Numeri: 103 anni totali, eppure dominano sempre Djokovic, Nadal e Federer

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Numeri: 103 anni totali, eppure dominano sempre Djokovic, Nadal e Federer

Solita scorpacciata di numeri dopo le due settimane di Wimbledon. La timida ascesa degli under 23, il dominio inatteso di Halep, la Race monopolizzata dai tre fenomeni

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Roger Federer e Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

3 – le vittorie di Halep nelle ultime dodici finali giocate prima di Wimbledon. Simona era arrivata ai Championships senza un titolo da undici mesi (lo scorso agosto aveva vinto il Premier 5 di Montreal), il digiuno più lungo della carriera da quando, nel maggio 2013, a Norimberga vinse il primo di quelli che prima di Londra erano 17 titoli. L’ex numero 1 del mondo (lo era stata anche a inizio 2019) due settimane fa non era certo in fiducia, pur occupando comunque un discreto settimo posto della Race. Inoltre, Halep non aveva mai brillato sull’erba – un solo titolo, vinto a S’Hertogenbosh nel 2013, appena una semi nel 2014 (sconfitta da Bouchard) e due sole volte ai quarti in otto partecipazioni a Wimbledon – una superficie sulla quale diverse tenniste tra le prime sedici teste di serie avevano un miglior score del suo.

Eppure, sui prati di Church Road, la rumena classe 91 ha trovato la forma necessaria per centrare il secondo Slam della carriera, dopo il Roland Garros dello scorso anno. Impressionante, in particolare, il suo cammino dal terzo turno in poi: dopo aver sconfitto Sasnovich in due set lottati (nel secondo era sotto 2-5 prima di chiudere 6-4 7-5) e aver perso un parziale con Buzarnescu, ha concesso appena venticinque giochi complessivi a Azarenka, Gauff, Zhang, Svitolina e Serena Williams (e contro queste ultime due era indietro nei precedenti, in particolare contro la statunitense aveva vinto solo una volta delle dieci nelle quali l’aveva affrontata).

5- i tennisti under 23 nella top 100 del ranking ATP ad aver realizzato il best career ranking questa settimana. Se nelle fasi finali l’edizione del singolare maschile di Wimbledon non ha di certo testimoniato il rinnovamento – nei quarti il più giovane era il classe ’90 Goffin – e piuttosto sancito la bocciatura dei Next Gen e di chi non lo è più da poco tempo (persino in ottavi c’erano solo due under 25, Berrettini e Humbert) i movimenti della classifica testimoniano che la nuova generazione stia muovendosi. A piccoli e lenti passi, ma tanti giovani si stanno affacciando nel tennis che conta. L’under 23 a raggiungere il best career più alto questa settimana è stato Taylor Fritz: lo statunitense -eliminato al secondo turno da Struff dopo aver sconfitto Berdych – è entrato per la prima volta nella top 30 del ranking.

Il secondo è Ugo Humbert: in quello che era solo il quarto Major giocato in carriera, grazie agli ottavi conquistati superando Monfils, Granollers e Auger-Auliassime, il 21enne francese ha accumulato i punti per entrare tra i primi 50 al mondo. Crescono anche tennisti ancora più giovani di quelli sin qui menzionati: il non ancora 20enne Kecmanovic diventa 66 ATP; un altro giovanissimo francese, Moutet, si qualifica a Wimbledon e sconfigge poi Dimitrov per salire all’81°posizione del ranking. Analogo a quello del transalpino il percorso seguito da Popyrin: il tennista australiano nato nell’agosto del 1999 e vincitore del Rolang Garros juniores 2017, ha superato le quali ai Championships e, avendo la meglio su Carreno Busta, ha ottenuto la quarta vittoria in una partita a livello Major del suo 2019, entrando per la prima volta tra i primi 90 tennisti al mondo.

9 – i tennisti europei nella top ten dell’ultima classifica dell’ATP. Con l’uscita nelle ultime settimane dalla fascia di classifica di maggior prestigio di Isner, Del Potro e, dopo Wimbledon, anche di Anderson, il tennis maschile ai massimi livelli è ormai sempre più appannaggio della scuola tennistica del Vecchio Continente (e la tendenza si è intravista anche nell’edizione femminile di Wimbledon, nella quale, a parte il mito di Serena, le altre tre tenniste erano dell’Est Europa). Spicca la presenza tra i primi 10 al mondo, per la prima volta dopo tanti anni, di due tennisti russi, Khachanov e Medvedev (ma al termine del 2000, con Safin e Kafelnikov, la Russia ne ebbe addirittira due tra i migliori cinque), così come inorgoglisce il nuovo best career ranking di Fognini, salito al nono posto.

