Federer non dimostra di avere quasi 38 anni: anziché cedere sale di nuovo e domina il quarto set, ottenendo perle anche dal rovescio lungolinea. Quando nel quinto cede il servizio per il 4-2 Djokovic, sembra finita. Invece immediato controbreak e un match che a ogni punto si fa leggenda. Ancora break di Roger per l’8-7 con un passante di dritto, e nel game successivo ecco i due match point: svaniscono con un dritto largo su una robusta risposta di Nole e poi sul passante del numero uno su un attacco morbido. Terzo tie break, la conclusione più degna: il Divino si umanizza, non mette le prime che servono, mentre l’altro giganteggia. Un dritto steccato manda Djokovic in paradiso, un grandissimo Federer non finisce certo qui ma perde un match in cui ha ottenuto 94 vincenti a 54 e 14 punti in più, 218 a 204: è la 22a volta che viene sconfitto con match point a favore, la terza dal Djoker negli Slam. Nessuno è perfetto, mentre Novak, più incisivo nei momenti cruciali e dunque più meritevole, non esulta neppure, come al solito mangia l’erba, poi si batte i pugni sul petto lanciando sguardi di brace alla gente delusa. Non sarà mai nei loro cuori come lo sconfitto. Ma che campione immenso.

Che stupidaggine questo tie-break. Il risultato giusto era un pareggio (Gianni Clerici, La Repubblica)

Sapete tutti o quasi, che ha vinto Nole Djokovic in 4 ore e 57 minuti, realizzando così il record della finale più lunga a Wimbledon. Mentre gran parte del pubblico sperava tuttavia che vincesse Roger Federer, e si giocavano le ultime palle di quel tie-break immaginato da un incompetente, ho pensato al film che verrà inevitabilmente girato da un produttore tifoso. Non potrà non presenziare la Regina, che era in realtà venuta in tribuna solo per assistere al match della sua suddita Virginia Wade, e, ad un certo punto, Elisabetta entrerà in campo, prima del tie-break finale, per impossessarsi della mano di Federer, e alzarla.

(…) La Regina, in circostanze estreme, può continuare a comportarsi come facevano le vere Regine, può scegliere il vincitore. II tie-break del quale avrebbe vergogna l’inventore americano Jimmy Van Alen è stato in realtà la vicenda più deludente (…). Non capisco ancora come abbia fatto un divino tennista di quasi 38 anni a raggiungerlo, e forse un’analisi di ben più dei dieci minuti che mi restano non servirà a spiegarmelo. Dall’uno pari raggiunto con una riga Federer è andato a 1 a 4, ma ancora una volta ha continuato a battersi come in una sorta di palleggio agonistico, senza far emergere il dramma della partita. E risalito a 3-4,

(…) sul 6-3, ha finito di sommergerlo con un long line di rovescio vincente.

(…). Devo dire che il confronto dei rispettivi rovesci, sui quali contavo perché Djokovic vincesse la partita, non si è verificato, perché anche con il suo colpo meno autorevole, il fenomeno svizzero è riuscito ad opporsi in modo entusiasmante al colpo bimane dell’avversario. E devo anche dire che mai Roger è parso di tanti anni superiore al suo avversario. È stato un match di fronte al quale uno spettatore neutrale e poco esperto del gioco avrebbe suggerito un pareggio, e che mi viene in mente di proporre al produttore del film se gli verrà impedito di servirsi della Regina. Certo, ho sempre pensato al tennis come a un gioco nel quale non fosse mai contemplato, non fosse mai possibile il pareggio. Ma in questa occasione, io che non so fare tifo, mi son visto in dubbio più di una volta. Un bel 12 pari al quinto. Non lo avrebbero meritato entrambi?