La contemporanea conferma di Berrettini alla ventesima posizione permette così all’Italia di essere tra i pochi paesi (con Russia appunto, Spagna e Croazia) ad avere due giocatori nella top 20. Il movimento canadese con Raonic, Shapovalov e Auger-Auliassime si conferma nel suo ottimo momento appaiando le scuole francesi, argentine e spagnole che ormai, secondo tradizione, sono le migliori nello sfornare con costanza buonissimi giocatori, come dimostrato dalla presenza di tre loro rappresentanti nella top 30.

12- le vittorie ottenute nelle quattordici partite giocate sull’erba da Matteo Berrettini nel 2019. Un ottimo bilancio per chi è appena alla sua seconda effettiva stagione nel circuito maggiore, sebbene già l’anno scorso il romano si fosse tolto la soddisfazione, nel suo primo Wimbledon, di sconfiggere Jack Sock, primo top 20 superato in carriera. Quest’anno, dopo aver fatto il suo esordio in Coppa Davis vincendo sui prati indiani, il 23enne romano ha vinto l’ATP 250 di Stoccarda, conquistato la semi ad Halle e raggiunto gli ottavi a Wimbledon. Per riuscirci, Matteo ha sconfitto due volte il top 10 Khachanov e avuto la meglio, tra gli altri, sul top 20 Basilashivili, su un probabile futuro campione come Auger-Auliassime e su un funambolo come Kyrgios. Piazzamenti che gli hanno permesso di raggiungere prima e conservare poi la top 20, un piazzamento che potrebbe essere migliorato nelle prossime settimane (nella Race è attualmente dodicesimo). 

Di Matteo impressionano positivamente non solo il fisico da granatiere e il tennis potente da giocatore moderno (ottimi i fondamentali di servizio e dritto), ma soprattutto la fame atavica di vittoria e la freddezza con le quali scende in campo ed è capace di gestire i momenti difficili che periodicamente si presentano nel corso di una partita di tennis. Berrettini eccelle in queste caratteristiche, non acquisibili con l’allenamento e difficilmente migliorabili con il tempo: sono piuttosto doti innate in chi ha un futuro roseo davanti a sé, proprie solo dei grandi tennisti. Se il tennista romano – ragazzo molto posato, il che non guasta mai – conserverà la salute, l’umiltà e la professionalità che lo hanno portato a realizzare i risultati di quest’anno, le rosee prospettive per la sua ancora giovane carriera potrebbero concretizzarsi e farlo divenire presto una delle stelle del tennis mondiale. La netta sensazione è che il meglio per lui debba ancora venire.

33 – le partite vinte da Serena Williams nel corso dei suoi ormai tredici tornei giocati da quando nel marzo 2018 è rientrata nel circuito. Un bilancio davvero magro per la campionessa di ventitrè Slam che, quando aveva lasciato temporaneamente l’attività per la gravidanza, era numero 1 al mondo, posizione riconquistata con la vittoria degli Australian Open 2017 in finale sulla sorella Venus. Serena non è più riuscita a trovare la forma e la continuità necessaria per tornare ai livelli ai quali aveva abituato: una serie di fastidi fisici (che l’hanno costretta a ritirarsi in tre dei tredici tornei iniziati in questo anno e mezzo) non le hanno comunque impedito di raggiungere tre finali nei Major (negli ultimi due Wimbledon e agli US Open 2018, con la relativa furiosa polemica col giudice di sedia Ramos) e di risalire in classifica sino alla nona posizione del ranking.

Sebbene siano risultati tuttaltro che banali, in particolar modo sulla soglia dei 38 anni, stridono in maniera piuttosto netta con quelli della Serena dominatrice del circuito sino a due anni fa. Pochi avrebbero immaginato che nei sedici mesi del suo ritorno all’attività agonisticala californiana non avrebbe aggiunto nemmeno un titolo ai 72 già precedentemente conquistati, arrivando in soli quattro tornei almeno ai quarti di finale. La più piccola delle sorelle Williams, da quando è divenuta mamma, ha vinto solo due delle sette volte nelle quali ha giocato contro top ten (l’ultima sconfitta è arrivata nella finale di Wimbledon persa nettamente contro Halep): l’ultimo step per tornare quel era è proprio la competitività con le migliori. Vedremo sin dai prossimi mesi se ne avrà la forza.

 

64 (%) – l’identica percentuale di successo nelle finali Slam di Federer (ne ha vinte venti e perse undici) e Djokovic (sedici trionfi e nove sconfitte). Appena migliore è quella di Nadal, fermo al 69% grazie ai 18 Major vinti nelle 26 finali giocate, anche in virtù della sua netta superiorità sulla terra (e quindi al Roland Garros). Il maiorchino, tra i tre primatisti nella classifica dei tornei del Grande Slam vinti, è anche il più vincente nelle semifinali di questi tornei, vinte l’81% delle volte, a differenza del 69% che, incredibilmente, di nuovo accomuna Federer (31-14) e Djokovic (25-11). Molto si è discusso su cosa nell’ultima finale di Wimbledon abbia determinato la vittoria di Djokovic e molti hanno puntato anche sull’incapacità di Federer di dare il meglio di sè nei momenti topici e/o di estremo equilibrio delle grandi sfide.

Si è fatto cenno alle ventidue partite perse in carriera dallo svizzero avendo match point a favore, dimenticando le diciannove in cui era accaduto il contrario e, soprattutto, tutta l’abilità mostrata tante volte da Federer per vincere contro altri campioni senza dover arrivare allo sprint. Altri hanno menzionato il saldo negativo di Roger al quinto set nelle finali Slam (quattro vittorie e cinque sconfitte), dimenticando che anche quello di Nadal è negativo (2-3) e che il solo Djokovic, tra chi nell’Era Open ha giocato il parziale decisivo almeno tre volte nella finale di un Major, è in attivo (3-1), con il serbo secondo a pari merito con Agassi (3-1 anche per lui) in questa graduatoria dietro solo a Borg (5-1).

Se però in cinque ore di splendida partita sia il serbo che lo svizzero si sono rimontati a vicenda e hanno avuto in precedenza la chance di chiudere, nessuno dei due meritava di vincere più dell’altro. C’è però poco da fare: la gradazione più intensa della gioia che uno sportivo possa raggiungere è stata toccata da Djokovic dopo la rimonta occorsagli per vincere il suo quinto Wimbledon davanti a un pubblico che in grandissima maggioranza sosteneva il suo avversario. Allo stesso tempo, l’abisso più profondo della delusione che uno sportivo possa provare si è annidata nell’animo di Federer dopo aver perso una finale già vinta. Lo svizzero ripenserà mille volte alle varie occasioni sfumate di un soffio. Quel che è certo è che nella finale del torneo più celebre del mondo, il tennis si è confermato sport straordinario per lo spettacolo e le storie che sa offrire, ma anche impossibile da giocare ad alti livelli per chi, pur molto talentuoso, non sia dotato di nervi d’acciaio e freddezza glaciale.

18.010 – la somma dei punteggi nella sola Race conquistati da, in ordine di classifica, Djokovic, Nadal e Federer. Per capire quanto il 2019 sia stato sin qui dominato da questi tre tennisti, basti pensare che si devono sommare i punti ottenuti dal quarto (Thiem) fino al dodicesimo (Berrettini) nella stessa classifica per ottenere un totale superiore ai 18010 ottenuti dai primi tre nei tornei giocati da inizio gennaio sino a oggi. Accadeva per la prima volta nel 2007 che questi tre grandissimi campioni fossero ai primi tre posti della classifica della Race dopo il torneo di Wimbledon: considerata la grandezza dei tre tennisti in questione nessuno dodici anni fa si sarebbe sorpreso se la circostanza si fosse ripetuta successivamente a nuove edizioni dei Championships, come infatti avvenuto nel 2008, 2011, 2012 e 2014. Ma che addirittura sarebbe accaduto dodici anni dopo la prima volta, quando ormai in tre sommano 103 anni, davvero è sbalorditivo e indicativo dell’eccezionalità della loro carriera. Si parla ormai da anni di “Next Gen”, ma questi tre fenomeni hanno vinto tutti i Major si qui giocati nel 2019, hanno monopolizzato due finali Slam su tre, vinto tre dei cinque Masters 1000 sin qui disputati e portato a casa due ATP 500. Una ‘triarchia’ egemonica che lascia davvero le briciole agli altri protagonisti del circuito.