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport). Sinner, un passo avanti (Tuttosport). Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Bonso)

La rassegna stampa di mercoledì 21 agosto 2019

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport)

Ai quarti. Camila Giorgi avanza nel Bronx Open, il torneo pre Us Open che prende il posto in calendario di New Haven. L’azzurra, n.58 Wta, nel 2° turno trova la tedesca Andrea Petkovic, che aveva eliminato la cinese Zhang, quarta testa di serie, e dopo una partita accesa e lunga 2 ore e 43 minuti, la spunta 3-6 7-5 7-6 (3). Ora la marchigiana affronterà al terzo turno la vincente tra Cornet (Fra) e Zhu (Cina). A Wiston Salem Marco Cecchinato si ferma al secondo turno: Millman cede 7-6 (5) il primo set al siciliano, ma ribalta il match 6-4 6-3. Nel primo turno si fermano invece Andreas Seppi, che cede al ceco Berdych 6-1 3-6 6-3, e Thomas Fabbiano, eliminato dal russo Andrey Rublev 6-4 6-2. Out lo scozzese Andy Murray da Tennys Sandgren 7-6 (10-8) 7-5.[…]

Sinner, un passo avanti (Tuttosport)

 

Il miglior diciottenne al mondo, lo recita la classifica Atp, compie un primo passo verso il tabellone principale dell’Us Open, ultimo Slam dell’anno a Flushing Meadows da lunedì. Avanza Jannick Sinner e porta a sei il numero di azzurri (erano 13 al via) al secondo turno nelle qualificazioni. Dopo Baldi, Napolitano, Caruso, Giannessi e Lorenzi, il neo 18enne e 24a testa di serie, ha lasciato soltanto un game nel derby tricolore a Matteo Viola. In campo femminile avanza soltanto Jasmine Paolini al 2° turno delle qualificazioni battendo 6-1 3-6 6-1 la statunitense Arconada. Nella notte ha affrontato la rumena Elena Gabriela Ruse. Tutte uscite al debutto delle quali invece le altre azzurre, Martina Trevisan, Martina Di Giuseppe e Giulia Gatto-Monticone. In tabellone una sola azzurra ammessa direttamente: Camila Giorgi. Nell’Atp 250 a Winston Salem, invece, escono di scena i due italiani. Marco Cecchinato cede al secondo turno all’australiano John Millman: 6-7 (5), 6-4, 6-3 in quasi due ore e mezza. Niente da fare neppure per Thomas Fabbiano, 6-4, 6-2 dal russo Andrey Rublev. Ma la buona notizia arriva dal tennis femminile e dal Bronx Open a New York. Camila Giorgi si conferma in crescita di condizione ed entra nei quarti battendo in tre set la tedesca Andrea Petkovic 3-6 7-5 7-6(3). Troverà la francese Alize Comet o la cinese Lin Zhu. La bimba prodigio Amanda Anismova rinuncia all’Us Open per la tragedia che l’ha colpita la notte scorsa. Il padre e allenatore, Konstantin Anisimov,è stato trovato morto per cause ancora da chiarire. La quasi 18enne tennista Usa di origini russe, numero 24 del mondo e più giovane tra le prime 100, giustamente non se la sente. Amanda è esplosa al Roland Garros, eliminando Simona Halep nei quarti, poi aveva saltato i recenti appuntamenti di Toronto e Cincinnati per problemi alla schiena.

Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Andrea Bonso, Il Giornale)

Giocare a tennis non significa solo buttare la pallina oltre la rete: il più delle volte si tratta di buttare il cuore oltre l’ostacolo. E l’ostacolo può essere mille cose: se stessi, la paura, gli infortuni o una disabilità. Come quella di Duck-hee Lee, sordo fin dalla nascita. A questo sudcoreano di 21 anni non manca di certo il coraggio di affrontare la vita, considerando il proprio problema non un freno, bensì un motivo in più per dare il meglio di sé. E ciò l’ha dimostrato al mondo nel corso del torneo 250 di Winston-Salem, dove è diventato il primo tennista sordo a vincere un match Atp, battendo lo svizzero Laaksonen (7-6, 6-1). Un’enorme soddisfazione per un atleta che si è costruito da solo, superando difficoltà che i “colleghi” possono a fatica immaginare. Lee è nato nel 1998 a Jecheon, una città a due ore da Seul. Quando ha due anni, mamma Park Mi-ja e papà Lee Sang-jin hanno la conferma della sordità ma, dopo un iniziale sconforto, decidono che il figlio poteva e doveva avere una vita assolutamente normale. Così Lee cresce e frequenta non solo istituti per sordi, ma anche una scuola comune, dove può stare insieme a ragazzi normodotati. Lee inoltre non conosce la lingua dei segni, ma sa leggere il labiale alla perfezione, grazie alle esercitazioni con la madre. L’amore per il tennis è merito di papà, grande appassionato di sport. Mostra fin da subito il suo talento, ma gli allenatori sono scettici sulla possibilità di un futuro da pro. Il ragazzo, però, non si arrende: «Venivo preso in giro, mi dicevano che non avrei dovuto giocare e di dedicarmi alla musica» ha confidato. Già da ragazzo, la sua qualità è sotto gli occhi di tutti e a tredici anni diventa famoso, a tal punto che la Hyundai gli offre una sponsorizzazione. Lee continua a migliorare e a stupire: è 212° nel ranking Atp e la vittoria di Winston-Samen rappresenta la prima tappa di un viaggio speciale. Ma qual è la meta? Sono due i suoi grandi obiettivi: diventare numero 1 e migliorare la posizione raggiunta dal tennista coreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 fu 36° e vinse un torneo Atp. Non sarà per nulla facile, ma Lee ha già dato un grande insegnamento: tutto è possibile, se non hai paura di buttare il cuore oltre all’ostacolo.