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Podcast Off-Court: l’estate sta finendo… ma il tennis non se ne va

Torna l’appuntamento settimanale con la consueta chiacchierata transoceanica tra i nostri inviati Vanni Gibertini e Luca Baldissera

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Vanni Gibertini (a sinistra) e Luca Baldissera (a destra) se ne vanno da Indian Wells alla fine del torneo

Dopo l’intensa estate nordamericana sul cemento culminata con lo US Open, Vanni Gibertini e Luca Baldissera sono tornati a casa e osservano il circuito da lontano. Bianca Andreescu è tornata in Canada da trionfatrice mentre Novak Djokovic è alle prese con un fastidio alla spalla che potrebbe tenerlo fermo per qualche tempo. Intanto Roger Federer, recuperato il problema alla schiena che lo ha frenato a New York si appresta a giocare nella “sua” Laver Cup e annuncia di aver già programmato i suoi prossimi tornei fino a Wimbledon 2020, strizzando l’occhio alle Olimpiadi per le quali avrà bisogno di una wild card. La ATP Cup ha iniziato a far vedere i muscoli alla Coppa Davis, che aprirà l’assurda parata di competizioni a squadre il prossimo novembre, mentre l’All England Club si è dato da fare per assicurare la sopravvivenza dell’erba come superficie del circuito.

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Laver Cup, Federer e Nadal: “Non parliamo del record”. Kyrgios spavaldo: “Li ho battuti tutti”

I due rivali protagonisti della conferenza stampa pre torneo. Borg sul doppio Roger/Rafa: “Buone possibilità”. Ma Nadal è in dubbio per un problema al polso. McEnroe spera: “Vogliamo prenderli a calci nel sedere”

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Roger Federer e Rafa Nadal - Laver Cup 2019 (foto via Twitter, @LaverCup)

Per la terza stagione di fila il mondo del tennis è pronto a rivivere le emozioni di un evento atipico e, per questo, affascinante. La Laver Cup 2019 a Ginevra parte, neanche a dirlo, nel segno di Roger Federer e Rafael Nadal, 39 Major in due, compagni di squadra nelle file del Team Europe, uniti nell’obiettivo di piegare la resistenza del Team World. Non c’è da biasimarli, ma Roger e Rafa se non hanno già oscurato tutto ciò che li circonda al Palexpo di Ginevra, poco ci manca. E sembra che entrambi gradiscano quest’atmosfera, scambiandosi abbracci e frasi d’affetto reciproco.

Tuttavia c’è una notizia dell’ultim’ora. Non è certo che Nadal prenda parte al torneo: Eurosport parla di un fastidio al polso che potrebbe fermare Rafa (che non ha match in programma nel day 1) anche nella seconda giornata. In tal caso il maiorchino non potrebbe scendere in campo nemmeno nel day 3, perché da regolamento i sei membri del team devono tutti giocare un match di singolare nei primi due giorni. Se un giocatore non può scendere in campo, viene rimpiazzato dalla riserva (Roberto Bautista Agut per gli europei).

Nella conferenza stampa pre torneo, le domande dei giornalisti sono state per la maggior parte rivolte a Roger e Rafa o, se rivolte ad altri, sempre su loro due. Ovviamente, con Nadal a un passo dal record di Slam detenuto dallo svizzero, la domanda più scottante riguarda proprio quel primato. Ora che i due sono in squadra assieme, avranno affrontato vis à vis l’argomento? “Non abbiamo parlato d’altro!” esclama divertito Federer, che si ricompone subito: No, non ne abbiamo parlato. Forse alle nostre spalle ne hanno parlato, ma non lo so. Ho un grande rispetto per Rafa e per ciò che ha fatto, ma anche per Borg, Djokovic e Sampras. Queste sono cose su cui non hai molto controllo se non quando affronti il tuo diretto avversario. Ma non è questo il punto, provi a vincere per te stesso, per i tuoi fan e per il tuo team. Ma forse Rafa ha una risposta completamente diversa…” (ride).

 

Il campione degli US Open la pensa come il suo amico: “Penso che ognuno percorra la sua strada. Non passo il giorno e la notte a pensare che devo raggiungere un numero in particolare. Voglio divertirmi a giocare a tennis, che non è solo Grand Slam. Sono molto importanti, ma non sono tutto. Allo stesso tempo il numero di Slam che io, Roger e Novak abbiamo vinto, penso che renda la nostra generazione un po’ più speciale”.

Nel weekend più particolare del calendario tennistico, tutti si chiedono se Nadal e Federer giocheranno il doppio assieme, come accadde due stagioni fa. Ha risposto alla domanda il capitano del Team Europe, Bjorn Borg: “Beh, sinora è l’unico doppio che abbiamo vinto nelle due edizioni del torneo (Roger lo guarda incredulo: “Cosa!?”). C’è una buona possibilità che possano giocare. Abbiamo sei, sette giocatori e valutiamo assieme chi gioca il doppio. È molto importante conquistare i punti del doppio tutti e tre i giorni”.

Sull’altra panchina non c’è spazio per le smancerie. John McEnroe, capitano del Team World, spera di riuscire a schiacciare la squadra dei due rivali per alzare la sua prima Laver Cup. Anche a lui è stato chiesto chi la spunterà alla fine nella corsa al record Slam: “Stiamo ammirando i più forti di ogni epoca. Nessuno può rispondere a questa domanda. Perché non ne parliamo tra uno o due anni? Avremo un’idea migliore. Prima o poi si fermeranno, magari già dopo questo weekend (risate). Potrebbe essere il giorno in cui li prendiamo a calci nel sedere. Sarebbe una storia incredibile e sorprendente. Noi vorremmo farne parte”.

Accetta con piacere la sfida anche Nick Kyrgios, che si esalta su questi palcoscenici. L’australiano non ha nessun timore reverenziale verso i quasi quaranta Slam che siedono sulla panchina del Team Europe: C’è molto più spirito di squadra tra noi rispetto all’Europa. Siamo un gruppo unito e mi piace stare con i miei compagni di squadra. Io ho battuto ogni singolo membro del team Europe e nella mia squadra ci sono giocatori che ci hanno vinto in passato. Sulla carta partiamo sfavoriti, ma negli anni passati siamo stati vicini alla vittoria e credo che quest’anno possiamo vincere. Ok, c’è il ranking, ma il ranking è la cosa più sopravvalutata di sempre“.

Apriranno il programma della prima giornata alle ore 13 italiane Dominic Thiem e Denis Shapovalov. L’austriaco arriva da una sconfitta pesante in Coppa Davis contro il numero 163 ATP, mentre Shapo viene da un buon US Open. Ha parlato così delle condizioni di gioco, che potrebbero favorirlo contro il finalista del Roland Garros: La superficie è piuttosto veloce, si può giocare in maniera rapida e questo a me piace. Ho avuto un paio di giorni per adattarmi e ora mi sto trovando a mio agio qua. Lui è un gran giocatore ma su questa superficie ho un piccolo vantaggio“.

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WTA Seoul: Alexandrova in semifinale in rimonta, facile Muchova

La russa rimonta un set a Ahn e sfiderà Linette in semifinale. La ceca lascia supera Hon con un doppio 6-3 e se la vedrà con Wang

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Definite le quattro semifinaliste del WTA International di Seoul. Gli incontri sono stati tutti a senso unico tranne quello che ha visto trionfare la seconda testa di serie Ekaterina Alexandrova sulla wild card Kristie Ahn. Il primo set è stato combattutissimo fino al tiebreak, nel quale la statunitense ha dilagato senza concedere nemmeno un punto ad Alexandrova. La russa si è presa il secondo set con un unico break nel settimo gioco e poi ha rimontato un break di svantaggio nel terzo chiudendo l’incontro con il punteggio di 6-7 6-4 6-4.

La sua prossima avversaria sarà Magda Linette, testa di serie numero quattro, che ha disposto piuttosto agevolmente di Kirsten Flipkens (6-2 6-4). Sarà il primo incontro tra queste due giocatrici. L’altra semifinale vedrà opposte Karolina Muchova e Yafan Wang (nessun precedente). La prima ha amministrato senza affanni il proprio incontro con Priscilla Hon (6-3 6-3), mentre la cinese ha lasciato appena quattro giochi a Paula Badosa in poco più di un’ora di gioco.

Risultati:

[8] Y. Wang b. P. Badosa 6-1 6-3
[3] K. Muchova b. [Q] P. Hon 6-3 6-3
[4] M. Linette b. K. Flipkens 6-2 6-3
[2] E. Alexandrova b. [WC] K. Ahn 6-7(0) 6-4 6-4

Il tabellone completo

 

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