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Trionfa Medvedev (Crivelli). Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Mancuso). Crazy tennis (Clerici)

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Trionfa Medvedev. Settimana perfetta dell’Orso di Mosca (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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La settimana perfetta di Medvevev si conclude come era da pronostico dopo che in semifinale aveva ribaltato il match con Djokovic da un set sotto e 0-30 sul 3-3 del secondo set: con un successo combattuto ma sostanzialmente mai in discussione su Goffin, che regala all’Orso russo (medved significa appunto orso nella lingua di Tolstoj) il primo sorriso in un Masters 1000 e soprattutto il numero 5 della classifica. Da oggi, Daniil è il più in alto della tanto celebrata Next Gen, di cui rappresenta l’archetipo contrario rispetto agli strombazzati Tsitsipas e Shapovalov: pochissima vita sui social, una moglie (Daria) già a carico e una straordinaria etica lavorativa, che lo ha portato a migliorare a grandi passi, soprattutto al servizio. Che a Cincinnati è stato l’arma letale, togliendolo sempre dagli impicci. Medvedev è il giocatore più caldo del momento (tre finali in tre settimane, finalmente si è tolto la scimmia dopo i k.o. di Washington e Montreal) e quello con più vittorie in stagione, 44.

 

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Tra le donne, vittoria della Keys, al primo Premier 5 in carriera.

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Avrebbe tutto per rimanere costantemente al top: un servizio che spacca e colpi molto pesanti da fondo, ma non è mai stata una tigre nei momenti caldi di una partita o di una stagione. È vero, ha giocato una finale Slam a New York nel 2017, ma è stata travolta dalla Stephens e comunque ci si immaginava che alla sua età (24 anni) si fosse già costruita un palmarès da star. Ecco dunque che il trionfo in Ohio ci consegna una giocatrice che finalmente è stata aggressiva quando si è scoperta spalle al muro: la Kuznetsova è stata in vantaggio 5-3 in entrambi i set, ma a quel punto Madison ha alzato l’intensità del gioco ed è uscita dal pantano con 13 ace e 45 vincenti. Chapeau.

Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Angelo Mancuso, Il Messaggero)

Attenuanti generiche. Dopo il ko in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati, Djokovic si concentra sugli US Open: «Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo, sarò pronto per New York». Manca una settimana esatta all’ultimo Slam della stagione e il n.1 era al rientro dopo il trionfo a Wimbledon e con il riacutizzarsi del dolore al gomito destro: contro Medvedev ha dominato per un set e mezzo, poi la risposta migliore del pianeta si è inceppata e il talentuoso russo classe 1996 ha messo la freccia (3-6 6-3 6-3). Allarmanti le condizioni di Federer: probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche giorno in più per digerire la sbornia dei 2 match point falliti contro Djokovic nella finale dei Championships. King Roger nel caldo umido di Cincinnati è apparso lento e spaesato e ha incassato una brutta sconfitta già al 3° turno contro Rublev.

(…)

Sempre in tema di Fab Three, Nadal si è chiamato fuori dalla mischia in Ohio dopo aver vinto però a Toronto. GOSSIP In attesa di rivederlo sul cemento degli US Open, gli appassionati di gossip conoscono la data delle nozze con Xisca Perello: la cerimonia si terrà sabato 19 ottobre a Pollensa (…).

Crazy tennis (Gianni Clerici, La Repubblica)

A Cincinnati — Ohio — il tennista australiano Nick Kyrgios, durante il suo match contro il russo Karen Khachanov, n. 9 in classifica, è stato multato di ben 113 mila dollari per otto infrazioni antisportive (…).

Non sorprenderà il lettore che abbia ammirato Kyrgios a Roma scagliare sul campo una sedia durante gli ultimi Internazionali, o me stesso, la prima volta che lo vidi in Australia (…). Fu quella volta, in cui trovò modo di prendersela soltanto con una bottiglietta, che il collega australiano che mi accompagnava mi fece notare quanto dovesse essere difficile il ruolo di “new australian”, come vengono definiti i conquistatori della nuova nazionalità. «Kyrgios — disse l’amico — non ha solo un papà greco, ma una mamma malese».

(…) Scrivo queste cose dopo una presentazione di un mio libretto, Il Tennis nell’Arte, del quale avrete letto forse, se abitate in Lombardia, una intervista di un altro innamorato del tennis, Carlo Annovazzi. (…) Parlando di Kyrgios, il collega mi domandò se nella mia lunga vita sui campi fossi stato testimone di qualche altra vicenda sconveniente, e mi venne in mente il nome, oltre che di McEnroe, di Cecchino Romanoni, che durante la guerra si era trasferito in Portogallo per evitare il servizio militare, era cocainomane e trasportava la droga in un foro praticato nel manico delle racchette di legno. Fu forse sotto l’effetto della cocaina che l’esaltazione della vittoria lo portò a un comportamento che non ebbe mai un suo eguale sui court. Romanoni fu considerato “Il più bel rovescio italiano degli Anni Quaranta”, e pure io lo ammirai, ma la storia mi venne raccontata dall’autore cinematografico e teatrale Franco Brusati, che lo battè sorprendentemente ad un torneo milanese del 1942, l’anno della conquista di Romanoni del titolo italiano. Brusati, autore di film quali Pane e Cioccolata e Dimenticare Venezia, avrebbe avuto la benevolenza di giocare con me negli Anni Cinquanta, e mi avrebbe raccontato che Romanoni, ingaggiato nella troupe americana di Bobby Riggs, n. 1 Usa durante la guerra, esaltato dalla sua prima vittoria sullo stesso Riggs, iniziò a masturbarsi a fine match su un Centrale di Buenos Aires. Fu soltanto un accenno, perché qualcuno fortunatamente intervenne, e la vicenda fu lungi dal causare le conseguenze che stanno costando tesori e riprovazione a Kyrgios, al quale farebbe bene essere seguito da un consigliere più che da un allenatore. Così come sarebbe stato utile a McEnroe, per evitare le abituali liti con gli arbitri che racconta nella sua biografia You cannot be serious, una genitrice meno materna di sua mamma Kathy, per non essere giunto all’espulsione da socio di Wimbledon. L’espulsione fu conseguente ad una attesa che si era protratta troppo a lungo della moglie del presidente del Queen’s Club. Dopo aver atteso una ventina di minuti che Mac finisse il suo allenamento, la presidentessa si decise a ricordargli, molto gentilmente, di aver prenotato il campo, e quel gentiluomo le mostrò il manico della racchetta, e le suggerì, con un sorriso ironico, di farne un uso davvero intimo

(…)

Un analogo fenomeno di cattiva educazione accadde anche a me, giocatore certo immeritevole di rimanere nella storia del tennis. Nella finale del torneo di Nizza, negli anni Cinquanta, il mio avversario di doppio, il numero 1 americano Bartzen, prese a chiamarmi tra un punto e l’altro “piccolo giocatore”, o addirittura “incapace”. Dopo una decina di volte, persi la pazienza, e scavalcai le rete. Avrei tanto desiderato colpirlo con una racchettata, ma mi sentii sollevare dalle manone del mio partner Orlando Sirola, un due metri colossale, che mi riportò al di là della rete, nel nostro campo.

(…)

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Crivelli). Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

La rassegna stampa di domenica 18 agosto 2019

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

A volte ritornano. Nell’invasione russa dei primi anni Duemila, guidata dalla zarina Sharapova, Svetlana Kuznetsova da San Pietroburgo sembrava destinata a un ruolo d’avanguardia, ben oltre il bottino comunque lussuoso di due Slam, a New York nel 2004 (anno in cui, oltre a lei, la Myskina vinse a Parigi e Masha a Wimbledon da diciassettenne) e al Roland Garros nel 2009. Ingiocabile da fondo nelle giornate di grazia, perché dritto e rovescio per lei pari sono, Sveta ha pagato in carriera una certa propensione agli agi extracampo e una cura non proprio maniacale del proprio corpo, che le ha procurato una discreta serie di problemi fisici, ultimo un infortunio a un ginocchio che l’ha tenuta ferma sette mesi e l’ha fatta scivolare oltre il centesimo posto in classifica, lei che vanta un best ranking al n. 2 nel settembre 2007. Avrebbe dovuto debuttare nei tornei statunitensi già a Washington, dove difendeva il titolo 2018, ma la colpevole richiesta tardiva del visto per gli Usa non le ha permesso di iscriversi, facendola crollare ancora di più nel ranking. Da numero 153 mondiale ha avuto una wild card a Cincinnati e fin qui ha messo insieme una settimana dai sapori antichi, perché per arrivare in finale ha battuto tre top ten di fila: Stephens, Pliskova e Barty. Non solo: ha deciso la numero uno della nuova classifica e quindi indirettamente la prima testa di serie agli Us Open, perché i suoi successi sulla ceca nei quarti e sull’australiana in semifinale le hanno private dell’opportunità di prendere la vetta e ci hanno lasciato la Osaka (che intanto si è ritirata contro la Kenin per problemi a un ginocchio). A 34 anni, è cambiato lo spirito, grazie anche al ritorno con il vecchio allenatore, Carlos Martinez: «Ritardare l’arrivo negli Usa alla fine mi ha aiutato, perché ho dormito una settimana in più nel mio letto. Non pensavo di essere già a questo livello, ma adesso mi diverto e non ho pressioni». […]

Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

 

Quattro azzurri al via. A Winston-Salem, in North Carolina, parte questa sera il torneo che vede tra gli altri al via Andy Murray, grazie ad una wild card, che affronterà al primo turno lo statunitense Tennys Sandgren. Il torinese Lorenzo Sonego, n. 47 del mondo, è l’unico ad essere testa di serie, condizione che gli permetterà di partire dal secondo turno. Non si conosce ancora il nome del suo primo avversario. Più difficile il percorso degli altri italiani in gara: Thomas Fabbiano esordirà contro Andrey Rublev, reduce dalla vittoria contro Roger Federer a Cincinnati. Andreas Seppi se la vedrà con il ceco Tomas Berdych, giocatore sempre temibile che però ha giocato molto poco negli ultimi due mesi. L’ultima partita vinta risale a febbraio e la sua condizione di forma rappresenta una vera incognita. Resta Marco Cecchinato, che viene da un lungo digiuno di vittorie. L’ultima volta fu a Roma, a metà maggio, contro De Minaur. Il siciliano sarà opposto ad Alexander Bubilk, giovane kazako. A New York invece sarà impegnata Camila Giorgi contro la russa Margarita Gasparyan. La russa è una giocatrice ostica che fa della potenza la sua arma migliore. Il Bronx Open è una novità nel circuito WTA. Testa di serie n. 1 sarà Qiang Wang, n.17 del mondo. Intanto a Cincinnati, Svetlana Kuznetsova ha ritrovato il suo miglior tennis. La ex numero due del mondo (2007), dopo aver battuto Sloane Stephens e Karolina Pliskova, ha sconfitto anche Ashleigh Barty, conquistando il pass per la finale del “Western e Southern Open. La 34enne russa, attualmente al numero 153 del ranking Wta a causa di alcuni problemi fisici, ha superato l’australiana, numero uno del tabellone e numero due Wta, col punteggio di 6-2 6-4.

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